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BERLUSCONI: ERA UNA BATTUTA, IMBECILLI! ECCO GLI IMBECILLI CHE NON HANNO CAPITO:
CLICCA SULLE TESTATE DEGLI IMBECILLI PER LEGGERE L'ORIGINALE DELL'ARTICOLO SU BERLUSCONI
Abbronzato sarà lui: i cronisti anglosassoni da un bel pezzo chiamano Silvio Berlusconi «permatanned», permanentemente abbronzato. E com’era prevedibile il neologismo rispunta sui siti come di tabloid come il Daily Mail dopo la battuta del premier italiano, che ha definito Barack Obama «bello, giovane e abbronzato», parlando in margine al vertice italo-russo, a Mosca. La notizia gira su tutti i maggiori siti della stampa Usa ed è andata sulla pagina di apertura del Drudgereport, il sito di Matt Drudge e voce della destra americana: «Berlusconi acclama l’”abbronzato” Obama», con una grande foto di Berlusconi di profilo, sorridente e a mani giunte.
Il premier italiano se n’è uscito in passato con «impagabili strafalcioni», scrive il britannico Daily Mail, ricordando che aveva etichettato un parlamentare tedesco “kapò” (l’eurodeputato Martin Schultz, ndr ) e aveva definito “l’Occidente superiore all’Islam”. Condannato «da tutte le parti» per l’osservazione «apparentemente razzista», Berlusconi ha reagito: «Qual è il problema? Era un complimento». Il «permatanned» Berlusconi, continua il Mail, è stato aspramente criticato dal deputato dell’opposizione Dario Franceschini, secondo cui il premier deve scusarsi immediatamente. Il Times Online, nella corrispondenza di Richard Owen, fa notare che il leader italiano, dal canto suo, esibisce un’eterna abbronzatura («perma-tan») e si è anche sottoposto alla chirurgia estetica «nel tentativo di apparire più giovane». Il titolo tira in ballo la polemica scoppiata sul razzismo della battuta di Berlusconi. Tra le sue gaffe, il Times ricorda di quando invitò gli imprenditori Usa a investire in Italia perché «ci sono meno comunisti di una volta e bellissime segretarie», o di quando disse al premier danese Anders Fogh Rasmussen che era il più bel primo ministro d’Europa e che avrebbe dovuto flirtare con sua moglie, Veronica Lario. Delle gaffe del premier parlano il Sun, il Daily Mirror e tutti gli altri.
«Si accettano candidature per il Premio Joe Biden per le affermazioni politiche mal scelte», scrive l’Independent. «In testa alla lista c’è già il primo ministro italiano Silvio Berlusconi, che ieri ha fatto i complementi a Barck Obama per la profondità della sua abbronzatura». Voleva essere una battuta, «o almeno così supponiamo», aggiunge l’Independent.
«Berlusconi l’ha fatto di nuovo» è l’incipit del servizio sul New York Times della corrispondente Rachel Donadio, intitolato «Berlusconi sotto tiro per lo scherzo su Obama». L’articolo cita la reazione di Walter Veltroni, chiamato «l’Obama italiano», secondo il quale tali battute non sono degne di un uomo di Stato. I siti dei media americani per lo più riportano le agenzie Ap e Reuters: l’Ap definisce Berlusconi «malaccorto», la Reuters ricorda che è famoso per le battute «inopportune», ma non c’è l’humour sarcastico sciorinato dai media inglesi. Coprono la notizia con le agenzie i siti di International Herald Tribune, New York Post, Washington Post, Abc, Cnn, Chicago Tribune, San Francisco Chronicle. Il Los Angeles Times titola il suo pastone «Berlusconi saluta la vittoria di Obama con “humour”» e continua con i consigli del presidente iraniano Ahmadinejad. I commenti del premier italiano, insomma, «non erano forse i soli sgraditi».
Nell’elenco delle gaffe, l’agenzia di notizie finanziarie Bloomberg cita anche quella che scosse i mercati un mese fa, quando disse che i leader mondiali pensavano di chiudere i mercati finanziari.
Della battuta e del putiferio che ha scatenato parlano anche i siti spagnoli. El Mundo, El Pais, Abc hanno tutti titoli fattuali sulle parole del premier italiano su Obama: «Giovane, bello e abbronzato».
