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Reggio Emilia, bagni “gender neutral” in Comune: è la prima volta in Italia

People For Planet - 2 ore 10 min fa

Il Comune di Reggio Emilia ha deciso di istituire i bagni “gender neutral”, ovvero senza distinzione tra uomini e donne. E’ la prima volta che succede nel nostro Paese e l’iniziativa è contenuta nel protocollo operativo per il contrasto all’omontransofobia e omotransnegatività e per l’inclusione delle persone Lgbti – il primo in Italia – firmato nei giorni scorsi. Tra le altre cose si prevede anche l’uso di un linguaggio inclusivo sui documenti istituzionali e dell’Ausl, come la casella ‘altro’ oltre a maschio o femmina quando si sceglie il sesso e poi la possibilità, per i lavoratori degli enti aderenti all’iniziativa, di utilizzare l’alias in caso di fase di transizione sessuale.

Il protocollo, della durata di cinque anni, è stato sottoscritto da diverse realtà reggiane, tra cui Comune, Provincia, Regione Emilia-Romagna, Arcigay, università, scuole e istituti sportivi, tribunali e penali. Un esempio di “inclusività”, ha detto Alberto Nicolini, presidente di Arcigay Gioconda, parlando all’agenzia AdnKronos “un primo passo importante che permette alle persone di entrare in luoghi istituzionali, di lavoro o pubblici sapendo che saranno accolte e considerate”: “L’inclusione è un lungo viaggio e percorrerlo significa anche partire da ciò che è vicino a noi, come le scuole, gli ospedali, persino le prigioni. Vuol dire fare formazione e usare un linguaggio che riduca l’ostilità che si percepisce naturalmente a questo mondo”.

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A piedi con Google Maps

People For Planet - 4 ore 37 min fa

Google Maps ha salvato tutti noi almeno una volta. Ci ha riportati in hotel, ci ha guidati verso un ristorante, verso una sala conferenze, verso una città da scoprire. Se fosse un essere umano in carne ed ossa gli stringeremmo volentieri la mano e lo ringrazieremmo.  

Certo, a volte non è stato precisissimo, a volte abbiamo iniziato a girare su noi stessi per capire da che parte ci volesse mandare quel puntino azzurro. Tutto sommato ci andrebbe bene anche così (abbiamo forse alternative migliori se non le vecchie mappe cartacee?), ma Google vuole che i suoi utenti siano soddisfatti al 100% e sta testando una funzione che dovrebbe porre fine a qualsiasi imprecisione. L’idea è quella di rendere Maps ancora più affidabile grazie alla raccolta di un numero di dati maggiori sull’ambiente circostante, tratti da Gps, Google Street View e realtà aumentata. All’utente basterà tenere attivo il Gps e premere sull’opzione “Start AR”. 

Una volta cliccato sull’opzione, il sistema chiederà di poter attivare la fotocamera e ci inviterà a muoverla a destra e a sinistra; in questo modo il nostro dispositivo inquadrerà l’ambiente circostante e riconoscerà il luogo in base ai dati già presenti su Google Street View.  Questa scansione servirà a fornire all’utente tutte le informazioni disponibili durante la navigazione. 

La considerazione di partenza è semplice: occorre più precisione. Quel pallino azzurro deve dire in maniera precisissima e inequivocabile dove il drone dovrà atterrare per recapitare a destinazione un pacco e dove un’auto a guida autonoma dovrà fermarsi. Qualche metro in più o in meno fanno la differenza. Così, Google ha pensato alla telecamera degli smartphone, che di fatto inquadra quello che vediamo, nella direzione in cui anche i nostri occhi sono puntati.  

L’opzione è in fase di test ma i resoconti sono già disponibili online. A testarla è stato anche il giornalista David Pierce del Wall Street Journal, che la ritiene appunto un grandissimo passo avanti verso un’accuratezza ancora maggiore.  

Ma attenzione: Google avverte che questo tipo di navigazione è perfetta quando ci si trova in strade strette, vicoli, incroci difficili, ma non va utilizzata alla guida perché causerebbe distrazioni né può essere immaginata come modalità principale per spostarsi. Si tratta piuttosto di un ausilio in più quando proprio il pallino rotondo sulla mappa non sa dirci con estrema precisione dove siamo e verso quale direzione proseguire. 

Avete presente quando uscite dalla metropolitana e iniziate a girare su voi stessi per capire dove Google Maps sta cercando di farvi andare? Ecco, in questi casi la realtà aumentata potrebbe rivelarsi preziosa. Per tornare alla visualizzazione alla quale siamo abituati oggi basterà comunque abbassare il telefono in posizione orizzontale; l’app lo farà autonomamente anche quando il livello della batteria inizia a scendere. 

«Ho provato a cercare i bar su Google Maps e la mappa è rimasta la stessa. Poi però quando ne ho scelto uno è comparsa la nuova funzione ‘Start R’ e la vecchia versione è stata rimpiazzata da una visione real-time del mondo davanti a me», racconta Pierce. A quel punto l’app stessa dà indicazioni all’utente su cosa inquadrare in modo da raccogliere punti di riferimento e “capire” dove si trovi. 

In altre parole, se il Gps fornisce a Google Maps informazioni grezze sulla nostra posizione, questa funzione fa un passo avanti fornendo anche le informazioni provenienti dalla videocamera e incrociandole con quelle di Street View, che sono online già da anni grazie alle immagini registrate dai mezzi di Google che incessantemente hanno percorso chilometri e chilometri sulle nostre strade, permettendoci di contare anche su un’esplorazione in 3D.

La nuova funzione ci permetterà di guardare il telefono e di avere una grande freccia lungo la strada che ci farà orientare in fretta o, se vogliamo, ci porterà a destinazione verso il solito segnaposto rosso. L’utilizzo più frequente sarà quasi certamente ad inizio percorso, quando, proprio come farà l’app, abbiamo bisogno di osservare ciò che ci sta intorno per evitare di sbagliare strada in partenza. Poi, con tutta probabilità, il Google Maps che già oggi abbiamo a disposizione sarà sufficiente, almeno fino al prossimo punto in cui le informazioni saranno ancora scarse o il tragitto confuso; a quel punto, se una freccia enorme davanti ai nostri occhi giungerà in nostro soccorso eviteremo di perdere tempo girando su noi stessi in mezzo alla folla per interminabili minuti.

