Il teatro di Franca Rame e Dario Fo

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"Povero guaglione " da Parliamo di Donne 1976

"Povero guaglione", Dario Fo e Fiorenzo Carpi, da "Parliamo di donne", 1976

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[FOTO] Picasso, i falsi d'autore firmati Dario Fo

Uno spettacolo sulla vita di Pablo Picasso, scritto e inscenato da Dario Fo e Franca Rame, al Teatro dal Verme a Milano come introduzione alla mostra del pittore a Palazzo Reale. Fo e Rame ripercorrono dal palco tutti i periodi della vita dell'artista: dal suo rapporto con la Commedia dell'arte all'interesse che il pittore nutriva verso l'arte italiana e, in particolare, verso i maestri del Rinascimento. Fo presenta una serie di tavole di falsi d'autore tratte dai maggiori capolavori di Picasso e da lui rivisitati con la sua 'Bottega d'artista'. Clicca sull'immagine per vedere la galleria fotografica di Repubblica.it
 
dario fo picasso desnudo
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[STAMPA] Dario Fo rifà Picasso: lezioni-spettacolo con falsi d'autore per il Nobel pittore

Il 17 e il 19 settembre al Teatro Dal Verme di Milano "Picasso Desnudo", una nuova lezione d'arte del Nobel e di Franca Rame. Per l'occasione Fo ha riprodotto alcune opere: "non volevamo svenare il Comune"
 
 
dario fo picasso desnudo
Dario Fo ci riprova. Dopo il successo di Bottega d'Artista, la lezione performance dal vivo associata alla sua mostra Lazzi sberleffi dipinti, il Nobel per la letteratura torna in teatro con la moglie Franca Rame, per parlare d'arte. L'occasione questa volta è l'attesissima mostra di Picasso che giovedì 20 settembre aprirà a Palazzo Reale, per la gioia dei 150 visitatori che hanno già prenotato.
 
LEZIONE-SPETTACOLO CON "FALSO D'AUTORE". Lunedì 17 e mercoledì 19 settembre, alle ore 21.00, la coppia Fo-Rame porterà sul palcoscenico del Teatro Dal Verme una lezione-spettacolo inedita, dedicata all'indiscusso genio della pittura del Novecento e scritta proprio in occasione della mostra milanese, grazie ad un importante sforzo documentativo nelle biblioteche di varie città italiane. La vita e le opere di Pablo Picasso rivivranno sul palco attraverso un racconto che ne ripercorrerà tutti i periodi: dal rapporto di Picasso con la Commedia dell'Arte, al grande interesse che il pittore catalano nutriva verso l'arte italiana e, in particolare, verso i grandi maestri del Rinascimento, comprese le loro scelte politiche e anche i loro amori.
 
E non è finita. Per completare il quadro coreografico dell'evento Fo stupirà gli spettatori portando sulla scena anche una serie di tavole di falsi d'autore tratti dai maggiori capolavori di Picasso e da lui rivisitati con la sua "bottega". "Per evitare polemiche con gli eredi del grande artista. E soprattutto per non essere costretti a sborsare cifre esorbitanti", precisa Fo con la sua solita ironia. "Durante le prove dello spettacolo - racconta ora il premio Nobel per spiegare come è nata l'idea - all'improvviso è sorto un dubbio, con tutto che noi, come compagnia teatrale, si stia lavorando a vantaggio della mostra stessa: qualcuno ha ricordato che l'agenzia che raccoglie i diritti d'autore per gli eredi di Picasso, in situazioni analoghe ha bloccato la produzione (in un caso addirittura fatto sospendere un film sull'artista già girato e prodotto) con la richiesta che venissero pagati i diritti sulle opere riprodotte. Nel nostro caso noi mettiamo in scena uno spettacolo completamente aperto al pubblico, a ingresso gratuito, non percepiamo alcun vantaggio economico di sorta. È come se all'istante, in un'Accademia o in una Università, in seguito a una serie di lezioni su un artista di grande valore, pittore, architetto, musicista... si presentassero gli incaricati della società degli autori per riscuotere una congrua mercè. È paradossale, infatti non esiste".
 
