2006

anno

Franca Rame: l’incontro con Andreotti e un po’ di storia contemporanea

Giulio Andreotti
Carissimi, continua la storia di Franca Rame al Senato nella XV legislatura con Presidentae del consiglio Romano Prodi.
Nelle prossime settimane Franca pubblicherà il resoconto dei soldi guadagnati in quel periodo. A parte le spese vive per l’appartamento vedrete che tutti quei soldi (troppi, come dice lei stessa) sono stati spesi per le varie iniziative, dagli studi sugli sprechi dello Stato, all’associazione per le vittime dell’uranio impoverito, ecc.
Bella Franca, in tutti i sensi, che ha sempre tenuto i conti di tutto: nel suo archivio pubblicato on line di ogni spettacolo, ogni commedia, ogni iniziativa troverete i conteggi alla lira prima e all’euro poi, incredibile il lavoro di Franca, ci si potrebbe fare un saggio sull’economia degli ultimi 60 anni.
 
La prossima settimana, l’ultima di questo mese dedicato alla nostra Nobel preferita, pubblicheremo la sua lettera di dimissioni pochi giorni prima della caduta del governo Prodi per mano di Mastella, ed entro fine anno speriamo di riuscire a pubblicare l’intero lavoro di Franca di quei due anni come Senatrice. Se tutti i signori della Casta lavorassero la metà di quello che ha lavorato lei in quel periodo (e non solo in quello) l’Italia sarebbe un posto migliore dove vivere.
 
Terza puntata: l’incontro con Andreotti e un po’ di storia contemporanea. 
Qualche giorno dopo l’inizio della XV legislatura, il 3 maggio (2006), siamo stati convocati per eleggere il Presidente del gruppo mistico, pardon misto, al Senato. Mi ha confuso la presenza di alcuni democristiani: presiede Giulio Andreotti. Oh! Eccolo il capo mistico! Sono entrata in una delle grandi aule di palazzo Carpegna, non ricordo a quale piano, con un certo imbarazzo all’idea di incontrarmi con il più enigmatico fra tutti i Senatori a vita. Sicuramente Andreotti aveva letto i giornali di qualche giorno fa quando interpellata dai giornalisti: “Che farà quando incontrerà Andreotti?” rispondevo: “Andreotti?... Grigio più grigio del grigio…”
In più, incontrare l’enigmatico, dopo tutto quello che Dario aveva detto di lui in scena, mi faceva sentire proprio a disagio.
 
Argomento: 
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[LIBRI] Il Mantegna Impossibile

il mantegna impossibileIn occasione del V centenario della morte di Andrea Mantegna (1506-2006), l’artista è stato celebrato con tre grandi mostre, inaugurate in contemporanea il 16 settembre 2006, in ognuna delle città dove il Mantegna ha vissuto e ha lasciato alcune delle sue opere più importanti: Padova, Verona e Mantova.
La figura di questo grande pittore, in assoluto uno dei maggiori di tutto il Quattrocento, ha colpito profondamente l’immaginazione di Dario Fo, che in occasione di queste celebrazioni ha voluto dedicare al maestro uno dei suoi spettacoli e una biografia a tutto tondo, condotta fuori dai canoni della storiografia d’arte “ufficiale” ma ricca di inedite notazioni sul suo profilo umano e psicologico e sul reale significato della sua pittura. Proseguendo nella sua lettura “controcorrente” delle pagine e delle figure più significative dell’arte italiana, il Premio Nobel per la letteratura, dopo i volumi dedicati a Ravenna, al Duomo di Modena e a Caravaggio, ha così individuato nell’opera del Mantegna i caratteri di una ispirazione grottesca e trasgressiva, capace di catapultare in ogni situazione, anche la più drammatica, una logica di sottile e ironica provocazione.
Una lettura, quella di Dario Fo, certamente insolita e originale, ma che corrobora le proprie tesi con spunti di sottile intelligenza critica e di toccante umanità.

SCHEDA TECNICA

il mantegna impossibileIl Mantegna Impossibile
Formato: cm 17 x 24
con 121 illustrazioni in bianco e nero e a colori
ISBN 88-8290-912-3
Volume in brossura con alette
pagg 192
Settembre 2006

Anno: 

BREVE VISITA AL SENATO - II puntata - con la collaborazione di Carlotta Nao

Infatti l’indomani bastò una sola votazione per eleggere Marini. Un senatore dei DS sussurrava in napoletano: “Quarcherùn(o) ha avut(o) chell(e) ch’ha demannat(o)! E chi è ‘u mariuolo ch’ha condott(o) ‘stu ricatt?” L’ho saputo il giorno appresso leggendo i quotidiani: il mariuolo era Clemente Mastella, il Padreterno dell’Irpinia, che aveva preteso il Ministero della Giustizia. E Prodi ha dovuto ammollarglielo.

Ecco… questo era il Senato. Per me si trattava della prima lezione di politica attiva: dammi sull’unghia o sbotto… ti do l’avvisata e il giorno appresso mi fai l’incoronata, Ministro sono! E di Giustizia! Sì, la dea cieca… cieca, ma solo per gli elettori… Sono sempre più frastornata. Questo ravanare da mercato delle vacche mi piace sempre meno. Per fortuna alla fine ce l’abbiamo fatta e Franco Marini è presidente del Senato. Evviva! Lo osservo… un uomo minuto… nulla di particolare, per ora. Proviene dal sindacato. Anche questa mattina, “senatoriale”, sono arrivata presto al mio posto di lavoro. Tutto chiuso, ma illuminato all’interno con mille luci. Ammazzalo, che spreconi! Mi faccio una passeggiatina sino al Teatro Argentina, guardo i manifesti, le fotografie dello spettacolo in cartellone… gli attori che conosco… mi prende una disperazione struggente così, all’improvviso. Mando giù, mando giù per cacciare il groppo che mi soffoca… niente da fare. Scoppio in singhiozzi e meno male che non ho intorno nessuno. Ma dove mi sono cacciata? Ma che ci faccio qui? Forse sono caduta nel buco profondo come Alice? Tra poco incontrerò il Bianconiglio, mi farò piccola e poi enorme come una sonda d’aria!? Cerco di ricompormi guardando i libri esposti alla Feltrinelli: “Com’è che ho smesso di leggere?” Leggo solo giornali… Cerco disperatamente di scantonare dalla situazione in cui mi trovo; mi son buttata a preparare l’edizione di cinque commedie di Dario che usciranno per Einaudi. La mia testa è tutta lì, fra quei fogli, come un segnalibro. Che ore sono? Anche il tempo va a rilento… perde colpi come un cuore in fibrillazione… Oddio, sta piovigginando… c’era il sole! Per fortuna che ho sempre con me uno scialle. Mi avvolgo, coprendomi il capo. È ora… arrivo al portone del Senato finalmente spalancato, con due soldatini che montano la guardia. Entro, ma subito faccio un salto. I due militari sono scattati al mio passare sull’attenti battendo i tacchi, mentre uno di loro grida: “AAAAttentiiii!” Mi sfugge un “Grazie… state comodi!” M’aspetto quasi che intonino “Fratelli d’Italia!” Procedo segnando il passo… Mi sento ridicola e anche un po’ scema. Manca solo che scatti con la mano tesa sul cuore, come nei film americani. Quasi quasi… e mi metto a ridere. Qualche giorno appresso, le due guardie diranno alla mia assistente: “La tua senatrice ci saluta sempre, ci dispiace molto non poterle rispondere. Diglielo.” In aula si inizia a parlare di leggi, emendamenti. Prendo appunti. L’opposizione interviene su tutto. Spesso vociando, quasi seguendo un programma… Ho imparato da tempo a inquadrare il pubblico in teatro; mio padre, capocomico, diceva: “Se non sai individuare chi hai davanti, in platea, è meglio che cambi mestiere.”. Li osservo, a gruppi e uno alla volta. C’è chi sta seduto come una comparsa, completamente disinteressato, chi si agita di continuo, chi telefona su due cellulari… chi passa da un gradone all’altro senza una ragione logica… poi ecco che all’istante tutti scattano in un gesticolare improvviso e trascinano in quella pantomima anche gli altri. “Ecco – penso – ecco il branco.”. Poi all’istante si vanno a sedere… come esausti… E dalla mia parte?... sì, anche noi facciamo più o meno così. Che strana fauna, i senatori! In una pausa decido di recarmi alla buvette. Attraverso il salone Garibaldi, pieno di gente… con un certo impaccio, ma mi muovo con aria spavalda, come se abitassi lì di casa. Sicuramente si stenta a pensarmi timida e sballonata, ma è così. Penso a Dario, a Jacopo… vorrei averli qui con me. Folla: Senatori e giornalisti. Attira la mia attenzione una specie di possente Erma, una scultura in legno policromo di un certo Giuliano Vangi. Allude a un grande dito che indica il cielo o è piuttosto un fallo con inserita in cima una testa di donna? Sì… è proprio così. Che strano! Si sente spesso ripetere che il maschio ha sempre in capo, come un chiodo fisso, quella cosa lì… ma non sapevo che infilzasse anche teste! E pensa che questa statua dovrebbe rappresentare l’Italia!! Mi informo e vengo a sapere che quell’opera è stata acquistata dal precedente presidente del Senato Marcello Pera, quindi è un’opera quasi autografa…. Tra qualche mese verrà sostituita con un busto di Garibaldi… o qualche eroe più recente… forse Mangano…! Storicamente il busto di Garibaldi è sempre stato in quella stanza, ma il presidente Pera ha pensato bene di traslocarlo in qualche cantina o magazzino per fare spazio al menhir rosa. Grazie al cielo Marini ha ripristinato in gran fretta il vecchio Garibaldi al suo posto d’onore. Della stele di Vangi non ci sono notizie. Il magnate Pera non si è limitato a quell’opera bizzarra: un delfino assai discutibile al posto di un altro padre della patria, uno scimpanzé di marmo in una nicchia in cima ad uno scalone, qualche altro quadro qui e là. Particolare da non sottovalutare, gli artisti erano tutti amici suoi, e i soldi per comperarli tutti del Senato! Ho cercato di fare chiarezza su questi acquisti, andando a parlare addirittura con il ragioniere generale della tesoreria… Ma lui muto! Professione OMERTA’! Mi rivolgo a un commesso: “Scusi, dov’è la cassa?” “Beh, senatrice, basta guardarsi intorno… qui è tutta casta!” “Ma cos’ha capito? La cassa, non la “casta”! Dove pago insomma?” “Ah, scusi – trattiene a fatica una risatina – la cassa è subito qui a destra.” Questa volta chiedo una spremuta. “Quanto devo?” “1 euro.” Pago. “Che poco!” Commento. “Lo scontrino, per favore…” “No, senatrice, qui non diamo lo scontrino…” mi risponde meccanicamente il gestore. Che stravaganze!... A Montecitorio lo danno, non al Senato. Perché? “Non è elegante”. Siamo nei matti. Col tempo ho capito la comodità di questa usanza. Si consuma e poi pagano i senatori corretti. A qualcuno invece, capita di consumare e se ne esce, scordandosi di versare il dovuto: uno si può dimenticare, andiamo… con quella ressa…! Come diceva Sartre: “È dall’insignificante scorrettezza che s’indovinano i furbi di rango!” Mi accosto al banco e chiedo la mia consumazione con un “Buongiorno…” gentile ai camerieri indaffarati. Mi guardano perplessi. “Oddio, ho sbagliato?” No. È che non li saluta mai nessuno. “Buongiorno” sussurrano a loro volta e ci sorridiamo. Lo stesso discorso vale riguardo quei signori abbigliati con eleganti abiti neri da 1800 euro: sono i commessi. Per tutta la popolazione degli onorevoli, sono esseri trasparenti… e sono 300, maschi e femmine. Non ho mai notato qualcuno che li salutasse. Sono a completa disposizione dei senatori. E’ ora di rientrare in Aula. Mi siedo accanto a Furio Colombo. Parliamo del più e del meno, quando Furio mi sussurra: “Guarda, sta entrando Dell’Utri…” Lo sbircio appena e poi gli soffio: “Lo sai che quello ci ha querelato per il fatto che nello spettacolo ‘L’Anomalo Bicefalo’ facevamo un apprezzamento su di lui, ricordando che è un grande collezionista di libri antichi e aggiungevamo: ‘Ne ha una caterva e di preziosissimi! Quando sono sporchi li ricicla…” Scoppia a ridere e poi subito: “Zitta, zitta che sta venendo verso di te…” “Chi?” “Dell’Utri…” “Oh… parli del diavolo e spuntano le corna…” faccio io. Infatti me lo trovo davanti… con calma mi prende la mano e me la bacia, sussurrandomi: “Sa chi sono io?” “Ma certo… Lei è sempre nei miei pensieri… caro Onorevole…” calco appena il tono su “Onorevole”. Poi, chinandosi verso il mio orecchio: “Non si preoccupi per quel milione di euro di danni che ho chiesto per diffamazione…” “Grazie onorevole… ma non siamo affatto preoccupati… la sua querela non andrà mai in porto… il processo non si farà mai. Lei è stato condannato a 9 anni per concorso in associazione mafiosa… A meno che… col tempo non cada in prescrizione…” Sorridendo m’informa: “Senatrice, ho molti avvocati…” “Giusto! Ne ha proprio bisogno… tanti auguri!” e mi lascia con un sorriso. Inizia la seduta. Ascolto, prendo appunti. Ho le antenne tutte tese. Mi sento al ginnasio… ci metterò un bel po’ ad arrivare al liceo. Passerò gli esami? Pausa pranzo. Scendo al ristorante, cerco tra i tanti ospiti un viso amico. Qualcuno che conosco c’è, ma il mio imbarazzo congenito m’impedisce di avvicinarmi e dire: “Posso sedermi e pranzare con te?” Mi sento molto distante da tutti… sconosciuta tra sconosciuti. Mi viene in mente la descrizione dell’Inferno di Bescapè, dove le anime dannate stanno tutte per proprio conto ed evitano di dialogare tra di loro per timore di dover raccontare dei propri peccati, e soprattutto per non dover ascoltare quelli degli altri. I camerieri sono gentili, e premurosi… Ho l’impressione che la maggior parte mi mostri una particolare attenzione. Da sempre mi capita di intuire quello che la gente “prova”, i loro sentimenti nei miei riguardi… e, senza presunzione, raramente mi sono sbagliata. Mangio di malavoglia. “Senatrice desidera ancora qualcosa?” “Quand’è che mi chiamerà Franca?” gli butto lì con un sorriso. Mi guarda spiazzato, imbarazzato… e con rincrescimento risponde: “Qui?... Mai.” E termina di sparecchiare, regalandomi un bel sorriso. C’è un commesso anziano, che sta ad un ingresso laterale, che ama ricordare di quella domenica in cui ha portato la moglie a far colazione al bar, e ha incontrato me e Dario, ma la cosa che più l’ha colpito è che io l’abbia salutato, di domenica! Fuori dal lavoro e senza divisa! Penso a casa mia, “cosa staranno mangiando?” se ha fatto il risotto Dario ci vorranno due ore per rimettere in ordine la cucina. Però… che risotto…! Ci mette tutto, perfino la frutta! E anche qualche fiore! La giornata passa senza tremiti. Mi sono scordata di parlarvi del nostro primo incontro di gruppo IDV, avvenuto qualche giorno prima dell’elezione del Presidente del Senato. Rimedio subito. Ci eravamo riuniti con Antonio Di Pietro nella sede del partito, una sede un po’ periferica, oltre stazione Termini: 4 senatori, 21 deputati. C’era anche il sen. Sergio De Gregorio. S’indovinava che non era del tutto a proprio agio. I vari intervenuti sembravano evitare ogni contatto con lui. Personalmente, lo sentivo sfuggente, e anche un po’ untuoso, sul tipo Bondi… un po’ più tondo e più lucido. IL Senatore De Gregorio, ad oggi, è sotto indagine per riciclaggio, poiché in un blitz a casa di un camorrista, Rocco Cafiero, sarebbero stati sequestrati assegni firmati e girati dal senatore. Due suoi fedelissimi sono tra gli indagati per i fondi in Liechtenstein, risulta poi iscritto nel registro degli indagati per concorso in esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso (‘Ndranghetista). L'inchiesta condotta dalla Dda di Reggio Calabria riguarda il presunto ruolo di mediatore che il parlamentare, ancorché presidente della commissione difesa del Senato, avrebbe svolto per conto della cosca Ficara per l'acquisto della caserma dell'esercito Mezzacapo. E da ultimo è indagato a Roma per corruzione nell'ambito di un'indagine avviata a Napoli e poi trasmessa nella capitale per competenza e riguardante presunti tentativi per ottenere voti al Senato per far cadere il governo in occasione della discussione della Finanziaria. L'indagine riguarda un presunto accordo che prevedeva il finanziamento del gruppo 'Italiani nel mondo' da parte di Forza Italia. Dopo tre mesi… l’uovo era fatto… il De Gregorio Sergio, passa con il peso di tutto il suo corpo che non è poco, armi e bagagli con Berlusconi... da cui PROVENIVA. FORZA ITALIA. E così con l’andata via di questo galantuomo, l’Ulivo è sempre più resegato, siamo 158, contro 156. Non sarà divertente votare. Durante quella riunione, ci viene chiesto di quale commissione vogliamo essere membri. Avevo già anticipato l’idea di compiere un’inchiesta sugli sprechi di Stato, ma alla riunione Antonio mi propone la Commissione Cultura. “No, scusami, per la mia inchiesta andrebbe meglio la Commissione Bilancio. Solo lì ho la possibilità di raccogliere i dati per il mio progetto sugli sperperi.” Il cambio mi viene accordato. Consegno a Di Pietro, tutta contenta un breve dossier di cui vi offro qualche primizia. Impresa SOGIN di cui è presidente il generale Carlo Jean (SOcietà Gestione Impianti Nucleari) Nata nel 1999 si dovrebbe occupare dello smaltimento delle scorie accumulate dalle centrali nucleari italiane non più funzionanti. La società è finanziata tra l’altro anche dalle bollette degli utenti Enel per centinaia di milioni. Nel triennio 2002-2004 la Sogin ha speso 468 milioni di Euro senza smaltire nulla; la stessa Autorità per l’Energia e il Gas e il Min. del Tesoro ritengono esagerate, anzi assurde, tali spese puntando il dito su: 4,8 milioni di Euro per la sede centrale e lo sfavillante ufficio a Mosca, ripetiamo a Mosca! Da Putin!, 2,7 milioni di Euro per la comunicazione, 257 mila Euro, cioè mezzo miliardo di lire, per uno stand al Salone del Libro usato, organizzato da Publitalia voluto da Marcello Dell’Utri. Rieccolo il collezionista raffinato! E per chiudere, un messaggio elegiaco dedicato ai giovani precari: Si tratta di un’interrogazione parlamentare del Sen. A. Longhi (Ds) su: - assunzione di raccomandati fra cui: Baldassarri figlio del viceministro dell’Economia, la nuora di Gustavo Selva, la nuora di Altero Matteoli ministro dell’Ambiente; - consulenze esterne tra cui quella allo Studio legale di C. Previti; - appalti affidati senza gara. In conclusione, una società al 100% del Tesoro, al momento inutile, con un personale che conta 600 dipendenti, e che continua ad assumerne. Inoltre: una previsione di spesa per 360 milioni di Euro per lo smantellamento dei sottomarini nucleari russi formalmente in cambio dello stoccaggio delle nostre scorie in Russia, al momento Mosca si è sempre rifiutata di prendere le nostre scorie e noi abbiamo cominciato a spendere 8 milioni di Euro. E a ‘sto punto andate pure a dormire tranquilli… e sarei curiosa di sapere i sogni che riuscirete a inventarvi. Un bacione Franca Continua….