Fonte immagini nel testo: screenshot tratti da video WSJ
Immagine di copertina: Disegno Armando Tondo

Le ricette di Angela Labellarte: alici con calendule

People For Planet - 7 ore 54 min fa

Ingredienti

Alici pulite 300 gr (500 gr lordo)
Pangrattato 100 gr
Finocchio selvatico 1 cucchiaio
Calendule 4 + 1 per decorare
Limone non trattato 1
Sale 1 pizzico
Olio 5 cucchiai

Preparazione

In una ciotola mescolate il pangrattato, il finocchio selvatico, i petali di 4 calendule, la buccia grattugiata di un limone, un pizzico di sale e 5 cucchiai di olio.

Mescolate tutti gli ingredienti e impanate le alici.

Disponetele in una pirofila e infornate a 220º C per 10 minuti.

Servite in un piatto da portata, in alternativa lasciatele nella pirofila, e decorate con calendule.

In Olanda, l’impianto fotovoltaico flottante che segue il sole come i girasoli

People For Planet - Gio, 04/25/2019 - 19:00

L’Olanda costruirà il più grande arcipelago fotovoltaico flottante al mondo: i moduli installati nel progetto Floating Solar saranno capaci di ruotare seguendo lo spostamento del sole,esattamente come i girasoli, uno dei fiori più caratteristici del Paesi Bassi.

Il sito sorgerà nella riserva naturale di Andijk, nel Nord dell’Olanda, e sarà composto da 15 isolotti, per un totale di 73.500 moduli fotovoltaici. Il progetto prenderà il via appena conclusa la stagione delle migrazioni degli uccelli acquatici con la costruzione dei primi 3 isolotti, ognuno dei quali avrà un diametro di 140 metri. Il termine della prima fase dei lavori è previsto per novembre 2019.

Una volta completato, l’arcipelago fotovoltaico galleggiante dovrebbe produrre energia elettrica per almeno 10 mila abitazioni: un raggiungimento ottenuto grazie allo speciale meccanismo che permette ai pannelli installati di seguire il corso del sole da est a ovest, come i girasoli. Ogni isolotto verrà collegato a 3 boe di ancoraggio che, tramite un cavo, faranno roteare il complesso di moduli fotovoltaici: un semplice espediente che permetterà la “cattura” del 30% di raggi solari in più rispetto ai tradizionali moduli statici.

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LʼOnu condanna lo stupro come arma di guerra

People For Planet - Gio, 04/25/2019 - 16:00

Il Consiglio di sicurezza Onu ha approvato una risoluzione contro la violenza sessuale durante i conflitti, volta a contrastare l’uso dello stupro come arma di guerra. I voti a favore sono stati 13, mentre Russia e Cina si sono astenute. Gli Usa avevano minacciato il veto perché nel testo si parlava di assistenza alla “salute riproduttiva”, che per estensione implicava il sostegno all’aborto per le vittime. Il nuovo testo ha eliminato quel riferimento. are l’uso dello stupro come arma in guerra.

Oltre i 13 voti ci sono stati anche due astenuti rappresentanti da Russia e Cina. Gli Usa avevano minacciato il veto perchè nel testo era utilizzato un linguaggio sull’assistenza alla “salute riproduttiva”, che per estensione costituiva il sostegno all’aborto per le vittime.

Come richiesto dagli Stati Uniti, nella nuova versione del testo è stato eliminato il riferimento.

Fonte articolo TGCOM24.IT

Fonte immagine copertina TPI.IT

L’Ospedale delle Bambole di Napoli

People For Planet - Gio, 04/25/2019 - 16:00

Napoli, via San Biagio dei Librai 39, Palazzo Marigliano. E’ qui che ha sede il primo Ospedale per bambole d’Italia, una bottega artigianale antichissima (1800) e oggi diventato un’istituzione della città.
Si riparano bambole e giocattoli utilizzando ancora vecchie tecniche, e ci sono i reparti: oculistica, ortopedia, sartoria e ovviamente il Bambolatorio.

Intervista a Tiziana Grassi, nipote del fondatore.

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Tumore al seno, la prevenzione inizia da questi 5 alimenti

People For Planet - Gio, 04/25/2019 - 15:00

Una dieta sana ed equilibrata è fondamentale per prevenire il cancro e primo tra tutti il tumore al seno: esistono alcuni alimenti in particolare che possono aiutarti, assieme a uno stile di vita adeguato, a ridurre i fattori di rischio a cui ogni donna dovrebbe fare attenzione.

In particolare, il tumore al seno sembra essere uno di quelli che più frequentemente colpiscono la popolazione femminile: la prevenzione gioca un ruolo fondamentale per evitare l’insorgere della malattia e si mette in pratica sottoponendosi periodicamente a visite senologiche, tenendo sotto controllo i possibili sintomi e praticando regolarmente l’autopalpazione.

A queste buone regole di prevenzione si aggiunge, come detto in precedenza, una dieta sana ed equilibrata con alimenti anti tumorali. A dare una marcia in più contro il tumore al seno ci sono 5 super alimenti in particolare, che le donne inserire più spesso nella propria dieta: scopriamo insieme quali sono.

1. LEGUMI

Secondo alcune ricerche scientifiche, i fagioli, le lenticchie e gli altri legumiaiuterebbero le donne a prevenire il cancro al seno. Questi alimenti contengono, infatti, antiossidanti utili nelle attività di prevenzione e sono più in generale una fonte di benessere grazie al contenuto di proteine vegetali, fibre, sali minerali e vitamine.

2. MELOGRANO

Recenti studi scientifici hanno dimostrato che il melograno contiene delle sostanze in grado di combattere l’aromatase, un enzima responsabile della produzione di estrogeni che sono tra i principali responsabili dell’insorgenza di tumori del seno.

3. PESCE AZZURRO

Il pesce azzurro è ricco di proprietà benefiche, quasi tutte riconducibili all’elevato contenuto di Omega-3. Questi acidi grassi “buoni” aiutano l’organismo a prevenire la formazione di tumori al punto tale che, secondo gli esperti, il pesce andrebbe preferito senza alcun dubbio alla carne e in particolare alla carne rossa.

4. MIRTILLI

I mirtilli sono un frutto ricco di sostanze benefiche per il corpo. In particolare, la loro capacità di coadiuvare l’organismo nella prevenzione di forme tumorali è legata al contenuto di sostanze fitochimiche che combattono i radicali liberi. Un buon modo per assumere più mirtilli nella dieta è aggiungerli a yogurt o macedonie.

5. CANNELLA

Tra le tante proprietà benefiche della cannella rientra anche quella di combattere il tumore al seno: questa spezia sarebbe in grado di inibire una proteina responsabile dell’afflusso di sangue al tumore, impedendone così la crescita. Utilizzatela più spesso nella vostra dieta, spolverandola nel latte, nello yogurt, sul dessert o aggiungendola a the e tisane.

