OPERAZIONE VICENZA “NO DAL MOLIN”

Lanciamo la campagna “RIPENSACI PRODI” Le chiediamo di riconsiderare il suo editto da Bucarest sull’allargamento della base americana a Vicenza; una decisione espressa senza tener conto delle diverse opinioni degli abitanti della città veneta e di tutta la zona coinvolta. L'aprire una base (la più importante d'Europa come Lei ha riconsciuto), a due chilometri da una città d'arte e cultura d'importanza mondiale, senza considerare l'impatto ambientale disastroso che provocherebbe, ci sembra a dir poco insensato. La preghiamo quindi di tornare sulle sue decisioni. Apra un vasto dibattito. Pronunci, a reti unificate le inedite parole: “HO SBAGLIATO! PARLIAMONE!" Sarebbe un gesto di grande civiltà MAI DIMOSTRATO da nessun governante al mondo. PER GOVERNARE NELL'INTERESSE DEI CITTADINI UN PAESE, SONO INDISPENSABILI UMILTA' E CORAGGIO. CI RIPENSI PRESIDENTE, INDICA UN REFERENDUM, NE HA LA POSSIBILITA'.CI SONO MOLTI DELUSI NEL NOSTRO PAESE DALLA SUA POLITICA... FORSE TORNEREBBERO A GUARDARLA CON SIMPATIA. Le ricordiamo, signor Presidente un passaggio del suo programma, in campagna elettorale: "... in questo quadro reputiamo necessario ad una redifinizione delle SERVITU' MILITARI che gravano sui nostri territori... che salvaguardi gli interessi della difesa nazionale e al tempo stesso quelli altrettanto legittimi delle popolazioni locali" ( pg 111 del Programma de l'Unione).
Affinché questo sogno si possa verificare, occorre un’enorme mobilitazione e grande impegno da parte di moltissimi. Quindi proponiamo di inviare in numero spropositato di email o, chi non ne avesse la possibilità, cartoline postali, al Corriere della Sera (cormil@rcs.it - Corriere della Sera - via Solferino, 28 - 20121 Milano) e alla Presidenza del Consiglio (trasparenzanormativa@governo.it - Palazzo Chigi, Piazza Colonna 370 00187 Roma). Ognuno può scrivere il messaggio che sente purché BREVE, ma per comodità del copia-incolla suggeriamo un testo: RIPENSACI PRODI! LIBERA VICENZA DALLA BASE AMERICANA DAL MOLIN Vi invitiamo a privilegiare l’invio al Corriere che affogando in un mare di comunicazioni, sarà sollecitato a dare avviso ai suoi lettori della enorme (ci auguriamo!!) mobiliatazione dei cittadini. INOLTRE... vi preghiamo di diffondere questo comunicato su tutti i siti, blog, quotidiani online, mailing list ecc… e annunciare l’operazione “Prodi ripensaci” anche su giornali cartacei nello spazio lettere, o qualsiasi altro mezzo di informazione, bacheche circoli, associazioni, università, scuole, fabbriche ecc… (non dimenticate di mettere dove volete, il nostro blog promotore della campagna) Certa della vostra mobilitazione vi invio un grazie con un abbraccio grande. Come ci si sente bene quando ci si mette in movimento!!!! UN ABBRACCIO GRANDISSIMO franca rame "Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività 'resistere, resistere, resistere' come su una irrinunciabile linea del Piave." Francesco Saverio Borrelli - 12 gennaio 2002


Video dell'intervento sulla base di Vicenza

Intervento della Senatrice Franca Rame contro la base americana Dal Molin a Vicenza

Nell'intervento Franca Rame esprime il suo disappunto verso la politica estera e di difesa del governo e indica al Presidente Prodi una via d'uscita: riconsiderare le sue posizione e aprire una consultazione, dal governo ai cittadini.

In seguito all'intervento è stata lanciata la campagna "RIPENSACI PRODI" , di cui si possono trovare tutte le informazioni all'indirizzo: www.francarame.it/?q=node/252


INTERVENTO DI FRANCA RAME IN AULA SULLA BASE DAL MOLIN DI VICENZA

Questa mattina in aula si è discusso sulla base Dal Molin di Vicenza.

nota Franca Rame durente l'intervento si è interrotta richiamando il ministro Parisi all'attenzione, che nel frattempo chiacchierava con altre persone. Invitata a dal Presidente Marini a continuare, ha proseguito l'intervento, nella scarsità d'attenzione da parte del Ministro.

"Grazie Signor Presidente, Onorevole Ministro, Onorevoli rappresentanti del governo, Onorevoli Colleghi,: ci penserei bene prima di procedere all allargamento della base americana a Vicenza.

Le basi militari Usa nel mondo sono oltre 850, In Europa 499. In 8 sono custodite 480 testate nucleari.
Il territorio italiano è disseminato di basi americane: Sigonella, Aviano, Camp Darby, ecc.; le strutture sono complessivamente 113.

Conosciamo le spese militari degli Usa nel nostro Paese e conosciamo anche le spese sostenute dallo stato italiano, non grazie a dichiarazioni dei nostri governi (noi sappiamo tacere!) ma dall’ultimo rapporto ufficiale reso noto dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.Il contributo annuale alla “difesa comune” versato dall'Italia agli Usa per le “spese di stazionamento”delle forze armate americane è pari a 366 milioni di dollari. Tre in contanti,il resto: «affitti gratuiti, caserme, case, palazzi, riduzioni fiscali varie e costi dei servizi ridotti».

Quello che le imprese del Nord-Est e del Meridione chiedono disperatamente da anni, gli Usa lo incassano in silenzio già da tempo.“la base si può fare, ma senza carri armati.” Ha dichiarato in sintesi il ministro Parisi, 28 settembre 2006.E CHE COSA CI facciamo signor ministro: coltivazione biologica?

Che accadrà oltre il filo spinato, nel territorio americano?

I giornali dicono che Vicenza avrà in grembo un’unità d’assalto, con caratteristiche esclusivamente offensive, ospiterà unità atte a garantire il massimo della potenza nel minimo tempo, per tutte le operazioni in medio Oriente e nei cosiddetti stati canaglia. Quella di Vicenza sarà la base militare più grande d’Europa da qui partiranno le forze d’azione per l’Iraq e l’Afghanistan e ogni altra guerra mediorientale per esportare “un cimitero di pace e democrazia” e importare petrolio in cambio di quotidiani massacri. in Iraq c’è la guerra, che ha mietuto ad oggi oltre 55 mila vittime civili. Il nostro governo si occupa di moratoria internazionale sulla pena di morte, ma non fa caso che dal veneto partirà un’armata di distruzione. Ripudiamo la guerra, ma offriamo i nostri territori perché gli altri la facciano!

Ma che garbata forma d’ipocrisia!

Gli stati ospitanti basi americane, noi tra questi, paghiamo il 41% dei costi. L’impatto del “Dal Molin” sarebbe di consumi idrici pari a 30.000 abitanti vicentini, gas naturale 5.500 abitanti, ed energia elettrica 26.000 abitanti.
E’ questo il vostro modo di RIPUDIARE LA GUERRA come è scritto nella nostra costituzione? Dove sono i segni di rottura con il passato? Quali decisioni ha preso questo governo per imprimere un vero cambiamento, una inversione di rotta?
Non ci stiamo.
Mi dispiace dirlo, ma il presidente Prodi ha sbagliato. Ha deciso autonomamente, senza neppure consultarsi con il suo esecutivo.

Al termine della conferenza stampa gli è sfuggito un momento di sincerità, quando ha commentato: “certo che costruire un aeroporto militare proprio nel centro di una città è un pochino insensato…
Com’è che ha cambiato idea Signor Presidente, arrivando a dichiarare, senza timore del ridicolo, che non si tratta di un problema politico, bensì di una questione meramente urbanistica, che lei non può risolvere, perché non è il sindaco di Vicenza.
La città palladiana del teatro Olimpico rischia di diventare una Caporetto di questo governo.Chiediamo, pretendiamo, esigiamo, che il nostro primo ministro ascolti i diretti interessati, prima di passare all’azione, e si consulti anche con noi, per decisioni così gravi, dal momento che l’Italia è una repubblica parlamentare!
Caro presidente, l’unica via d’uscita… e sarebbe la prima volta che succede nella storia del mondo, è riconoscere di aver commesso un errore.
Sarebbe un gesto straordinario, degno di un leader saggio e che ascolta la sua gente.
Un gesto che le farebbe riguadagnare di colpo la fiducia
che dal giorno dell’insediamento del governo ad oggi, come dicono i sondaggi, si è parzialmente incrinata. Credo che ne parlerebbero, con ammirazione, tutti i giornali del mondo.
Noi cittadini italiani vogliamo la pace, non come alterativa alla guerra ma come valore assoluto e insostituibile, e la potremo perseguire solo allontanando dal territorio italiano chi minaccia ogni giorno la pace!

Per quanto esposto dichiaro voto contrario alle mozioni dell’opposizione".


LA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA "TAGLIA"...

COME SEMPRE, CON LA COLLABORAZIONE DI CARLOTTA NAO

Il 27 gennaio la Presidenza della Repubblica ha pubblicato una nota illustrativa del bilancio di previsione per il 2007 dell’ amministrazione della Presidenza della Repubblica.

Il testo integrale è scaricabile dal sito del Quirinale, www.quirinale.it.

La rinuncia del “segreto di stato” è, come scritto dal Corriere della Sera, un gesto unico nella Storia della Repubblica. Ma non solo. E’rivoluzionario.

E’ forte il messaggio politico: “LE ISTITUZIONI PER ESSERE DEMOCRATICHE DEVONO ESSERE INNANZITUTTO TRASPARENTI ED APERTE AL DIALOGO E AL CONFRONTO”.

Ecco un chiaro segno di discontinuità col passato e, dispiace dirlo, anche con questo governo: il Presidente Napolitano ha deciso di fare economia, come una buona casalinga, in tempi in cui i conti dello stato arrancano e i cittadini si affannano ad arrivare a fine mese. Non si tratta di una scelta “elettoral-populista”, Napolitano non credo abbia mire alla ri-elezione!
Da un Presidente così …. Ci aspettiamo di vedere il tetto del Quirinale coperto da enormi pannelli solari… e una decina di donne corazziere! (Su 293 si può fare… o no?).

Qualche giorno fa, sono andata con Dario, a piedi al cinema Quattro Fontane. Siamo passati a fianco de Quirinale e abbiamo camminato credo, per quasi un chilometro. Commentavo con Dario, “mio dio… ma quanto è grande ‘sto palazzone! Me ne ero dimentinticata. 1500 stanze per una persona sola! Perché non ne fanno un bel museo…” “Già – mi dice Dario… e il Presidente dove va?”
“A palazzo Giustiniani, l’attuale dimora del presidente del senato Marini, ex appartamento del figlio del re… vedessi che roba! Principesca, appunto!” “E il presidente Marini?” “Gli troviamo un appartamento bellissimo in uno dei trenta palazzi del governo!” “Scrivi una bella lettera a Napolitano… diverso com’è dagli altri politici, capace che ci sta!” Magari! Intanto, caro Presidente, a Clio e a te, mando un bel bacio!
Ps. Dopo l’articolo del Corriere c’è una coda… interessante…

DAL SITO DEL CORRIERE DELLA SERA:

Napolitano pubblica i costi del Quirinale
ERA già passato alla storia come il primo Capo dello Stato ex comunista della storia della Repubblica, da oggi è anche l’unico ad aver reso pubblico il bilancio del Quirinale. Giorgio Napolitano ha deciso di rinunciare al privilegio costituzionale di una contabilità interna sottratta ai controlli e alla pubblicità di altri organi istituzionali è ha scelto di divulgare, attraverso il sito www.quirinale.it, i principali dati relativi ai costi del Palazzo. Eccoli.
La previsione di spesa per il 2007 è di 235 milioni di euro, l’87,6% per il personale e l’11,6% per l’acquisto di beni e servizi. I dipendenti di ruolo sono 987, ai quali si aggiungono 85 «comandati» (cioè tutt’ora inseriti nell’organico di altri enti pubblici), 23 contrattisti e 1.086 militari e civili addetti a compiti di sicurezza. Fra questi ultimi, i 293 corazzieri. La pubblicazione dei dati è il primo atto di una operazione trasparenza avviata da Napolitano, con la collaborazione del segretario generale Donato Marra, con l’obiettivo di ridurre i costi del palazzo, che sono cresciuti negli ultimi anni in modo progressivo. Secondo calcoli del Corriere della Sera, in dieci anni il personale di ruolo del Quirinale è aumentato del 20% e le spese sono cresciute del 91% in cifra assoluta e del 61% al netto dell’inflazione. Secondo gli stessi raffronti, l’appannaggio annuo del presidente della Repubblica (218.407 euro) invece è rimasto pressochè invariato in valore reale dal 1948 a oggi; anzi, forse è diminuito, se si considera che da 1997, su richiesta di Oscar Luigi Scalfaro, è assoggettato a tassazione Irpef, e dal 1999, per decisione di Carlo Azeglio Ciampi, e poi di Napolitano, non è stato più rivalutato.
A settembre del 2005 Ciampi aveva messo un freno al dilagare delle spese, fissando un tetto del 3,5% all’aumento del fabbisogno previsionale rispetto all’anno precedente. Napolitano ha rispettato questo vincolo, fermandosi al 3,23%. Ma è evidente che il suo obiettivo e di andare ben oltre. Si vedrà col tempo se riuscirà veramente a ridimensionare i conti del Palazzo. (…) Sono state all’opera due Commissioni di studio sull’assetto organizzativo e sulle procedure di spesa, e attende i risultati prima dell’estate. Per la fine dell’anno, invece, annuncia un consuntivo di spesa analitico che, non è difficile immaginarlo, farà discutere dentro e fuori il Palazzo. (…)

Abbiamo già pubblicato l’inchiesta sui costi del Quirinale, per evitarvi la fatica di andarveli a cercare, ve li ripropongo, così potrete confrontare i dati e ragionarci sopra e suggerire ulteriori miglioramenti al nostro Presidente.

