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Morti sul lavoro - Osservatorio Indipendente di Bologna

Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro
Attivo dall’1 gennaio 2008 in ricordo dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
e di tutti i lavoratori morti sul lavoro

COMUNICATO STAMPA del 12/12/2011
Superati anche i morti dell’intero 2008

Oggi 12 dicembre 2011 con 638 morti sui luoghi di lavoro e 1110 (stima minima) se si sommano i lavoratori morti in itinere e sulle strade, registriamo + 7,4% sull’intero 2010, alla fine dell’anno arriveremo ad un’aumento di oltre 10%, e su un dato certo, quello dei morti sui luoghi di lavoro rilevati e archiviati giornalmente dall’Osservatorio dall’1 gennaio 2008. Alla fine dell’anno si stimano complessivamente oltre 1160 morti contro i 1080 del 2010. Un andamento veramente sconsolante, anche rispetto al pessimo 2010 dove a fine anno registrammo +5,5 rispetto al 2009. Si torna così indietro di 4 anni in quest’autentica emergenza sociale: il 20 novembre sono stati superati i morti sui luoghi di lavoro dell’intero 2010, il 2 novembre quelli dell’intero 2009.

In questo momento 12 regioni hanno già eguagliato o superato, alcune con percentuali superiori al 100%, i morti sui luoghi di lavoro dell’intero 2010. Le altre regioni stanno avendo un calo molto contenuto rispetto ad un pessimo 2010. Su queste tragedie non è possibile nessuna distinzione tra amministrazioni di Centro-Destra o di Centro-Sinistra. Dai dati raccolti dall’Osservatorio emerge in modo molto evidente che il calo sulle morti sul lavoro che le statistiche ufficiali registrano (ma non l’Osservatorio) è dovuto soprattutto al calo delle morti nell’itinere e dei lavoratori che lavorano sulle strade e questo senza merito di alcuno ma solo ai mezzi di trasporto tecnologicamente più sicuri. Per fortuna anche i lavoratori acquistano automobili più sicure una volta rottamate le vecchie: quando le statistiche ufficiali parlano di calo occorre pensare soprattutto a quest’aspetto.

E questo cosa significa? Che nessuna Istituzione nazionale o locale si è occupata in modo continuativo e articolato delle morti sul lavoro che portano il lutto in tantissime famiglie. Solo la presenza del Sindacato in un luogo di lavoro sembra produrre effetti positivi sugli infortuni sul lavoro.

