Il Nobel per i disabili

IL NOBEL PER I DISABILI

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1998
Il  Comitato “Il Nobel per i disabili”, viene fondato nel 98 con 1 miliardo e 689 milioni ricevuti da Dario Fo con il Premio Nobel, più incasso vari spettacoli, vendita di oltre 400 lito, il tutto eseguito da 15 disegni di Dario. Abbiamo avuto negli anni,  il contributo dell’Autogerma di Verona: 1.720.000.000 (un miliardo settecentoventi milioni).
In questa operazione ho avuto il valido aiuto di una persona conosciuta ad un pranzo, il commercialista Luciano Silva, molto attivo e coinvolto.
Giudico questo incontro molto fortunato!  
2004
Nel maggio scopro, del tutto causalmente, che il mio stretto collaboratore, il commercialista Silva (non è neppure ragioniere!!) s’è intascato 7 milioni e 200 lire, assegno a me intestato, ma con la complicità di un funzionario della  BANCA POPOLARE DI MILANO, ritira i contanti con la mia girata, FALSIFICANDO LA MIA FIRMA.
Dopo tre mesi di intenso lavoro con due commercialisti, arriviamo a quantificare l’ammanco: circa 1 milione di euro.
DOLORE E SBALORDIMENTO!
Durante questi mesi ero come impazzita.
Stavo in ufficio ore e ore a volte fino a mezzanotte. A volte mi coricavo stremata per alzarmi poco dopo, e scendere di nuovo in ufficio.
Non potevo accettare questo ignobile furto, mi sentivo responsabile e tradita da una persona che ogni mattina veniva a casa nostra, che stimavamo per il grande lavoro che svolgeva per il Comitato, e che aveva tutta la nostra fiducia.
Era pure retribiuito: 3 milioni al mese più £1,500.000 per la segretaria. Si fosse intascato denari alla  nostra famiglia, non sarei stata così male.
2004
Viene denunciato alla magistratura in agosto.
Presentata la denuncia arriva per me il crollo.
Mi metto a letto e ci rimango per 15 mesi.
Dario e Jacopo non sapevano più che fare. Non riuscivo a reagire. Pressione da rana anemica: 60 massima trenta minima. Mangiavo e vomitavo. Non dormivo: nella testa pensieri neri, come chi ci aveva fatto tanto male. Non stavo in piedi. Quando tentavo di muovermi lo facevo con grande difficoltà…
Mi hanno trovato svenuta in ufficio, in ascensore, per strada. Abbiamo dovuto disdire tutti i contratti per impegni teatrali sia in Italia che  all’estero: Spagna,  Grecia, Inghilterra, solo Dario lavorava.
Mi ci è voluto molto tempo per riprendere  ad avere un rapporto normale con il mio prossimo.
2005
Dopo una mia dettagliata intervista uscita su Repubblica, partono le indagini della Finanza sul Silva e vengono scoperti ben 21 conti a lui intestati e alla fine viene stabilito che il Comitato ha subito un ammanco di 390.000 euro (contro il milione da noi denunciato).
2007
Finalmente, arriviamo al processo.
Il pm dottoressa Perrotti dopo un’arringa “potente” chiede 3 anni e due mesi di carcere (per i 390.000 euro).
Arringa del nostro avvocato difensore Giuseppe Fornari il 15 ottobre che parla dell’ammanco di 1 milione di euro, e chiede un risarcimento di 2 milioni di euro. Ci sono anche da stabilire i danni biologici da me subiti. La sentenza il 27 novembre.

Il “nostro” è recidivo (dall’82 ha a che fare con la giustizia – è stato anche carcerato) ha quindi poco da stare allegro.
ASPETTIAMO CON ANSIA…
IN QUESTO MOMENTO IL COMITATO STA TERMINANDO I SUOI FONDI. OGNI MESE SPEDIAMO DENARI IN SOSTEGNO ED AIUTO PERSONE IN DIFFICOLTA’, DISABILI E ALTRI.
SPERIAMO CHE CI ARRIVINO E DENARI RICHIESTI E CHE SI POSSA CONTINUARE AD ASSITERE CHI NE HA TANTO BISOGNO.

