i risultati elettorali a fumetti

Sergio Angese e Jacopo Fo commentano a fumetti i risultati elettorali su www.jacopofo.com e www.angese.it vignette, fotomontaggi e fumetti, in tempo reale sullo spoglio delle schede, le previsioni e le profezzie, intorno allle elezioni più appassionanti del millennio. Vi diremo chi vince 5 minuti prima dei tg. Diretta in chat con i naviganti.
I commenti più caustici della rete dai due vignettisti più selvaggi attualmente disponibili sul mercato.


Lettera aperta a Valeria Ajovalasit, presidente arciDONNA

Ho notato, leggendo la sua inchiesta sul venerdì di repubblica (inchiesta ripresa da molti giornali) “presenza donne in parlamento” (pag. 25) che nel box “alla camera per partito” è presente l’italia dei valori, ma in quello che riguarda il senato l’IDV non c’è, è quindi “saltata” la mia presenza come capolista al senato in ben 6 regioni. La cosa non mi meraviglia essendo stata “oscurata” da televisione (9 minuti e 20 secondi a tribuna politica) e stampa durante tutta questa “triste, caciarosa e partigiana (nel peggior senso della parola)” campagna elettorale. Quello che mi meraviglia è che a lei, presidente dell’arciDONNA, sia sfuggita la mia partecipazioni a queste elezioni. Mi chiamassi, rossi o neri, potrei capire, ma senza immodestia posso dire di avere un nome abbastanza conosciuto, (se le venisse il dubbio che ciò non fosse, faccia una brevissima ricerca su google, le uscirà un numero spropositato:nominata circa 500 mila volte) conosciuto e pure (lo dico con orgoglio) onorato. Sino a quando tra donne non ci sarà un’attenzione, una solidarietà profonda non ce la potremo mai fare a uscire da questa situazione di emarginazione in cui ci troviamo da secoli. Franca Rame Allego la mail inviata a Repubblica, sabato 1 aprile Gentili direttori Ezio Mauro e Laura Gnocchi, Vi scrivo perché sono restata un po' male per la mia esclusione dal servizio, apparso ieri su Il Venerdì di Repubblica, “L’altra metà del cielo?” (di cui faccio orgogliosamente parte), che ha come tema le donne candidate alle prossime elezioni. Nello specchietto che riassume le quote di donne presenti per la Camera, l'Italia dei Valori c’è. In quello che si riferisce al Senato no. Per una che è capolista al Senato per L’Italia Dei Valori, in Lombardia, Veneto, Piemonte, Umbria, Emilia e Toscana fa una certa impressione non trovare nell’elenco il Partito per il quale si candida (da indipendente) e di conseguenza non essere presente tra le poche donne citate. Capisco che qualcuno possa valutare che io non abbia assolutamente nessuna possibilità di essere eletta... ma farmelo capire in modo così indelicato non mi sembra elegante da parte vostra. O c'è qualcuno che vorrebbe mettere in dubbio che io sia una donna? E tra l'altro, se in barba alle vostre oscure previsioni di ineleggibilità garantita, dovessi farcela, credo che sarei l'unica bisnonna senatrice. E mi batterò non solo per i diritti delle donne e le quote rosa, gli sprechi di stato, il rientro dei nostri soldati dall’Iraq, l’inquinamento ecc. ma anche per un maggior rispetto per le bisnonne, categoria sociale poco considerata e poco rappresentata in parlamento. Vi prego di meditare su quanto questo ostracismo nei miei riguardi sia ingiusto e irrazionale. Sì, irrazionale in quanto non mi risulta che in tutta la storia dell'Umanità una sola bisnonna sia mai stata inquisita per corruzione, abbia mai dichiarato una guerra, organizzato atti di terrorismo, condannato a morte ecc. Quindi, gentili direttori vi prego di ripensarci e di concedermi almeno il dubbio dell'eleggibilità e di dedicare la giusta attenzione al fenomeno delle bisnonne in politica, l'unica vera novità in queste elezioni. Ossequiante Franca Rame


lettera di Sergio Segio

La storia di Franca Rame è così densa, lunga e ricca che è impossibile
condensarla in poche righe. Se c’è una parola che comunque può riassumerla,
questa è: generosità.
La generosità è il filo rosso che tiene assieme le sue scelte di una vita,
sempre a fianco dei più deboli, nelle piazze con gli operai e i movimenti
degli anni Settanta; negli improvvisati teatri, con quella cultura
affondata nelle vite e nei sogni delle persone e non nelle accademie o nei
salotti; nelle carceri con il Soccorso rosso (un’esperienza ora da quasi
tutti rinnegata, nell’ansia di separare la meglio dalla peggio gioventù)
quando queste hanno cominciato a riempirsi in conseguenza delle lotte e
della repressione poliziesca e giudiziaria; nelle lotte civili di questi
anni più recenti, per una società più giusta e cittadini più eguali.
Una generosità e un impegno che Franca ha pagato sulla propria pelle, con
la violenza e le sevizie dei fascisti, quei “Giustizieri d’Italia” ora
opportunamente tralasciati dalla storia riscritta nei vari “Cuori neri”, al
pari di tanti altri infami frammenti, chiusi a doppia mandata negli armadi
dei segreti e della ragion di Stato.
Ora Franca ha deciso, indubbiamente sempre per generosità, di candidarsi
alle prossime elezioni.
Mi permetto di pensare che la formazione politica che le ha offerto questa
possibilità non sia quella che meglio riassume la storia e i valori di
Franca. E ciò non va a demerito della stessa, ma piuttosto di quelle forze
storiche della sinistra che hanno sempre scarsamente ricambiato la
generosità di Franca Rame e di Dario Fo.
Se dunque, in questo momento potrei forse considerare Franca “una compagna che sbaglia” – se mi è concessa la battuta, avendo a lungo io sbagliato –, rimane indubitabile che la sua vita e coerenza vanno ben al di là di una candidatura.
Sono convinto che se Franca venisse eletta – e glielo auguro di cuore – non
sarebbe certo condizionata da alcuno, ma semmai sarà lei a “contaminare”
positivamente con i suoi valori e la sua costante attenzione ai più deboli,
carcerati compresi, il parlamento tutto e il partito entro cui sarà eletta.

Sergio Segio


Dario Fo compie ottanta anni.

“ A lui e Franca diciamo: siete grandi.
Grandi perchè alla vostra età date ancora fastidio a destra e anche a
sinistra.
Perchè avete inventato un teatro antichissimo che prima non c'era.
Perchè vi ho visto a volte un po' malati e sofferenti, ma salivate sul palco
e nessuno se ne accorgeva.
Perchè avete insegnato teatro più di cento scuole.
Perchè non avete mai mollato.
Ma non siete troppo grandi, nel senso di adulti, non invecchiate mai del tutto, ma mantenete una prodigiosa, giovane energia da monellacci.
Continuate a litigare e a volervi bene come due ragazzini.
Siete diventati moderni e tecnologici: Franca ha organizzato da sola un sito
internet da un milione di gigabyte, e Dario si sta applicando
ed entro il 2008 sarà addirittura in grado di inviare una mail.
Grazie per le coliche epatiche causate ai tromboni italici col Nobel.
Grazie per l'aiuto dato a mille e mille realtà sociali.
Grazie per averci fatto amare, per una volta tanti anni fa,la televisione italiana.
Grazie perchè mio figlio è nato allegro,
due giorni dopo che sua madre era venuta a vedervi a teatro e aveva riso di cuore.
Grazie per i vostri piccoli e grandi trionfi,
ma anche per quello che avete sofferto, e di cui non vi lamentate mai.
Cento di queste serate e giorni, e tanti bis”.

Stefano Benni (il Lupo) e Beppe Grillo.