«Costernazione in Italia dopo lo scherzo di Berlusconi su Obama», titola con molta evidenza il quotidiano francese Le Monde sulla home page del suo sito. Il premier italiano, scrive il corrispondente Philippe Ridet, «ci ha messo parecchie ore per congratularsi con Barack Obama dopo la sua elezione, ma poco più di un giorno dopo gli rivolge il suo migliore scherzo». Berlusconi, che ha sempre mostrato «legami stretti con George Bush», ha aggiunto, «un po’ dubitativo», che Obama si è presentato quasi come un messia e che ci sono molte attese che non dovrà deludere. Il quotidiano francese cita la costernazione e la «collera» del Pd, gli elogi della destra al suo senso dell’umorismo. «Scherzo o no, la dichiarazione ambigua di Berlusconi si aggiunge a una lista già lunga». Agli stretti legami del premier con Bush accenna anche l’Afp messa on line dal quotidiano economico Les Echos. Grossi richiami anche sulla pagina di apertura del Nouvel Observateur - che titola: «L’opposizione italiana esige delle scuse da Berlusconi» - e di Libération, che punta tutto su
Sui siti esteri si leggono (è il bello di Internet) anche valanghe di commenti dei blogger. Decine e decine di italiani sparsi per il mondo esprimono «vergogna» e «imbarazzo». Qualcuno chiede scusa (Abc). «Voi italiani siete troppo suscettibili, era solo uno scherzo» scrive un inglese (Times Online). Un lettore di Libération scherza a sua volta sull’«invidia latente del Berlusca»: «Essendo il capo di Stato più abbronzato del pianeta, non sopporta l’idea che un altro capo sia più abbronzato di lui!».
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Barak Obama è già nella storia, il cavaliere ne resta fuori.
leggiamo su Repubblica:
Se la Nuova America di Barack Obama è diventata davvero il luogo dove si può «pensare l' impossibile», la Vecchia Italia di Silvio Berlusconi si è purtroppo confermata il luogo dove si può «pensare l' impensabile». Solo in questa Italia il nostro presidente del Consiglio può pensare di salutare con una battutaccia da Bagaglino un evento di portata storica, che proietta gli Stati Uniti e il mondo intero in una nuova epoca.Solo un premier digiuno di cultura politica e di sensibilità istituzionale come il nostro, il giorno dopo il clamoroso infortunio, può pensare non solo di non chiedere scusa al popolo americano, ma addirittura di mandare a quel paese un giornalista dell' agenzia Bloomberg, di dare dei «coglioni» ai leader dell' opposizione e di liquidare come «imbecilli» tutti quelli che lo criticano per ciò che ha detto. Sarebbe sbagliato e riduttivo misurare la gravità di quello che è accaduto con il solo metro delle relazioni transatlantiche. Siamo onesti: nessuno immaginava che le pur vergognose parole del Cavaliere avrebbero scatenato una Guerra Fredda tra Italia e Stati Uniti. La telefonata tra il presidente incaricato e il nostro premier ha sicuramente riavvicinato le parti. Le ambasciate dei due Paesi hanno lavorato e lavoreranno ancora. Lo strappo diplomatico, per quanto profondo, sarà ricucito. E anche dopo l' uscita di scena di Bush, per quanto il divario tra Roma e Washington si rivelerà davvero oceanico non solo in senso geografico ma anche e soprattutto in senso politico, noi continueremo ad avere assoluto bisogno di loro, e loro continueranno a non avere interesse a rompere con noi. Certo, da ventiquattrore l' Italia è alla berlina nel mondo: sulle prime pagine di tutti i quotidiani, sui blog e sui siti internet. L' unica nazione del pianeta il cui premier da Mosca ha salutato il nuovo presidente americano «bello, giovane e abbronzato», mentre l' avversario McCain a Phoenix gli concedeva la vittoria dicendo «questa è un' elezione storica, capisco il significato profondo che ha per gli afroamericani». Ma anche questa figuraccia, prima o poi, passerà. Come passò una legislatura fa la battutaccia sull' Islam «civiltà inferiore», che oggi non ci impedisce di fare affari con i sauditi o con i libici. Quello che resta, ed è la vera posta in gioco, è la cifra politica del nostro Paese, ridotta in frantumi dallo spessore umano di chi lo rappresenta. Dall' ormai lontano 10 febbraio 2007, da quando cioè Obama annunciò a Springfield la sua candidatura