L'ISOLA DEI CANI DI DARIO FO

OGGI NIENTE SPRECHI... STIAMO TERMINANDO LE VERIFICHE SUL BILANCIO DEL SENATO, CHE PUBBLICHEREMO DOMANI.

L’isola dei cani
di Dario Fo
30 settembre 2005

PROLOGO
Il titolo da una parte allude alle Canarie dell’Oceano d’Africa, ma specificamente al regno d’Inghilterra. Il gioco paradossale risale dalla tradizione popolare inglese e medioevale dove i sudditi di quel Paese nelle carnevalate si travestivano da animali, in gran parte da cani di varie razze.
L’opera di Ben Johnson e di Nasche fu bloccata dopo poche repliche. Johnson fu arrestato e sbattuto in carcere per aver portato allegoricamente offesa alla regina Elisabetta, per aver posto in satira la corte e per altre inaudite offese alla nazione e ai suoi sudditi.
Della commedia sono rimasti solo accenni di cronaca. Il dialogo è andato completamente perduto.
Servendoci dei fablieu bretoni e franco-normanni di qualche tempo prima, abbiamo cercato di ricostruire la trama del testo satirico. E speriamo di esserci riusciti.

L’ISOLA DEI CANI
Non vi deve stupire: esiste l’isola delle capre, quella delle foche e c’è anche quella dei cani.
È un regno galleggiante sul mare, abitatissimo, in maggioranza di canidi. Ho detto giusto… una razza di cani che si è incrociata con uomini. All’apparenza sembrano normali cani di varie razze: cani pastori, semilupi, bracchi, volpini, molossi, barboncini e bastardi d’ogni genere. Appena ti avvicini, ti accorgi che il loro comportamento è molto simile a quello umano. Rispetto ai cani comuni, prima di tutto tendono a rizzarsi dritti sulle zampe posteriori alla maniera dei barboncini ammaestrati che si esibiscono nei circhi. Inoltre, venendoti incontro, inarcano il collo e abbassano il capo in segno di saluto. Le femmine invece piegano le ginocchia posteriori a imitare un inchino. E soprattutto ognuno di loro ti sorride. Sì, proprio così. (Atteggia la bocca in uno sghignazzo)
E’ stupefacente! Un cane che sorride, mai visto!
Ma questa, nell’isola cagnaria, non è la sola strampaleria. Di fenomeni assurdi se ne incontrano a piè sospinto. Per esempio, si scoprono spesso uomini e donne portati a passeggio dai cani. Questi pseudo-uomini fan parte di una specie umana minore, anzi di minorati. Il loro ebetismo è causato dall’essersi per lungo tempo incrociati coi cani, al punto che le loro facoltà intellettive si sono deteriorate al livello di umanoidi primordiali, tanto d’aver perso l’uso normale della parola. In verità parlano… sì… ma esprimono concetti privi di nesso logico. Non discutono, non esprimono mai proprie idee o concetto diversi dal comune.
Perciò vengono definiti “homines moderati”, o sudditi.
Insomma, hanno diritto di parola ma non facoltà di pensiero.
A loro differenza, i canidi posseggono entrambe le facoltà: parlano e pensano. Purtroppo la loro pronuncia non è perfetta, ogni tanto sfugge loro qualche guaito… se irritati, non riescono a trattenersi dal ringhiare. Specie nelle dispute politiche mugolano, abbaiano… e naturalmente, sentendosi felici, non riescono a fare a meno di scodinzolare.
Impressionante è il comportamento civile che dimostrano. I maschi concedono il passo alle femmine, evitano zuffe in pubblico e i più costumati riescono perfino a imporsi di non annusare le “signore” infilando loro il naso tra le natiche! Purtroppo i maschi non sono in grado di bloccare l’istinto, che li porta a sollevare la gamba posteriore tutte le volte che transitano presso lampioni o pali in genere e spruzzare zampilli di urina… Ad ogni modo c’è da encomiarli per quanto riguarda la defecatio: per strada e nei giardini pubblici non vi capiterà mai di scivolare sull’escremento di una cane. Essi, cani civilizzati, hanno imparato a tenersi appeso sotto la coda un capace cestello nel quale depositano tranquillamente i loro bisogni solidi. Giunti poi in un prato apposito, essi scodinzolano lanciando tutto intorno brandelli ordinati della loro caccheria!

Normalmente si usa l’espressione “fedele come un cane”. Ma quest’espressione non ha significato alcuno nell’isola cagnaria. Questo branco di bracchi, volpini, levrieri e bastardi non conosce né la lealtà né tanto meno il rispetto alla parola data. Salgono e scendono dal carro dei vincitori come viaggiassero su una carretta presa a prestito.
Ciononostante, è incredibile, sono riusciti a darsi un assetto pseudo democratico, con una classe dirigente e una parvenza di giustizia. Sopra tutti, ci stanno i cani nobili con re e regine.
In questo momento sull’isola regna una capobranco-regina, amata e odiata al tempo. Pare sia un maschio travestito da femmina. Pare sia calva e porti parrucche immense. Dicono non si sia mai accoppiata con nessun maschio della corte, ma di certo ha avuto corteggiatori in quantità. Alcuni di questi, convinti di averla conquistata, hanno tentato di soffiarle il trono. La regina dei cani, the dog queen, li ha fatti decapitare come bastardi qualsiasi.
Forse qui ci troviamo all’atto finale del suo regno. È proprio a ‘sto punto che inizia la tragedia.
(Indicando se stesso) Ma devo presentarmi. Personalmente ho un ruolo in questa storia: sono il guardiano del grande canile. Ho il compito di non permettere che scoppi per nessuna ragione la cagnara. A chi sgarra imporrò la catena e la museruola. I troppo focosi verranno da me castrati.
(Sale un coro di mugolii e abbaiamenti. Il guardiano, impugnando un lungo bastone, grida:)

GUARDIANO: Che c’è? Cosa fate qui? No, mi spiace, ma oggi non è giorno di visita. Nessuno può vedere la regina, né parlarle.
(Estrae da sotto le ascelle un rotolo di pergamena che legge eseguendo un grammelot pseudo inglese con mugolii, ringhi e ululati, facendo immaginare che intorno a lui si sia radunata una folla di cani.
No, ho detto! Fatevi in là, non la si può disturbare! State tranquilli, è in buona salute. Chi è quel bastardo che ha messo in giro la voce di una sua crisi?!
(Accenna a uno strano canto liturgico, quindi finge di rivolgersi a un gruppo di religiosi)
Beh dico! Eminenze! Siamo impazziti? Cos’è ‘sto “dies irae”? Olio santo? Ma eminenza, le sembra questo il modo migliore per procurare forza e serenità alla nostra magnifica regina dei cani?! Sì, è un po’ giù di corda… ma le assicuro che la sua coda è sempre dritta e scodinzolante come quella di un maschio in fregola! No, ripeto! Nessun mancamento! No, nessuno la può confessare, non ha nulla di grave di cui pentirsi! (Quindi sottovoce) Illustrissimo vescovo… che vogliamo, crear panico? Già tutti ‘sti bastardi mugolanti stanno preoccupati di buttarsi sull’osso e spartirselo prima che la femmina regale tiri le cuoia… (Cambia tono) E certo che non ha eredi! E quelli che sostengono di poterla sostituire sono degli illusi, che non sono in grado di raccogliere il consenso… non dico dei cani, ma nemmeno dei topi da fogna! (Emette un ululato misto a guaiti. Quindi si sdoppia guardandosi intorno) Chi è? Chi guaisce a ‘sto modo? È lei… the dog queen… Sì, la regina. Non sa trattenersi dal lamento. Si strappa i capelli, quei pochi che le restano… Certo, ormai è quasi del tutto rapata. È una pena vederla, disperata com’è. S’è perfino rimpicciolita da quando ha avuto la malsana idea di mandare intorno i suoi tirapiedi a fare inchiesta. Ha scoperto d’aver perso credibilità e stima. La stanno mollando tutti: i vescovi della sua Chiesa, i suoi adulatori, i leccapiedi, perfino i bottegai che la sostenevano a morte, le vecchiette rincretinite, per non parlare degli attori della sua compagnia, del teatrino di corte… se la sono data a gambe cercando scritture perfino nei bordelli.
(Altro ululato quasi corale) E che è adesso? Chi frigna a ‘sto modo?
Appunto quelli che non trovano scrittura. A partire dagli intellettuali. (Batte veloce il lungo bastone a terra) Sentite: bussano ad ogni porta in cerca di un nuovo padrone. È proprio vero quello che diceva Thomas Moore poco prima che gli mozzassero la testa: quando la nave affonda, i primi a darsela a gambe sono i topi, subito seguiti dagli intellettuali e dalle puttane.
(Corre in proscenio) Guardateli, guardateli laggiù… Hanno già cambiato bandiera e casacca, issano cartelli con scritto “A morte la regina spelacchiata”.
Ma chi glielo fa fare a ‘sta santa regina dei cani di starsene qui a farsi umiliare e a bersi il calice velenoso del tradimento. Cosa ci si aspettava da una corte di bracchi, lupi bastardi, bassotti, spinoni e leccaccioni in genere? Credeva che bastasse foraggiarli, procurar loro cariche pubbliche, permetter loro, chiudendo un occhio, di rubare a volontà, coprirli dall’incriminazione per ogni porcheria in cambio di maestose scodinzolate? (All’istante si volge verso il fondo urlando a gran voce:)
Allarme! Allarme! Chiudete tutti i portoni! Levate i ponti! Che c’è, che succede? Il re gran cane di Scozia sta scendendo dal nord, è venuto a prendersi il trono che gli spetta. È lui l’erede. Mio Dio… fate caso alla folla che con carri, cavalli e ogni mezzo gli va incontro… Mai visto una cagnara del genere. Ci sono anche i vescovi e tutti i prelati della regina. Hanno abiurato la loro fede. Ci sono anche i ministri del nostro governo, cani infedeli! Ma di che s’illudono? Che Giacomo di Scozia li incorpori nel suo governo? E dove li butta i suoi cani, levrieri e mastini? Un re non scaccia mai i propri tirapiedi… Un re s’affeziona ai propri bastardi! (Imitando i rintocchi di una campana) Don don don… (Solenne urlando) La regina è morta! Cantate pure il vostro “de profundis”. (Inizia un canto in latino vivace e festoso. Accenna a una danza, si blocca) Dico, infami! Un po’ di rispetto per la regina! Ho detto de profundis solenne! (Canta il lamento gregoriano).