Storie di vita...

Grazie a Marta Marzotto per questi splendidi fiori! Non ho più il tuo numero e vorrei tanto sentirti, fatti viva!

 

Franca e Marta Marzotto divennero amiche nel 1989 quando Franca pubblicò su Repubblica un articolo di fuoco in difesa della sig.ra Marzotto accusata di avere una vita troppo libera. Erano altri anni... o no?

 

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Grazie!!!

 

Grazie!!!

Grazie a tutti per gli auguri e la presenza, Franca sta meglio e stasera tornerà a casa, gli esami hanno dato, per fortuna esito negativo: nessun ictus come allarmisticamente, forse un po' troppo, è stato  scritto sui giornali in questi giorni ma ischemia cerebrale molto lieve. Franca, Dario, Jacopo sono commossi da tanta partecipazione: “Sapere che così tanta gente ci vuole bene fa senz'altro bene alla salute di tutti! Grazie!!!!”

 

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[VIDEO] Dario Fo, auguri di Buon Compleanno da Franca Rame


Scritto da Francesco Menichella
 
Nel giorno in cui inaugura a Milano una mostra sulla sua pittura, Dario Fo compie 86 anni. Lazzi, Sberleffi e Dipinti è una rassegna pittorica necessaria per conoscere appieno il senso della straordinaria opera teatrale, letteraria e satirica di Dario Fo.
 
I tratti fondamentali della sua espressione artistica più nota sono incredibilmente rappresentati dai colori, le forme, i movimenti e a volte le didascalie di quadri, tele e arazzi su cui lavora con passione fin da quando era bambino. La vita di Dario è fatta di impegno, testimonianza politica e affetto. Ha sempre avuto una grande attenzione al pubblico che rispetta, come pochi sanno fare, concedendogli il beneficio di essere adulto e la possibilità di crescere insieme a lui.
 
Viene spontaneo unirsi al coro di chi lo ama e gli fa gli auguri. C’è un’opera, però, veramente eccezionale. Un’opera parlante che meglio di ogni altro sa onorare il suo compleanno.
 
Una tv senza antenna ha raccolto, grazie al microfono della giornalista Laura Pacelli, un ulteriore tratto della magia esistenziale di Dario Fo e Franca Rame, una coppia che continua a farci sperare nella lotta e nell’amore.
 

fonte: gqitalia.it

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La casa editrice...

Ho messo in piedi nel 1975 una piccolissima casa editrice, pubblicavo unicamente i testi che mettevamo in scena. Lavoravo tantissimo. Con frenesia.
Ero l’editore, il direttore, il segretario, il correttore di bozze. Tutto da sola. Sempre al computer.
 
Come mi organizzavo?
Prima mossa: aggiornamento del copione rispetto all'ultima rappresentazione, didascalie, foto e documentazione.
 
E la punteggiatura?
E’ importantissima per un testo teatrale. Serve per dare le intonazioni. Conosco: i ritmi, i tempi, la sintesi indispensabile quando si recita.
 
Mi piace la carta, ne compero 12 risme per volta. Un pesooooo!
I fogli usati da una sola parte  li conservo per appunti, colpa della mia mamma che m'ha insegnato l'economia. Non ad essere economa, proprio "l'economia”.
 
Quando il testo era pronto lo consegnavo alla tipografia scegliendo carta, caratteri, impaginazione. Correggevo le prime bozze, le seconde, decidevo la copertina, se ero fortunata Dario mi dava una mano per la scelta del colore e il disegno da metterci sopra… questo lo faceva immediatly!
 
Quando usciva il libro, lo guardava come fosse un miracolo: "Bello! Brava!" E stop. Il suo interesse finiva qui… con un bacio sul naso.
Questo non significava che non gliene importasse niente.  Anzi, gli faceva molto piacere vederli ben allineati sul nostro banco di vendita durante gli spettacoli con me dietro che li decantavo.
"Li ha fatti Franca" diceva e dentro c'era anche orgoglio per me.
 
Che piacere mi faceva!!
 
Ma se fosse per lui non avremmo nulla in archivio, nulla stampato, nessuna registrazione degli spettacoli.
E' fatto così.  Non ha interesse per il suo "passato prossimo".
 
Dopo tanti anni di vita in comune, ma sopratutto di lavoro in comune, dopo mille arrabbiature per tanta indifferenza verso le sue "cose", sono arrivata alla conclusione di aver vissuto con l'uomo meno ambizioso della terra.
 
Un testo gli interessa quando nasce… crearlo, costruirlo, muoverlo, dipingerlo.  E quando è passato, è passato!
 
Fantastico Dario!
 
Franca Rame
 
 
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Le elementari ..."Sguercina!" .."Marchiata da Dio!"

A scuola ero sempre un po’ isolata a causa della mia famiglia.  Parlando di me, le mie compagne dicevano: è quella del teatro… e non suonava come un complimento.
C’era disprezzo.
Cosa significasse per quelle bimbe di 7-8 anni essere "quella del teatro” non lo saprò mai. Non ho mai osato chiederlo. Comunque, doveva essere giudicata una cosa non bella…  forse, “disonorevole”. Ero a disagio.

Guardavo la mia famiglia tanto unita… la mia bellissima mamma, mio padre con i suoi capelli bianchi… (li aveva così sin da giovane) mio fratello, le sorelle, i miei parenti e non vedevo nulla di diverso dalle altre famiglie. Quella ha il babbo che fa il droghiere, l’altra il calzolaio, l’altra il tappezziere… IL  medico, ill parruchere… i miei genitori facevano il teatro. E allora?
Ero vestita come le altre, tirata a pomice dalla mia mamma… educata, gentile.
Niente. Nessuno mi guardava.
Non riuscivo a farmi nessuna amica.
 
Il fatto è che io non ero nata in quel paese, venivo da fuori. Noi si stava fermi, con casa e tutto per un periodo, poi ci si spostava… Attori girovaghi.
Un giorno mi sono avvicinata ad un gruppetto di bambine, ero in terza elementare… parlavano fitto… poi sono scoppiate a ridere. Non sapevo perché, ma ho riso anch’io… forte, per farmi notare pensando anche di far loro piacere. Si zittiscono.
Una, la capa, mi guarda con vera antipatia e mi sibila un: "Vattene sguercina!". “Marchiata da Dio!” mi dice un’altra, senza sorridere.
Mi sono allontanata senza capire.
“Marchiata da Dio!” “Sguercina?”. Perché?  Cosa vuol dire? L’ho chiesto alla maestra… ho in mente una anziana  signora severa… ho avuto difficoltà ad esprimermi… ero agitata.
 
Mi guarda imbarazzata.
Con delicatezza accenna al mio strabismo.
Non sapevo nemmeno di esser strabica. Nessuno in famiglia mi aveva mai detto niente.
Ma non farci caso, sono cattive e tu sei una bellissima bambina.
In quel momento ho realizzato nella carne che ero diversa dalle altre. Dagli altri.
Ho gli occhi storti. “Marchiata da Dio!”
Oddio,che faccio? Ero sconvolta.
 
Sembra niente… ma vi assicuro che improvvisamente avevo perso la voglia di ridere, parlare, studiare.
M’era presa la vergogna di essere al mondo, di essere guardata.
Entravo in classe tenendo gli occhi chiusi, raggiungevo il mio posto toccando i banchi, mi sedevo e non c’ero più. Uscita, assente. La maestra viveva il mio dolore e non sapeva come aiutarmi.
Mi chiamava per interrogarmi, andavo alla cattedra sempre da cieca, e pur conoscendo la risposta, stavo zitta.
Lei insisteva appena e poi – “tranquilla… riproviamo domani. Ti ho portato un regalino…” e mi dava 2 caramelle.

Mentre tornavo al posto  sentivo i suoi occhi che mi seguivano e al tempo stesso guardavano  le altre bambine con disapprovazione. Ne ero certa.
Ogni giorno uguale all’altro.
Ero in sciopero dalla vita.
 
Parlo pesante, ma ho veramente vissuto tutto questo.
I tentativi della maestra di sbloccare il groppo che avevo in gola, non servivano. Nell’intervallo (io me ne stavo per mio conto con gli occhi chiusi appoggiata al muro) una della mia classe mi si avvicina… sbircio appena… lei mi sorride, mi prende una mano e mi ci mette sopra una caramella. Non  sono riuscita a dire nemmeno grazie.
Me la sono ficcata in tasca e l’ho conservata non so per quanto tempo. Mai mangiata.
Persa.
I traslochi.
Peccato.
Quella caramella, quel gesto  m’ha dato molto da pensare. Sì mi avevano detto sguercina, e “Marchiata da Dio!” ma forse non era una cosa così brutta come pensavo...
La caramella donata all’improvviso, mi aveva messo in crisi.
Erano state cattive… o ero io ad essere permalosa oltremisura, come mi diceva sempre la mia mamma? A quella età non si misurano le cose con il giusto metro. Né da una parte, né dall’altra.
Forse ho esagerato a prendermela tanto… sì devo proprio aver esagerato… mi ero anche chiusa come un riccio… forse ero diventata proprio antipatica… anche la maestra così gentile e io sempre a non rispondere alle interrogazioni…
Che fare? Penso. Deciso. Natale. A natale…
 
Lavoro sodo con carta velina colorata e forbici. Una certa mia zia Ida, mi aveva insegnato a fare cose miracolose con la carta velina. Taglia, incolla, taglia-incolla carta colora… forza…
Quante me ne mancano?
Finalmente: finito!
 
Arrivo a scuola con addosso l’incertezza di quanto stavo per fare… non mi sentivo sicura di niente. Insomma, piena di complessi sin d’allora, vado al  mio posto con gli occhi semichiusi… e mi si ferma il cuore.
Il mio banco era pieno di caramelle, bigliettini di tutte le forme… a cuore, dorati… disegnati… gentilezze insomma.
Che potevo fare dopo tanto tempo di disperazione e silenzio se non scoppiare a piangere?
Emotiva fin da piccola.
Tutte le bimbe mi vengono intorno,  mi abbracciano, si stringono a me… arriva anche la maestra… anche lei mi abbraccia. “buon natale!!!!”.
Estraggo dalla cartella i, credo 12, pacchettini, più uno per la signora maestra: “buon Natale anche da parte mia” bisbiglio.
Curiose scartavano il mio regalino. Esclamazioni di meraviglia. Cosa avevo fatto? Avevo per ognuna intagliato nella carta velina il nome, poi l’avevo dipinto con fiorellini d’argento, d’oro, rosati... Per la maestra avevo intagliato 13 testoline con i nomi di tutte le sue alunne.
Pace era fatta.
Contentaaa!   

A 9 anni, mia madre mi portò a Novara dove un certo dott. Boccia, mi ha operato per raddrizzarmi l’occhio sinistro.
No, non è andato bene l’intervento. Fatto si è che cresco. Ogni anno cambiavo paese e scuola. Credo di non aver più fatto caso alla gente che mi stava intorno… non ricordo nulla di particolare.
Collegio san Ambrogio di Varese.  Media borghesia, ricchi e riccotti.
Lì non sentivo emarginazione a causa del lavoro della mia famiglia. Mi trovavo bene tra tanta gente. Eravamo in tante… mi ero fatta un’amica, ma proprio amica. Era una ragazzina minuta, i capelli corti, molto timida. Con me parlava.
Allora non lo potevo capire. Ne sentivo solo il peso.
 
Franca Rame
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E’ un genio, ma in casa è nullafacente...

Dario sta scrivendo dalle 7. Oggi ha dormito un po' di più. Ogni tanto mi chiede qualcosa che sta nel sito: "Vorrei quel tal pezzo che parla di una tigre..." "Eccolo" gli dico dopo 12 secondi. Mi guarda sbalordito, e: "Ma che brava!!!" Dolce Dario.
 
Non sa nulla di computer per lui è un miracolo misterioso. Succede lo stesso quando salta la luce: arriva con una candela e quasi nel panico mi dice: “E' saltata la luce... Siamo al buio... Che si fa?” ... Pausa. Sto zitta e pensosa... Poi: “Chiamiamo i vigili del fuoco... o i carabinieri...” Indi mi alzo. “Vieni con me... Fammi luce.” Arrivo al contatore e faccio ciò che qualsiasi essere normale fa in questi casi. Sollevo la levetta. Torna la luce. Dario mi abbraccia e bacia come tornassi da un viaggio pericoloso in Palestina e mi sussurra “Che brava sei!!!?
E’ un genio... Ma in casa è nullafacente. Lo amo tutto. Lo amo così com’è.
 
Franca Rame
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