comunicazioni per chi mi segue

carissime e carissimi
abbiamo ripreso il nostro lavoro in senato. stiamo votando a più non posso! sono molto spiacente di non poter rispondere alle vostre lettere... alcune veramente numerose (cara linarena, ne hai inviate più di 50!), spero di avere un po' di fiato in futuro. Il lavoro qui è molto pesante, leggendo il mio, chiamiamolo diario, ve ne renderete conto... ne avrete per ben 9 puntate. spero di non annoiarvi troppo. sto preparando un bellissimo lavoro: i costi dello stato a partire dal 1861. ne sentirete delle belle e bellissime... anche scandalose e indignanti (si può dire?) e spero tanto nel vostro aiuto.
ora vi comunico una notizia eccezionale: ho ricevuto una mail che mi ha fatto tornare la forza che si era un po'... affievolita. sono contenta e anche di più!

Cara Franca Ti informo che circa 9000 lavoratori dei Dipartimenti Provinciali di Italia in adesione al Tuo disegno di legge sosterranno UNA VERA POLITICA DI RISPARMIO in ITALIA a cominciare DALLA LOTTA AGLI SPRECHI per UNA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE in PRIMA LINEA CON FRANCA RAME.
Come vedi dopo la condivisione della campagna elettorale ora la condivisione del DISEGNO DI LEGGE per una vera RIFORMA.
Ciao

una bacio a tutti e vogliatemi bene
franca

passate notizia.

A tutti i Dipartimenti MEF Provinciali d’Italia

RSU MEF di BERGAMO

I lavoratori del MEF di Bergamo e d’Italia lavorano con l’obiettivo primario della vigilanza sul risparmio a partire dalle spese proprie, ad esempio sulle spese d’affitto delle sedi provinciali (ad esempio 400 mila Euro l’anno per Bergamo accorpando presso la sede di Via Scotti 14 di proprietà Ministeriale MEF). Così come Bergamo moltissimi Dipartimenti MEF d’Italia hanno operato nella direzione del risparmio, questo è il sintomo di come sia sentita l’esigenza di garantire al paese una funzione di risparmio. Smantellare la rete provinciale, capillare, MEF territoriale Italiana, lasciando il resto, procurando oltre ad un grave disagio per l’utenza un disservizio che rifarebbe arretrare di decenni lo sviluppo di politiche Nazionali improntate alla vigilanza territoriale ed al risparmio non pare gioverà a nessuno.
PERTANTO SI PROPONE di SOSTENERE IL DISEGNO DI LEGGE DELLA SENATRICE FRANCA RAME come vero strumento di lotta agli sprechi che in collaborazione alla rete MEF sui territori capoluoghi di provincia rappresenta un’azione concreta per uscire dalla confusione che perdura da Agosto 2006 qualcuno ha pensato di risolvere i problemi in un modo al quanto bizzarro che noi spieghiamo con questa metafora:
C’era una volta un Paese indebitato che per pagare il debito sul suo mutuo pensò male di accenderne uno più grosso.
LAVORATORI DEI MEF PROVINCIALI DI TUTTA ITALIA ADERITE ALLA PROPROSTA DI SOSTENERE IL DISEGNO DI LEGGE DELLA SENATRICE RAME CHE RISOLVE IL PROBLEMA SENZA CREARNE UNO PIU’ GRAVE
Sottoscriviamo l’appello su www.francarame.it

Rendiconto vita III

21 agosto.
Oggi, iniziano le mie “ferie”. E’ la prima volta che nella mia vita vado in ferie.
Agli inizi, lavoravo 12 mesi all’anno, sia con la mia famiglia che con Dario (di vacanze non se ne parlava); poi, quando abbiamo iniziato a tirare il fiato, cioè ad avere un po’ di utili, fermavamo la compagnia in aprile-maggio affinché Dario potesse scrivere la nuova commedia da mettere in scena, iniziavamo le prove in agosto e debuttavamo a settembre al teatro Odeon di Milano, per anni e anni abbiamo iniziato la nostra stagione lì. Poi via in giro per l’Italia: dal nord al sud.
Com’è che solo ora posso raccogliere i pensieri e cercare di fare il bilancio dei miei tre mesi in Senato?
Posso darvene un’idea solo elencandovi il lavoro svolto e tutto ciò che ho fatto, da quando sono arrivata a Roma ad oggi 29 luglio, giorno di chiusura Senato per pausa estiva.
Che galoppata!!! Se ce la faccio vi racconto anche come ho passato l’estate: la più orribile della mia vita… meglio dire, faticosamente orribile!

Rendiconto vita II

Seconda puntata
Rieccomi e scusate se vi ho fatto aspettare tanto… ma…

Aprile
Martedì 18
Proclamazione: sono una Senatrice della Repubblica Italiana. Parto per Roma e ha inizio l’avventura…
Mi dispiace molto di vivere questo momento senza nessuno della mia famiglia vicino… sono tutti impegnati nei loro lavori. Non posso dire: “Beh, alla prossima”. Si diventa “senatrice” una volta sola.
Vita nuova. Casa nuova. Ambiente nuovo. Tutto nuovo… Spero di trovarmi bene. Mi sto dando un gran da fare per sistemarmi alla meglio. Per ora il mio appartamentino, affittato ammobiliato, sembra il magazzino di un rigattiere. Unica comodità è che sono a un passo sia dal Senato che dal mio ufficio. Non appena avrò un po’ di tempo andrò all’Ikea e mi arrederò la casa in modo da potermi guardare intorno e magari anche invitare qualcuno a cena. Queste prime giornate non sono entusiasmati… non che mi stia annoiando, sono solo un po’ intristita.

Mi pesa la solitudine, mi manca Dario che mi chiede il pennarello rosso, che film c’è questa sera… la sua voce, la sua gentilezza e anche le sue disattenzioni nei miei riguardi… dopo 52 anni di convivenza ci sono anche quelle. Spesso, la moglie si confonde con la tappezzeria di casa, anche per il migliore degli uomini.
Ma ci siamo voluti un gran bene.

