PER IL RILANCIO A COSTO ZERO DEL PAESE (Lettera aperta sul Cip6)

Di Francesco Meneguzzo coordinatore tecnico Energia e Innovazione dei Verdi e Jacopo Fo presidente della Libera Università di Alcatraz
XX dicembre 2006

(Aderisci a questa lettera aperta utilizzando lo spazio dei commenti a questa news)
Mentre ci si affannava sulle virgole delle cifre di una manovra Finanziaria in cui, come sempre, gran parte dei flussi di denaro prescindono dalla produzione materiale dei beni, un piccolo gruppo di Senatori, guidato da Loredana De Petris e Tommaso Sodano, riusciva a ottenere quello che era impensabile fino a pochi mesi fa: che fossero finalmente cancellate le illegittime – perché in contrasto con le norme Comunitarie – incentivazioni alla produzione di energia elettrica da fonti che non siano rinnovabili, come le così dette fonti “assimilate”, per esempio i rifiuti non biodegradabili, i bitumi e gli scarti di raffineria, lo stesso gas naturale fossile purché si utilizzi il calore generato nella produzione elettrica (cogenerazione).
Uno scherzo, questo, che non è durato poco: iniziato nel 1992 con la delibera “CIP 6”, fondata sulla Legge 10 del 1991, ha consentito in 15 anni la destinazione di circa 40 miliardi di Euro attualizzati a fonti che niente hanno a che vedere con il sole, il vento, l’acqua, la geotermia, riservando a queste fonti soltanto il 20 per cento circa delle risorse complessive.
Ogni due mesi i cittadini italiani hanno sovvenzionato senza fiatare, per mezzo della bolletta elettrica, gli inceneritori di rifiuti e i gassificatori degli scarti del petrolio, quasi 4 miliardi di Euro nel solo anno 2005: tutto questo, credendo in buona fede di finanziare le fonti rinnovabili!!!
Intanto, dato che funzionava, la truffa si è fatta ancora più raffinata, concedendo all’elettricità prodotta dai rifiuti di plastica e gomma, il così detto CDR o combustibile derivato dai rifiuti, e perfino all’idrogeno prodotto a partire da qualsiasi fonte, petrolio, gas e carbone, l’accesso ai Certificati Verdi, titoli negoziabili che in pratica raddoppiano o perfino triplicano il valore dell’energia elettrica prodotta, mettendo impropriamente in competizione le fonti fossili con le fonti rinnovabili.
Grazie – si fa per dire – a questo lunghissimo scandalo, l’Italia è rimasta al palo con la maggior parte delle nuove fonti rinnovabili, in particolare con quella solare fotovoltaica, che è la più promettente, che in Germania e in Spagna, per non parlare del Giappone, degli Stati Uniti, della Cina, ha già prodotto un’economia diffusa e centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro capillarmente diffusi sul territorio, contribuendo al rispetto del Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici.
Di fronte all’incontrollabile aumento dei prezzi del petrolio e del gas, che soffrono di crisi di approvvigionamento sempre più minacciose, alla minaccia del ritorno in grande stile del carbone, che l’Italia non possiede e che in ogni caso rappresenta la più grave minaccia per la stabilità climatica e ambientale del pianeta, all’improponibile ritorno a un nucleare che non ha risolto uno solo dei suoi problemi, la Legge Finanziaria 2007 poteva offrire una straordinaria occasione, e in parte è stato così: il comma 644-bis e successivi stabiliscono che le incentivazioni, di qualsiasi tipo e salvo deroghe particolarissime, ancora da stabilire, siano destinate alle sole fonti rinnovabili, in accordo con la Direttiva Europea 2001/77/CE (che da anni è stata recepita correttamente dai maggiori Paesi Europei).
L’oscura lobby trasversale dei raffinatori e degli inceneritoristi ha voluto però colpire anche questa volta, e così l’accordo raggiunto tra maggioranza parlamentare al Senato e Governo, di riservare le residue incentivazioni agli impianti alimentati da fonti non rinnovabili “ai soli impianti già realizzati e operativi” si è trasformato, con un colpo di mano pochi minuti prima del deposito della Finanziaria, nella concessione degli incentivi “ai soli impianti già autorizzati e di cui sia stata avviata concretamente la realizzazione”, rimettendo in gioco potenzialmente decine o centinaia di impianti, in maggioranza inceneritori di rifiuti, e ovviamente centinaia di milioni di Euro all’anno!
Di fronte alla clamorosa e coraggiosa protesta dello stesso piccolo gruppo di Senatori e del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, il Governo è stato costretto a tornare sulla questione, impegnandosi a ripristinare la versione originale della norma, ma non subito come con il comma “Fuda” sui reati contabili, piuttosto per mezzo di un emendamento al decreto legge sugli obblighi comunitari, il così detto “decreto mille proroghe” che, emanato il 22 dicembre, dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni.
Il Ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, si è impegnato infine a non concedere autorizzazioni all’accesso alle incentivazioni ad alcun impianto alimentato da fonti non rinnovabili, fino al ripristino della norma originaria.

NON C’E’ PIU’ BISOGNO, SE MAI C’E’ STATO, DI FINANZIARE LE ENERGIE SPORCHE, NE’ L’INCENERIMENTO DEI RIFIUTI: LE TECNOLOGIE DI OGGI CONSENTONO DI PRODURRE TUTTA L’ENERGIA E GESTIRE I RIFIUTI IN MODO EFFICIENTE E SENZA PREGIUDICARE L’AMBIENTE, IL CLIMA E LA SALUTE.