E allora lui e la sua compagnia che cosa hanno pensato? Di rifarli. "Abbiamo avuto un'idea, mi permetto di dire geniale  - continua Fo -. Sullo schermo non proietteremo opere originali di Picasso ma soltanto riproduzioni rielaborate da me. Come dire, dei falsi. Sui falsi non si può mettere una tassa. Sono sicuro che nell'aldilà, in questo momento, Picasso se la sta ridendo come un matto". E non ne dubitiamo. Tra l'altro non sarebbe la prima volta che Fo imita Picasso e Picasso... ci scherza su.
 
L'ANEDDOTO. Nel '51, lo studente all'ultimo anno di Brera e futuro Nobel inscenò coi compagni una finta visita del pittore a Milano. "Eravamo andati a Parigi a invitarlo e lui promise che sarebbe venuto, ma poi scelse Roma", ricorda Fo. Così si ordì una vendetta in burla sfruttando la somiglianza di un tizio che lavorava in Accademia. Lo spacciarono per Picasso buggerando giornalisti, salottieri e fan convocati ai filodrammatici per uno spettacolo di clown e jazz, al termine del quale "l'ospite" si tradì con un'imprecazione in milanese, tra l'acclamazione generale. Il clamore suscitato dall'impresa fu tale che giunse perfino all'orecchio di Picasso in persona, il quale ne rimase talmente colpito da escamare: "Non sapevo che i milanesi fossero così spiritosi, ci andrò". Beh, non proprio tutti lo sono. Ma così fece. Due anni dopo arrivò con "Guernica", che sarebbe dovuta rimanere a New York fino alla caduta di Franco, nella Sala delle cariatidi sfregiata dai bombardamenti."
 
PICASSO DESNUDO. L'ironia d'altra parte non mancherà nemmeno nella sua lezione-spettacolo. L'impresa della "falsificazione" è stata, infatti, tutt'altro che facile sul piano artistico e organizzativo perché si è trattato di ridare colore a molti disegni e quadri, cambiar loro le dimensioni, "con i giovani pittori della mia bottega ci siamo rimboccati le maniche: due mesi di lavoro, con la casa invasa dai Picasso... Ho preso così la mano che se anche eseguo la mia firma, scrivo Picasso", scherza Fo. E per fortuna ne ha rifatto solo una selezione.
 
"Picasso desnudo" racconterà anche di questa genialità prolifica di Picasso che in 90 anni di vita si è inventato come artista e come uomo numerose volte. "Picasso aveva un amore straordinario per la pittura italiana e anche per il nostro teatro. - sottolinea Fo - Era un appassionato delle maschere del Teatro all'Italiana, tanto che ha riprodotto più volte nei suoi dipinti i personaggi della Commedia dell'Arte a cominciare da Arlecchino che ha riprodotto in tutte le forme, e nelle situazioni più disparate. Poi c'è la passione di Picasso per Raffaello, gli amori del Maestro di Urbino con la sua Fornarina, che lui porta verso un erotismo esasperato. Picasso ha realizzato centinaia fra quadri e incisioni sul tema del sesso, dell'amore con gusto ironico e grottesco quasi da pochade (genere di commedia, nata a Parigi nel XIX secolo, strutturata su canovacci di vicende amorose, intrighi e colpi ad effetto, NdB)". In fondo il lavoro che Fo e Rame fanno in queste loro lezioni d'arte consiste proprio nell'aprire nuove porte nel racconto e nel disvelamento degli artisti, come si era già visto in quelle sui grandi del Rinascimento da Leonardo, a Mantegna, a Caravaggio che sono stati tolti dalla leggenda e ritrasportandoli nel loro tempo e nella loro storia. "Picasso, per esempio, è interessante anche dal punto di vista politico - conclude Fo - e non solo per un quadro come Guernica. È stato uno dei pochi personaggi illustri coerenti durante il franchismo: aveva dichiarato che non sarebbe mai tornato in Spagna finché il regime non fosse stato definitivamente deposto. E così ha fatto".  
 