FONTE: CHEDONNA.IT

Come ricordiamo i nostri partigiani e il 25 aprile in Italia

People For Planet - Gio, 04/25/2019 - 12:51

Il 25 aprile è il giorno in cui ogni anno in Italia si celebra la festa della Liberazione dal nazifascismo, avvenuta nel 1945. L’occupazione tedesca e fascista in Italia non terminò in un solo giorno ma si considera il 25 aprile come data simbolo, perché quel giorno del 1945 coincise con l’inizio della ritirata da parte dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della repubblica di Salò dalle città di Torino e di Milano, dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano coordinato per riprendere le città. La decisione di scegliere il 25 aprile come “festa della Liberazione” (o come “anniversario della Liberazione d’Italia”) fu presa il 22 aprile del 1946, quando il governo italiano provvisorio – il primo guidato da Alcide De Gasperi e l’ultimo del Regno d’Italia – stabilì con un decreto che il 25 aprile dovesse essere “festa nazionale”. […]Anche altri paesi europei ricordano la fine dell’occupazione straniera durante la Seconda guerra mondiale, ma in date diverse: Olanda e Danimarca la festeggiano il 5 maggio, in Norvegia è festa l’8 maggio, in Romania il 23 agosto. Anche in Etiopia si festeggia il 5 maggio la festa della Liberazione, ma in quel caso per ricordare la fine dell’occupazione italiana, avvenuta nel 1941. Continua a leggere…

Fonte: ILPOST.IT

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Marlene Kuntz e Skin a Riace con ‘Bella ciao’. I Marlene Kuntz con Skin per un’inedita versione di ‘Bella ciao nel videoclip girato a Riace’.

25 aprile, la memoria della liberazione che perdiamo con i partigiani.Ci siamo accucciati accanto a una poltrona, a una sedia, a un camino tante volte da ragazzi accanto a un nonno o a una nonna che raccontava. Di quando avevano nascosto un inglese fra le botti del vino o un australiano nella rimessa del trattore. Di quando i tedeschi vennero a bussare alla porta e la giovane zia andò ad aprire e morì di crepacuore. Del nonno morto fucilato in piazza.

Noi quarantenni li abbiamo ascoltati, abbiamo chiesto con parsimonia e rispettato i silenzi. Abbiamo visto le ombre nei loro occhi e le assenze dei loro sguardi. Poi gli anni sono passati, molti hanno perso la memoria, altri non hanno avuto più voglia di raccontare. E pochi sono rimasti a testimoniare la storia, che dai libri si impara solo per date e battaglie e poco per polvere, sangue e paura. Nell’ultimo anno, poi, ci hanno lasciato diversi testimoni della liberazione che celebriamo oggi. A fine 2018 è stata la volta di Angelo Villa, classe 1927. Durante la guerra lavorava per la Breda, nel maggio del 1943 riceve la chiamata alle armi, ma qualche mese più tardi le abbandona scegliendo di nascondersi nelle campagne di Paderno iniziando così la sua avventura partigiana con la brigata San Giusto di Lambrate. Continua a leggere…

Fonte: ILSOLE24ORE.COM – Monica D’Ascenzo

Fonte immagine copertina belvederenews.net

Nasce la Ciclabile del Piave, 220 km dalle Dolomiti al mare

People For Planet - Gio, 04/25/2019 - 12:00

Da oggi, i cicloturisti hanno un itinerario in più da calcare: è la Ciclovia del Piave, 220 chilometri in territorio veneto, tra le Dolomiti e il mare.

A presentare la Ciclovia del Piave sono stati i Consorzi Bim Piave di Belluno, Treviso e Venezia. Il nuovo percorso, che si inserisce tra i Cammini o Vie/Ciclovie d’Italia, è un vero e proprio gioiello, capace di regalare scenari straordinari: si parte dalle Dolomiti – con le sue bellezze paesaggistiche, storiche e artistiche – e si raggiunge il mare, attraversando tre province venete fatte d’arte, storia e cultura millenaria.

Ad accompagnare la Ciclovia del Piave è, ovviamente, il fiume Piave. Un corso d’acqua che ha reso grande Venezia nel Quattrocento e nel Cinquecento, e che – questo percorso lungo 220 chilometri – lo accarezza. Si comincia dalle Sorgenti in provincia di Belluno e si arriva sino al Mar Adriatico, a due passi da Jesolo, dopo aver attraversato il bacino idrografico del fiume, nel territorio della provincia di Treviso.

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I cibi più ricchi di Vitamina D

People For Planet - Gio, 04/25/2019 - 10:23

Quali sono i cibi più ricchi di vitamina D? Scopriamo quali alimenti contengono una maggiore concentrazione di questo fondamentale principio nutritivo

Cibi più ricchi di Vitamina D

Cos’è la Vitamina D e quali sono le sue proprietà fondamentali? La vitamina D è preziosa soprattutto per le ossa e il rafforzamento del sistema immunitario. Quante volte abbiamo sentito dire che prendere il sole fa bene alle ossa? Se è vero che l’esposizione al sole riduce il fabbisogno di vitamina D, è altrettanto vero che esistono molti cibi ricchi di vitamina D in grado di darci una mano quando non è propriamente la stagione del “bagno” di sole.

Questa vitamina, molto importante per mantenere uno stile di vita sano ed equilibrato, più essere assunta in più di un modo e in diverse quantità a seconda del nostro fabbisogno giornaliero. Una eventuale carenza di vitamina D può essere rischiosa, per questo ti spiegheremo anche quali sono i sintomi per individuarla e corre ai ripari con una dieta ricca di vitamina D, abbinata a una salutare attività all’aria aperta.

I 15 alimenti più ricchi di vitamina D

  • Salmone
  • Sardine
  • Olio di fegato di merluzzo
  • Tonno
  • Ostriche
  • Gamberi
  • Tuorlo d’uovo
  • Funghi
  • Latte di soia
  • Latte di mucca
  • Farina d’avena
  • Cicoria
  • Crescione
  • Tarassaco
  • Basilico

Le maggiori fonti alimentari di vitamina D provengono dal pesce e dagli oli in esso contenuti, ma anche dalle uova, dal latte, dal burro e, in generale, da fegato e grassi animali. Ma anche il mondo vegetale presenta alimenti ricchi di vitamina Dverdure a foglia verde e cereali ne contengono buoni livelli, proprio come i funghi.

