Controinformazione

Dai giornali gli articoli i controinformazione

Estratto dal monologo di Marco Travaglio alla trasmissione QUELLO CHE (NON) HO di lunedì 14 maggio su LA7

Stare seduti su una montagna di soldi pubblici, deputati, senatori, sindaci, presidenti di regioni e province, assessori, consiglieri, portaborse, consulenti, banche, enti, aziende, autoblu, aerei blu, elicotteri blu, authority, tv, giornali, chiudere porte e finestre del castello, e poi strillare: “Oddio, un Grillo, prendetelo!”
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LACRIME DI PIDOCCHIO

CLICK di Pino Corrias
 
Nel suo pregevole “Vivere a spese degli altri”, la biologa Claudia Bordese elogia il re dell’evoluzione, il parassita, che definisce subdolo, ambiguo, ingannevole e soprattutto ben nascosto. “In natura – scrive ammirandoli- sono le specie più tenaci. Si guardi il pidocchio, parassita per eccellenza: da milioni di anni sopravvive indisturbato ottenendo nutrimento, riparo e mezzo di trasporto nel cui pelo si rifugia”.
 
Nella vasta foresta della politica italiana, i nostri pidocchi hanno imboccato una evoluzione assai più sorprendente. Si mostrano in piena luce anzichè nasondersi. Vestono ampie poltrone e lucide grisaglie. Sorridono sempre ai capi branco. Divorano pasti caldi. Si muovono usando autisti e auto non loro. Strisciano carte di credito aziendali. Telefonano dicendosi: “Dobbiamo parlare di quella cosa lì, vediamoci dove sai, porta chi devi”. Hanno da un pezzo sostituito il pelo in cui rifugiarsi con appartamenti che li ospitano a loro insaputa, dimore d’alto pregio, che si scambiano tra consanguinei. Se scoperti con le mandibole aperte, si offrono di pagare il conto. Magari a anni di distanza. Ma ignorando il prezzo dell’onestà si trasformano in pidocchi piangenti.
 
da Il Fatto Quotidiano, venerdì 13 gennaio 2012
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NON DIMENTICHIAMOCI DEI MORTI SUL LAVORO NELL'ANNO 2010.

ricevo da Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la Sicurezza-Firenze, e volentieri pubblico.
 
