SPRECHI E COSTI DELLA BUROCRAZIA

Confederazione Italiana Esercenti Attività Commerciali Turistiche e dei Servizi
Area Metropolitana Milanese
SPRECHI E COSTI DELLA BUROCRAZIA

Confederazione Italiana Esercenti Attività Commerciali Turistiche e dei Servizi
Area Metropolitana Milanese

DOSSIER SUGLI SPRECHI DELLA BUROCRAZIA 2005

Confederazione Italiana Esercenti Attività Commerciali Turistiche e dei Servizi
Area Metropolitana Milanese
vedi anche www.confesercentimilano.it

Premessa
I tempi ed i costi della burocrazia sono una delle patologie endemiche del sistema di Governo nazionale. Un male esteso in larga parte anche al sistema di governo territoriale e di molti enti e pubbliche amministrazioni.
Appare evidente, dalle indagini periodiche condotte dalla Confesercenti dal 1996 in poi, che nessun settore ne sia esente: dalla sanità, all’esercito, dalla gestione delle acque, alla gestione delle risorse umane delle pubbliche amministrazioni, dalle opere pubbliche alla spesa farmaceutica, vi sono sprechi, procedure farraginose, tempi lunghi che mortificano
la parte imprenditoriale più dinamica del Paese, generano sconforto e rassegnazione nei cittadini.

L’impatto delle imprese e dei cittadini con la burocrazia è spesso traumatico:
incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza dei tempi e adempimenti onerosi, sono spesso i tratti prevalenti di questo rapporto, che genera quel velo di sfiducia con la Pubblica Amministrazione e gli Enti ad essa sottoposta.

La lotta allo spreco è entrata a pieno titolo in questi anni nei programmi degli schieramenti
politici, ma resta ancora una strada tutta da percorrere.

Nonostante alcuni interventi di correzione del disavanzo, la corruzione e la spesa pubblica improduttiva rimangono ancora nodi principali della nostra vita amministrativa e dei programmi di risanamento della finanza pubblica.

Quando parliamo di sprechi, è necessario chiarire di cosa si tratta. Ci viene in soccorso la magistratura contabile. Il procuratore generale della Corte dei conti nella sua relazione all'apertura dell'anno giudiziario ha denunciato che “frequenti sono stati gli eventi di danno al demanio e al patrimonio pubblico nella gestione del personale e, specialmente, in quello della sanità.

Altre istruttorie hanno riguardato i casi di perdite in materia di cooperazione
allo sviluppo". Tutti comportamenti che "producono un'unica, fondamentale figura di danno, quella che comunemente va sotto il nome 'spreco'".

I CASI

1. La moltiplicazione degli enti per la gestione dell’acqua
In Italia ci sono 13.503 acquedotti. A questi corrispondono ben 5.513 enti che gestiscono i servizi idrici. Tranne municipalizzate, consorzi ed enti di diritto pubblico, mediamente questi enti non servono più di 5.000 utenze ciascuno.

2. Valico Bologna - Firenze invalicabile
Dopo 23 anni di attesa per la realizzazione del tratto della A1 tra Bologna e Firenze non si è ancora raggiunta una decisione definitiva sulla variante di valico a causa delle microautorizzazioni locali che ancora frenano quest'opera. Tutto ciò costa caro alle casse dello Stato. Basti pensare che la mancata cantierizzazione della Variante di Valico entro il 2001 ha già prodotto un incremento dei costi per l'intera opera del 20 per cento. Così si dovranno spendere 500 milioni di euro in più.

LE REGIONI
3. I portaborse li pagano gli impiegati La regione Abruzzo, nell’imminenza delle elezioni 2005, ha deciso di assumere 200 portaborse. Il guaio è che i fondi necessari (15 milioni di euro) provenivano da spese già stanziate per gli stipendi dei dipendenti in servizio. Questi per protesta hanno bloccato i lavori del Consiglio regionale.

4. I costosi consiglieri della regione Abruzzo
La regione Abruzzo batte ogni record per gli aumenti alle indennità dei consiglieri: ben 16 in 32 anni di esistenza della regione. Tanto che oggi un consigliere in Abruzzo ha una indennità pari all’80% di quella di un deputato nazionale.
5. L’indennità di reinserimento in Piemonte
Fa ancora meglio il Piemonte, che ha portato l’indennità all’85% di quella di un deputato nazionale, e prevede un “premio di reinserimento” dei consiglieri, pari a due mensilità.
6. La spesa di funzionamento del Trentino-Alto Adige
Il Trentino-Alto Adige, nonostante la sua fama di buona amministrazione, impiega l'85 per cento del proprio bilancio per stipendi e funzionamento, insomma in burocrazia. In tutto, 7 mila dipendenti, uno ogni 64 abitanti. Forse pensando a metterne qualcuno in mobilità la Regione ha ora istituito per i propri dipendenti un corso professionale gratuito per diventare detective. Così trovare un nuovo lavoro sarà più semplice.