Tra i pesci più ricchi di vitamina D troviamo il salmone, ma è bene preferire la carne di salmone selvatico con livelli di tamina D più alti rispetto alla variante d’allevamento. Anche la sardina contiene una buona quantità di vitamina D, meglio sceglierla fresca per evitare di introdurre troppo sodio, di cui le sardine in scatola abbondano. L’olio di fegato di merluzzo è considerato un potenteintegratore di vitamina D, anche se il suo sapore è tutt’altro che gradevole. Ne basterebbe un cucchiaino al giorno per evitare carenza di vitamina D ma anche di vitamina A.

E se non mangiate il pesce? Arrivano in soccorso le uova, con più precisione iltuorlo che racchiude grassi, vitamine e sali minerali, lasciando le proteine all’albume. Le uova di gallina allevate a terra, all’aperto, oltre a garantire condizioni di vita più degne all’animale, contengono livelli di vitamina D molto più elevati rispetto alle uova provenienti da allevamenti di stampo industriale.

Anche il regno vegetale regala cibi ricchi i vitamina D, come i funghi in grado di sintetizzare questa vitamina con l’esposizione alla luce UV. Anche in questo caso bisogna fare un’importante distinzione: i funghi coltivati commercialmente vengono fatti cresce al buio e per questo contengono pochissima vitamina D. L’avena è una fonte sicura di vitamina D, ma si può fare affidamento anche sul latte di soia, specialmente quando è arricchito di vitamina D, come avviene per altri alimenti fortificati in commercio, corn flakes compresi.

Quali sono le funzioni della vitamina D

La vitamina D è fondamentale e per l’assorbimento del calcio e del fosforo, e anche della depositazione del calcio a livello osseo. In poche parole, assumere la giusta dose di vitamina D garantisce la salute scongiurando quasi del tutto l’insorgere di osteoporosi e altre patologie simili.

La vitamina D sembra essere davvero irrinunciabile, ma come si assume per non rischiare carenze significative? Anche se i sintomi della carenza di vitamina Dnon sono così facili da individuare, partiamo dalle sue proprietà e prepariamoci a esplorare l’universo dei cibi più ricchi della preziosissima vitamina D.

Proprietà e benefici della Vitamina D

Le proprietà delle vitamine sono molte. In particolare la vitamina D migliora la salute generale dell’organismo. Tra le sue funzioni fondamentali ci sono la protezione e il rafforzamento delle ossa, ma anche del sistema immunitario. Inoltre, la vitamina D contribuisce in maniera significativa all’assorbimento del calcio, fondamentale non solo per lo scheletro, ma anche per il mantenimento dei corretti livelli di fosforo nel sangue. Senza dimenticare che un corretto apporto di vitamina D previene in maniera efficace cancro e sclerosi multipla.

Oltre che preventiva, la vitamina D è curativa perché allevia sintomi dell’osteoporosi e cura ipertensione, diabete, psoriasi e debolezza muscolare.

Come si assume la vitamina D?

Le principali fonti di vitamina D disponibili sono due: la luce del sole e gli alimenti che ne sono ricchi. Ma come fare nelle stagioni in cui il sole scarseggia? Per prima cosa, è necessario aumentare il consumo di cibi contenenti vitamina D, ma si può prevenire la carenza futura facendo scorta di vitamina D in estate. Bastano 40 minuti al giorno in maglietta e pantaloni corti al sole per assumere vitamina D sufficiente per tutto l’anno!

Il fabbisogno giornaliero di vitamina D

Quanta vitamina D bisogna assumere al giorno? Il dosaggio varia da persona a persona, soprattutto in base all’esposizione al sole che ne incrementa la sintesi e l’assorbimento. Per una persona che espone la pelle circa un quarto d’ora al giorno alla luce del sole, 400 UI di vitamina D al giorno possono essere sufficienti. Se invece si fa una vita più sedentaria, e meno all’aria aperta, la dose andrebbe aumentata anche fino a 2000 UI.

Carenza di vitamina D

Come capire quando non stiamo assumendo abbastanza vitamina D ed è il momento di aggiustare il tiro? Un eventuale carenza viene valutata attraverso i dati degli esami del sangue e sarebbe difficile accorgersene diversamente, perché la carenza di vitamina D non ha effetti conclamati. Solo raramente si possono percepire dei dolori muscolari cronici.

I soggetti più a rischio di carenza d vitamina D sono i neonati allattati al seno, perché il latte materno ne è poco ricco; gli anziani, la cui pelle perde la capacità di sintetizzazione e le persone affette da celiachia, malattie del fegato e altre patologie specifiche. Anche i soggetti obesi potrebbero essere vittime di carenza di vitamina D perché l’eccesso di grasso corporeo trattiene la vitaminaimpedendone il passaggio nel sangue. Da ultimo, gli alcolisti, dal momento che l’alcol diminuisce le riserve di vitamina D nel fegato.

Come assumere più vitamina D

Innanzitutto, dotatevi dei cibi più ricchi di vitamina D e abbinateli fra loro, creando dei piatti salutari e gustosi. L’avena, ad esempio si sposa bene sia con il pesce che con le verdure a foglia verde. Le uova si possono accompagnare a un contorno di cicoria e del salmone, per farcire un bagel inaspettato. Ancora, un risotto d’avena ai funghi e un’insalata di tonno con avena e verdure sono delle ottime idee per fare il pieno di vitamina D. E se è estate, mangia tutto all’aperto!

Integratori di vitamina D

In caso di necessità, e per tutti quei momenti della vita in cui curare l’alimentazione sembra essere troppo oneroso, si può fare ricorso agli integratori. Ne esistono in gocce, in perle e in capsule, da assumere oralmente. In alternativa, si può puntare sugli alimenti fortificati, come i cereali per la colazione, solitamente addizionati di vitamina D2 (adatta anche ai vegani perché di origine vegetale).

FONTE: PIANETADONNA.IT

Cuore di plastica

People For Planet - Gio, 04/25/2019 - 08:00


Cuore di plastica: i bambini ti mostrano come le tue azioni distruggeranno il loro futuro

Prendetevi un momento per guardare questo video.I nostri figli hanno un messaggio per noi. Per il nostro e il loro futuro.

Pubblicato da Ohga su Venerdì 19 aprile 2019

Dalla Svezia arriva l’anti-Greta: chi è Izabella Nilsson Jarvandi, la 15enne antiglobalista

People For Planet - Gio, 04/25/2019 - 08:00

“Sono una giovane attivista politica contro il globalismo che cerca la verità e la giustizia per la mia amata Svezia”. Questa le parole che si leggono nella bio che compare sul profilo Twitter di Izabella Nilsson Jarvandi. 15 anni, Izabella è stata già ribattezzata l’anti-Greta Thunberg.