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Quirinale: residenza del Capo dello stato.
Per inciso diremo che come spesa al mantenimento del "Colle" noi siamo in testa alla classifica mondiale. Solo un altro Presidente al mondo brucia danaro pubblico più del nostro.

DATI DaL 1992 al 1995
on. RAFFAELE COSTA e gli altri

COSTI DEI PALAZZI
QUIRINALE
Se me lo avessero raccontato, non ci avrei mai creduto…

Assegno in dotazione al Presidente: 4 miliardi esentasse,
206 miliardi di spese per la Presidenza.
Residenza estiva: Castel Porziano.
PERSONALE:
I dipendenti del Quirinale sono la bellezza di 796 e godono di una serie di benefici notevolissimi rispetto al resto del pubblico impiego.
I loro ruoli sono suddivisi in:
186 commessi
163 assistenti tecnici"
"139 tecnici agrari"
"133 ragionieri e segretari
40 cacciatori e guardie forestali"
Dei 225 dipendenti restanti non si conoscono i ruoli.
38 ore lavorative la settimana, dopo di che scatta lo straordinario.

1500 stanze con accessori: 236 arazzi, 280 orologi, 295 tappeti, tra cui il tappeto più grande del mondo 300 metri quadrati. 900 posate d'argento, 600 piatti, migliaia di bicchieri di cristallo maneggiati da 50 camerieri in livrea, che si aggiungono ai 10 cuochi, in grado di allestire pranzi di gala per centinaia di persone.
Il nostro Presidente (n.r. Scalfaro) usufruisce anche della pensione maturata nei tre anni di attività giudiziaria e come parlamentare e quando poi andrà definitivamente in pensione gli spetterà anche l'indennità di senatore a vita, (di cui stanno godendo - è proprio il caso di dirlo anche Leone e Cossiga).
Oltre allo stipendio i lavoratori del Quirinale usufruiscono di indennità d'incarico, informatica (per i dipendenti delle carriere tecnico-informatiche e per coloro che fanno normale uso di video-terminali-elettronici, guida, caccia (chi lavora nelle tenute di Castel Porziano), cassa (direttore ufficio tesoreria, impiegati addetti alla cassa), di alloggio (chi non ha alloggio di servizio) lavoro festivo, notturno, straordinario, assegni famigliari e gratifiche che consistono in un assegno pari ad un quarto dello stipendio che viene distribuito tre volte all'anno: marzo, giugno e settembre. (Mi piacerebbe sapere perché proprio in quei mesi).
Un tenente colonnello dei carabinieri in servizio al Quirinale percepisce 2 milioni al mese in più rispetto al pari grado che combatte contro mafia, camorra, delinquenza in Sicilia e altrove.
Un semplice ragioniere dopo 15 anni di lavoro, intasca netti, 65 milioni l'anno, oltre due volte lo stipendio di un suo omologo ministeriale".
Perchè?
Ah. dimenticavamo il meglio: le PENSIONI.
I lavoratori del Quirinale dopo 35 anni di servizio percepiscono una pensione uguale all'ultimo stipendio e se il loro lavoro è stato "lodevole" anche una "una tantum" (sei mensilità e mezzo) che il presidente può aumentare a sua discrezione".
Ma non è finita.
"Il Capo dello Stato può assumere personale evitando i pubblici concorsi. Può nominare per decreto i dipendenti della presidenza anche quando la loro nomina sia in sovrannumero rispetto agli organici. Notate bene, tutte norme arbitrarie in netto contrasto con le disposizioni generali della pubblica amministrazione."
Ogni ex presidente della Repubblica ha a sua disposizione un’auto di rappresentanza, concessagli a vita dal Quirinale. Anche Francesco Cossiga beneficia dell’auto della presidenza della Repubblica, però, in quanto anche ex presidente del Senato, dispone di una seconda auto.
Ricordiamo che in Germania, al servizio del capo dello stato ci sono 150 dipendenti, in Portogallo: 200, in Spagna per la casa reale ci sono 543 addetti.
Negli Stati Uniti, sono a disposizione delle "autorità", quattro "auto blu", il re della Danimarca, sbriga le proprie faccende al volante della macchina personale e che il sindaco di Oslo quando esce dal municipio aspetta il taxi per tornare a casa... col freddo che fa!
Ma quelli sono esibizionisti del risparmio dei soldi pubblici. Insopportabili moralisti.
A 'sto punto rivogliamo il re!


NEPOTISMI ISTITUZIONALI

NEPOTISMI ISTITUZIONALI

Da una collage di articoli di Gian Antonio Stella, pubblicati dal Corriere della Sera tra il 2004 e il 2005

Quando il Carroccio tuonava contro il clientelismo, il nepotismo e gli arrivisti



(…)La Lega Nord guarda al futuro, e ha mandato a prendere confidenza con Bruxelles e le istituzioni comunitarie, nel mentre crescono i giovani eredi del Senatur Renzo, Roberto Libertà ed Eridanio, un altro paio di appartenenti alla Real Casa Senatùria: Franco Bossi (il fratello) e Riccardo Bossi (il figlio primogenito).
Assunti presso il Parlamento europeo con la qualifica di assistenti accreditati. Portaborse, avrebbero detto i padani duri e puri di una volta. Ma pagati sontuosamente. Per l'attaché, ogni deputato riceve infatti 12.750 euro. Pari a 24 milioni e 687 mila vecchie lire. Al mese.
La notizia, contenuta nell'elenco ufficiale pubblicato dall'Europarlamento è facile da controllare sul sito internet dell’istiuzione, dove però non precisa che mestiere facciano i due.
Visto che l'assistente accreditato, pagato coi soldi nostri, è il braccio operativo di ogni bravo parlamentare, si presume che parlino fluentemente alcune lingue, capiscano di economia, siano dotti nelle materie giuridiche e magari abbiano una competenza specifica in qualche settore chiave nel quale il deputato di riferimento deve destreggiarsi.



Franco Bossi, una preparazione, ce l'ha. Sa tutto di valvole, canne, pistoni, bronzine, guarnizioni, pompe ad acqua... Dopo aver studiato fino alla terza media inerpicandosi su su fino alle «commerciali», manda avanti infatti un negozio di autoricambi a Fagnano Olona. Una professionalità che, unitamente alla passione leghista, ha spinto il Carroccio non solo a ipotizzare una sua candidatura alla Camera al posto di Umberto nel collegio di Milano 3 (dove poi, forse per evitare le accuse di far tutto in famiglia, fu scelto il medico di casa del Senatur) ma ad affidargli negli anni ruoli di spicco quali quello di c.t. della squadra di ciclismo della Padania, di socio della controversa "cooperativa 7laghi", di membro del consiglio di amministrazione dell'Aler (case popolari) di Varese. Esperienze che a Bruxelles gli saranno utilissime.
Quanto a Riccardo Bossi, se ne sa ancora meno. Se infatti sono ormai celebri i fratelli avuti dal papà nel secondo matrimonio,(…), lui è infatti rimasto sempre piuttosto defilato. Si sa che ha 23 anni, che è un ragazzone grande e grosso, che va matto per le auto ed è fuori corso all'università. Fine(…).
A scegliere come braccio destro Franco Bossi, dice il sito dell'Europarlamento, è stato Matteo Salvini, già direttore di quella Radio Padania Libera che per anni ha cannoneggiato contro il clientelismo e le assunzioni in Terronia di amici, cognati e parenti. A scegliere Riccardo, lo «zio» Francesco Speroni, che di Umberto Bossi è stato il capo di Gabinetto al ministero delle Riforme e che in tema di nepotismo aveva già fatto spallucce davanti a un'altra polemica: la designazione, come presidente della provincia di Varese, di Marco Reguzzoni, marito di sua figlia Elena.(…)

Parlamento, la Lega fa lo scambio di coppie



Sorpresa: gli scambisti sono sbarcati in politica. Certo, non gli scambisti a luci rosse dei club privé. Almeno che si sappia. Ma due deputati leghisti, forse per marcare una innovazione padana nei confronti del vecchio nepotismo partitocratico, si sono scambiati davvero le mogli.
Ognuno ha assunto in ufficio, a spese dello Stato e quindi di noi cittadini, la moglie dell'altro.

Una bella pensata che, aggirando gli stucchevoli paletti di una legge bigotta contro il familismo, apre nuovi orizzonti al mantenimento di figli e cugini, generi e cognati, zie e concubine. Senza più il fastidioso ingombro di provvedere al vitto e alloggio dei propri cari, comodamente collocati a carico delle pubbliche casse. I protagonisti della nostra storia, che pare fosse nota a un mucchio di addetti ai lavori rigorosamente omertosi ma non ai cittadini, sono Maurizio Balocchi ed Edouard Ballaman. Due personaggi piuttosto noti.
Il primo è sottosegretario agli Interni, il secondo questore della Camera. Genovese di nascita fiorentina, è stato il fondatore dell'Associazione italiana amministratori di condomini, è parlamentare dal 1992 e della Lega è stato il segretario amministrativo. Il secondo, nato in Svizzera ma cresciuto a Pordenone, è un commercialista finito spesso sui giornali. Prima per aver dato fuoco in diretta tivù al concordato fiscale del governo Dini. Poi per aver battuto Vittorio Sgarbi nell' uninominale anche grazie a volantini in cui invitava i cattolici a votare per lui (insegnante in una scuola salesiana) e non per gli avversari giacché uno era «comunista» e l'altro un «noto libertino frequentatore di pornostar». Quindi per aver proposto per due volte l'abolizione del «made in Italy» da sostituire al Nord con «made in Padania. Per non dire delle sparate sul diritto di Pordenone a diventare una provincia autonoma o di un'intervista al «Sole delle Alpi» dove alla domanda su cosa detestava rispondeva: «Il tricolore». (…)