 

INGLESE:

A BRIEF VISIT TO THE SENATE by Franca Rame
English Version
Translated by Elizabeth Pyjov
Department of Romance Languages and Literatures, Harvard University
Adviser: Prof. Walter Valeri

PART II

In fact, the day after a single vote was enough to elect Marini. A senator of Democratici di Sinistra was whispering in the Napolitano dialect: “Someone received what he’s asked for. And who’s the wise guy who blackmailed us?” I found out the next day reading newspapers that the wise guy was Clemente Mastella, the Eternal Father of Irpinia, who had demanded the position of Minister of Justice. And Prodi had to be lenient. There … this was the Senate. For me it has to do with the first lesson of active politics: give me cash right away or I’ll burst … I’ll give you the warning and the next day you crown me – I’m the Minister! And one of Justice! Yes, the goddess is blind … blind, but only for those voting … I’m increasingly bewildered. I’m liking less and less this mixing with the cow market. Lucky that at the end we did it, and Franco Marini is indeed the president of the Senate. Hooray! I observe him … He’s a tiny man … Nothing special, for now. He comes from a labor union. Even this morning, I arrived at my workplace early, in senator style. Everything is closed, illuminated from the inside with a thousand lights. Damn, how wasteful! I take a little walk up to the Teatro Argentina. I look at the posters, the pictures of the show on the placard … the actors that I know … Suddenly, just like that, I’m taken by an aching desperation. I send down, way, way down, the knot in my throat that has been suffocating me … Nothing left to do. I break out into sobs, and it’s lucky that there’s no one around. But where did I end up? But what am I doing here? Perhaps I fell through a deep hole like Alice? In a little while I’ll meet the white rabbit, and I’ll make myself small and then enormous like an air balloon!? I try to get a grip on myself, looking at the books put out in the window of Feltrinelli: “How is it that I stopped reading?” I read only the papers… I desperately try to get out of the situation in which I find myself; I plunged into preparing the edition of Dario’s five comedies which will be published by Einaudi. My head is all there, among those pages, like a bookmark. What time is it? Even the time goes by slowly … It loses beats like a heart in fibrillations … Oh God, it’s drizzling … before there was sun! It’s lucky that I always have a shawl with me. I wrap myself up, covering my head. It’s time … I arrive at the main door of the Senate, which is finally open. Two soldiers mount guard. I enter, but right away, I jump. The two soldiers click their heels as I pass to draw my attention, while one of them shouts: “Look out!”. I blurt out, “Thank you… be comfortable!” I almost expect them to begin singing “Fratelli d’Italia!” I proceed, counting my steps … I feel ridiculous and also a little stupid. All I need now are outbursts with a hand placed over my heart, like in American movies. Almost, almost … and I’d start laughing. A few days later the two guards will say to my assistant: “Your senator always says hello to us, and we’re very sorry that we can’t reply. Tell her this.” In the assembly room people start talking about laws, amendments. I take notes. The opposition intervenes all the time. Often it shouts out loud, practically pursuing an agenda … I learned a long time ago to comprehend the public in the theatre. My father, the head of the company, used to say, “If you don’t know how to identify who’s in front of you in the audience, it’s better that you pick a different profession.” I observe them, as a group and one at a time. There’s one who’s sitting like an extra, completely disinterested, who is constantly gesticulating, who calls from two cell phones … who passes from one row to another without a logical reason … then all of a sudden everyone goes into an improvised gesticulation and involve the others in the pantomime. “There – I think – there’s the herd.” Then immediately they go sit down … as if exhausted … And as for my side of the Senate? … Yes, we also act more or less like this. What a strange kind of fauna, these senators! During a pause I decide to go to the restaurant Buvette. I pass through the room Garibaldi, which is full of people … I feel a certain discomfort, but I keep moving with a bold attitude, as if it’s my own home. Certainly it might be hard to think of me as timid and distracted, but I’m actually like this. I think of Dario, of Jacopo … I would like to have them here with me. There’s a crowd of senators and journalists. A kind of mighty Erma draws my attention, a polychromatic wooden sculpture of a certain Giuliano Vangi. He alludes to a big finger pointing to the sky. Or rather is it a phallus with a head of a woman on top? Yes… it’s just like this. How strange! It’s repeated a lot that a male always has that thing in his head, like an obsession … But I didn’t know that it even pierced heads! And he thinks that this statue is supposed to represent Italy!! I do some research and find out that that work was acquired from the previous president of the Senate, Marcello Pera, so it’s almost as if it had his signature … In a few months it’ll be substituted with a bust of Garibaldi … or some more recent hero … maybe Mangano… ! Historically the bust of Garibaldi has always been in that room, but the president Pera made the good decision to move it to some cellar or storeroom to make room for a menhir rose. Thank heavens Marini quickly restored the old Garibaldi to its place of honor. From the stone of Vangi there’s no news. The magnate Pera is not limited to that bizarre work. A very controversial dolphin is in the place of another patriarch, a marble chimpanzee in a niche on top of the grand staircase, some other painting here and there. A detail not to be underestimated – the artists were all his friends, and all the money that they were paid came from the Senate! I tried to clarify things about these acquisitions, even going to talk to the general accountant of the treasury … But he was mute! That’s a profession of SILENCE!

I ask a shop assistant: “Excuse me, where is the cash desk?” “Well, Senator, all you need to do is look around you … here it’s all a caste!” “But what did she hear? I meant the cassa not the casta! Where do I pay, anyway?” “Oh, sorry – she retains a forced smile – the cash desk is immediately on your right.” This time I ask for juice. “How much do I owe?” “1 euro.” I pay. “How little!”, I comment. “The receipt, please…” “No, senator, here we don’t give receipts …”, the manager replies mechanically. How bizarre! … At Montecitorio, the Chamber of Deputies, they give receipts, but at the Senate no. Why? “It’s not elegant.” This is a madhouse.

With time I understood the usefulness of this custom. One eats and then the correct senators pay. On the contrary, it can happen that someone eats and then leaves, forgetting to pay what he owes: one can forget, of course … with such a crowd …! It’s like Sartre used to say: “It’s from insignificant mistakes that one can tell the cunning of high caliber!” I come to the counter and ask for my snack with a “Good morning”, being polite to the busy waiters. They look at me, perplexed. “Oh God, did I make a mistake?” No. It’s just that no one ever says hello to them. “Good morning” they whisper from their side and we smile. The same goes for these well-dressed men with elegant black 1800 euro costumes – they’re the shop assistants. For this whole group of “honorable parliamentarians,” the shop assistants are like transparent beings … and there are 300 of them, men and women. I have never seen someone say hello to them. They are at the complete disposal of the senators. Now it’s time to reenter the assembly room. I sit down next to Furio Colombo. We’re talking about this and that when Furio whispers to me: “Look, Dell’Utri is coming in…!” I peek at him a bit and then whisper: “You know, that one filed a complaint against us because in Dario’s play The Anomalous Bicefalo we commented that he is a great collector of antique books, adding: “He has loads of them and they are very precious! When they get dirty, he recycles them…” Furio bursts out laughing and then immediately says: “Quiet, quiet, he’s coming toward you…” “Who?” “Dell’Utri…” “Oh… speak of the devil…”, I say. Indeed, I find him before me … he calmly takes my hand and kisses it, whispering to me: “Do you know who I am?” “But of course … You’re always in my thoughts… dear honorable one …” I slightly overdo the tone of “honorable.” Then, bending over toward my ear he says: “Don’t worry about the million euros of damages that I had asked for libel…” “Thank you, honorable sir… but we are not a bit worried … your own lawsuit will never go through… the process will never happen. You’ve been condemned for nine years of prison for collaboration with a mafia association … unless … with time the prescription expires …” Smiling, he informs me: “Senator, I have lots of lawyers…” “Right! And you really need them … best of luck!” and he leaves me with a smile.

