Iniziative

<a href="http://www.francarame.it/it/taxonomy/term/46">un Nobel per i Disabili</a>

[STAMPA] Dopo il Valle di Roma, il Garibaldi di Palermo Lavoratori dello spettacolo occupano il teatro

Un centinaio di lavoratori dello spettacolo hanno marciato in corteo prendendo possesso del luogo di cultura, inattivo da un decennio. A sostegno dell'iniziativa, oltre ai ragazzi del Valle e del Marinoni di Venezia, anche Franca Rame, Paolo Rossi, Daniele Silvestri e Mario Venuti
 
teatro garibaldi palernoDopo il teatro Valle di Roma, anche a Palermo i giovani artisti provano a restituire uno spazio culturale alla comunità. Lo hanno fatto occupando lo storico Teatro Garibaldi, uno dei più antichi della città, nel cuore del quartiere della Kalsa. Stamattina un centinaio di lavoratori dello spettacolo hanno infatti marciato in corteo prendendo possesso del teatro, che è inattivo da un decennio. “Uno spazio destinato alla cultura non può chiudere per ragione alcuna” hanno scritto gli occupanti, riuniti in comitato, nel manifesto redatto per l’occasione. Ai cancelli è stato affisso uno striscione con scritto “Teatro Garibaldi Aperto“.
 
La zona si è immediatamente popolata da agenti della Digos in tenuta antisommossa, che si sono schierati all’entrata dello stabile sbarrando l’accesso alla folla di giornalisti e curiosi che nel frattempo si è raggruppata nelle zona. “E’ un occupazione simbolica – hanno spiegato gli occupanti – il Garibaldi è l’ennesimo spazio negato alla città, un luogo che ci appartiene come cittadini e come lavoratori dello spettacolo, della cultura e dell’arte. Vogliamo che il Comune renda noto un regolamento che disciplini l’assegnazione degli spazi teatrali e il costante monitoraggio di tutte le attività finanziate”.
 
Il comitato ha in programma di occupare il teatro fino a domenica, mettendo in scena spettacoli teatrali e musicali durante il week end. Il commissario straordinario del Comune di Palermo, Luisa Latella, ha subito incontrato una delegazione di occupanti proponendo la concessione del teatro per il fine settimana e l’invito a un tavolo tecnico per l’assegnazione dello stabile, che però da domenica sera dovrà essere sgomberato. “Non è una questione di assegnazione specifica del Teatro Garibaldi, è un problema generale e diffuso a Palermo – racconta Giacomo, uno degli occupanti – con questo gesto simbolico vogliamo chiedere un modello lontano dalle nomine di direttori artistici ispirate da logiche partitiche, un modello che fondi le sue basi sull’alternanza delle cariche e che dia spazio alle nuove energie artistiche espresse nella e dalla città”.
 
 
A Palermo i beni culturali chiusi da tempo e dimenticati sono innumerevoli. Una lista lunghissima in cui spiccano i cantieri culturali della Zisa, mai totalmente utilizzati da quando sono stati realizzati. La stessa storia del Teatro Garibaldi è emblematica. Inaugurato per la prima volta nel 1861 dall’eroe dei due mondi in persona, il teatro ha ospitato negli anni artisti come Carlo Cecchi, Emma Dante, Peter Brook,  e Wim Wenders. Adesso è inattivo da un decennio. Nel 2010, dopo un lungo lavoro di restauro, era stato ufficialmente inaugurato e restituito alla città. Da allora però è inspiegabilmente chiuso e inutilizzato. In attesa che l’amministrazione comunale decida cosa farne, è prevista per il prossimo 24 maggio una seconda inaugurazione a cui dovrebbe presenziare addirittura il capo dello Stato Giorgio Napolitano. “Vogliono inaugurare per la seconda volta in due anni lo stesso teatro – tuonano i manifestanti – senza che nel frattempo sia mai stato aperto. Vogliamo sapere che destino avrà questo posto il giorno dopo che verrà il presidente della Repubblica. Vogliamo che in questa città si rimettano in circolo le realtà produttive e culturali della nostra città, prescindendo dall’ingerenza dei partiti, dai ricatti delle clientele, dall’aridità dei finanziamenti a pioggia”.
 