CHIEDIAMO AI PARLAMENTARI TUTTI E AI MEMBRI DEL GOVERNO DI VIGILARE SENZA CONCEDERE SCONTI SUL RISPETTO DEGLI IMPEGNI PRESI, PER LA SALUTE, L’AMBIENTE, IL LAVORO:
PER IL BENE DELL’ITALIA !!!

Nuovi sprechi...

“L’Italia dei Privilegi” L’Espresso 7 dicembre 2006

Vizi privati

I bilanci aziendali grondano utili e il titolo vola in Borsa? Complimenti ai manager: si meritano un bell’aumento di stipendio. Profitti in calo e quotazioni in ribasso? La musica non cambia: i compensi di amministratori delegati e direttori generali crescono comunque. In Italia, quasi sempre, funziona così.

Le retribuzioni dei massimi dirigenti delle società quotate in Borsa si muovono a senso unico: verso l’alto. Stock option, bonus o incentivi vari corrono a gran velocità se l’azienda fa faville. In caso contrario aumentano più lentamente, ma aumentano comunque.

Prendiamo l’esempio di Mediaset. L’anno scorso il titolo ha perso lo 0,3 per cento e gli utili sono aumentati del 9 per cento. Difficile definirla una performance brillante. Eppure il presidente Fedele Confalonieri ha visto raddoppiare il suo compenso a 4,7 milioni grazie anche a un bonus di 2 milioni.
Telecom Italia, che ha chiuso l’ultimo esercizio con utili di gruppo in aumento del 77 per cento, ha invece deluso in Borsa con un calo del 17,6 per cento tra gennaio e dicembre del 2005. Insomma, per i soci c’è poco da festeggiare, ma i compensi del presidente (dimissionario dal 15 settembre scorso) Marco Tronchetti Provera sono comunque aumentati del 66 per cento: da 3,1 a 5,2 milioni.

Se non bastassero premi e incentivi vari, i manager italiani sono riusciti a cavalcare alla grande anche il gran rialzo di Borsa che dura ormai da quasi tre anni. Come? Grazie alle stock option, cioè le azioni a prezzi di favore assegnate ai manager come forma di retribuzione. Con la riforma fiscale varata dal governo in piena estate questo strumento è diventato molto meno conveniente per i dirigenti, obbligati a inserire nella dichiarazione dei redditi i guadagni derivanti dall’esercizio delle opzioni.

Nel frattempo, però, qualcuno era già passato alla cassa. Ai primi posti nella speciale classifica dei super compensi da stock option troviamo così un paio di banchieri protagonisti di grandi operazioni societarie varate in questi mesi.

Corrado Passera di Banca Intesa, prossima sposa di Sanpaolo Imi, ha guadagnato 9,9 milioni e poi li ha reinvestiti in titoli del suo istituto. Scelta quanto mai azzeccata, visto che dall’inizio del 2006 le quotazioni di Banca Intesa sono cresciute del 25 per cento. Anche Giampiero Auletta Armenise numero uno di Bpu (Banche Popolari Unite) si prepara alla prossima fusione con Banca Lombarda forte di un guadagno extra di 7,5 milioni realizzato nel 2005 grazie alle sue stock option.

Il gran rialzo del listino azionario ha finito per creare anche un altro gruppo di privilegiati. Banchieri, avvocati, consulenti d’immagine e pubblicitari: sono loro i veri vincitori della grande lotteria delle matricole di Borsa. Una febbre da quotazione che ha portato sul listino una ventina di nuove società negli ultimi mesi, coinvolgendo migliaia e migliaia di risparmiatori. Solo che gli investitori si sono presi il rischio di bidoni e ribassi. I banchieri invece guadagnano comunque. Come è puntualmente successo anche per lo sbarco in Borsa della Saras, l’azienda petrolifera della famiglia Moratti.
L’operazione ha fruttato circa 2 miliardi alla famiglia di industriali milanesi. Ai risparmiatori è andata molto peggio, visto che in meno di sei mesi dalla quotazione il titolo ha perso quasi il 30 per cento. Un disastro, ma i banchieri del consorzio di collocamento guidato dalla banca d’affari americana Jp Morgan, affiancata da Caboto (Banca Intesa), hanno comunque incassato la loro provvigione: quasi 40 milioni di euro. A cui vanno aggiunti altri 12
milioni da dividere tra consulenti legali, d’immagine e altri ancora. Mica male per un flop.

Servizi extra



Il 16 dicembre, quando lasceranno i vertici dell’intelligence, avranno già distrutto molti segreti. Qualche carta, invece, la porteranno con sé a futura memoria. Niente di strano: funziona così in tutto il mondo. Emilio Del Mese, Nicolò Pollari e Mario Mori stanno facendo le valigie e si preparano al passaggio di consegne con i loro successori. Ma i conteggi della loro pensione, con relativa buonuscita, sono già pronti.

Così, secondo quanto risulta a “L’espresso”, ai tre illustri pensionandi il governo avrebbe riconosciuto una liquidazione che sfiora quota un milione e 800 mila euro. Una somma che forse farà alzare qualche sopracciglio, ma che sarà certamente stata costruita nel pieno rispetto di leggi e contratti e che, in ogni caso, riguarda tre persone che hanno servito lo Stato ad alto livello per oltre 40 anni. Più anomala l’entità della pensione: ogni mese 31 mila euro lordi. A questo importo- monstre si è arrivati cumulando lo stipendio con l’indennità di funzione, che nei servizi chiamano “indennità di silenzio”. Chi presta servizio al Sisde o al Sismi, infatti, di solito guadagna il doppio rispetto al parigrado che è rimasto in divisa. E l’avanzamento nei servizi è molto discrezionale e rapido.
Quando la barba finta va in pensione, però, non si porta dietro quella ricca indennità: il privilegio dei privilegi riconosciuto solo ai capi. Per il resto, chi fa il militare o il poliziotto, di privilegi veri ne ha pochi. Gli stipendi sono bassi e spesso poco rispettosi dell’alto grado di rischio o di stress. Con il tesserino si può viaggiare gratis sui mezzi pubblici e, spesso, godersi gratis la partita di calcio. Ma definirli privilegi sarebbe un po’ ardito.

La via Nazionale


Non ci sono più gli affitti agevolati negli immobili di proprietà della banca. Né il caro-legna, un sussidio alle spese per il riscaldamento, o la speciale indennità per gli autisti della sede di Venezia, che guidano il motoscafo invece dell’auto blu. Così come sono un ricordo del passato gli straordinari benefici pensionistici di quando si poteva andare a casa con 20 anni di servizio e un assegno che restava ancorato alle retribuzioni. Anche nell’era di Mario Draghi la Banca d’Italia continua però a dispensare un trattamento ultra-privilegiato ai suoi dipendenti. Basta pensare che gli stipendi dei magnifici quattro del Direttorio di palazzo Koch (il governatore, il direttore generale e i due vice) sono segreti. Scavando un po’ si può scoprire che oggi i funzionari generali hanno un lordo annuo di 110 mila euro. Gli oltre 200 direttori di filiale stanno a quota 64 mila; i funzionari di prima a 49 mila e 200. Ma allo stipendio-base si aggiunge una giungla di altre voci che arrotonda la cifra finale. Siccome lavorare stanca, c’è per esempio uno stravagante premio di presenza: chi va in ufficio per almeno 241 giorni in un anno si porta a casa una sorta di quattordicesima: il premio Stachanov. A dicembre c’è la cosiddetta gratifica di bilancio: vale circa 35 mila euro per i funzionari generali; 18 mila per i direttori e oltre 6 mila per i funzionari. Siccome poi la banca ha un suo decoro, i più alti in grado incassano anche un'indennità di rappresentanza, una specie di buono-sarto, che è semestrale, forse per rispettare il cambio di stagione: poco meno di 8.500 euro per i funzionari generali; 4 mila per i direttori; 1.200 per i funzionari.

Partecipazioni interessate



Un vero e proprio Carnevale di privilegi è stato per anni il contratto di lavoro dei dipendenti dell’Alitalia. In un’azienda dove la definizione di giorno di riposo sembrava scritta da Totò & Peppino («Deve avere una durata di almeno 34 ore») e dove i dirigenti riuscivano a farsi infilare nella mazzetta dei giornali i fumetti di Topolino per (si spera) i pupi di casa, alla fine i soldi sono davvero finiti. I piloti hanno così perso via via dei benefit, come il buono-sarto per farsi confezionare la divisa su misura, il diritto all’autista da casa all’aeroporto, o la cosiddetta indennità Bin Laden, istituita dopo l’11 settembre 2001 sulle tratte mediorientali. Sono rimasti, però, i ricchi sconti al personale sui voli: i dipendenti (e i pensionati) hanno diritto ad acquistare (anche per figli e coniugi o conviventi) i biglietti con una riduzione del 90 per cento sulla tariffa piena se rinunciano al diritto di prenotazione.

Altro capolavoro di sindacalismo all’italiana è il contratto dei ferrovieri. Quando un macchinista guida un treno da solo come in tutto il resto del mondo, invece che in coppia secondo la procedura made in Fs, ha diritto a incamerare anche la paga del compagno assente. Tutti i dipendenti dispongono inoltre di una carta di libera circolazione, che consente di viaggiare gratis (con coniugi e figli) su treni regionali, interregionali e Intercity.

sono riuscita a collegarmi!

In questi giorni di “festa” … ho riflettuto molto sull’ultimo articolo pubblicato dal Corriere, che ha aumentato lo sgomento che ho addosso da quando mi trovo qui. Perché? Stiamo spendendo come pazzi (come se nulla fosse cambiato!), e come ho detto altre volte, senza avere i mezzi per far fronte alle spese.
Vi metto qui di seguito le cifre estratte dall’articolo. Voglio che anche voi vi “sgomentiate”, non per rovinarvi “le feste”, ma per avere le idee sempre più chiare di come siamo messi. Vorrei avere il tempo di aggiungere a queste altre cifre astronomiche… le spese militari, gli stipendi di tutti noi, e non ultime quelle del governo Berlusconi.
Qualcuno mi vuole aiutare? Scegliete un articolo qualsiasi dall’indice (comunicate quale, per non fare in due lo stesso lavoro) e seguite il mio sistema.

Il Parlamento, sensato o spendaccione, è sovrano
di Sergio Rizzo
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-750 mila euro per sostituire arredi definiti «non ergonomici”.
-38 milioni affitti
-2.500.000 facchinaggio
-Camera: 360 mila euro bollette acqua
-Senato (compresi misteriosi "approntamenti dei servizi anti-incendio") 400 mila
-consumo, camera e senato: 650 mila metri cubi d’acqua.
-Sottopassaggio da Montecitorio a palazzo Theodoli (5 passi di distanza) su via del Corso. Stanziamento previsto: 5 milioni 220 mila euro (un milione a passo).
-1948 Camera e Senato occupavano 4 edifici
2006 circa 30 edifici.
-ogni volta che un gruppo parlamentare, una commissione o un singolo senatore cambia stanza, costano per "facchinaggio" un milione e 275 mila euro, con un aumento di 45 mila euro rispetto al 2005.
-Appartamenti:
presidente Senato-
presidente Camera
otto vicepresidenti delle due aule parlamentari.
Questori beneficiano di un appartamento e di un ufficio
Ex presidente camera:
Pierferdinando Casini, si è sistemato nel punto più panoramico del palazzo, una specie di superattico extra-lusso.
(ndr. Attenzione: tutti gli ex hanno appartamenti, uffici, compresa la Pivetti. Darò notizie precise)
-palazzo Marini: affitti 32 milioni e 585 mila euro destinati a salire l'anno prossimo di altri 1,3, più manutenzioni ordinarie: 13,5 milioni. (qualche anno fa gli Uffici erano 575)
-Palazzo Madama (più palazzo "Carpegna", "Giustiniani", “Cenci" ad uso gratuito del Demanio) paga canoni affitti 5 milioni e 750 mila -un paio di anni fa ha comprato un paio di proprietà per 21 milioni e 692 mila euro.
-Prodi, appena arrivato a Palazzo Chigi, rimesso a nuovo da Berlusconi si è ritrovato un conto da pagare. Una delibera del Cipe del 29 marzo (dieci giorni prima del voto) che stanzia 69 milioni 668 mila euro per i restauri di alcuni palazzi.
-Tra i quali 10 milioni del palazzetto Largo Toniolo
-18 milioni e 581 mila Piazza della Minerva
-20 milioni e 865 mila euro per la manutenzione straordinaria di Vicolo Valdina...
-dopo che la destra aveva rosicchiato un mucchio di euro perfino dall'8 per mille destinato ai poveri del mondo per tappare tra l'altro un buco Alitalia (vergogna!), la maggioranza di sinistra ha fatto un piano triennale per la Camera che prevede di spendere 2 milioni 520 mila euro per "rinnovamento ascensori" (168 mila euro per ogni palazzo),
6 milioni per "rifacimento impianti di condizionamento", 870 mila euro per "smaltimento dei rifiuti speciali" (ulteriore conferma che Montecitorio c'è talora qualcosa di tossico),
180.000 per "dispositivi di protezione individuale" (cioè? Boh...),
3 milioni e passa per la "riqualificazione degli ambienti delle commissioni parlamentari e del palazzo dei Gruppi"
-750 mila euro per la "sostituzione di arredi non ergonomici".

Ecco, viste così le cifre hanno un peso maggiore, non vi pare? Aspetto i vostri commenti indignati e il vostro aiuto. Ma non possiamo indignarci e basta.
E’ una vita che m’indigno. Dobbiamo pensare in che modo possiamo intervenire affinché, chi sta lassù, si dia una regolata.
Le mie denunce quotidiane, se non danno risultati, sono sterili e fine a sé stesse.
Dobbiamo contarci. Dobbiamo essere in tanti se vogliamo avere un peso. Sono arrivate molte firme. Ma penso occorra un sistema più tangibile. Vi viene un’idea?

Non ho potuto, per ora inserire la sorpresa dei miei auguri. Qui, sono a Salso Maggiore (nuoto dalla mattina alla sera per rifarmi dei 7 mesi passati seduta!!) non ho la possibilità di farlo. Scusatemi.
Prego tutti di scrivere lettere più brevi e di lasciare spazio a tutti. Sono contenta di leggervi, di sentire la vostra amicizia… ma… Penso mi capiate.
Un abbraccio franca

buon anno nuovo!

Ciao! Spero che queste giornate di festa siano trascorse felicemente per tutti.

Franca non è ancora riuscita a reperire un collegamento internet, ma sicuramente nei prossimi giorni tornerà on-line. Per oggi proverò a raccontare com'è successo che sono arrivata a Roma, a svolgere questo lavoro accanto a Franca.

Quando lo scorso settembre ho ricevuto la sua prima inattesa telefonata per una chiacchierata sono stata travolta da un'ondata di adrenalina: Franca Rame, proprio lei, ed il senato, tutto in una volta... Per me, una ragazza appassionata di politica ed ecologia, si è trattato di un tuffo al cuore!

Arrivata a Roma con i miei valigioni carichi di abiti e buoni propositi, ho impiegato qualche tempo per capire cosa mi stava succedendo...

Come prima cosa ho dovuto "alfabetizzarmi" in materia di vita del Senato: l'elenco telefonico dei numeri interni, corrispondenti ai vari uffici e servizi è un romanzo, l'attività dell'aula con i suoi orari e le commissioni, la lunga ricerca dell'ufficio postale per ritirare la posta, l'interminabile trafila di telefonate e fax per ottenere una stampante...



Franca mi ha dato ospitalità a Roma, e quindi oltre al lavoro, condividiamo un sereno dopo-lavoro: tornate a casa la sera, se non si è troppo stanche della giornata si cena al ristorante, raccontando aneddoti divertenti della giornata o del passato, oppure organizzando le attività della settimana. Uno dei manicaretti che lei prepara è la minestra di riso e spinaci...