E in effetti il modo di porsi e i discorsi della giovane attivista sembrano andare esattamente nella direzione opposta rispetto a quelli dell’eroina del clima Greta. Entrambe arrivano dalla Svezia, entrambe sono in grado di catalizzare centinaia di persone con le loro idee.

A dividerle nettamente, però, è il contenuto delle loro tesi. Izabella Nilsson Jarvandi è un’antiglobalista, dove per globalismo si intende l’abbattimento di ogni confine. Lei, invece, si batte contro le migrazioni. Tra le sue convinzioni più forti c’è proprio l’idea che la sua Svezia stia morendo sotto i colpi dell’accoglienza dei migranti. Proprio lei, le cui origini sono per metà iraniane, come si evince anche dalla stessa bio su Twitter, in cui, accanto alla bandiera della Svezia, si vede quella dell’Iran.

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Fonte immagine copertina TPI.IT

La Liberazione: il 25 aprile, festa simbolo di unione e libertà, oggi divide

People For Planet - Gio, 04/25/2019 - 06:00

Divisi sul 25 aprile, distanti anche sul significato della festa più simbolica. Non ci sarà l’immagine del Governo gialloverde compatto alle celebrazioni per la Liberazione dall’occupazione del nazifascismo.

Il 25 aprile non è un litigio da operetta tra “fascisti e comunisti”, come qualcuno sprezzantemente si ostina a dire. È la data della sconfitta del nazifascismo, della liberazione dall’oppressione della dittatura, del riscatto di un popolo e dell’emancipazione dei più deboli. È la data che restituisce al nostro paese la libertà. È il momento fondativo della Repubblica italiana, della nostra democrazia, della nostra Costituzione.

Il 25 aprile è una data simbolo perché segnò l’inizio della ritirata dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della repubblica di Salò dalle città di Torino e Milano, dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano coordinato per riprendersi le città.

Anche se poi la seconda guerra mondiale durò ancora: l’8 maggio si arrenderanno i tedeschi e il 2 settembre, dello stesso anno, lo fecero  i giapponesi.

L’Italia dunque stava vivendo le ultime fasi della seconda guerra mondiale, gli Alleati anglo-americani risalivano dal Meridione mentre nelle regioni del Nord era ancora forte la presenza di truppe naziste e fasciste che controllavano le fabbriche, le università e i palazzi delle Istituzioni. Poi il 24 aprile 1945 gli alleati superarono il Po e il 25 aprile i soldati nazi-fascisti cominciarono a ritirarsi. A Milano era stato proclamato uno sciopero, annunciato alla radio da Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica e allora partigiano e membro del CLN Comitato di Liberazione Nazionale: le fabbriche furono occupate e presidiate.

La decisione fu presa dal Governo provvisorio (il primo guidato da Alcide De Gasperi e l’ultimo del regno d’Italia) che stabilì con un decreto che il 25 aprile dovesse essere festa nazionale. La data fu poi definitivamente confermata con la legge n. 269 del maggio 1949.

Era la festa che univa, che ridava al Paese la libertà, era la festa della democrazia, e i giornali italiani celebrarono il 25 aprile 1945 come un giorno importante; la maggior parte, non solo l’Unità, l’Avanti! e il Popolo d’Italia, ma anche il Corriere della Sera.

Prima pagina de Il Nuovo Corriere

Altre Fonti:
Corriere.it
LaNuovaProvincia.it

Immagine di copertina: tra i tanti significati che può assumere il Papavero vi è quello di essere il fiore della consolazione, anche a ricordo dei soldati caduti in guerra. Foto di Rebekka D

Che schifo questo museo!

People For Planet - Gio, 04/25/2019 - 02:02

Zuppa di pipistrello dall’isola di Guam, vino al topo dalla Cina, squalo fermentato dall’Islanda, testicoli di toro dagli Stati Uniti e “Casu Marzu”, il formaggio con i vermi della nostra Sardegna.

No, non è il contenuto di una pozione magica preparata da Maga Magò, ma qualcuno dei cibi che si può vedere, annusare e assaggiare – se ce la fate – nel Museo del Cibo Disgustoso, che ha aperto da qualche mese a Malmö, in Svezia.

Tra vasi con odori misteriosi da annusare e cuochi che cucinano prelibatezze che sembrano venire dal menù di un orco delle fiabe, in mostra ci sono ottanta dei cibi più disgustosi al mondo, raccolti da Samuel West, uno psicologo, che ha creato un campionario di stranezze culinarie degno degli stomaci più forti. Lo scopo non è solo ludico: West spiega che il suo museo vuole incuriosire ma anche mostrare che spesso il nostro concetto di disgusto è un fatto culturale, e che non è detto che ciò che ci appare immangiabile sia poi così “schifoso”.

Nel progetto, poi, c’è anche una nota “ambientalista”, perché, spiega West, una delle idee «è di rendere le persone più aperte, far loro conoscere anche nuove fonti di proteine più sostenibili per l’ambiente, ed è una celebrazione delle differenze e delle somiglianze culturali».

Idea encomiabile, ma la circostanza che nella zona ristorante ci sia un cartello dove vengono conteggiati i giorni che passano senza che qualche visitatore vomiti, fa pensare che abituarsi a certi gusti non sia proprio così facile!

Timelapse del futuro

People For Planet - Mer, 04/24/2019 - 19:00

Come finirà tutto? Questa esperienza ci porta in un viaggio alla fine del tempo, mille miliardi di anni nel futuro, per scoprire quale sarà il destino ultimo del nostro pianeta e del nostro universo. Partiamo dal 2019 e viaggiamo esponenzialmente attraverso il tempo, assistendo al futuro della Terra, alla morte del Sole, alla fine di tutte le stelle, al decadimento dei protoni, alle galassie zombie, a possibili future civiltà, a buchi neri in esplosione, agli effetti dell’energia oscura, ad universi alternativi, al destino finale del nostro cosmo – giusto per citarne alcuni.

Questa è un’immagine del futuro così come disegnata dalla scienza moderna – un’immagine che si evolverà sicuramente nel tempo mentre scaviamo alla ricerca di più indizi su come la nostra storia si svolgerà. Molta della scienza è piuttosto recente – e nuovi pezzi del puzzle stanno ancora aspettando di essere trovati.