A sostegno dell’iniziativa palermitana, oltre ai ragazzi del Valle di Roma e del Marinoni di Venezia, sono intervenute alcune tra le voci principali della cultura italiana come Franca Rame, Paolo Rossi, Daniele Silvestri e Mario Venuti. Dopo aver sbarrato l’entrata le forze dell’ordine hanno “concesso”, su input del commissario Latella, l’occupazione fino a domenica. “Abbiamo ceduto a questa sorta di ricatto – spiega uno degli occupanti – ma così possiamo far entrare la gente, la cittadinanza deve riappropriarsi dei luoghi che in questa città le sono stati negati perché pochi politici senza scrupoli non riescono trarre un personale guadagno dalla cultura“.
 
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[STAMPA] Teatro Derby, cultura e occupazione

Scritto da Francesco Menichella
 
Lo sfratto del Teatro Derby a Milano rischia di fare chiudere per sempre la sede dello storico club del cabaret. Alla compagnia del Derby verrebbe sottratto uno spazio culturale vitale. L’ex sindaco Letizia Moratti aveva promesso un appoggio ma se n’è andata senza mantenere l’impegno. Ora c’è Giuliano Pisapia e la beffa della chiusura sarebbe più grande.
 
Se il Comune non mantenesse al più presto le promesse si potrebbe arrivare a una acquisizione dello spazio sulla falsariga di quanto è già accaduto a Roma con l’occupazione del Teatro Valle.
 
A Palazzo Reale, durante la presentazione della mostra dedicata alla pittura di Dario Fo, Lazzi Sberleffi Dipinti, una delegazione della compagnia del Derby ha chiesto l’appoggio al premio Nobel.
Dario Fo non si è fatto pregare e a nome proprio, della sua compagnia e di Franca Rame ha dato pieno appoggio.
 
Una tv senza antenna era presente e ritrasmette questa richiesta di libertà e partecipazione...
 

fonte: ilpeccatore.gqitalia.it

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Donazione PC al Tribunale dei Minori di Milano

Io sottoscritta Franca Rame offro a titolo di donazione al Tribunale per i Minorenni di Milano:
 
nr. 15 personal computer HP Compaq mod. 6200, (S/N: CZC125BZ0M-CZC125BZ0Y-CZC125BZOW-CZC125BZ0C-CZC125BZ0T-CZC125BZ15-CZC25BYYV-CZC125BYY0-CZC125BZ02-CZC125BZ0F-CZC125BYZT-CZC125BYZW-CZC125BZ0R-CZC125BYYW-CZC125BBYYX),
 
nr. 15 monitor LCD 19” HP mod. LE1901W (S/N: CNC102PVW9-3CQ115BXP0-CNC102PVX1-CNC102PWF4-3CQ115BT2W-3CQ115C1F7-3CQ115BTGR-3Q115C1FM-CNC102PW23-3CQ115BT2N-3CQ115C1FK-CNC102PWFF-3CQ115BXP2-3CQ115BT2X-CNC102PWF9),
 
nr. 5 notebook HP mod. 620 core 2 duo T6670, (S/N: SCNU043051N-SCNU04304TR-SCNU04304TV-SCNU04304SB-SCNU043053S).
 
Franca Rame
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[STAMPA] Franca Rame e Ken Loach firmano l'appello di "Liberazione"

(ANSA) ROMA, 31 GEN- C'e' anche il regista inglese Ken Loach tra i firmatari dell'appello per salvare Liberazione, diffuso alla vigilia del tavolo di confronto che potrebbe decidere le sorti del quotidiano di Rifondazione Comunista. Nel documento si chiede al governo un intervento immediato.
 