Il tanto vituperato sud ha complessivamente un andamento migliore del centro-nord. E non si parli di “indice occupazionale” per giustificare la differenza tra le regioni. “L’indice occupazionale” è una “balla” da spendere verso l’opinione pubblica per giustificare un cattivo andamento locale su questo fronte. Regioni del centro-nord considerate civilissime sotto molti altri aspetti, compresa quella dell’Osservatorio, con amministrazioni di destra o di sinistra, hanno un numero incredibile di morti sul lavoro, non nelle Fabbriche come si è portati a credere, ma in agricoltura, in edilizia e nei servizi alle imprese. Anche in una provincia altamente industrializzata come quella di Brescia, che guida da diversi anni la triste classifica delle morti sui luoghi di lavoro, gli infortuni mortali sono soprattutto tra edili e agricoltori. E edili e agricoltori ci sono in eguali misure in tutto il paese. “L”indice occupazionale” non ha neppure un valore statistico: a morire per oltre il 60% sono anziani agricoltori e edili che lavorano in nero o grigio. In agricoltura, che registra da sola il 33% di tutte le morti sul lavoro, tantissime vittime sono pensionati, schiacciati dal trattore che si ribalta e li travolge. Sono 131 in Italia dall’inizio dell’anno gli agricoltori uccisi dalla bara in movimento che è il trattore. Questi lavoratori non sono neppure considerati morti sul lavoro perchè già in pensione: spesso, lavorando sui campi, cercano solo di arrotondare le loro magre pensioni eche hanno il merito di coltivar tantissime aree del paese che altrimenti sarebbero abbandonate e in preda all’incuria e ai disastri ambientali. Ma la cosa che fa indignare di più è che basterebbe poco per salvare loro la vita con interventi mirati sulla cabina per evitare che siano sbalzati fuori dal trattore, nel caso di manovre sbagliate. In edilizia a morire sono giovani edili meridionali e stranieri anche nei cantieri del centro-nord: in aziende piccolissime, che lavorano spesso con commesse ottenute in sub appalto in nuove costruzioni, o in ristrutturazioni di case e appartamenti. Alcuni edili lavorano in nero e talvolta il “padrone” neppure esiste: ci sono pensionati o lavoratori che svolgono altre attività autonomamente, e senza responsabilità di terzi, mettendosi a fare lavori pericolosi in agricoltura, edilizia, giardineria, ecc. Molti s’improvvisano giardinieri e muoiono travolti dall’albero che segano o cadendo dall’albero che stanno potando. Altri s’improvvisano elettricisti, o muratori che vanno sui tetti senza impalcature a dare una mano ad un familiare, o all’amico e cadono al suolo sfracellandosi. Tutte queste tragedie non hanno nessuna copertura assicurativa. E si potrebbe continuare con una casistica molto corposa. La mancata esperienza e della dotazione di strumenti sicuri, in lavori rischiosi, provocano delle autentiche carneficine. E’ un aspetto controverso, ma è giusto denunciarlo se si vogliono salvare vite umane e far comprendere che ci sono lavori pericolosissimi che non si possono improvvisare, e che chi li fa, o li fa fare, si assume tutte le responsabilità del caso quali denunce penali e pagamento dei danni ai familiari delle vittime. Noi consideriamo anche queste vittime “morti sul lavoro”. Anche in questi casi l’INAIL, non essendo assicurati all’Istituto, non li annovera tra i propri “morti sul lavoro”: come del resto non lo sono gli anziani agricoltori e i militari e in tantissime altre situazioni che non stiamo ad elencare. Altra cosa sono i tantissimi “sfruttatori” che speculano su poveri immigrati e italiani bisognosi di lavorare, artigiani o piccole imprese che hanno lavoratori in nero, in grigio, o assunti regolarmente con contratti precari e stipendi da fame, ma che lavorano anche 10 o 12 ore al giorno mettendo così a rischio la propria vita. Lavorano col ricatto del licenziamento, mai esplicitato, ma che incombe sulle loro teste per tantissimi aspetti lavorativi, comprese le contestazioni sulla mancanza di “Sicurezza”. A volte sono proprio i proprietari della piccola impresa a morire per infortuni sul lavoro. Se si esclude l’agricoltura che ha aspetti particolari, si muore per la maggior parte nelle piccole e piccolissime aziende, nei servizi alle imprese e nei cantieri. Nelle aziende sindacalizzate, nonostante gli occupati siano milioni, le morti sui luoghi di lavoro sono pochissime, intorno al 2-3% sul totale. In questi giorni si parla di un aumento dell’età della pensione: vorrei ricordare che oltre il 25% di tutti i morti sui luoghi di lavoro ha oltre 60 anni: è disumano far continuare a lavorare persone in età avanzata che svolgono lavori faticosi e pericolosi. Vuol dire far aumentare in modo vertiginoso le morti sul lavoro. Anche i giovani lavoratori precari senza il diritto di contestare la mancata “Sicurezza” pena il licenziamento, pagano un prezzo elevatissimo di sangue. Poi ci sono le morti in itinere e sulle strade che ogni anno sono pecentualmente dal 50 al 55% di tutte le morti sul lavoro e anche in questo caso sono possibili interventi mirati per prevenirle.

 

Qui sotto l’andamento regionale e provinciale delle morti sui luoghi di lavoro.

