Eventi e Spettacoli

Gli eventi e gli spettacoli di Dario Fo e Franca Rame

TERRA PROMESSA DI MARCO BALIANI, FELICE CAPPA E MARIA MAGLIETTA QUESTO SABATO SU RAI5 E IN STREAMING SU rai.it

Questo sabato 15 ottobre, su Rai5 alle ore 22, e in diretta streaming su www.rai.it (visibile ovunque, sia nelle regioni dove non c'è ancora il digitale terrestre sia all'estero) va in onda la versione televisiva di Terra promessa di Marco Baliani, Felice Cappa, Maria Maglietta: lo spettacolo è stato presentato con successo ai festival di Spoleto e Taormina la scorsa estate e sarà in tournée per tutta la stagione. Ecco una breve nota che accompagna lo spettacolo.

L’Italia di oggi è un paese pieno di contraddizioni.
È un paese di migranti che respinge gli immigrati. È un paese che si mette alla finestra a guardare i giovani partire. È un paese che risponde a una crisi profonda con l’astrazione di parole vuote e inefficaci.
L’Italia è un paese spaccato in due da una politica che sottolinea i contrasti e non li risolve: un paese che ha due anime, un Nord e un Sud che non sanno dialogare e che si allontanano in una deriva che coinvolge entrambi.
Quando è nata la frattura che attraversa il nostro paese? Quali sono le origini di una ferita che sanguina da così tanto tempo?
La “questione meridionale” affonda le radici in un terreno antico, antico quanto l’Italia: nell’anno dei festeggiamenti per i 150 anni dell’unità, è giusto ricordare dunque che molte delle fratture che attraversano il nostro paese sono ferite che risalgono proprio al processo di unificazione. All’Italia serve oggi un racconto, un racconto che metta in evidenza luci e ombre di un periodo storico in cui sono nate incomprensioni non ancora risolte e che pesano inevitabilmente su un paese che non è pacificato.
In Terra promessa. Briganti e migranti questo racconto prende forma: la storia del brigante lucano Carmine Crocco diventa infatti pretesto per riflettere sulla vita di tanti contadini del Sud, ma anche del Nord Italia, le cui vicende forniscono una chiave per interpretare la storia recente del nostro paese. Gli eredi di quei cafoni colonizzati e poi sradicati sono, oggi, gli operai della Fiat che proprio in Basilicata ha costruito lo stabilimento più efficiente e alienante d'Europa
In scena c'è Marco Baliani, a ripercorrere gli eventi, a ricostruire le circostanze e a illuminare i luoghi che i protagonisti di quelle vicende hanno consegnato alla storia. La regia, tra cinema e teatro, è di Felice Cappa. Ad accompagnare le parole del narratore in scena, compaiono, su schermi sovrapposti, come apparizioni fantasmatiche, altri personaggi, un contadino, una popolana, un barone e un soldato piemontese, a comporre un mosaico di racconti fatto di voci e punti di vista differenti. La narrazione vive all’interno di una speciale scatola luminosa, che racchiude il narratore e la sua storia in un caleidoscopio di immagini proiettate. Brevi squarci di vita, memorie di luoghi, riflessioni si amalgamano in uno spezzato affresco che regala allo spettatore una prospettiva rara da cui osservare questo spaccato di storia e meditare sul presente.

TERRA PROMESSA
Briganti e migranti

uno spettacolo di Marco Baliani, Felice Cappa e Maria Maglietta
con Marco Baliani
e con la partecipazione in video di Salvo Arena, Naike Anna Silipo, Aldo Ottobrino, Michele Sinisi
regia di Felice Cappa
drammaturgia di Maria Maglietta
musiche di Mirto Baliani
impianto scenico di Valentina Tescari
assistente alla scene Virginia Forlani
video design di Matteo Massocco
fotografia di Valeria Palermo
riprese video di Andrea Nobile
Steadicam e flyght jib Stefano Stefanelli
programmazione video e luci Mauro Melloni
fonico Mario Berciga
direttore tecnico Amerigo Varesi
aiuto regia Anna Banfi
delegato di produzione Lidia Gavana
un progetto di Change Performing Arts
produzione di CRT Artificio
 