Non sto passando un bel periodo. Dove sono i sorrisi della gente, le risate, le voci…? (di voci, vocii, vociare, urla, strepiti ce ne sono fin troppi… ma nessuno che suoni gradevole al mio orecchio). Mi manca il sentirmi dire “ciao, come stai, vieni a pranzo con noi, ci vediamo stasera, andiamo a prendere un caffè” insomma “la socialità”. Qui ognuno pensa ai fatti propri. Importante è che tu sia presente per votare. Senza i “Grandi Vecchi” siamo solo due Senatori in più, rispetto all’opposizione.
Due. Il primo comandamento per noi Senatori della maggioranza è: guai mancare.
Ogni mattina mi alzo, esco con la speranza che “oggi” e non domani, “sia un altro giorno”. Chissà forse riuscirò a scambiare qualche pensiero con qualcuno. Entro in aula, mi vado a sedere accanto a Furio Colombo che è sempre gentile e festoso con me, ma dopo qualche minuto, riprende a scrivere l’articolo bellissimo che leggerò domani sull’Unità.
Inizia la seduta. Ascolto, prendo appunti. Ho le antenne tutte tese. Mi sento in prima elementare… ci metterò un bel po’ ad arrivare alla quinta. Passerò gli esami?
Pausa pranzo. Penso a casa mia, “cosa staranno mangiando?” se ha fatto il risotto Dario ci vorranno 2 ore per mettere ordine.
Ristorante Senato: cerco tra i tanti ospiti un viso amico. Qualcuno che conosco c’è, ma la mia timidezza m’impedisce di avvicinarmi e dire “posso sedermi e pranzare con te?” Sono tutti molto freddi. Non sai mai se sei gradita.
I camerieri sono gentili, e premurosi… gentili-sinceri. Da sempre “sento” la gente, i loro sentimenti nei miei riguardi… e senza presunzione, raramente mi sono sbagliata.
Mangio di malavoglia. “Senatrice desidera ancora qualcosa?” “Quand’è che mi chiamerà Franca?” gli butto lì con un sorriso. Mi guarda spiazzato, imbarazzato… e con rincrescimento risponde: “Qui?... Mai.” Ci scambiamo con gli occhi simpatia. Come vorrei che il mondo fosse diverso!

Non devi pagare il conto: ti viene detratto dallo stipendio; alla bouvette, il conto lo paghi, ma dopo aver consumato. Ho chiesto come mai, m’è stato risposto: “Perché pagare prima non è elegante. Tutto sommato siamo Senatori… a chi mai verrebbe in mente di rubare?”
No, rubare no, ma andarmene senza pagare… da una vita siamo abituati tutti a ritirare lo scontrino alla cassa e poi consumare, sennò rischi di dimenticarti… come m’è capitato una volta. Accortamene ho pregato un commesso: “Telefoni alla buvette, per favore, mi sono dimenticata di pagare…” Quando sono ripassata tutta agitata: “Non si preoccupi senatrice… la conosciamo…” e giù un bel sorriso.

Corro in Commissione bilancio.

Poco dopo è ora di aula. Come ho detto, non hai un posto fisso, ma trovo quasi sempre il “mio” posto accanto a Furio. Lentamente arrivano quasi tutti.
“Tutti” siamo sempre presenti quando si deve votare. In quel momento inizia lo spettacolo.
La destra spia la sinistra. La sinistra la destra. Partono urla: “Ti ho visto! Presidente quello ha fatto il pianista!” (ci fosse qui Dario ci scriverebbe sopra un bel pezzo di teatro) Quando capitano questi momenti mi agito sempre un po’, non sono abituata a urla e schiamazzi.
Vi dico la verità, pur avendo visto spesso in televisione “disordini” nelle 2 aule, trovarcisi in mezzo, non è divertente. Avevo una mia idea sul SENATO, I SENATORI… le sedute in aula… beh ho dovuto cambiarla.
Ci sono spessissimo interventi che nessuno ascolta, tutti sono impegnati a parlare, telefonare, andare e venire. Peccato non riuscire a capire quello che viene detto dal relatore. C’è l’auricolare, ma c’è casino (termine poco consono a una senatrice… ma mi “adeguo” all’ambiente!). Leggerò il rendiconto stenografato della giornata, domani.
Ci sono gran tempi morti… ad esempio quando si vota. Se iniziano dalla A, hai voglia ad aspettare. Ma non è detto, a volte estraggono un nome e via che si parte con quello… potrebbe essere anche la R, ma non mi è mai capitato.

Mi sto abituando e pure acclimatando… nel senso che c’è un freddo esagerato… maglietta pelle e calze con scarpe chiuse… e piedi gonfi. Seduti come si sta per ore e ore è fatale.

Ho un mare di gente intorno e mi sento sola… non ti vede nessuno (come si fosse alla stazione centrale in partenza per le vacanze di ferragosto) non riesci a creare un rapporto minimo… e quando, a sera, rientri a casa è pure peggio, è il momento più brutto. Casa.
Dove sei Dario? Sì, telefono, telefono, telefono, Jacopo, mi sorella… le bimbe… qualche amica… a volte non mi viene di chiamare nessuno. Mi sbatto a letto. Accendo la tv, capace che mi addormento.

Ho avuto il mio ufficio a Palazzo Cenci. Due scrivanie, due computer (quanto mi manca il mio adorato Mac!!!), due telefoni, un televisore, un divano, tre sedie, una libreria, carta, penne, pennarelli a volontà, che mi passa lo stato: Grazie!
Nell’affanno di raccontarvi le prime giornate, mi sono dimenticata di parlarvi della mia vita fuori dal Senato.

I primi tempi andavo a cena con le amiche in un ristorante che frequentavo quando con Dario si veniva a lavorare a Roma, poi lentamente me ne è passata la voglia. Marina Belloni era venuta a Roma con me, ma poco dopo ha dovuto tornarsene a Milano. Non sta bene e deve sottoporsi ad esami medici. Speriamo non sia niente di grave. Sono in ansia… e sola di nuovo. Ogni tanto vado nel mio ufficio… ma non ho intorno le mie cose. Preferisco lavorare a casa.