Carlo Soricelli

Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro. per approfondimenti http://cadutisullavoro.blogspot.com

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Situazione sul territorio
Qui sotto la situazione in ogni regione comparata con i morti sui luoghi di lavoro di tutto il 2010, col colore rosso sono evidenziate le regioni che hanno già eguagliato o superato i morti sui luoghi di lavoro dell’intero 2010:

Piemonte 48 registra + 71,4% in più dell'intero 2010 (28 morti)
Liguria 15 morti come nell'intero 2010 (15 morti)
Val d’Aosta 3 morti come nel 2010
Lombardia 73 morti -9,8 % sull’intero 2010 (81 morti)
Trentino Alto Adige 22 morti -31,2% sull’intero 2010 (32)
Friuli Venezia Giulia 12 morti +71,4% dell’intero 210 ( 7 morti)
Veneto, 47 morti registra – 11,3% sull’intero 2010 (53 morti)
Emilia Romagna 53 morti + 32,5% sull’intero 2010 (40 morti).
Toscana 41 morti +41,3% sull’intero 2010 (29 morti)
Marche 18 morti + 28,5% rispetto al 2010 (14 morti)
Umbria 17 nel 2011, +142% rispetto al 2010 (7 morti)
Abruzzo 27 morti + 28,5% rispetto al 2010 (21 morti)
Lazio 42 morti lo stesso numero di morti dell'intero 2010 (42 morti)
Molise 4 morti + 33% rispetto all'intero 2010 (3 morti)
Campania 38 morti -20,8% sull’intero 2010 (48)
Puglia 38 morti -15,5 % rispetto all’intero 2010 (45 morti)
Calabria 20 +11% rispetto all’intero 2010 (18 morti)
Basilicata 5 morti – 16,6% rispetto all’intero 2010 (6 morti)
Sicilia 42 morti lo stesso numero di morti del 2010 (42 morti).
Sardegna 22 morti - 8,3 dell’intero 2010 (24 morti)

Nel numero totale delle vittime segnalate nelle province mancano i lavoratori morti sulle strade, autostrade, itinere e i militari morti in Afghanistan, con questi si arriva a a sfiorare 1100 morti sul lavoro dall’inizio dell’anno (stima minima).

Le province con più di 5 morti sui luoghi di lavoro
Brescia 20, Torino 17 - Roma 15, Bolzano e Milano 14 - Bologna 12 e Frosinone12 - Chieti 11 - Vicenza, Venezia L'Aquila, Bergamo, Catania, BAT, Perugia, Napoli e Reggio Emilia 10 – Savona e Benevento 9 – Ragusa, Lecce, Foggia, Macerata, Arezzo, Trento, Padova e Cuneo 8 – Salerno, Treviso, Avellino, Firenze, Cosenza, Viterbo e Latina 7 - Terni, Trapani, Piacenza, Parma, Como, Catanzaro, Oristano 6 – Rovigo, Messina, Palermo, Bari, Alessandria, Brindisi, Nuoro, Cagliari, Caserta, Grosseto, Livorno, Forli-Cesena, Mantova, Varese, Asti, Udine 5.

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[STAMPA] Appello a Rita Borsellino Firmano anche Dario Fo e Franca Rame

Sindaco, un appello a Rita Borsellino Firmano pure Dario Fo e Franca Rame

Una lettera firmata da cittadini, studenti, professionisti ma anche da rappresentanti del mondo della cultura e dell'arte: "Serve un rinascimento per la città"

Leggi tutto: http://www.palermotoday.it/politica/elezioni-comunali-2012/elezioni-sindaco-appello-borsellino-intellettuali.html
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rita borsellinoGli intellettuali prendono carta e penna per un appello a Rita Borsellino, candidata alle primarie per il sindaco di Palermo. Un invito accorato che arriva oltre che dal mondo della cultura e dell'arte, anche da cittadini, studenti e professionisti. Hanno infatti firmato, tra gli altri, Dario Fo, Franca Rame, Vincenzo Consolo, Renato Scarpa, Ernesto Maria Ponte, Vincenzo Guarrasi, Mario Azzolini, Giuseppe Cutino, Enrico Deaglio, Simonetta Agnello Hornby.

