Rendiconto vita II

Seconda puntata
Rieccomi e scusate se vi ho fatto aspettare tanto… ma…

Aprile
Martedì 18
Proclamazione: sono una Senatrice della Repubblica Italiana. Parto per Roma e ha inizio l’avventura…
Mi dispiace molto di vivere questo momento senza nessuno della mia famiglia vicino… sono tutti impegnati nei loro lavori. Non posso dire: “Beh, alla prossima”. Si diventa “senatrice” una volta sola.
Vita nuova. Casa nuova. Ambiente nuovo. Tutto nuovo… Spero di trovarmi bene. Mi sto dando un gran da fare per sistemarmi alla meglio. Per ora il mio appartamentino, affittato ammobiliato, sembra il magazzino di un rigattiere. Unica comodità è che sono a un passo sia dal Senato che dal mio ufficio. Non appena avrò un po’ di tempo andrò all’Ikea e mi arrederò la casa in modo da potermi guardare intorno e magari anche invitare qualcuno a cena. Queste prime giornate non sono entusiasmati… non che mi stia annoiando, sono solo un po’ intristita.

Mi pesa la solitudine, mi manca Dario che mi chiede il pennarello rosso, che film c’è questa sera… la sua voce, la sua gentilezza e anche le sue disattenzioni nei miei riguardi… dopo 52 anni di convivenza ci sono anche quelle. Spesso, la moglie si confonde con la tappezzeria di casa, anche per il migliore degli uomini.
Ma ci siamo voluti un gran bene.

Non sto passando un bel periodo. Dove sono i sorrisi della gente, le risate, le voci…? (di voci, vocii, vociare, urla, strepiti ce ne sono fin troppi… ma nessuno che suoni gradevole al mio orecchio). Mi manca il sentirmi dire “ciao, come stai, vieni a pranzo con noi, ci vediamo stasera, andiamo a prendere un caffè” insomma “la socialità”. Qui ognuno pensa ai fatti propri. Importante è che tu sia presente per votare. Senza i “Grandi Vecchi” siamo solo due Senatori in più, rispetto all’opposizione.
Due. Il primo comandamento per noi Senatori della maggioranza è: guai mancare.
Ogni mattina mi alzo, esco con la speranza che “oggi” e non domani, “sia un altro giorno”. Chissà forse riuscirò a scambiare qualche pensiero con qualcuno. Entro in aula, mi vado a sedere accanto a Furio Colombo che è sempre gentile e festoso con me, ma dopo qualche minuto, riprende a scrivere l’articolo bellissimo che leggerò domani sull’Unità.
Inizia la seduta. Ascolto, prendo appunti. Ho le antenne tutte tese. Mi sento in prima elementare… ci metterò un bel po’ ad arrivare alla quinta. Passerò gli esami?
Pausa pranzo. Penso a casa mia, “cosa staranno mangiando?” se ha fatto il risotto Dario ci vorranno 2 ore per mettere ordine.
Ristorante Senato: cerco tra i tanti ospiti un viso amico. Qualcuno che conosco c’è, ma la mia timidezza m’impedisce di avvicinarmi e dire “posso sedermi e pranzare con te?” Sono tutti molto freddi. Non sai mai se sei gradita.
I camerieri sono gentili, e premurosi… gentili-sinceri. Da sempre “sento” la gente, i loro sentimenti nei miei riguardi… e senza presunzione, raramente mi sono sbagliata.
Mangio di malavoglia. “Senatrice desidera ancora qualcosa?” “Quand’è che mi chiamerà Franca?” gli butto lì con un sorriso. Mi guarda spiazzato, imbarazzato… e con rincrescimento risponde: “Qui?... Mai.” Ci scambiamo con gli occhi simpatia. Come vorrei che il mondo fosse diverso!

Non devi pagare il conto: ti viene detratto dallo stipendio; alla bouvette, il conto lo paghi, ma dopo aver consumato. Ho chiesto come mai, m’è stato risposto: “Perché pagare prima non è elegante. Tutto sommato siamo Senatori… a chi mai verrebbe in mente di rubare?”
No, rubare no, ma andarmene senza pagare… da una vita siamo abituati tutti a ritirare lo scontrino alla cassa e poi consumare, sennò rischi di dimenticarti… come m’è capitato una volta. Accortamene ho pregato un commesso: “Telefoni alla buvette, per favore, mi sono dimenticata di pagare…” Quando sono ripassata tutta agitata: “Non si preoccupi senatrice… la conosciamo…” e giù un bel sorriso.

Corro in Commissione bilancio.