7. In Sicilia i dipendenti in pensione dopo 25 anni di servizio Fino al 2000 in Sicilia si poteva andare in pensione con 25 anni di servizio (20 le donne sposate), prendendo il 108,3 per cento dell'ultimo stipendio. Quando la regione decise di adeguarsi alla legge statale, consentì un'ultima coda per i baby pensionati. Risultato, quasi 5 mila richieste, che la regione ha scaglionato in sei tranche fino al 2005 per un totale di 4.020 nuovi pensionamenti, grazie ad una sentenza della Corte costituzionale, che ha annullato lo stop della Corte dei conti.

8. Sicilia: il pieno di dirigenti della Regione
Nel 2003 la regione Sicilia ha portato gli organici degli uffici di gabinetto da 156 a 600 persone. Il costo complessivo è salito da 4,4 milioni di euro l'anno a 41,5. Inoltre i dirigenti siciliani sono al riparo da responsabilità personali: tutti sono assicurati a spese della collettività. Ogni polizza costa 258,23 euro. Se il dipendente regionale è iscritto a un ordine professionale, non paga la quota annuale: grazie a una circolare ci pensa sempre la
regione.
9. L’abnorme impiego pubblico regionale in Sicilia
La regione Sicilia è la patria dell’impiego pubblico: 15 mila dipendenti, più 6 mila negli enti collegati. Il solo Assessorato al Lavoro, 2.500 dipendenti e 3.800 precari, supera l'intero Lazio ed è pari alla Lombardia. I dipendenti della regione autonoma siciliana sono pari a quattro volte i dipendenti della Regione Lombardia, che pur avendo la stessa estensione territoriale della Sicilia, ha il doppio degli abitanti. Otto volte in più è il numero dei dirigenti
della Regione siciliana rispetto alla Lombardia: 2315 contro 285. E tutti guadagnano di più che nel resto d'Italia.

10. Il vitalizio dei Consiglieri regionali liguri
La Regione Liguria ha provato a far passare una leggina costruita ad hoc per assicurare ad un consigliere regionale la possibilità di accedere al vitalizio per gli ex consiglieri pur non avendo raggiunto i 60 anni di età.

11. Patto colabrodo
Il bilancio pubblico italiano è vincolato dall'articolo 81 della Costituzione: ogni spesa deve avere la relativa copertura. Nulla di tutto ciò esiste per le regioni. Si è tentato con il cosiddetto Patto di stabilità interno sulla Sanità. Ma è stato abbondantemente traforato. Il risultato è un disavanzo di 5 miliardi nel 2004.

I COMUNI

2. Il controllo di gestione dei Comuni
Secondo la Ragioneria Generale dello Stato il 25% dei Comuni non ha mai predisposto un programma di controllo e il 20% non ha neppure adottato indicatori specifici per misurare l’efficacia, l’efficienza e l’economicità della gestione. Inoltre il 50% dei Comuni non effettua il controllo strategico né sull’attività, né sui risultati effettivamente conseguiti dai propri dirigenti rispetto alla programmazione decisa a monte.

13. Le mani bucate degli enti locali
Aumento delle entrate riscosse dagli enti locali negli ultimi dieci anni: + 46 per cento. Aumento della spesa locale nello stesso periodo: + 55,2 per cento.

14. La Gerico a Venezia
La società GERICO, incaricata dal comune di Venezia di riscuotere le tasse, ha causato un ammanco di circa 5 milioni di euro.
15. Le Case: Vesuvio allo spasimo Le 59.927 case del Comune di Napoli fruttano in media 29 milioni 454mila euro l’anno, ma costano alle casse di Palazzo San Giacomo 45 milioni 216 mila euro. Ben dodicimila dei trentamila alloggi sono occupati abusivamente.

16. Le cremazioni a Treviso
Il comune di Treviso ha ottenuto dallo Stato 500mila euro per la realizzazione del Tempio della cremazione.

17. Comuni virtuosi e Province e Regioni sprecone
Nonostante le varie strette delle leggi finanziarie sulla spesa per acquisto di beni e servizi della pubblica amministrazione questa aumenta. Affidandosi all'Istat come fonte, si evince che la spesa dei Comuni per consumi intermedi (acquisto di beni e servizi) nel triennio 2001-2003 è aumentata dello 0,44%, quella delle province 34,46%, quella delle regioni del 12,74%.

LA SPESA SANITARIA

18. Controlli nel cassetto
Il progetto sanità elettronica (appena varato) potrà monitorare l'andamento della spesa per farmaci e prestazioni di laboratorio per livelli, per settori e per aggregazione (scala territoriale, tipologie di farmaco, medico prescrittore, tipo di esenzione ecc.). Con questo intervento si possono acquisire risparmi, razionalizzazione ed efficienza dell'ordine di centinaia di milioni di euro. Un esempio, fra i tanti, per delineare i vantaggi: una Asl, che ha già sperimentato questo sistema, effettuando la sola pulizia degli archivi ha conseguito un
risparmio di oltre 200 mila euro in poche settimane. Ci si chiede allora perché il progetto è
rimasto nel cassetto del Ministero per ben quattro anni. Producendo sprechi per milioni di euro?