Pane e prosciutto, pane e salame, un pezzo di pizza. Gelato Giolitti della mia amica Daniela… il più buono di Roma! Stesa sul letto mangio. Leggo i giornali. Archivio gli articoli che mi potrebbero servire. Televisione.
Lavoro anche, mi viene notte più in fretta. Sto preparando per la Fabbri i testi che accompagneranno i Dvd delle nostre commedie. Me ne mancano parecchi. Sono i più difficili e diciamo, rognosi, come ad esempio quelli in dialetto lombardo veneto con suoni onomatopeici inventati da Dario: “Fo recita Ruzzante”, “Storia della tigre e altre storie”, “Fabulazzo osceno”: bisogna mettere gli accenti - grave, acuto, circonflesso ecc. per via di come si pronuncia, fare la traduzione. Dal momento che per le edizioni trascrivo il testo dalla registrazione delle ultime rappresentazioni, devo controllare che Dario non si sia “lasciato andare”… rivedere i prologhi che esegue a braccio, stringere… Un conto è “il parlato”, un altro lo scritto.
Il mio legittimo consorte è sempre preso a fare qualcos’altro… non mi aiuta un granché, specie in questo periodo, immerso com’è nel Mantegna. Qualche giorno fa mi son detta: “Non puoi continuare a panini”. Spesa seria: riso, pasta, pomodori, sale, solo quello fino, spinaci, carciofi, carote… surgelati. L’acqua no. Uso la SAN RUBINETTO, (come la chiama un mio amico, Fabrizio de Giovanni) perché a Roma è buonissima (anche a Milano e in tante altre città) e bisogna eliminare quella minerale.
Mi sono fatta un sugo abbondante, ho cucinato un chilo di spaghetti. Non ho grande appetito, ma i carboidrati mi tengono su.
Piatti di carta. Porzione da primo e secondo. Quel che rimane lo metto in frigo. La cena per qualche giorno è pronta. TG3 delle 19. Iraq, morti, madri che piangono… primi piani insistiti… sangue. Politici. Parlano, parlano, parlano. Troppo. È come una gara… “anch’io, anch’io”. E quelli della passata legislatura e quelli della nuova. Con affanno. Golosità di presenzialismo. Girano tutti con i giornalisti appollaiati sulle spalle. In un momento serio come quello che sta passando il nostro Paese, più adeguato sarebbe un po’ di silenzio. Raccogliere i cocci deve essere un gran duro lavoro, un grande impegno, sarebbe bellissimo per la gente vedere i risultati senza tanto chiacchiericcio-blablabla e anche straparlamenti. Da ambo le parti. O no?
Per quanto mi riguarda ho rifiutato tutti gli inviti avuti dalle varie tv. Quando avrò messo a punto quello che mi sono prefissa di fare, certamente farò una conferenza stampa, e se le mie proposte interesseranno, ben volentieri andrò a illustrarle in televisione.
Ma ora di che dovrei dire? Parlare per esserci, presenziare, non mi è mai interessato.
Non vi nascondo che pavento l’arrivo dell’autunno e di “Porta a porta”. Speriamo che i nostri big non ci caschino, non abbiano l’affanno “dell’esserci”. Senza la sinistra e la destra che si insultano, Vespa sarà costretto a propinare puntate più interessanti: obesi, chirurgia plastica, mamme di Cogne, chiromanti ecc. Una vera festa!

Sono un po’ più giù del solito. Faccio una gran fatica a ritrovarmi con sta vita cambiata di punto in bianco. Ho perso il mio buon umore e nei momenti in cui sono più giù ecco che mi chiama Dario: “Che fai? Dove sei? A letto alle 7? Stai male? Perché non esci a cena, perché perché…” Cos’è? Posso scoppiare a piangere e dirgli che è brutto starmene sola?
“Ho l’influenza, ho preso freddo… - dico parlando col naso chiuso - ma sono di buon umore… Lavoro come una BELVA! HO CONOSCIUTO UN SACCO DI GENTE… c’è la tale senatrice che mi ha invitato a cena… poi siamo andate al cinema… a parte il raffreddore sto bene… sono solo un po’ stanca…” Bugiardona, penso.
Mi chiama Jacopo: “Mamma! Che fai? Dove sei? Ma perché sei già a letto a quest’ora? Perché non esci a cena, perché perché…”
“Ho l’influenza, in Senato c’è un gran freddo… ma sono di buon umore… bla bla bla… a parte il raffreddore… Come sta Matilde?”
E da dove salta fuori Matilde? Dal pancino della mia bambina Mattea (la figlia di Jacopo): è diventata mamma il 12 aprile, e noi bisnonni! “Mangia, dorme e fa la cacca!” risponde Jacopo ridendo. È STRAFELICE! “Mamma come ti va la vita?”
“Sto bene… sono solo un po’ stanca…” In effetti è vero. Si è molto impegnati, io poi, ve l’ho già detto, sono sempre attentissima a quello che mi succede intorno, cerco di capire, imparare più che posso.
Venerdì 28 aprile
Ore 10.30 Aula: votazione Presidente del Senato Marini, gia relazionato nella prima puntata. Niente di fatto.
Terza puntata

Sabato 29 aprile Secondo giorno.
Mi presento “al lavoro” con un po’ d’anticipo. Non sono certa di trovare la strada per arrivare all’aula. Mi guardo intorno intimidita. Ori, tappeti, arazzi, quadri enormi, soffitti affrescati.
Ma sono proprio io che mi sto aggirando a Palazzo Madama, nella “storia” del nostro Paese? Cammino come sempre, ma ho la sensazione di tenere la schiena più dritta.
Mi sono trovata spesso in luoghi importanti ospiti con Dario di qualcuno, compreso palazzo reale a Stoccolma dove abbiamo cenato faccia a faccia con la regina e il re, Ambasciate italiane di mezzo mondo… al Cremlino in un incontro in nostro onore organizzato dal ministro della cultura durante una nostra tournée in Russia ma qui è diverso. Qui ci sono io, da sola, senatrice. Che responsabilità!
Oddio, da che parte devo andare. Riconosco un Senatore dell’opposizione che mi saluta come fossi una sua cara amica. Ma che gentile, penso. Grazie. Mi accodo fingendo di nulla.
Entro in aula “testa alta e petto in fuori”, come se ci stessi dal tempo di Andreotti (ma voi lo sapete che all’interno c’è emozione). Mi siedo accanto a Furio. Alla mia sinistra si accomoda il Senatore Maccanico. Si presenta. Uomo d’altri tempi, silenzioso e gentile, mi bacia la mano e mi sorride. “Molto piacere, dico. Si ricorda di me? La scocciavo sempre quando era capo gabinetto di Sandro Pertini e avevo bisogno di un intervento “superiore” per ottenere un permesso visita carceri o per questo o per quello.” Diventiamo amici, nel senso che ci salutiamo e scambiamo ogni giorno qualche parola. Ok.
Ore 10.31, votazione, Presidente del Senato. Finalmente con 165 voti a favore si è eletto il Presidente. Ansa: “…Franco Marini, dopo aver rivolto un pensiero commosso alle 2 vittime del recente attentato di Nassyria, ha assicurato attenzione e rispetto sia alla maggioranza che all'opposizione”.
Si chiude. Possiamo andare dove vogliamo. Volo a Milano. Rientrando nella mia casa mi guardo intorno e osservo ogni cosa, oggetti, quadri, riscoprendo tutto come lo vedessi per la prima volta. Abbraccio Dario con grande trasporto. Mamma mia. Mi pare di non vederlo da cento anni. Parlo a valanga, racconto… sento Jacopo, le mie nipotine… parlo parlo… Lentamente ritrovo le mie cose, mi distendo nella casa, spandendomi in ogni angolo e riacquisto la respirazione rilassata di sempre. Mi viene naturale riflettere sul cambio di vita. Abitudini, facce. Penso alla fortuna che ho avuto nel non aver mai dovuto lavorare da “stipendiata” sotto padrone, nel senso più buono della parola. La fortuna d’essere stata per tutta la vita una indipendente. Grande fortuna. Penso ai milioni di persone costrette ad orari, a sottostare. Essere simpatici, gradevoli a ogni costo gentili. Guadagnare una posizione. Arrivare a “contare”, a “comandare” a dirigere. Alle mille difficoltà delle donne per andare avanti… riuscire, farsi rispettare.
Non che io non abbia avuto difficoltà nella mia vita. Ma non di quel tipo: difendermi in un ufficio, o in un ospedale o dove vuoi tu, dallo strapotere maschile e peggio ancora delle donne arrivate. Davvero una grande fortuna. Certo, la mia condizione, avendo fatto la nostra compagnia nel 57 tra mille difficoltà è stata un grande privilegio…
Mah! Staremo a vedere. Scrivo di botto quello che sento. Ora dormo. Riprenderò domani.