Intervista a Franca Rame

Se qualcuno dovesse accusarmi di aver fatto un’intervista di parte, non potrei fare altro che confessare. Adoro Franca Rame.

Franca è una donna che non si tira mai indietro quando ha l’opportunità di impegnarsi per una giusta causa. Si può contare sempre su un suo contributo in nome della pace, della solidarietà, della difesa dei diritti umani.
Sono amica di suo figlio Jacopo e lui all’inizio ha cercato di tenerci lontane, “Chissà cosa combinereste insieme”. Alla prima occasione abbiamo dimostrato che Jacopo aveva ragione. Non so se cronologicamente ci siamo prima conosciute o se prima abbiamo iniziato a impegnarci per qualche battaglia, certo che un giorno Franca ha sentenziato ridendo “Se vivessimo nella stessa casa avremmo già organizzato una rivoluzione”. Pacifica si intende. Purtroppo non viviamo nemmeno nella stessa città, ci parliamo al telefono, ci scriviamo e per fortuna ci incontriamo spesso in Umbria, da Jacopo, nella straordinaria “Libera università di Alcatraz”.
Con Franca balziamo dai grandi temi al gioco che si compie in una risata.
Credo che se non avessi conosciuto la famiglia Fo sarei rimasta per sempre una noiosa sentimentale, a tutti loro devo il dono dell’ironia. Da quando ho imparato a ridere in primo luogo di me stessa, mi sembra che la vita sia molto più sana. Senza contare che finalmente mi diverto.
Franca, signora del teatro e della cultura, ai miei occhi è una splendida ragazza. Il suo entusiasmo è immenso, è lei la prima a partire verso ogni nuova avventura. Indubbiamente Dario è un genio, ma, tante volte, mentre eravamo immersi in conversazioni o progetti, ho costatato che la primogenitura di un’idea era di Franca.
Scherzando, ma non troppo, ripeto che il nobel le appartiene al cinquanta per cento. In un paese normale Franca Rame sarebbe senatrice a vita, ma so fin troppo bene di non vivere in paese normale. Infatti Dario Fo non sarà sindaco di Milano e questa volta Berlusconi è innocente. E’ ancora più doloroso quando a colpire è la sinistra. Lo slogan era bellissimo “Milano non aver paura non sono un moderato”.


Cosa non ha funzionato? Gli spiriti liberi continuano a fare paura?

Certo, e evidentemente in modo del tutto trasversale, a destra come a sinistra. Nella mia vita ho subito molte prepotenze e so bene che il potere non è mai abbastanza intelligente.

Alle prossime elezioni sarai tu a presentarti … Tante volte abbiamo ragionato insieme su questa eventualità ed io sono sempre stata convinta che tu sia una preziosa risorsa per il nostro paese. Cosa ti ha fatto finalmente decidere.

Questa volta ho capito che era arrivato il momento di candidarmi, non potevo rimandare. Credo che in queste elezioni anche un solo voto possa essere decisivo e voglio anch’io dare il mio contributo a far finire quest’epoca tragicomica, più tragica che comica viste le difficoltà del campare che molti cittadini vivono.
Mi candido perché queste elezioni sono troppo importanti, penso che tanta gente schierata a sinistra potrebbe scegliere di nuovo di disertare le urne in mancanza di candidati credibili.
Spero, con la mia candidatura, di convincere qualcuno ancora in dubbio se votare o no perché deluso da una certa politica. E poi il nostro paese ha bisogno di più donne al governo.

In effetti credo che un governo di donne non sceglierebbe di mandare in guerra i propri figli, saprebbe far funzionare meglio i conti dello stato (siamo più abituate) e si occuperebbe di risolvere problemi concreti. Sarebbe bello se una donna diventasse anche presidente della Repubblica. Tu saresti perfetta.