Per me, questa vista dall’alto del tempo dà una prospettiva profonda – che stiamo vivendo dentro il lampo caldo del Big Bang, il momento perfetto per immergersi nelle viste e nei suoni di un universo nei suoi giorni di gloria, prima che tutto si dissolva. Anche se la fine verrà eventualmente, abbiamo praticamente un’infinità di tempo per giocare se giochiamo le nostre carte in modo giusto. ll futuro potrebbe sembrare cupo, ma abbiamo un potenziale enorme come specie.

Video di melodysheep

Eco cantine tra arte e sostenibilità

People For Planet - Mer, 04/24/2019 - 17:24

Integrarsi architettonicamente con il territorio, utilizzare tecniche costruttive tradizionali, sfruttare a pieno le risorse e le condizioni naturali locali, avvalersi per gli apporti energetici esterni di fonti rinnovabili: queste le caratteristiche principali per realizzare eco-cantine, sostenibili a 360° non solo a livello architettonico e strutturale, ma anche dal punto di vista produttivo.
Le cantine tradizionali sono degli edifici il cui spesso fabbisogno energetico è molto grande: i macchinari elettrici da mantenere in funzione, i sistemi di raffreddamento dei locali, ne fanno attività altamente energivore.
Tra gli aspetti prioritari da valutare, le eco-cantine devono considerare, oltre ai principali impatti sopra menzionati, anche gli aspetti paesaggistici, proprio perché realizzate in prossimità dei luoghi di produzione dell’uva e quindi in contesti agricoli, spesso anche di importanza paesaggistica e soggetti a tutela.
L’architettura ipogea (dal greco le parole che compongono il termine sono “sotto” e “terra”) rimanda a strutture protette e non facilmente individuabili come la tana del coniglio e le caverne dei nostri antenati primitivi, ed è oggi considerata anche una modalità del costruire che ha ampie ripercussioni (positive) su una migliore integrazione nel paesaggio, ma anche sull’uso attento delle risorse, specialmente quelle energetiche.
La struttura portante di queste cantine è inserita quasi interamente nella terra, fatta eccezione per l’ingresso ed in alcuni casi anche per le finestre della facciata principale. Si sviluppano dunque principalmente verso il basso e dentro la natura stessa, scomparendo in questo modo quasi del tutto alla vista (dissoluzione della forma architettonica) o uniformandosi in modo quasi naturale all’andamento del terreno.
L’inserimento quasi completo nel terreno permette di sfruttare il suo naturale isolamento termico e, non essendoci neppure l’esposizione ai venti, con una struttura ipogea si può risparmiare fino all’80% sui costi energetici rispetto ad un edificio comune. Queste caratteristiche garantiscono che in tutti gli ambienti interni ci sia una temperatura ottimale in ogni stagione: fresco in estate e caldo in inverno.
La cantina Antinori, realizzata nel 2005 a Bargino (San Casciano Val di Pesa) tra Firenze e Siena, nelle dolci colline della campagna toscana, ne è un esempio: la necessità di integrazione qui era rilevante, come era importante mantenere la giusta temperatura per le cantine. “Lo stesso scavo – afferma Marco Casamonti di ARCHEA, la società che l’ha progettata – è derivato dalla necessità di prendere energia dalla terra per raffrescare il vino, che va conservato ad una temperatura di 17-18° costanti, di farlo così in modo naturale, senza sistemi impiantistici, grazie agli spazi voltati”.
La sua struttura è quasi invisibile dall’esterno, l’edificio si rivela attraverso due tagli nella terra: due fenditure orizzontali (segni ispirati dalle opere del pittore e scultore Lucio Fontana) che individuano i terrazzamenti, da sempre caratterizzanti il paesaggio coltivato a viti. Al di sotto di questo tetto giardino si sviluppano tutti gli ambienti di lavoro dell’opificio e gli spazi ricreativi.
Il tetto giardino è stato pensato come un elemento iconico necessario a recuperare la superficie sottratta alla natura e a ridurre il consumo effettivo di suolo; il terreno è stato destinato a vigneto didattico coltivato con la varietà tipica del Chianti, il Sangiovese insieme alle altre che storicamente gli vengono affiancate: il Canaiolo, il Ciliegiolo, il Colorino, la Malvasia nera, il Mammolo.

La sede operativa delle cantine Antinori doveva configurarsi come un edificio multifunzionale, che accogliesse al suo interno gli uffici e gli ambienti di lavoro, ma anche i visitatori esterni, con l’intento di renderli partecipi della storia della famiglia e della produzione vitivinicola. Ed è nato così il progetto della doppia articolazione altimetrica. Da un lato segue il percorso produttivo discendente (per gravità) delle uve – dall’arrivo, ai tini di fermentazione fino alla barriccaia interrata, mentre dall’altro è inverso il percorso del visitatore: di risalita dai parcheggi verso la cantina e i vigneti, attraverso zone produttive ed espositive che vanno dal frantoio, alla vinsanteria, al ristorante, fino al piano che ospita l’auditorium, il museo, la biblioteca, le sale di degustazione e la possibilità di vendita diretta.

Nella cantina gravitazionale dunque la vinificazione si sviluppa “per gravità”, procedendo dall’alto verso il basso per facilitare travasi e spostamenti del prodotto con il minimo consumo di energia e garantire in modo naturale la temperatura ideale per la produzione e la conservazione del vino grazie alle ottimali condizioni termo-igrometriche di questi ambienti più sotterranei. La sala barrique è situata proprio nel cuore della cantina, dove la luce fatica ad entrare e dove il vino matura nelle barriques: una serie di gallerie voltate lunghe 75 metri che custodiscono le preziose botti al loro interno e sulle quali si affacciano le sale di degustazione, volumi in vetro- cristallo e corten (un acciaio particolarmente resistente alla corrosione atmosferica) simili a palchi teatrali da cui si può osservare il lavoro di operai ed enologi.

La facciata dell’edificio è distesa orizzontalmente sul pendio naturale percorso dai filari delle viti che ne costituiscono, con la terra, il sistema di “rivestimento”. Queste finestrature e la successione di corti interne che prendono luce attraverso fori circolari disposti variamente sul vigneto-copertura danno luce agli uffici e alle parti amministrative e direzionali, ubicate al piano superiore e un accorto sistema di canalizzazione della luce arriva a portarla anche ai piani più bassi.