Lettera aperta al Presidente Prodi di Giampaolo Silvestri

Caro Presidente, il programma di governo dell'Unione 2006-2011 ha tre riferimenti alla necessità di politiche di disarmo . La spesa militare mondiale ha raggiunto livelli molto allarmanti, avvicinandosi pericolosamente ai record della guerra fredda . L’Italia é al 7° posto. E con una spesa pro capite di 468 $. Seconda nelle esportazioni mondiali di armi leggere, come ha ricordato l' Herald Tribune dello scorso 6 settembre, e con ingiustificati acquisti di armamenti, come la portaerei Conte di Cavour (quasi un miliardo di euro, sistemi d'arma esclusi), dieci nuove fregate (3,5 miliardi di euro), 121 caccia Eurofighter (oltre 6,5 miliardi di euro): da soli rappresentano l'1 per cento del nostro PIL. La spesa per armamenti è spesa di morte. In occasione della prossima legge finanziaria, e a favore della spesa socialmente utile, Ti chiediamo di voler dare un segnale di svolta anche in questo settore: riducendo per il 2007 le spese per armamenti dell'Italia e prendendo l'iniziativa in sede UE, con lo stesso giusto impegno per mettere fine alla guerra in Libano, perché le Nazioni Unite avviino una nuova stagione di disarmo multilaterale. (lettera sottoscritta da Franca Rame)

Disegno di legge di Franca Rame

Tra le funzioni svolte dalla Corte dei Conti vi è anche quella di giudicare sulla responsabilità amministrativa per danno erariale.
Questa è l’anima operativa giudiziaria della lotta allo spreco, e và tutelata.
La strada da intraprendere è nella direzione opposta a quella del condono introdotto dall’art.231 della finanziaria ultima.
Bisogna creare una disciplina ispirata a principi di garanzia del contraddittorio e del giusto processo che contenga strumenti efficienti ed efficaci.

Scarica il testo del disegno di legge per la lotta agli sprechi

Sottoscrivi il ddl firmando qui



SENATO DELLA REPUBBLICA

DISEGNO DI LEGGE                 n. 702

d'iniziativa della senatrice Franca Rame

Delega al Governo per la redazione del "Codice di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti"

Onorevoli Senatori. La lotta allo spreco di risorse è un dovere giuridico per la Pubblica Amministrazione, ed il nostro ordinamento sancisce reiteratamente tale concetto laddove impone il principio di economicità dell'azione amministrativa - art.1 della legge 241/1990 - il principio del buon andamento - art. 97 Cost.- e
attraverso tutta una serie di norme che delineano un modello di amministratore e funzionario pubblico virtuoso, la cui capacità ed efficienza passa anche, necessariamente, per la capacità di contenere la spesa e di risparmiare risorse, fornendo così , oltre al risultato materiale, la possibilità di incentivare una cultura diffusa del risparmio di risorse nella collettività intera.
Questo modello di funzionario, ben evidente dopo la riforma degli anni '90, non avrebbe acquisito potere di gestione della cosa pubblica se non avesse anche acquisito anche responsabilità per i suoi errori. E nell'ambito delle varie responsabilità egli vede anche quella per danni arrecati alla sua o ad altra
amministrazione di appartenenza.
E' la responsabilità per danno erariale, e cioè la responsabilità per lo spreco, in virtù della quale l'amministratore o il funzionario pubblico, o il soggetto che svolge qualche attività per l'amministrazione pubblica, risponde del danno arrecato qualora il suo comportamento attivo o omissivo abbia determinato la
mancata percezione di introiti o la illegittima uscita di somme. I casi che ricadono nell'ambito di questa responsabilità sono tantissimi, e toccano tutti i settori di attività e tutta la pubblica amministrazione. Appalti affidati a condizioni svantaggiose, mancata riscossione di crediti, progettazioni inutili ed irrealizzabili, consumi ingiustificabili, mancata applicazione di sanzioni, contratti che avvantaggiano solo la controparte della amministrazione, consulenze inutili, procedimenti amministrativi non eseguiti che hanno causato
danni e contenziosi inutili, insomma i casi eclatanti dello spreco, della illegalità e illiceità dannosa, della gravissima trascuratezza nell'amministrare.
E' ovvia la sua fondamentale utilità. E' ovvia la sua giustificazione giuridica, giacché nel nostro ordinamento non esiste potere che non abbia una parallela responsabilità. E' ovvia la sua funzione di deterrente. Ed è infine ovvio che essa debba essere oggetto di attenzione da parte del legislatore, consentendo una elevazione qualitativa dell'azione amministrativa, e di generare un'immagine positiva della pubblica amministrazione.
Pur di fronte a tale ovvietà, il precedente governo ha introdotto un condono in materia. Gli articoli 231, 232, 233 della legge finanziaria per il 2006 - legge 23 dicembre 2005 n. 266 - hanno infatti previsto la possibilità di sanare i danni arrecati alla pubblica amministrazione ed accertati con sentenza - non passata in giudicato - mediante il versamento di una somma pari ad una percentuale variabile tra il dieci ed il trenta per cento. Un vero colpo di spugna, con effetti defatiganti sulle Procure che hanno lavorano per accertare questi tipi di danni e che quotidianamente tentano il recupero di queste somme; ed una vera offesa ai funzionari ed amministratori onesti e competenti che operano quotidianamente con capacità e professionalità in ossequio al
principio di legalità ed al principio di buon andamento dell'art. 97 della Costituzione.
Questa scelta di sanare, di coprire, di mandare in fumo sentenze e soldi pubblici, di sprecare lavoro di interi apparati pubblici, è agli antipodi del modello della pubblica amministrazione delineato dal legislatore e immaginato dalla nostra coalizione.
Dunque bisogna dare segnali opposti, e fare scelte concrete che possano creare condizioni diverse. E tra queste deve rientrare una nuova attenzione a questa forma di responsabilità la cui competenza è affidata alla Corte dei Conti.
Il regolamento di procedura risale addirittura al 1933 - R.D. n. 1038/1933 - mentre con le leggi 14 gennaio 1994 n. 19 e 20 e 20 dicembre 1996 n. 639 si è deciso, tra l'altro, di attuare il decentramento mediante le sezioni regionali e l'istituzione del doppio grado di giurisdizione.
Vorrà dunque darsi atto che un'attività giudiziaria così importante per il nostro ordinamento, e così rilevante per tutto ciò che in essa viene coinvolto (recupero di denaro, funzione di deterrente allo spreco, incentivazione di una cultura del risparmio, efficienza ed economicità dell'azione amministrativa) merita una attenzione diversa dal condono della passata legislatura. Merita infatti una disciplina specifica e finalmente chiara della procedura, che possa consentire giudizi celeri, adeguati ai nostri tempi e soprattutto adeguati alle
dinamiche attuali delle pubbliche amministrazioni. Merita, infine, una disciplina improntata ai principi equi del giusto processo, garantista dei diritti dell'indagato e rispettosa delle prerogative della difesa, in una
visione nuova del processo contabile.
Infatti, anche alla luce dei principi generali sul giusto processo, è ormai evidente ai più che l'attuale assetto normativo è assolutamente insoddisfacente. La necessità di adeguare i principi citati a questo processo sono assolutamente preminenti e sarebbe ora di raccogliere questa spinta , che proviene da giuristi, magistrati e studiosi :