Poco dopo è ora di aula. Come ho detto, non hai un posto fisso, ma trovo quasi sempre il “mio” posto accanto a Furio. Lentamente arrivano quasi tutti.
“Tutti” siamo sempre presenti quando si deve votare. In quel momento inizia lo spettacolo.
La destra spia la sinistra. La sinistra la destra. Partono urla: “Ti ho visto! Presidente quello ha fatto il pianista!” (ci fosse qui Dario ci scriverebbe sopra un bel pezzo di teatro) Quando capitano questi momenti mi agito sempre un po’, non sono abituata a urla e schiamazzi.
Vi dico la verità, pur avendo visto spesso in televisione “disordini” nelle 2 aule, trovarcisi in mezzo, non è divertente. Avevo una mia idea sul SENATO, I SENATORI… le sedute in aula… beh ho dovuto cambiarla.
Ci sono spessissimo interventi che nessuno ascolta, tutti sono impegnati a parlare, telefonare, andare e venire. Peccato non riuscire a capire quello che viene detto dal relatore. C’è l’auricolare, ma c’è casino (termine poco consono a una senatrice… ma mi “adeguo” all’ambiente!). Leggerò il rendiconto stenografato della giornata, domani.
Ci sono gran tempi morti… ad esempio quando si vota. Se iniziano dalla A, hai voglia ad aspettare. Ma non è detto, a volte estraggono un nome e via che si parte con quello… potrebbe essere anche la R, ma non mi è mai capitato.

Mi sto abituando e pure acclimatando… nel senso che c’è un freddo esagerato… maglietta pelle e calze con scarpe chiuse… e piedi gonfi. Seduti come si sta per ore e ore è fatale.

Ho un mare di gente intorno e mi sento sola… non ti vede nessuno (come si fosse alla stazione centrale in partenza per le vacanze di ferragosto) non riesci a creare un rapporto minimo… e quando, a sera, rientri a casa è pure peggio, è il momento più brutto. Casa.
Dove sei Dario? Sì, telefono, telefono, telefono, Jacopo, mi sorella… le bimbe… qualche amica… a volte non mi viene di chiamare nessuno. Mi sbatto a letto. Accendo la tv, capace che mi addormento.

Ho avuto il mio ufficio a Palazzo Cenci. Due scrivanie, due computer (quanto mi manca il mio adorato Mac!!!), due telefoni, un televisore, un divano, tre sedie, una libreria, carta, penne, pennarelli a volontà, che mi passa lo stato: Grazie!
Nell’affanno di raccontarvi le prime giornate, mi sono dimenticata di parlarvi della mia vita fuori dal Senato.

I primi tempi andavo a cena con le amiche in un ristorante che frequentavo quando con Dario si veniva a lavorare a Roma, poi lentamente me ne è passata la voglia. Marina Belloni era venuta a Roma con me, ma poco dopo ha dovuto tornarsene a Milano. Non sta bene e deve sottoporsi ad esami medici. Speriamo non sia niente di grave. Sono in ansia… e sola di nuovo. Ogni tanto vado nel mio ufficio… ma non ho intorno le mie cose. Preferisco lavorare a casa.