Il sottosegretario assume la figlia al ministero


«Governerò come un buon padre di famiglia», promise Berlusconi. Elisabetta Casellati, pasionaria azzurra, annuì commossa. Anche lei, giurò a se stessa, avrebbe governato come una buona madre di famiglia. Così, appena nominata sottosegretario, ha assunto come capo della segreteria al ministero della Salute sua figlia Ludovica.
«Grazie, mamma!».
«Te lo meriti, amore». I soliti maliziosi, si sa, diranno che non si tratta di una coincidenza. E sputeranno fiele dubitando che la selezione sia stata aspra, che siano stati vagliati migliaia di curriculum, che siano stati consultati i migliori cacciatori di teste o chiamati a colloquio centinaia di giovani... E rinfacceranno a Silvio Berlusconi di avere giurato che lui avrebbe «chiuso coi metodi della vecchia politica» e «sradicato il clientelismo» e risanato lo Stato facendola finita con le spintarelle e le assunzioni facili. (…)Ma la bella Ludovica, nella veste di Capo della Segreteria del Sottosegretario di Stato assicura anche a nome della genitrice che non è così.
E spiega, in una deliziosa intervista al Corriere del Veneto, di avere tutte le carte in regola: «Ci ho messo dieci anni perché non mi chiamassero "figlia di" e adesso non vorrei passare per quella aiutata da mammina». Di più: «Può giudicarmi solo chi mi conosce sul lavoro e sa bene qual è la mia professionalità, guadagnata sul campo, dimostrata in ogni incarico che ho avuto». Certo, a incrociare nelle banche dati il suo nome con le voci «salute» o «sanità» o parole simili, si recuperano risultati così scoraggianti (zero carbonella) da far immaginare che sappia della materia quanto sa del Tamarino di Edipo o del delfino di fiume del Punjab. Né si conosce molto delle tappe della carriera manageriale che, sempre nella cocciuta ostinazione di dimostrare che lei è del tutto estranea a ogni raccomandazione della madre parlamentare berlusconiana, ha percorso nella berlusconiana Publitalia, la concessionaria di pubblicità del gruppo Mediaset.
Dire che sia del tutto sconosciuta, tuttavia, sarebbe ingiusto. Gli appassionati di vita mondana e i frequentatori dei siti di «gossip» veneti, infatti, la conoscono benissimo. Primo: perché passa per una delle più puntuali ospiti di tutte le feste, i cocktail, i galà e rinfreschi che vengono organizzati nei locali pubblici e nelle dimore private dall'Adige al Tagliamento. (…) La mamma, Elisabetta Casellati, à avvocato, docente universitario, parlamentare di Forza Italia dal 1994, donna combattiva sempre pronta alla pugna e premiata via via con una serie di incarichi istituzionali fino alla presidenza della Commissione Sanità (con soddisfazione di Farmindustria, l'associazione delle imprese farmaceutiche, generosa di versamenti registrati nei suoi confronti) e poi alla vicepresidenza del gruppo azzurro al Senato, la Casellati non ha perso occasione, negli anni, per tirar fuori grinta e fantasia. E un giorno prometteva «entro due settimane» una specie di «angelo custode» per i tiratardi con l'inserimento in ogni discoteca di «una figura istituzionale» (un vigile urbano?) in servizio dalle ore 22 in avanti, un altro sentenziava che «la Rai non è stata mai così pluralista» come in questi anni azzurri, un'altra sbeffeggiava Romano Prodi per la chioma nero-seppia bollandolo come un Pinocchio «pronto a negare l'evidenza anche quando qualcuno avanza sospetti sulla sua capigliatura». Per lei la domanda:(…) è vero che la giovane Ludovica ha avuto al ministero un contratto da 60 mila euro l'anno, cioè quasi il doppio di quanto guadagna un funzionario ministeriale del 9° livello con quindici anni di anzianità?


correte a vedere!

ho fatto un giro su jacopofo.com, c'è un gioco bellisimo! correte a vederlo... è fantastico. stravedo per jacopo, nora, jaele... ma questo gioco è veramente entusiasmante!
cercate la "FINESTRA" con un autoritratto di ja (che mi ha commosso..) andate avanti...
ciao. buon divertimento. se ce la faccio, domani glielo rubo...
fra


per la pace... che vuol fare la guerra!

caro LA PACE.... calma. ma come mai non riuscite a fare a meno di vedere L'UOMO NERO? vi offendete al posto mio? ho ricevuto troppe lettere nella mia vita con insulti da fascisti, ci sono abituata, addirittura c'era gente che si felicitava per il sequestro accompagnato da lamettate e bruciature di sigarette, oltre al resto, da me subito nel 73 e si rammaricava che non mi avessero ammazzata di botte. abbiamo avuto molotov lanciate contro le finestre (tutti i vetri rotti) della nostra casa che ha rischiato di bruciare, abitata da mia madre, 86 anni. solo un miracolo l'ha salvata.
abbiamo avuto bombe alla palazzina liberty che hanno infranti tutti i vetri della piazza. mi fermo qui per non tediarvi.
ho avuto anche tanto dalla vita, gente, moltissima, che mi vuole bene... che mi stima, grandi riconoscimenti. Fatti un giro sul mio sito o clicca sulle voci che trovi a sinistra in alto sul blog.
Va tutto bene caro amico. Oggi è stata una bellissima giornata, mi sono incontrata al senato con l’ambasciatore cubano, ho visto due alti funzionari nel mio ufficio per una certa pratica. Ho pranzato con il presidente elio lannutti e l’avvocato Golino della ausbef, poi sono venuta a casa a rivedermi l’intervento sugli sprechi e il brano “la madre” che reciterò nell’incontro a carrara domenica pomeriggio alle 16,10 teatro Garibaldicolor=red>.
Ora smetto di lavorare…
bella giornata! Sono contenta. sii contento anche tu... sto aspettando novità magnifiche che ci daranno fiducia nella vita. e gioia.
ti mando un bel bacione!
franca


TANTI AUGURI A FRANCY PER I SUOI MAGNIFICI 21 ANNI!


MI RICORDO DI TUTTI VOI...





E NEI MOMENTI INFELICI, CHE NE HO ANCH'IO... MI DATE FORZA E A VOLTE ANCHE UN SORRISO.
COME TI VA LA VITA ACCATTONE... TI STAI ALLENANDO A SORRIDERE? QUANDO TI CONOSCERò... E SUCCEDERà... VOGLIO TROVARTI PROPRIO COSì:



maledizione! avevo inserito un sacco di foto... e non riesco a rimpicciolire le grandone.... mi sono sparite quasi tutte! quando diventerò brava?


PENSIONI D'ORO!

Nella trasmissione di settimana scorsa intitolata NDP di Antonello Piroso su La7, a cui ha partecipato anche GIAN ANTONIO STELLA,


sono stati presentati questi dati che la redazione ha ricavato da L'Espresso on-line del 19 agosto 1999.
Troverete nomi a voi completamente sconosciuti… però, “HANNO AVUTO!” quindi è bene sapere e ricordare!
L’articolo è lungo… ma non perdetevi una sola parola…
E GRIDIAMO TUTTI IN CORO: VEGOGNA!

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA LETTURA DEL SEGUENTE DOCUMENTO AI PENSIONATI E AI GIOVANI… CHE LA PENSIONE NON LA VEDRANNO MAI. CORAGGIO!

INTEGREREMO QUESTI DATI AI QUALI VANNO AGGIUNTE LIQUIDAZIONI E ALTRO…. MA CI OCCORRE TEMPO…
Qualcuno di voi, ha voglia di moltiplicare quanto, per esempio ha percepito in totale (lasciando perdere gli aumenti certi!) dal 99 ad oggi, Andreotti, Ciampi e Amato? Forza, datemi una mano!
Baci
franca

p.s. ho iniziato a inserire foto... ma ho avuto una giornata senza respiro... proseguirò domani. scusatemi.

ESCLUSIVO
LE PENSIONI ECCELLENTI
50 uomini d'oro
Ciampi ne ha tre: 71 milioni lordi al mese. Cuccia ne incassa due: 48 milioni. Come Dini che arriva a 54. Poi Scalfaro, Cossiga, Andreotti, Romiti, Di Pietro... Ecco le rendite di alcuni italiani che contano
di Stefano Livadiotti

Certificato numero: 78711400.

Importo mensile: 38.281.250 lire. Destinatario: Enrico Cuccia, via Pietro Mascagni 24, Milano. Decorrenza: 12/98. Mitico Cuccia: il Grande Vecchio della finanza italiana ha aspettato lo scorso dicembre, quando già da un mese aveva festeggiato il novantunesimo compleanno, per far scattare la sua seconda pensione: 38 milioni lordi al mese che si vanno a sommare ai 10 della rendita Inps maturata nell'84.
Il senatore Antonio Di Pietro (certificato 03167223), invece, è titolare di una pensione da poco più di 4 milioni al mese (sempre lordi) dal 1995, quando di anni ne aveva solo 45.

Una Babele di leggine

Il presidente d'onore di Mediobanca e l'ex eroe di mani pulite sono solo due dei cinquanta italiani eccellenti di cui "L'Espresso" è in grado di rivelare le pensioni del 1999 fino alle ultime mille lire. Con l'avvertenza che gli importi maturati e indicati in queste pagine, nel caso di pensionati con lavoro dipendente o quando non sia stata ancora raggiunta l'età pensionabile, non vengono corrisposti per intero. Dalla foto di gruppo, che parte dalla "A" di Biagio Agnes per arrivare alla "Z" di Sergio Zavoli", esce lo spaccato desolante di un sistema previdenziale governato da una babele di leggine per le quali si fa fatica a rintracciare una logica, se non quella delle infinite lobby che negli anni sono riuscite a ritagliarsi invidiabili privilegi.

Nelle scorse settimane, quando il presidente del Consiglio Massimo D'Alema ha annunciato il bellicoso proposito di mettere mano a una riforma delle pensioni senza attendere la scadenza del 2001, tranne fare poi una penosa marcia indietro, il sindacato ha subito alzato le barricate. E ha trovato come fiancheggiatori, in una campagna all'insegna della più pura demagogia, le ali estreme dello schieramento politico e i loro giornali: da destra i quotidiani del gruppo Monti guidati dal superpensionato Vittorio Feltri; da sinistra il foglio rifondarolo "Liberazione" di Sandro Curzi. La tenaglia si è stretta come primo obiettivo sul ministro del Tesoro Giuliano Amato, che più di tutti era uscito allo scoperto sulla necessità di rivedere il circo Barnum della previdenza italiana: "36.799.942 al mese. È la pensione (lorda) dell'uomo che vuol tagliare le pensioni agli italiani", ha titolato a tutta pagina venerdì 30 luglio il quotidiano di Rifondazione, che ha proseguito la sua campagna il 4 agosto gridando allo scandalo per le rendite del rappresentante italiano nel board della Banca centrale europea Tommaso Padoa Schioppa e degli industriali Carlo Callieri e Guidalberto Guidi.

Tra quelle rivelate dall'"Espresso", la più alta è la pensione del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: un assegno lordo di 71 milioni e 35 mila lire al mese. È una bella cifra. Ma è appena il caso di ricordare che, prima di arrivare sul colle più alto, l'attuale capo dello Stato ha percorso una formidabile carriera di grand commis che lo ha portato dal vertice della banca centrale a palazzo Chigi. E che, dopo essere andato in pensione da direttore generale della banca, Ciampi ha rifiutato prima l'appannaggio di governatore (nonché la sontuosa residenza: nella quale lesto si è acquartierato con i suoi cari l'arcinemico Lamberto Dini) e poi lo stipendio di premier e ministro.

Pensione media: 18 milioni all'anno

Il punto non È l'entità della pensione. Non c'è nulla di scandaloso nel ricevere un lauto chèque dopo aver lavorato per una vita occupando posizioni di prestigio, incassando super-stipendi e versando una montagna di contributi (e il discorso sarà tanto più valido quando a tutti verrà applicato il metodo contributivo: tanto versi e tanto ti ritrovi quando smetti di tirare la carretta).

Il problema che sollevano i dati rivelati in queste pagine dall'"Espresso" è semmai quello di una vera e propria giungla pensionistica, nella quale gli stessi funzionari dell'Inps cercano di destreggiarsi sfogliando e risfogliando una sorta di libretto d'istruzioni che conta qualcosa come cento pagine. Le statistiche dicono che in Italia ci sono 16 milioni e 204 mila pensionati, che si dividono un monte-rendite pari a 300.683 miliardi: in media ognuno incassa 18 milioni e 555 mila lire lorde l'anno. All'interno di questo gruppo c'è una famiglia di 5 milioni e 105 mila persone che ottiene mensilmente dall'Inps una cifra compresa tra le 279 mila lire e il milione. Ce n'è poi un'altra, assai più ristretta, composta da 2.310 italiani che ricevono ogni mese un assegno superiore ai 15 milioni (in media arriva a quota 19 milioni e 266 mila lire).

I numeri però aiutano a stabilire solo il contorno di un quadro che appare ogni giorno più sconcertante. L'ultima notizia è arrivata sabato 7 agosto, quando l'Istat ha fatto sapere che quasi un pensionato su tre accumula due o più rendite di origine diversa. I 4 milioni e 485 mila pluripensionati si dividono un gruzzolo di 50 mila miliardi: in media costano tra i 20 e i 29 milioni l'anno. Una curiosa anomalia. Che per giunta fino al 1998 scivolava nel grottesco. Già, perché prima dell'istituzione del cosiddetto casellario dei pensionati nessuno conosceva la reale situazione degli assegni erogati dai diversi enti: così, ogni rendita veniva tassata in modo separato e chi ne aveva più d'una finiva per ottenere in sovrappiù un discreto beneficio fiscale.