- Una riforma del processo, che darebbe finalmente risposta a tante aspettative, dovrebbe tenere in considerazione i seguenti aspetti:
- La garanzia del contraddittorio tra le parti del processo secondo uno schema simile a quello penalistico, e quindi dovrebbe innovare mediante la introduzione ed il riconoscimento:

    1. del diritto di accesso al fascicolo del PM al momento della redazione della risposta all'invito a dedurre, ferma rimanendo la segretezza della istruttoria nella fase delle indagini precedente, con i limiti analoghi al processo penale;

    2. del diritto di assistenza mediante difensore nel caso di audizione dell'indagato avanti al PM, delle cui risultanze si potrà tenere conto nel giudizio;

    3. di un giudice terzo che possa fungere da filtro per processi inutili e che al contempo svolga la funzione di vaglio sugli atti preliminari (archiviazione, con garanzia del contraddittorio per l'amministrazione danneggiata; obbligo di motivazione della richiesta di archiviazione; obbligo di motivazione sulla richiesta di procedere a citazione);

    4. delle prerogative difensive a livello probatorio simili a quelle del processo civile, compresa la testimonianza;

    5. di istituti che possano migliorare la capacità operativa di effettivo recupero delle somme (controllo affidato ai magistrati sulla esecuzione delle sentenze di condanna);

    6. di una modifica e aggiornamento delle norme afferenti il giudizio pensionistico.

DISEGNO DI LEGGE

Art.1

1. Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente Legge, il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo per la codificazione, il riassetto, la semplificazione e l'adeguamento alle norme legislative e regolamentari che disciplinano i giudizi dinnanzi alla Corte dei conti.

2. Il decreto legislativo di cui al comma1, assume la denominazione di "Codice di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti". Nell'attuazione della delega, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:

    a) semplificazione e snellimento dei giudizi di responsabilità, di conto, pensionistici, nonché di ogni altro giudizio attribuito dalla legge alla giurisdizione della Corte dei conti, con eliminazione di ogni atto o
attività non essenziali del giudice, delle parti, nonché dell'ufficio di segreteria;
    b) adeguamento della disciplina processuale e del sistema delle notificazioni ai nuovi strumenti informatici e di comunicazione;
    c) partecipazione al giudizio delle parti, su basi di effettiva parità in ogni stato e grado del processo, anche in attuazione del principio costituzionale del giusto processo;
    d) disciplina puntuale delle fasi processuali, limitando il rinvio alle norme di procedura civile, nel rispetto della configurazione assunta dalla responsabilità amministrativa a seguito della riforma di cui alle leggi 14 gennaio 1994, n. 19 e n. 20, e successive modificazioni;
    e) riordino della disciplina della competenza territoriale delle sezioni regionali e della competenza delle sezioni di appello, con la previsione, ove necessaria, di nuove regole, in materia di riunione dei procedimenti relativi alla stessa causa o a cause connesse;
    f) riordino e adeguamento della disciplina concernente l'istruzione probatoria e la consulenza tecnica d'ufficio, anche in riferimento alla eventuale istituzione di albi di consulenti ed alle modalità di liquidazione dei compensi;
    g) razionalizzazione del contenuto e della forma dei provvedimenti del giudice, con ampliamento delle ipotesi di pronunce succintamente motivate;
    h) riordino della disciplina del giudizio di appello, con riguardo particolare alla individuazione delle ipotesi di annullamento con rinvio.

3. Per il giudizio di responsabilità amministrativa, il Codice di cui at comma 2 si attiene, inoltre, ai seguenti principi e criteri direttivi:

    a) riordino delle ipotesi in cui è previsto l'obbligo di denuncia del fatto dannoso;
    b) previsione che il giudizio di responsabilità amministrativa sia promosso con azione pubblica e
    necessaria del pubblico ministero competente per territorio;
    c) disciplina dell'archiviazione della notizia di danno, con previsione di un controllo del giudice nell'ipotesi di opposizione da parte dei soggetti danneggiati, previa comunicazione ai medesimi;
    d) riordino dei poteri istruttori spettanti al pubblico ministero prima del processo, con previsione delle garanzie del contraddittorio, anche con riguardo alla facoltà del pubblico ministero di avvalersi di consulenti tecnici;
    e) possibilità di istituire, presso ogni procura regionale, ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68, una sezione di polizia erariale, con facoltà per il pubblico ministero di effettuare anche
    le richieste di cui all'articolo 3 del regolamento approvato con decreto del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica 4 agosto 2000, n. 269;
    f) riordino della fase prevista dall'art. 5, comma 1, del decreto-legge 15 novembre 1993, n. 453, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 gennaio 1994, n. 19, e successive modificazioni, con particolare riguardo al procedimento camerale per l'autorizzazione alla proroga del termine per l'emissione dell'atto di citazione;
    g) previsione espressa del potere del pubblico ministero di interrompere la prescrizione della pretesa al risarcimento del danno, mediante un atto di costituzione in mora, contenuto anche nell'invito a dedurre;
    h) disciplina degli elementi costitutivi dell'atto di citazione e del relativo regime di invalidità, secondo i principi del codice di procedura civile, salvaguardando la specificità del giudizio di responsabilità
    amministrativa;
    i) disciplina del regime e dei termini delle preclusioni e delle decadenze, anche con riguardo alle eccezioni processuali e di merito;
    j) previsione delle ipotesi di partecipazione di terzi al giudizio di responsabilità amministrativa, con particolare riferimento alla chiamata in causa per ordine del giudice di altri soggetti ritenuti responsabili del
    danno;
    k) disciplina dell'attività istruttoria del collegio giudicante, con previsione e delimitazione delle ipotesi in cui gli adempimenti istruttori possono essere affidati alle parti e delle relative modalità di esecuzione nel rispetto del principio del contraddittorio;
    l) disciplina del potere riduttivo dell'addebito, con esclusione della applicabilità dello stesso nei casi e nella misura dell'illecito arricchimento, anche al fine di adeguare l'ammontare della condanna alle concrete
    fattispecie di illecito, mediante il riferimento all'entità del danno, al comportamento tenuto dal soggetto responsabile e alle sue condizioni economiche;
    m) riordino della disciplina delle azioni previste a tutela delle ragioni del creditore, ivi compresi i mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale di cui al libro VI, titolo III, capo V, del codice civile, secondo quanto previsto dall'art. 1, comma 174, della legge 31 dicembre 2005, n. 266;
    n) disciplina della fase dell'esecuzione della sentenza soggetta alla vigilanza della Procura regionale competente, al fine di garantire l'effettività del giudicato, con facoltà di promuovere in caso di inerzia, avanti il Giudice collegiale, idonei provvedimenti sostitutivi con previsione anche di confisca contabile a favore del soggetto danneggiato;

4. Per il giudizio di conto, il Codice di cui al comma 2 si attiene, inoltre, ai seguenti ulteriori criteri:

    a) affermazione dell'obbligo della resa del conto della gestione per tutti i soggetti che hanno maneggio di denaro o di valori di pertinenza pubblica;
    b) semplificazione delle norme sul giudizio di conto nel rispetto del principio del contraddittorio;
    c) previsione di forme di condanna adottate dal giudice monocratico in ipotesi di ammanco o di perdita accertata con possibilità di reclamo al collegio;
    d) previsione di forme di controllo amministrativo per tutti i conti da parte delle amministrazioni interessate, con obbligo degli organi di controllo interno di riferire alla competente sezione giurisdizionale della Corte dei conti sull'esito delle verifiche;
    e) possibilità di limitare l'esame giudiziale ai conti per i quali siano stati formulati rilievi o contestazioni in sede di controllo amministrativo ovvero da parte di amministratori pubblici o da soggetti, comunque, portatori di interessi collettivi o diffusi;
    f) previsione che in caso di compilazione del conto su ordine del Giudice lo stesso sia trasmesso alla Procura competente corredato da idonea relazione a cura del compilatore.

5. Per il giudizio pensionistico, il Codice di cui al comma 2 si attiene, inoltre, ai seguenti ulteriori criteri:

    a) adeguamento delle norme introdotte dalla legge 21 luglio 2000, n. 205, alle precipue caratteristiche del giudizio pensionistico;
    b) previsione dell'obbligo della notifica del ricorso all'amministrazione in persona del suo rappresentante legale ovvero presso l'Avvocatura distrettuale dello Stato;
    c) riordino della disciplina in materia di nullità e di inammissibilità del ricorso con previsione delle ipotesi di eventuale declaratoria con decreto presidenziale, prevedendone il reclamo avanti il Collegio;
    d) disciplina del regime e dei termini delle preclusioni e delle decadenze, anche con riguardo alle eccezioni processuali e di merito;
    e) possibilità per il giudice monocratico di riservarsi la decisione da adottare entro trenta giorni dall'udienza di merito;
    f) conferma della competenza del giudice collegiale al processo cautelare e al giudizio di ottemperanza;
    g) compiuta disciplina del processo esecutivo e definizione del regime di impugnazione delle determinazioni assunte dal commissario ad acta.

6. Lo schema del Codice di cui al comma 2, deliberato dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, è trasmesso alla Corte dei conti che si pronuncia a sezioni riunite, ai sensi
dell'articolo 1 del regio decreto Legislativo 9 febbraio 1939, n. 273.

7. Lo schema del Codice è successivamente inviato, con apposita relazione cui è allegato il parere di cui al comma 6, alle competenti Commissioni parlamentari, le quali si esprimono entro sessanta giorni dal ricevimento.

8. Il Codice è emanato, decorso tale termine e tenuto conto dei pareri espressi, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa ulteriore deliberazione del Consiglio dei Ministri.

9. Entro dodici mesi dalla scadenza del termine di cui al comma 1, il Governo apporta le eventuali modificazioni e integrazioni, osservando la procedura di cui ai commi 6, 7 e 8. In tal caso, i termini per la pronuncia dei pareri sono stabiliti entro trenta giorni.

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Un pezzo della nostra storia.
Per 35 anni ci ha accompagnato, ogni giorno, nella fatica di cogliere i perché quotidiani, di capire le ragioni della sinistra e di analizzarne gli errori.
Da 35 anni ci ricorda che nessuno di noi dovrebbe sottrarsi all'obbligo di fare delle scelte.

E ci aiuta a scegliere.
Sicuramente unico, unico di un genere che non c'è (e che in tutti i modi si cerca di soffocare), coraggioso e sfrontato, ma soprattutto libero, il Manifesto ha fatto parte e deve continuare a far parte della nostra vita, come quelle poche cose imprescindilbili e necessarie che ci permettono di tenere vive le nostre coscienze e la nostra cultura.

Un' informazione senza il Manifesto non sarebbe più vera informazione e credo che ultimamente abbiamo subìto già troppi lutti...
Sottoscrivo volentieri e vi "bonifico" con grande convinzione e passione.
E spero che tutti - chi più... chi meno - riscoprano, sottoscrivendo, il piacere di partecipare... Magari comprando due o tre copie de il Manifesto alla volta.