Questa sera dunque l'ultima occasione per assistere alla lezione-spettacolo con "falso d'autore" che promette di essere molto "frizzante". L'ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti. In concomitanza con lo spettacolo verrà pubblicato un volume che raccoglie il testo dei dialoghi e delle fabulazioni recitate sul palcoscenico, assieme alle duecento immagini che verranno proiettate durante la lezione.
 
NON SOLO FO. La lezione su Picasso di Dario Fo non è però l'unico evento che la città di
Milano ha voluto tributare alla grande mostra. L'Assessorato alla Cultura ha messo sul piatto diversi eventi per "preparare e accompagnare" la città alla terza volta di Picasso a Milano, segno che si crede molto in questa mostra. E, d'altra parte, non potrebbe essere altrimenti visti i numeri delle prenotazioni. Un successo annunciato.
 
Nella foto di apertura "Le tante vite di Picasso", uno dei 50 dipinti creati da Dario Fo e dalla sua "Bottega". Qui sotto la gallery con le immagini di altre opere.
 
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Dario Fo e Picasso. Due serate al Teatro Dal Verme di Milano, dove il Nobel racconterà l'artista in arrivo a Palazzo Reale

riproduzione di picasso firmata da dario fo
Si intitola "Picasso Desnudo", e si terrà in anteprima stasera e mercoledì alle 21, la nuova lezione sull'arte di Dario Fo e Franca Rame, che analizzerà in maniera introduttiva la grande mostra di Palazzo Reale sull'artista spagnolo, in scena da giovedì.
Una modalità che mira ad entrare nel genio e nella vita dell'artista, raccontandone anedotti e mettendo in mostra riproduzioni celebri come "canovaccio" della rappresentazione. Rappresentazioni? No, sarebbe meglio dire, anche in questo caso, falsi, riproduzioni d'artista: «Durante le prove dello spettacolo
all'improvviso è sorto un dubbio: qualcuno ha ricordato che l'agenzia che raccoglie i diritti d'autore per gli eredi di Picasso, in situazioni analoghe ha bloccato la produzione con la richiesta che venissero pagati i diritti sulle opere riprodotte. Nel nostro caso noi mettiamo in scena uno spettacolo completamente aperto al pubblico, a ingresso gratuito, non percepiamo alcun vantaggio economico di sorta. È come se all'istante, in un'Accademia o in una Università, in seguito a una serie di lezioni su un artista di grande valore, pittore, architetto, musicista si presentassero gli incaricati della società degli autori per riscuotere una congrua mercè» ha dichiarato Fo. Detto fatto, qual è stata la soluzione? Ridipingere Picasso, creare riproduzioni. In fin dei conti Fo e l'ultimo naif che abbiamo in Italia, c'è da scommettere che si sia parecchio divertito: «Sui falsi non si può mettere una tassa. Si è trattato di ridare colore a molti disegni e quadri, cambiar loro le dimensioni, con giovani pittori della mia bottega ci siamo rimboccati le maniche: due mesi di lavoro, con la casa invasa dai Picasso. Ho preso così la mano che se anche eseguo la mia firma, scrivo Picasso», ha scherzato l'autore italiano. Se non volete perdervi la lezione e la conseguente carrellata di falsi del Nobel, un'azione che ha quasi del concettuale, non arrivate tardi stasera. L'ingresso è libero, ma fino a esaurimento posti.
 
fonte: exibart.com
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[STAMPA] Dario Fo, il “pitturatore” della contemporaneità

di Alessandro Carli

dario fo

Conosciuto principalmente per la sua fervida (e premiata con il Nobel) attività teatrale, Dario Fo è anche un nobile pittore. Anzi, come lui stesso si definisce, “un pitturatore”.
 