The session begins. I listen and take notes. My antennas are all tense and ready. I feel like I’m in middle school… It’ll take a while to make it to high school. Will I pass the exams? There’s a break for lunch. I come down to the restaurant and look for a friendly face among the  many guests. There are some people I know, but my innate self-consciousness prevents me from approaching them and saying “Can I sit down and have lunch with you?” I feel very detached from everyone else … unknown among the unknown. Bescape’s description of inferno comes to mind, in which all the damned souls are on their own and avoid talking amongst themselves for fear of having to tell their sins, but above all to not have to listen to the sins of others. The waiters are nice and attentive … I have the impression that most of them give me some special attention. All along it has happened that I intuit what people feel, the feelings they have toward me … and, without conceit, I can say that I have rarely been wrong. I eat unwillingly. “Senator, do you want something else?” “When is it that you’ll call me Franca?” I flash him a smile. He looks at me, caught off guard, embarrassed … and with regret replies: “Here? … Never.” And he finishes clearing the table, giving me a beautiful smile. There’s an old salesman at the side entrance who loves remembering that Sunday when he took his wife to have breakfast at the cafe, and met me and Dario. What struck him the most was that I said hello him -- on a Sunday, outside work and without a uniform! I think of my family, “What will they be eating?” If Dario made risotto, it will take two hours to get the kitchen back to normal. But … what a great risotto… ! He puts everything in, even fruit! And also some flowers!

The day passes calmly. I forgot to tell you about our first meeting with the party Italia Dei Valori, which happened a few days before the election of the president of the Senate. I’ll make up for it right away. We were assembled with Antonio di Pietro at the party headquarters, a headquarters that’s a little peripheral, just behind the station Termini. There were four senators and twenty-one deputies. There was also Senator Sergio De Gregoria. We were guessing that he wasn’t completely at ease. Various participants seemed to avoid all contact with him. Personally, I felt he was slippery, and also a little suave, like the Bondi type… a little chubbier and more clear-headed. The senator De Gregori is to this day under investigation for money-laundering, because in an incursion at the house of a Camorra member, Rocco Cafiero, checks signed by the senator himself were confiscated. Two of De Greogori’s most loyal men are under investigation having to do with the funds in Liechtenstein, and then it turned out that his name is on the list of those under investigation because of collaboration abroad in association with a criminal conspiracy of the mafia organization, the ‘Ndranghetista. The inquiry conducted by the Dda of Reggio Calabria, a special section of CIA for mafia crimes, supposes that the role of the mediator was as follows: the parliamentarian, despite the fact that he’s the president of the defense commission of the Senate that works against the mafia, actually bought the army barracks Mezzacapo for a mafia gang, the Ficara. And finally, he’s under investigation in Rome for corruption due to an inquiry launched in Naples. The case was then transmitted to the capital for jurisdiction. It has to do with supposed attempts to gather support in the Senate to make the government fall if there was to be any discussion of the national budget. The investigation concerns a presumed connection between Italians abroad and the political party Forza Italia – Forza Italia was financing the cultural group Italiani nel mondo. Then three months later … the egg had been hatched … De Gregorio Sergio, once again, became a member of Berlusconi’s party, FORZA ITALIA. He passed the party line with the whole weight of his body, which is not little, and with everything he owned ... And so now that this gentleman left, the coalition Olive Tree is drying ever more. It’s 158 against 156. Voting won’t be fun. During that meeting we’re asked which commission we want to become members of. I had already anticipated the idea of completing an inquiry about the wastefulness of the State, but at the meeting Antonio offers me to participate in the Commission on Culture. “No, sorry, thanks to my inquiry the Commission on the Budget would have been better. Only there I have the possibility of gathering data for my project on wastefulness.” The change is agreed upon. I happily hand over a file to Di Pietro. I’ll offer you a glimpse of it. The firm SOGIN (the Society of the Management of Nuclear Plants), which was established in 1999 and whose president is Carlo Jean, ought to deal with the disposal of waste accumulated from Italian nuclear centers which are no longer functioning.

What’s more, the society is also financed by the bills of Enel users for hundreds of millions. In the three years between 2002 and 2004, SOGIN spent 468 million euro without disposing of anything; the same Authority on Energy and Gas and the Finance minister believe that such spending is over the top, rather absurd, pointing fingers at the 4.8 millions of euro spent on the central headquarters and sparkling new office in Moscow. We repeat, Moscow! Where Putin is! 2.7 million euro spent on communication, 257 thousands of euros, that is half a million lyres for a used bookstand, arranged by Publitalia, wanted by Marcello Dell’Utri. There he is again, the refined collector! And to conclude, a poetic message dedicated to the precarious youth that has to do with a parliamentary interrogation of Senator A. Longi (Ds) about the employment of those who have been recommended. Among them are: Baldassari the son of the vice-minister of the Economy, the daughter-in-law of Gustavo Selva, the daughter-in-law of Altero Matteloi, the Minister of the Environment -- legal outside consultancies among which are the studio of Carlo Previti– contracts entrusted without competition. In conclusion, there’s a group of external collaborators which is the property of the Treasury 100%. It’s a useless group composed of 600 employees, which nevertheless continues to hire more and more people. Besides, there’s a prediction that 360 million euro will be spent on the dismantlement of Russian nuclear submarines in return for storing our debris in Russia. Until now Moscow has always refused to take our debris and we began spending 8 million euro. And at this point you can all go to sleep in peace … and I would be curious to know the dreams that you manage to have. A little kiss, Franca.
Continued …

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BREVE VISITA IN SENATO: III PUNTATA CON LA COLLABORAZIONE DI CARLOTTA NAO

Qualche giorno dopo l’inizio della XV legislatura, il 3 maggio (2006),siamo stati convocati per eleggere il Presidente del gruppo mistico, pardon misto, al Senato. Mi ha confuso la presenza di alcuni democristiani: presiede Giulio Andreotti. Oh! Eccolo il capo mistico! Sono entrata in una delle grandi aule di palazzo Carpegna, non ricordo a quale piano, con un certo imbarazzo all’idea di incontrarmi con il più enigmatico fra tutti i Senatori a vita. Sicuramente Andreotti aveva letto i giornali di qualche giorno fa quando interpellata dai giornalisti: “Che farà quando incontrerà Andreotti?” rispondevo: “Andreotti?... Grigio più grigio del grigio…”

In più, incontrare l’enigmatico, dopo tutto quello che Dario aveva detto di lui in scena, mi faceva sentire proprio a disagio. Senza parlare della satira in cui lui, il Torquemada sghembo, Ministro della Cultura nel primo governo De Gasperi, giovane ma già braccio secolare del clero, era rappresentato come forsennato gestore della censura che arrivava a bloccare capolavori come la Mandragola di Machiavelli e l’Arialda di Testori, per non parlare del massacro dei nostri testi satirici al Piccolo Teatro! Beh, l’incontro è stato meno difficile di quanto pensassi. Entro, il senatore a vita stava appena oltrepassata la soglia. Mi accoglie con un gran sorriso, mi abbraccia e bacia sulle guance. “Cara piccina (testuale!) – mi dice, lasciandomi a bocca aperta – ti devo ringraziare… tu e Dario siete stati meravigliosi… avete fatto l’impossibile per aiutarci a conoscere dove i brigatisti tenessero nascosto Aldo Moro… grazie!” - “Presidente… lei è troppo gentile…. Ma io, quei terroristi, sono andata a incontrarli alle carceri Nuove di Torino, solo perché il capo gabinetto del ministro Bonifacio, dott. Selvaggi me l’aveva chiesto. Ero certa che quei detenuti non sapessero nulla… e avevo ragione. - e continuo - Ora che sono passati tanti anni, Presidente, mi potrebbe svelare per quale ragione non avete accettato, pur di salvare Moro, di liberare in cambio un gruppo di carcerati delle Br?

Al posto vostro li avrei lasciati andare. Liberato Moro, avreste tranquillamente potuto riarrestarli.” “No, non potevamo accettare quella soluzione poiché le Br volevano trattare per lo scambio come fossero lo Stato, da pari a pari.” “Sì, ma così è stato ucciso un uomo: Moro.” Mi ha guardato sconsolato, aprendo le braccia, come a dire: “Non si poteva fare diversamente…” All’istante m’è venuto in mente il Cardinal Siri, potentato massimo della Santa Sede, che a chi gli dava la notizia del sequestro Moro commentava: "Ha avuto ciò che si meritava". PROPRIO UN GRANDE “CRISTIANO”!

La solita ragion di Stato, ovvero l’irragionevole rifiuto della ragione. E come un flash, m’è venuto avanti agli occhi Cirillo, pezzo grosso della DC napoletana, catturato sempre dai brigatisti tre anni dopo. In quel caso il Governo non frappone nessuna questione di Stato. Ci si serve perfino di mafiosi, si contratta, si versa tutto ciò che è richiesto (1 miliardo e 400 milioni di lire) ed ecco Cirillo libero e arzillo come un grillo… che fa pure rima! Ma come mai? Qual è l’inghippo?

Qualche malalingua insinua che il Cirillo, a differenza di Moro, non aveva certo in capo di traghettare il partito comunista di Berlinguer al governo, perciò con lui non si interposero questioni di dignità morale e difesa dell’autorità di Stato. Evviva! La straordinaria metamorfosi della ragione! A riprova del fatto che nella democrazia cristiana c’è un gene di resistenza eterna, volete sapere che fine ha fatto colui che trattò con la mafia per il rilascio di Ciro Cirillo?!? Ça va sans dire…. E’ Enzo Scotti, sottosegretario agli esteri del nuovo governo Berlusconi! Quel giorno, senza intoppi, abbiamo eletto il presidente del gruppo misto: sen.

Nello Formisano, IDV. Vi avevo già accennato qualcosa a proposito di una mia assistente. Si chiama Giuliana, una giovane già collaboratrice di un senatore della precedente legislatura. Conosce bene il suo lavoro. Graziosa, capace. Per assumerla, bisogna stendere un contratto. In che forma? Mi viene consigliato… o in nero o co.co.pro.. Parlo con il mio commercialista, Giancarlo Merlino, e decidiamo per un più corretto contratto a tempo indeterminato. Qualcuno mi dice: “ Hai sbagliato, non sei nella norma.”

Scopro che la norma qui, ma più a Montecitorio, è quella di far passare i collaboratori per volontari… altri “onorevoli”, in gran numero, se la cavano con cifre miserabili, 500, 700 euro, in nero. Pochi sono quelli che assumono i collaboratori con contratti a tempo indeterminato. Per la verità, ho fatto un’inchiesta… sono risultata l’unica... fuori norma. E dire che, ognuno di noi, senatore o deputato, percepisce dallo Stato per il “portaborse” 5 mila euro al mese! Al proposito c’è stato un grande scandalo.

Nella trasmissione televisiva “Le iene”, hanno condotto un’inchiesta dove intervistavano parlamentari all’uscita da Montecitorio e chiedevano loro: “Onorevole, lei ha il portaborse?”, un nervosissimo “Sì.” e tiravano via infastiditi. Ma quelli insistevano: “È a contratto o è precario? Quanto lo paga?” Gli intervistati si mostrano molto a disagio, balbettano, abbozzano risposte davvero paradossali… tipo: “Mi sfugge… lo chieda a lei, alla mia collaboratrice…” E un altro: “Ho accettato una studentessa che fa pratica. Mi dovrebbe pagare lei!” E un altro ancora: “Anche la mia fa pratica, viene gratis: io non la pago, però l’aiuto a fare i compiti. E ogni tanto la invito perfino a cena!”

Il migliore è stato l’On. Avv. Taormina, che intervistato dal grandioso Bernardo Iovene rispondeva più o meno così: “Io? Non ho collaboratori, non me ne faccio nulla, ho già uno studio grandioso… I soldi che prendo per il collaboratore li do a mia moglie che li usa per fare beneficenza ad un canile”. I contribuenti ringraziano la signora Taormina che fa beneficenza con il denaro pubblico…. Fatto sì è che il presidente della camera, Fausto Bertinotti, è stato costretto a togliere la possibilità d’ingresso agli assistenti, se non muniti di tesserino. Ne sono rimasti fuori un sacco. disoccupati. Ne parlo con alcuni veterani, commentando: “Mi sembra un po’ meschino far la cresta sullo stipendio di chi ci assiste!” Ognuno scantona. A ‘sto punto mi sfugge un commento, poco benevole: “Ho capito! -Dimenticavo che noi siamo la testa del pesce…!” “Che vuoi dire?” mi chiedono. “E’ dalla nostra testa che si comincia a puzzare! E il tanfo poi si sparge per tutto l’emiciclo: dalla Camera al Senato! E si sente! Forse bisognerà chiamare una ditta di disinfestazione… di quelle pesanti, con lo spruzzo!” Nessuno ride… temo che questa sia la ragione per cui qua dentro non godo di tante amicizie…! Al proposito, in contatto con l’Associazione “precari parlamento” ho inviato all’Ansa un comunicato stampa: FRANCA RAME: MI UNISCO ALL’ APPELLO ASSOCIAZIONE PORTABORSE: BASTA COLLABORATORI IN NERO

 

Cogliendo spunto dalla lettera che l’associazione portaborse ha inviato ai due candidati premier Veltroni e Berlusconi per chiedere che tra principi di candidabilità nelle liste elettorali vi sia anche l’obbligo di non avere collaboratori in nero, la Senatrice Franca Rame ha voluto formulare la sua richiesta ai due leader: “Nella mia esperienza da Senatrice m’è capitato di trovarmi testimone di un sopruso tra i più vergognosi: parlamentari, di entrambi gli schieramenti, che in Aula difendono i diritti dei lavoratori e condannano il lavoro sommerso, hanno loro stessi negli uffici collaboratori che intascano una miseria e non hanno alcun tipo di contratto, né garanzia. E’ abominevole che questo accada, mi aggiungo quindi all’appello dei collaboratori parlamentari, affinché questo malcostume abbia fine. Ho presentato qualche tempo fa un disegno di legge per mettere fine a questa pratica. (IL DDL PRECARIATO SEGUE A FINE PUNTATA) Ma non è di per sé sconvolgente? Serve una legge per mettere in riga in i parlamentari? Non dovrebbe essere il buonsenso a spingere i rappresentati dei cittadini a non avere collaboratori in nero?”