Pane e prosciutto, pane e salame, un pezzo di pizza. Gelato Giolitti della mia amica Daniela… il più buono di Roma! Stesa sul letto mangio. Leggo i giornali. Archivio gli articoli che mi potrebbero servire. Televisione.
Lavoro anche, mi viene notte più in fretta. Sto preparando per la Fabbri i testi che accompagneranno i Dvd delle nostre commedie. Me ne mancano parecchi. Sono i più difficili e diciamo, rognosi, come ad esempio quelli in dialetto lombardo veneto con suoni onomatopeici inventati da Dario: “Fo recita Ruzzante”, “Storia della tigre e altre storie”, “Fabulazzo osceno”: bisogna mettere gli accenti - grave, acuto, circonflesso ecc. per via di come si pronuncia, fare la traduzione. Dal momento che per le edizioni trascrivo il testo dalla registrazione delle ultime rappresentazioni, devo controllare che Dario non si sia “lasciato andare”… rivedere i prologhi che esegue a braccio, stringere… Un conto è “il parlato”, un altro lo scritto.
Il mio legittimo consorte è sempre preso a fare qualcos’altro… non mi aiuta un granché, specie in questo periodo, immerso com’è nel Mantegna. Qualche giorno fa mi son detta: “Non puoi continuare a panini”. Spesa seria: riso, pasta, pomodori, sale, solo quello fino, spinaci, carciofi, carote… surgelati. L’acqua no. Uso la SAN RUBINETTO, (come la chiama un mio amico, Fabrizio de Giovanni) perché a Roma è buonissima (anche a Milano e in tante altre città) e bisogna eliminare quella minerale.
Mi sono fatta un sugo abbondante, ho cucinato un chilo di spaghetti. Non ho grande appetito, ma i carboidrati mi tengono su.
Piatti di carta. Porzione da primo e secondo. Quel che rimane lo metto in frigo. La cena per qualche giorno è pronta. TG3 delle 19. Iraq, morti, madri che piangono… primi piani insistiti… sangue. Politici. Parlano, parlano, parlano. Troppo. È come una gara… “anch’io, anch’io”. E quelli della passata legislatura e quelli della nuova. Con affanno. Golosità di presenzialismo. Girano tutti con i giornalisti appollaiati sulle spalle. In un momento serio come quello che sta passando il nostro Paese, più adeguato sarebbe un po’ di silenzio. Raccogliere i cocci deve essere un gran duro lavoro, un grande impegno, sarebbe bellissimo per la gente vedere i risultati senza tanto chiacchiericcio-blablabla e anche straparlamenti. Da ambo le parti. O no?
Per quanto mi riguarda ho rifiutato tutti gli inviti avuti dalle varie tv. Quando avrò messo a punto quello che mi sono prefissa di fare, certamente farò una conferenza stampa, e se le mie proposte interesseranno, ben volentieri andrò a illustrarle in televisione.
Ma ora di che dovrei dire? Parlare per esserci, presenziare, non mi è mai interessato.
Non vi nascondo che pavento l’arrivo dell’autunno e di “Porta a porta”. Speriamo che i nostri big non ci caschino, non abbiano l’affanno “dell’esserci”. Senza la sinistra e la destra che si insultano, Vespa sarà costretto a propinare puntate più interessanti: obesi, chirurgia plastica, mamme di Cogne, chiromanti ecc. Una vera festa!

Sono un po’ più giù del solito. Faccio una gran fatica a ritrovarmi con sta vita cambiata di punto in bianco. Ho perso il mio buon umore e nei momenti in cui sono più giù ecco che mi chiama Dario: “Che fai? Dove sei? A letto alle 7? Stai male? Perché non esci a cena, perché perché…” Cos’è? Posso scoppiare a piangere e dirgli che è brutto starmene sola?
“Ho l’influenza, ho preso freddo… - dico parlando col naso chiuso - ma sono di buon umore… Lavoro come una BELVA! HO CONOSCIUTO UN SACCO DI GENTE… c’è la tale senatrice che mi ha invitato a cena… poi siamo andate al cinema… a parte il raffreddore sto bene… sono solo un po’ stanca…” Bugiardona, penso.
Mi chiama Jacopo: “Mamma! Che fai? Dove sei? Ma perché sei già a letto a quest’ora? Perché non esci a cena, perché perché…”
“Ho l’influenza, in Senato c’è un gran freddo… ma sono di buon umore… bla bla bla… a parte il raffreddore… Come sta Matilde?”
E da dove salta fuori Matilde? Dal pancino della mia bambina Mattea (la figlia di Jacopo): è diventata mamma il 12 aprile, e noi bisnonni! “Mangia, dorme e fa la cacca!” risponde Jacopo ridendo. È STRAFELICE! “Mamma come ti va la vita?”
“Sto bene… sono solo un po’ stanca…” In effetti è vero. Si è molto impegnati, io poi, ve l’ho già detto, sono sempre attentissima a quello che mi succede intorno, cerco di capire, imparare più che posso.
Venerdì 28 aprile
Ore 10.30 Aula: votazione Presidente del Senato Marini, gia relazionato nella prima puntata. Niente di fatto.
Terza puntata