I parlamentari? Una casta

Nei giorni scorsi il governo ha annunciato che a settembre, se proprio non si potrà mettere mano all'intero dossier pensioni, verrà almeno fatta piazza pulita delle anomalie più macroscopiche. Sarà. Il fatto è che D'Alema e compagnia, per mantenere la promessa, dovrebbero cominciare a lavorare di scure proprio sui portafogli dei parlamentari, di coloro cioè che assicurano con i loro voti il galleggiamento del governo.

Quella di deputati e senatori è infatti una delle caste più garantite dallo scombinato universo pensionistico. Quando sono in ballo le loro pensioni possono accadere vicende da barzelletta. Una per tutte, quella che all'inizio degli anni Ottanta ha avuto per involontario protagonista il giornalista Arturo Guatelli, candidato per la Dc in Lombardia e risultato primo dei non eletti. Guatelli si era fatto una ragione della sconfitta quando, nel maggio del 1983, subito dopo lo scioglimento delle Camere, morì il presidente democristiano del Senato Tommaso Morlino e lui fu chiamato a subentrargli. Risultato: Guatelli scoprì che, pur senza aver partecipato a una sola seduta di lavori parlamentari, pagando una ventina di milioni di contributi avrebbe ricevuto, a partire dal sessantesimo compleanno, una rendita mensile di poco più di tre milioni netti. Cosa che è regolarmente accaduta.

Cinque milioni per una legislatura

La normativa che regola le pensioni di deputati e senatori (per non parlare di quella per il trattamento dei dipendenti del Quirinale) è un vero capolavoro. Non solo perché dopo una sola legislatura un parlamentare già matura il diritto a un assegno di 5 milioni al mese (a partire dai 60 anni) e con sette legislature al Senato si porta a casa 15 milioni (lordi). Ci sono meccanismi che dimostrano la fantasia di chi li ha messi a punto. Esempio: se per esercitare il mandato un deputato (o senatore) ha lasciato una posizione da lavoratore dipendente mettendosi in aspettativa, allora finisce per maturare gratis una seconda pensione, perché il suo ente previdenziale continua imperterrito a versargli i contributi. Ancora: se un ex parlamentare vuole riscattare gli anni mancanti al completamento di una legislatura, non deve necessariamente mettere mano al portafogli: più comodamente, può pagare i contributi con una trattenuta sulle prime rate del vitalizio.

Se ai parlamentari spetta dunque una sorta di primato, la mappa del privilegio è però molto più ampia. Così, leggina dopo leggina, sono fiorite le più bizzarre categorie di pensionati.

Pensionati d'antichità

Cuccia ha dunque atteso di varcare la soglia dei novantuno anni per far scattare la sua seconda rendita. Quella dell'Inps (120 milioni lordi l'anno) l'ha maturata da ormai quindici anni. E a vantare una pensione d'epoca non è certo il solo.
Su due delle sue tre rendite (per complessivi 288 milioni) il presidente del San Paolo-Imi Luigi Arcuti può contare da addirittura un quarto di secolo. L'inossidabile ex boiardo Ettore Bernabei, che dopo aver regnato sulla Rai e sull'Italstat oggi produce film ispirati alla Bibbia con la sua Lux, da 23 anni ha diritto a una pensione Inpgi da quasi 96 milioni (un'altra la colleziona da dodici anni). L'attuale presidente della Rcs (ed ex presidente della Fiat) Cesare Romiti vanta una rendita di cinque milioni e mezzo lordi al mese dal 1977. E lo stesso vale per Sergio Zavoli, che dal lontano 1978 è titolare di una pensione annua da quasi 160 milioni lordi (ai quali ha in seguito potuto sommare i proventi di altre due rendite).

Pensionati baby

Il record spetta a Rainer Masera. L'amministratore delegato e direttore generale del San Paolo Imi, che nel 1998 ha messo insieme uno stipendio di un miliardo e 422 milioni, ha diritto ogni 12 mesi a poco meno di 85 milioni (lordi) dal 1988, quando di anni ne aveva appena 44. Come? Grazie al generoso regolamento della Banca d'Italia, dove il giovane Masera si era fatto le ossa come direttore della ricerca economica. E infatti nella sua stessa categoria figura un altro ex della banca centrale come Mario Sarcinelli: oggi sessantacinquenne, l'ex vice direttore della Banca d'Italia ha saltellato da un incarico all'altro con la certezza di una ricca pensione (359 milioni lordi) fin dall'età di 48 anni (a 61 anni ne ha sommati altri 61,7).

E che dire di Pier Domenico Gallo, oggi titolare di Meliorbanca, che la sua prima pensione l'ha maturata con la Cassa di Risparmio di Torino quando sulla torta di compleanno metteva ancora 45 candeline (una seconda rendita si è aggiunta sette anni più tardi)?

Pensionati & superstipendiati

Enrico Bondi, amministratore delegato della Montedison, ha uno stipendio consono al rango: il suo gruppo nel 1998 gli ha versato uno sull'altro 3 miliardi e 34 milioni: lira più lira meno, fa otto milioni e 300 mila lire al giorno, Natale, Pasqua e Ferragosto compresi. Bondi da sei anni è titolare di una pensione dell'Inpdai da 122 milioni virgola qualcosa all'anno. Nella sua stessa condizione ci sono molti altri top manager e banchieri di fama. Basti pensare al presidente della Banca di Roma Cesare Geronzi: 937 milioni di stipendio e 672 milioni di rendita maturata tra l'Inps e la banca capitolina.

Ma il caso più clamoroso è certamente quello del vice-presidente della Confindustria Luigi Orlando. Il re del rame è titolare di un impero che nel 1998 ha macinato profitti per 175 miliardi. E, oltre a incassare i ricchi dividendi, si è attribuito uno stipendio presidenziale da un miliardo e 624 milioni (sempre nel 1998). Però ha anche la pensione: poco più di 6 milioni al mese. Lordi.

(19.08.1999)

DA AMATO A ZAVOLI

Biagio Agnes 565.080.750
71 anni, ex presidente della Stet.
Pensione Inps (dal marzo 1994): 13 mensilità da 43.467.750 lire.
Giulio Andreotti 233.428.707
80 anni, senatore a vita, ex pluri-presidente del Consiglio e ministro.
Pensione Tesoro (dal giugno 1992): 13 mensilità da 9.581.823 lire.
Pensione Inpgi (dal gennaio 1977): 14 mensilità da 7.776.072 lire.
Giuliano Amato 441.599.304
61 anni, ministro del Tesoro ed ex presidente Antitrust.
Pensione del Tesoro (dal gennaio 1998): 12 mensilità da 36.799.942 lire.
Luigi Arcuti 336.601.018
75 anni, presidente del Sanpaolo-Imi.
Pensione Inps (dal maggio 1988): 13 mensilità da 3.727.100 lire.
Pensione Fondo S. Paolo (dal marzo 1974): 13 mensilità da 2.776.168 lire.
Pensione istituto San Paolo (dal marzo 1974): 13 mensilità da 19.389.118 lire.
Alessandro Barberis 121.906.200
62 anni, presidente della Piaggio.
Pensione Inpdai (dall’aprile 1997): 13 mensilità da 9.377.400 lire.
Ettore Bernabei 143.266.578
78 anni, azionista Lux, ex direttore Rai e presidente Italstat.
Pensione Inpgi (dal giugno 1976): 14 mensilità da 6.847.802.
Pensione Inpdai (dal gennaio 1987): 13 mensilità da 3.645.950 lire.
Giovanni Billia 107.127.150
65 anni, presidente Inail, ex direttore Rai e presidente Inps.
Pensione di anzianità Inps (dal gennaio 1995): 13 mensilità da 8.240.550 lire.
Enrico Bondi 122.064.150
65 anni, amministratore delegato Montedison.
Pensione Inpdai (dall’agosto 1993): 13 mensilità da 9.389.550 lire.
Bruno Bottai 122.064.150
65 anni, amministratore delegato Montedison.
Pensione Inpdai (dall’agosto 1993): 13 mensilità da 9.389.550 lire.
Enrico Braggiotti 538.973.303
76 anni, ex presidente della Banca Commerciale Italiana.
Pensione Inps (dal febbraio 1983): 13 mensilità da 11.597.550 lire.
Pensione Comit (dal gennaio 1991): 12 mensilità da 25.621.000 lire.
Fondo Comit (dal maggio 1988): 13 mensilità da 6.211.781 lire.
Vincenzo Caianiello 348.707.604
67 anni, ex presidente della Corte Costituzionale e ministro della Giustizia.
Pensione Tesoro (dal dicembre 1995): 12 mensilità da 29.058.967 lire.
Carlo Callieri 124.892.950
58 anni, imprenditore, vice presidente Confindustria, ex direttore centrale Fiat.
Pensione Inpdai (dal luglio 1998): 13 mensilità da 9.607.150 lire.
Francesco Chirichigno 468.482.170
65 anni, direttore generale Siae, ex amministratore delegato Telecom.
Pensione Inps (dal febbraio 1995): 13 mensilità da 36.037.090 lire.
Carlo Azeglio Ciampi 852.423.639
79 anni, presidente della Repubblica, ex governatore della Banca d’Italia, presidente del Consiglio e ministro del Tesoro.
Pensione Inps (dal gennaio 1981): 13 mensilità da 8.225.150 lire.
Pensione Banca d’Italia (dal luglio 1980): 13 mensilità da 45.647.893 lire.
Pensione Banca d’Italia (dall’aprile 1993): 12 mensilità da 12.672.840 lire.
Francesco Cingano 538.975.244
77 anni, presidente di Mediobanca e vice presidente delle Generali, ex amministratore delegato della Comit.
Pensione Inps (dall’ottobre 1982): 13 mensilità da 13.792.750 lire. Pensione Comit (dal gennaio 1991): 12 mensilità da 22.752.000 lire. Fondo Comit (dal febbraio 1987): 13 mensilità da 6.665.038 lire.
Francesco Cossiga 42.612.674
71 anni, senatore a vita, ex presidente della Repubblica.
Pensione Tesoro (dall’agosto 1985): 13 mensilità da 3.277.898 lire.
Enrico Cuccia 579.181.700
92 anni, presidente onorario di Mediobanca.
Pensione Inps (dal marzo 1984): 13 mensilità da 9.215.900 lire. Pensione Cassa previdenza integrativa (dal dicembre 1998): 12 mensilità da 38.281.250 lire.
Pasquale De Vita 122.047.900
70 anni, presidente dell’Unione petrolifera, ex presidente dell’Agip Petroli.
Pensione Inpdai (dal giugno 1993): 13 mensilità da 9.388.300 lire.
Leonardo Di Donna 74.989.200
67 anni, ex direttore finanziario dell’Eni.
Pensione Inpdai (dal giugno 1993): 13 mensilità da 5.768.400 lire.
Lamberto Dini 650.529.477
68 anni, ministro degli Esteri, ex direttore generale Banca d’Italia e
presidente del Consiglio.
Pensione Inps (dal giugno 1994): 13 mensilità da 13.288.250 lire.
Pensione Banca d’Italia (dal maggio 1994): 13 mensilità da 36.752.479 lire.
Antonio Di Pietro 54.364.037
49 anni, senatore, ex poliziotto, pubblico ministero e ministro dei Lavori Pubblici.
Pensione Tesoro (dal settembre 1995): 13 mensilità da 4.181.849 lire.
Fabiano Fabiani 233.449.444
69 anni, presidente di Napoli-Est, ex dirigente e giornalista Rai e
amministratore delegato della Finmeccanica.
Pensione Meie (dal maggio 1997): 12 mensilità da 3.142.861 lire.
Pensione Inpgi (dal giugno 1985):14 mensilità da 8.552.233 lire.
Pensione Inpdai (da gennaio 1991): 13 mensilità da 5.846.450 lire.
Vittorio Feltri 347.817.030
56 anni, giornalista-editore, ex direttore di “Europeo”, “Indipendente” e “Giornale”.
Pensione Inps (dal maggio 1997): 13 mensilità da 408.050 lire.
Pensione Inpgi (dal maggio 1997): 14 mensilità da 24.465.170 lire.
Pier Domenico Gallo 437.617.228
60 anni, titolare di Meliorbanca, ex direttore generale del Nuovo Banco
Ambrosiano e amministratore delegato della Bnl.
Pensione Bnl (dal settembre 1991): 12 mensilità da 27.014.966 lire.
Pensione Cassa di Risparmio di Torino (dal dicembre 1984): 13 mensilità da 8.725.972 lire.
Cesare Geronzi 672.648.050
64 anni, presidente della Banca di Roma, ex responsabile cambi della
Banca d’Italia e vice direttore generale del Banco di Napoli.
Pensione di anzianità Inps (dal gennaio 1996): 13 mensilità da 36.700.950 lire.
Pensione Cassa di Roma (dal gennaio 1996): in alcuni documenti risulta percepire un lordo annuo di 195.535.700 lire, in altri si parla di 223.469.376 lire.
Se fosse giusta la seconda cifra il suo monte-pensioni annuo andrebbe corretto in 700.581.726.
Antonio Maccanico 95.974.380
75 anni, ministro per le Riforme istituzionali, ex titolare di diversi incarichi ministeriali, segretario generale del Quirinale con Pertini e Cossiga, presidente di Mediobanca.
Pensione Tesoro (dall’agosto 1996): 12 mensilità da 7.997.865 lire.
Franco Marini 65.942.500
66 anni, deputato e segretario del Ppi, ex segretario generale della Cisl.
Pensione di anzianità Inps (dal giugno 1991): 13 mensilità da 5.072.500 lire.
Tommaso Padoa Schioppa 492.415.885
59 anni, membro del consiglio direttivo della Banca centrale europea, ex vice direttore generale della Banca d’Italia e presidente della Consob.
Pensione Banca d’Italia (dall’aprile 1997): 13 mensilità da 37.878.145 lire.
Oscar Luigi Scalfaro 165.711.039
81 anni, senatore a vita, ex magistrato, ministro e presidente della Repubblica.
Pensione Tesoro (dal settembre 1988): 13 mensilità da
12.747.003 lire.