Spesso però siamo talmente affaticate dalla giornata che basta un piatto di prosciutto con un po’ di pane e poi televisione: telegiornale, un bel filmino...alle volte un bel solitario al computer...

Man mano che questo blog si anima, stiamo migliorando le nostre capacità informatiche. Le poche cose che ho imparato da Carlo Giordano (laureando in legge), il nostro guru informatico, le ho insegnate a Franca che con il computer è molto brava, ma la sera che ha messo da sola la sua prima immagine (attenzione, usando il codice html!) la sua risata di gioia mi ha fatto sobbalzare nel letto!

Quando è possibile, chiedo a Franca di raccontarmi del suo passato, dell'attività politica della sua famiglia, di soccorso rosso, della storia dell'Italia che oggi non si sente più raccontare, ma che pulsa ancora sotto una crosta di indifferenza. E' in questi momenti che mi sento travolta dalla sua forza, la cui grandezza incommensurabile sta nella sua umanità: conoscendola, non si può non percepire la sua tensione verso il prossimo, l'impegno senza risparmi per gli altri, e la necessità di non scendere a compromessi con la sua coscienza. Se quest'ultima dote fosse di tutti i nostri politici, da sinistra a destra, beh... fate voi.

Le ripeto che dovrebbe scrivere la sua storia, non per sè ma per noi, generazioni che abbiamo disimparato a credere negli ideali.

Onorevole Teresa Matteisize=1>
Se dovessi raccontarvi l'episodio che più mi ha segnata in questi tre mesi di lavoro, credo che sceglierei l'incontro con l'Onorevole Teresa Mattei. Questa vecchina dai capelli argentati è una dei membri della Costituente. Da ragazza partecipò alla Resistenza e fu tra le fondatrici dell'UDI. Passeggiando tra i palazzi, ha raccontato di De Nicola, Scalfaro e dell'aria che si respirava quando la Repubblica si costruiva con gli ideali e le aspirazioni.

Tra molte cose, una mi ha colpita: parlando di sprechi di Stato, non ha esitato a dire che il vero spreco italiano è quello dei giovani, a cui oggi non sono concessi un futuro e un progetto, ma soprattutto sono manchevoli del coraggio e del desiderio di osare, perchè hanno imparato ad ubbidire.

La Costituentesize=1>
Queste parole mi hanno tramortita! Avevo davanti a me un membro della Costituente, la più giovane deputata di allora, che con forza incredibile negli occhi velati dall'anzianità, guardava nei miei e diceva: coraggio, dovete osare, credere in voi stessi!Noi siamo stati il futuro dell'Italia che oggi vi consegniamo, e voi cosa consegnerete? Siamo stati noi o siete stati voi a negarvi la possibilità di osare?

Auguro a tutti per un nuovo anno di pace, solidarietà, giustizia e serenità. Con meno guerre, inquinamento, indifferenza e sopraffazione.
Un abbraccio, Carlotta

vado a letto...

eccomi a casa! il senato ha chiuso. riprenderemo i lavori (a meno che non ci siano le commissioni, e io ne avrò) il 22 gennaio.
giovedì ho registrato circa 3 ore per europa7. gran chiacchierata... bello! mi sono divertita. non so quando andranno in onda le puntate. lo comunicherò.
In tutti questi mesi non sono mai stata presente in televisione, per scelta. Non mi interessava andare a raccontare cose qualsiasi sulla mia vita in senato. “ci verrò quando avrò qualcosa di concreto di cui parlare” rispondevo ai numerosi inviti.
Ho accettato di buon grado di partecipare ad anno zero di Santoro. Mi sentivo pronta a raccontare del lavoro svolto.

Sabato: alzata ore 8, finito di fare valigia. Arriva - tramite corriere - il regalo di Jacopo. Mi emoziona sempre l’amore che ha mio figlio per me. Bello! Lo voglio fotografare per farvelo vedere. Carlotta piena di borse e valigie, se ne sta andando. Buona vacanza!
Corro in ufficio. Sbrigo ultime cose. Pensavo di metterci meno tempo. E’ venuto scuro. Le 19! Mamma mia, ho il taxi alle 20. Mi carico di tutti i documenti che devo portare con me. Ci sono anche i regali che ho ricevuto… cadrò per la strada.
taxi. fiumicino. abbracci dai lavoratori alitalia. tutti conoscono il mio intervento all'audizione dell'ingegner cimoli. feliciiiii!
aereo partito in orario!!! linate. dario è lì. “Grazie, caro… perché sei venuto a prendermi così tardi?...” Abbracci, abbracci… com’è che a Milano splende il sole anche se è notte?
Miracoli dell’amore.
Risotto giallo. 2 piatti. Buooono! Mi si chiudono gli occhi. La giornata di oggi e il maxiemendamento m’hanno ammazzata.
il tavolone in soggiorno, è zeppo di regali natalizi… non resisto: saponette, oli, propoli alcolico, miele, olio d’oliva, da una scatola mi chiama un delicato profumo… “ma cos’è?!” una dolcissima corona… (circonferenza 60 cm.) composta da mirto, minuscoli frutti, meline rosate, mirtilli e erbe aromatiche da appendere alla porta… (ma che romantico sei Paolo Collo -Einaudi-… grazieeee!). Questa coroncina si chiama “l’auspico del buon raccolto”. SPERIAMO!
Libri, cioccolatini… panettoni… formaggio grana e aceto balsamico dall’editore Panini… ma che beneeee! Grazie!In una borsettina rossa, nocciole. Sì, nocciole con un bigliettino “nocciole di marta e felice (Cappa), primo racolto!” Capito che amici che abbiamo?!
L’inventore di Slwo food, Carlino Petrini di Bra, nostro carissimo amico da 100 anni, ci ha innondati di pregiato barolo del 98. Peccato essere astemia (mi a anche promesso di inserirmi sul suo sito. che colpo! hanno circa 100 mila navigatori al giorno! “grazie Carlino della tua generosità e dell’aiuto che mi dai”). in tanti ci vogliono bene e si ricordano di noi. Questa sera la vita è bella!

Mi sento in colpa. Non ho avuto tempo da dedicare ai regali. Beh, mi farò perdonare.

Vado a letto, ma non riesco ad addormentarmi… mi rigira nella testa l’articolo che ho pubblicato ieri. Mi alzo, riaccendo il computer, "dova vai franca?... torna a letto..." "vengo subitoooooo..." Lo leggo e rileggo! possibile?!Qualcosa sapevo ma altre mi sono piombate addosso ad agitarmi. Ma come mai continuiamo a spendere come fossimo ricchi, invece abbiamo le pezze al sedere?
Bisogna che trovi il tempo, di riassumere tutti i dati inseriti sino ad ora nel blog, più gli altri che abbiamo raccolto... (aspetto, perché sono difficili da decifrare, stiamo cercando di renderli il più semplice possibile. mica tutti sono come tremonti, no?) e fare il PUNTO.

Mi chiedo cosa possiamo fare? Come possiamo contare? Come possiamo incidere. Chi siamo “noi”? Esistiamo?
No, non dormirò… maledizione, come siamo messi male!

…. NATALE, BASTA BRUTTE NOTIZIE!
FELICITA’ PER TUTTI…
DOMATTINA VI FARO' GLI AUGURI CON TUTTA LA FAMIGLIA...
SORPRESA!
BUONANOTTE!

ma noi, cosa possiamo fare?

SOLO ORA HO IL TEMPO PER INSERIRE QUESTO DAVVERO SCONVOLGENTE ARTICOLO.
SONO QUASI LE 11, ED HO AVUTO UNA GIORNATA PESANTE. NON CE LA FACCIO AD INSERIRE IMMAGINI. LO FARO' DOMATTINA.
SONO PREOCCUPATA. SENTO PIU' CHE MAI IL BISOGNO DI AVERE UN MARE DI GENTE CHE CONDIVIDA LE MIE PREOCCUPAZIONI.





IN GENNAIO ANDRO' DAL NOTAIO PER L'ASSOCIAZIONE.
HO LA FORTUNA DI ESSERE AIUTATA DA UN GRAN PERSONAGGIO, IL PRESIDENTE ELIO LANNUTTI DELL'ADUSBEF, CHE MI E' AMICO, MI CONSIGLIA E PROTEGGE.
HO IN PROGRAMMA DI ORGANIZZARE QUALCOSA DI PROPRIO GROSSO, MA DOBBIAMO ESSERE IN TANTI.
TANTISSIMI.
VADO A LETTO... E VI MANDO UN BACIO.








NOVITA': DOMANI DOVREI AVERE IL MIO LINK SUL SITO DI SLWO FOOD CIRCA 100 MILA NAVIGATORI! (CARLO PETRINI Sì, CHE è GENEROSO! UN GRAN BACIO CARLO
GRAZIE ANCHE A TUTTI I BLOG CHE MI STANNO OSPITANDO!!)






Corriere della Sera
CAMERA E SENATO? NON BASTANO. E I PALAZZI DIVENTARONO TRENTA size=4>
Sergio Rizzo
14 ottobre 2006




IL CASO / L'ultima spesa decisa: 750 mila euro per sostituire arredi definiti «non ergonomici» Affitti per 38 milioni, solo i facchini costano 2 milioni e mezzo.
Non è vero che i politici mangiano: bevono anche. Una sete pazzesca, da impolverati cammellieri del Sahel.




Basti dire che l'anno scorso la Camera ha pagato 360 mila euro di bollette d'acqua. E il Senato (compresi misteriosi "approntamenti dei servizi anti-incendio") 400 mila.








Pari, insieme, a 650 mila metri cubi d'acqua. Come se per ogni giorno di seduta fosse riempita un'enorme piscina olimpionica. Eppure, diranno, si sono tolti il bicchiere di bocca: con un taglio a Montecitorio di circa il 20%. Segno che confidano, meteorologicamente almeno, in un anno meno rovente.