LE BUROCRAZIE E GLI SPRECHI DELLO STATO
19. Eccesso di dirigenti pubblici
La relazione della Corte dei Conti al Parlamento sul costo del lavoro pubblico per gli anni 2001 e 2003 indica che la spesa complessiva per la dirigenza ha registrato nel triennio 2000-2002 un incremento del 14,3%, "molto al di sopra degli obiettivi fissati dai dpef per gli anni considerati". Gli incrementi più significativi hanno riguardato, con riferimento alla spesa annua pro-capite, la dirigenza di ministeri, aziende autonome, enti pubblici non economici, università, enti di ricerca, oltre alla dirigenza scolastica.

20. Carriere osmotiche
La Corte dei Conti, nella relazione sul costo del lavoro pubblico per gli anni 2001 e 2003 ha avviato una ricognizione sull’inquadramento del personale. Le novità sono molte: in tutti i comparti della PA si verifica un imponente calo del personale appartenente a profili iniziali della categoria di appartenenza ed un corrispondente incremento nell'ambito del profilo economico superiore.

21. Quanto costano i portaborse dei Parlamentari?
La Camera dei deputati spende ogni anno 28 milioni di euro per il funzionamento dei gruppi parlamentari, oltre a 31 milioni per portaborse e segretari dei deputati. In tutto, quasi sessanta milioni di euro per 750 dipendenti, vale a dire circa 80.000 euro a testa.

22. Gli statali crescono
La riduzione del personale pubblico è la vera Cenerentola delle ultime leggi finanziarie. Basti pensare che nel periodo 1998-2002 la programmazione del fabbisogno di personale, l'introduzione di un tetto massimo complessivo delle assunzioni e il blocco delle stesse avrebbero dovuto consentire una riduzione complessiva del personale pubblico in servizio di circa il 4% rispetto al 1997. Invece la Corte dei Conti ha accertato un aumento del 4,2%.

23. Aumenta la spesa degli acquisti di Stato
La spesa per l'acquisto di beni e servizi dei Ministeri è aumentata nel triennio 2001-2003 dell'8,85%, nonostante le leggi finanziarie degli ultimi anni abbiano introdotto l'obbligatorietà del ricorso alla Consip.

24. Personale pubblico: Leggi suicide
Anche nel 2004 è aumentata la spesa per il personale pubblico, e in particolare per i dipendenti statali. Ciò è dovuto per la Corte dei Conti "alle innumerevoli deroghe al blocco delle assunzioni consentite dalle stesse leggi che si sono proposte di ridurre il personale".

25. Il costo delle comunicazioni dei burocrati
Ogni comunicazione burocratica dell’amministrazione, svolta con i metodi tradizionali, comporta alla pubblica amministrazione 49 minuti di lavoro, al costo di 22 euro. Una e-mail costa in tutto 2 euro, undici volte di meno.

26. Statali inamovibili
La riforma del pubblico impiego varata nel 2001 prevedeva di spostare 20 mila persone; è stata utilizzata solo da 9 mila. Motivo? Il 97 per cento della mobilità avviene con il beneplacito del dipendente e, nei rari casi in cui va a buon fine, richiede in media 43 giorni.
Perfino nei trasferimenti volontari, il 10 per cento suscita contenziosi. Il risultato è che nel Nord esistono vuoti di organico del 60 per cento, al Sud eccedenze del 70.

27. Quanti i dipendenti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ?
Nel 1861 la Presidenza del Consiglio non contava nessun dipendente, dal 1876 al 1921 i dipendenti sono in media 9. Nel 1931, sotto il Duce, arrivano a 345. Nel 1988 sono 3.521: nel 2005 comprese le Segreterie e Gabinetti si superano abbondantemente i 4.500 dipendenti.

28. Fiumi di consulenze dello Stato
Nel 2003, secondo la Corte dei Conti, lo Stato ha autorizzato quasi 200.000 incarichi di consulenze esterne, con un costo stimato dal ministero della Funzione pubblica in 680 milioni di euro. Secondo la magistratura contabile “si ha motivo di ritenere che nel 2004 siano ulteriormente aumentate”.

29. Alla Camera: aumentano le spese commessi e le spese
Nel bilancio 2004 della Camera dei deputati, i pagamenti per il personale dipendente sono aumentati del 7,53%, quelli per collaboratori occasionali dell’8,19%. Ancora più elevata la crescita della spese per la pulizia ed igiene, che nel bilancio 2004 sono aumentate del 15,91%, da 6,3 a 7,3 milioni di euro.

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IL COSTO DELLA LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE
La lotta all’evasione fiscale non rende
Secondo la Corte dei conti, nel 1998, furono investiti 2.402 miliardi di vecchie lire per contrastare l'evasione fiscale. Il risultato finale di questa lotta fu l'introito di 2.498 miliardi. A fronte dei 96 miliardi di lire di incasso positivo, nota la magistratura contabile, bisogna calcolare le centinaia di miliardi spesi dai cittadini per difendersi dalle migliaia di giudizi sbagliati da parte dei funzionari dello Stato oltre alle spese di gestione per queste controversie ed il costo del personale per recuperare tali somme.