 

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[STAMPA] "La pittura di un narratore" - Una personale sull'arte di Dario Fo

Chiasso, 13 settembre 2011  di Maria Luisa Prete

dario fo pittoreÈ stato presentato al centro svizzero di Milano il programma espositivo del Max, museo di Chiasso. Grande protagonista della stagione autunnale, presente anche alla conferenza stampa, il premio Nobel Dario Fo. Tra le grandi esposizioni, infatti, un posto di primo piano spetta alla Pittura di un narratore (dal 22 settembre al 15 gennaio 2012): un'importante antologica dell’autore, del quale vengono esposte oltre 200 opere, fra cui numerosi inediti. Opere a olio di grande formato, affiancate da studi in matita, bozzetti, disegni policromi, litografie, arazzi e collage – alcuni dei quali esposti per la prima volta – che permettono di comprendere l’articolata ricerca artistica e il pensiero del maestro Dario Fo nel corso di sessantacinque anni di intensa attività. Nella sala video del museo sono visibili dei filmati che propongono un percorso “ragionato” sul tema autobiografico riferito al particolare rapporto di Dario Fo con la pittura, riletto attraverso le sue rappresentazioni dedicate ad artisti quali Leonardo, Raffaello, Michelangniolo, Correggio, Caravaggio, i maestri del Duomo di Modena e, proposto per la prima volta al Max museo in questa chiave di lettura, dal regista Felice Cappa.

«Ho cominciato a dipingere proprio al confine, a 5 anni – racconta Fo alla conferenza stampa – ospite a casa di uno zio acquisito che amava tantissimo la pittura, lui svizzero e la zia italiana, lo zio faceva il vigile e aveva una divisa bellissima. Mi fece un regalo fantastico: colori, carta e addirittura tavole, così iniziai a dipingere. Più tardi, quasi 10 anni dopo, ritornando in questo luogo, ho visto una decina di mie tavole appese al muro e ho visto un pittore. In poche parole, il fatto di tornare dove ho cominciato è sempre un brivido una emozione».
«In questa mostra c’è la storia della mia vita – ha aggiunto Fo – dal liceo, all’accademia, la pittura in Svizzera e in Francia. Nel dopoguerra non si aveva paura di cercare soluzioni nuove, di andare oltre certi confini, ci si muoveva, abbiamo dipinto in tutte le direzioni. Non era un dipingere per apparire diversi ma solo per sperimentare, per studiare e scoprire il significato del valore della pittura, della scenografia ecc. All’Accademia di Brera ho partecipato a lezioni di scenografia, scultura, le materie non erano staccate come oggi ma si faceva tutto assieme, negli anni ho cercato di salvare quell’idea di arti che si fondono e che ancora mi porto dietro. Pochi sanno che a Brera sono passati grandi pittori stranieri, oggi anche importanti, arrivati dalla Francia e dalla Spagna. Ho recitato i pezzi che prima ho dipinto. Io sono un pittore professionista che ha deciso di fare l’attore e il regista».

Fino al 15 gennaio 2012
Max museo, via Dante Alighieri 6, Chiasso
Info: 0041916825656; www.maxmuseo.ch

 

fonte: insideart.eu

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[VIDEO] Dario Fo in "The story of John Horse, a black Seminole indian"

Hollywood films on american indians always tell us of indians been defeated. In this video Dario Fo tell us a different story never been told before. The story is the one about the epic John Horse, who fought against the American troops during the second Seminole war (1835-1842). Dubbing Mario Pirovano.

 

Hai amici anglofoni? Segnala loro questo video, grazie!

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"Un sasso nello stagno"

Franca stamane mi ha accolto dicendo: «Ieri con Dario abbiamo trascorso un magnifico pomeriggio, evento del tutto eccezionale… quel film dovrebbe essere presentato nelle scuole!»

