Morti Bianche

Di seguito, il post di Beppe Grillo pubblicato oggi sulle morti bianche (www.beppegrillo.it).

L’Italia è un Paese pericoloso per chi lavora. Le mille possibili morti hanno il sapore del sangue e della tortura dell’Inquisizione spagnola. Sono delitti, non incidenti. Gli investimenti sulla sicurezza diminuiscono il fatturato. I caduti sul lavoro lo aumentano. Caduti di un’Italia piena di sindacati, di ispettori, di proclami, ma senza regole. Morti di profitto.
Come muore un lavoratore? I 246 morti nell'edilizia nel 2006 offrono un’ampia scelta:

- folgorato dall’alta tensione (Luigi Careddu, operaio, 29 anni)
- schiacciato dal camion (Luigi Cuomo, operaio, 40 anni)
- caduto da un’impalcatura (Michele Grauso, operaio, 55 anni)
- travolto dal treno (Victor Rotari, operaio, 48 anni)
- per il crollo di un balcone (Massimo Raffaele Pisacane, operaio, 22 anni)
- schiacciato da un nastro trasportatore (Salim Bedoui, operaio, 19 anni)
- schiacciato da un silos di malta (Francesco Casalicchio, operaio, 30 anni)
- inghiottito da uno smottamento (Carmelo Molino, operaio, 56 anni)
- colpito alla testa da una putrella (Nicolin Ndou, operaio, 42 anni)
- precipitato da un tetto (Davide Soldati, operaio al primo giorno di lavoro, 27 anni)
- per il crollo di una palazzina (Mircea Spiridon, operaio, 32 anni)
- schiacciato da un escavatore (Marco Cibin, operaio, 41 anni)
- schiacciato da un carico di lastre di granito (Daniele Tavarini, operaio, 43 anni)
- caduto dentro un silos per la lavorazione del cemento (Luigi Tunto, operaio, 53 anni)
- colpito dal braccio di una gru (Ye Hegen, carpentiere, 34 anni)
- precipitato nella tromba dell’ascensore (Pietro Novaldi, operaio, 50 anni)
- per un colpo di calore (C.Petru, operaio, 48 anni)
- schiacciato da una piattaforma di metallo (Maurizio Piteo, operaio, 37 anni)
- risucchiato dall’acqua piovana in un tombino (Bogdan Mihalcea, operaio, 24 anni)
- soffocata in un incendio di una fabbrica di materassi (Giovanna Curcio, operaia, 15 anni)
- per il crollo di un pilone autostradale (Antonio Veneziano, operaio, 25 anni)
- infilzato da un ferro (Andrea Cesario, operaio, 24 anni)
- stritolato dalle pale impastatrici di una betoniera (Salvatore Cordella, operaio, 33 anni)
- ferito alla testa da un chiodo sparato da una pistola (Luigi Bonis, operaio, 23 anni)
- caduto da una scala (Fernando Prete, imbianchino, 55 anni)
- investito da una barra di 10 quintali (Benedetto Saponaro, operaio, 28 anni)
- per inalazioni di gas (Gianni Truffa, operaio, 30 anni)
- sepolti vivi da una frana (Nuzio Minardi, 69 anni, Valentin Karri, 27 anni, operai)
- investito da un tronco d'albero(Maddalozzo Mauro, operaio, 35 anni)
- travolto da un carico di ghiaia (Marcello Tornado, imprenditore, 33 anni)
- colpito da una pala meccanica (Antonio Zeoli, operaio, 57 anni).

In Afghanistan e in Libano si rischia meno e si guadagna di più. E con una rapina in banca o al benzinaio (semplice o con omicidio) non si rischia addirittura nulla.

NON SO CHI ABBIA SCRITTO QUESTE RIGHE... SE CONOSCETE L'AUTORE INVIATEMI IL NOME. GRAZIE

Noi che fatichiamo ad arrivare in fondo al mese.
Noi che siamo sfruttati e malpagati.
Noi, che i nostri scioperi non vi toccano e non vi feriscono.
Noi, che i vostri scioperi interrompono le nostre ferie, o ci danneggiano il lavoro.
Noi, che le tasse ce le levano in busta.
Noi, che non ci date gli scontrini.
Noi, che “se non vuole fattura le metto meno”.
Noi, che niente mutuo se sei precario.
Noi, che arrampichiamo il futuro senza appigli e con mani stanche.
Noi, che interpretiamo le sicurezze del passato e ci chiediamo chi siamo.
Noi…

… che dormiamo!

Noi, che sogniamo un mondo diverso per i nostri figli,
che sogniamo di essere pari tra i pari.
Adesso ci siamo rotti i coglioni.
Perdavvero.
Persempre.

AGGIUNGO IO: NOI CHE MORIAMO... PER ARRICCHIRVI!
franca


una storia medioevale di franca rame

Una storia medioevale
di franca rame
Leggiamo frasi minacciose su vari quotidiani in questi giorni: “Guai a togliere il simbolo religioso dagli edifici pubblici!”. “E’ indegno definire una scorretta ingerenza l’intervento della Chiesa sulle questioni civili e morali che toccano i cittadini”.
Nel coro ecco papa Ratzinger che torna a lanciare strali che sono il vessillo inalienabile del suo pontificato. Ancora riecheggia l’eco di “Il padre celeste lo vuole… ed è fuori dalla grazia di Dio!”. La Chiesa tutta si pronuncia con una durezza tale, da produrre l’impressione che l’intento sia di far sentire sempre più il fiato sul collo del premier e di tutto il governo.
Tanto più che, come s’è letto sui quotidiani il papa si ritrova fiancheggiato dall’Osservatore Romano che si scaglia con violenza da Dies Irae contro la prospettiva che il governo presenti un disegno di legge sulle unioni di fatto, travolgendo e calpestando perfino le ragionevoli sollecitazioni di esponenti ecclesiastici a favore di una tutela dei diritti individuali dei partner conviventi.

Affacciandosi perentorio al pulpito del convegno dei Giuristi cattolici, il Papa ha detto: “Il concetto di laicità in Italia ha assunto quello d’esclusione della religione e dei suoi simboli dalla vita pubblica mediante il loro sconfinamento nell’ambito del privato.”
Le chiese sono quindi ambienti privati? Non pubblici? Ratzinger vuol farci credere che in Italia la Chiesa sia esclusa dalla vita sociale e pubblica?
Preoccupata, mi sono gettata a leggere i resoconti riguardo agli interventi finanziari in favore del clero e della Chiesa e ho scoperto che l’organizzazione ecclesiale gode ogni anno di un flusso esorbitante di denari dallo Stato italiano attraverso l’8 per mille (si parla di miliardi!!!). Qualche esempio: (Ndr. L'Espresso 7-12-2006) Finanziaria 2005: 15 milioni Centro San Raffaele del Monte Tabor di don Luigi Verzè.
1 milione Radio Padania Libera, la radio della Lega Nord, e Radio Maria.

Dal 1929, l’Italia paga i 5 milioni di metri cubi d’acqua consumati in media ogni anno dallo Stato pontificio.
50 milioni, per l’Università Campus Bio-Medico, «opera apostolica della Prelatura dell’Opus Dei».
2005 parrocchia dell’Addolorata di Tuglie (Lecce): 1 milione e 180 mila euro per un campo di calcetto, uno di bocce, spogliatoi e servizi.
2005: scuole cattoliche, la maggior parte delle private, contributi poco meno di 500 milioni . Inoltre il Vaticano gode di sovvenzioni, facilitazioni, televisioni, giornali, ospedali, istituzioni sociali di tutti i tipi. Gli aerei messi a disposizione del pontefice, non vorrei sbagliare, sono un gentile omaggio dello stato italiano.

Non badiamo a spese, tanto con un’economia disastrata come la nostra, qualche miliardo in più di debiti cosa volete che conti!?
Papa Ratzinger qualche giorno fa si è lamentato della completa separazione tra lo Stato e la Chiesa non avendo quest’ultima titolo alcuno ad intervenire su tematiche relative alla vita e ai comportamenti dei cittadini.
Forse l’alemanno pastore di anime vorrebbe avere il diritto di suggerire nonché ordinare il modo di vivere e pensare di tutta la comunità civile, credente e non credente.

Tutto questo clima ci fa venire in mente un episodio accaduto esattamente nel 1028, che coinvolse Milano e tutta la valle padana.
In quel tempo anche la potestà amministrativa, oltre quella religiosa, era nelle mani dei vescovi, investiti tanto dai pontefici che dagli imperatori.
Il protagonista del nostro racconto si identifica con l’arcivescovo di Milano Ariberto da Intimiano, santo uomo e guerriero (guerriero della libertà?).
È risaputo che nell’XI secolo in tutta Europa si viveva il fiorire di grandi movimenti cristiani che tracimavano spesso nell’eresia. Il più vivace fra questi era sorto a Monforte, nel Monferrato.