Franca Rame


Il Manifesto - 29 GIUGNO 2006 - pagina 3

Appello al dibattito sulla missione in Afganistan

Sto vivendo il periodo più angosciante della mia vita. Mi trovo a ricoprire una carica che richiede grande correttezza e responsabilità. Il Parlamento sarà chiamato verso metà luglio a votare il decreto sul rifinanziamento della missione militare in Afghanistan. Come si deve comportare una persona che è da sempre contro tutte le guerre, la violenza, le stragi di vittime innocenti… la disperazione, la morte? E’ giusto dire “SI” come chiede il governo, o è giusto dire “NO” come hanno deciso di fare gli 8 senatori? Da giorni sto rileggendomi quanto scritto da persone che stimo come Gino Strada, Dinucci del Manifesto, mio figlio Jacopo e altri, scoprendo avvenimenti che mi hanno turbata non poco. Ho deciso quindi, di esporli uno dietro l’altro, usando il metodo Prodi con le primarie, così che tutti possano conoscere fatti di cui raramente si parla, sia sulla stampa che in televisione ed avere i termini concreti per aiutare, noi, che siamo in Parlamento in rappresentanza del popolo a “fare la cosa giusta”. Aspetto fiduciosa! Questi sono i fatti. La missione Isaf (Forza internazionale di assistenza alla sicurezza), cui partecipa l’Italia, ha cambiato natura da quando la Nato, con un atto unilaterale, ne ha assunto nell’agosto 2003 la direzione senza alcun mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che solo dopo ne ha preso atto. A guidare la missione, dunque, non è più l’Onu ma la Nato, che sceglie i generali da mettere a capo dell’Isaf. E poiché il «comandante supremo alleato» è sempre un generale statunitense, la missione Isaf è di fatto inserita nella catena di comando del Pentagono. Contemporaneamente l’Italia è stata chiamata ad assumersi maggiori compiti in Enduring Freedom, l’operazione lanciata dal Pentagono nel 2001. Qui ha una partecipazione numericamente minore (circa 250 uomini), ma non meno significativa. Otto ufficiali italiani sono stati integrati nel quartier generale del Comando centrale statunitense a Tampa (Florida), che ha la responsabilità dell’operazione. E dallo stesso comando dipende l’ammiraglio italiano che, dal 28 giugno alla fine di dicembre, è stato messo a capo della Task Force 152 che opera nel Golfo Persico. Il coinvolgimento italiano in Afghanistan non si può dunque misurare solo in termini numerici. Partecipando a questa come ad altre guerre sotto presunti «mandati Onu», le nostre forze armate vengono inserite in meccanismi sovranazionali che le sottraggono all’effettivo controllo del parlamento e dello stesso governo. Tutto questo ci costa sempre più anche in termini economici: la sola missione in Afghanistan ci viene a costare, dal 2002 al primo semestre 2006, quasi 600 milioni di euro. La spesa militare italiana è al settimo posto su scala mondiale. Che quella in Afghanistan sia una guerra condotta non solo contro i combattenti ma contro i civili, viene confermato dall’uso dei bombardieri pesanti statunitensi (B-52H e B1B) i quali, sganciando ciascuno da alta quota decine di tonnellate di bombe e missili, fanno terra bruciata. Dopo 5 anni e mezzo si parla di 250-300 mila morti in Afghanistan di cui almeno l’80% civili. Lo scopo di questa guerra è ben altro di quello dichiarato: non la liberazione dell’Afghanistan dai talebani, che erano stati addestrati e armati in Pakistan in una operazione concordata con la Cia per conquistare il potere a Kabul, ma l’occupazione dell’Afghanistan, area di primaria importanza strategica per gli Stati Uniti. Per capire il perché basta guardare la carta geografica: l’Afghanistan, in cui gli Usa hanno installato basi militari permanenti, è al crocevia tra Medio Oriente, Asia centrale, meridionale e orientale. In quest’area si trovano le maggiori riserve petrolifere del mondo. Si trovano tre grandi potenze – Cina, Russia e India – la cui forza complessiva sta crescendo e influendo sugli assetti globali. Da qui la necessità per gli Stati Uniti di «pacificare» l’Afghanistan per disporre senza problemi del suo territorio in questo grande gioco di potenze. Non è dunque una missione di pace: per essere tale avrebbe dovuto rispettare maggiormente la popolazione, i diritti civili, la legalità. Non avrebbe dovuto tollerare l'esistenza di campi di detenzione dove si pratica stabilmente la tortura E' il caso, ad esempio, del campo di Shibergan, definito da Klaus-Peter Kleiber, delegato dell'Unione europea: "simile al campo di concentramento di Auschwitz". Franca Rame Blog francarame.it NOTA PER I VISITATORI DEL MIO BLOG Questo appello al dibattito su “missione Afghanistan” è stato inviato al Corriere della Sera. Dovrebbe uscire domani. Cera qualche problema di spazio. Mi auguro venga pubblicato nonostante la lunghezza. UN RINGRAZIAMENTO SPECIALE A Manlio Dinucci, a Gino Strada e a Jacopo che con il loro lavoro mi hanno aiutato moltissimo!! Il dibattito sul Corriere è aperto! FORZAAA! Un bacio

Rendiconto vita

Eccomi! E’ un po’ di tempo che non ci sentiamo, e me ne scuso ma…
Che salto, amiche e amici, compagne e compagni!