SENATO DELLA REPUBBLICA XV LEGISLATURA ———– N. 1626 DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori RAME, FORMISANO, CAFORIO, GIAMBRONE, BARBATO, CUSUMANO, FUDA, LEVI MONTALCINI, PALLARO, ROSSI Fernando e TURIGLIATTO COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 12 GIUGNO 2007

Norme per l’ordinamento della professione di collaboratore parlamentare Onorevoli Senatori: Il presente disegno di legge si pone l’obiettivo di affrontare il problema delle collaborazioni parlamentari, ovverosia di quelle circa ottocento persone che supportano il lavoro dei parlamentari e che ancora non si vedono riconosciuta, contrattualmente, la loro professionalità. Sicché, proprio per evitare abusi, forme surrettizie di sfruttamento, sacche di lavoro in nero e, al tempo stesso, per far emergere alla luce del sole professionalità tanto importanti ed utili che operano nel Parlamento, nelle sue strutture e attraverso i suoi mezzi, per supportare il lavoro quotidiano degli eletti, il presente disegno di legge mira a porre in essere delle norme che garantiscano questa figura professionale, dandole dignità e pieni diritti all’interno del nostro ordinamento. In questo senso, rivestendo questa figura professionale il carattere di atipicità, si è previsto che ai collaboratori parlamentari debba essere applicato il contratto collettivo nazionale per i dipendenti degli studi professionali e che, proprio in considerazione del necessario vincolo fiduciario che lega questi al parlamentare, tale contratto debba essere a tempo determinato e con scadenza al termine della legislatura. Si è previsto, altresì, per rendere più evidente e certificato questo tipo di contratto, l’istituzione di un Albo dei collaboratori parlamentari che consenta a questi ultimi di godere, anche in termini professionali, di maggiore visibilità e di dimostrare, da parte dei loro datori di lavori, un’ampia trasparenza al pubblico rispetto alle persone che li assistono nelle loro attività.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. (Oggetto) 1. Ai fini della presente legge, per «collaboratore parlamentare» si intende colui o colei che supporta nella sua attività quotidiana il parlamentare e che, conseguentemente, è iscritto nell’apposito Albo dei collaboratori parlamentari di cui all’articolo 4. Art. 2. (Rapporto di lavoro) 1. Ai collaboratori parlamentari di cui all’articolo 1 si applica il contratto collettivo nazionale per i dipendenti degli studi professionali e, quindi, i diritti e i doveri che dal medesimo contratto collettivo discendono, sia per il collaboratore sia per il parlamentare. 2. La durata del rapporto di lavoro dei collaboratori parlamentari con il singolo parlamentare, stante la natura fiduciaria del rapporto, è definita a tempo determinato e comunque non può oltrepassare il termine della legislatura. Art. 3. (Licenziamento) 1. Il collaboratore parlamentare può essere licenziato, ai sensi del contratto collettivo nazionale di cui all’articolo 2, per giusta causa, ragione nella quale si ricomprende anche il venir meno del rapporto fiduciario. Art. 4. (Albo dei collaboratori parlamentari) 1. Al momento della stipula del contratto di collaboratore parlamentare, questi si iscrive, senza alcuna spesa, ad un Albo dei collaboratori parlamentari, pena l’inibizione dall’ingresso nelle sedi del Parlamento. Il predetto Albo è aggiornato periodicamente a cura di ciascuna Amministrazione parlamentare ed è depositato presso gli Uffici dei parlamentari Questori. 2. L’Albo dei collaboratori parlamentari di cui al comma 1 è pubblicamente accessibile e disponibile al pubblico anche via internet, rispettivamente nei siti internet di ciascun ramo del Parlamento. 3. L’iscrizione all’Albo dei collaboratori parlamentari è un titolo valido per la frequenza dei corsi di aggiornamento e di studio promossi dalle Amministrazioni degli organi parlamentari. Art. 5. (Disposizioni finali) 1. Nessun obbligo né vincolo deriva alle Amministrazioni parlamentari a seguito della stipula di un contratto di collaboratore parlamentare ai sensi della presente legge.

 

INGLESE:

A BRIEF VISIT TO THE SENATE by Franca Rame
English Version
Translated by Elizabeth Pyjov
Department of Romance Languages and Literatures, Harvard University
Adviser: Prof. Walter Valeri

PART III

A few days after the beginning of the XV legislature, May 3rd 2006, we were summoned to choose the president of the mystic – pardon, the mixed – group of the Senate. I was confused by the presence of some members of the Democratic-Christian party. Giulio Andreotti was presiding. Oh! There’s the mystic leader! I entered in one of the large rooms of the palazzo Carpegna building, I don’t remember which floor, with a certain embarrassment at the idea of finding myself meeting the most enigmatic senator ever. Surely Andreotti had read the newspapers that came out a few days ago; when journalists asked me: “What will you do when you meet Andreotti?” I replied: “Andreotti? – grey that’s the most grey of all grey…”

Also meeting this enigmatic one, after all that Dario had said about him on stage, made me feel really uncomfortable. Without mentioning the satire in which Giulio Andreotti, the humped Torquemada, the Minister of Culture in the first government of De Gaspari, the young but already secular right arm of the clergy, had been represented as the furious administrator of the censorship who censored masterpieces such as the Mandragola by Machiavelli and Arialda by Testori, not to mention the massacre of our satiric texts in the Piccolo Teatro! Well, meeting him turned out to be less difficult than I thought. I enter just as this senator for life passes the threshold. He welcomes me with a big smile, hugs me, and kisses my gloves. “Dear little one (this is from a text!) – he tells me, leaving me with my jaw dropped – I need to thank you … you and Dario were marvelous … you did the impossible to help us find out where the red brigade had hidden Aldo Moro… thank you!” – “President … you’re too kind … But I went to meet those terrorists at the jails Nuove de Torino only because the head of the cabinet of the minister Bonifacio, doctor Selvaggi, had asked me to. I was sure that those detained didn’t know anything … and I was right. – I continue – Now that so many years have passed, President, could you please reveal the reason why you had not agreed to also save Moro, to free him in exchange for a group of prisoners of the red brigade? In your position I would have let them go. Once you had liberated Moro, you would have easily been able to arrest them again.” “No, we couldn’t have accepted that solution since the red brigade wanted to handle the exchange as if they were the State, to treat them as equals.” “Yes, but in this way a man had been killed: Moro.” He looked at me, disconsolate, opening his arms, as if saying: “It couldn’t have been done differently…” At that moment Cardinal Siri came to mind, the most powerful man of the Vatican government. He’s the one who commented when hearing the news of the kidnapping of Aldo Moro: “Moro got what he deserved. HE’S A REALLY A GREAT CHRISTIAN!”

This was the usual rationale of the state, or rather the unreasonable denial of rationale. And suddenly, Cirillo flashed before my eyes, a powerful man of the Neapolitan Democrazia Cristiana, captured by the very same red brigade three years later. In that case, the government is in line with the state. Even members of the Mafia are used to trying to free prisoners by bargaining. Through the mafia the kidnappers are paid whatever they want (1 billion 400 million lyres). And, there we go, Cirillo is as free and lively as a cricket! But how come? Where’s the catch? There’s some gossip going around that Cirillo, unlike Moro, certainly didn’t have in mind admitting the communist party of Berlinguer into the government. So with Cirillo questions of moral dignity and defense of the authority of the state did ’t get in the way. Hurray! The extraordinary metamorphosis of rationale! This is a demonstration of that fact that in a Christian democracy there’s an aspect of eternal resistance. Do you want to know what the man who cooperated with the mafia for the release of Ciro Cirillo has been up to lately?!? Ça va sans dire… This man is Enzo Scotti, undersecretary of international affairs of the new government of Berlusconi! That day, without any difficulty, we elected the president of the mixed group: senator Nello Formisano, Italia dei Valori. I already hinted at something about an assistant of mine. Her name is Giuliana. She’s a young assistant of the senate of the previous legislature. She does her job well. She’s pretty and clever. To hire her, it’s necessary to draw up a contract. What kind of contract? This is the advice I receive … or under the table or co.co.pro.  I speak with my accountant, Giancarlo Merlino, and we decide on a more adequate contract for an indefinite period of time. Someone tells me: “You’ve made a mistake; you’re not following the norm.”

I discover that the norm here, but more so in Montecitorio is to make the assistants pass for volunteers …  other “honorable ones”, for the most part, manage to pay them pitiful sums: 500, 700 euro under the table. There are few who hire assistants with contracts for an indefinite period of time. To tell the truth, I conducted an inquiry… I ended up the only one … outside the norm. And to say that each one of us, senator or deputy, receives 5 thousand euro a month from the state for a personal assistant! Because of this, there was a big scandal.  

In the television program “the Hyenas”, they conducted an investigation in which they interviewed parliamentarians as they were going out of Montecitorio. They asked them: “Honorable parliamentarian, do you have a personal assistant?” A very nervous “Yes”, and they hurried on, irritated. But the interviewers insisted: “Is he contracted or temporary? How much do you pay him?” Those being interviewed become very uneasy, they stutter and give truly paradoxical answers, such as: “It escapes me … ask her, ask my assistant…” And another one: “I accepted a student who’s gaining experience. She should be the one paying me!” And still another: “Mine is also in gaining experience, and she comes for free: I don’t pay her, but I help her with her homework. And now and then I even invite her to dinner!” The highlight was the honorable lawyer Taormina, who, when interviewed by the magnificent Bernardo Iovene replied more or less like this: “Me? I don’t have assistants, I never take them, because I already have a large studio … The money I get for an assistant, I give to my wife, who then donates it to a dog kennel.” The taxpayers thank Mrs. Taormina who donates to charity with public money … The fact is that the president of the House of Deputies, Fausto Bertinotti, was forced to restrict entrance to only those assistants who were equipped with a pass. Many were left behind, unemployed. I talk about this with a few of the senior senators, commenting: “It seems a little petty to make money on the side with the salary of those who help us!” They all change the subject. At this point I blurt out a comment, hardly a benevolent one: “I understood! – I was forgetting that we are the head of the fish…!” “What do you mean?” they ask me. “It’s from our heads that the stench starts! And then the stench spreads through the whole hemicycle: from the House of Deputies to the Senate! And it’s felt! Maybe it’ll be necessary to call a disinfestations company …. those heavy-duty ones, with the spray!” No one laughs … I’m afraid this is the reason why I don’t enjoy too many friendships here inside …!  In connection with the association “the temporary workers of the parliament”, I sent Ansa the press release: FRANCA RAME: I JOIN THE APPEAL OF THE ASSOCATION OF TEMPORARY ASSISTANTS: ENOUGH WITH ASSISTANTS UNDER THE TABLE.

Getting the idea from the letter that the association of temporary assistants had sent to two prime minister candidates, Veltroni and Berlusconi, asking that in order to be in the list of candidates there be the obligation to not have assistants under the table. Senator Franca Rame wanted to phrase her request to the two leaders in this way: “In my experience as senator, it’s happened that I’ve had to witnessed abuses of power; among the most shameful are the parliamentarians (of both wings) who in the courtroom defend the rights of workers and condemn the black economy, but in their own offices have assistants who earn a pitiful amount and have no contract and no guarantee of any kind. It’s abominable that this happens. I therefore join the appeal of parliamentarian assistants so that this malpractice comes to an end.

I presented some time ago a bill to end this practice (THE AGENDA FOR TEMPORARY WORKERS FOLLOWS AT THE END OF THIS PART). But isn’t this upsetting in its own right? That we need a law to keep the parliamentarians in line? Shouldn’t good common sense encourage the representatives of the citizens to not have assistants under the table?”
THE SENATE OF THE REPUBLIC XV LEGISLATURE ———– N. 1626 BILL of the initiative of senators RAME, FORMISANO, CAFORIO, GIAMBRONE, BARBATO, CUSUMANO, FUDA, LEVI, MONTALCINI, PALLARO, ROSSI Fernando e TURIGLIATTO PRESENTED TO THE PRESIDENCY THE 12TH OF JUNE 2007. The standards for the organization of the profession of the parliamentary assistant, Honorable Senators: This bill has the objective of addressing the issue of parliamentarian assistants, or rather of those eight hundred people who give aid to parliamentarians and whose professionalism still does not seem to be recognized by contract.

Therefore, in order to avoid these very abuses, forms of subreptitious exploitation, lots of work done under the table, and, at the same time, to foster professionalism, which is very important for the functioning of the Parliament, through its structures and resources, to support the daily work of the elected, the present bill aims to put in place standards that guarantee this professional position, giving them dignity and full rights inside our order. In this way, covering this professional figure with the character of the atypical, it’s provided for that a collective, national contract ought to be applied to the parliamentarian assistants for employees of professional studies and that, in consideration of the necessary trustee bond that binds those ones to the parliament, such a contract needs to be for a fixed term and with an expiration at the end of the term of the legislature. Moreover, it has been foreseen, to make this kind of contract more evident and documented, the institution of a Register of parliamentarian assistants who consent that collaborators should benefit from, in professional terms, the greatest visibility and to demonstrate, from the part of their employers, an ample transparency to the public in respect to the people who assist them in their activities.

BILL Article 1. (Object) 1. For the purpose of the current law, for the “parliamentarian collaborator”, it is intended for him/her who supports in his/her daily activity the parliamentary and who, consequently, is enrolled in the proper register of parliamentary collaborators which article 4 describes. 2. (Work relationship). 1. To the parliamentarian collaborators mentioned in article 1, applies a collective national contract for the employees of professional studies and, therefore, the rights and duties that derive from the same contract, both for the assistant and for the parliamentarian. 2. The duration of the work relationship of parliamentarian assistants with a single parliamentarian, on account of the natural trustee of the relationship, is defined by a fixed time and in any case cannot exceed the end of the term of legislature. Article 3 (Dismissal) 1. The parliamentarian assistant can be dismissed in accordance with the collective national contract which article 2 speaks of, for a good reason through which we understand the loss of the trustful relationship. Article 4 (Register of parliamentary collaborators) 1. At the moment of the stipulation of the contract of the parliamentarian assistant, he/she is registered, without any expense, to a Register of parliamentarian assistants. Otherwise, as penalty, entrance to the seats of parliament is prohibited. The above-mentioned Register is updated periodically, edited by each Parliamentary Administration and deposited near the offices of the parliamentary officers. 2. The Register of parliamentarian assistants, mentioned in part 1, is publicly accessible and available to the public even on the internet, on the internet sites of every branch of the Parliament. 3. The registration to the Register of parliamentary collaborators is a valid title for the attendance of refresher courses and of study promoted by the Administration of parliamentary bodies. Article 5 (Final orders) 1. No obligation nor bind derive from the parliamentarian administrations following the stipulation of the contract of parliamentary collaborators under this law.   

