Iraq

Ritorno a Fallujah

Tre anni dopo il devastante attacco degli Stati Uniti il nostro corrispondente è entrato nella città irachena sotto assedio, trovandola senza acqua pulita, corrente elettrica e medicine.

8 febbraio 2008 - Patrick Cockburn
Fonte: Indipendent on-line - http://www.independent.co.uk - 28 gennaio 2008, e 
 Associazione PeaceLink. Tradotto da Annamaria Arlotto

E' più difficile entrare a Fallujah che in qualsiasi altra città del mondo. Per la strada proveniente da Bagdad ho contato 27 posti di blocco, tutti sorvegliati da soldati e poliziotti ben armati . "L'assedio è totale" dice, scuro in volto, il dott. Kamal all'ospedale di Fallujah, mentre stila la lista di ciò che gli occorrerebbe, che comprende di tutto, dalle medicine all'ossigeno e dall'elettricità all'acqua pulita.
L'ultima volta che tentai di entrare a Fallujah in macchina, diversi anni fa, rimasi coinvolto nell'imboscata ad un convoglio americano che trasportava carburante, e dovetti uscire dall'auto a carponi e sdraiarmi sul ciglio della strada insieme all'autista, mentre tra soldati americani e guerriglieri si era aperto il fuoco. La strada adesso è molto più sicura ma a nessuno è concesso di entrare a Fallujah fuorché ai residenti in grado di comprovare che vivono là mediante documenti d'identità dettagliati. La città è isolata dal novembre del 2004, quando i Marines americani vi irruppero con un attacco che l'ha lasciata per la maggior parte in rovina.
Le strade, con i muri butterati dai segni delle pallottole e con gli edifici ridotti ad un cumulo di lastre di cemento, appaiono ancora come se il combattimento fosse cessato da poche settimane.

Us Army, più suicidi che caduti in Iraq

Seimila reduci si sono tolti la vita soltanto nel 2005
SARA BERUTTO - LA STAMPA

Per molti soldati americani che hanno combattuto in Iraq e in Afghanistan la guerra più sanguinosa comincia con il ritorno a casa: il numero dei suicidi tra i veterani supera quello dei militari uccisi dall’inizio del conflitto. I dati, raccolti in un’inchiesta durata cinque mesi dal network Cbs, sono impietosi: soltanto nel 2005 sono stati 6256 gli ex soldati che hanno deciso di togliersi la vita una volta tornati dalle loro famiglie. Una media di 17 suicidi al giorno, più del doppio del resto della popolazione statunitense.

Il tasso di suicidi negli Stati Uniti è di 8,9 casi su 100 mila persone, ma tra i veterani la cifra sale a 18,7. I numeri si fanno ancora più preoccupanti se messi a confronto con quelli dei soldati caduti in combattimento in Iraq dal 2003. Per il sito internet iCasualties, fondato dall’ingegnere elettronico Michael White per monitorare le vittime del conflitto in Iraq, sono 3863 i soldati americani uccisi in servizio dal 2003 a oggi, una media di 2,4 al giorno.

APPELLO: NO ALL’ACQUISTO DEGLI AEREI DA GUERRA F35

chi condivide il contenuto e la richiesta al governo di non acquistare gli f 35 di mandare la propria adesione a sigi2003@libero.it  indicando cognome, nome, qualifica (professionale, istituzionale, o di impego nl sociale.
 
 
Dopo la firma del “memorandum d’intesa sullo sviluppo del velivolo Joint Strike Fighter F 35” fra Italia e Stati Uniti d’America, il prossimo atto ufficiale in calendario è la decisione che dovrebbe prendere il Governo italiano di acquistarne 131 dalla Lockheed Martin Aeronautics.
Una decisione che, se assunta, comporterebbe per l’Italia una spesa che varia fra i 25 ed i 30 mila miliardi delle vecchie lire a seconda che il pagamento debba essere effettuato in euro o in dollari.
Un onere finanziario per il nostro Paese di inaudita ed ingiustificabile enormità per una operazione assurda ed inaccettabile.
 

Mamma pace non abita più qui

il manifesto del 30 Maggio 2007

  

Il movimento per la pace americano perde la sua icona più rappresentativa «Questa è la mia lettera di dimissioni da volto del movimento anti-guerra americano». Tradita, insultata, malata, divorziata, la «peace mom» Cindy Sheehan scrive al «suo» sito: basta, raccolgo i cocci e torno a casa

 

 

Cindy Sheehan

 Dopo che Casey è stato ucciso ho dovuto sopportare un sacco di calunnie e di odio, soprattutto dal momento in cui sono diventata la cosiddetta faccia del movimento americano contro la guerra. Ma soprattutto da quando ho rinunciato anche ai pochi legami che mi erano rimasti con il partito democratico, altro fango mi è stato gettato addosso da blog «liberal» come Democratic Underground. Essere chiamata «puttanella egocentrica» e sentirmi dire «che liberazione» sono stati tra gli insulti più teneri.

Oggi, il Memory day per i veterani, sono arrivata ad alcune strazianti conclusioni. Non sono il frutto di riflessioni del momento ma di una meditazione che va avanti da almeno un anno. Le conclusioni alle quali sono lentamente e con estrema riluttanza giunta sono davvero strazianti per me.

IRAQ: VIA I SOLDATI, ARRIVANO I CONTRACTORS, MILIZIE PRIVATE

Abbiamo ricevuto questa interessante lettera, che con piacere pubblichiamo.

 

Salve Senatrice,

Ciao Carlotta,

sono Federico di GIV Forlì.
Volevo segnalarvi questo articolo dell'indipendente su come stiamo portando avanti la "protezione dei civili" in Iraq.
L'Iraq è terra dimenticata dagli italiani dopo il ritiro dei nostri militari, messa in secondo piano dal dibattito sull'Afghanistan. Tuttavia cooperanti e tecnici impiegati dagli enti di idrocarburi, Eni in testa, sono ancora là e, grazie anche alle nostre anticipazioni, è noto che il governo Prodi, nel decreto che finanzia le missioni italiane, ha inserito uno stanziamento di 3 milioni e mezzo di euro per i "contractors", altrimenti detti mercenari o paramilitari, che devono proteggere i civili.

Ma quello che non è ancora noto è la società a cui sono destinati questi soldi. Si tratta della Aegis Defence Services, con sede a Londra, che ha già stipulato con il Pentagono, per i suoi servizi in Iraq, un contratto da 293 milioni di dollari, che ha sollevato le proteste di buona parte del Congresso Usa. Gli uomini dell'Ads, fondata e diretta da Tim Spicer, sono accusati di violazioni dei diritti umani e di aver sparato contro civili iracheni inermi.

Il nome di Tim Spicer in passato è stato accostato alla repressione di una ribellione per conto del governo di Papua Nuova Guinea nel '97 e, nel ' 99, all'esportazione di 35 tonnellate di armi bulgare in Sierra Leone, nonostante l'embargo imposto dall'Onu. Inoltre, Spicer nel 1992, quando era ufficiale britannico in Irlanda del nord, fu coinvolto nella uccisione di un ragazzo cattolico e due soldati posti sotto il suo comando per questo delitto furono condannati.

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