Ieri abbiamo assistito alla proiezione di “Un sasso nello stagno”, un film di Felice Cappa. Si tratta di un film-documentario che attraverso ricostruzioni e spezzoni di filmati Rai, percorre vita e carriera di Gianni Rodari, personaggio che non solo ha imposto una virata in tutta la letteratura infantile, ma che ha modificato la didattica stessa delle scuole elementari, inventando metodi per l’immaginazione.

Ho trovato bellissima questa concezione dell’immaginario (nel film è un argomento centrale) che non è semplice e vigliacca fuga in un mondo dei sogni lontano dalla realtà: Rodari ha spostato l’ambiente delle fiabe nel vivo della città, nel suo tempo, nell’era dei telefoni e della televisione. Questo significa tener conto dei cambiamenti sociali e civili e dei nuovi valori umani.

Lui stesso è stato personaggio vivo e attivo del suo tempo: maestro di scuola sotto regime fascista, poi partigiano durante la guerra e attivista politico in tempo di pace. Aveva ben chiaro il fatto che educare i bambini significa costruire i cittadini del futuro, la società di domani. E nello stesso modo concepiva il senso del proprio lavoro di giornalista, inteso come un cittadino che interpreta e riordina il pensiero della gente, semplificando così la comprensione e la sintesi davanti alle questioni quotidiane.

Era inevitabile l’amicizia con i Fo, che dell’ironia e del fantastico hanno fatto le armi del loro teatro politico: hanno condiviso l’idea dell’arte come destinata non alle elite ma al popolo stesso, l’idea di un linguaggio comprensibile, universale, l’ipotesi possibile di una società non violenta ma profondamente attiva e attivata in prima persona.

Bellissime le scene di repertorio nel docu-film nelle quali Rodari parla con i bambini e i ragazzini, incitandoli ad utilizzare sempre la propria testa, tanto per creare storie (anche in chiave surrealistica) quanto per “leggere” la realtà filtrata da giornali e televisione. Con un ritmo eccezionale, vivace e sempre nitido, il film percorre momenti e pensieri di un personaggio a cavallo di un momento storico fondamentale, che coraggiosamente si impone non come intellettuale chiuso in un mondo di speculazione ma come immaginatore professionista che tenta di smuovere una cultura immobile: un sasso nello stagno, appunto.

Insomma la fantasia, come la concepisce il giornalista-scrittore-partigiano Rodari, è uno strumento eccezionale, potente, contro la repressione del pensiero: la fantasia porta con sé quella libertà incondizionata dell’infanzia, quell’ironia del rovesciamento che costituisce la più grande forma di lotta contro la logica del potere che appiattisce tutto in un grigiore omogeneo.

“Un sasso nello stagno” dovrebbe essere trasmesso in televisione: racconta una storia importante per la formazione di chi deve crescere e affrontare la vita.

Per la stessa ragione Franca diceva che dovrebbe essere presentato a scuola, non solo per i ragazzini, quanto soprattutto per i loro insegnanti. E sarebbe proprio da questi, o da quelli tra loro vivi e politicamente impegnati, che potrebbe iniziare un miglioramento, anche attraverso opere e personaggi che con il proprio lavoro hanno prodotto un vero cambiamento.

 

(il film è distribuito da Rai3 - Rai Trade e prodotto da Fondazione Aida. Lo trovate in dvd qui. )

 

Giselda Palombi

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Mistero Buffo (dalle origini) - Dario Fo e Franca Rame in scena al Teatro Nuovo di Milano

dal 4 al 16 gennaio al Teatro Nuovo di Milano

 

Esattamente 41 anni fa andavamo in scena qui a Milano con Mistero Buffo. Era il 1969. Recitavamo in un capannone di una piccola fabbrica dismessa dalle parti di Porta Romana che noi avevamo trasformato in una sala di teatro con il nostro gruppo.