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BREVE VISITA AL SENATO - IV PUNTATA, con la collaborazione di CARLOTTA NAO

Primi di maggio… Sto cercando casa… la trovo. Pensa un po’ te! Proprio in piazza del Pantheon! È un piccolo appartamento l primo piano, con poca luce e privo di riscaldamento. Ci dovrò pensare da me… Per di più è un po’ caro… ma quando apro la finestra e mi ritrovo davanti la grande ellisse del Pantheon con la sua enorme cupola, la più antica del mondo, esclamo: “Questa immagine mi libera da ogni remora e magoni vari!” Dario non vuole che stia a Roma da sola, il 9 maggio mi ha raggiunto Marina Belloni, AMICA-COMPAGNA. Mi è di grande aiuto. Mi dà una serenità sapere che Marina è con me… abita con me… che bellezza, non mi sento più sola. Si occupa con Giuliana dell’ufficio. Mi dà consigli… è davvero preziosa, in più ridiamo, ci facciamo dei bei pranzetti, ci guardiamo la televisione. Giuliana, Marina… siamo tutte e tre molto attive. La mattina mi sveglio sempre presto… arrivo a Palazzo Madama che l’aula è ancora chiusa. Vado nella sala lettura-computer e mi metto a lavorare. Faccio come di regola una visitina al mio blog, rispondo alle tante lettere davvero stimolanti che in molti mi mandate… Oh, tu guarda… c’è un tipo che ce l’ha con me. Vorrebbe ammazzarmi a bastonate. Mi fermo un attimo, o forse più a meditare… In tempi passati ho subìto violenze e il solo pensiero che atti “aberranti” possano colpirmi ancora, mi paralizza. Calma, mi dico. Calma. Sarà il solito mitomane che si vuol mettere in vista. E non ci penso più. 10 maggio Mi sono svegliata alle 5,25… dalla fame. Mi capita di saltare la cena per pigrizia… mi faccio una bella tazza di latte con l’orzo… la inzuppo di biscotti. Poi mi riaddormento, mi dico. No, niente. Sveglia come un grillo. Decido per una camminata. E via che esco. Mi piace girare per Roma con poca gente intorno. Mi guardo palazzo Chigi.

Penso a Prodi: potrebbe anche invitarmi una volta a pranzo. Ho incontrato qualche giorno fa la signora Flavia, sua moglie, che se ne andava tutta sola nei pressi della gelateria Giolitti. Ci siamo salutate con simpatia. M’ha dato anche del tu… Vado in via del Corso a guardarmi le vetrine. In fin dei conti sono una donna, e ogni tanto mi piace vedere che ti offrono i negozi di abbigliamento. C’è qualcosa che mi piacerebbe comprare (mi sembrano abiti adatti a una carica istituzionale così prestigiosa). Ma sono chiusi. Tornerò. Dico sempre così, poi non torno. Non c’è il tempo. Non avrei mai creduto si lavorasse tanto in Senato. Si corre anche molto. Anzi: sempre. impegni uno appresso all’altro. Non che si combini molto… Entro a Palazzo Madama. Oggi all’ingresso ci sono due marinaretti. Il solito scatto di tacchi e: “AAAttteeentiiii!”. Ma si deve spaventare la gente così, di prima mattina?! Ciao ciao soldatini. Sono le 9,45. Ho tutto il tempo che voglio per prendere un bel cappuccino con cornetto. La buvette è affollatissima. Saluto qua e là. Qualcuno risponde. C’è anche la Finocchiaro. Le sorrido. Mi guarda senza un cenno di risposta. L’unica volta che mi sono sentita chiamare con affetto “Francuzza” dalla senatrice Finocchiaro, è stato quando ho votato sì, dopo mille perplessità, alla finanziaria. Ma di questo racconterò più avanti…. E’ la mia trasparenza che mi colpisce. Chissà perché ha difficoltà a salutare. Trovo il suo atteggiamento ridicolo. Poi penso. Forse non mi ha visto. Forse è miope… cieca. Oh poverina, dovrebbe venire accompagnata da un cane. Chissà che in futuro riesca a scendere dal piedistallo su cui si è sistemata. Sarebbe piacevole. Speriamo in un futuro di dialogo, e non solo con lei. Un’altra dal saluto difficile è la ministra della Sanità: la Turco. (nei due anni di Senato non mi ha mai salutato. Peggio per lei!) Chissà cosa si trovano nella teste ‘ste signore… a che livello dell’atmosfera vivono? Non posso trattenermi dal muovere la testa da sinistra a destra e da destra a sinistra… pensando a sua maestà la regina di Svezia, che ha dialogato a lungo con Dario e la sottoscritta in occasione del premio Nobel, senza il problema di avere a che fare con esseri non al loro livello. A che livello credono di stare? Se Turco e Finocchiaro dovessero prendere il Nobel (evento che ritengo improbabile), come si comporterebbero con i tanti “nessuno” che popolano questo palazzo, per non parlare del mondo? A chi rivolgerebbero la parola? Mi viene spontaneo mandare un bacio a Dario, che da un sondaggio del Daily Telegraph è risultato “settimo genio del mondo”, eppure posso testimoniare essere la persona più umile che conosca. Sì, ho proprio atteggiato la bocca come si fa quando si butta un bacio volante. “Mi mandi un bacio?!” mi dice qualcuno tra la folla… mi guardo intorno imbarazzata… “No io…” e spalanco gli occhi. E’ il presidente Marini in persona. “Presidente, che bellezza vedere un viso amico! Sì, è proprio per te il mio bacio… anzi te ne do un altro!” Lui mi abbraccia e il bacio glielo schiocco sulla guancia. Ho molta simpatia per Marini, lo trovo alla mano, educato (e non è poco), sempre disponibile. E’ ora di entrare in aula. La spensieratezza mi abbandona. 17 maggio 2006, Gran giorno oggi!

A camere unificate abbiamo eletto Presidente del Consiglio Romano Prodi: “Noi non ci riempiamo la bocca parlando ‘della gente’. – dice - Noi abbiamo la serietà e la consapevolezza di essere gente tra la gente.” Ecco, quel giorno a Montecitorio con tutto il Parlamento riunito, mi sono sentita davvero coinvolta. Ben conscia di dove fossi e di quel che stessi facendo. Quando esco, è una delle prime volte che sento di aver combinato qualcosa di buono. 19 maggio 2006: Prodi, scortato come fossimo in Iraq, arriva in Senato. C’era talmente tanta polizia a bloccare gli ingressi e le strade, che ho dovuto presentare la mia tessera per poter entrare a Palazzo. Il nostro Primo ministro, chiede la fiducia al governo, e l’ottiene: 165 sì, 155 no, nessun astenuto. Hanno votato a favore anche tutti i senatori a vita (Quanti fischi si sono presi! Ho davanti agli occhi il presidente Ciampi che mentre si reca a votare si volta allibito, Qualcuno gli ha gridato a squarcia gola: “pannolone”. C’è da non crederci. Esco che è notte e trovo ad aspettarmi un acquazzone tremendo! Sono organizzata come uno scout… estraggo dalla mia borsona un ombrellino pieghevole giallo. Mi ripara abbastanza… e via che mi dirigo verso casa. Passando davanti al gelataio non resisto, mi gratifico con un cono da 2 euro. Cammino adagio per la stanchezza. Penso alla mia casa e sorrido. Tra 6 minuti sono a letto. 23 maggio 2006 Viene presentato da molti senatori, me compresa un ddl sulla pericolosità dell’amianto.

DISEGNO DI LEGGE SULL'AMIANTO - SENATO DELLA REPUBBLICA N.23 DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori CASSON, MALABARBA, BAIO DOSSI, RIPAMONTI, TIBALDI, ALBONETTI, ALFONZI, AMATI, BARBOLINI, BASSOLI, BATTAGLIA Giovanni, BENVENUTO, BOSONE, BULGARELLI, BRUTTI Paolo, BUBBICO, CALVI, CAPELLI, CAPRILI, CONFALONIERI, D’AMBROSIO, DE PETRIS, DI LELLO FINUOLI, DONATI, EMPRIN GILARDINI, FERRANTE, FILIPPI, GARRAFFA, GIANNINI, GRASSI, MARITATI, MARTONE, MAZZARELLO, MERCATALI, NARDINI, PALERMO, PEGORER, PISA, RAME, RONCHI, RUSSO SPENA, SCALERA, SCARPETTI, SODANO, TECCE, TONINI, TURIGLIATTO, VALPIANA, VANO, VILLECCO CALIPARI, VITALI e COLOMBO Furio COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 28 APRILE 2006 Disposizioni a favore dei lavoratori e dei cittadini esposti ed ex esposti all’amianto e dei loro familiari, nonché delega al Governo per l’adozione del testo unico in materia di esposizione all’amianto “Onorevoli Senatori. – Al fine di tenere sempre alta l’attenzione sui problemi causati dalla presenza dell’amianto nel nostro Paese e di offrire finalmente soluzioni alle drammatiche e a tutt’oggi irrisolte conseguenze derivanti dall’esposizione all’amianto, si ritiene opportuno presentare, in occasione della seconda «Giornata mondiale delle vittime dell’amianto» questo disegno di legge, gia` presentato nella scorsa legislatura (A.S. 3696) e non approvato. L’amianto (chiamato anche asbesto) e` un minerale naturale a struttura fibrosa, presente anche in Italia, appartenente alla classe chi-mica dei silicati. Esso e` potenzialmente indistruttibile in quanto resiste sia al fuoco che al calore, nonche` agli agenti chimici e biologici, all’abrasione e all’usura. Per le sue caratteristiche di resistenza e di forte flessibilita e` stato ampiamente usato nell’industria e nell’edilizia, benche` – gia` negli anni 40 del secolo scorso – fosse stato scientificamente dimostrato che si trattava di una sostanza altamente nociva per la salute, risultata poi avere anche effetti cancerogeni. Speriamo che questo disegno di legge venga votato all’unanimità!

 

INGLESE:

A BRIEF VISIT TO THE SENATE by Franca Rame
English Version
Translated by Elizabeth Pyjov
Department of Romance Languages and Literatures, Harvard University
Adviser: Prof. Walter Valeri 

Part IV

The first days of May … I’m looking for a place to stay … I find it. Just think -- right in the Piazza del Pantheon! It’s a small apartment on the first floor, with little light and no heating. I’ll need to put it in place myself… What’s more, it’s a little expensive … But when I open the window and find myself in front of the grand ellipse of the Pantheon with its enormous dome, the most ancient one in the world, I cry out: “This image frees me from any hesitation and various lumps in my throat!” Dario doesn’t want me to be in Rome by myself. The 9th of May Marina Belloni joined me, my FRIEND- ROOMMATE. She’s a great help to me. Knowing that Marina is with me gives me a sense of tranquility … she lives with me … how wonderful, I don’t feel alone anymore. She and Giuliana take care of the office. She gives me advice … she’s truly special, and what’s more we laugh, we make nice little lunches together, we watch TV. Giuliana, Marina … all three of us are very lively. In the morning I always wake up early … I arrive at Palazzo Madama when the assembly room is still closed. I go to the reading and computer room and begin working. As a rule, I visit my blog and reply to so many truly interesting letters that so many of you send me … Oh, look at this … there’s a guy who has a problem with me. He would like to beat me up to death. I stop for a moment, or maybe longer, to meditate … In the past I’ve suffered violence and I feel paralyzed by the mere thought that these aberrant acts can still strike me. Calm down, I tell myself. Calm down. It must be the usual mythomaniac who wants to make himself known. And I don’t think about it anymore.