Grazie, mi piacerebbe … dal Quirinale potrei battermi in modo efficace per fare spazio alle donne in tutte le assemblee elettive, dai consigli comunali al Parlamento. Le riempirei di casalinghe, quelle che devono far quadrare i conti con 800 euro al mese: è il solo modo per risolvere gli eterni problemi di bilancio che ha lo Stato.

Parliamo dei tuoi progetti politici

Prima di tutto darei il buon esempio rinunciando allo stipendio da parlamentare. Mi piacerebbe fare chiarezza sugli enormi sprechi che ci sono nei conti dello Stato. Credo che la riduzione del debito pubblico sia essenziale, non certo con tagli alla spesa pubblica e ai servizi come ha fatto il centro-destra o svendendo beni dello stato. Ma focalizzando l’attenzione sugli sprechi della Pubblica Amministrazione che si traducono in spese assurde a carico dei contribuenti.
Se verrò eletta impiegherò il cospicuo stipendio da senatrice per coinvolgere consulenti di livello. Interpellerò i cittadini, raccoglierò consigli, e alla fine spero di poter arrivare a proporre cambiamenti semplici, attuabili e concreti. Un piccolo esempio: la bolletta energetica dello Stato Italiano, secondo tutti gli ingegneri e i docenti universitari che abbiamo interpellato, potrebbe essere dimezzata solo se si usassero i criteri di efficienza energetica, obbligatori da tempo, già in funzione in Germania, Austria, nei Paesi Scandinavi e anche nel Trentino Alto Adige. Si tratta di una somma di denaro enorme che potrebbe essere impiegata per dare a tante persone casa e assistenza sanitaria.
C’è un altro punto sul quale vorrei battermi: l’efficienza della legge contro i reati. Oggi in Italia non vi è certezza della pena. Il meccanismo giudiziario sembra costruito intorno alla possibilità di invalidare le sentenze usando cavilli. Addirittura chi è riconosciuto colpevole di truffa, può patteggiare la condanna senza aver prima restituito il denaro estorto. Chi manda in rovina migliaia di famiglie, o si arricchisce manipolando il mercato, viene punito con una multa. Visto che sembrano piacere tanto gli americani perché non iniziamo a imitarli sulle cose buone? Negli Stati Uniti come nel resto dei paesi moderni la manipolazione del mercato viene punita con pene severissime. In Usa sono 6 anni di prigione. Al Capone fu condannato per evasione fiscale. Da noi, oggi, Al Capone per quegli stessi reati, tra condoni e prescrizione, falso in bilancio e sanatorie, se ne andrebbe a casa con un buffetto sulla guancia.

Stiamo assistendo allo smantellamento di un etica condivisa e del sociale, credi esista una soluzione per arrestare questo declino?

L’impegno è l’unica soluzione. Rendiamoci conto che il problema del nostro vicino è anche il nostro, lo sciocco egoismo asseconda il gioco dei potenti. Dobbiamo fare gruppo, far sentire le nostre voci, restare uniti. Solo così potremmo ottenere che lo Stato torni ad occuparsi del pubblico, del sociale e non degli interessi di pochi.

Letterati, artisti, uomini di scienza, architetti, musicisti, fino a qualche decennio addietro, grazie anche a un circuito virtuoso, riuscivano ad incidere sulla sfera del sociale riscuotendo larghi consensi e innescando meccanismi straordinari. Oggi questa alta capacità progettuale sembra scomparsa. Tu e Dario siete delle felici eccezioni. Ritieni che il secolo appena iniziato saprà nuovamente produrre personaggi capaci di coinvolgere coscienze e indicare nuove prospettive o siamo condannati a subire solo intellettuali di bottega?

Ci saranno personaggi di valore finché la gente non accetterà passivamente le prepotenze. Oggi, la reazione della gente, per me, è una speranza, è una risposta molto importante in un paese in cui soprattutto gli intellettuali sono distratti e indifferenti.

Per finire, cosa farai da grande?

Quello che ho sempre fatto: politica nel senso più profondo del termine con i fatti e non con le promesse.