Sergio Zavoli 189.344.208
76 anni, giornalista e scrittore, ex presidente della Rai.
Pensione Società Italiana Autori ed Editori (dal settembre 1987): 13 mensilità da 1.190.000 lire.
Pensione Inpgi (dall’ottobre 1978): 14 mensilità da 11.413.546 lire.
Pensione Enpals (dall’ottobre 1983): 13 mensilità da 1.083.428 lire.

Non è solo privilegio
Ciampi ne ha tre: 71 milioni lordi al mese. Cuccia ne incassa due: 48 milioni. Come Dini che arriva a 54. Poi Scalfaro, Cossiga, Andreotti, Romiti, Di Pietro... Ecco le rendite di alcuni italiani che contano
di Bruno Manfellotto

Nelle stesse ore in cui Giuliano Amato e Cesare Salvi si preparano allo show down sulla previdenza, 850 ferrovieri - prima avanguardia di 5.750 di essi destinati da un accordo azienda-sindacati a smettere di lavorare anzitempo - conquistano la loro brava pensione d'anzianità. Ne beneficeranno, si dice, i conti dell'Ente ferrovie. Cioè lo Stato. Ma quelle pensioni, per molti anni, peseranno sui conti dell'Inps. Cioè sullo Stato.

Parafrasando uno slogan degli anni Settanta si potrebbe dire che per privatizzare i bilanci si pubblicizzano i costi. Il manager fa bella figura e il sindacato rinuncia a misurarsi con i problemi veri del costo del lavoro, dell'organizzazione aziendale, delle assunzioni improduttive. Ecco perché l'istituto dell'anzianità - che crea disparità con altri lavoratori esclusi dal beneficio, e li costringe pure a sopportarne i costi - risulta particolarmente iniquo.

Anche tra i 50 nomi dell'"Espresso" c'è qualche illustre pensionato d'anzianità, eccellenti e legittimissimi cumuli e molte curiosità. Ma sbaglierebbe chi vi vedesse la fotografia di una Repubblica fondata sui privilegi. Ciò che emerge è piuttosto la babele dei trattamenti, la confusione delle cifre, il caos delle corporazioni e delle leggine che ne hanno garantito, assieme alle pensioni, la sopravvivenza: un esame comparato di provvedimenti e di beneficiati consentirebbe perfino di ricostruire le stagioni politiche del Belpaese.

Più che dovuta al caso o alla contingenza politica, l'impalcatura sembra studiata apposta per scoraggiare ogni assalto. Stavolta tocca ad Amato e D'Alema. Per riuscire dovrebbero convincersi che fare poco è meglio che parlare molto.
(19.08.1999)


il business dei rimborsi elettorali

SPESI 16 MILA EURO, INCASSATI TRE MILIONI I PARTITI E IL BUSINESS DEI RIMBORSI ELETTORALI
II caso dei Pensionati, che per le ultime Europee hanno ottenuto centottanta volte quello che avevano investito. L'eccezione dei radicali.

dal Corriere della Sera del 14 novembre 2006, pag. 15

di Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella



II radiotelegrafista Fatuzzo Carlo, giunto alla veneranda età di 43 anni, intercettò sulle onde elettromagnetiche un'ispirazione: datti alla politica. Detto fatto, fondò il partito dei pensionati.
Il più redditizio del mondo.
Basti dire che nella campagna per le ultime europee investì 16.435 euro ottenendo un rimborso centottanta volte più alto: quasi tre milioni. Un affare mai visto neanche nelle fiammate borsistiche della corsa all'oro di internet. Eppure, il suo è solo il caso più plateale. Perché, fatta eccezione per i radicali, quei rimborsi sono sempre spropositati rispetto alle somme realmente spese. E dimostrano in modo abbagliante come i partiti, negli ultimi anni, abbiano davvero esagerato.
Il referendum del 18 aprile '93 era stato chiarissimo: il 90,3% delle persone voleva abolire il finanziamento pubblico dei partiti. Giuliano Amato, a capo del governo, ne aveva preso atto con parole nette: «Cerchiamo di essere consapevoli: l'abolizione del finanziamento statale non è fine a se stessa, esprime qualcosa di più, il ripudio del partito parificato agli organi pubblici e collocato tra essi». Certo, il voto era stato influenzato dal vento impetuoso della rivolta morale contro gli abusi della Prima Repubblica, travolta da mille scandali.

E magari è vero che conteneva una certa dose di antiparlamentarismo, trascinato da mugghianti mandrie di torelli giustizialisti che presto si sarebbero trasformati in pensosi bovi garantisti. Di più: forse era solo una illusione velleitaria l'idea che una democrazia complessa potesse reggersi sulla forza di partiti dalle opinioni forti e dai corpi leggeri come piume.
Ma anche chi da anni teorizza la necessità che la società si faccia carico di mantenere i partiti quali strumenti di democrazia, dovrà ammettere che la deriva fa spavento. Ve lo ricordate perché nacquero, i rimborsi elettorali? Per aggirare, senza dar nell'occhio, quel referendum del '93. E sulle prime l'obolo imposto era contenuto: 800 lire per ogni cittadino residente e per ognuna delle due Camere. Totale: 1.600 lire. Pari, fatta la tara all'inflazione, a un euro e 10 centesimi di oggi. Erano troppo pochi? Può darsi. Certo è che, via via che l'ondata del biennio '92/'93 si quietava nella risacca, i partiti si sono ripresi tutto. Diventando sempre più ingordi. Fino a divorare oggi, nelle sole elezioni politiche, dieci volte più di dieci anni fa.

Eppure, la prima svolta sembrò già esagerata. Era il 1999. L'idea transitoria del 4 per mille (volontario) sul quale i partiti prendevano degli anticipi, si era rivelata un fallimento. A marzo, con un pezzo della destra che denunciava l'ingordigia dei «rossi», passarono l'abolizione delle agevolazioni postali in campagna elettorale e l'eliminazione dell'anticipo: i partiti avrebbero dovuto restituire in 5 anni, nella misura del 20% annuo del totale, le somme «eventualmente ricevute in eccesso». Macché. Non solo la restituzione fu svuotata dalla scelta di non varare mai (mai) il decreto di conguaglio. Ma due mesi dopo, col voto favorevole d'una maggioranza larghissima e il plauso anche della Lega («Questa legge ci avvicina all'Europa», disse Maurizio Balocchi, coordinatore dei tesorieri dei partiti) passò un ritocco assai vistoso: da 800 a 4.000 lire per ogni elettore e per ogni camera alle Politiche. Più rimborsi analoghi per le Europee e le Regionali. Più un forfait, volta per volta, per le elezioni amministrative.



Una grandinata di soldi mai vista prima. Che avrebbe portato nel 2001 le forze politiche a incassare in rimborsi oltre 165 miliardi di lire, pari a 92.814.915 euro.

Una somma enorme. Eppure l'anno dopo, a maggioranza parlamentare ribaltata, mentre invitavano gli italiani a tenere duro perché dopo l’11 settembre i cieli erano foschi, i partiti erano ancora lì, più affamati di prima.Ricordate le risse di quel 2002? La destra irrideva agli anni del consociativismo cantando le virtù della nuova era dove mai i suoi voti sarebbero stati mischiati a quelli «comunisti». La sinistra barriva nelle piazze che mai si sarebbe lasciata infettare da un accordo con l'orrida destra.

Finché presentarono insieme una leggina, firmata praticamente da un rappresentante di ciascun partito perché nessuno gridasse allo scandalo (Deodato, Ballaman, Giovanni Bianchi, Biondi, Buontempo, Colucci, Alberta De Simone, Luciano Dussin, Fiori, Manzini, Mastella, Mazzocchi, Mussi, Pistone, Rotondi, Tarditi, Trupia, Valpiana) che portava i rimborsi addirittura a 5 euro per ogni iscritto alle liste elettorali e per ciascuna delle due Camere.

Una scelta discutibile con l'aggiunta di una indecente furberia: anche il calcolo dei rimborsi per il Senato andava fatto sulla base degli elettori della Camera. I quali sono, senza calcolare gli italiani all'estero, 47.160.244. Contro i 43.062.020 degli aventi diritto a votare per Palazzo Madama: 4.098.224 in meno. Risultato: si sono accaparrati, solo quest'anno, con quel trucchetto, 20.491.120 euro in più. Il triplo, per dare un'idea, di quanto è costata a Padova la «Città della speranza» che grazie alla generosità dei benefattori privati riesce a svolgere il ruolo di Centro diagnostico nazionale a disposizione di tutti gli ospedali italiani per l'individuazione e la cura delle leucemie infantili. O, se volete, quanto è stato investito in dieci anni nella ricerca dal centro patavino.

Totale dei rimborsi elettorali per il 2006: 200.819.044 euro. Una montagna di denaro destinata l'anno prossimo, dice la Finanziaria, a crescere ancora di altri 3 milioni e mezzo di euro. Confronti: i partiti assorbono oggi oltre il doppio (quasi 201 milioni contro quasi 93) di quanto assorbivano cinque anni fa. Il balzello è passato dal 1993 ad oggi, con l'appoggio, la complicità o il tacito consenso di tutti (salvo le eccezioni di cui dicevamo e un po' di distinguo) da 1,1 a 10 euro per ogni cittadino. E ogni ciclo elettorale (politiche, regionali, europee, amministrative...) ci costa ormai un miliardo di euro a lustro.



Per carità, qualcuno cui tutto questo sembra abnorme, c'è. Lo si è visto anche ieri con la richiesta di nuove regole di Cesare Salvi, Massimo Villone e Valdo Spini.
I quali hanno rilanciato in parte anche le proposte di Silvana Mura, la tesoriera del'Italia dei Valori che ha presentato due emendamenti alla Finanziaria per limitare i rimborsi almeno al calcolo di chi è andato a votare e abrogare una leggina approvata dal precedente parlamento che stabilisce lo scandaloso principio in base al quale i rimborsi elettorali (erogati in tranche annuali) sono dovuti anche nel caso di scioglimento anticipato delle Camere.

Scelte di pura decenza, eppure devastanti. Lo dice il confronto fra le somme spese effettivamente per le campagne elettorali, e accertate da un'indagine della Corte dei Conti (l'unico che ci permette di compilare tabelle omogenee) sulle Europee del 1999 e del 2004. La differenza, come si nota, è scandalosamente enorme. E non solo per il Partito dei pensionati, che già nel '99 aveva ricevuto 76 volte ciò che aveva speso. Basti vedere il guadagno della Fiamma Tricolore (che ha incassato 81 volte di più), di Rifondazione (13 volte di più), dei Comunisti Italiani (12 volte di più), dell'Ulivo (7,8 volte di più), di Alessandra Mussolini (6 volte di più), della Lega (5,9 volte di più) ma anche dei grandi partiti. Totale delle spese accertate: 88 milioni di euro. Totale dei rimborsi: 249. Quasi il triplo.




Manifesto elettorale contro l'astensionismo - dal sito www.ilmaestromagro.itsize=1>


attenzione! attenzione!!!!

Attenzione!Rettifica

il venerdi del 17-11-06, pagina 18, sezione APERTURA/Duemilasei

Costa, Costa figlio e i costi delle auto blu di Mastella

17 Novembre 2006 APERTURA/Duemilasei Costa, Costa figlio e i costi delle auto blu di Mastella Tale padre, tale figlio. Se Costa senior (Raffaele) era noto come Catone il Censore per la sua costante guerra agli sprechi nella pubblica amministrazione, Costa junior (Enrico, Forza Italia), alla sua prima legislatura ha confermato la passione di famiglia facendo i conti in tasca al ministro della Giustizia Clemente Mastella. Come? Prendendo di mira il Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che dipende appunto dal Guardasigilli. Il Dap vuole infatti acquistare trentasei nuove Bmw, per il valore complessivo di 1,7 milioni di euro. L'obiettivo è "rinnovare il parco auto di rappresentanza". Ma Costa (junior) accusa: "È una scelta votata al lusso e assolutamente inopportuna". (a.c.) color=blue>

ATTENZIONE! ATTENZIONE!!! SONO MOLTO SPIACENTE, PER AVER PUBBLICATO UNA NOTIZIA, SEPPUR RIPRESA DA UN IMPORTANTE SETTIMANALE, CHE NON RISPONDE A VERITA': IL MINISTRO MASTELLA NON HA ACQUISTATO 39 BMW.
QUESTO MIO E' UN ERRORE MOLTO GRAVE. SONO MOLTO AGITATA. CHIEDO SCUSA AL MINISTRO MASTELLA E A TUTTI VOI.
METTER0' MAGGIORE ATTENZIONE IN FUTURO.
UN ABBRACCIO
franca

lunedì andrò dal notaio per fondare l'associazione. indi, INVIERò email con proposte di lavoro
un abbraccio a tutti
franca


UN ESEMPIO POSITIVO: L'OSPEDALE DI FORLI'

Dopo l’inchiesta sconvolgente svolta dall’Espresso nelle settimane scorse sullo stato della sanità italiana, parliamo di un esempio positivo: L’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì. Dove a distribuire correttamente i farmaci c’è un grande robot.



Medici in reparto muniti di tablet PC, infermieri dotati di palmare e lettore a raggi infrarossi, medicinali erogati automaticamente da macchinari per il confezionamento della dose unitaria, pazienti che indossano braccialetti di riconoscimento con codice a barre, automatizzazione del magazzino delle scorte farmaci.

Non è il trailer dell’ ennesima fiction sull’ attività in prima linea al pronto soccorso di Chicago, bensì una scena di quotidiana assistenza sanitaria presso un ospedale pubblico nazionale, interpretata da medici in carne e ossa che sfuggono al gossip e, per una volta, ai luoghi comuni di un sistema sanitario in cui il cittadino, da semplice comparsa, assume finalmente il ruolo di paziente e protagonista.
L’Associazione Italiana di oncologia medica denuncia 90 morti al giorno per errori medici.
Dalla ricerca emerge anche che gli sbagli relativi allo scambio di farmaci con nomi simili, soprattutto in oncologia, sono elevatissimi. In Italia infatti su 8milioni di ricoverati all’anno, 320mila riportano danni alle dimissioni e, in molti casi, le cause sono da attribuirsi a scambi di medicinali, errori nell’interpretazione delle prescrizioni mediche, errate somministrazioni e dosaggi.
Nell’Ausl di Forlì, da maggio 2004, in coincidenza cioè con l’avvio delle attività nel nuovo ospedale, è attivo il «progetto dose unitaria».
Da allora centinaia di delegazioni di medici e farmacisti, provenienti da tutto il mondo, sono arrivati all’ospedale “Morgagni-Pierantoni” per comprendere questo tipo di percorso innovativo che non si esaurisce nell’avveniristico robot “Pillpick”, ma che coinvolge tutti i processi ospedalieri.



(...) In pratica viene preparato un sacchetto, etichettato con nome e cognome, reparto e codice identificativo ospedaliero, contenente tutti i farmaci che quel paziente deve assumere durante la giornata, con le indicazioni sulle modalità di assunzione.
Questo consente una verifica continua da parte del farmacista dei dosaggi prescritti e un doppio controllo sulla prescrizione, oltre all’impossibilità di scambiare farmaci in reparto.

Il “Pillpick”, costato all’Ausl forlivese 600 mila euro, è installato nel padiglione “Allende” e non si tratta di un vero e proprio robot, ma di un sistema di stoccaggio delle confezioni dei medicinali quasi completamente automatizzato che gestisce circa 35mila farmaci. Il macchinario nato per lo stoccaggio di viti e bulloni è diventato un punto di forza del sistema ospedaliero. In un solo anno infatti, ha ridotto dell’83 per cento gli errori nella distribuzione dei farmaci.
L’unico processo non delegato alla macchina è l’apertura delle scatole di farmaci per prelevare le singole pillole o fialette.(…) Questo processo avviene manualmente, contestualmente alla registrazione della data di scadenza del farmaco.
«Il sistema monodose - spiega Vera Viti, responsabile del Programma farmaceutico dell’Ausl di Forlì - riduce enormemente il numero degli errori di distribuzione dei farmaci ai pazienti, decima l’onere per le spese dei singoli reparti ed elimina sprechi e rese. Non dobbiamo più comprare, come si fa in tutti gli ospedali, medicinali in eccesso e non siamo costretti neppure a buttare via confezioni parzialmente utilizzate di farmaci.
Inoltre tale sistema ci permette di elaborare importanti studi sull’efficacia dei farmaci».


Un processo innovativo che non si sarebbe realizzato senza la collaborazione di professionisti medici, tecnici e operatori sanitari che hanno accettato di essere coinvolti in una rivoluzione organizzativa, logistica e clinica senza paragoni.
Ma l’ospedale di Forlì ha aggiunto un altro elemento per aumentare il più possibile la sicurezza dei suoi pazienti, già garantita da questo sistema di distribuzione informatizzata dei farmaci in monodose.

Si tratta della gestione completamente informatizzata del paziente chirurgico che garantisce la tracciabilità di tutte le prestazioni, in elezione e in urgenza/emergenza, che vengono effettuate dai servizi che contribuiscono al processo.
«L’obiettivo della procedura - spiega Giorgio Gambale, direttore dell’U.O. di Anestesia e Rianimazione dell’Ausl di Forlì - è stato quello di descrivere tutte le attività eseguite dagli operatori medici, infermieristici e di supporto sul paziente ricoverato che necessita di intervento chirurgico, dal momento del suo ingresso nel Servizio di pre-ospedalizzazione alla sala operatoria, all’intervento, al momento del risveglio, fino al suo rientro in reparto. Lo scopo è assicurare che tutte le attività, eseguite per via informatica, siano svolte in condizioni controllate e permettano una tracciabilità completa del processo assistenziale. La procedura consente inoltre una corretta imputazione dei costi in ogni fase del processo».
La gestione informatizzata è stata applicata a tutti i pazienti, dal momento della prima visita chirurgica con proposta di intervento fino alla dimissione dalla sala operatoria e rientro in reparto e a tutti gli operatori coinvolti nel percorso del paziente chirurgico, secondo le rispettive competenze.
«Le prenotazioni delle visite e la gestione delle liste d’attesa operatorie sono completamente informatizzate - prosegue Gambale -. In più l’identificazione del paziente pre-intra- post operatorio avviene tramite la lettura del codice a barre presente nel braccialetto attaccato al polso o alla caviglia del degente. Anche i tempi inerenti al percorso del paziente chirurgico vengono rilevati da personale infermieristico o di supporto tramite la lettura del codice a barre del braccialetto».
Un dato importante che può essere ricavato da questa procedura è anche l’imputazione dei costi sul singolo paziente.
«Con questo processo - chiarisce Gambale - siamo in grado di rilevare, per singolo intervento, i costi di sterilizzazione del kit, sterilizzazione del materiale imbustato, presidiato ad alto costo in media utilizzato (set standard) e, considerato che l’infermiere professionale di sala aggiunge eventuali prodotti richiesti ulteriormente, il relativo costo per intervento viene calcolato in automatico».
Insomma si tratta di una rivoluzione copernicana per medici, infermieri e pazienti: niente più sprechi, farmaci inutilizzati o scaduti, ed “errori umani”. A dimostrazione che un’altra sanità esiste.


Audio intervento di Franca Rame incontro 13/01/2007

Ecco qui l'audio dell'intervento di Franca all'incontro di sabato 13
gennaio a Milano, all' associazione Chiamamilano. un grande ringraziamento al consigliere comunale Milly Moratti.

Scaricatelo sui vostri computer e ipod e... divertitevi!

clicca qui per scaricare il file audio mp3

Un ringraziamento a Carlo Montalti e Francesco Lato per l'aiuto!


INTERVENTO DI FRANCA RAME ALLA RIUNIONE DI MILANO DEL 13/01/07

GIOVEDI' 21 GENNAIO 2007

Scusatemi, ho avuto un serio problema di salute, e solo ora sono in grado di inviarvi la relazione scritta di quanto detto a soggetto alla riunione del 13 gennaio.

Oggi, per me è una bellissima giornata: dopo soli otto mesi essere riusciti a metter insieme un gruppo di persone, così motivate, da muoversi da Firenze, Torino, Venezia, Como, Bergamo, più le amiche e gli amici di Milano è una grande soddisfazione per me.
Mentre vi guardo il mio pensiero corre a tutte quelle persone che da mesi seguono il blog e che per svariati motivi non hanno potuto essere qui con noi. Mi sento intorno tanto calore… Di cui vi ringrazio. Finalmente è nata l’Associazione (nome provvisorio) “Facciamo i conti”, penso che quello definitivo sarà: “Basta con gli sprechi”.
Non ho dato notizia ai giornali perché è la prima riunione… E’ giusto che ci si veda tra di noi, che ci si conosca, che ci si scambino delle idee. Più avanti faremo una conferenza stampa.
Facciamo una camminata veloce da quando sono diventata senatrice ad oggi, anche per mettere a conoscenza, in parte, di quanto è avvenuto ai nuovi ospiti.

“Italia dei valori”
Alla prima riunione mi si offre la commissione cultura. Ho ringraziato, ma sono “un’analfabeta di ritorno”, ho detto ridendo. Preferisco il bilancio. Mi hanno guardata tutti a occhi spalancati. “BILANCIO?!”. “Sì. Se voglio capire i conti e vedermeli da vicino qual’ è il posto migliore? Il bilancio, no?”
E’ una commissione importantissima e molto impegnativa, si capiscono davvero molte cose, si lavora moltissimo, è capitato anche che si andasse a dormire dopo mezzanotte.
Oltre a questa avevo la commissione “lavori pubblici e comunicazione”.
Aula, commissioni, correvo dalla mattina alla sera, contemporaneamente portavo avanti inchieste…
Il primo passo concreto: con Jacopo decidiamo di fare un convegno contro lo spreco ad Alcatraz. Hanno partecipato esperti di alto livello (potete vedere il video sul mio blog). Qualche Nome: Pietro Laureano, Architetto Urbanista, Consulente Unisco, Marco Boschini, Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi, Maurizio Fauri – Univ. Di Trento: Risparmio Energetico Ed Economico, Corrado Giannone Della Conal, Francesco Zaganelli, Tutela Consumatore, Jacopo Fo, inquinamento e risparmio energetico.
Avv. Marco Marchetti
, che ha parlato della responsabilità degli amministratori pubblici, portando un’istanza della Corte dei conti. Non c’è una legge che dia loro l’autorità per intervenire nella cattiva gestione dei conti pubblici.
Da questo incontro è nato un disegno di legge che ho presentato, sulla responsabilità penale dei pubblici amministratori nella gestione del denaro pubblico. Ddl che è stato sottoscritto da molti senatori tra cui Verdi e sen D’Ambrosio, Casson e altri.
I miei primi tempi al senato ero completamente sperduta… mi sono anche resa conto che quello che pensi non interessa a nessuno, nessuno si preoccupa della tua esistenza. Importante è non mancare mai e VOTARE.
Senato: il frigorifero dei sentimenti.
IL PROBLEMA Più GROSSO?
IL VOTO.
VOTA ROSSO VOTA VERDE.
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Ma cosa sto votando??? Devo trovare il tempo d’informarmi. Tento: comma 3-b2-1000-1/ articolo… faccio molta fatica a capire… e quando chiedo spiegazioni, me le danno, ma hanno tutti una gran fretta. Mi serve tempo che non ho… Mi tocca fidarmi, per adesso. Poco per volta imparerò anche questo.
La prima grande crisi?
Rifinanziamento missione italiana in Afghanistan!C’è maretta. 16 parlamentari sono decisi a votare no. M’informo, studio… Parlo con loro, con la gente e con i giornalisti… Manlio Dinucci del Manifesto, Emergency, più LA MIA CRISI AUMENTA. Mi angoscio e non dormo… IN AFGHANISTAN C’è LA GUERRAcolor=red> e di fatto dipendiamo dal Pentagono. In quel Paese non viene rispettato nessun diritto umano: la popolazione è ridotta alla fame: migliaia di donne per mangiare, si prostituiscono. Sono morti migliaia di civili… oltre 300 mila. Mi preoccupano anche i costi, in cassa non c’è un euro. La “missione pace” dal 2002 al 2006, è costata oltre 600 milioni di euro. Più 488 milioni di euro per la proroga di altre 28 missioni. E dove li andiamo a prendere?
L’Italia occupa il terzo posto nella classifica mondiale con un debito pubblico astronomico: oltre 3 milioni di miliardi di lire. La spesa militare italiana è al settimo posto su scala mondiale 27 miliardi e 200 milioni di dollari annui.