The 10th of May, I woke up at 5:25 am … from hunger. It sometimes happens that I skip dinner due to laziness … I make myself a nice cup of milk with barley … I dip in biscotti. Then I’ll go back to sleep, I tell myself. No, not really. Awake as a cricket. I decide to take a walk, and go outside. I like walking around Rome when there are few people around. I look at palazzo Chigi. I think of Prodi: he could perhaps finally invite me to lunch one of these days. A few days ago I bumped into Mrs. Flavia, his wife, who was walking around alone next to the gelateria Giolitti. We said hi to each other with affection. She even addressed me informally … I go to via del Corso to look at the shop windows. After all, I’m a woman and now and then I like to look at what the clothes stores have to offer. There’s something that I’d like to buy (these clothes seem well-adapted for such a prestigious institutional office). But the stores are closed. I’ll be back. I always say that, but then I never come back. I don’t have the time. I would have never thought that one works so much in the Senate. One also runs around a lot. Rather: always. Engagements one after the other. But it’s not like a lot is being done … I go into the Palazzo Madama. Today at the entrance there are two little sailors. The usual click of the heels and: “Looooook out!” But do they have to scare people like this, so early in the morning?! Ciao, ciao, my dear little soldiers. It’s 9:45 am. I have all the time I need to get a nice cappuccino with a cornetto. The Buvette is very crowded. I say hello here and there. Someone replies. Finocchiaro is also there. I smile at her. She looks at me without a nod or reply. The only time I heard Senator Finocchiaro affectionately call me “Francuzza” was when I, after a million doubts, had voted “yes” to the financial bill. But I’ll tell about this later on … It’s my invisibility that amazes me. Who knows why it’s difficult for her to say hello. I find her attitude ridiculous. Then I think. Perhaps she didn’t see me. Maybe she’s shortsighted … blind. Oh poor thing, she should be accompanied by a dog. Who knows, probably in the future she would manage to come down from the pedestal where she has settled down. It would be nice. We’ll hope for a future with dialogue, and dialogue not only with her. Another one that has a hard time saying hello is the Minister of Health: la Turco. (In the two years that I’ve been in the Senate, she has never said hello to me. Her loss!). Who knows what goes on in the heads of these ladies … in which layers of the atmosphere do they live in? I can’t help but move my head from left to right and from right to left … thinking of her majesty the queen of Sweden, who talked to Dario and yours truly for a long time during the Noble prize ceremony, without the problem of dealing with beings who weren’t at their level. At what level do they think they are? If Turco and Finocchiaro were to receive the Noble prize (an event which I find improbable), how would they behave with so many “nobodies” who fill this building, not to mention the world? Who would they speak to? I spontaneously feel like blowing a kiss to Dario, who by a survey of the Daily Telegraph turned out to be “the seventh most genius man in the world”, and yet I can testify to the fact that he is the most humble man I know. Yes, I truly pursed my lips, like one does when blowing a kiss. “Are you sending me a kiss?!” someone tells me from the crowd … I look around embarrassed … “No, I…” and my eyes widen. It’s President Marini, in person. “President, how wonderful to see a friendly face! Yes, this kiss is just for you … better still, I’ll give you another one!” He hugs me and I give him a kiss on the cheek. I’m fond of Marini. I find him easygoing, well-mannered (and this is a lot), always helpful. It’s time to go into the assembly room. The light-heartedness leaves me. 17th of May 2006, it’s a big day today! Both branches elected Romano Prodi as President of the Council. “We won’t fill our mouths talking of “the people” – he says – We have the seriousness and the awareness to be people among the people.” There, that day at Montecitorio with the whole Parliament united, I felt truly involved. I was very conscious of where I was from and what I was doing. When I go out, it’s one of the first times that I feel that I’ve done something good.

May 19th 2006: Prodi, escorted as if we were in Iraq, arrives in the Senate. There was so much police blocking the entrances and the streets that I had to show my card to be able to enter the Senate. Our prime minister asks for the trust of the government, and he attains it: 165 yes, 155 no, no abstainer. Even all the senators for life voted in his favor. (How many whistles they received! I have before my eyes the president Ciampi who while going to vote, turns astounded. Someone with a raucous throat shouted: “adult diaper.” It’s hard to believe. I go out since it’s night and I find a tremendous downpour waiting for me. I’m as prepared as a girl scout…. I pull out of my bag a little yellow folding umbrella. It protects me enough … and on I go toward home. Walking by a gelateria, I don’t resist, I fulfill my desire with a cone of 2 euro. I walk slowly because I’m tired. I think of my house and smile. In 6 minutes I’m in bed.

May 23, 2006. The senators, including myself, do an interrogation on the danger of asbestos. BILL ON ASBESTOS – THE SENATE OF THE REPUBLIC N. 23 BILL, the initiative of senators CASSON, MALABARBA, BAIO DOSSI, RIPAMONTI, TIBALDI,
ALBONETTI, ALFONZI, AMATI, BARBOLINI, BASSOLI, BATTAGLIA Giovanni, BENVENUTO, BOSONE, BULGARELLI, BRUTTI Paolo, BUBBICO, CALVI, CAPELLI, CAPRILI, CONFALONIERI, D’AMBROSIO, DE PETRIS, DI LELLO FINUOLI, DONATI, EMPRIN GILARDINI, FERRANTE, FILIPPI, GARRAFFA, GIANNINI, GRASSI, MARITATI, MARTONE, MAZZARELLO, MERCATALI, NARDINI, PALERMO, PEGORER, PISA, RAME, RONCHI, RUSSO SPENA, SCALERA, SCARPETTI, SODANO, TECCE, TONINI, TURIGLIATTO, VALPIANA, VANO, VILLECCO CALIPARI, VITALI e COLOMBO Furio PRESENTED TO THE PRESIDENCY April 28, 2006. Dispositions in favor of workers and residents who are and were exposed and to asbestos and their family members as well as a proxy to the government for the adoption of a unified text of policies in relation to exposure to asbestos. “Honorable Senators – In order to always give our full attention to problems caused by asbestos in our country and to finally offer solutions to the dramatic and still unresolved consequences deriving from the exposure to asbestos, I believe it is appropriate to present, in the occasion of the second “international day that has witnessed a victim of asbestos” this bill, which has already been presented at the last legislature (A.S. 3696) and was not approved. Asbestos (also called amianto) is a natural mineral with a fibrous structure, which also exists in Italy, pertaining to the group of chemical silicates. This mineral is potentially indestructible when it comes to resisting fire or heat, as well as to chemical and biological agents, and to abrasion usury. Due to its strong resistance and high flexibility, it has been widely used in industry and the building trade, despite the fact that – already in the 1940s –
it has been scientifically proven that this substance is highly harmful to health, and it turned out that it even has cancerous effects. Let’s hope that this bill will be voted for unanimously!

Argomento: 
Anno: 

XV Legislatura – 28 aprile 2006 - Febbraio 2008 - BREVE VISITA

BREVE VISITA
IN SENATO PRIMA PUNTATA
  XV Legislatura – 28 aprile 2006


Primo giorno in Senato. Mi sono svegliata alle 5.
Agitata.
Gironzolo per l’appartamento preparandomi gli abiti da indossare.
Alle 5.30 decido di fare una camminata. Il sole sta per spuntare. Il portiere ASSONNATO, del residence di via Ripetta, dove per anni Dario ed io si alloggiava durante le tournées nei teatri romani, mi guarda strano: “Che succede senatrice? Non si sente bene?”
E’ questo che sta dicendo? Senatrice? Oddio, adesso mi chiameranno tutti così?
“No, no, grazie… sto bene, vado a far quattro passi…” - lo tranquillizzo con un sorriso. Dà un’occhiata all’orologio, ma non fa commenti.
Esco e giro a destra. Dove vado? Mi domando. Cammino veloce verso l’Ara Pacis.

Quando sto per sorpassarla, non posso fare a meno di buttarci un occhio. La sento un po’ INGOLFATA in quella scatolona di vetro con cui Veltroni l’ha rivestita. Le grandi lastre di cristallo riflettono gli alberi e il Tevere che scorre lì sotto. Passa gente indaffarata, che non la degna nemmeno di uno sguardo. E’ l’altare della pace. Si sente un po’ trascurata… fuori moda… che senso può avere? Ho letto che sulla trabeazione un tempo stava scritto: “Una volta usciti da questo luogo cosa portate nel mondo, di me? La pace dovrebbe ingiungervi a purezza, rifiuto di sangue innocente, sparso ignobilmente nel fango…”
Meno male che oggi viviamo in un Paese che aborrisce per Costituzione la guerra e, se ci partecipa, è solo per portare aiuto e conforto agli afflitti. Purtroppo siamo costretti ad andarci coi carri armati e i caccia bombardieri da combattimento… perché, non si capisce come, i liberati ci scambiano sempre per aggressori!
Ma per favore, non facciamo retorica.
Svolto in Via del Corso. In un attimo sono in Piazza di Montecitorio.
La malinconia e la preoccupazione che ho addosso non se ne vanno, né si attenuano. Senza averlo scelto mi ritrovo in Piazza del Pantheon.

Mi siedo sui gradini della fontana. Anche non lo volessi, il Pantheon si fa proprio notare. Ogni volta che mi ritrovo davanti a opere “impossibili” come questa, mi viene da pensare alle migliaia di schiavi che le hanno costruite, immediatamente dopo mi vedo Michelangelo esclamare: “Ognuno di noi non vale un respiro della loro sapienza!”.
Da questi pensieri mi distraggono i fatti miei.
Tiro un gran sospiro. Poi lentamente, passo dopo passo, mi mangio i pochi metri che mi separano dal Senato. Arrivo davanti all’imponente palazzo Madama, con il portone ancora chiuso.
L’osservo appoggiata al muro di fronte con un vuoto allo stomaco. Forse ho anche appetito. Non ho trovato un bar aperto. Dio mio, dovrò proprio entrarci. Che mi aspetterà?
Sono veramente agitata.
Rientro al residence che manca poco alle sette. Devo far passare ancora tre ore. Sto bloccata su una sedia nell’atrio sotto una gran pianta esotica.

Trascorro quasi un’ora a pensare… “Son proprio giù, maledizione!”.
Accidenti, ma perché? “Dovrei essere contenta! – mi dico – SENATRICE! Ma ti rendi conto che onore t’è capitato?”
“Sì, sì… senatrice!!! – e mi rifaccio il verso. Non ho mai pensato di diventare senatrice, non era proprio nei miei programmi! “Onorata, onorata” per carità… Mi sono trovata eletta senza aver mosso un dito. Non mi sento all’altezza… sono spaventata, anche se non lo dico a nessuno.” “Non ti senti l’altezza? E allora, quelli che hanno votato per te, t’hanno scelta così, a caso? Proviamo con un’attrice… piazziamoci un bel personaggio decorativo, in quel mausoleo di tromboni! Piantala con ‘sta solfa! Ricordati di tutto il lavoro che hai tirato in piedi nelle carceri, l’organizzare le difese dei ragazzi arrestati per reati politici… sbattuti in galera, torturati… sbatti in galera, carceri speciali modello tedesco… le centinaia di spettacoli in sostegno delle fabbriche in lotta che hai fatto con Dario?”
 “Sì, ecco, ecco… adesso gonfiamoci di orgoglio…”
 “È solo per rinfrescarti la memoria darti un po’ di sicurezza! Insomma! Ti sei sbattuta per anni solo per darti un tono?!... come a fare un po’ di footing? Dovresti essere orgogliosa: pensa in quanti ti hanno votata! In quanti hanno avuto fiducia in te. È tutta gente che ti ha scelta con cognizione di causa. Non per caso. Solo in Piemonte ti sei beccata 88 mila voti! E nelle altre 5 regioni dove sei stata presentata capolista, quanti ne hai presi?... Sorrisino? Forza!”
 “Ma vai al diavolo, tu e le tue leccate di gratifica!”
Così, in conflitto con me stessa salgo nell’appartamento.
Mi guardo allo specchio: più tirata di così non potrei essere.
 “Che bello sfottermi con quel Sorrisino… mi sento fuori posto… non all’altezza… non adeguata… in più sono vecchia per affrontare una vita nuova.”
Beh, non esageriamo… Adesso a guardarmi bene, a tutto campo nello specchio non mi vedo proprio da buttare! 
“Oh, per la miseria, alla tua età dovresti sbatter la coda per la gioia, cara senatrice!! E anche voltolare su te stessa come in una danza!?! Facciamo conto di dover entrare in scena… sono figlia d’arte e noi della professione montando sul palcoscenico non si trema mai. Via con la metamorfosi: doccia. Biancheria. Che abito metto? Come si veste una senatrice? Mi piacerebbe vestirmi di rosso… che capiscano subito da che parte sto. Poi opto per il nero, più consono al momento e al mio umore. Pantaloni, top e una giacca di seta opaca che mi ha regalato Gianfranco Ferré con un mare di altri indumenti elegantissimi, quando Dario ha preso il premio Nobel a Stoccolma.
Mi pettino, mi trucco… faccio tutto col rallenty, ma sono pronta in un momento.
Mi risiedo e aspetto.
Quante volte ho guardato l’orologio?
Mi chiamano dalla portineria: “E’ arrivata Rai 3…”
Salgono nel mio appartamento. Antonio Caggiano vuole filmare i preparativi….
Quando arrivano m’infilo la giacca. “Ma come?!... già pronta?” M’è venuto da ridere. “Sì… mi mancano solo gli orecchini…” “Come mai porta da anni sempre questi orecchini?” “Me li ha regalati Dario in un momento particolare della nostra vita… non li toglierò mai più! Andiamo?”
 Telecamera è in azione… saliamo in macchina… chiacchiere di circostanza… telefona Dario…: “Auguri… ti voglio bene…”
“Anch’io!” maledizione Dario, perché non sei qui…
Mando giù il magone e fingo di avere la tosse. Arriviamo… Sono calma, calmissima e… sconvolta..
Un mare di gente.
Giornalisti, fotografi, televisioni.
Scendo augurandomi di non essere notata.
“Senatrice…” “Franca” “Senatrice…” “Franca” “Franca” “Senatrice come si sente? E’ felice?”
 Ci penso un attimo… potrei dire, sono emozionata… sono onorata… sprizzo gioia da tutti i pori! Invece mi esce una frase che pare tratta da una vecchia canzone popolare lombarda che fa così: “Sono felice come una giovane di diciott’anni che va sposa a un vecchio catarroso che non ama…” Ma cosa sto a dire? Infatti, i più mi guardano perplessi per un attimo poi mi sparano: “Ora incontrerà Cossiga… Andreotti… che farà? Stringerà le loro mani?” Maledizione, ma che domande ti fanno di prima mattina?
 “Beh… Andreotti… mi fa venire subito in mente Moro, e le sue lettere dalla prigione Br a lui indirizzate (grigio più grigio del grigio) e Cossiga non posso fare a meno di vederlo su una tolda di una nave da guerra, come lui s’immaginava di stare durante il conflitto del Kuwait, col vento che gli scompigliava i capelli… è lì che gli son diventati ricci, quasi crespi!” Scoppia una gran risata fra gli operatori tv. Al contrario, molti dei cronisti restano freddi come mammozzi di gesso. Tiro un sospiro. “E che ci dice del fondatore di Forza Italia?” mi provoca uno di loro. “Chi? Dell’Utri? - Parlo lenta, pesando le parole… non vorrei finire in carcere il primo giorno - Beh… questo amico di Berlusconi… ci ha chiesto un milione di euro di penale per aver accennato vagamente alla sua simpatia per gente di Cosa Nostra…” Incalza un cronista – si lascerà baciare la mano da lui?” “Perché? Pensate che lo incontrerò in Senato?” “Di certo! Dal momento che è stato eletto senatore…!” “Ma com’è possibile? Se è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa… come può stare qui nel tempio degli eletti onesti e puri?!? – e, continuando a recitare la parte dell’allocca, commento – Siamo proprio un Paese anomalo!”
Gli intervistatori mi guardano, interdetti senza commenti… approfitto del silenzio per tirar via con Antonio Caggiano e la troupe. E’ la seconda volta che entro in Senato.