Questi anomali cristiani si rifacevano interamente ai Vangeli primordiali e agli Atti degli apostoli e aspiravano a una assoluta purezza della Chiesa e al rapporto diretto con Dio senza l’intervento intermediario del clero, troppo spesso sostenitore della classe dominante.
Naturalmente qualsiasi riferimento a una similitudine con i tempi nostri è severamente vietato!
Il pagamento delle decime, che oggi chiameremmo 8 per mille, era fortemente osteggiato dai rustici e popolani. Ciò che portava ad accogliere con grande simpatia il movimento dei monfortini era soprattutto la scelta che essi avevano compiuto di dedicarsi alla totale comunità dei beni. Di fatto quell’idea stava dilagando pericolosamente nell’ambiente dei rustici e dei rozzi e perfino presso le classi intermedie.
Il maggior storico del tempo, Landolfo, è testimone diretto della violenta repressione dei “novatori” di Monforte e ci racconta come essi oltretutto non accettassero come simbolo della loro cristianità la croce, in quanto quello strumento di morte era ancora usato dal potere in alcune province per inchiodarvi ladri e ribelli. Per questa ragione nei primi secoli dopo Cristo fino al decimo e oltre, la croce non appariva mai nelle pitture sacre e nei bassorilievi dei cristiani: essa per i seguaci di Gesù rappresentava ancora il patibolo statale per antonomasia.
In questo clima i maggiorenti di Milano e provincia, che temevano la confisca delle loro terre e dei loro immobili a favore di quei fanatici della antica cristianità, spinsero l’arcivescovo Ariberto perché bloccasse l’eresia, specie quella finanziaria. Ecco che l’arcivescovo guerriero partì per Monforte, catturò tutti i seguaci comunitardi che gli riuscì di abbrancare e se li portò incatenati a Milano.
Ariberto però non voleva martiri, quindi propose: “Vi offro una via d’uscita. Vi basterà abbracciare la grande croce che pianteremo nella piazza e sarete salvi. Se non lo farete dovrete gettarvi nel rogo che terremo acceso qualche passo più in là. Sta a voi scegliere”.
E i monfortini in gran numero scelsero di gettarsi tra le fiamme.

Il popolo di Milano non ha mai dimenticato quel gesto e ha dedicato al loro coraggio e al loro credo Piazza Monforte, Corso Monforte e tutto il rione dove è avvenuto il sacrificio porta il loro nome. Nei secoli, gestori della città hanno tentato in tutti i modi di cancellare e nascondere quella tradizione. Per ultima ci ha provato la Lega di Bossi e di Calderoli, ma non ce l’ha fatta. Vuol tentare Ratzinger? S’accomodi…


IX puntata "TROMBONI"!

PAM! PAM! FACCIAMO LA GUERRA!! EVVIVA GLI EROI... !!!!

... TANTO SONO GLI ALTRI CHE MUOIONO...

TROMBONI!

LEGGENDO I COSTI DELLA "DIFESA" , NON ho POTUTO FARE A MENO DI PENSARE CHE IL NOSTRO è UN Paese di pazzi. dovremmo cominciare a farne interdire qualcuno. spendiamo miliardi (in tutti i settori della società, ma proprio tutti, a cominciare dai NOSTRI stipendi) come fossimo ricchi, dimenticandoci che il nostro debito pubblico occupa il terzo posto nel mondo. è giusto dare l'anima per aiutare i paesi oppressi e martoriati, ma un occhio andrebbe dato anche ai martoriati del "nostro” di Paese: i pensionati da 500 euro al mese, i precari, quelli che accettano di lavorare in nero perché il contratto IN BIANCO NON GLIELO FANNO: “costa”, gli operai che con 800, 1000 €. devono campare, allevare i figli, farli studiare (e quanto servono sacrifici e lavoro delle mogli!);

LE FAMIGLIE - 7 mila (dal 2001) - che hanno perso il marito, un figlio in guerra o sul lavoro... e che devono, oltre al dolore vivere in ristrettezze, perché la pensione arriva dopo 18 mesi… E CHE PENSIONE! DA NABABBI!

Che si sa di quei 5 milioni, (dal 2001 a oggi), di infortunati sul lavoro? come sono stati curati?

Che tipo d’incidente hanno avuto? Hanno perso una mano? Una gamba? Tutte e due le gambe? Hanno ricevuto la protesi? Gliel’hanno applicata giusta, gli hanno messo la destra al posto della sinistra o gli è andata bene? sono in attesa di pensioni o l’hanno avuta? quanto al mese? Come se la cavano? Chi li segue? E se uno ha perso gli occhi? E i “Servizi” come vanno? Assistenza? Che aiuti abbiamo dallo stato, oltre alla televisione? Nessuno ne parla. E chi se ne fotte?

Potrei PROSEGUIRE per un mese di seguito.

Mi fareste un favore? Vogliamo compilare una lista, fa niente se sarà chilometrica, di tutto quello che servirebbe a questo Paese? A tutto quello che ci manca… che manca ai bambini, ai giovani, alle donne, agli uomini? Che ci serve per avere il mondo che vorremmo? Coraggio, proviamoci.

Già mi sono rovinata la giornata.

Il peso più grande della mia vita è: pensare, vedere, sentire… ed essere impotente.

Come vorrei incontrarvi. Organizzare con voi qualcosa di grandioso per tutti noi. Vorrei… vorrei… quanto vorrei!
Con tutta la rabbia e l’ardore che mi sento addosso vi abbraccio. Tutti.
franca

"DIFESA"
Il ministro della difesa Parisi non ha detto agli italiani che solo per tenere in navigazione la portaerei Garibaldi,

oggi in Libano, si è speso oltre un milione e mezzo di euro. Il suo costo mensile di esercizio ammonta a 3.080.650 euro, equivalenti a 5,8 miliardi delle vecchie lire. Questo e altri dati sulla spesa per la missione sono contenuti nel disegno di legge, presentato dal governo e approvato dalle commissioni esteri e difesa della Camera. Solo come «costo esercizio mezzi» si prevede in settembre-ottobre, oltre a quella per la Garibaldi, una spesa mensile di 1,2 milioni per i mezzi blindati e 1,8 per gli aerei che, insieme ad altre voci, portano il totale mensile a 12,6 milioni di euro. Aggiungendo le spese per alloggiamento, viveri e servizi, il «totale spese funzionamento» supera i 14 milioni di euro mensili. Vi sono poi gli «oneri una tantum», soprattutto per l’«approntamento in patria della marina militare», che ammontano a 15,5 milioni. Molto maggiori sono le spese per il personale. La «Early entry force» conta 295 ufficiali, 1.250 sottufficiali e 951 volontari. Essa è quindi composta per circa il 62% da ufficiali e sottufficiali, ossia dal personale meglio pagato. Ad esempio un maresciallo capo, la cui retribuzione mensile ammonta a circa 2.900 euro, costa quale «trattamento economico aggiuntivo» per la missione in Libano 9.450 euro al mese. Questo sottufficiale costa quindi allo Stato oltre 12mila euro al mese. Complessivamente, solo per il «trattamento di missione» dei 2.496 militari in Libano, si prevede una spesa mensile di 22,3 milioni. Il costo mensile della missione, nel periodo settembre-ottobre, sfiora quindi i 52 milioni di euro. E' salito ancora quando, a novembre, è subentrata la «Follow on force»,

composta da 2.680 militari: 335 ufficiali, 1.290 sottufficiali e 1.055 volontari. Solo per il loro «trattamento di missione» si spenderanno circa 24 milioni di euro al mese che, con gli oltre 14 del «costo esercizio mezzi», porteranno il totale a oltre 38 milioni mensili. Si aggiungeranno 18,4 milioni per gli oneri, inspiegabilmente definiti anche in questo caso «una tantum». Il costo della missione salirà così in novembre di 4,6 milioni, arrivando a 56,6 milioni mensili. Per dicembre invece, abolita l’«una tantum», dovrebbe scendere a circa 35 milioni mensili. Questo nelle previsioni. Ma se la situazione dovesse complicarsi, il costo sarebbe sicuramente maggiore. La missione in Libano e le altre (soprattutto in Afghanistan)

comportano, oltre alla spesa immediata, un costo indotto. L’Italia impegna all’estero nell’arco di un anno oltre 30mila militari su base rotazionale, più 3mila pronti a intervenire. Ma per mantenere e potenziare tale capacità occorre assumersi ulteriori oneri anche in termini di bilancio: come ha sottolineato Parisi, vi è una «carenza di risorse» che può incidere sulle capacità operative delle forze armate, il cui personale assorbe oltre il 70% del bilancio della difesa. Ciò può portare a «inaccettabili situazioni debitorie nei programmi internazionali», come quello del caccia statunitense Jsf cui partecipa l’Italia. Occorre quindi «un flusso di risorse costante e coerente con gli obiettivi», che farà crescere la spesa militare italiana, già al 7° posto mondiale con oltre 27 miliardi di dollari annui in valore corrente e 30 a parità di potere d’acquisto. Sommando la spesa militare al costo delle missioni si raggiunge una cifra annua equivalente a quella della finanziaria 2006. E poiché i soldi (denaro pubblico) da qualche parte devono venir fuori, occorre «tagliare» in altri settori. Come hanno documentato Cgil Cisl e Uil, la finanziaria 2006 prevede tagli alle spese sociali di 12,7 miliardi, che colpiscono soprattutto sanità ed enti locali. Si mettono così a rischio i servizi erogati ai cittadini nonché posti di lavoro. Sono previsti inoltre tagli per 27 miliardi per la costruzione e l’ammodernamento delle reti metropolitane, tranvie e passanti ferroviari. Nella finanziaria si propone inoltre, per il 2006, un drastico taglio dei fondi destinati agli aiuti per i paesi in via di sviluppo, 152 milioni di euro in meno rispetto ai 552 stanziati nel 2005. Siamo così intorno allo 0,1% del pil rispetto a un obiettivo dell’1%. E mentre nella finanziaria 2006 si destina un miliardo di euro per la «proroga» delle missioni militari all’estero, si stanziano nientemeno che 30 milioni annui per la cancellazione del debito dei paesi poveri altamente indebitati.