Annuncio promozionale Il contenuto dell'appello e le adesioni fin qui raccolte saranno presentate alla stampa domani alle ore 15.30 presso il salone della Chiesa Evangelica Valdese di Palermo. «Al di là delle scelte dei partiti e degli accordi politici intendiamo appellarci a Rita Borsellino pubblicamente per disegnare il nuovo rinascimento per Palermo e iniziare a ricostruire tutti insieme il prossimo futuro della città», spiegano i promotori dell'appello. Alla presentazione ci saranno Virgilio Bellomo, ingegnere, Titti De Simone, giornalista e scrittrice, Marco Pomar, Anna Bucca, presidente Arci Sicilia.

fonte: palermotoday.it

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[VIDEO] Le Pillole di Vox - Dario Fo

Il premio Nobel Dario Fo e sua moglie l'attrice Franca Rame ospiti sul palco del Teatro Valle Occupato per un incontro e un confronto con i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo, che da giugno hanno occupato il Valle e stanno lavorando allo statuto della Fondazione. Qui un estratto della serata catturato dalle telecamere de Le Pillole di Vox...

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[STAMPA] Crisi: Dario Fo, l'opposizione rinunci a tutti i privilegi!

(ASCA) - Roma, 10 nov - ''L'opposizione dovrebbe rinunciare a tutti i privilegi. Tutti insieme dovrebbero rifiutare la paga e prendere quanto un assessore di un Comune di provincia''.

Dario Fo in un'intervista a Left in edicola di nuovo insieme a L'Unita', suggerisce alla sinistra un gesto eclatante. ''Dovrebbero dire: noi da questo momento non accettiamo piu' questi soldi. Sarebbe un colpo straordinario. Spiazzerebbero davvero gli altri, che sono in Parlamento solo per denaro. Con una mossa cosi' farebbero saltare tutto, dalle auto blu ai privilegi''.

''In questo momento bisogna dare segnali forti e chiari, altrimenti si va avanti con le denunce e poi non succede nulla'', insiste Dario Fo per il quale ''il fatto piu' grave e' che Berlusconi ha gestito la crisi mettendo tutto in burletta, raccontando le barzellette, dicendo che va tutto bene, che la nostra economia tira che e' un piacere, che stiamo meglio degli altri, cioe' mentendo spregiudicatamente, malgrado gli allarmi di chi ha sempre detto che la situazione e' gravissima e stiamo andando tutti a rovescio. A farne le spese sono soprattutto i giovani, che non trovano lavoro - aggiunge Fo - Siamo arrivati a due milioni di disoccupati. Non era mai successo in Italia, nemmeno nei periodi piu' orrendi''.

Ma cosa puo' fare la gente? ''Soprattutto deve essere informata. Non si puo' andare avanti a caso. Bisogna stare attenti ai discorsi, darsi da fare, partecipare ai convegni intelligenti. I ragazzi lo hanno capito, tant'e' vero che sono di una vivacita' impressionante'', conclude Dario Fo che insieme a L'Unita' organizza per sabato 12 novembre al teatro Eliseo una tavola rotonda dal titolo ''L'informazione a sinistra''.

 

fonte: asca.it

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[VIDEO] Dario Fo: “B si dimette? E’ solo un trappolone”

Al teatro Valle di Roma occupato, Dario Fo commenta la situazione politica attuale, e l’annuncio delle dimissioni di Silvio Berlusconi dopo l’approvazione della legge di stabilità.

Una trappola, anzi un trappolone per annientare la sinistra e convincere tutti che si ha ancora bisogno di lui”.
L’opposizione, secondo Fo, non potrebbe dare mai l’ok a provvedimenti come la riforma dell’art 18 o a tassazioni che colpiscono solo i più deboli, quindi cresceranno le divisioni, lo scontro.

La sinistra dovrà pronunciarsi su un provvedimento, quello chiesto dall’Europa, che inoltre non si conosce, non esiste, ma che già divide. E’ davvero – conclude – un abile mostro, questo Berlusconi”.

Il Video di Irene Buscemi

fonte: ilfattoquotidiano.it

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[AUDIO] Dario Fo: "Impariamo dai maestri dell'acqua"

"Non si può sempre scaricare la responsabilità politica su chi è venuto prima di noi" così il premio Nobel per la letteratura Dario Fo commenta - a Radio Babboleo News - il disastro dell'alluvione genovese.
Questa mattina Dario Fo ha scritto un intervento sul Secolo XIX, parlando dei "maestri dell'acqua" del Medio Evo, chiamati a prevedere le allerte di fiumi e torrenti. Ma la storia com'è cambiata, dai re del passato ai potenti di oggi?

Ascolta l'intervento integrale...

fonte: babboleo.it

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