Hanno aderito, tra gli altri, Dario Fo, Franca Rame, Paolo Rossi, Gianni Mina', Susanna Camusso, Antonello Venditti, Francesco Carofiglio, Franco Piperno, Bruna Bellonzi-Curzi, Candida Curzi, Luciana Castellina, Rossana Rossanda.
 
fonte: ansa.it
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[VIDEO] "Se non ora quando" - gli interventi di Franca Rame e Dario Fo

Gli interventi della ex Senatrice Franca Rame e del premio Nobel per la Letteratura Dario Fo alla manifestazione "Se non ora, quando?" svoltasi a Milano.
Migliaia le donne che agitando le sciarpe bianche, simbolo della lotta contro la mercificazione femminile, hanno rivendicato il ruolo della donna nella società.

Milano 13 febbraio 2011

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STOP ALLA BASE MILITARE DI VICENZA!

 

stop alla base militare di vicenza

FIRMA LA PETIZIONE!

Gentile Presidente Obama,

ci rivolgiamo a Lei perché siamo convinti che LEI sia il solo a poter fare un regalo alla PACE, mettendo fine a una inutile vicenda di spese militari e sprechi.
A Vicenza, nel Nordest dell’Italia, da molti anni gli abitanti si oppongono all’insensato allargamento della base militare americana Ederle – Dal Molin, fino alla periferia della città.
Questo progetto che è stato siglato tra il governo italiano e il Suo predecessore, George W. Bush, è un monumento alla paranoia militarista dei tempi in cui il nemico era il blocco sovietico. Da allora molto è cambiato, il pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti è considerato da tutti altrove. Per noi, in particolare, si trova nella povertà in cui vivono molte popolazioni, è qui che si sviluppa il terrorismo. Terrorismo prodotto da colonialismo e razzismo, e dalle guerre combattute dagli europei per saccheggiare materie prime e depredare i territori fertili nel mondo.
La Sua elezione a Presidente degli Stati Uniti d’America ed il Suo programma di rientro delle truppe dai territori di guerra ci fanno sperare in un cambiamento positivo anche per la base militare di Vicenza. 
Di più: sarebbe rivoluzionario dismettere la base militare e destinare i fondi ottenuti, per finanziare scuole, ospedali, medicinali, cibo, acqua potabile nei paesi poveri o in guerra. Questo gesto avrebbe un impatto più forte della cattura di Bin Laden e garantirebbe maggiore sicurezza di qualsiasi base militare. Si tratterebbe di dire finalmente al MONDO che gli STATI UNITI preferiscono la CIVILTA’ alle ARMI, la TUTELA DELL’AMBIENTE ALLE DEVASTAZIONI, LA SOLIDARIETA’ AL DENARO, L’ECONOMIA DI PACE A QUELLA DI GUERRA. 
SAPPIAMO CHE LEI LO PUO’ FARE, PRESIDENTE OBAMA. 
LEI PUÒ FARE SOGNARE AL MONDO LA PACE. 

 

stop alla base militare di vicenza

SIGN THE PETITION

Dear President Obama,

we write directly to you because we are convinced that you are the only one that can make this gift to peace, putting an end to a lengthy and useless story of military spending.
The citizens of Vicenza, in the North-East of Italy, have been opposing the meaningless expansion of the US military base Ederle - Dal Molin for many years. This project was agreed upon by the Italian Government and your predecessor Gorge W. Bush and is a monument to the military paranoia of the cold war.
Many things have changed since then and many agree that the threats to US security are now elsewhere. We believe that new threats lie in the poverty of many nations: it is here that terrorism develops – terrorism that has its roots in racism and colonialism, in the wars that the Europeans fought to prey on raw materials and fertile ground around the world.
Your election as President of the United States of America and your programme to return troops from war territories gives us hope also for the military base in Vicenza.
We dare say more: it would be revolutionary to dismantle the base and use the money that would thus be saved to finance schools, hospitals, medicine distribution, food, clean water projects in developing countries and in war zones.
It would be a means to finally say that the US chooses PEACE instead of ARMS, the PROTECTION OF THE ENVIRONMENT instead of ECOLOGICAL DEVASTATION, SOLIDARITY instead of PROFIT, an ECONOMY OF PEACE instead of an ECONOMY OF WAR.

You can make the world dream of peace again.

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