Quanto si spende in due settimane e mezzo per la missione militare in Libano.


VIII PUNTATA-FRANCA RAME tra i Lavoratori del MEF Lombardia - BERGAMO

Ieri è stata una bella giornata, incominciata male ma finita in gloria... QUASI.
Appuntamento alle 9,30 per andare a Bergamo all'incontro con i lavoratori del MEF (Ministero dell’ Economia e delle Finanze). AVEVO PAURA CHE LA SVEGLIA NON SUONASSE... OGNI TRE MINUTI GUARDAVO L'OROLOGIO. Alle 8 MI ALZO... Alle 9 sono pronta. ASPETTO. SARANNO QUI TRA POCO. MI METTO AL COMPUTER SUL BLOG. GIRONZOLO QUA E LA' … e SCOPRO QUALCOSA CHE MI HA EMOZIONATO. Cliccando sul diario dei tre mesi, vado a controllare da quanti è stato letto. 5300! Ma dai!
Ovunque vada mi trovo cifre esaltanti. E' la prima volta che mi capita di toccare con mano in quante persone mi stiano seguendo. Bello. Proprio un bell'inizio di giornata. Arrivano le 10. Non si vede nessuno. Arrivano le 10,30. Oh, bene... una telefonata. E' Carmine Gallo che si scusa ma è un po' in ritardo. Ore 11. Carmine ritelefona e si riscusa per il ritardo… Arriverà prima possibile.
"Son qui che non ho dormito per essere puntuale…” e via che mi borbotto addosso.
Bene. Sapete a che ora è arrivato? 11,50.
Devo dire che per metà viaggio gli ho detto di tutto. Ma proprio tutto. Ho detto anche: “Peccato. Sei una persona in gamba ma questi comportamenti non li ho mai potuti sopportare. Manco Marlon Brando giovane avrei aspettato 3 ore! Solitamente se uno ritarda 15 minuti, non mi trova più. Se non ci fosse gente ad aspettarmi ti giuro che non verrei. Lo faccio solo per rispetto loro. Che figura faccio, io? Mi vergogno moltissimo. Con te ho chiuso!” e non scherzavo niente.
Incazzata nera. Non tollero la mancanza di rispetto né per me né per gli altri. Sono ossessionata dalla puntualità. Nei miei 77 anni credo, per causa di forza maggiore, di essere arrivata in ritardo di pochi minuti, non più di tre volte. E mai per mia responsabilità.
Sono una che rompe i rapporti, ma non porta rancore. Ho proseguito il viaggio facendomi spiegare bene le ragioni dell’incontro dal momento che si era fatto tutto per telefono. Intanto pensavo: forse il ritardo sia stato causato dall’essersi svegliato tardi e poi ha trovato un traffico micidiale… maledizione, bastava che alla prima telef. mi dicesse, arrivo a mezzogiorno, no? Povero Carmine, forse sono stata un po’ troppo severa… va beh, poi lo perdonerò.

Entriamo nella sala riunioni del MEF piena di gente, donne e uomini che erano stati veramente pazienti. Iniziamo a conoscerci… problemi grossi i loro, si parla, si ride, si diventa amici. E’ da tanto mesi che non mi trovo tra lavoratori in difficoltà. Ci lasciamo abbracciandoci. Non so che mai potrò fare per loro… certo è che ce la metterò tutta! Verso le tre siamo andati a fare una mangiatina fantastica da Giuliana, che oltre al buon cibo (a proposito che formaggio metti sulla polenta? La voglio fare a Dario) ci ha pure invitati a pranzo.
Quanta gente bella c’è intorno.
E via di ritorno a Milano. Traffico. Troppo.
Ci arriviamo alle 17,10 (50 chilometri!!). Saluto Carmine, che è stato talmente bravo durante l’assembla, che l’ho perdonato davanti a tutti… Fabrizio e Mosè (ma che simpatici!). Sta piovendo. Se ne vanno… e mi resta addosso un po’ di malinconia.

RELAZIONE DI CARMINE GALLO:ATTENZIONE, E' UN PO' LUNGA MA IMPORTANTE. LEGGETE TUTTO.GRAZIE.

Relazione dell’INCONTRO tra i Lavoratori del MEF (Ministero dell’ Economia e delle Finanze)Lombardia e la Senatrice Franca Rame
(La prima data di un programma di collaborazione della Pub.Amm. con la Senatrice)

Il 6-12-2006 presso i locali del Dipartimento Economia e Finanze di Bergamo la RSU ha riunito i lavoratori di tutti i dipartimenti provinciali della Lombardia ad una assemblea cui ha presenziato la Senatrice Franca Rame.
I lavoratori del M.E.F. e la R.S.U. esprimono sentiti ringraziamenti alla Senatrice Franca Rame che rappresenta in Parlamento un esempio unico di modello di lotta agli sprechi.
La personalità e l’autorevolezza di una donna che si è sempre battuta per una più equa giustizia sociale, rappresenta per i lavoratori del M.E.F. un’opportunità unica per unire gli sforzi di molti intorno ad un obiettivo comune.
La senatrice (già attrice e autrice di teatro membro) della 8^ Commissione permanente (lavori Pubblici, Comunicazioni); Membro di varie commissioni, con la sua opera ha evidenziato i tratti salienti della cultura Italica per tutta la vita ed ora è stata chiamata a contribuire personalmente come parlamentare ad immettere nella Società Italiana un nuovo Humus di valori per moralizzare in senso positivo le adombrate Italiche virtù.

I lavoratori del MEF collaboreranno con la Senatrice per promuovere un’Associazione per la lotta agli sprechi (che collaborerà anche con “LIBERA” di Don Ciotti ed altre Associazioni) per contribuire alla ottimizzazione delle spese d’affitto degli Immobili della Pubblica Amministrazione, impedire una privatizzazione selvaggia dei Servizi Pubblici, ridurre al minimo le spese per le “CONSULENZE” anche tramite la predisposizione di un disegno di Legge che miri a rendere efficiente ed efficace l’azione della Corte dei Conti con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Rendere più trasparente e condivisa la spesa Pubblica a cominciare dalla razionalizzazione delle spese per la Difesa.
Promuovere le dovute “interpellanze parlamentari” riguardo le CONSULENZE che incidono corposamente nei bilanci del Paese, promuovere manifestazioni Nazionali per il monitoraggio della lotta agli sprechi e la corretta razionalizzazione della Spesa Pubblica.

All’ordine del giorno si è discusso ampiamente dei temi legati alla finanziaria e alla lotta agli sprechi che vede il nostro paese tra i primi al mondo ad avere accumulato un debito pubblico vertiginoso.
Le spese della Pubblica Amministrazione spesso hanno trovato UN CONFRONTO tra LE PARTI non all’altezza della situazione che, di fatto, procedendo ad una privatizzazione selvaggia dei servizi pubblici, ha più che aumentato lo spreco.
A questo va aggiunta la grave situazione determinata dal dibattito nell’ultima finanziaria, dove a fronte della previsione dello smantellamento di nuovi settori della Pubblica Amministrazione (ad es.: soppressione uffici provinciali del M.E.F.), non vi sono elementi concreti e sostanziali per poter affermare che si sia impostata una manovra di cambiamento di tendenza rispetto alle precedenti.