Difatti l’unico spazio vetrato presente è quello affacciato sul vigneto, dove arriva la luce naturale proveniente dalla campagna, tanto da farci domandare come sia possibile non ricorrere all’illuminazione artificiale nei piani ipogei. Tutto ciò è reso possibile grazie alle aperture zenitali, ulteriori fori circolari posti anche nei pavimenti del piano terra convogliano la luce verticale nei piani più bassi. I quasi 50 cerchi, rivestiti in corten sono un richiamo al cerchio rinascimentale dell’homo ad circulum di Leonardo da Vinci oltre che un riferimento alle botti.

I materiali e le tecnologie sono stati scelti in base alla tradizione e condizione locale; tradizione ricercata nell’uso della terracotta e nel calcestruzzo rosso mentre le condizioni climatiche ipogee sono state sfruttate appieno per raffrescare e coibentare la cantina realizzando le condizioni climatiche, di temperatura ed umidità, necessarie e ottimali per la produzione del vino.
Altro materiale ricorrente, come abbiamo visto, è il corten, metallo dal colore rossastro della “terra di Siena” presente in molteplici forme e superfici (rivestimenti, infissi, balaustre, decorazioni), ma soprattutto protagonista assoluto di una scala monumentale che collega i tre piani della struttura.

Un progetto molto bello, con basso impatto nel paesaggio e consumi energetici ridotti rispetto ad una cantina tradizionale, uno dei progetti di innovazione architettonica ed ecologica che sempre più cantine importanti stanno sviluppando in Italia.

Se per molti vale il motto “il vino vale il viaggio”, in certi casi si può aggiungere “anche una visita alla cantina può valerlo”. Le due cose insieme, ovviamente, ancor meglio.

Per maggiori info sulle Cantina Antinori: https://www.antinori.it/it/tenuta/tenute-antinori/antinori-nel-chianti-classico/ e sul progetto: http://www.archea.it/cantina-antinori/

Milano, 7mila piante di marijuana in regalo: “Io non sono una droga”

People For Planet - Mer, 04/24/2019 - 16:00

Sono 7mila le piantine di cannabis light, con il messaggio ‘Io non sono una droga’, distribuite nei giorni scorsi in città per l’iniziativa di guerrilla marketing ideata per promuovere l’edizione 2019 del 4.20 Hemp Fest, il festival della canapa in programma dal 3 al 5 maggio agli East End Studios di via Mecenate. 

“L’operazione è andata molto bene – hanno commentato gli organizzatori – e le piantine sono andate letteralmente a ruba. L’attività di distribuzione delle piantine di Cannabis Light è stata accompagnata dalla campagna di comunicazione promossa in città, incentrata sullo slogan ‘Io non sono una droga’. Questo claim e gli altri slogan sono stati ideati per spiegare i molteplici utilizzi di questa pianta e servono sicuramente a diffondere un messaggio chiaro e forte sulle proprietà e sulla grande utilità della canapa”.

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Questo è il primo terremoto marziano mai sentito (forse)

People For Planet - Mer, 04/24/2019 - 15:00

Ora i ricercatori della NASA stanno cercando conferme per escludere altre cause.

InSight, il lander della NASA che dallo scorso novembre si trova su Marte, ha rilevato il primo probabile terremoto marziano mai registrato nella storia dell’esplorazione del pianeta. La scossa, rilevata da uno dei suoi strumenti principali, è stata troppo debole per fornire informazioni utili sulla composizione rocciosa di Marte, ma ha permesso ai ricercatori di verificare il funzionamento della sonda e dà speranze sulla possibilità di rilevare nuovi terremoti nei prossimi mesi.

La NASA è al lavoro per confermare i dati ed escludere che si sia trattato di una falsa rilevazione causata dal vento marziano o da qualche movimento inatteso del lander. (Un lander è un robot che atterra e resta fisso in un punto di un pianeta, al contrario di un rover che è invece libero di muoversi sulla sua superficie.)

InSight ha raggiunto Marte alla fine dello scorso novembre, dopo un viaggio interplanetario di mezzo miliardo di chilometri. Come per gli altri robot inviati sul pianeta, la parte più complessa della missione era farlo arrivare intero al suolo evitando il peggio. Ora che si trova sulla superficie marziana, il lander ha un compito relativamente semplice: restarsene immobile e rimanere in ascolto per rilevare possibili terremoti marziani.

Per farlo, InSight è dotato di un sismometro estremamente sensibile (SEIS), racchiuso all’interno di un contenitore sottovuoto realizzato per conto della NASA dalla CNES, l’agenzia spaziale francese. Utilizzando un piccolo braccio robotico e una carrucola, InSight ha delicatamente depositato il sismometro al suolo il 19 dicembre scorso, avviando poi le rilevazioni per identificare le prime scosse.

Dopo mesi trascorsi a tarare e valutare l’andamento di SEIS, il 6 aprile scorso i ricercatori della NASA hanno ricevuto i primi dati compatibili con la rilevazione di una lieve scossa sismica su Marte. Nei giorni seguenti, InSight ne ha rilevate altre tre, tutte più deboli della già lieve scossa di inizio aprile e quindi poco utili per studiare le caratteristiche sismiche di Marte. Anche se mantengono qualche cautela e riserva, i ricercatori dicono di essere quasi certi che si sia trattato di terremoti marziani e non di una rilevazione errata da parte di SEIS, dovuta per esempio a interferenze causate dal vento marziano o dai movimenti del braccio robotico di InSight.

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Salario Minimo Garantito!

People For Planet - Mer, 04/24/2019 - 15:00

Secondo l’articolo 36 della Costituzione a ciascun lavoratore dovrebbe essere garantita una retribuzione “proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Secondo l’OCSE in Italia un lavoratore su 4 non ha un contratto collettivo che lo garantisca. Precari, tirocinanti, lavoratori della Gig economy, milioni di persone che hanno compensi al di sotto della soglia di povertà.

Questa tragedia sociale è stata generata dall’incapacità delle organizzazioni sindacali di adeguarsi ai mutamenti del mercato del lavoro, lasciando senza rappresentanza lavoratori autonomi, precari… e allo stesso tempo dalla deregulation introdotta in anni recenti dai vari Governi del Paese nei rapporti tra datori di lavoro e dipendenti, a tutto vantaggio dei primi. La giustificazione era che inserendo molta “flessibilità” sarebbero aumentati i posti di lavoro e sarebbe cresciuta l’economia e il benessere collettivi. Questi anni hanno dimostrato che non è così.