C’ero venuta anni e anni fa, con Rossella Simoni, per tentare di risolvere il problema di suo marito, Giuliano Naria, detenuto nel carcere speciale di Trani e poi assolto, con formula piena, dopo nove anni di detenzione preventiva; dovevamo incontrare il Senatore Viviani, persona straordinaria, un socialista fuori regola, presidente della commissione Grazia e Giustizia.
Mi guardo intorno. Sono le stesse immagini che mi sono apparse mille volte in tv… ma ora, ritrovarmi di persona dentro quell’architettura solenne, mi emoziona. Saluto i miei amici della Rai… mi dispiace vederli andar via.
Entro nell’emiciclo semivuoto. Sentirmelo tutto intorno, abbracciata dai gradoni a cerchio… mi sembra di essere sospesa dentro proiezioni virtuali… mi gira un po’ la testa… e mi lascio cadere su una poltrona.
Una voce alle spalle esclama: “Troppo onore, signora! Ma stia comoda…” Volto appena lo sguardo e mi rendo conto d’essermi seduta sulle ginocchia del senatore Formisano che mi sorride divertito. Come una molla, scatto in piedi. Chiedo scusa, arrossendo. “Cara senatrice, non ti preoccupare - scopro in quel momento che tra senatori, sinistra e destra - tutti si danno del tu - hai scelto proprio il sedile perfetto, io sono il tuo capogruppo, qui in Senato.

”
Balbetto qualcosa d’incomprensibile. Dove mi siedo? Penso. Mi guardo intorno e mi sento su un piede solo… Riconosco personaggi notissimi del governo Berlusconi… Calderoli, Dell’Utri, Mantovano e appresso, ricurvo su se stesso, vedo spuntare anche Andreotti, che, stranamente mi sorride come avesse apprezzato la mia battuta sul grigio più grigio del grigio, detta qualche minuto prima. Alcuni senatori si sono accomodati occupando l’emiciclo di sinistra, dove risiede l’opposizione, altri passeggiano a gruppetti… si formano capannelli… chi telefona… si chiamano da un lato all’altro, facendo gesti a braccia tese e segnali con entrambe le mani, alla maniera dei broker durante le contrattazioni in Borsa. A mia volta vorrei imitarli. Sollevo le braccia, ci provo, ma poi rinuncio. Mi prenderebbero per pazza. Ci vorrebbe Dario, qui! Lui con lo smanacciamento pantomimico si guadagnerebbe perfino un applauso! Abbracci, un gran vociare, qualche risata, qualche sorriso, manate e sghignazzi… quasi come allo stadio in attesa del fischio d’inizio per la partita. E il via lo dà l’onorevole Scalfaro, che scorgo proprio là, in centro al tavolo della presidenza,
contornato da gente che non conosco.
Non mi sento per nulla rassicurata.
Mi guardo intorno alla ricerca di qualche faccia amica. In tanti stanno seduti qua e là… vedo volti noti… rincontro Nello Formisano dell’Italia Dei Valori, che, vedendomi impacciata, mi rassicura: “Siediti dove vuoi, al Senato non c’è posto fisso.”

Una panoramica con lo sguardo per valutare dove posso sistemarmi. Cerco protezione. C’è l’avvocato Calvi, ci conosciamo dai tempi del processo Valpreda, e del Soccorso Rosso… mi sorride festoso e mi abbraccia; più avanti scorgo Gavino Angius e altri che conosco solo attraverso la televisione… Oh! Furio Colombo… Tiro un gran sospiro di sollievo. Siamo amici da prima che diventasse direttore de l’Unità, è la persona più gentile, generosa ed educata che abbia mai incontrato. Mi accomodo vicino a lui. Mi sento come in famiglia.
Le Senatrici… cerco le Senatrici… Che piacere vedermi da vicino la Finocchiaro, ex giudice, sprigiona forza, simpatia e intelligenza. Un mito per me! Chissà se riuscirò a scambiare due parole con lei. Rina Gagliardi. La conosco dagli anni ruggenti del Manifesto, giornalista fantastica. Quando leggevo i suoi articoli ero colpita da quel suo lessico così intenso e chiaro. Avrei voglia di andare ad abbracciarla, ma mi dispiace fare alzare Furio, che mi sta accanto. Le faccio un gran cenno e le mando un bacio. Mi risponde allegra.
In una pausa incontro anche Lidia Menapace… “Sono onorata!” le dico timidamente. Tra di me penso: “Accidenti che fortunaccia ho.

Potrò parlare con loro… farmi consigliare… discutere… pranzeremo certamente insieme al ristorante del Senato. Bene, bene!”
Il mio umore va migliorando.
Luigi Scalfaro scuote una campanella ripetutamente per ottenere silenzio e dare inizio alla seduta. È a lui che tocca il ruolo della presidenza momentanea. Il brusio assordante non tende a diminuire.
Inizia a parlare… Nessuno ascolta. Riscuote con forza la campana per chiedere un minuto di silenzio per i due soldati morti a Nasiriya. Nessuno ascolta. Sulla gradinata di fronte a me, scorgo due senatori che si parlano all’orecchio e ridono, come nel dipinto di Bruegel, quello dei due giudici al processo di Cristo.
Sono interdetta. Stupita. Sconcertata.
“Che si fa ora?” chiedo a Furio. “Vedrai che fra poco i capigruppo interverranno e ci sarà più attenzione.” “Ma poi? Qual è il programma?” “Dobbiamo eleggere il presidente del Senato”. “Per chi dovremmo votare noi?” – “Tutta la sinistra ha scelto Franco Marini” “Bene. Sono della sinistra, vero?” E ridiamo insieme.
Si arriva alla votazione. Viene estratta una lettera, non mi ricordo quale. Tipo la C. io sono R… hai voglia quanto dovrò aspettare. Osservo attentamente quel che succede: ad uno ad uno vengono chiamati i senatori che transitano sotto al tavolo della presidenza, lì c’è una specie di trabiccolo nel quale entri, voti, poi inserisci la scheda nell’apposita urna. Faccio molta attenzione: guardo quello che fa chi mi precede.
È la prima volta per me e sono preoccupata… spero di non fare brutte figure..
Arriva il mio turno, tutto va bene. Viene fatto lo spoglio delle schede: ci sono errori: 2 Francesco invece di Franco. Si rivota: Idem: Si rivota: idem—idem, tra urla, insulti e strepiti. Roba da stadio. Ma siamo veramente al Senato? - mi chiedo.
“Ma che significa quel “Francesco? - chiedo a Furio - È davvero uno svarione casuale?” E lui mi risponde: “No, sono piuttosto segnali di fumo…” “Oddio! Siamo sulle montagne rocciose con gli indiani? Cosa si stanno comunicando?” “Credo sia per Prodi… qualcuno del centrosinistra avverte che, se non ottiene ciò che ha chiesto, voterà contro l’elezione di Marini.” Stop.
Le votazioni riprenderanno domattina.


Sono arrivata al residence che erano quasi le tre di notte. Cerco di prender sonno ripensando alla giornata trascorsa.
Chiamala giornata! E’ durata almeno 100 ore.
Dove sono capitata? È una situazione che mi ricorda una commedia grottesca di Ben Johnson, “La fiera di San Bartolomeo”, dove non esiste alcuna differenza fra la normalità e la follia.
E oggi m’è sembrato di ritrovarmi proprio in quell’identico caos, erano tutti pazzi! O, meglio, fingevano: era una pazzia organizzata.
Un bacio franca.
CONTINUA....

 

 

INGLESE:

A BRIEF VISIT TO THE SENATE by Franca Rame
English Version
Translated by Elizabeth Pyjov
Department of Romance Languages and Literatures, Harvard University
Adviser: Prof. Walter Valeri

Part I

May 4 2008, Legislature XV – April 28, 2006. The first day in the Senate. I wake up at 5 am. I’m restless. I stroll about the apartment preparing the clothes I’ll wear. At 5:30 am I decide to take a walk. The sun is about to come up. My residence is on via Ripetta. Dario and I lived there for years during our tours in the theatres of Rome. The porter is sleepy. He looks at me funny and asks, “What happened, Senator? You don’t feel well?” Is he really saying that? Senator? Oh god! Is this what everyone will call me now? “No, no thank you … I’m good. I’m going to walk around a bit…” -- I calm him down with a smile. He looks at his watch, but he doesn’t comment on the time. I go out and turn right. “Where do I go?” I ask myself. I quickly walk toward the Ara Pacis.

When I’m about to pass it, I can’t help but give it a glance. I feel like it’s a bit SQUEEZED in the glass box with which Veltroni covered it. The large panes of crystal reflect the trees and the Tiber River that flows below. People pass in a hurry and don’t even condescend to giving it a single look. It’s the Altar of Peace. It feels a little neglected. … out of style … what use can it have? I read that a long time ago it was written on the trabeation: “Once you come out of here, which part of me will you bring into the world? Peace should lead you to purity, to rejecting innocent blood shed despicably in the mud….” Lucky that now we live in a country which hates war by Constitution, and if it does participate in war, it’s only to bring help and comfort to the dejected. Unfortunately, we are forced to proceed in battle with tanks and fighter-bombers … because, it’s hard to understand how, the free are always taken for the aggressors! But please, let’s not get into rhetoric. I turn on Via del Corso. A moment later I’m at Piazza de Montecitorio. The sadness and concern that I have now don’t go away, nor do they lessen. Without really having chosen a direction, I find myself in Piazza Pantheon.

I sit on the steps of the fountain. The Pantheon draws attention to itself, even without me wanting it to. Every time I find myself in front of these “impossible” works, I end up thinking about the thousands of slaves who had built them, and right after I imagine Michelangelo exclaiming, “Each of us isn’t worth a single breath of their wisdom!” My own cares distract me from these thoughts. I take a deep breath. Then slowly, step by step, I cover the few meters that separate me from the Senate and arrive at the imposing Palazzo Madama. The front gate is still closed. I look at it, leaning on the opposite wall, feeling the emptiness in my stomach. Maybe I even have an appetite. I didn’t find a bar that’s open. Oh God, I’ll really have to enter. What will await me there? I am truly shaken. I come back to the residence, now that it’s almost seven a.m. I still need to make three hours pass. I am stuck on a chair in the lobby under a large, exotic plant.

I spend almost an hour thinking… “I’m feeling pretty down, damn it!” But why? “I should be happy! I tell myself – SENATOR! But do you realize what an honor has been bestowed on you? “Yes, yes … Senator!!! – and I make that face again. I never thought that I’d become a senator. It just wasn’t in my plans! “Honored, honored.” Not at all … I was elected without lifting a finger. I don’t feel up for the greatness … I’m scared, even though I won’t tell this to anyone.” “You don’t feel that you’re at the greatness? And so those who voted for you, they picked you just like that, by chance? Let’s try voting an actress into office … Let’s put a nice, decorative figure in that mausoleum of chatterboxes! Cut it out with that old story! Remember all the work that you carried out in the jails, organizing the defense for the young who were arrested for political offenses, who were thrown into prison, tortured …  locked up in jail, those special jails made by the German model… the 100s of shows in support of factories on strike that you put on with Dario?” “Yes, there, that’s it … now let’s fill up with pride…” “It’s only to refresh your memory and give you a little assurance! Well! Have you struggled for years only to put on airs?! … like doing a little jogging? You should be proud: think about how many voted for you! Think about how many had faith in you. They are all people who had chosen you knowing your cause. Not by chance. You received 88,000 votes only in Piemonte! And in the other five regions, where you were presented at the head of the electoral list, how many votes did you get there? … A little smile? Come on!” “But go to hell, you and your self-flattery!” In this way, at war with myself, I go back into the apartment. I look at myself in the mirror. I couldn’t be more dressed up than this. “How nice it is to delude myself with that little smile… I feel out of place… not at some height... more like I don’t fit in … on top of that, I’m too old to handle a new lifestyle.” Well, let’s not exaggerate… Now that I really look at myself from all sides in the mirror, I don’t see myself as one that should be thrown out! “Oh goodness, at your age you should wag your tail from joy, dear senator!! And also spin like in a dance!?! Let’s just imagine that I have come on stage … I’m a daughter of art, and in our profession no one’s ever afraid to get on stage. Enough with the metamorphoses. Now a shower. Lingerie. What outfit do I wear? How does a senator dress? I would like to dress up in red … so that they understand right away which side I’m on. Then I go for black – it’s more consistent with the moment and my mood. Pants, a top, and a jacket of opaque silk that Gianfranco Ferré gave me along with other very elegant clothes when Dario received the Nobel prize at Stockholm. I brush my hair, put on make-up… I do everything slowly, but I’m ready in a moment. I sit back down and wait. How many times have I looked at the clock? They call me from the porter’s lodge: “Rai Channel 3 is here…” They come up to my apartment. Antonio Caggiano wants to film me getting ready… When they arrive, I put on my coat. “But really!? … Ready already?” I wanted to laugh. “Yes… I just still need to put on the earrings …” “How come for years you always wear these earrings?” “Dario gave them to me as a gift at a very special time in our life… I won’t take them off ever again! Let’s go?” The television camera is rolling … we get into the car … we chat about the occasion … Dario calls … “Good luck! ... I love you…” “Me too!” Damn it, Dario, why aren’t you here … I get rid of the lump in my throat and pretend to have a cough. We arrive … I’m calm, very calm and … shocked. There’s a sea of people. Journalists, photographers, televisions. I get out of the car wishing no one notices me. “Senator…” “Franca” “Senator…” “Franca” “Franca” “Senator, how do you feel? Are you happy?” I think about it for a moment… I could say, I’m excited … I’m honored … joy is bursting from all my pores! Instead the phrase that comes out seems taken from an old Lombardian folk song that goes something like this: “I’m as happy as a young eighteen year old girl who is getting married to an old Catarrhal whom she does not love…” But what am I saying? And sure enough, the others look at me, perplexed, and then they shoot questions at me: “Now you will meet Cossiga … Andreotti … What will you do? Will you shake their hand?” Damn it, but what kinds of questions do they ask me so early in the morning? “Well … Andreotti … right away he brings to mind Moro and the letters from red brigade prison addressed to Andreotti (Moro described the soul of Andreotti as “grey that’s the most grey of all grey”). As for Cossiga, I can’t help but see him on the deck of a warship, like he imagined himself during the conflict of Kuwait, with the wind ruffling his hair … it’s there that his hair became so curly, almost frizzy!” A great laugh breaks out among the cameramen. But a lot of the reporters are rigid, like plaster puppets. I take a deep breath. “And what do you have to say about the founder of Forza Italia?” one of them tries to provoke me. “About who? Utri?” – I speak slowly, carefully picking words … I don’t want to end up in prison on the first day. “Well… this friend of Berlusconi … he asked us a penalty of a million euro for having vaguely hinted at his affinity toward the people of Cosa Nostra …” A journalist presses, “Will you allow him to kiss your hand?” “Why? Do you think I’ll meet him in the Senate?” “Of course! He’s been elected senator…!” “But how can this be? If he’s been convicted of foreign aid in association with the mafia … how can he be here, in the temple of the pure and honest who have been elected?!? – and, continuing to recite the part of the fool, I comment – We really are in an anomalous country!” The interviewers look at me, dumbfounded and speechless ... I take advantage of the silence to step aside with Antonio Caggiano and the crew. This is the second time that I enter the Senate.