Il regalo di Berlusconicolor=indigo>
Il suo governo ha contribuito con 1 miliardo di dollari a fondo perso, per entrare nel programma di sviluppo di nuovi aerei.
Cito solo una cifra: l’Italia si è impegnata a acquistare 220 caccia bombardieri da 84 e 50 milioni di dollari… l’uno.
Ultimi dati Istat: in Italia abbiamo 12 milioni di poveri. Molte famiglie al completo, e non solo nelle grandi città, il pasto del mezzogiorno lo fanno presso i centri di carità. allo smontare dei mercati di frutta e verdura vedi pensionati e non, che vanno frugando fra gli scarti.
E gli sfratti, il precariato, la disoccupazione, le regioni senza acqua, come si fa a votare “si” al rifinanziamento in Afghanistan?
Ero decisa a votare NO, ma quando è stata posta la fiducia ho ricevuto un gran numero di sms, email con la richiesta di non far cadere il governo Prodi.
Alla fine ho deciso di comportarmi come gli altri dissidenti. Non si poteva fare diversamente. Il governo Prodi correva un serio pericolo. Ho bisbigliato il mio sì, con il sangue agli occhi, rossa in faccia perché sentivo di votare contro coscienza. Mi è costato moltissimo.
La mazzata più grossa l’ho ricevuta con i 3 anni d’indulto. Ero basita! Parlavo con i miei colleghi, colleghe…
Era chiaro che avrebbero votato sì. Non capivo. Tutti mi dicevano: “Ma come? Proprio tu che ti sei occupata di carceri…Pensa ai poveri detenuti…” “Certo mi sono occupata di carceri per oltre 20 anni, ma l’indulto di tre anni... D’Ambrosio ha detto nel suo intervento: “mi avessero interpellato, ho fatto il magistrato per 44 anni…” Ma d’altro canto non poteva mettersi al lavoro con Pecorella…. Lui proponeva un anno e Di Pietro due: sarebbero usciti più o meno gli stessi detenuti.
La verita’ e’ che i veri beneficiati dai 3 anni d’indulto, sono stati quelli che in galera non c’erano…E che non ci andranno mai. Quattro giorni di discussione alla Camera… Il 29 di luglio l’indulto arriva in senato, si è risolto velocemente… Una mattinata di interventi poi voto: 245 “sì”… contro 56 “no” (IDV e Verdi) e 5 astenuti (Comunisti italiani). Mentre si vota il mio pensiero era rivolto a quelli che per l’Afghanistan (capisco la guerra, capisco tutto…) avevano fatto il diavolo a quattro ma per l’indulto a casa loro non hanno mosso un dito… Mi hanno molto delusa.

PAUSA ESTIVA
Alla ripresa dei lavori chiedo di essere sostituita al bilancio, troppo pesante. Ora ho 4 commissioni: dal bilancio e infrastrutture mi hanno passato alle “morti bianche”, “infanzia”, “uranio impoverito”, “affari costituzionali”.
In questa commissione ho preso il posto di Cossiga…che se me lo avessero raccontato 30 anni fa, non ci avrei creduto!
Arriviamo agli sprechi e alla ragione per cui siamo qui.
Indagine sprechi: difficile, molto difficile.
Ho avuto contatti con la ragioneria del senato, ministri, ministeri… promesse, tante, ma… tutto quello che abbiamo pubblicato è il risultato di ricerche individuali… articoli giornali (nomi giornalisti) …
Lo spreco…
Per capire fino in fondo di che si tratta realmente, occorre, partire un po’ da lontano.
Nel 1992 scoppia tangentopoli ed escono notizie talmente strabilianti tanto che Dario e io decidiamo di mette in scena lo spettacolo “Settimo: ruba un po’ meno, n° 2!”
In quel momento quello che sconvolgeva maggiormente erano le cifre folli che saltavano fuori. Prima fra tutte, il debito pubblico: 2 milioni di miliardi di lire!
Bisogna dirlo, noi italiani siamo dei "signori"... E non solo di sentimenti. Basta vedere come abbiamo mantenuto e manteniamo i nostri Governanti...
Gli altri popoli, al nostro confronto, sono tutti degli straccioni, meschini e stitici! (vedere sul blog spese Quirinale ecc.).
Nel 1861 la Presidenza del Consiglio non contava nessun dipendente, dal 1876 al 1921 i dipendenti sono in media 9. Nel 1931, con Mussolini, arrivano a 345. Nel 1988 3.521: nel 2005 comprese le segreterie e gabinetti si superano abbondantemente i 4.500 dipendenti.
Si racconta in un libro di Gian Antonio Stella che in quell’anno si spendevano 4 milioni di lire al secondo, 234 milioni al minuto, 14 miliardi l’ora, oltre 300 miliardi al giorno! Come venivano spesi tanti denari?
Vi faccio qualche esempio: nel ‘92 a Montecitorio (On. Costa), sono stati spesi 23 miliardi per la carta… Hanno disboscato l’Amazzonia. 8 miliardi di poste e telefono… 9 per le pulizie e disinfestazione (che non è servito a nulla perché sono ancora tutti lì!) 600 milioni di carta igienica… un milione e 643 mila lire al giorno di carta igienica … bisogna riconoscere che i nostri parlamentare… mangiano tanto, ma funzionano d’intestino che è un piacere.
E questo andazzo è continuato sino ad oggi.
Vi sembra il comportamento di gente normale? Responsabile? Chi dà l’ok a tutte queste spese?

QUALCHE STRAVAGANZA DEL GOVERNO BERLUSCONIsize=4>
Dal 2001 al 2005 dal palazzo della Presidenza del Consiglio, sono usciti per il parco macchine –115 auto comprese 2 Maserati - 2 milioni e 152 mila euro

E gli aerei "aereiblu” di Palazzo Chigi? (da un articolo di Rizzo e Stella) Una flotta di 13 aerei, che basterebbe a fare la fortuna di una media compagnia. Eppure, ahi ahi, insufficiente a supportare la frenesia aviatoria dei nostri ministri. Al punto di costringere il governo a spendere un altro pacco di soldi per prendere altri aerei a noleggio. Tutti privati, si capisce: i ministri non si mischiano coi passeggeri comuni. Questione di sicurezza. Questione di status. Fino a sborsare complessivamente, stando ai rendiconti del 2005, la bellezza di 65 milioni e mezzo di euro. Pari al costo medio di 818 mila voli Milano - Londra… Nel 2005 hanno volato 37 ore al giorno.
Quanto alla Camera e al Senato, hanno speso insieme nel 2005 meno di un terzo. Ma si tratta comunque di una somma sostenuta: 20.255.000 euro. Oltre il triplo di quello che abbiamo destinato alle 280 mila vittime dello tsunami nell'Estremo oriente del Natale 2004.
Fiumi di consulenze: nel 2003, secondo la corte dei conti, lo stato ha autorizzato quasi 200.000 incarichi di consulenze esterne, con un costo stimato in 680 milioni di euro.
Questa non la sapevate di certo:
La Finanziaria 2005 prevedeva un finanziamento spot per la presidenza del consiglio che si attribuisce ben 6 milioni di euro per sodare i cittadini sul proprio operato. Che se lo avesse chiesto a me gli avrei detto tutto per molto meno…
ALTRA NOVITÀ: Il cavaliere decide di darsi la scorta il 27 aprile, 10 giorni prima che si insedi Prodi, esce un’altra leggina ad personam, che prevede che gli ex capi di governo abbiano diritto alla scorta in grande dispiegamento di forze a Roma Milano e Porto Rotondo…. Il decreto non viene pubblicato sulla gazzetta ufficiale e non sarebbe stato neppure protocollato, l’unica cosa che si conosce è che gli uomini trattenuti sono 31 con 16 auto il cui costo è 270 mila euro circa ciascuna.
Il governo inizia una “contrattazione” con Berlusconi. Da 31 a 25 uomini. Forse.
Negli anni 90 le spese erano dettagliate. Ora invece è tutto in appalto ed è quindi difficile arrivare a sapere quanto si spende in carta igienica.

MA CHE SORPRESA!
Prodi appena arrivato a Palazzo Chigi si è trovato il conto da pagare. 10 giorni prima del voto sono stati stanziati 69 milioni di euro per restauri di vari palazzi. Era talmente sicuro di vincere che si era già fatto il programma per proseguire nella costruzione delle “sue grandi opere”.

Mi chiedo: Prodi cosa farà? Andra avanti a restaurare o dirà di no? Non c’è un euro in cassa.
Accidenti! Leggete più sotto…

Dopo che la destra aveva rosicchiato un mucchio di euro, anche dall’8 per mille, per Iraq e per tappare buchi dell’Alitalia, LA MAGGIORANZA ha fatto un piano triennale per ristrutturare alcune cose: palazzi, ascensori. La spesa preventiva 59.530 milioni (anche il finanziamento di un sottopassaggio da Montecitorio a palazzo Theodoli (5 passi di distanza) su via del Corso. stanziamento previsto: 5 milioni 220 mila euro (un milione a passo), di cui 560 mila per la sostituzione di arredi non ergonomici… speriamo che mi diano uno scranno più comodo!
Mastella ha acquistato per il suo dicastero 39 Bmw. (Mi voglio informare se il parco macchine dell’ex ministro Castelli era composto da catorci da buttare.) Come si fa a decidere spese eccezionali di questo tipo con un debito pubblico (dati Banca d’Italia 1.601.483 milioni di euro) che dal cambio di governo è in aumento?
Possibile che non sentano l’impellente necessità di fermarsi? Come bloccarli?
A questo punto, occorre tirare le fila: io, come molti italiani, mi aspettavo dei segnali chiari del CAMBIAMENTO DI GOVERNO.color=red> Dove è finita la legge sul conflitto di interessi?
E la “pulizia” nel governo e nei palazzi? Che ci fa Cirino Pomicino (e qualche altro…) nell’Unione e nell’antimafia? Nessuna reazione a sinistra?
Il carabiniere, il poliziotto, il bidello per poter essere assunto deve avere la fedina penale pulita… Il parlamentare, no!

Dal 60 al 92 la magistratura ha chiesto per 520 volte al parlamento, l'autorizzazione a procedere contro parlamentari, senatori, ministri. 485 respinte, concesse 35 di cui 8 riguardano l'ex on.Cicciolina, (ve la ricordate? bellissima con la sua tutina trasparente… Un seno al vento e il serpentone…) per atti osceni in luogo pubblico. Da questo si evince che nella nostra repubblica, l'unico crimine veramente perseguito è’ quello di far vedere la passerina.

Nel 1992, con tangentopoli, il 20% dei parlamentari italiani era inquisito, e il parlamento è stato costretto dall'opinione pubblica indignata, a concedere autorizzazioni a procedere contro ben 170 "onorevoli" e 70 senatori.

