L'ULTIMA FRITTATA DEL PALAZZO di Lidia Ravera

Col ritmo fiacco dell’estate si susseguono gli avvisi di garanzia, i rinvii a giudizio, le iscrizioni sui registri degli indagati. Formigoni, Errani, Vendola… (oddio, anche Vendola? Si, ma è una cosa vecchia). Nessuno ci fa più caso. Fra uno sbadiglio e una granita al limone si legge che siamo in pericolo, che cadremo fuori dall’euro, che non pagheranno le tredicesime e forse neanche gli stipendi. Le vacanze si accorciano, le avarizie si impongono, si risparmia perfino sul pattino, ma a quello che te lo affitta no, lo scontrino dei tuoi 12 euro non lo chiedi. Siamo stremati, preoccupati, annoiati. Non si parla più di politica neanche a cena. Sembrano lontani anni luce i tempi in cui, fra l’aperitivo e lo spaghettino con le vongole, avevi già nominato 88 volte Berlusconi. Pasta in bianco, frittata e silenzio, oggi. Mi verrebbe voglia di chiamare al telefono Bersani, Alfano e Casini. Vorrei avvisarli. Ragazzi, è inutile che vi agitiate tanto:  filate a Palazzo Chigi, fate la serenata a Monti, vi proponete come spalla su cui piangere & governare, sparlate dei colleghi (quello è giovane e scemo, quello è cattolico col suocero palazzinaro, quello è più comunista di quanto sembra)… e tutto per cosa? Piazzarvi bene alle elezioni? Lasciate perdere: tanto a ‘sto giro non vi nota più nessuno.

 

da Il Fatto Quotidiano - 27 luglio 2012