I had come here years and years ago with Rossella Simoni to try to resolve the problem of Giuliano Naria, her husband. He was prisoner in the special jail of Trani and then after nine years of preventive imprisonment he was freed and deemed innocent without doubt. Then we had to meet Senator Viviani, an extraordinary person, an atypical socialist, president of the committee of Grace and Justice. I look around. These are the same images that have appeared on TV thousands of times … but now actually finding myself here inside this solemn architecture moves me. I say goodbye to my Rai friends … I’m sorry to see them go. I come into the half-empty hemicycle. Feeling all this around me, that I’m surrounded by tiers of circles ... it seems like I’m hanging in virtual projections … my head is spinning a little … and I let myself fall on an easy chair. A voice behind me exclaims: “This is too great of an honor, Madame! But make yourself comfortable …” I barely turn my head and I realize that I sat down on the knees of Senator Formisano who smiles at me, amused. Like a spring, I jump to my feet. I apologize, blushing. “Dear Senator, don’t worry about it – I find that now senators, left-wingers and right-winger are all on familiar terms among themselves. You’ve really picked the perfect seat. I’m your group leader here in the Senate.”

I mumble something incomprehensible. Where do I sit? I’m thinking. I look around, and I feel that I’m standing on only one foot … I recognize the most famous figures of Berlusconi’s government … Calderoli, Dell’Utri, Mantevano and right after, curved on himself, I see Andreotti appear, who strangely enough smiles at me, as if he had actually appreciated my joke about the grey that’s the most grey of all grey which I had said a few minutes ago. Some senators took a seat on the left side of the hemicycle, where the opposition resides. Others walk around in little groups … they form small crowds … some make phone calls ... they call each other from one side of the room to the other, gesturing with outstretched hands and making signals with both hands, in the style of brokers negotiating in the Stock Exchange. I, for my own part, would like to imitate them. I lift my arms, try to, but then I give up. They would have taken me for crazy. Who we really need here is Dario! With his dynamic hands of a pantomime he would even get an applause! Hugs, a great shout, some laughter, some smiles, slaps and scornful laughs … almost like a stadium awaiting the whistle that signals the beginning of a game. The honorable Scalfaro gives the starting-signal. I see him right over there, in the center of the table of the president, surrounded by people I don’t know. I don’t feel a bit reassured. I look around, in search of some friendly face. Many are seated here and there … I see well-known faces … I meet Nello Formisano, from the Italia Dei Valori party, who sees that I’m self-conscious and reassures me: “Sit wherever you want, in the Senate we don’t have assigned seating.”

With a glance I do a general survey to figure out where I can settle down. I search for protection. There’s Calvi, the lawyer – we know each other from the times of the Valpreda trial and of the organization Soccorso Rosso … he smiles at me joyfully and hugs me; ahead I see Gavino Angius and others who I know only from seeing them on television… Oh! Furrio Colombo … I take a great big sigh of relief. We were friends before he became the director of the newspaper l’Unità. He’s the most kind, generous and polite person I’ve ever met. I sit down next to him. I feel at home. The female senators … I look for the female senators … What a pleasure it is to see Finocchiaro, the ex-judge from close-up. She gives off strength, charm and intelligence. She’s a legend to me! I wonder if I’ll be able to exchange a few words with her. I see Rina Gagliardi. I know her since the roaring years of the newspaper Manifesto. She’s a fantastic journalist. When I read her articles, I was struck by her vocabulary – so intense and so clear. I would like to go hug her, but I’d be sorry to make Furio, who’s sitting next to me, get up. I give her a big nod and I blow her a kiss. She happily replies. During a pause I also meet Lidia Menapace … “I’m honored!”, I tell her timidly. I think to myself: “Damn, what luck I have!”

I’ll be able to talk to them … receive advice … debate … Surely we’ll have lunch together at the Senate restaurant. Good, good! My mood is improving. Luigi Scalforo rings a bell repeatedly to bring about silence and begin the session. It’s his turn to have the role of the temporary president. The deafening buzz doesn’t seem to be declining. He begins to talk … No one listens. He rings the bell again, strongly, to ask for a minute of silence for the two soldiers who died in Nasiriya. No one listens. On the tiers in front of me, I see two senators whispering into each other’s ears and laughing, like in Bruegel’s painting, the one with the two judges at the trial of Christ. I’m baffled. Dumbfounded. Stupefied. “What do we do now?” I ask Furio. “You’ll see that soon the group leaders will interfere and people will pay more attention.” “But after that? What’s the plan?” “We need to elect the president of the Senate.” “Who should we vote for?” – “All the left-wingers chose Franco Marini.” “Good. I’m a left-winger, right?” And we laugh together. The time to vote comes. A letter of the alphabet is randomly pulled out, I don’t remember which. Something like C, while I’m R …. Who knows how long I’ll have to wait. I attentively observe what is happening: one-by-one senators are called and walk below to the table of the president, where there’s a kind of booth in which one enters, votes and then inserts the card in a special ballot box. I’m very careful: I watch what the person before me does. It’s my first time and I’m worried … I hope I won’t make a bad impression … My turn comes. Everything is going well. The examination of the ballot cards is done – there are errors: two Francescos instead of Franco. There’s a revote: the same. There’s a revote – the same. The same amidst shouts, insults and noise, like in a stadium. But are we truly in the Senate? – I ask myself. “But why did they write Francesco twice, what does it mean? – I ask Furio – Is it truly a mistake, just by chance?” And he replies: “No, rather there are smoke signals …” “Oh God! Are we on the Rocky Mountains with the Indians? What are they communicating?” “I believe it’s a message to Prodi … Someone from the center left has informed us that if he doesn’t receive what he asked for, he will vote against the election of Marini.” Stop. The voting will resume tomorrow morning

When I came back to the residence, it was almost 3 a.m. I try to go to sleep, thinking about the day. How can you call it just a day? It lasted at least 100 hours. Where did I end up? The situation reminds me of a grotesque comedy by Ben Johnson, The Bartholomew Fair, in which there isn’t any difference between normality and insanity. And today I felt like I found exactly the same chaos – everyone was crazy! Or rather, they were pretending: it was an organized madness. A kiss, Franca. TO BE CONTINUED…

Argomento: 
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LETTERA PER LA MIA CARA AMICA ELENA DI VARESE

ritrattoCara Elena… rispondo alla domanda che mi hai fatto questa mattina: “Ma tu da Fazio ieri sera non c’eri…”   

No Elena, ieri sera da Fazio c’ero, e ho avuto la conferma, se ce ne fosse stato  bisogno, della mia non esistenza. Sono  2 anni che non esisto. Sono viva ma non ho materia. Non ci sono.
Stravagante. Ma è così.

Prima che mi capitasse la disgrazia di diventare senatrice (“Onorata! Onorata!!!” per carità!)  avevo la mia professione. Recitavo, collaboravo alla stesura dei testi con Dario, provavamo, andavamo in scena. Poi sono andata in scena da sola. “Tutta casa letto e chiesa” “VII ruba un po’ meno” – “Sesso? Grazie! Tanto per gradire” oltre 3000 repliche (1994-2004). Tante, no?

 Il pubblico mi applaudiva, il mio camerino alla fine degli spettacoli era sempre pieno di gente, amici, sconosciuti… tutti a farmi complimenti, ad abbracciarmi. Specie le donne. E fiori, e dolci, e regalini umili e  gentili… Ho recitato in Italia, ho recitato all’estero. Francia, Germania, Spagna. In Inghilterra sono stata in scena un mese di filato.

Esaurito tutte le sere. Così negli Stati Uniti. Ero in scena a N.Y. il giorno che, proprio in quella città è morto mio fratello Enrico alle 6 del pomeriggio (era venuto a trovarci e farci festa!). Non ho recitato tanto bene quella sera.
I nostri testi sulla condizione della donna sono rappresentati in tutto il mondo. Basta andare sul mio sito e toccare con mano.

Dal 18 aprile 2006 sono diventata trasparente. Sono stata assalita da giornalisti, fotografi, telecamere, il primo giorno, all’ingresso in Senato. Poi: cancellata.
Per la verità all’inizio quando ero invitata a trasmissioni tipo Ballarò, dicevo: “No grazie.”

Già mi sentivo le domande: “Da attrice a senatrice… che succede?”. Forse sbagliavo. Ma è quello che pensavo.
Quando avrei avuto cose interessanti da raccontare alla gente, denuncia per l’uranio impoverito, precariato, le mie interrogazioni, gli emendamenti, i disegni di legge, insomma “tutto il  mio fare”, morta e seppellita.

Ho dovuto pagarmi gli spazi su Repubblica per comunicare la tragedia dei nostri soldati morti (174) e ammalati (2740) causa le guerre in Iraq e Afghanistan, le difficoltà delle famiglie abbandonate e senza mezzi… addirittura senza i denari per poter dare al figlio uno straccio di lapide.  Il nostro ministero della difesa doveva spendere miliardi e miliardi per gli armamenti. Anche per la pubblicazione della mia lettera di dimissioni al presidente Prodi idem.

Spazio a pagamento. Che ne dite? Non vi pare che quella lettera meritasse un commento sui media? Silenzio assoluto.  Non da parte della gente. No, la gente m’ha scritto lettere bellissime. A Firenze durante la serata al cinema Colonna che annunciava Pancho Pardi senatore, distribuivano al pubblico la mia lettera a Prodi. 
Vero, che mai ho fatto una telefonata a giornalisti amici chiedendo “Aiuto!!! Fatemi un’intervista…”. Vero anche che nessuno m’ha cercata in 20 mesi.
Morta e seppellita. Amen!

Anche ieri sera: da Fabio Fazio, morta e seppellita.
Non mi sono mai aggregata a Dario quando va in televisione per partecipare a una trasmissione. Ho sempre avuto, in tutta la nostra vita, la paura di quella che mette dentro la testa per farsi fotografare. Ne conosco tante di persone con questo tic.
Ieri pomeriggio Dario m’ha pregato di uscire dal letargo in cui vivo. Sì letargo. Lavoro, parlo con la gente (poca) ma sono come in coma. Non so che mi stia succedendo. È come fossi disoccupata in attesa di non so che. Questi due anni di malinconia mi hanno segnata.

Certe volte mi viene voglia di lanciare messaggi: “Per favore se fate convegni, feste, matrimoni, invitatemi. Porto anche il regalo. Buoni anche  funerali.” Ma me ne sto zitta, nel mio brodo.
Quando il mio dolce e generoso marito ha mostrato il mio ritratto fatto velocemente nel pomeriggio con su scritto: “breve visita al senato” il povero Fazio non ha potuto fare a meno di indicarmi con la sua manina. La gente ha battuto le mani. Ho ringraziato. Ma nessuno mi ha visto. Me ne sono andata dalla Rai con un filo di malinconia. Dario era come umiliato, dispiaciuto per me.

Cara Elena di Varese oggi m’hai telefonato tutta gioiosa: “Che stupendo Dario ieri sera… fantastico!” “Vero – detto io – proprio fantastico! Sono orgogliosa di vivere con lui.” “Ma tu non c’eri… ti avrei vista volentieri.” “No, io c’ero…” “Perché non ti hanno inquadrata?!” “Perché ti sorprendi, bimba? Non ti sei accorta che da 20 mesi sono diventata trasparente!”

“Ma dai!?” “Non te la prendere amica mia… mi ci sono abituata… Ricevo molto  affetto da un sacco di persone, mi sento amata… quanti amici ho sul mio blog, quante cose importanti mi avete offerto in questi lunghissimi e pesantissimi due anni… siete voi che contate. Molte volte ho toccato con mano la rozzezza di una parte (per fortuna, minima) del prossimo nostro, il non rispetto che ti regalano come fossero fiori.

Alla manifestazione del 25 aprile, quanti sono stati i baci, gli abbracci, l’affetto che ci ha donato la gente. Quante donne mi chiamavano per nome e mi battevano le mani? Una bellezza! Autentica, che non TUTTI possono vantare. NON TUTTI.
Un bacione, bella!

Franca

Anno: