MARTINI: Il maestro di musica e Il Don Chisciotte- Scene da bozzetti di Dario Fo

Diretto da Federico Ferri.

Bologna, Teatro Comunale, 22 ottobre 2011
Colei che recensisce aveva già avuto modo di ammirare il talento dell’ensemble l’Accademia degli Astrusi in occasione di un affascinante concerto tenuto dalla diva d’esportazione Anna Caterina Antonacci nella meravigliosa cornice della chiesa milanese di Sant’Angelo. Gli Astrusi, capitanati dal loro giovane e talentuoso direttore, Federico Ferri, si propongono il nobile ed insieme difficile compito di riportare alla luce l’opera omnia di Padre Martini, passato alla storia come il “bacchettatore” del giovane ma già divino Amadeus. Essi c’insegnano che, al di sotto di questa patina superficiale che impolvera l’imponente figura del musicista bolognese, la quale ha assunto quasi i contorni del favolistico, c’è un sommerso ricco e vario da scoprire. Al Comunale di Bologna, forti di bozzetti appositamente approntati dal genio di Dario Fo, hanno messo in scena due intermezzi inediti di datazione ancora incerta, che non hanno molto da invidiare per valore qualitativo alle analoghe e contemporanee (prima metà del ‘700) produzioni di matrice napoletana. Il maestro di musica propone un sagace ritratto del mondo dell’insegnamento musicale dell’epoca; la breve storia dell’apprendimento tecnico di Olivino da parte del proprio insegnante, Tamburlano, è anche pretesto per uno sfoggio di bravura da parte dei cantanti in melodie che talvolta sfoggiano un sapore quasi arcano. Il Don Chisciotte farseggia forse eccessivamente il ben più complesso e raffinato modello letterario uscito dalla penna di Cervantes, ma è comunque anch’esso occasione per dar vita a numeri caratterizzati da una brillantezza tutta particolare. Sulla scena campeggiano giganteschi i bozzetti del nostro ultimo Nobel per la letteratura, belli ed intensi, ma forse la fanno ancora più da padrone le luci sapientemente modulate da Daniele Naldi (molto efficace, nel secondo intermezzo, la contrapposizione di colori complementari che dà adito a reciproca esaltazione: i disegni in azzurro rilucono su uno sfondo aranciato, quasi ponendosi come ideale aggancio al colorismo veneto di un Veronese o di un Tiepolo): con poco, il non piccolo palcoscenico del Comunale è riempito, ed in maniera mai banale, ma sempre suggestiva e godibile. Un plauso agli interpreti: Laura Polverelli – più convincente come scanzonato Olivino che non come maliarda Nerina – e Aldo Caputo – nella duplice veste del navigato Tamburlano prima e dell’ingenuo Don Chisciotte poi – creatori a tutti gli effetti delle parti loro affidate. Gestita in modo impeccabile la connessione tra buca e palcoscenico da parte di Federico Ferri, che con piglio e raffinatezza guida il proprio ensemble dal riconoscibilissimo sound, che si distingue nell’attuale mole di orchestre barocche per il sempre morbido velluto dell’impatto sonoro. 

Ilaria Badino

 

In scena: Laura Polverelli, Aldo Caputo, Matteo Belli. Regia Gabriele Marchesini, scene da bozzetti di Dario Fo, aiuto scenografo Stefano Iannetta, luci Daniele Naldi