Un palazzo di giustizia a peso d' oro

 (3 dicembre, 2007) - Corriere della Sera – di Gian Antonio Stella
 

La vicenda di un edificio fatiscente comprato e venduto. L' atto d' accusa in 81 pagine della Corte dei conti. Così l' Inail rifiutò di pagare 27 miliardi di lire per il tribunale di Bari e ne sborsò 45,5. Costruito a ridosso del cimitero e del mercato rionale, quell' edificio non avrebbe mai dovuto essere lì
 

Comprereste un edificio enorme senza averlo mai neppure visto? L' ha fatto l' Inail, pagando il «nuovo» palazzo di giustizia di Bari il doppio del suo valore. L' ha fatto l' Inail paganto il "nuovo" palazzo di giustizia di Bari il doppio del suo valore. E l' ha fatto coi soldi avuti dai lavoratori per le assicurazioni contro gli infortuni. Di più: topi, fogne e allagamenti a parte, il palazzo era abusivo. Tanto da finire provvisoriamente confiscato. Un affare indecente, che secondo la Corte dei conti qualcuno ha voluto portare in porto «a tutti i costi». Proprio così scrivono i magistrati contabili, nel durissimo Atto di citazione firmato dal vice procuratore generale Rita Loreto che accusa i vertici (di allora) dell' Istituto: «Si coglie la netta sensazione che l' operazione immobiliare dovesse essere portata a termine a tutti i costi, a prescindere da qualunque possibile elemento di perplessità». E di motivi, a leggere il clamoroso documento di 81 pagine, ce n' erano a decine. Prima di tutto, però, un riassunto. Costruito in via Nazariantz, a ridosso del cimitero e del mercato rionale (figuratevi com' è portare su e giù i detenuti in mezzo al casino), il «nuovo» palazzo di giustizia di Bari non avrebbe mai dovuto essere lì: secondo il piano regolatore generale, mai sottoposto a variante, quella zona è infatti «riservata ai servizi per la residenza». E così dice la licenza rilasciata nel ' 94 ai fratelli Antonio e Giuseppe Mininni, proprietari della Cmc: possono costruire un edificio «per uffici comunali». Chiaro? No. Perché, nel novembre 1998 il Comune decide di prenderlo in affitto per 9 anni a 3 miliardi di lire l' anno per metterci «provvisoriamente» (provvisorietà all' italiana) gli uffici giudiziari. Scelta che automaticamente fa diventare il complesso, come dicevano, abusivo. Non bastasse, emergeranno subito grane di ogni genere. Un terreno così marcio che un' aiuola sprofonda di 40 centimetri in pochi mesi. Un tombino nell' archivio da cui salgono i liquami della fogna. Via vai di topi nei controsoffitti del seminterrato dove stanno i carabinieri. Tetti così sgarrupati che i magistrati devono attrezzarsi coi secchi per raccogliere l' acqua se piove. Vetri di qualità così bassa che già a maggio in certe stanze ci boccheggia a 31 gradi. Soffitti qua e là anche di 30 centimetri più bassi dei limiti di legge. Una lista tale da spingere i giornali a urlare allo scandalo e obbligare la magistratura ad accusare i costruttori di frode nelle pubbliche forniture. Sarà perché sanno dei guai in arrivo, fatto sta che nell' autunno del 2000, con una carta oggi in mano ai pm Roberto Rossi e Renato Nitti, titolari dell' inchiesta penale, i Mininni offrono il complesso all' Inail per 27 miliardi. Un «affarone», dicono: sono soldi che in soli nove anni, grazie all' affitto «provvisorio» al Comune per metterci il tribunale, torneranno indietro. Risposta dell' Inail: no, grazie. Poche settimane dopo, però, un compratore spunta. È la società Gesfin, che ha sede in una palazzina in via delle Strelitzie 35 a Santa Palomba, nella più sperduta periferia romana, dalle parti di Pomezia. Di chi è? Di due società, i cui soci principali sono Gianfranco Curci e Michele Reinero. Due personaggi, stando alla banca dati del Sole 24 ore, pressoché ignoti. Ma capaci di scucire il 27 dicembre 2000 (cin cin, Babbo Natale) quei 27 miliardi più Iva richiesti per l' acquisto. E qui comincia il bello. Appena entrati in possesso dell' immobile, gli intraprendenti compratori fanno due mosse. 