Il 2011 è arrivato, ieri tutta Italia a festeggiare per l'arrivo del nuovo anno, ma c'erano anche delle persone che non avevano nulla di cui festeggiare, e sono i familiari dei 1080 lavoratori, che nel 2010 hanno perso la vita perchè sono morti sul lavoro. In attesa dei dati che ci fornirà l'Inail per l'anno 2010, notiamo che rispetto al 2009 quando ci sono stati 1050 morti sul lavoro, i morti sono sul lavoro nel 2010 sono in aumento, questo secondo i dati forniti dal blog Caduti sul Lavoro.
Dopo questa premessa, vorrei ricordare, che i dati Inail tengono conto solo degli infortuni denunciati, quindi sono dati che vanno presi come punto di riferimento, ma non come dati definitivi, perchè non tengono conto anche di tutti i lavoratori che muoiono "in nero" o che denunciano l'infortunio come malattia per paura di ritorsioni dal parte del datore di lavoro, perchè hanno un lavoro precario, quindi sono ricattabili. Ecco perchè ho sempre detto che questi dati sono fortemente sottostimati. Io vorrei ci ricordassimo di tutte queste persone che non ci sono più, che molte volte sono morte perchè nelle aziende non si rispettavano neanche le minime norme di sicurezza sul lavoro.
Ma non dobbiamo dimenticarci anche degli oltre 25 mila lavoratori che sono rimasti invalidi, e che difficilmente potranno essere ricollocati sul lavoro: c'è chi ha perso un piede, una gamba, un braccio, una mano, un occhio o è rimasto in carrozzina. Qual'è la soluzione perchè si riducano drasticamente tutti questi infortuni e le morti sul lavoro?! Di una cosa sono sicuro, non è di certo quella intrapesa dal Governo Berlusconi, che il 3 Agosto 2009, con il Dlgs 106/09, detto decreto correttivo al Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro (Dlgs 81/08), ha completamente stravolto il testo voluto dal Governo Prodi, dimezzando tra le tante cose, molte sanzioni a carico dei datori di lavoro, dirigenti, preposti, e sostituendo in alcuni casi il carcere con l'ammenda.
L'unico deterrente che temono i datori di lavoro sono le sanzioni, se vengono dimezzate, cosa resta? I controlli forse? Ma se l'Asl hanno un personale ispettivo ridotto all'osso che è formato da circa 1850 tecnici della prevenzione (o ispettori Asl), che sono in continuo calo, perchè man mano che molti tecnici vanno in pensione, non ne vengono assunti altri. Tanto è che se dovessero controllare tutte le aziende che ci sono in Italia, che sono circa 6 milioni, ogni azienda riceverebbe un controllo ogni 33 anni, quindi considerando la vita media di un'azienda, praticamente MAI.
Non è una soluzione neanche quella del Ministero del Lavoro, di fare una campagna per la sicurezza sul lavoro, con lo slogan "Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene", con degli spot che colpevolizzano i lavoratori, perchè sembra quasi perchè i lavoratori non vogliono bene a loro stessi e alle loro famiglie, ecco perche si infortunano sul lavoro, restano invalidi, si ammalano o peggio muoiono. Mentre dice poco o nulla sulle responsabilità dei datori di lavoro. Mi dispiace ma non ci siamo assolutamente.
Scusate se mi ripeto, l'ho detto fino allo spasimo, ma sembra quasi che chi di dovere non ci voglia sentire o faccia finta di non sentire, la prima cosa da fare sarebbe iniziare ad insegnare la sicurezza sul lavoro fin dalle scuole elementari come si fa in Francia, perchè molte volte ho sentito parlare di mancanza di cultura della sicurezza sul lavoro, sia nei datori di lavoro, che nei lavoratori, ma se non la iniziamo ad insegnare fin da piccoli, come pretendiamo che ci sia la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro? Perchè non dimentichiamocelo, gli studenti di oggi, saranno i lavoratori e gli imprenditori di domani.... Inoltre, andrebbero ripristinate, quindi aumentate le sanzioni a carico dei datori di lavoro, dirigenti e preposti, perchè è impensabile che l'unico deterrente sia abbassato.
I controlli vanno aumentati, questo lo dicono tutti, peccato solo a parole. Per far ciò bisogna sia aumentato fortemente il personale ispettivo delle Asl, perchè solo così si possono reprimere i comportamenti scorretti di molti datori di lavoro, che consideranno la sicurezza sul lavoro, come un optional per la loro azienda. Io mi sono stancato di sentire da più parti, che non ci deve essere repressione verso le aziende per quanto riguarda la sicurezza su lavoro. Ma quando mai c'è stata tale repressione? Quando? Magari ci fosse stata, probabilmente non avremmo tutti questi infortuni e morti sul lavoro...
Voglio invitarvi a leggere la denuncia sia alla Commissione Europea, che al Parlamento Europeo: www.rassegna.it/userdata/custom/pdf/rassegnasindacale/petizione.pdf
Dopo 13 mesi da quando ho fatto la denuncia sulle difformità di alcuni articoli del Dlgs 106/09, rispetto alla Direttive Europee sulla sicurezza sul lavoro, il 30 Novembre mi è arrivata (finalmente) la risposta del Capo dell'Unità Salute, sicurezza e igiene sul luogo di lavoro, della Commissione Europea Occupazione, Affari Sociali, Pari Opportunità, che mi ha comunicato, che a Gennaio 2011 verrà proposto all'Esecutivo della Commissione Europea, L'apertura una procedura d'infrazione contro l'Italia, per la mancata conformità delle misure di recepimento italiane in relazione a certe disposizioni della direttiva europea 89/391/CEE sulla sicurezza sul lavoro, tra cui deresponsabilizzazione del datore di lavoro (articolo 5 direttiva), posticipazione dell'obbligo di valutazione del rischio di stress legato al lavoro (articolo 6, paragrafo 3, punto a), proroga dei termini impartiti per la redazione del documento di valutazione dei rischi per una nuova impresa o per modifiche sostanziali apportate ad un impresa esistente (articolo 9, paragrafo 1, punto a).

Il gioco dei Casalesi: stasera tiro al negro

Spedizioni punitive e raid

La fuga di Teddy, il nigeriano che vuole salvare le prostitute

CASTELVOLTURNO (Caserta)- Teddy è andato via perché adesso sa cosa significa essere una boccetta. «Vogliono la tua sottomissione, gli interessa solo questo. Abbiamo provato a renderci utili. Ma a loro non interessa. Siamo schiavi, e tali dobbiamo rimanere». In un'intercettazione di 12 anni fa, uno dei tanti macellai dei Casalesi saluta il suo compare. Lo saluta dicendo che in serata magari se ne va a Castelvolturno «per giocare a boccette con i negri». Poche ore dopo, da una macchina in corsa parte una raffica di mitra contro tre extracomunitari che aspettavano l'autobus sulla Domiziana. «Siamo i loro giocattoli, ma fanno così perché sanno che agli altri italiani in fondo non dispiace ».