Sabato 29 aprile Secondo giorno.
Mi presento “al lavoro” con un po’ d’anticipo. Non sono certa di trovare la strada per arrivare all’aula. Mi guardo intorno intimidita. Ori, tappeti, arazzi, quadri enormi, soffitti affrescati.
Ma sono proprio io che mi sto aggirando a Palazzo Madama, nella “storia” del nostro Paese? Cammino come sempre, ma ho la sensazione di tenere la schiena più dritta.
Mi sono trovata spesso in luoghi importanti ospiti con Dario di qualcuno, compreso palazzo reale a Stoccolma dove abbiamo cenato faccia a faccia con la regina e il re, Ambasciate italiane di mezzo mondo… al Cremlino in un incontro in nostro onore organizzato dal ministro della cultura durante una nostra tournée in Russia ma qui è diverso. Qui ci sono io, da sola, senatrice. Che responsabilità!
Oddio, da che parte devo andare. Riconosco un Senatore dell’opposizione che mi saluta come fossi una sua cara amica. Ma che gentile, penso. Grazie. Mi accodo fingendo di nulla.
Entro in aula “testa alta e petto in fuori”, come se ci stessi dal tempo di Andreotti (ma voi lo sapete che all’interno c’è emozione). Mi siedo accanto a Furio. Alla mia sinistra si accomoda il Senatore Maccanico. Si presenta. Uomo d’altri tempi, silenzioso e gentile, mi bacia la mano e mi sorride. “Molto piacere, dico. Si ricorda di me? La scocciavo sempre quando era capo gabinetto di Sandro Pertini e avevo bisogno di un intervento “superiore” per ottenere un permesso visita carceri o per questo o per quello.” Diventiamo amici, nel senso che ci salutiamo e scambiamo ogni giorno qualche parola. Ok.
Ore 10.31, votazione, Presidente del Senato. Finalmente con 165 voti a favore si è eletto il Presidente. Ansa: “…Franco Marini, dopo aver rivolto un pensiero commosso alle 2 vittime del recente attentato di Nassyria, ha assicurato attenzione e rispetto sia alla maggioranza che all'opposizione”.
Si chiude. Possiamo andare dove vogliamo. Volo a Milano. Rientrando nella mia casa mi guardo intorno e osservo ogni cosa, oggetti, quadri, riscoprendo tutto come lo vedessi per la prima volta. Abbraccio Dario con grande trasporto. Mamma mia. Mi pare di non vederlo da cento anni. Parlo a valanga, racconto… sento Jacopo, le mie nipotine… parlo parlo… Lentamente ritrovo le mie cose, mi distendo nella casa, spandendomi in ogni angolo e riacquisto la respirazione rilassata di sempre. Mi viene naturale riflettere sul cambio di vita. Abitudini, facce. Penso alla fortuna che ho avuto nel non aver mai dovuto lavorare da “stipendiata” sotto padrone, nel senso più buono della parola. La fortuna d’essere stata per tutta la vita una indipendente. Grande fortuna. Penso ai milioni di persone costrette ad orari, a sottostare. Essere simpatici, gradevoli a ogni costo gentili. Guadagnare una posizione. Arrivare a “contare”, a “comandare” a dirigere. Alle mille difficoltà delle donne per andare avanti… riuscire, farsi rispettare.
Non che io non abbia avuto difficoltà nella mia vita. Ma non di quel tipo: difendermi in un ufficio, o in un ospedale o dove vuoi tu, dallo strapotere maschile e peggio ancora delle donne arrivate. Davvero una grande fortuna. Certo, la mia condizione, avendo fatto la nostra compagnia nel 57 tra mille difficoltà è stata un grande privilegio…
Mah! Staremo a vedere. Scrivo di botto quello che sento. Ora dormo. Riprenderò domani.


Commenti

Gentile Franca Rame,

a nome di tutti i Giovani dell'Italia dei Valori (www.idvgiovani.it) auguro a Lei Buon Lavoro!

Siamo tutti lì vicino a Lei e siamo felici che in Senato ci sia una persona come Lei, sulla quale sappiamo di poter contare!
Spero che i fiori che Le abbiamo regalato a Vasto possano rallegrare almeno un po' il Suo appartamento e regalarLe un sorriso.
Speriamo di poter lavorare insieme sul tema degli sprechi di denaro pubblico, come da primi accordi presi a Vasto. Non si senta mai sola e ricordi sempre il sorriso di tutte le persone che Le vogliono bene e che sono tanto orgogliose del Suo lavoro!
Con i migliori auguri di Buon Lavoro, Le porgiamo i nostri più cari saluti.

Oggi i Senatori di Italia dei Valori, o alcuni di loro hanno votato come i soci di lega di Borghezio e Speroni, come Berlusconi e Previti, come Rauti e Giovanardi!

E io che avevo fatto il possibile per portare quei 10 o 15 voti a Franca Rame a Torino mi vergogno come un meschino!

Ma che senso ha votare contro il Governo o un suo Rappresentante?
La situazione al Senato è purtroppo quella che è, si tratta di tirare la corda ma mai romperla come oggi! E' suicidio politico, aveste anche salvato la GIUSTIZIA dell'intero mondo!

Mi spiace di aver votato per questi stolti! mi spiace proprio!
E voi vergognatevi e ricordatevi che il vostro voto aveva un valore perchè eravate con L'Unione, da soli sareste molto meno importanti.
A meno che vi piacciano le idee di Borghezio, di Speroni, con gli amici dei quali vi piace mescolarvi nelle votazioni!
Vergogna!

Leggere queste pagine è stato un grande dono. Sono con te.