REATI 1992…
TRUFFA - FURTO
ABUSO D'UFFICIO
BANCAROTTA FRAUDOLENTA VIOLAZIONE NORME EDILIZIE
EVASIONE FISCALE PECULATO
FRODE IN COMMERCIO INQUINAMENTO
ASSOCIAZIONE MAFIOSA OMICIDIO.
E oggi?
REATI
BANCAROTTA FRAUDOLENTA
FAVOREGGIAMENTO
INQUINAMENTO DELLE FALDE ACQUIFERE,
ABUSO E OMISSIONE DI ATTI UFFICIO,
FALSO IDEOLOGICO,
DELITTI COLPOSI CONTRO LA SALUTE PUBBLICA
CONCUSSIONE,
CORRUZIONE
RICETTAZIONE
E FINANZIAMENTO ILLECITO,
ASSOCIAZIONE MAFIOSA

Conclusioni e riflessioni
Nel 47 la Repubblica aveva solo 4 palazzi. Ora sono 30, e da quanto ho letto se ne stanno affittando altri.
-Desidero sapere da chi sono occupati, metro per metro, nome e cognome. Mi farò dare le piantine.
-La Pivetti e i vari ex presidenti Senato e Camera hanno ancora uffici, scorte (devo verificare) e qualcuno, l’appartamento.
-Casini s’è scelto il più bell’attico del palazzo Chigi.
-Controllo delle bollette telefoniche dei palazzi. Camera e Senato.
-Spese viaggi parlamentari.
-Pensioni parlamentari.
-totale numero commessi e loro stipendi
-totale forze dell’ordine impiegate tra scorte, picchetti d’onore, ecc.
-nominativi personaggi scortati e personale impegnato
-e tutto quello che mi proporrete…

Il ddl per la responsabilità penale del pubblico amministratore c’è. In che maniera potremmo movimentarci per accelerare i tempi e divenga “legge”?
Io credo che il nostro sforzo dovrebbe essere quello di mettere assieme tutte le associazioni che condividono i nostri obiettivi.
“Vuoi che lo sfacelo finisca? Unisciti a noi.”

Sono stata a palazzo Chigi ad accompagnare Teresa Mattei che si doveva incontrare con l’On. Gianni Letta, e guardandomi intorno credo di aver capito perché chi arriva a “palazzo” va via di testa.
Saloni, commessi in frak, l’aria che respiri… ti fa riflettere su che tipo di rapporto può avere uno che vive lì, servito e riverito come fosse un re.
“Come? Ci sono operai da 800 euro al mese, pensionati da 500 euro? Ah sì?... Poveracci, non lo sapevo…”

Quando uno diventa ministro, o Presidente del
Consiglio, subisce una strana trasformazione che ricorda le metamorfosi di Ovidio: aveva un programma e lentamente tutto si capovolge e si deforma sino all’oblio.
Il progetto per i precari, lo sganciamento totale dalle guerre, la scuola pubblica e privata, le servitù militari (vedi VICENZA, ma anche la fine delle leggi vergona: ex Cirielli, ordinamento della giustizia Castelli, depenalizzaizone del falso in bilancio, legge Cirami, legge Pecorella, e il più importante e irrimandabile, lo ripeto ancora una volta, il conflitto d’interessi.
Insomma, il tutto diventa una specie di fuga dai reali bisogni dei cittadini.

CORREGGETEMI SE SBAGLIO…
franca


AMBASCIATE SECONDA PUNTATA

LA STAMPA, 02 Agosto 2005

DOPO L’INDAGINE SULLE SEDI ROMANE DELLE GIUNTE REGIONALI E SULLE «AMBASCIATE» EUROPEE A BRUXELLES


«Gli enti locali devono darsi una regolata»


Il ministro La Loggia: non ha senso che solo il governo rispetti il tetto del 2 per cento



il Ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia, nel giorno in cui la Corte dei Conti denuncia il nuovo picco delle spese sanitarie regionali, che effetto le fa sapere, ad esempio, che la Regione Liguria paga all’anno più di 100 mila euro di affitto per la sua sede a Roma da 380 metri quadrati?
«Gli sprechi in simili voci di spesa sono segnali che vanno nella direzione opposta all’oculatezza gestionale richiesta dal difficile momento del Paese. Dati come questo mi rafforzano nella preoccupazione e nella convinzione che avevo già espresso agli enti locali nella discussione dell’ultimo Documento di programmazione economica e finanziaria. In una fase in cui tutti facciamo uno sforzo enorme per contenere i costi dell’apparato pubblico, ci deve essere anche da parte delle Regioni una chiara assunzione di responsabilità. Serve un’attenzione in più e nessuno può esimersi dall’eliminare le spese eccessive. Per fare meglio le cose essenziali, al centro come in periferia, occorre tagliare quanto non sia strettamente necessario».
Lei presiede la conferenza Stato-Regioni. Dopo la discussione sul Dpef è stato accolto dai governatori il suo invito a moderare le spese?
«Non direi proprio. Anzi, invece di uno sforzo maggiore per tenere sotto controllo la spesa e non farla aumentare più del 2% previsto, ho registrato purtroppo decisioni e comportamenti tutt’altro che di risanamento. Un segno negativo è senza dubbio l’aumento dei consiglieri regionali proprio mentre cerchiamo di diminuire i costi della politica riducendo il numero dei parlamentari. In direzione opposta a una gestione rigorosa delle finanze regionali, va pure la moltiplicazione nelle giunte di collaborazioni, consulenze e supporti esterni. Se servono, nulla da eccepire, ma mi chiedo quante siano davvero utili. Certo, nulla di illegittimo, però urge un “surplus” di attenzione. Non ha senso che lo Stato risparmi e gli enti locali indulgano verso debolezze gestionali. Anche dal centrosinistra hanno opportunamente esortato i governatori a “darsi una regolata” e sono stati molti negli ultimi anni i moniti contro finanze allegre e costi eccessivi degli enti locali. Più c’è coralità e sinergia, meglio è per tutti».
Come giudica il boom di ambasciate, delegazioni, missioni diplomatiche delle Regioni all’estero?
«Capisco che ci siano mille esigenze (dalla promozione economica alla necessità di seguire l’evoluzione delle direttive comunitarie, dagli scambi alla verifica dei fondi assegnati), però gli eccessi sono ingiustificati. E va tenuto maggiormente presente l’impatto finanziario di queste iniziative, oltre alla loro effettiva produttività. Spesso su Bruxelles confluiscono iniziative comunali e regionali del tutto scollegate tra loro. Un conto è usare le sedi all’estero per far conoscere i propri prodotti, tutelare legittimi interessi e impegnarsi in prima persona come fanno molti governatori all’Unione europea. Un altro, invece, è muoversi ciascuno per proprio conto, in maniera disordinata e velleitaria. La via migliore per promuovere il “made in Italy” è agire in maniera organica, fare squadra tra governo ed enti locali. Invece, per gelosia di specifiche competenze e prerogative, si finisce per sfavorire il sistema paese. Entro settembre sarà pronto il protocollo per il raccordo delle attività internazionali delle Regioni, che potranno anche intervenire nell’iter dei provvedimenti Ue».
E il buco nella Sanità?
«Abbiamo stanziato una cifra enorme (190 mila miliardi delle vecchie lire), molto maggiore a quella destinata alla spesa sanitaria dal centrosinistra. Tocca alle Regioni spenderli meglio e controllare accuratamente come vengono utilizzati. Più rigore c’è nella gestione dei fondi, migliore è il servizio reso ai cittadini in un settore così importante. Affinché gli stanziamenti vadano a buon fine, senza sprechi le Regioni devono vigilare di più. Nessuno taglia, vediamo di farli bastare. Ormai l’80% delle leggi riguarda sia lo Stato sia le Regioni». 


Corriere Economia Reportage della Cina
SHANGHAI, PALAZZO LOMBARDIA E’ DESERTO. Di Giovanni Paci

E’ il fiore all’ occhiello del governatore Formigoni, Corridoi vuoti, porte chiuse, business zero.
Corridoi deserti, con lunghe file di porte – rigorosamente color verde- chiuse a chiave. Ognuna col il nome della società, in italiano e cinese, ma nessuno ad aprire, neppure bussando. Oltre le veneziane, verdi anche quelle, si intuiscono spazi vuoti o scatoloni, al piano terreno, il centro espositivo è pieno di tristezza e squallore, altro che made in Italy: le luci sono spente, gli stand attrezzati con tavoli e sedie di plastica da campeggio, e molti dei prodotti sono coperti col cellophane.

CAPANNONE: è questo che, da un decennio, nelle parole del Presidente della Regione e aspirante Senatore Roberto Formigoni, è il fiore all’occhiello della Lombardia in Cina.
“ Palazzo Lombardia”, recita la scritta verde su una palazzina rosa a sei piani, capannone ristrutturato in piena zona industriale. La scritta elimina il dubbio che l’autista si sia sbagliato: cercavamo quello che i politici regionali che si sono succeduti dal 1996 hanno sempre descritto come il cuore pulsante della più ricca regione italiana al centro di SHANGHAI. Qui però non pulsa nulla e non siamo neppure in centro, anche il centro di Pundong – il nuovo distretto degli affari- è lontanissimo. Per arrivarci ci vogliono una quarantina di minuti in auto, e non ci sono alternative più veloci: la metropolitana non arriva.
Regna la calma, come in campagna, dell’attivismo e della tipica operosità lombarda non c’è traccia.
L’unico segno di vita, il solo rumore, è quello di un autobus che parte- vuoto – verso il centro, a un’ora buona di viaggio.
Non un segno di traffico convulso di Shanghai e neppure del’energetica frenesia che pervade la metropoli. No, niente businessman in vista, cinesi o occidentali che siano, niente grattacieli, taxi, e neppure frenesia e rumore. Palazzo Lombardia è proprio qui, al 999 di NingQIao Road, a PuDong. Fuori c’è un vecchio Iveco – daily con il logo della Regione e la scritta Palazzo Lombardia. Il logo della regione è anche tre gradini più in alto sulle porte a vetri . Oltre, un’atrio buio, l’usciere che non sembra in grado di parlare neppure l’inglese, lasciamo perdere l’italiano. Poi l’elenco di paziente ed Enti che hanno qui i propri uffici: una sessantina, da Esselunga alle Camere di Commercio di Varese, Bergamo e Brescia, ed una miriade di piccole e medie aziende Lombarde.
ATTIVITA’:
dovrebbe esserci un fiorire di attività, con gente che entra ed esce. Invece non c’è anima viva a cui chiede informazioni, neppure nello show room: 1600 metri quadrati di prodotti lombardia per invadere il mercato cinese.
E’ quello tirato a lucido ad ogni vista di Formigoni e che in dirigente della regione ricorda come “pieno di gente, imprenditori e aziende” aggiungendo però di averlo vistato solo durante missioni ufficiali.
Il tre marzo non c’è nessuna missione, e non abbiamo neppure avvisato della visita. Così non c’è nessuno, neppure nell’ufficio al secondo piano sulla cui porta è scritto “RETE LOMBARDIA PER L’INTERNAZIONALIZZAIZONE DELLE IMPRESE”. Per tenerla aperta la regione paga 20.000 euro l’anno. All’interno, un computer un paio di tavoli, su uno due cartelli: uno del politecnico di Milano, l’atro della Bocconi.
Per trovare un italiano bisogna arrivare al quarto piano. Simone Colonnello, della SAATI di Appiano Gentile è qui da due anni e mezzo. “Aziende operative? Solo tre o quattro, noi, Osama, futura e uno spedizioniere – dice-. Gli altri sono uffici commerciali dove non c’è nessuno. Il nostro è un business industriale, non ci servono uffici di rappresentanza, quindi questa sede va bene, ma se vuoi vedere un prodotto con un’immagine, non è il posto adatto, devi andare in centro. Qui siamo lontani, anche i dipendenti cinesi dal centro non vogliono venire.”
A promuove Palazzo Lombardia è la società consortile Agenzia per la Cina. Con cui, sottolinea un portavoce di Formigoni, che prende le distanze anche da Palazzo Lombardia, “ la regione non c’entra. Non ci abbiamo messo soldi.” Ricorda diversamente il residente dell’Agenzia, Mario Tschang, che parla di un finanziamento di un miliardo di lire. “Il palazzo è costato 15 miliardi – dice Tschang – le aziende hanno comprato il diritto di proprietà per 50 anni a 500 dollari al metro. Gli uffici sono loro, che posso farci io se non li usano? E poi non è vero che non c’è nessuno: ci lavorano oltre 100 persone, solo che si chiudono negli uffici, per questo non li ha visti. Comunque ora ristruttureremo tutto”.

Non la pensano allo steso modo a Shanghai, dove Davide Cucino, presidente della camera di commercio italiana in Cina è netto: “Palazzo Lombardia ha danneggiato l’immagine dell’Italia
in Cina, e la business community italiana lo vive come uno scandalo: c’era un terreno a poco prezzo in una zona che era aperta campagna e qualcun l’ha offerta alla persona giusta. Ora Formigoni è molto attivo nella città autonoma di Tianjin. Speriamo la storia non si ripeta”.