Il 19 agosto di quest'anno il nigeriano Teddy Egonwman e sua moglie Alice sono diventati birilli a casa loro. All'ora di cena un gruppo di quattro uomini si mise a sparare sulle finestre del container dove vivevano, ne sfondò la porta e continuò a fare fuoco anche dentro. Un'ottantina di colpi. Due giorni dopo, Teddy e la sua famiglia erano su una macchina diretta a Torino. Così finiscono le illusioni, da queste parti. I coniugi Egonwman si erano messi in testa di fare qualcosa. In modo confuso, arruffato, pasticcione. Ma ci avevano provato. Erano arrivati in Italia da clandestini, come tutti. Teddy trovò lavoro e permesso di soggiorno in un'azienda edile, Alice si buttò nell'import- export di oggetti africani. Lui fondò un'associazione per raccogliere tutti gli immigrati provenienti da Benin City. L'anno scorso aveva deciso di redimere le sue connazionali che lavorano in strada. Faceva addirittura le ronde, non risparmiava qualche schiaffone, alle ragazze a ai loro galoppini. «Non avevano capito che nulla deve e può cambiare. I "miei" e i "tuoi" non vogliono seccature».

A Castelvolturno Teddy era un personaggio così isolato da risultare addirittura patetico nei suoi sforzi. La spedizione punitiva fu bipartisan, nigeriani e casalesi d'accordo nel dare una lezione a un pesce piccolo che veniva considerato un traditore del suo popolo e metteva in crisi il patto tra mafiosi africani e Casalesi. «Volevo dare il mio contributo per liberare la Domiziana dalla prostituzione. Mi hanno urlato che ero un venduto alla Polizia. Mi hanno sparato. Nessun italiano mi ha dato solidarietà, perché un negro che cerca di darsi da fare deve avere per forza qualcosa di storto, no? Tanti saluti, allora». Quelli che restano però rischiano davvero di diventare boccette a disposizione di giocatori anfetaminici e fuori controllo, schiacciati da due poteri simili e alleati nel tenere oppressi i pochi che si muovono sulla linea di confine. «Le uniche vere comunità che ancora esistono sul territorio sono quelle criminali», ragiona un investigatore e le sue parole sono simili a quelle di padre Giorgio Poletto, il prete comboniano che da anni cerca di togliere le ragazze nigeriane dalla strada. «Non è mai stato così difficile. Abbiamo davanti un mare di persone anonime, con rappresentanti che sanno di non rappresentare nulla. La frammentazione li rende più deboli. Sono soltanto individui, alla mercé di un sistema criminale perfetto nella gestione del territorio. In una parola: schiavi».

La strage di Varcaturo rappresenta il disprezzo per i più deboli, quelli che si trovano in mezzo. Il simbolo di questa violenza «terrorista e razzista», come la definisce il magistrato Franco Roberti. La Spoon river delle vittime racconta di gente molto diversa dal prototipo dello spacciatore. Francis era felice perché due settimane fa aveva avuto il riconoscimento dello status di rifugiato politico, dopo sei anni in Italia. Faceva il muratore e frequentava le associazioni di Caserta che si battono per i diritti degli immigrati. Elaj il sarto partecipava alle assemblee settimanali sui diritti degli immigrati, anche lui frequentava i centri sociali impegnati. Akej il barbiere è morto con 700 euro nei calzini. Stava andando a spedirli alla famiglia da quella sorta di Western Union non autorizzata che sorge accanto al locale della strage. Lavorava a Napoli, in un locale del centro. Nei locali devastati dai proiettili e nelle loro case delle sei vittime non è stata trovata droga. Puliti.

Marco Imarisio
21 settembre 2008

http://www.corriere.it

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Massacro in Ossezia. Putin è una brava persona, come Jack lo squartatore

 

Il signor Putin
è una persona per bene.
Sì è vero, quando era piccolo comandava il Kgb,
il servizio segreto sovietico
gente che mangiava veramente i bambini
e poi scoreggiavano sui diritti umani.
Ma poi è diventato una persona per bene
si è disintossicato gradualmente
sterminando i ceceni.

Han fatto bene i nostri governanti a invitarlo ad andare in vacanza in Sardegna
e dobbiamo guardare con ottimismo alle poche migliaia di morti in Ossezia.
Che volete che siano?
E' una piccola ricaduta nel vizietto...
E poi l'ha fatto per una ragione nobile. Il petrolio.
Forse che Bush è stato da meno quando c'è stato da difendere il pieno del gippone dell'americano mangione?
Se non ammazzi nessuno oggi non sei qualcuno.

(Dal blog di Jacopo)

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