IL COSTO DELLE INTERCETEZZAZIONI TELEFONICHE
. Lo spreco corre sul filo Grido di allarme lanciato dal Procuratore Generale della Cassazione sulle spese effettuate dalle Procure della Repubblica per affittare dai privati le apparecchiature per le intercettazioni telefoniche e ambientali. Si scopre così che per effettuare le indagini si
utilizzano in modo abnorme l'esclusivo strumento delle intercettazioni ambientali e telefoniche tanto da spendere, nei soli primi sei mesi del 2004, oltre 146 milioni di euro, 112 dei quali versati a ditte private per noleggiare le apparecchiature. Inutile dire che con tale somma le apparecchiature di intercettazione potrebbero essere acquistate e messe a disposizione di tutte le Procure d'Italia.

GLI ENTI INUTILI SOPRAVVIVONO
Le soppressioni mancate
170 enti sono stati soppressi con decreto firmato dal Presidente della Repubblica nel 1987, ma continuano a sopravvivere e non si riesce a liquidarli. Tra questi le Casse Mutue di malattia per i coltivatori diretti e per gli artigiani di molte province italiane, le Aziende tranvie autobus e filobus dei comuni di Roma, Salerno e Napoli ed il fantomatico Comitato di coordinamento e compensazione casse mutue aziendali per l'assistenza, oltre a 13 casse di malattia dei dipendenti delle aziende municipalizzate del gas. Su ogni ente defunto veglia un commissario liquidatore, regolarmente stipendiato, con tanto di bilancio, contenziosi, debiti o crediti pregressi. La sopravvivenza di questi enti equivale a 170 stipendi per altrettanti commissari liquidatori, spese per la compilazione dei bilanci, per la custodia dei beni, per cause che proseguono da decenni.

33. Sopravvive l’Ente per la soppressione degli enti inutili del fascio, che ancora non sono stati soppressi Mezzo secolo fa (1956) lo Stato decide di eliminare circa 600 enti, in parte eredità del fascismo, e affida la missione a un nuovo ente, incaricato di gestire le complesse liquidazioni. Nasce così l'Iged - Ispettorato generale per la liquidazione degli enti disciolti – che oggi esiste ancora presso il Ministero dell'economia e delle finanze come dipartimento che fa capo alla Ragioneria generale dello Stato e dotato di 14 uffici, ognuno guidato da un dirigente, per un totale di 100 funzionari ed una spesa di 50 milioni di euro. Nel giugno 2002, il Tesoro decideva di affidare le pratiche di liquidazione ad una società esterna, controllata dallo Stato, la Fintecna. Ma nonostante una legge abbia soppresso l'Ispettorato, questo continua a sopravvivere ed il passaggio delle pratiche dall'Iged alla Fintecna non è ancora avvenuto.

Ingic: un istituto che fatica a morire
L’Istituto nazionale gestione imposte di consumo, l’Ingic fu istituito dal fascismo, poi fu eliminato quindi rinato nel 1951, infine soppresso nel 1974. Da allora è ancora in fase di liquidazione. Salvo ripensamenti.

EFIM: ente delle partecipazioni statali ancora in vita
Una spada di Damocle pende sulla testa del Ministero dell’economia: l’entità della liquidazione dell'Efim, l'ex ente delle partecipazioni statali soppresso dal Governo di Giuliano Amato nel luglio del 1992.
Le opinioni sono discordi e quindi sul previsto rimborso al Tesoro di circa 665,3 milioni di euro che dovrebbe affluire nelle esauste casse statali. La cifra è però condizionata dall'incerto esito del contenzioso legale esistente. Pertanto, scrive la Corte dei Conti nella relazione sulla liquidazione dell'Efim, "si ritiene che vada usata prudenza nella valutazione delle indicazioni sulla stima del costo finale della liquidazione stessa". La Corte, esaminando i costi di gestione dell'Efim, evidenzia come essi "appaiano ancora elevati".

LA SPESA PER GLI IMMIGRATI

36. Flussi e riflussi
Al fine di realizzare un efficiente sistema di flussi migratori per motivi di lavoro verso l’Italia, è stato siglato un affidamento oneroso con Italia Lavoro s p.a. affinché creasse un modello per la gestione dei flussi migratori. Peccato che ad oggi l’unico flusso sia quello della spesa: secondo la denuncia della Corte dei Conti, non è stato prodotto alcun modello. Di più, nelle clausole del contratto si rileva l'assenza di un'analisi dei costi preventivati. In
pratica anche negli anni 2002 e 2003 la gestione dei flussi è stata effettuata "in via provvisoria, con provvedimenti che si sono limitati a confermare, in linea di massima, le quote previste negli anni precedenti in assenza di più approfondite valutazioni sulle effettive necessità del sistema economico e sulle reali possibilità di assicurare agli interessati adeguate misure di sostegno e integrazione". In più a pagamento!