Il risparmio sulla "fonte della vita" è però uno dei pochi, sul fronte delle spese del Palazzo. Il quale, a dispetto delle vacche magre, ha succhiato e continua a succhiare alla generosa mammella delle pubbliche casse con una voracità che, qui e là, grida vendetta. Uno per tutti? Qualche cervellone ha avuto l'idea, forse per sottrarre i committenti alle pernacchie dei passanti, di varare la progettazione e la costruzione di un sottopassaggio per unire Montecitorio a una delle sue numerose dependances, cioè il palazzo Theodoli su via del Corso. Dall'uno all'altro palazzo saranno, a farla grossa, cinque passi. Stanziamento previsto: 5 milioni 220 mila euro. Un milione a passo. Quanto costano oggi i muratori, signora mia...
I bilanci dei palazzi del Palazzo, ecco il punto, sono la prova di come la politica, sia coi governi di destra, sia con quelli di sinistra, abbia continuato in questi anni a divorare soldi alla faccia delle quotidiane denunce di conti in rosso e dei quotidiani appelli ai cittadini perché tirino la cinghia. Per cominciare, questi palazzi del Palazzo, come fossero di mattoni transgenici, continuano a crescere e si moltiplicano e si sdoppiano e dilagano nel centro di Roma. La mappa a fianco dice tutto: Camera e Senato nel 1948, quando il padre e la madre di Rosa Russo Jervolino, ministro l'uno e sottosegretario l'altra, andavano in ufficio in bus, occupavano quattro edifici. Oggi ne hanno una trentina.
Vorremmo essere più precisi ma è impossibile: spesso un palazzo ne ha inglobato un altro e un altro ancora. Così che quello di Vicolo Valdina sono in realtà due, il complesso "Palazzi Marini" sono quattro... Totale? Boh...
Sono talmente tanti che i soli traslochi dall'uno all'altro, ogni volta che un gruppo parlamentare, una commissione o un singolo senatore cambia stanza, costano per "facchinaggio" un milione 275 mila euro, con un aumento di 45 mila euro rispetto al 2005. Perché il 16% in più? Risposta: «Si è dovuta tenere in giusta considerazione la spesa aggiuntiva che si determinerà nel corso dell'anno per le esigenze inevitabili nel corso del cambio di una legislatura». Ovvio. Ma a quel punto subentra un'altra domanda: come mai allora, per facchinaggio e traslochi la Camera, che ha il doppio dei parlamentari, spende meno del Senato (un milione 255mila euro) e soprattutto ha un aumento (+20 mila euro) dimezzato? Non hanno cambiato, lì, legislatura? Misteri. Sui quali non può mettere in naso nessuno. Neppure la Corte dei Conti. Il Parlamento, sensato o spendaccione, è sovrano. Al punto che ogni anno comunica al Tesoro quanto vuole e al Tesoro, anche se la cifra è spropositata, non resta che chiedere amichevolmente un po' di sobrietà. Fine. Né può metter becco la dirigenza amministrativa dei due Palazzi. A decidere sono, di fatto, solo deputati e i senatori nominati dai partiti (con scelte molto oculate) questori di Camera e Senato. Questori cui è riservato non solo un appartamento ciascuno (non un ufficio: un appartamento) per vivere più agiatamente la loro missione, ma anche l'ultima e insindacabile parola su tutto. Al punto che l'ex segretario generale della Camera, Mauro Zampini, si rifiutò per anni di partecipare alle riunioni in cui, di fatto, avrebbe fatto la parte del due di coppe con briscola a spade.
Eppure, le cose sulle quali la pubblica opinione avrebbe diritto di conoscere i dettagli, sono tante. A partire proprio dagli appartamenti privati dati in dotazione, che per consuetudine spettano non solo ai due presidenti (anche se ad esempio Franco Marini non ci ha dormito mai), ma anche agli otto vicepresidenti delle due aule parlamentari. Va da sé che uno, alla lunga, ci si adagia. Al punto di predisporre finché è in carica, come Carlo V predispose nei dettagli i propri funerali, anche la propria sistemazione da ex, come ha fatto ad esempio Pierferdinando Casini, che dopo aver lasciato lo scranno più alto di Montecitorio si è sistemato nel punto più panoramico del palazzo, una specie di superattico extra-lusso.
Dai e dai, però, gli spazi non bastano mai. E così, per uscire dalle ristrettezze dei 575 uffici ripartiti qualche anno fa a palazzo Marini e dei 4.135 metri quadri assegnati allora ai gruppi parlamentari, la Camera ha continuato a espandersi e oggi spende in affitti 32 milioni e 585 mila euro destinati a salire l'anno prossimo di altri 1,3. Una somma enorme, alla quale vanno sommati i soldi spesi per le manutenzioni ordinarie: 13,5 milioni. Quanto al Senato, che riesce a spendere in canoni 5 milioni e 750 mila euro nonostante occupi un sacco di palazzi (dal "Madama" al "Carpegna", dal "Giustiniani"


al "cenci"

- qui ho il mio ufficio, avuti in uso gratuito dal Demanio, era così affamato di metri quadri che un paio di anni fa ha comprato un paio di proprietà, in Largo Toniolo e in via dei Chiavari, per 21 milioni e 692 mila euro.
Un affarone, dicono.

Fatto sta che Prodi, appena arrivato a Palazzo Chigi,
rimesso a nuovo da Berlusconi che aveva affidato un radicale restyling al suo architetto di fiducia Giorgio Pes


align="justify"> ("C'erano mobili di cattiva qualità, ottoni da fiera paesana, stupendi affreschi abbinati con parquet a spina di pesce, lampade di plexiglas, sudiciume, moquette color topo...")
si è ritrovato un conto da pagare. Una delibera del Cipe del 29 marzo (dieci giorni prima del voto) che stanzia 69 milioni 668 mila euro per i restauri di alcuni palazzi. Tra i quali 10 milioni per la ristrutturazione del palazzetto di Largo Toniolo e 18 milioni e 581 mila per quello di Piazza della Minerva e 20 milioni e 865 mila euro per la manutenzione straordinaria di Vicolo Valdina...
Carucci? Ma no, ma no... E poi, se servono davvero, i parlamentari i soldi riescono sempre a trovarli. Al punto che, dopo che la destra aveva rosicchiato un mucchio di euro perfino dall'8 per mille destinato ai poveri del mondo



per tappare tra l'altro un buco del "fondo volo" dei piloti Alitalia (vergogna!), la maggioranza di sinistra ha fatto un piano triennale per la Camera che prevede di spendere 2 milioni 520 mila euro per "rinnovamento ascensori" (168 mila euro per ogni palazzo), 6 milioni per "rifacimento impianti di condizionamento", 870 mila euro per "smaltimento dei rifiuti speciali"