Il Monte si fa in tre: “Dario Fo espone a San Marino” propone infatti un triplice percorso, ficcante e satirico, sponsorizzato unicamente dalla Fondazione San Marino Cassa di Risparmio – SUMS. “Con queste opere in esposizione a San Marino – ha spiegato il Presidente, Tito Masi -, lasciamo a Dario Fo, straordinaria personalità eclettica e Premio Nobel per la letteratura, il compito di indicarci la strada della creatività e del suo inesauribile potenziale nella visione del futuro”.
 
Il Presidente Masi poi ha sottolineato che la Fondazione San Marino Cassa di Risparmio – SUMS “si è sempre impegnata in prima persona nel promuovere la cultura e in particolare l’arte. Siamo orgogliosi di essere presenti sul territorio con questo importante progetto, che ci vede coinvolti in veste di promotori. Questa iniziativa celebra e consolida la sinergia con le Segreterie di Stato alla Cultura e al Turismo, che ha già dato, in passato, ottimi frutti”.
 
Per Dario Fo invece “allestire una mostra in loco significa non essere spettatori transitanti. Deve diventare un fatto di conoscenza. Il teatro, il cinema, la pittura e la musica non hanno alcun significato se non sanno entrare nelle coscienze e nei bisogni della gente. Per quanto mi riguarda, ho faticato non poco sia a dipingere che a stare in scena. Oggi riesco a unire le due esperienze con discreta facilità, ma ci sono voluti almeno 60 anni di lavoro. Per me non c’è differenza tra il ‘pitturare’, il disegnare e il raccontare o interpretare un ruolo in scena. Quando, nell’allestire uno spettacolo, mi trovo in crisi e non riesco a trovare un ritmo o uno svolgimento consono a ciò che vorrei raccontare, mi procuro un grande foglio di carta, un po’ di colori, penna e pennarelli. Il tutto per segnare ritmi e figure che raccontino, in un’altra forma, la storia in questione”.
 
E il risultato è ben visibile: quadri dalle ampie dimensioni (ma anche più raccolti), strutturati e imperniati su colori smaglianti come il verde terribile, il giallo che ride, il rosso che scappa. E che raccontano, in maniera graffiante e satirica, la politica e il sociale.
 
“Le mostre non devono solamente ospitare le opere, ma soprattutto raccontare qualcosa. Siate creativi, e dipingete nelle strade. Io giro in tutta Europa e in America, e noto un approccio diverso: New York, Parigi… in Italia invece si tende ad attaccare i quadri ai muri, senza pensare al pubblico. Tempo fa mi sono recato a vedere un’iniziativa dedicata a Renoir: c’erano due persone che fingevano una conversazione… raccontavano l’artista attraverso vite finte, inventate sul momento. A Milano, quando ho provato a replicare quanto ho visto, mi hanno fatto a pezzi. Occorre reinventare le mostre. Secondo me, non sono ciò che ospitano, ma il modo in cui vengono rappresentate le opere. Dobbiamo iniziare una rivoluzione espressiva”.
 
Cosa rappresenta per lei la pittura?
“I quadri sono come un grandissimo giornale dipinto e permettono alle persone di immaginare qualcosa di più rispetto a quello che leggono. Credo sia importate riuscire a creare una dimensione di rapporto ‘raccontato’ tra lo spettatore e l’artista. Io non amo chi rappresenta il vuoto. In passato, abbiamo insegnato la danza, la musica, la pittura. Quando andiamo all’estero, la nostra impronta è ben marcata. Eppure, molto spesso, siamo noi italiani a non conoscere la nostra arte. Facciamoci conoscere”.
 
Spesso viene chiamato a tenere conferenze sulla sua arte. Cosa “sente”?
“Quando finisco le lezioni, spesso sono stanchissimo e tutto sudato. Raccontare e coinvolgere le persone che hanno un vuoto di conoscenza è un percorso molto faticoso. Quando invece esplodono in un applauso o mi abbracciano, mi sento felice. In occasione dell’assegnazione del Premio Nobel (1997) dovevo tenere un discorso davanti al Re e alla Regina. C’erano un po’ di problemi con la lingua: davanti a me c’erano svedesi, inglesi, italiani, eccetera. Io sono contro il nazionalismo di ogni genere: le bandiere mi fanno pensare alla guerra. Però quando un gruppo di italiani ha iniziato a intonare l’inno di Mameli, mi sono commosso e ho iniziato a piangere”.
 