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ANCHE IL MINISTERO DELLE DIFESA SPRECA
I bilanci della Difesa sotto tiro
Per il Ministero della Difesa i rilievi dell’Ispettorato Generale della Finanza riguardano: l'artificioso frazionamento dei contratti; l'omessa richiesta di penali per ritardi nella consegna dei lavori; il mancato ricorso alle Convenzioni Consip per acquisti di beni e servizi; carenza nella programmazione delle attività e conseguente lievitazione dei costi; l'artificioso frazionamento di contratti con conseguente eccessivo ricorso alla procedura in economia; irregolare inventario di beni mobili ed immobili; irregolarità di utilizzazione del fondo scorta; mancato rispetto della normativa sugli appalti ed i contratti pubblici; irregolarità, inadempienze e mancati aggiornamenti nella tenuta delle scritture inventariali degli immobili amministrati.

LO SPRECO PER L’OCCUPAZIONE AI GIOVANI

38. Giovani in bolletta
500.000 euro è la somma destinata dall’ultima legge finanziaria 2005 alla creazione di un non meglio specificato Fondo speciale per le politiche giovanili sul piano culturale. La somma in realtà è destinata al 70 per cento al finanziamento di un Forum nazionale dei giovani.

I COSTI UNIVERSITARI

39. Costosi concorsi universitari
Quanto hanno speso finora le Università per ingaggiare i docenti secondo le nuove modalità concorsuali? Si calcola quasi 63 mln di Euro in 4 anni, cioè più di 15 mln/anno. Cifra cospicua, soprattutto se si tiene conto del fatto che il 95% dei vincitori sono i "candidati locali", che potrebbero a questo punto essere chiamati direttamente dalle facoltà, senza troppi bizantinismi formali. Così secondo gli esperti i concorsi, nella gran parte dei casi, servono a legittimare una "sostanziale ope legis ad attivazione locale".

40. Corsi universitari per due studenti
Il ministero dell’università ha calcolato che centinaia di corsi di insegnamento universitari sono tenuti solo a uno o due studenti. La Commissione Tecnica per la spesa pubblica produsse nel 1995 uno studio, abbastanza complesso, per una valutazione del sistema universitario a cui agganciare i finanziamenti. Per risparmiare, recentemente è stata soppressa la Commissione che doveva produrre economie.

LE MACATE LIBERALIZZAZIONI ED I COSTI

41. Servizi protetti
Quanto costano al cittadino le mancate liberalizzazioni? C’è chi ha parlato di vera e propria tassa occulta che i cittadini nella veste di imprese di consumatori pagano per foraggiare le rendite di posizione che esistono in alcuni mercati. La risposta è: tra i 30 ed i 50 miliardi di euro. Una cifra enorme pari a ben otto riforme fiscali. Tuttavia questo è il solo effetto diretto e non considera le ricadute positive che l’apertura di quei mercati alla concorrenza avrebbe in termini di maggiore competitività per l’Italia. I settori la cui apertura produrrebbe maggiori vantaggi sono la telefonia fissa ed il
credito. Seguono commercio, autostrade, ferrovie, trasporto aereo e quello locale, l’energia elettrica ed il gas. Tutte voci che gravano nel budget delle famiglie italiane.

GLI SPRECHI ITALIANI NEL MONDO
42. Voli infiniti
Chissà, anche Italo Balbo attende da lassù lo scioglimento dell’ente Linee Aeree Transcontinentali (Lati), costola dell’Ala littoria, da lui fondato nel 1938 con lo scopo di collegare Roma oltre Atlantico. Ma l’ente è ancora in fase di liquidazione.

43. I soldi per l’Abissinia
Circa il 70 per cento del costo di un litro di benzina verde è costituito da accise ed imposte per spese quantomeno singolari: della guerra di Abissinia del 1935, per la crisi di Suez del 1956, ed altri disastri ecologici come il Vajont, l'alluvione di Firenze, il terremoto del Belice del 1968, del Friuli, dell’Irpinia. Per chiudere con i due centesimi per il rinnovo del contratto
degli autoferrotranvieri del 2004 e 2005. A parte quest’ultima finalità, dove diavolo andrà a finire il prelievo che gli automobilisti pagano ancora oggi per la Guerra d’Abissinia?

44. Transamazzonica
Tra Italia e Brasile ancora si discute di un terreno acquistato nel 1939 dalle linee aeree littorie per farne un aeroporto. Sequestrato dallo Stato sudamericano come bottino di guerra, l’Italia ne rivendica la proprietà. Spesa stimata del contenzioso di 48 anni: 2 milioni di euro attualizzati; valore del terreno: 50.000 euro.

LA CARTA DELLO STATO
45. Scartoffie
Sono 350mila i metri cubi di carta (1,2 milioni di risme) che lo Stato e gli Enti locali si trovano ogni anno a dover gestire per le pratiche burocratiche. Costo stimato: 3 milioni di euro.


Commenti

Ciao Franca, ciao amici del blog.
Volevo chiedere notizie riguardo l’ottima richiesta di Franca di qualche mese fa riguardo al formare un’associazione sugli sprechi
“Facciamo i conti....sprechi e follie del nostro paese”,
e se potevo aggregarmi(non sempre riesco a connettermi al blog, può darsi mi sia sfuggito qualcosa in merito)
Un abbraccio
Carla Magnani Sassuolo (MO)
P.S. Franca …..sei una roccia…..tin bota!!!!

Condivido l’impegno di far luce passo, passo sugli sprechi del denaro pubblico, specie, in Sicilia dove l’autonomia non è garanzia dei diritti condivisi e sanciti dallo Statuto, specie in questi ultimi anni. Le ingenti spese di assessorati e uffici di gabinetto graveranno per molti anni sulle tasche di cittadini che, intanto, non usufruiscono di servizi pubblici e sanitari adeguati.
Occorre parlarne, e ringrazio te, Franca, per questo spazio.
Astrid Peralta

Tanti auguri mamma Regione!

Tre milioni di euro per il sessantesimo dello Statuto Regionale che si celebrerà il prossimo 15 maggio. Questo è l’ultimo budget deliberato con il provvedimento del Consiglio di Presidenza firmato dal suo rappresentante Gianfranco Miccichè, che, invece, nel novembre 2006 incassò dall’assessore alle Finanze Guido Lo Porto uno stop, quando la spesa per la cerimonia sforò a ben cinque milioni di euro senza progetti e programmi che ne giustificassero un siffatto impegno economico, cifra che fece rumoreggiare anche il mondo dei precari in attesa di conoscere il proprio destino lavorativo fuori dal Palazzo. La nuova delibera ora include la promozione di mega convegni, mostre e feste, insieme a preziosissime pubblicazioni e riedizioni di registri e documenti, e la consulenza di esperti di marketing per il restyling del logo regionale. La kermesse verrà siglata da due grandi griffe, quella del progettista Rampello, che, dopo il Festino allestito per la giunta Cammarata, si occuperà della ristrutturazione del Palazzo dei Normanni e di altre sedi regionali, e quella degli stilisti Dolce & Gabbana che per l’occasione cuciranno le divise dei commessi. Dunque, esteriormente, le premesse per un buon lifting ci sono tutte, ma, a ben guardare, i suoi sessant’anni mamma Regione non se li porta poi così bene, e, a ben riflettere, servirebbe una più profonda rigenerazione di politica e strumenti operativi per risanare le sue casse, e per coprire i buchi di un tessuto ormai logoro e più vicino alla liquidazione che non a progetti dai grandi investimenti forieri di effetti speciali e giochi pirotecnici. Di “assenza di strategie economiche dietro le grandi opere finanziarie” nelle scorse settimane aveva scritto Repubblica Palermo (2/01/2007 Vincenzo Provenzano) a proposito del “leaseback” degli immobili regionali destinati al fondo immobiliare Pirelli-Re, e, come già annunciato anche sul blog, l’incasso della vendita è andato al ribasso: dai 900 milioni di euro previsti all’inizio si era già scesi, durante la contrattazione, a 350, e, dopo l’esclusione del Castello Utveggio sede del centro di formazione Cerisdi, della Biblioteca Comunale e di altri immobili siciliani di valore storico, alla fine sono stati incassati 263 milioni: dunque oltre all’ammanco di 87 milioni bisogna aggiungere pure la spesa d’affitto che la stessa Regione dovrà pagare, nei prossimi diciotto anni, per circa oltre 22 milioni di euro. In pratica per battere cassa e ripianare nell’immediato qualche debito mamma Regione paga pegno, e il governatore Totò Cuffaro, dopo quattro sedute andate a vuoto, riesce a portare in porto l’operazione immobiliare grazie al voto di salvataggio del capogruppo Roberto Di Mauro dell’MPA, che, comunque, ha evidenziato “l’incongruità dei prezzi degli immobili” rispetto al reale valore di mercato (Repubblica Palermo 21/02/2007). A gravare sui conti regionali rimasti in rosso incombe il miliardo e ottocentomila euro del buco-sanità, e dopo il tour siciliano per ospedali e centri d’eccellenza della Ministra Livia Turco giunta in segno di pace e collaborazione, il governatore ora vuol addebitare lo stato di insolvenza alla finanziaria nazionale, al mancato sgravio fiscale, ai tagli e ai ticket. Allora val la pena ricordare quanto si è letto sui giornali nei mesi scorsi sul record delle spese degli uffici di gabinetto dei rispettivi assessorati dello scorso governo Cuffaro: Presidenza della Regione 20.637.375; Cooperazione (dell’ex assessore Carmelo Lo Monte ex UdC) 3.666.960, il gabinetto più dispendioso; Industria (ex assessore Antonio D’aquino FI) 3.528.791; Territorio e ambiente (dell’ex assessore Francesco Cascio FI) 3.496.500; Lavori Pubblici (ex assessore Mario Parlavecchio) 3.426.750; Sanità (ex assessore Giovanni Pistorio Lista Autonoma) 3.373.429; Agricoltura e Foreste 3.328.676; Lavoro (ex assessore Francesco Scoma FI) 3.221.746; Famiglia ed Enti locali (ex assessore Raffaele Stancanelli AN) 3.141.919; Beni Culturali (ex assessore Alessandro Pagano) 3.049.497; Bilancio e Finanze ( ex assessore Salvatore Cintola UdC) 2.713.143; Turismo (ex assessore Fabio Granata An) 2.637.556; Presidenza-Assessorato (ex assessore Michele Cimino FI) 283.840. In soldoni nella scorsa amministrazione regionale le uscite dei soli uffici di gabinetto sono state di 155 mila euro al giorno. A fronte di tante spese le casse regionali, oggi, si ritrovano pure di fronte al debito contratto nell’anno passato dalla Sanità siciliana nei confronti di Asl ed ospedali, fornitori, farmacie e cliniche private convenzionate, e, secondo le ultime notizie, sarebbe a rischio l’operazione di recupero crediti affidata a consulenti e società di factoring e intermediazione finanziaria allo stato dei fatti “fantasma” , dato che non hanno ancora ottenuto l’autorizzazione della Banca d’Italia per l’iscrizione all’elenco speciale degli operatori finanziari (Repubblica Palermo 18/02/2007 Alberto Bonanno). I crediti delle fatture sanitarie, che sono già stati ceduti da cliniche, fornitori, farmacie, Asl ed ospedali, dovrebbero essere venduti alle banche per il rimborso comprensivo degli interessi, però quest’ultimo passaggio sembra essersi inceppato oltre che sulle mancate autorizzazioni, anche sull’ammontare del tetto delle operazioni finanziarie che in Sicilia vanno ben al di là di 1,5 miliardi di euro. A tutto questo si aggiunge il costo dell’operazione di recupero crediti che raggiungerebbe circa 8 milioni di euro a lordo delle spese. Il vuoto a perdere, purtroppo, sembra essere la costante di una politica economica di recupero infinita che non lascia spazio a speranze di facile ripresa. Ma si sa, la Sicilia annovera tanti altri record negativi, ad esempio le truffe milionarie ai danni dei fondi europei di Agenda 2000 e della legge di stanziamento alle imprese 488, che nell’ottobre 2006 hanno battuto la cifra di 60 milioni di euro per progetti