TRE NOBEL A POMIGLIANO

Tre Nobel a Pomigliano d'Arco Pomigliano d'Arco ha ospitato nel mese di Maggio (ah!,maggio) tre nobel: quello per l'energia, per la solidarietà, per la gioia. Il nobel per la gioia è andato a Gianluca. Chi è Gianluca? Un disabile di Pomigliano che, pur incespicando con la glottide e la lingua, parla un italiano correttissimo. Gianluca si muove su una sediaarotelleelettricacarrozzatacoivetri , un po' come l'auto del Papa, ma in miniatura (l'auto, non Gianluca - o no?) e con tanti fogli scritti incollati sui lati di questo strano aggeggio. Dario Fo frequenta la Patafisica, ovvero la Scienza delle Soluzioni Immaginarie, e scommetto che neanche lui sarebbe riuscito a immaginare questo modo di comunicare, escogitato da una persona totalmente disabile.La carrozzella di Gianluca è in fondo anche una metafora della nostra vita perchè, in fondo, siamo un po' tutti disabili in vetrina, con tanti fogli di vissuto appiccicati ai vetri sperando che qualcuno li legga facendoci sentire uomini tra gli uomini.Gianluca ha girovagato per Pomigliano col motore al massimo, gridando (senza balbettare), taciurlava commosso perchè la madre era andata a ritirare una cosa alla posta (ansionsa: nessuno mi scrive mai. Che sarà? L'intimo di sfratto?) ed è quasi svenuta vedendo che si trattatava di un bonifico di 500 euro (il primo di un vitalizio) a favore del figlio che, si sappia, lettori, non ha mai chiesto al comune qualcosa per sè, che pure ha bisogno anche di essere imboccato, ma solo di aumentare le ore di assistenza per i genitori, criticamente malandati anche loro. Ricordo adesso un verso di Apollineare"...e poi c'è la bontà, enorme contrada dove tutto tace" e, che, se parla, grida come Gianluca. Avete apito certamente che a decidere per questo vitalizio sono stati Franca e Dario. Se ho deciso di parlarne a questa misteriosa e forse misterica comunità del blog è perchè questo evento è un fatto etico, che riguarda i comportamenti e in particolare quei comportamenti che rinforzano la nostra coscienza civile, le danno un senso, valgono come la rivoluzione che genera l'amore e il rispetto per il prossimo. Dovete sapere, lettori del blog, per calare bene il senso di questo gesto nel vissuto vesuviano, che a due passi da Pomigliano cv'è un santuario celeberrimo,sede di un importante museo di religiosità popolare, frequentatissmo da antropologi di tutto il mondo, dedicato alla Madonna dell'Arco, che è poi la Grande Madre. Ovviamente, molti di noi vedendo Gianluca e venuti a conoscenza dei suoi exultet è venuto naturale abbinare Franca alla Grande Madre, grande sia per la zolla che è il suo cuore che per i figli che ha adottato, varie decine di disabili. Ma com'è cominciata questa storia con appendici fiabesche? Il 14 aprile il cantore Colasurdo ed Enzo La Gatta organizzano una "Veglia per i diritti" sotto una tenda, davanti ai cancelli dell' Alfa-Avio di Pimigliano. E' una veglia di solidarietà per gli operai cassintegrati ma anche un' occasione per incontrarsi e discutere di un territorio ad altissimo rischio sociale, in cui la camorra governa l'economia ed apre sacche di reclutamento ai disagiati, ai precari (che a Napooi sembrano un po' più precari dei precari), ai giovani disoccupati la cui unica certezza di lavoro è che avranno un posto da disoccupato, agli analfabeti che a sette anni hanno dovuto lasciare la scuola. Franca Rame viene da noi, sosta con noi sotto la tenda, mangia con gli operai e le loro famiglie, discute del futuro dell'Italia, si confronta con i nostri bisogni, le nostre attese. Ci interpreta. Lettori, vi faccio vedere la foto della scena: una tenda verde, sgnagherata; facce sudate e incazzate; Colasurdo con la sua voce araba che come un muezzin intona "fronne" facendo a gara con la sirena della fabbrica (le gambe divbaricate, la mano aperta all'orecchio, potente come un tritone); Enzo La Gatta in questa foto è venuto un po' mosso perchè ha l'2arteteca", come sempre; massaie con odore di detersivo; passanti e curiosi; l'aria intrisa di polvere di ferro e olio industriale; Franca seduta, impassibile (con lo stesso tailleur che