Curiosa, per un gioco di richiami, l’esposizione all’interno (e sul palco) del teatro Titano: qui va di scena l’allegoria, e le ispirazioni a Leonardo e Michelangelo. Dipinti taglienti, che spaziano nella Grande Storia dello Stivale. Preso a calci dai grandi potenti dell’Europa. Ieri come oggi. Il Nobel si è soffermato a lungo su un dipinto, posizionato di fronte al proscenio del palco.
“Ci ritroviamo in pieno Risorgimento, e incontriamo subito Leonardo – ha spiegato Fo -. Tanto per cominciare, osserviamo con che sottigliezza allegorica riesce a esprimersi a proposito della società del suo tempo, denunciando la politica dell’arraffo e della truffa organizzata”. La tavola, caratterizzata dal color arancione, presenta “uno dopo l’altro i protagonisti della bassa politica di quegli anni. Il disegno originale, in realtà, è di dimensioni ridotte, circa 20 x 30. Io l’ho ingigantito perché così riusciamo a scoprire meglio il discorso satirico di Leonardo. Alla sinistra potete vedere un maschio e una femmina che sembra stiano giocando amorevolmente. La ragazza ha gambe lunghe e belle, e seni tondi. Il ragazzo esibisce un corpo armonioso e un viso piacevole. Si tratta certamente di un re giovane. Il ragazzo tiene in mano uno specchio nel quale si riflette la fanciulla, ma l’immagine che vi appare è quella di un vecchio grintoso. A un’attenta osservazione, ci rendiamo conto che la fanciulla è bifronte. A più di uno studioso è venuto il dubbio che si tratti di un’allegoria della Chiesa”. Fo, in maniera concitata, entra nelle pennellate. “La dama ha abbrancato con una mano il collo di una gallina starnazzante, mentre con l’altra stringe un serpente che si arrotola inferocito. Una muta di cani feroci si lancia contro il volatile, e ognuno cerca di appropriarsene. Dal cielo accorrono uccelli predatori, aquile e falchi, che alludono ai regni di Spagna, Austria e Germania, che non vogliono mancare al banchetto. I cani, ovviamente, rappresentano i vari principi italiani, che stanno facendo a pezzi la grossa gallina. La gallina, in questo dipinto, è l’Italia e i suoi abitanti. Non è male come allegoria”.
 
Sulle pareti della platea, tra gli altri, spicca un altro dipinto, particolarmente giocoso, sempre virato sull’arancione.
“Ecco due angeli incaricati di dare il segnale della fine del mondo – commenta Fo -. L’angelo maggiore spernacchia con la sua tromba in pieno orecchio l’angelo minore. Il poveretto lancia un urlo di dolore e il più grande sghignazza divertito”.
 
Sono oltre 200 le coloratissime opere ammirabili sul Titano esposte in tre diversi spazi: a Palazzo SUMS sono raccolti i monumentali dipinti acrilici più recenti, al Teatro Titano i lavori dedicati alla musica mentre, al Museo San Francesco, si trovano le opere ispirare alla satira della preistoria. Le mostre saranno aperte fino al 14 ottobre.
 
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[VIDEO] Marina De Juli presenta la mostra di Dario Fo

Marina De Juli presenta la mostra di pittura di Dario Fo realizzando una vera e propria narrazione teatrale del lavoro di Dario con il quale collabora da molti anni.
Marina descrive e spiega i passaggi fondamentali della vita professionale di Dario, raccontando il metodo di lavoro, i retroscena e aneddoti che hanno contribuito allo sviluppo di un percorso particolarmente intenso e creativo. Marina De Juli ha allestito la mostra di Udine, dove la presentazione si svolge. Marina, attrice, autrice e regista, da tempo porta in scena con successo gli spettacoli di Dario e Franca, in Italia e all'estero...
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