bluff, cui è seguito il sequestro di denaro e immobili per 3 miliardi e 700 milioni di euro e 79 rinvii a giudizio emessi dalla Procura di Mistretta, tra cui il sacerdote Don Luigi Ferlauto, fondatore del centro assistenziale per bambini “Oasi” ben agganciato politicamente, che ospitò nel 2004 il presidente Ciampi, e più volte il presidente Cuffaro anche in occasione delle sue campagne politiche. Più infelice fu il maxi finanziamento di 24 milioni di euro che l’Assessorato regionale all’agricoltura approvò nel maggio 2006 alle cantine di Vito Marino, un imprenditore già accusato di truffa e, poi, arrestato per aver fatto parte del commando che nel settembre scorso a Brescia uccise l’imprenditore Urago Mella e la sua famiglia, una brutta vicenda maturata nell’ambito di un fitto groviglio d’interessi economici e clientelari, di tangenti e fatture false. Ma la Sicilia è anche la Regione in cui, a fronte dell’emergenza abitativa mal amministrata dai Comuni, stanzia a favore di chiese, opere pie ed enti assistenziali, tra contributi pubblici e sottomisure europee, 16 milioni di euro a titolo di contributi diretti e di restauro degli edifici di culto. E, in cerca di amenità, si organizzano trasferte in auto blu, con una ventina di funzionari, insieme a sottufficiali, guardie forestali ed autisti, tutti “in missione”, nel novembre scorso, alla mostra del cavallo di Verona, dove bisognava presenziare con una rappresentanza istituzionale alla sfilata di cavalli e asini di razza siciliana d’oc. Ma le contraddizioni sembrano essere un lusso di cui non si può proprio fare a meno, e così mentre l’Istat rivela che dall’ultima indagine “sulle condizioni di vita” i siciliani risultano essere i più poveri d’Italia, con un reddito di settemila euro in meno rispetto alla media nazionale, con famiglie che stentano ad arrivare al 27 del mese e che non hanno denaro per medicine e vestiario, ci sono corsisti siciliani da 286 euro l’ora, impiegati nei 2000 progetti finanziati dalla UE che nel settembre scorso sono andati al vaglio degli ispettori europei per “spese non certificate” e per chiarire l’affidamento in qualità di agente regionale dell’agenzia Italia Lavoro Sicilia (Repubblica Palermo 9/09/2006). Ma, come si dice, lo spettacolo deve continuare, così tra kermesse e celebrazioni, la politica regionale soffierà sulle 60 candeline, tirando il fiato tra gli emendamenti alla finanziaria, i 6 mila e più precari da stabilizzare, e gli oltre i 30 mila forestali in cerca di boschi di cui occuparsi. C’è da sperare che spegnendo le candeline per una volta mamma Regione il regalo lo faccia ai siciliani mettendo da parte la cattiva politica e impegnandosi perché lo Statuto approvato con decreto regio nel ’46, ed entrato nella Costituzione della Repubblica italiana nel ’48, sia amministrato davvero come dettato all’articolo 1 “sulla base dei principi democratici che ispirano la vita della Nazione” in nome del bene comune e della crescita condivisa.
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Con tutti sti sprechi è chiaro che non viene voglia di pagare le tasse!
Ci sono posti di lavoro che non dovrebbero esserci!
Ora il problema è: e che devono fare i burocrati se non fanno i burocrati?
Prima di pensare ad eliminare tutti sti uffici, e cariche,
bisognerebbe capire se li mandiamo in cassa integrazione,
oppure abbiamo qualche futuro per loro.
Ci sono sempre più uffici, perchè ci sono sempre più carte da gestire, riempire. 3.000.000 di euro, se non ho letto male!
Ma non parliamo di carte, voltiamo pagina...che sono un incapace burocratica, e anche per un certificato semplice prego affinchè tutto proceda bene.
A proposito di spreco..........penso che gli italiani sprecano troppo tempo davanti alla tv. Dovrebbero leggere di più.
Magari andare al teatro, invece che al cinema!
Sul teatro Massimo di Palermo (a quanto pare, centro di milioni di sprechi) c'è scritto:
"L'arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparare l'avvenire."
Più arte, meno burocrazia, chissà qualche burocrate si scopre attore, pittore, cantante, scrittore, musicista, ... libero da uffici pieni di carte e di stress.
I burocrati devono avere voglia di cambiare vita, mandarli in cassa integrazione, per fermare gli sprechi, non servirebbe che a creare disoccupati e un Italia sicuramente in caos ancor di più.
Come si fa a ridurre gli sprechi?
Comincerei con i riduttori di flusso, cominciare da una goccia d'acqua, e sperare che sia come la farfalla che sbatte le ali e chissà dove, arriva un vento impettuoso.
Cominciamo NOI a non sprecare, a credere che si può fare partendo dall'acqua. Quanta acqua minerale si aggira per i vari uffici?
L'acqua del rubinetto non è forse meglio in molti casi?
Quello che spesso mi ha "scandalizzato" è la facilità di spendere denaro pubblico per spese inutili... tanto paga lo stato!
Un burocrate ha nelle mani il potere di risparmiare su molte spese.
Ebbene che inizi dall'acqua............. e perchè no..............dalla carta igienica.
Ecco, già me lo vedo quello, che dice che noi parliamo di carta igienica, quando c'è tanto altro da fare!
Ma qualcuno mi ha insegnato macro micro. Quello che fai nel piccolo, si vede nel grande, che gli avvenimenti si influenzano a vicenda. Che magari una goccia d'acqua colorata può cambiare il colore di un intero mare! E poi mi hanno anche insegnato che si comincia dal basso a cambiare le cose, e se vogliamo proprio scendere in basso che più basso non si può è chiaro che si comincia dalla cacca, la tv vuole farci pensare che noi siamo proprio lì, nella cacca! Mi sembra che nelle interviste venga lasciato più spazio alle critiche e al malcontento che ai risultati positivi di questo governo. Possibile che non faccia nulla di buono?
Possibile che faccia notizia solo chi cade e non chi si rialza?
Franca sarebbe bello a fianco agli sprechi se ci fosse anche un elenco di buone pratiche. Per tirarci su il morale, per invogliare a pagare le tasse, a non evadere visto l'uso che poi si fa del denaro pubblico.
Grande problema è la mancanza di senso civico. L'italiano non ama l'Italia, almeno che non scenda in campo in pantaloncini e magliettina! Inutile che fanno il saluto alla bandiera, se poi non gliene frega niente di sprecare il denaro pubblico.
Franca, ti ammiro moltissimo per mettere in mostra qui, quello che è la spesa burocratica e non solo, del nostro paese.