Rendiconto vita:
XV Legislatura – 28 aprile 2006

Primo giorno in Senato.
Mi sono svegliata alle 5.
Agitata. Gironzolo per l’appartamento preparandomi gli abiti da indossare.
Alle 6 decido di fare una camminata. Il sole spuntava appena. Il portiere del residence di via Ripetta mi guarda strano: “Che succede senatrice? Non si sente bene?”
E questo che sta dicendo? Senatrice? Oddio, adesso mi chiameranno tutti così? “No, no… vado a far quattro passi…” lo tranquillizzo con un sorriso. Dà un’occhiata all’orologio, ma non fa commenti.
Cammino. Piazza del Popolo, via Flaminia, Villa Borghese. Cammino veloce. Corro. La malinconia e la preoccupazione che ho addosso non se ne vanno, né si attenuano.
Rientro alle sei e trenta. Sto bloccata su una sedia per almeno un’ora a pensare… “Son proprio giù, maledizione!”.
Accidenti, ma perché? “Dovresti essere contenta! – mi dico – SENATRICE! Ma ti rendi conto che onore t’è capitato?”
“Sì, sì… senatrice!!! – ribatto a quella chiaccherona che sempre mi contesta - Non ho mai voluto diventare senatrice, io e tu lo sai! Mi sono trovata eletta senza aver mosso un dito.” “Beh, ma questo deve darti solo gioia… pensa in quanti ti hanno votata! In quanti hanno avuto fiducia in te. Solo in Piemonte ti sei beccata 88 mila voti! E nelle altre 5 regioni deve sei stata presentata quanti ne hai presi?... Sorrisino?” “Vai al diavolo, impicciona!” Mi guardo allo specchio: più tirata di così non potrei essere.
“Hai un bel dire sorrisino… mi sento fuori posto… non all’altezza… non adeguata.” “A vederti non sembri così insicura. Non ti vergogni alla tua età! Dovresti fare andare la coda dalla gioia! Piantala di rompere! Ce la farai!” Non so che risponderle.
Doccia. Biancheria. Pantaloni e top. Mi pettino ecc. faccio tutto col rallenty, ma sono pronta in un momento. Mi risiedo e aspetto. Alle 9 arriva Rai 3. Quante volte ho guardato l’orologio?
Mi chiamano dalla portineria: “E’ arrivata la Rai…”
Salgono nel mio appartamento. Antonio Caggiano vuole filmare i preparativi….
Quando arrivano m’infilo la giacca. “Ma come?!... già pronta?” M’è venuto da ridere. “Sì… mi mancano solo gli orecchini…” “Come mai porta da anni sempre questi orecchini?” “Me li ha regalati Dario in un momento particolare… non li toglierò mai più! Andiamo?” La telecamera è in azione… saliamo in macchina… chiacchiere qualsiasi… telefona Dario… “Auguri… ti voglio bene…”
Arriviamo… Sono calma… calmissima e infelice.
Un mare di gente. Giornalisti, fotografi, televisioni.
Scendo augurandomi di non essere notata.
“Senatrice…” “Franca” “Senatrice…” “Franca” “Franca” “Senatrice come si sente?” Ci penso un attimo… potrei dire, sono emozionata… sono onorata… sono felice! Invece mi esce l’ultima frase che avrei potuto dire al mondo: “Mi sento come una diciottenne che va sposa a un vecchio che non ama… sono molto triste…” Restano interdetti per un attimo.. io tiro via con Antonio Caggiano e la troup.
E’ la seconda volta che entro in Senato. C’ero venuta anni e anni fa, con Rossella Simoni (per il marito detenuto nel carcere speciale di Trani, Giuliano Naria) ad incontrare il Senatore Viviami, presidente della commissione Grazia e Giustizia. Chiedevamo l’aiuto per un trasferimento.
Mi guardo intorno. E’ quello che ho viste mille volte in tv… ma ora, esserci… mi sembra tutto troppo. Sì, è proprio troppo! Saluto i miei amici della Rai… mi dispiace vederli andar via. Qualcuno mi accompagna in aula. Dove mi siedo? Mi guardo intorno interdetta… Riconosco personaggi notissimi del governo Berlusconi… Andreotti, Calderoli, Dell’Utri… Mantovano, Pecorella… alcuni seduti occupando l’emiciclo di sinistra, altri passeggiano a gruppetti… telefonano… si chiamano… Non mi sento per nulla rassicurata.
In centro riconosco il presidente Scalfaro… contornato da persone che non conosco.
Guardo a destra… in tanti stanno seduti qua e là… vedo facce che conosco… Vedo Nello Formisano dell’IDV. Gentile mi dice: “Siediti dove vuoi, al Senato non c’è posto fisso.”
Faccio una panoramica con lo sguardo: c’è l’avvocato Calvi, lo conosco dai tempi di Valpreda… mi sorride con simpatia, Gavino Angius, altri che ho visto in televisione, oh! Furio Colombo… Mi accomodo vicino a lui. Tiro un gran sospiro di sollievo. Conosco Furio Colombo da anni, è la persona più gentile, generosa ed educata che io conosca. Mi sembra di essere in famiglia.
Le senatrici… cerco le senatrici… Che piacere vedermi da vicino la sen. Finocchiaro, sprigiona forza, simpatia e intelligenza. Un mito per me! Chissà se riuscirò a scambiare due parole con lei. Rina Gagliardi. La conosco dagli anni ruggenti del Manifesto, ottima giornalista e decisa. Lidia Menapace… “Davvero onorata!” le dico timidamente. Tra di me penso: “Accidenti che fortunaccia che ho. Potrò parlare con loro… farmi consigliare… discutere… pranzeremo certamente insieme nell’hollywoodiano ristorante del Senato. Bene, bene!”
Il mio umore va migliorando.
Il presidente Scalfaro inizia a parlare…
Nessuno ascolta.
Chiede un minuto di silenzio per i due soldati morti a Nassiria. Nessuno ascolta.
Sono interdetta. Stupita. Sconcertata.
Si arriva alla votazione: Franco Marini presidente del Senato. Per 3 volte si vota, tra urla e strepiti.
Ma siamo veramente al Senato, mi chiedo?
Abbiamo dovuto votare tre volte. 5 schede bianche, e tre “Francesco”.
Sono arrivata al residence che erano quasi le tre di notte. Mi addormento ripensando alla giornata trascorsa. Che giornata! Dove sono capitata?
L’indomani una sola votazione. OK.
Qualcuno sussurra: ha ottenuto quello che voleva. Non so a chi si riferiscano.
Solo leggendo i giornali mi sono chiarita le idee. Sono sempre più frastornata. E’ questa la politica?
Finalmente Franco Marini è eletto presidente del Senato. Evviva! Siamo veramente tutti felici! Mi piace molto il nostro Presidente.

Sto cercando casa… la trovo. A Roma gli affitti sono spaventosi.
Trovo anche un’assistente che sta da anni in senato. Giuliana. Graziosa, capace. Che contratto facciamo? Mi viene consigliato… o in nero o cocopro. Parlo con il mio commercialista e decidiamo per un contratto a tempo indeterminato. Qualcuno mi dice: “Hai sbagliato”, qualcun altro pensa che io sia scema.
A camere unificate abbiamo eletto Presidente del consiglio Romano Prodi.
Ecco, quel giorno a Montecitorio con tutto il Parlamento riunito, per la prima volta mi sono sentita emozionata. Ben conscia di dove fossi e di quel che stessi facendo. Per la prima volta mi sono sentita senatrice. Proprio così. Io, senatrice… Ho pensato a mia madre, a mio padre, avrei voluto fossero lì con me, a vedermi… ho pensato alla mia famiglia tutta, a Jacopo, a Dario, a Pia mia sorella, alle mie nipotine… “Sì, guardatemi bene… sono proprio io… vostra figlia, sorella, moglie, madre, nonna e bisnonna, zia. Io. Siete contenti di me? Mi volete bene?”
Eh, sì… l’essere “voluta bene” è molto importante per me! Più di ogni cosa al mondo.
Il resto alla prossima puntata.