In quell’occasione Franca ed io ci alternavamo sul palcoscenico eseguendo monologhi di tradizione popolare, tratti da giullarate e fabliaux del medioevo, non solo italiane, ma provenienti da tutta Europa. Lo spettacolo ottenne grande successo e venne replicato centinaia di volte nel nostro teatro di via Colletta, in palazzetti dello sport, chiese sconsacrate, locali cinematografici, in balere e perfino in teatri normali. Mistero Buffo cercava di dimostrare che esiste un teatro popolare di grande valore, nient’affatto succube o derivato da testi della tradizione erudita, espressione della cultura dominante.

In quell’occasione ci si sentiva ripetere a tormentone: «Non esiste una forma espressiva popolare autonoma perché l’unica cultura autentica e di pregio è quella espressa dal potere dominante. L’altra, quella cosiddetta popolare, in verità è solo risultato di scopiazzature.» Insomma: gli unici poeti validi sono quelli dalle corti dei principi e dell’alta borghesia. Fu proprio in quel tempo che scoprimmo dei ricercatori di grande valore che ci davano ragione, a cominciare da Pitrè, Toschi e De Bartholomeis, Tullio de Mauro e Gianfranco Folena, il quale nel suo saggio “Il Linguaggio del caos” ci dedicava uno straordinario capitolo (“Le lingue della commedia e la commedia delle lingue”) nel quale, fra l’altro, diceva: «l’interlingua teatrale di Fo non richiede dal pubblico per essere intesa specifiche competenze dialettali perché la mimica, il lazzo, l’onomatopea compensano l’apparente arbitrarietà linguistica e la carenza semantica e perché Fo, grandissimo mimo, padroneggia da maestro le tecniche del discorso e della narrativa popolare. [...] Se volete godervi per esteso il significato di giullare, se pur tradotto nel nostro tempo, andate ad assistere a qualche brano di Mistero Buffo messo in scena da Franca Rame e Dario Fo. Lì potrete ottenere un’idea del tutto credibile di cosa fosse il teatro satirico dei giullari medioevali.»

Debuttando anche fuori dall’Italia dall’Inghilterra alla Spagna, per poi arrivare in Grecia e in Russia, rintracciavamo brani del tutto sconosciuti raccolti da ricercatori di Paesi e culture diverse. Noi li si metteva in scena quasi a soggetto. Il testo definitivo lo si stendeva solo dopo averlo recitato per mesi interi. Ritrovammo canovacci rappresentati secoli fa dai comici dell’arte, soprattutto in Francia, brani recitati da Arlecchino e da altre maschere, e in seguito a un nostro viaggio in Cina riuscimmo ad arricchire il nostro repertorio anche della “Storia della tigre”.

Così, ad un certo punto, ci accorgemmo recitando a Roma nello chapiteau di un circo viaggiante che raccoglieva più di 2000 persone che la mole del testo di Mistero Buffo si era ormai decuplicato. Per riuscire a misurarne la dimensione decidemmo di recitare ogni sera uno spettacolo con testi completamente differenti. Così si giunse a mettere in scena la bellezza di sei “Misteri Buffi”.

Ma se dovessimo oggi ripetere lo stesso esperimento, siamo certi che la sequenza delle nostre esibizioni raggiungerebbe il numero di dieci e più testi autonomi. Oggi, dopo quasi mezzo secolo, torniamo in scena, di nuovo a Milano, con una selezione di questo nostro spettacolo “dei primordi”. Non ci è stato facile decidere quali testi privilegiare. Siamo sicuri che durante queste due settimane di teatro, nelle varie serate inseriremo qua e là altri testi e soprattutto andremo recitando all’improvviso in modo a dir poco esagerato.

Ma dovete capire: per noi recitare non è solo un mestiere, ma è anche e soprattutto un divertimento. Che raggiunge il massimo del piacere quando riusciamo a inventarci nuove situazioni e buttare all’aria convenzioni e regole. Speriamo di comunicarvi questo nostro spasso e di riuscire a sorprendervi, farvi ridere e magari pensare.