Fino ad oggi, inoltre, non vi è stato il segnale della volontà politica della risoluzione delle problematiche legate al CONFLITTO di INTERESSI.

continuazione intervento:

La Corte dei Conti ha più volte segnalato al passato Governo l’esigenza di impedire che si possano spendere immani risorse pubbliche per CONSULENZE quando non vi sono neppure i soldi per i contratti del PUBBLICO impiego e per la riqualificazione oltre per l’adeguamento del potere d’acquisto dei SALARI.
Siamo con le Forze Politiche, Sindacali, per difendere il PUBBLICO IMPIEGO dai soliti attacchi trasversali di tutti quei soggetti che hanno molto da guadagnare dalle consulenze e dal tenere in “scacco” un Pubblico Impiego che funzionando, adempirebbe al dettato dell’ articolo 53 della Costituzione Italiana:
TUTTI SONO TENUTI A CONCORRERE ALLE SPESE PUBBLICHE IN RAGIONE DELLA LORO CAPACITÀ CONTRIBUTIVA. IL SISTEMA TRIBUTARIO È INFORMATO A CRITERI DI PROGRESSIVITÀ.
Pertanto, chiediamo il ritiro del decreto legge 3 ottobre n. 262 (nella parte che fa riferimento alle “CONSULENZE” e\o esternalizzazioni-privatizzazioni) e chiediamo l’approvazione del disegno di legge in materia di Corte dei Conti (- Rame-).

DAL RAPPORTO DI CARMINE

CHIEDONO SACRIFICI...



Vittorio Grilli: 600 mila euro
Ex Ragionerie Generale dello Stato e attualmente Direttore Generale del Tesoro oltre che presidente dell'Istituto Italiano di Tecnologia, denuncia 511 mila euro all'anno guadagnati in Italia e 1 milione e 800 mila euro all'estero



Mario Draghi: 450 mila euro
Ex Direttore Generale del Tesoro, ora Governatore della Banca d'Italia, dichiara 450 mila euro l'anno



Mario Andrea Guaiana:350 mila euro
Il direttore generale dell'Agenzia delle Dogane guadagna 350 mila euro



Corrado Calabrò: 440 mila euro
Presidente dell'Authority delle Telecomunicazioni, guadagna 440 mila euro l'anno



Elio Catania: 2,5 milioni

Ex presidente e amministratore delegato di Fs, pare sia stato liquidato con una buonuscita di 7 milioni circa Da notare che sono di 1,3 miliardi le perdite dichiarate dalle Fs per il 2006, mentre nel 2003 l'utile era di 31 milioni



Vincenzo Pozzi: 438.000 euro

Ex presidente e amministratore unico dell'Anas, nel 2005 ha dichiarato 438mila euro di reddito.



Giancarlo Cimoli: 2 milioni 700 mila euro
Amministratore delegato e presidente di Alitalia ha dichiarato 2 milioni e 700 mila euro senza contare la lauta liquidazione ottenuta dalle Ferrovie dopo il suo passaggio all'Alitalia (intorno ai 6,7 milioni di euro).
Il suo stipendio (si fa per dire) è aumentato in un anno del 23%. Per essere più precisi: dai 2 milioni e 269mila euro annui del 2004 è passato ai 2 milioni e 786mila del 2006 (esattamente quanto guadagnano 210 dipendenti a contratto standard). Se questo non è un manager...


Paolo Scaroni: 9,4 milioni di euro
Buonuscita dall'Enel prima di passare alla guida dell'Eni: 9,4 milioni di euro. Nel suoi tre anni di gestione della società elettrica le bollette sono salite del 3,5% e sono diventate le più care d'Europa.
Passato alla guida dell'Eni, Scaroni prende uno stipendio di 1,5 milioni di euro l'anno. Se dovesse lasciare, prenderebbe una buonuscita corrispondente a 3 anni di stipendio.


Massimo Sarmi 1,296 milioni
Amministratore delegato Poste Italiane, ha uno stipendio di quasi un milione e trecento mila euro.
Negli ultimi quattro anni, alle Poste in pratica è stata cambiata tutta la prima linea dirigenziale con una spesa per le buonuscite di almeno 8 milioni di euro, applicando a quasi tutti la regola del tre, cioè l'equivalente di tre anni di stipendio in cambio delle dimissioni.

PER OGGI, BASTA! CI SONO ALTRE NOTIZIE STREPITOSE!
CI SENTIAMO DOMANI...
CIAO FRANCA RAME


SPRECHI VII PUNTATA: I PRIVILEGI DELLA CHIESA

Preparando con Carlotta il blog di oggi, leggendo e rileggendo l’articolo dell’Espresso del 7 dicembre 2006 dal titolo “L’Italia dei Privilegi” al paragrafo sui denari e altro elargiti alla Chiesa, a un certo punto non ho potuto fare a meno di commentare con voce calma, molto calma (e quando mi esce questo tono vuol dire che sto per scoppiare), il mio sbigottimento: “….” No, non posso riportarvi quanto ho detto. Diciamo che il mio discorrere verteva sui risultati della follia che occupa “tutto” il cervello di chi arriva ai vertici dello stato, di chi “maneggia” il potere. Follia che annebbia le idee, ti fa sentire potente, grande, imperatore!… Padrone del mondo! Ti fa perdere ogni contatto con la realtà, a volte tragica, vissuta da molti nel nostro Paese… Megalomania acuta… Spendi, regali, offri… denari non tuoi, ma del contribuente. Cos’è, t’è scoppiata la fede santa? Qual’è la vera ragione di tanta generosità (ma non di tasca tua)?... Una barca di miliardi che hanno dato una bella botta al debito pubblico. Ma perché?! Viene un dubbio… che c’entrino le elezioni? Voti, voti… voti… quanti voti. “Oh grazie, grazie… non mi sono costati niente!”

Leggetevi le cifre elargite nel nostro passato prossimo, ma che purtroppo non differenziano molto da quelle del passato non tanto remoto, e vi sentirete esattamente come mi sento io… Sbigottita? E’ poco. Sono fuori dalla grazia di Dio.

SPERIAMO CHE QUESTO “NUOVO” GOVERNO, RIESCA A METTER uno stop a tanta indecenza!

Eccovi una parte dell’interessante articolo dell’Espresso:

Acqua benedetta

Scuole. Servizi. Ici. Radio. Parrocchie. Ecco tutti i privilegi che lo Stato italiano riserva alla Chiesa.
Il più noto è l’8 per mille, il più antico, l’extraterritorialità, garantita a tutte le proprietà della Santa Sede fuori dalle mura vaticane.

I privilegi della Chiesa, codificati specie nei due Patti Lateranensi, il Trattato e il Concordato, si nascondono più spesso tra le pieghe delle Finanziarie e nel corpus della normativa di casa nostra. Non tutti sanno che la manovra 2005 finanzia con 15 milioni di euro - il Centro San Raffaele del Monte Tabor di don Luigi Verzè. O che la stessa legge fissa a un milione il finanziamentocolor=blue> per «l’aggiornamento della tecnologia impiegata nel settore della radiofonia», limitandolo però a due emittenti: Radio Padania Libera, la radio della Lega Nord, e Radio Maria

(ndr ascoltando Radio Maria molto spesso si sente ringraziare la signora tale o talaltra per i denari inviati, pensavo che la radio vivesse di offertecolor=blue>). Dal 1985, l’8 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche è «destinato a scopo di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica»; dal 1929, (anno dei patti Lateranensi, firmati da Benito Mussolini, ndr) è l’Italia a pagare i 5 milioni di metri cubi d’acqua

consumati in media ogni anno dallo Stato pontificio.color=blue>

Per le acque di scarico, Città del Vaticano si allaccia all’Acea, ma non paga le bollette. Quando la società si quota in Borsa, nel ’99, i 44 miliardi di lire di debiti li ripiana il ministero dell’Economia (Giuliano Amato ndr). Da quel momento, i circa 4 miliardi di lire annui dovevano essere a carico della Chiesa.
La Finanziaria 2004 risolve il caso: stanzia 25 milioni di euro subito e quattro dal 2005 per dotare il Vaticano di un sistema di acque proprio.
La stessa manovra prevede 50 milioni, in due tranche per l’Università Campus Bio-Medico, «opera apostolica della Prelatura dell’Opus Dei».
Nel 2003 il Parlamento aveva già riconosciuto come parificato l’Istituto di studi politici San Pio V, approvandone il finanziamento annuo di 1,5 milioni. color=blue>
È l’anno in cui si vara la legge sugli oratori: lo Stato riconosce la funzione educativa e sociale dei centri parrocchiali e ne finanzia l’attività. Il record per il 2005 spetta alla parrocchia dell’Addolorata di Tuglie (Lecce): un milione e 180 mila euro per un campo di calcetto, uno di bocce, spogliatoi e servizicolor=blue>.
I comuni sono obbligati a versare l’8 per cento degli oneri per l’urbanizzazione secondaria (asili nido, scuole, impianti sportivi di quartiere) alle chiese.
Quanto alle scuole cattoliche, che sono la maggior parte delle private, ricevono sussidi statali sotto forma di contributi per la gestione (pari a poco meno di 500 milioni nel 2005), di finanziamenti di progetti per «l’elevazione di qualità ed efficacia delle offerte formative».(un milione destinato alla «formazione del personale dirigente delle parificate») di contributi alle famiglie. Scelti dalla Cei, ma pagati dallo Stato, gli insegnanti di religione sono stati immessi in ruolo con una legge del 2003.
Infine, l’Ici: l’esenzione per gli immobili, anche destinati a uso commerciale, di proprietà della Chiesa cattolica, è diventata legge nel 2005.color=blue>

RIFLESSIONE: “PER ME, ALLA MANIFESTAZIONE DI BERLUSCONI… TRAVESTITO PER NON FARSI RICONOSCERE C’ERA PURE SUA SANTITà, RICOSCENTE!”