(ulteriore conferma che Montecitorio c'è talora qualcosa di tossico),

180.000 per "dispositivi di protezione individuale" (cioè? Boh...), 3 milioni e passa per la "riqualificazione degli ambienti delle commissioni parlamentari e del palazzo dei Gruppi". Dulcis in fundo: 750 mila euro per la "sostituzione di arredi non ergonomici". Una spesa che in questi tempi di magra, converrete, era assolutamente in-di-spen-sa-bi-le.

FINALMENTE UNA SERATA DI FESTA: BUON NATALE!

Ieri ho passato una bellissima serata! In un hotel di via Veneto, grande cena con tutti i componenti dell’Italia dei Valori, più gli amici di sempre, Nello di Nardo e Claudio Bellotti. Le uniche donne, l’on. Silvana Mura (la tesoriera oltre a altri mille incombenze) e la sottoscritta. Silvana era molto carina, elegante come sempre.

E’ la seconda persona dell’IDV che nel lontanissimo marzo ho conosciuto. E’ nata tra di noi una bella amicizia. Peccato che lei sia a Montecitorio… ci vediamo poco, ma ci sentiamo sempre.
Non ho mai visto Di Pietro tanto felice… regali per tutti. Fantastico.

Eravamo solo tre senatori... Fabio Giambrone...

Quello che io chiamo “il mio capo” il sen. Nello Formisano, mi ha regalato un tenerissimo alberello di corallo, poi sciarpe, cravatte… non hanno scherzato niente!

Mancava solo Beppe Caforio, che mi ha inviato uno scatolone pieno di golosie che mi mangerò con la mia amica Carlotta...
Pranzo ottimo, chiacchere e tanta euforia. Alla fine un panettone grande come una casa, con il ministro che tagliava fette su fette cantando. Che pazzo simpatico. Non l’avevo mai visto tanto in forma.

Auguri, auguri e baci e abbracci. “BUON NATALE!”.
Durante la cena a un certo punto salta fuori una storia che non posso fare ameno di raccontarvi. Accidenti, quel Di Pietro, è uno che fa sul serio!
“Non si può predicare bene e razzolare male – ha detto - Per questo ho iniziato la lotta agli sprechi e agli alti costi della politica facendo pulizia in casa mia…. al ministero. Subito dopo l’insediamento, ho dato un taglio a consulenze e incarichi al personale esterno, risparmiando in tal modo circa 12 milioni di euro. Un provvedimento che ha avuto anche l’obiettivo di ridare orgoglio al personale del dicastero, per lungo tempo penalizzato dall’affidamento all’esterno degli incarichi e delle responsabilità più rilevanti.

Un obiettivo che deve essere perseguito anche attraverso misure di giustizia e di perequazione.
È proprio per questo che, contemporaneamente alla riduzione delle consulenze, mi sono battuto anche per l’equiparazione degli stipendi del personale del dicastero a quelli del Ministero dei Trasporti.
Una misura – approvata in Finanziaria – che esula dal discorso sulla lotta agli sprechi, ma ha a che fare con la necessità di favorire misure di equità.
È infatti anche attraverso la motivazione e giusti riconoscimenti dei meriti delle lavoratrici e dei lavoratori che si rende meglio funzionante la macchina della Pubblica amministrazione.

Il Ministro delle Infrastrutture e leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, sta improntando la sua azione politica – fin dal suo insediamento – alla lotta agli sprechi e al contenimento dei costi della politica. Molto è stato già fatto, ma molto resta ancora da fare, non solo all’interno del Ministero, ma più in generale sulle norme che regolano il funzionamento della Pubblica amministrazione.

È proprio in quest’ottica, che il Ministro Di Pietro ha messo a punto un insieme di norme che sarà presto sottoposto al Consiglio dei Ministri. Un pacchetto che contiene la razionalizzazione dei costi della politica, l’eliminazione di sprechi, la riduzione delle sacche di inefficienza e di privilegio che ancora resistono nel nostro sistema politico. In particolare, si intende porre un freno al proliferare delle spese per quanto riguarda le amministrazioni locali e le aziende pubbliche.

Per quanto riguarda le prime, sarà proposto un tetto al numero di assessori componenti le giunte più basso di quello attuale, portandolo da un terzo a un quarto del numero dei componenti il consiglio. Anche l’indennità dei consiglieri comunali e provinciali sarà ridotta dal 33% al 25% dell’indennità massima prevista per il rispettivo sindaco o presidente.

In materia di aziende pubbliche, verrà proposto un tetto di 500.000 euro quale compenso annuo massimo per i manager. Un limite massimo, nella misura del 70% delle indennità spettanti ai rispettivi sindaci e presidenti di Provincia, sarà imposto anche a membri e presidenti dei Cda delle aziende, pubbliche o miste, partecipate dagli Enti locali.