indosserà durante lo spettacolo), in posizione di ascolto attivo; voci; voci di voci. Il tutto avviene sotto un albero di tiglio. Dovete sapere che quest'albero era quello intorno al quale nell'antichità si riuniva il popolo per le sue assemblee ed è lo stesso scelto dai rivoluzionari partenoperi del 1799 per simbolegggiare l'albero della libertà. Non so che pensare. Forse sto in una situazione di dejà vu, forse la storia di Napoli richiama stormi sotto quelle fronde ed echi arcaici nelle fronne di Colasurdo. Franca decide di dare un segnale forte di solidarietà e, all'istante, si organizza uno spettacolo con lei e Dario. Viene scelta come data il primo maggio (ma credo che sia stato il primo maggio a scegliere noi). Partono staffette in tipografia, al Palapartenope. Inizia il lancio di e-mails e di comunicati. Tutti i giornali e televisioni ne parlano. Il primo maggio, come sapete, muoiono persone a Sorrento per scarsa sicurezza in un cantiere. L'indignazione per le morti bianche espressa da Franca e Dario è terribile e tellurica. Enzo piange perchè con le "Nuove Nachere Rosse" ha creato una fondazione per le morti bianche a Sant'Anastasia per ricordare gli operai morti nello scoppio di una fabbrica molti anni fa (ma, agli inizi di maggio, un'altra ne è scoppiata a Gragnano). Vogliamo Franca e Dario in testa al corteo che, quest'anno, parte proprio da Pomigliano. Tamburi rullanti, tammorre, nacchere e pugni alzati a percuotere i nembi. Sui ddenti nella bocche spalancate un'antica ruggine. E' la marcia del riscatto di Pomigliano. Il corteo, lungo e flessibile come un serpente cinese col volto di tigre, s'incerchia intorno a Franca e Dario. Li spingiamo sul palco: ci sentiamo rappresentati da loro e non da politici che da anni hanno gettato la spugna, tumefatti e con le idee ammaccate. La sera, dalla tenda di Pomigliano andiamo al tendone del Palapartenope. Franca recita (e, lettori, con quale grazia, potenza e vibrazione) il monologo "Madre coraggio", la storia di Cindy Sheehan che ha perso il figlio in Iraq (ma vuoi vedere che non ho sbagliato a immaginare Franca come Grande Madre? Anche Cindy è una madre. Coincidenza?). Un monologo anche quello di Dario, Storia della tigre,. Il riferimento ai ruggiti del corteo è evidente così come il binomio madrecoraggio-tigre nonchè l'esortazione alla tigre partenopea in sonno afinchè ritrovi la sua dignità attravrso l'indignazione, indignazione che rimonta se Napoli si riconosce nella sua storia, nelle sue cellule memoriali e memorabili perchè, in fondo, dopo Atene, è la città pilota più antica dell'occidente. Gli operai salgono sul palco. Enzo Gragnaniello, Tony Cercola, Marcello Colasurdo cantano gli "inni" di Napoli. Nella tenda esce il sole, richiamato dai tre sciamani. Nel camerino, Franca accoglie molte persone, soprattutto donne. Si intrattiene a lungo con loro. Mi sento di stare assistendo a un incontro di vecchie amiche popolane che si bisbigliano confidenze. Lettori, vi auguro un'esperienza simile perchè se ne esce molto più ricchi, confermati nei propositi quando si vorrebbe buttare anche noi la spugna, ci si sente partecipi alla catena di montaggio di tante storie, coivolti nelle decisioni e non cavalcati e scavalcati da chi è affetto da caligolite (ricorate che Caligola nominò senatore il proprio cavallo?), partecipi dello spirito della Costituzione. Uscito dal Palapartenope, ho pensato che "Rame" nasconde in sè "mare" , solidale nella sua estensione e commovimento con una storia, mille storie, una notte, mille notti come questa. Avrei desiderato correre a Cuma per prendere un ramo di quercia e darlo a Franca. Lo faccio, qui: ti diamo, cara Franca, "il ramo d'oro" della solidarietà. Mi è però rimasta una domanda, che giro all'interessato: come hai fatto,Dario, a ottantuno anni, dopo un'ora e mezza di ruggiti, a mettersi a suonare la tammorra coi cantori vesuviani e, per giunta, cantando? Dario, hai mica bevuto anche tu, come il protagonista del tuo monologo, latte di tigre? Per questo meriti anche il nobel dell'energia. Mimmo Grasso By mimmo grasso at Lun, 2007-05-14 11:00 | elimina | modifica | rispondi