VI PUNTATA: AUTO BLU

27 ottobre 2006
I costi della politica
Di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

E il Cavaliere ereditò auto blu e superscorta
In cinque anni per la flotta di «auto blu», 115 nell'autoparco di Palazzo Chigi, sono stati spesi 7 milioni di euro.


Tutte le immagini sono tratte dallo spettacolo "Ubu Bas" disponibili anche su www.archivio.francarame.itsize=1>

Non si fidava, il Cavaliere, del suo successore. E così, mentre ancora stava a Palazzo Chigi in attesa di lasciare il posto a Romano Prodi, avrebbe deciso di darsela da solo, la scorta per il futuro: 31 uomini. Più la massima tutela a Roma, Milano e Porto Rotondo. Più sedici auto, di cui tredici blindate (facendo una breve ricerca su internet si trova che un’auto blindata costa circa 270,000 €). Il minimo indispensabile, secondo lui, di questi tempi.


Un po' troppo, secondo i nuovi inquilini della Presidenza del consiglio. Che sulla questione, a partire da Enrico Micheli, avrebbero aperto un (discreto) braccio di ferro con l'ex-premier. Guadagnando finora, pare, solo una riduzione del manipolo: da 31 a 25 persone.(…)


Certo, qualcuno ricorderà a Berlusconi quanto disse ai tempi in cui aveva deciso col ministro dell'Interno Claudio Scajola di tagliare il numero degli scortati. Tra i quali, come rivelarono mille polemiche e le intemerate di Francesco Saverio Borrelli, c'era anche il pm dei suoi processi, Ilda Boccassini, che si era esposta contro la mafia in Sicilia. Disse che per molti la scorta era "solo uno status symbol" usato "impropriamente, magari sgommando".


E si vantò, giustamente, di aver sottratto alla noia di certe inutili tutele "788 operatori di polizia dirottati così in altri settori per garantire una maggiore sicurezza dei cittadini".


Né val la pena di ricordare che, ai tempi in cui le Br ammazzavano la gente per la strada e i politici erano esposti come mai prima, il presidente del consiglio Giulio Andreotti viaggiava con scorte assai più contenute: «Mia moglie a Natale faceva un regalino a tutti, e certo non erano molti».
(…).


Il 27 aprile, cioè diciassette giorni dopo il voto e prima che Romano Prodi si insediasse, la presidenza del consiglio stabiliva che i capi del governo "cessati dalle funzioni" avessero diritto a conservare la scorta su il tutto il territorio nazionale nel massimo dispiegamento. Altri dettagli? Zero: il decreto non fu pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» e non sarebbe stato neppure protocollato. Si sa solo che gli uomini di fiducia "trattenuti" erano 31.



Quelli che con un altro provvedimento il Cavaliere aveva già trasferito dagli organici dei carabinieri o della polizia a quelli del Cesis. Trasferimento che l'allora presidente del Comitato di controllo sui servizi Enzo Bianco, appoggiato dal diessino Massimo Brutti, aveva bollato come "illegittimo".
Scoperta la cosa all'atto di insediarsi come sottosegretario con delega ai "servizi" al posto di Gianni Letta, Enrico Micheli avrebbe espresso sulla faccenda l'irritazione del nuovo governo. E dopo una lunga trattativa sarebbe riuscito a farsi restituire, come dicevamo, sei persone.


Quanto alle auto, quelle "prenotate" dall'allora presidente sarebbero come detto 16, delle quali 13 blindate. Quasi tutte tedesche. Resta la curiosità di sapere se vanno o meno contate tra quelle del parco macchine di Palazzo Chigi. Così stracarico di autoblu che il grande cortile interno non può ospitarne che una piccola parte. Il resto sta in via Pozzo Pantaleo 52/E, una strada fuori mano alle spalle di Trastevere, nel quartiere portuense. Serve una macchina? Telefonano: "Mandate un'auto, per favore". Se non c'è traffico, una mezz'oretta.
I ministri sparpagliati qua e là che fanno riferimento a Palazzo Chigi, non sono pochi: Linda Lanzillotta (Affari Regionali), Giulio Santagata (Attuazione del programma), Luigi Nicolais (Riforme e Innovazioni nella pubblica amministrazione), Barbara Pollastrini (Pari opportunità), Emma Bonino (Politiche europee), Vannino Chiti (Rapporti con il Parlamento) Rosy Bindi (Politiche per la famiglia) e Giovanna Melandri (Politiche Giovanili e Sport). Ma le autoblu a disposizione, comprese le due Maserati in dotazione a Prodi e Micheli, sono una marea: 115. E il bello è che sono già calate: fino al 17 maggio erano 124.


Costi? Una tombola. Nel solo 2005, per "acquisto, manutenzione, noleggio ed esercizio dei mezzi di trasporto nonché installazione di accessori, pagamento dei premi assicurativi e copertura rischi del conducente e dei trasportati, spese per permessi comunali di accesso a zone a traffico limitato", quel parco di autoblu ci è costato 2 milioni e 152 mila euro, 400 mila in più rispetto alle previsioni. Ai quali vanno sommati gli stipendi degli autisti, presumibilmente gravidi di straordinari. Un anno eccezionale?


Niente affatto: la fine di una rincorsa. Nel 2001, per le stesse cose, erano stati spesi 940 mila euro. Nel 2002 un milione e 389 mila. Nel 2003 un milione e 322 mila. Nel 2004 un milione e 800 mila. Una progressione inarrestabile. Fatte le somme, dal 2001 al 2005 dalle casse di palazzo Chigi sono usciti per le autoblu 7 milioni 603 mila euro. Pari a 14 miliardi e 721 milioni di lire. Eppure, per i viaggi appena più lunghi, devono aver anche volato.



Lo dicono i bilanci: per "noleggio di aeromobili per esigenze di Stato, di governo e per ragioni umanitarie e spese connesse all'utilizzo dell'aereo presidenziale" sono stati spesi nel solo 2005 due milioni e 150 mila euro. Il quadruplo del 2002, quando i voli della presidenza ci erano costati 577.810 euro. Sarà stata colpa del caro petrolio...







ASSOCIAZIONE "FACCIAMO I CONTI" CONTRO GLI SPRECHI

Ciao. Vi faccio una proposta.
Dall’inizio del mio mandato, con l’aiuto di pochi “addetti ai lavori” sto raccogliendo materiale riguardante gli sprechi, che in parte è già sul blog.
Ho con piacere constatato che molta gente, profondamente indignata dalle “follie di stato”, è pronta a partecipare e collaborare al nostro lavoro.
M’è venuto in mente che sarebbe bene costituire un comitato o un’associazione (la cosa più semplice) per aggregare più persone possibili; un conto è parlare a livello personale, un conto aver dietro una moltitudine (speriamo) con nome e cognome, pronta a mobilitarsi. Obiettivi:
1) conoscere, quantificare e denunciare gli sprechi di Stato e individuare sprechi anche nelle varie città d’Italia.
2) indicare ai nostri governanti possibili chiavi di risparmio, dall’energia, all’acqua ecc.
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Questo comitato o associazione potrebbe chiamarsi “Facciamo i conti…sprechi e follie del nostro Paese”, se trovate un nome più simpatico, spiritoso e incisivo, ok, lo useremo.
La creatività è libertà! (Ammazzalo! Che ho scritto?! Non so che farci… mi vengono così!).
Quando saremo pronti usciremo con un bel librone firmato da tutti noi.
Desidero commento e suggerimenti a questa mia proposta.
Chiedo a tutti coloro che hanno un sito o un blog di ospitare un link a www.francarame.it “Facciamo i conti… Sprechi e follie del nostro Paese”.color=blue>
Vi preghiamo di comunicare urgentemente le vostre adesioni via email, all’indirizzo dell’associazione: facciamoiconti@gmail.com.

Un abbraccio
franca


V PUNTATA: AEREI BLU

5 dicembre 2006
CONOSCO MOLTA GENTE DI SINISTRA… MA POCHI COMPAGNI.
CONOSCO MOLTI CATTOLICI MA POCHI CRISTIANI.
FRANCA RAME

ECCOVI QUALCOSA DI INTERESSANTE… NON È NEMMENO NOIOSO DA LEGGERE…
CIAO.

IL VOLO INFINITO DEGLI «AEREI BLU» NEL 2005 BIGLIETTO DA 65 MILIONI
La flotta del governo ha navigato trentasette ore al giorno.

da Corriere della Sera del 10 novembre 2006 di Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella

Su e giù dalla scaletta, dove lo trovavano il tempo per governare? Ecco la prima cosa che viene in mente, a leggere i conti di palazzo Chigi sugli "aereiblu”. Dove certi numeri fanno pensare a spiritate girandole di decolli e atterraggi e pazze corse a sirene urlanti per piombare in nuovi aeroporti per nuovi decolli e nuovi atterraggi.(…)

Dario Fo, nei panni di Silvio Berlusconi ne :“l’anomalo bicefalo” – vedi sito www.archivio.francarame.itsize=1>

Basti dire che la Presidenza del Consiglio aveva fino a pochi mesi fa 14 aereiblu. Ridotti a 13, a dispetto della scaramanzia (Giovanni Leone o Enrico De Nicola non l'avrebbero mai fatto) grazie alla decisione berlusconiana di «tagliare» uno dei quattro Airbus per cederlo al collega turco Recep Tayyip Erdogan.

Una flotta che basterebbe a fare la fortuna di una media compagnia. Eppure, ahi ahi, insufficiente a supportare la frenesia aviatoria dei nostri ministri. Al punto di costringere il governo a spendere un altro pacco di soldi per prendere altri aerei a noleggio. Fino a sborsare complessivamente, stando ai rendiconti del 2005, la bellezza di 65 milioni e mezzo di euro.

Pari al costo medio di 818 mila voli andata e ritorno Milano-Londra della Ryan-air. Direte: mica i ministri e i sottosegretari possono viaggiare con i gruppi low-cost! Benissimo: con la stessa cifra, a metà del 2005, potevi comprare 274.058 biglietti Milano-Londra della British Airwais. Andata e ritorno.

Dario Fo, nei panni di Silvio Berlusconi ne :“l’anomalo bicefalo” – vedi sito www.archivio.francarame.itsize=1>

Quanto alla Camera e al Senato, hanno speso insieme nel 2005 meno di un terzo. Ma si tratta comunque di una somma sostenuta: 20.255.000 euro. Oltre il triplo di quello che abbiamo destinato alle 280 mila vittime dello tsunami nell'Estremo oriente del Natale 2004. Per la precisione: 10 milioni 455 mila euro sono stati spesi dai deputati, 9 ml e 800 mila euro dai senatori.
Facciamo due conti? Ogni deputato (…)è costato mediamente di soli voli (i biglietti sui treni sono gratis, fatta eccezione solo per la prenotazione del posto) 16.595 euro. Quasi tre milioni di lire al mese. (…)
Ogni senatore «volante» spende in ticket aerei 40 mila euro l'anno. Molto più del doppio di un deputato medio. Domanda: come è possibile? D'accordo: ci sono un po' di missioni e riunioni “europee” e importantissimi convegni qua e là. Ma bastano davvero a giustificare una media così alta?

Dario Fo, nei panni di Silvio Berlusconi ne :“l’anomalo bicefalo” – vedi sito www.archivio.francarame.itsize=1>

Torniamo alla flotta di palazzo Chigi. Facendo un passo indietro fino al giorno in cui il capo del governo Massimo D'Alema ebbe finalmente a disposizione il primo dei due Airbus A319 che un paio di anni prima Romano Prodi aveva comprato a 100 miliardi di lire l'uno per sostituire i vecchi Dc9 della presidenza del Consiglio. Una scelta ”europeista”: al posto dei McDonnell Douglas americani ecco finalmente i velivoli costruiti dal consorzio europeo Airbus. Peccato solo che noi italiani ci fossimo chiamati fuori. (…)

Dario Fo e Franca Rame, ne l’ “anomalo bicefalo” archivio disponibile su www.archivio.francarame.itsize=1>

Era il 7 marzo 2000. Da allora, compra oggi e compra domani, gli Airbus A319 della presidenza erano aumentati fino a diventare (prima della saggia cessione di un esemplare al governo turco) addirittura quattro. Per capirci, non parliamo di Piper o mini-jet: l'A319 è un bestione di 34 metri di larghezza e 34 di apertura alare che raggiunge gli 837 chilometri l'ora di velocità di crociera, ha un'autonomia massima di 6.845 chilometri e può portare fino a 124 passeggeri. Nella versione commerciale, s'intende. Quelli della presidenza sono tutt'altra cosa: c'è anche, per dire, una camera da letto con il bagno per i lunghi voli transcontinentali.

I tre Airbus fanno parte del 31° Stormo dell'Aeronautica militare. E non sono gli unici aerei in dotazione alla presidenza del Consiglio. Quello stormo, che si fa carico pure delle esigenze umanitarie, può contare infatti anche su 3 Falcon 900 Ex (…un trireattore con autonomia intercontinentale per trasporto passeggeri prodotto dalla francese Dassault Aviation), due Falcon 900 Easy e due Falcon 50. Tutti jet da 9 a 16 posti. Più due elicotteri Agusta Sh3d da 10 posti. Ma non basta. Sono a disposizione infatti anche i velivoli della C.A.I., la Compagnia aeronautica italiana: servizi segreti. La quale conta su due Falcon 900 A, un Falcon 900 Ex e due Falcon 50.


Dario Fo e Franca Rame ne "l'Anomalo Bicefalo" immagini disponibili su www.archivio.francarame.itsize=1>
Una flotta di tutto rispetto, o no? Macché: la presidenza del Consiglio (ndr. Governo Berlusconi) risulta avere avvertito la necessità di prendere altri aerei a noleggio. Tanto da firmare un contratto biennale (2005 e 2006) con la società Servizi aerei spa, dell'Eni, per 300 ore di volo annue e un impegno per quest'anno di 2.079.000 euro. Piu un secondo contratto per il periodo marzo-dicembre 2005, con la Eurofly service di Torino, di proprietà di Rodolfo Baviera e di sua moglie. Impegno finanziario: altri 2 milioni 100 mila euro, per 300 ore di volo totalmente esaurite.

Riassunto: 50 milioni per gli aerei del 31° Stormo più 11 milioni 500 mila per quelli della C.A.I. più un milione e 900 mila euro per gli aerei dell'Eni più 2 milioni e 100 mila per quelli di Eurofly. Totale, come dicevamo: 65 milioni e 500 mila euro. Pari a 13.761 ore di volo. Una enormità. Tanto più che, nel bilancio di palazzo Chigi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale al capitolo 132 (“ Noleggio aeromobili per esigenze di Stato, di Governo e per ragioni umanitarie, spese connesse con l'utilizzo dell'aereo presidenziale": come se fosse solo uno) le previsioni finali per il 2005 erano di appena due milioni e 152 mila euro. La metà dei soli contratti di noleggio.

Dario Fo ne “l’anomalo bicefalo”size=1>

I nuovi inquilini di palazzo Chigi, davanti a quella massa di spostamenti, avrebbero prospettato a Prodi la possibilità di tagliare, prendendo ad esempio proprio il 2005, la bellezza di 5.243 ore di volo. Una riduzione del 38%. Con un risparmio di 23.886.000 euro. Ci riusciranno? Ciò che viene dato per scontato è un brusco ridimensionamento dei voli Roma-Olbia, la tratta prediletta dal Cavaliere che aveva fatto della Certosa, come certificò mettendo il segreto di Stato sulla villa, una specie di residenza secondaria della presidenza del Consiglio. Basterà? Vedremo. Certo, una svolta appare quanto meno opportuna. Avete presente il mito dell'U2, il grande aereo nero che volava a 25 mila metri d'altezza e poteva essere rifornito in volo senza avere (teoricamente) la necessità di atterrare mai? Bene: gli aerei di palazzo Chigi hanno volato nel 2005 per 37 ore al giorno.


SABATO E DOMENICA...

Sabato e domenica... Dario se n’è andato ieri. A Napoli, dove girerà per Rai 3 la lezione su RAFFAELLO.
Credo che tutti sappiate come ci si sente quando “lui” o “lei” se ne va. Sto con Dario da 52 anni + DUE DA "MOROSI". C’è stato del bello, bellissimo e del butto bruttissimo. Alla mia età bisogna ricordare solo il
bello-bellissimo.
Ma com’è che anche dopo tanti anni ogni distacco è sempre più pesante?
Avrei potuto andare con lui… in questi giorni non lavoro, ma mi sento stanca.
Taxi, treno, taxi, albergo, disfa la valigia… ristorante, prove, gente… ristorante, parlare… albergo, fai la valigia, riparti, taxi, treno, taxi. Casa. Letto.
Ho fatto prima. Sono rimasta a letto. Tutto sabato… proprio a letto, con la camicia, come fossi ammalata. “Domani esco… sì, vado alla Rinascente… vado, vado… poi telefono a Daniela, mi vedrò anche con Adele (a proposito, è uscito il suo libro, leggetelo è emozionante, una scrittura stringata, da “grande”!)

Arriva domenica. La mattina mi sono alzata con un po’ di vita addosso. OH, FINALMENTE SONO TORNATI I NOSTRI SOLDATI DALL'IRAQ...

Ho sbrigato la posta. Riordinato la casa… la lavatrice la faccio andare stanotte… così risparmio… già ho un affitto pesante: 2000 euro al mese, e solo qualche giorno fa ho scoperto che devo pagare pure acqua-luce-e gas. Ho invitato a pranzo mio nipote Gianluca (figlio di mio fratello Enrico) con Rossella, la fidanzata. Li ho visti con gran piacere. E’ stato bello ritrovarsi in famiglia, ricordare chi non c’è più… E STARE A TAVOLA IN COMPAGNIA. Mi hanno accompagnato sottocasa. “Salgo un attimo, mi riposo un po’… poi…poi…” - mi son detta. Letto. Buio. Non mi sono più mossa. Come morta. Senza voglia di niente. Passavano le ore. Ma cosa ho addosso?! Ma che due brutte giornate ho passato! Meglio quando si corre di qua e di là.
Ad un certo punto, verso le 23 sono andata sul mio blog in cerca di messaggi. Chissà?... Non ce n’erano. Pazienza. Vado a vedermi gli appunti sugli sprechi del 1992, “vediamo se trovo qualcosa per voi”. Ne ho trovate delle belle. Eccovele.

SPARA ALLO STRUPRATORE DONNE A LEZIONE DI GUERRA
Repubblica 10 febbraio 93
In America è scoppiata la moda di "Thelma e Louise". E' Paxton Quigley la missionaria del femminismo a mano armata, insegna alle signore come destreggiarsi con la pistola. "In America ogni due minuti una donna viene violentata. La prossima potresti essere tu" questo è lo slogan. Le donne devono essere in grado di difendersi da queste violenze. Il motivo di questo corso di addestramento a mano armata solo per ladies è: "Voglio che le donne provino quello che gli uomini hanno provato da sempre; voglio che si sentano padrone del mondo che le circonda, e padrone di andare e fare quello che vogliono, quando lo vogliono!" sostiene la Quigley.
PS. NON SPARATE EH!!!!

GETTA UN FAZZOLETTO DAL FINESTRINO E VIENE MULTATA DAI CARABINIERI
Repubblica 10 febbraio 93
Multata per avere gettato dal finestrino della propria automobile un fazzoletto di carta appena usata la giovane donna ha dovuto pagare il minimo del previsto 30.000 dall'articolo 15 del nuovo codice stradale.

M’è venuto in mente quando ero a San Francisco nell’86 con “Coppia aperta”. In quella città se butti un mozzicone per terra ti prendi 500 dollari di multa.
E’ fatale per me in questo momento pensare a Napoli.
Eccovi un articolo che…

UNA CITTA' AFFOSSATA DAI SUOI GOVERNANTI
Repubblica 7/8 febbraio 93
Il sindaco di Napoli Polese si dimette dall'incarico il 6 febbraio. Nove anni di sfascio a Napoli gravano su Gava, Scotti, Pomicino, Di Donato, De Lorenzo che hanno sempre sostenuto Carlo D'Amato, Pietro Lezzi e Polese, i tre sindaci socialisti della città.
I 16.344 miliardi per la ricostruzione post-terremoto sono stati dispersi in mille rivolti o bloccati nei forzieri comunali.
390 miliardi per i mondiali sono stati perduti in opere inutili (…)
2.200 miliardi per la linea 1 della metropolitana collinare, i lavori procedono lentamente 12 Km in 17 anni.
1.000 miliardi di deficit delle aziende municipalizzate.
La lievitazione dei costi in corso d'opera:
- la ristrutturazione dei Regi Laghi passò da 70 a 536 miliardi
- la ferrovia Alifana da 70 a 277 miliardi
- il collegamento stradale Napoli-Pomigliano da 9 a 175 miliardi.
Concessioni in cui sono coinvolte società oggi sotto inchiesta per tangenti o rapporti con la mafia: Lodigiani, Todini, Cogefar, Pizzarotti, Costanzo Cassini, Condotte, Farsura.
Tutti casi su cui la magistratura sta indagando.
Come sarà andata a finire? Per fortuna che OGGI, ANDIAMO MOLTO MEGLIO!!!!
Tanti baci
franca


chissà perché... il senato è il frigorifero dei sentimenti....


chissà perché in senato circola grande freddezza (NON DA PARTE DI TUTTI OVVIAMENTE)...
chissà perché si fatica a ricevere un saluto...
chissà perché il primato di questa grande maleducazione ce l'hanno le donne...
chissà perché il saluto è un gesto "NO"...
chissà perché anche le ministre non sanno dire ciao (forse troppo confidenziale? Per carità, teniamo pure le distanze! dite solo "buongiorno" ... ci accontentiamo)
chissà perché non si riesce nemmeno a fare un cenno col capo... schiacciare l'occhio, come a dire: "t'ho vista... come stai?"
credo sia più facile parlare con i presidente della Repubblica o col Papa, che con loro. Forse sono meglio di quanto io pensi (e non sono la sola ad aver notato ciò), ma questa è l'impressione che danno: altezzose.
In nome di che, poi? Che sogno hanno fatto?

Che malinconia.
nelle mie commedie spesso dico: la pegggior nemica della donna è proprio la donna. e non venitemi, per favore, a parlare di sorellanza! "Sorellanza" non vuol dire "partecipare alle manifestazioni ecc. "SORELLANZA" VUOL DIRE ESSERE SORELLE, SEMPRE!
SORELLE, VUOL DIRE VOLERSI BENE DA SORELLE... AIUTARSI, ASCOLTARE, DARE.

SORELLANZA VUOL DIRE: CHE TU SIA UN PEZZO GROSSO, O LA FIGLIA DELLA POVERA SCHIFOSA CI SI VUOLE BENE LO STESSO. E SO IO QUANNTE "FIGLIE DELLA POVERA SCHIFOSA" HO INCONTRATO NELLA MIA VITA.
CIAO A TUTTI

non ne posso più che sta storia finisca.
QUANTO MI TROVO MALE, MALEDIZIONE!


intervento sulle morti bianche

Il mio intervento nella COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA (morti bianche). (vado a braccio perché non c'è trascrizione)

MARTEDÌ 28 NOVEMBRE 2006
“Nel 1962 per l’VIII puntata di Canzonassimo, Dario aveva scritto uno sketch sulle morti bianche… che non era piaciuto alla dirigenza televisiva. Non si può fare: CENSURA! NO, NON CI STIAMO: abbandoniamo la trasmissione, passando anni pesanti: processi e richiesta di danni per miliardi,che non abbiamo pagato. (ndr siamo rimasti fuori dalla televisione sino al 77: 16 anni).
Nel 2006, DOPO 44 ANNI, siamo ancora qui a parlare di morti bianche. Dal 2001 ad oggi sono ben 7000 i morti sul lavoro, con 5 milioni di infortunati. Faccio presente che solo dopo 18 mesi una famiglia riceve la pensione dallo stato. E che pensione! DICIOTTO MESI!
Ma perché UN UOMO DEVE PERDERE LA VITA PER MANGIARE?!
Come si fa a lavorare con in testa: speriamo che oggi non tocchi a me...
In che modo stiamo vivendo?
Perché nessuno fa niente?
Perché?
Perché in realtà, NON SI VUOLE, NON C’E’ LA VOLONTA’ DI INTERROMPERE QUESTA CATENA MORTALE.
Non esiste nel nostro Paese una coscienza collettiva.
Tanto sono gli altri che muoiono, noi ce ne stiamo qui bei tranquilli, e nel NOI ci metto governo e imprenditori, che pensano solo al profitto: morto un operaio, ce ne sono cento pronti a prendere il suo posto. Se poi il morto è un immigrato clandestino non c’è problema: “Di quelli ci sbarazziamo in fretta, li sbattiamo in un fosso”.
Così vanno le cose.
Le tematiche degli infortuni sul lavoro hanno un’ origine antica. Ma come fermarle? Possibile che non ci sia un modo?
Sì! Il modo ci sarebbe, basta volerlo.
Basterebbe che le Prefetture coordinassero a livello territoriale gli interventi atti a garantire standard adeguati, di sicurezza sul lavoro.
Si apre un cantiere? Con calma, un bel drappello di carabinieri e poliziotti (meglio essere numerosi) arriva all’improvviso a controlla se tutto è in ordine. Qualcosa non va? Multa di 500 mila euro.
Poi si torna, sempre senza preavviso (speriamo che nessuno si faccia corrompere e avverta l'assassino): C’è ancora manodopera extracomunitario sfruttata a sangue... e clandestina o altre irregolarità? Un milione di euro di multa. Colpirne uno per educarne cento, come diceva uno che non è più di moda, Mao Tse Tung (CONTROLLANTO SU GOOGLE), e vedreste che strizza gli prende a ‘sti sfruttatori infami. Ma… NON C’E’ LA VOLONTA’. “E SE POI NON CI VOTANO PIU’?”


QUELLO CHE HO DETTO ALL'INGEGNER CIMOLI

Mercoledì 29 novembre
Eccovi l'intervento che ho fatto durante l'audizione dell'ingegner Cimoli a Montecitorio: (vado a braccio, perché l’audizione non è stata né trascritta, né registrata):
“Non entrerò nel merito dei gravosi problemi dell’Alitalia. Condivido quanto hanno precedentemente espresso i miei colleghi. Sono qui oggi, per un fatto personale. Ingegner Cimoli, buongiorno. Tutte le sere prima di addormentarmi penso a lei. Sì, proprio a lei. Da quando? Da quando ho saputo che lei ha ricevuto dalle ferrovie dello stato una liquidazione di 9 milioni di euro.
Arriva sera, vado a letto, mi vedo la tv, mi tiro su di mmorale con Porta a porta… qualche film con ammazzamenti vari, stupri… poi il sonnifero. Spengo la luce. Cerco di rilassarmi e addormentarmi, ma ecco che mi spunta davanti lei con i suoi 9 milioni di euro… La botta grossa poi me l’ha data quando ho saputo che lei guadagna 12 mila euro al giorno. 12 mila euro… così hanno detto i giornali. Cifra che in Italia una moltitudine di disgraziati percepisce in un anno. Volevo vedere come fosse fatto… “Avrà due teste – pensavo - quattro mani…” Invece no, ha un’aria del tutto normale… gentile… e mi dispiace che i miei colleghi l’abbiano messa sulla graticola.
Da questo governo ci aspettavamo grandi cose, che so… la legge sul conflitto d’interessi… la riduzione dello stipendio dei manager a suo livello…
Non è successo niente.
Ecco, vorrei darle un consiglio: rinunci al suo stipendio e alla liquidazione che riceverà al termine del suo mandato. Ed evolva il tutto… non ditemi che sto facendo della demagogia… alle famiglie dei 7000 operai morti sul lavoro, le cui mogli, (oltre al dolore per la perdita del loro congiunto, marito o figlio) devono aspettare 18 mesi prima di ricevere uno straccio di pensione.
Sono sicura che anche la sua famiglia sarebbe felice e orgogliosa per questo suo gesto. Sarebbe un atto dovuto e anche onorevole. Tutto il mondo parlerebbe di lei… e io potrò finalmente dormire serena!”
Il mio amico on. Pedrini, m’ha inviato un biglietto: “Brava! TVB. Egidio”
Ma il bello viene adesso. Poco dopo l’Ingegnere inizia a rispondere alle tremende domande dei parlamentari. Ma passati pochi minuti dice: “Conosco la senatrice Rame da tanto tempo. Sono di Arcisate, vicino a Varese, ci siamo conosciuti in casa di comuni amici… la Rosalina Neri…”. Ci penso un attimo e faccio i conti: “Sessant’anni fa…” dico “Non esageri!” – risponde. E sì penso, i conti con gli anni non mi tornano, se l’ho conosciuto doveva essere un bambino.
Cimoli prosegue: “Sono stato chiamato a Palazzo Chigi, il contratto era pronto. L’ho firmato. E’ tutto trasparente. Quando ero alle ferrovie dello stato mi sono ridotto lo stipendio. Nessun giornale ne ha parlato.”
E’ vero. S’è ridotto lo stipendio, ma a quel tempo era di quattro lire… solo 600 milioni. E s’è l’è ridotto del 10%.”

Lanci stampa
L’Alitalia - ha detto Prodi - forse fallirà. Perché? Perché è stata amministrata male. Male in che senso? Troppi sprechi. Chi è l’amministratore delegato dell’Alitalia? Si chiama Giancarlo Cimoli. E’ un tipo in gamba? Beh, a giudicare dai risultati forse c’è di meglio in giro. Quanto guadagna questo Cimoli, ha un buono stipendio? Ha uno stipendio di 2 milioni e settecentomila euro all’anno. Più i benefit. Scusi, come ha detto? Sì, due milioni e settecentomila, quasi tre milioni. Per capirci meglio, circa 225 mila euro al mese, e cioè, grosso modo, 10-15 mila euro per ogni giorno lavorato (a seconda di come si calcolano i week end e le ferie). 10-15 mila euro corrispondono all’ammontare dello stipendio annuo di un precario. E anche - euro più, euro meno - allo stipendio annuo di un operatore scolastico di terzo livello. Costoro ci mettono un anno intero a guadagnare quello che Cimoli guadagna in una giornata. Vogliamo anche fare i conti di quanto spetterà a Cimoli di liquidazione quando si decideranno a mandarlo via? Lasciamo stare, sennò ci gira la testa.
Noi abbiamo proposto - riprendendo una vecchia idea di Bertinotti - che si ponga un tetto agli stipendi pubblici e al di sopra di quel tetto si studi anche un sistema di tasse micidiali per i dipendenti privati. Abbiamo proposto che il tetto fosse pari allo stipendio del più povero tra i dipendenti pubblici, moltiplicato per 10 o per 15. Il “Corriere della Sera” ieri ha ripreso la proposta ed è andato a chiedere il parere a vari personaggi politici. Qualcuno si è un po’ spaventato, qualcuno si è pronunciato contro (“contro l’appiattimento salariale”: ha detto così: appiattimento...), qualcuno, per fortuna, si è detto a favore. C’è chi ha fatto questa osservazione: attenzione, se li paghiamo poco i migliori scappano all’estero. Allora faccio questa domanda: perché un primario, un cardiochirurgo di fama internazionale, capace di salvare vite su vite con la sua sapienza e abilità, viene stipendiato dallo Stato circa 5 o 6000 euro al mese (mezza giornata di lavoro di Giancarlo Cimoli...) eppure non scappa all’estero? Perché alcuni nostri giovani geniali ricercatori - che gli svizzeri e gli americani ci invidiano - guadagnano nemmeno 1000 euro al mese (20 minuti di lavoro di Cimoli) e nessuno se ne preoccupa? Oltretutto, state sicuri: né gli svizzeri né gli americani ci invidiano Cimoli...

ALITALIA: RAME, HO VOLUTO VEDERE IN FACCIA CHI PRENDE 12MILA EURO AL GIORNO =
Roma, 29 nov. (Adnkronos) - 'Ho voluto vedere in faccia chi prende 12 mila euro al giorno'. Cosi', Franca Rame, senatrice dell'Italia dei Valori, ha spiegato il suo intervento oggi pomeriggio alla seduta delle Commissioni Lavori pubblici del Senato e Trasporti della Camera, riunite per ascoltare il numero uno di Alitalia, Giancarlo Cimoli. 'E' andata cosi' -ha raccontato ai giornalisti al termine dell'audizione- ho detto a Cimoli: sono qui perche' volevo vedere che faccia avesse uno che guadagna 12.000 euro al giorno. Non ci dormivo la notte, mi chiedevo se avesse due braccia, due gambe come tutti'.

'Ma -ha continuato Franca Rame- si rende conto, gli ho detto, che c'e' gente che 12.000 euro non li guadagna nemmeno in un anno?
Cimoli ha risposto che lui lo stipendio se l'era ridotto del 10% quando era alle Ferrovie. Io gli ho consigliato di devolvere una parte della sua retribuzione e del suo stipendio alle famiglie dei 7000 morti sul lavoro'.

E tra Cimoli e Franca Rame c'e' stato anche un 'amarcord'.
'Cimoli e' stato gentile e mi ha ricordato -ha raccontato ancora- che ci siamo conosciuti ad Arcisate, in provincia di Varese, a casa di comuni amici. Ma i conti con gli anni non mi tornano perche', se quella era l'occasione, lui doveva essere un bambino'.

Adnkronos) 29-NOV-06 18:39
ALITALIA:F. RAME,VOLEVO VEDERE CHI PRENDE 12.000 EURO GIORNO
A CIMOLI, DEVOLVA I SOLDI A FAMIGLIE VITTIME SUL LAVORO (ANSA) - ROMA, 29 NOV - 'Ho partecipato all'audizione di Cimoli perche' volevo vedere che faccia ha uno che guadagna 12.000 euro al giorno'. La senatrice Franca Rame, all'uscita della seduta congiunta delle Commissioni Trasporti e Lavori Pubblici di Camera e Senato, racconta cosi' ai giornalisti il suo 'botta e risposta' con il numero Uno di Alitalia, Giancarlo Cimoli, durante l'audizione.
'Gli ho detto proprio cosi': sono qui perche' volevo vedere che faccia avesse uno che guadagna 12.000 euro al giorno. Se avesse due braccia, due gambe come tutti. Ma si rende conto, gli ho chiesto, che c' e' gente che 12.000 euro non li guadagna nemmeno in un anno ? Cimoli - ha proseguito l'attrice - e' stato molto gentile: io sono di Arcisate, mi ha risposto, ci conosciamo gia' attraverso amici comuni... E poi ha aggiunto che lui lo stipendio se l'era ridotto gia' del 10% quando era alla Ferrovie, ma allora so che prendeva di meno. Allora - ha detto ancora Franca Rame - io gli ho consigliato di rinunciare alla liquidazione e allo stipendio per devolverli alle famiglie dei 7.000 morti sul lavoro'.