1) Chiedono al Comune di Bari, gestito dalla giunta di centrodestra guidata dal forzista Simeone di Cagno Abbrescia, un cambio di destinazione d' uso, che sarà subito concesso ma bocciato come illegale sia dalla Corte dei Conti sia dalla magistratura ordinaria al punto che il complesso sarà confiscato (la decisione definitiva arriverà la settimana prossima). 2) Offrono il complesso all' Inail per 65 miliardi di lire: il triplo di quanto avevano pagato sei settimane (sei settimane!) prima. E la dirigenza dell' istituto che aveva rifiutato l' offerta bassa cosa fa? Avvia le pratiche per l' acquisto. Il comitato tecnico incaricato di valutare l' affare dice sì. Certo, fissa un prezzo un po' più basso. Ma è comunque sbalorditivo: 45,5 miliardi più Iva. Quasi venti più di quelli pagati dalla Gesfin e di quelli che saranno stabiliti come «valore congruo» dai periti della magistratura contabile che accusa: una «maggiorazione abnorme». Decisa, spiegano i giudici, senza che la commissione Inail effettuasse «né sopralluoghi né particolari approfondimenti». Di più: «I calcoli delle superfici erano stati fatti sulla base delle planimetrie presentate dalla ditta offerente e "non era consuetudine" recarsi sul posto per verificare». Di più ancora: i soldi furono stornati dai fondi già destinati a «interventi nel campo della riabilitazione». Una schifezza. Decisa senza neppure passare per il CdA. E sulla quale, scoperta la faccenda, danno oggi battaglia tre dei cinque consiglieri, il democratico Luigi Agostini, il casiniano Beniamino Brocca e il leghista Bepi Covre. Furenti per il modo in cui «la vecchia amministrazione ha buttato via i soldi dei lavoratori» e decisi a sapere «cosa» è esattamente successo. Perché, ad esempio, l' ufficio legale dell' Inail ha cercato una transazione abbinando il caso del tribunale confiscato con un appalto alla Data Service di Gianluigi Martusciello, la cui sede operativa romana è allo stesso sperduto indirizzo di Santa Palomba? E chi è costui, che porta lo stesso cognome del deputato azzurro Antonio e del consigliere campano Fulvio? E perché l' avvocato incaricato dalla presidenza se la prende adesso col Comune e non con la Gesfin? Perché, infine, i responsabili dell' operazione ai quali la Corte dei Conti chiede la restituzione dei soldi buttati via sono rimasti quasi tutti al loro posto? * * * La vicenda LA COSTRUZIONE Nel ' 94 i fratelli Antonio e Giuseppe Minnini ottengono la licenza per costruire a Bari, in via Nazariantz, area che per il piano regolatore è «riservata ai servizi per la residenza», un edificio (foto sopra) «per uffici comunali» IL COMUNE Nel novembre ' 98 il Comune decide di affittare il palazzo per 9 anni a 3 miliardi di lire l' anno per metterci provvisoriamente gli uffici giudiziari. In questo modo il complesso diventa abusivo LA VENDITA Nell' autunno 2000 i Mininni offrono il complesso all' Inail per 27 miliardi. La risposta è no. A fine dicembre la società Gesfin, che ha sede nella periferia di Roma, paga i 27 miliardi più Iva e compra L' INAIL Poco dopo, la Gesfin offre di nuovo il complesso all' Inail per 65 miliardi di lire (poi il comitato tecnico incaricato di valutare l' affare porterà il prezzo a 45,5 miliardi più Iva). Questa volta l' Inail avvia le pratiche per l' acquisto