Se non amiamo l'Italia, come saremo capaci di amare l'Europa? un'altra vacca da mungere!
Credo che Mazzini avesse altro in mente quando fondò la Giovine Italia, e poi la Giovine Europa.
Eliminiamo i micro sprechi di casa nostra, se vogliamo che si liminino i macro sprechi dello stato nostro.
Cavolo, sono stata troppo lunga, scusate magari sono andata anche OT, pazienza è una smania scribantina, che mi prende alla Jacopo!
E poi ci capita di combinare guai. Abbracci aggratis per tutti quelli che sono arrivati fino in fondo a questo troppo lungo commento. Prometto che non lo farò più. POF

Oltre agli sprechi ci sono anche le ladrate rappresentate dai costi di ricarica telefonica. Aboliti grazie al decreto Bersani.
Ora, non conosco il testo completo del decreto, ma già che si era in ballo non si poteva abolire le ricariche puntualizzando di mantenere inalterate tutte le altre condizioni? MI riferisco a tutti i piani tariffari di tutti gli operatori e al divieto di introdurre dei nuovi "servizi" che di fatto poi tali non sono.
Non c'è solo la macchina burocratica statale a fare da zavorra alle ns tasche, anche le aziende private lo fanno e in modo molto più subdolo. Gli operatori telefonici ne sono solo un esempio eclatante e sotto gli occhi di tutti.
Sì perchè il costo di 5 € per un'operazione fatta esclusivamente da macchine e non da persone è una ladrata bella e buona.
Vi saluto chiedendovi se ci sono sviluppi circa la costituzione di un "comitato anti-sprechi".
Ciao a tutti e un abbraccio a Dario per il suo articolo sulle sentinelle di vigilanza (Andreotti e Mastella); come sempre sono totalmente d'accordo con lui.
Vai Franca! Avanti così senza dimetterti, sei troppo importante.
Niki