La storia di Marta

Marta riesce a rispondere anche a cento chiamate in quattro ore, sempre con grande cortesia e mantenendo la calma anche di fronte all’insistenza di una moglie sospettosa che pretende di conoscere il traffico telefonico del marito. Marta mette a frutto la sua esperienza precedente nella Croce Rossa quando i suoi «clienti» erano tossicodipendenti e vittime della tratta della prostituzione. E’ laureata in Psicologia clinica con 110 e lode. Il suo stipendio è di seicento euro mensili, quando va bene arriva a 650. Ci spiega che è l’unico introito familiare da quando il ministero delle Pari Opportunità ha deciso di non rinnovare il contratto con la Croce Rossa e lei si è trovata disoccupata. “Mia madre pianse quando seppe che firmai per Almaviva Contact, non certo per l’azienda, ma perché sapeva che in cambio di questo mezzo pezzo di pane non avrei più cercato il mio lavoro, e così è stato”.

I working poor e il reddito di cittadinanza

Con l’introduzione del reddito di cittadinanza tra l’altro si è introdotto un nuovo paradosso per i “working poor”, i “poveri con un lavoro”. Che spesso guadagnano meno del reddito di cittadinanza “pieno” (780 euro) riconosciuto ai disoccupati. E, secondo Eurostat, i “working poor” in Ialia sono il 12%, una delle percentuali più alte d’Europa dove la media è del 9%.

Il salario minimo in Europa

Servirebbe una norma che definisca il salario minimo garantito. In Europa è presente in 22 Paesi su 28, l’Italia è uno dei 6 dove manca. Secondo l’Istat introducendo un meccanismo analogo a quello applicato negli altri Paesi ne beneficerebbero 3 milioni di lavoratori in Italia.

Di recente il Primo Ministro francese Macron ha proposto l’introduzione di un salario minimo europeo che tenga conto ovviamente Paese per Paese del differente potere d’acquisto. Il premier italiano Conte si è detto favorevole. Allora perché non introdurlo in Italia, senza aspettare un improbabile soluzione europea?

Due proposte di legge molto simili in Italia

Al Senato giacciono due proposte in tal senso, la prima a firma di Mauro Laus (PD), la seconda a firma di Nunzia Catalfo (M5S). Sono molto simili come sistema, quella del PD prevede un salario minimo orario di 9 euro netti, quella del M5S di 5 euro lordi. Al di là di questo non ci sono differenze significative tra le due.

Ci sarebbero i presupposti per una approvazione della legge

PD e M5S anche da soli avrebbero i numeri per farlo ma non si mettono d’accordo. Ragioni di competizione elettorale si direbbe…

Tra i contrari al salario minimo garantito i sindacati

Temono che la sua introduzione potrebbe ridurre il loro potere contrattuale. Di recente il segretario della CGIL Landini ha avanzato l’idea, alternativa al salario minimo garantito, di estendere i contratti nazionali collettivi a tutti ma la sua proposta è passata inosservata nel mondo della politica.

Nel frattempo il Parlamento Europeo…

Il parlamento Europeo intanto si muove, almeno limitatamente ad alcuna categorie precarie e nel campo dei diritti (salute, ferie…). Il 16 aprile ha definito un sistema per assicurare i diritti minimi per i lavoratori della “gig economy”, la cosiddetta “economia dei lavoretti”, che tuttavia per molti driver di Uber o fattorini di Deliveroo o JustEat rappresenta l’unica fonte di reddito. Il provvedimento si rivolge a tutti i lavoratori finora inquadrati come “liberi professionisti” e che quindi non godono di nessuno dei diritti riconosciuti agli impieghi regolari: un approccio che le società definiscono “flessibilità” ma che il più delle volte fa rima con sfruttamento. La nuova legge stabilisce un livello minimo di diritti per ogni persona che lavori un minimo di 3 ore settimanali o 12 ore in quattro settimane, inclusi i lavoratori saltuari, intermittenti, pagati a voucher o iscritti a una piattaforma, i lavoratori a chiamata e chi sta svolgendo un tirocinio retribuito. Ma gli Stati membri, Italia compresa, hanno tempo fino al 2022 per approvarla…

Fonti:
Ec.europa.eu/eurostat?
Istat.it
Oecd.org
Corriere.it
Emergenzacultura.org
It.businessinsider.com
Youtrend.it

Foto di Peter Stanic

Salvini e Di Maio giocano con il 25 aprile

People For Planet - Mer, 04/24/2019 - 12:00

«Se sarà premier parteciperà ai festeggiamenti per il 25 aprile?», chiedeva il Corriere della Sera a Matteo Salvini alla vigilia delle ultime elezioni. E lui rispondeva: «Sì, certo. Sarà mio dovere essere presente». Premier non lo è diventato, ma vice sì e smentendosi alla prima occasione ha deciso di non partecipare a nessuna cerimonia pubblica per la Liberazione. Domani, proprio domani, inaugurerà un commissariato di polizia a Corleone. Perché «fascismo e comunismo non ritornano» e «i pericoli reali oggi sono la mafia e il terrorismo».

Salvini spinge al massimo il suo relativismo, aggiungendo che non sarà «in corteo qua o là». Perché impegnato, tagliando un nastro, «nella lotta contro la mafia che non conosce festivi o prefestivi». A ciascuno, bontà sua, il diritto di «festeggiare vestito e colorato come meglio crede». Lui starà lontano, lo aveva già detto, «dai fazzoletti rossi, fazzoletti verdi, neri, gialli e bianchi». Tutti i colori uguali, tutti uguali, il 25 aprile, fascisti e comunisti. Il revisionismo dall’alto, da palazzo Chigi, è così completo. Ma, ribatte subito l’associazione partigiani con una dichiarazione che è soprattutto una speranza, «nessuno riuscirà a cancellare la festa del 25 aprile». Nemmeno «chi cerca di negarla, paragonandola a uno scontro tra fascisti e comunisti, mentre fu lotta vincitrice del popolo italiano contro il nazi-fascismo».

Di questi, Di Maio non ne lascia passare una al compagno di governo, e per questo decide di vestirsi da resistente. «Leggo che qualcuno oggi arriva persino a negare il 25 aprile», scrive sul suo diario pubblico: i due vice presidenti del Consiglio infatti si parlano via facebook. «Lo trovo grave – aggiunge il capo 5 Stelle – con il menefreghismo non si va da nessuna parte». L’affondo contro Salvini non si ferma, più avanti Di Maio aggiunge: «È curioso che coloro che oggi negano il 25 aprile siano gli stessi che hanno aderito al congresso di Verona, passeggiando mano nella mano con gli antiabortisti». Se l’identikit di Salvini è preciso, il legame tra le due vicende risulta un po’ oscuro se non che tutto fa brodo per attaccare l’alleato.

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Fonte immagine copertina Investireoggi