alla Casa Bianca, la questione razziale ha rappresentato un autentico tabù nell' intera campagna presidenziale. La sola persona che lo ha potuto affrontare a viso aperto, per esorcizzarlo definitivamente, è stato lo stesso Obama in due occasioni. Il discorso del marzo 2007, «La questione razziale oggi», dal pulpito della storica Brown Chapel a Selma in Alabama, e quello del marzo 2008, «Di ogni razza e colore», pronunciato a Salem in Oregon. Ma per il resto, sia in America che nel resto del mondo quel tabù è stato presente, evocato, tutt' al più soltanto sfiorato, Ma nessuno, mai, ha avuto l' impudenza etica e l' imprudenza politica di violarlo apertamente. L' unico che è riuscito a farlo è stato Berlusconi. Proprio il giorno dopo un successo elettorale che lascerà impresso per sempre e dovunque il nome di quel giovane senatore dell' Illinois capace di coronare dopo 50 anni il sogno di Martin Luther King, è stato Berlusconi. La sua «battuta» è stata molto più che una gaffe dall' odioso retrogusto razzista. In quei tre aggettivi c' è riassunta una pochezza morale che disarma, e un' inadeguatezza culturale che preoccupa. E se davvero fosse stata una «carineria», quello che lascia sconcertati - scomodando e parafrasando Hannah Arendt - è la «banalità del bene» in cui annega il Cavaliere. Di fronte alla realizzazione di un grande Sogno Americano, di fronte all' epifania di una nuova era per il mondo, la sacra fonte che ha generato il giudizio del nostro premier è stata una canzonetta di Edoardo Vianello: «Abbronzatissima». Uno «statista» così può anche finire sui libri di storia, ma non è e non sarà mai all' altezza della Storia. Fonte:(Repubblica)
Ehilà abbronzato, come va?
novembre 2008, in Marco Travaglio
“Ehilà abbronzato, come va?”
Zorro
l'Unità, 9 novembre 2008
L’agenzia Ansa-Stefani, previo nullaosta del Minculpop , comunica: “Circa 20 minuti di colloquio, in un clima sereno e di grande cordialità, incentrato sul G8 e la crisi finanziaria. Berlusconi e Obama, alle 22.10 in punto ora italiana, affrontano di petto i principali temi sul tappeto…Il premier italiano abbassa la cornetta decisamente ‘soddisfatto’ per la conversazione col presidente Usa, traendone ottima impressione”. Ma riservandosi di constatarne di persona l’abbronzatura naturale. “È stato Obama a chiamare il Cavaliere tramite il centralino di Palazzo Chigi che l’ha messo in contatto con la residenza di Arcore… La conversazione è iniziata con l’ausilio degli interpreti, ma in diversi passaggi i due leader han parlato, senza mediazioni, in inglese”. Il che spiega la soddisfazione di Berlusconi che, non parlando una parola d’inglese, non capiva un’acca di quel che gli diceva Obama, il quale a sua volta non capiva una mazza di quanto tentava di dirgli Berlusconi a proposito dell’abbronzatura della sua signora e delle figlie, ottime per la coltivazione intensiva del cotone. “Le polemiche italiane non han mai fatto capolino nel colloquio”: o, se vi han fatto capolino, il premier italiano non se n’è accorto. “I due presidenti sono riusciti a contattarsi solo la sera a causa dei reciproci impegni”: l’americano stava parlando con i 75 capi dei governi che contano, l’italiano stava mandando affanculo chi l’aveva criticato. “La telefonata si è conclusa con i complimenti di Berlusconi a Obama per l’elezione”. E soprattutto perché, malgrado sia negro, pare addirittura dotato di cervello.
What a wonderful world
I see trees of green, red roses too
I see them bloom for me and you.
And I think to myself what a wonderful world.
I see skies of blue and clouds of white.
The bright blessed day, the dark sacred night.
And I think to myself what a wonderful world.
The colors of the rainbow so pretty in the sky
are also on the faces of people going by.
I see friends shaking hands saying how do you do.
They're really saying I love you.
I hear babies crying, I watch them grow.
They'll learn much more than I'll ever know.
And I think to myself what a wonderful world.
Yes I think to myself what a wonderful world.
Yes I think to myself what a wonderful world.
intervista a R Jebreal e J. Touadi
http://www.youtube.com/watch?v=lkebeLps1bY
anche in Cina gli stessi commenti
Il China Daily apre l'articolo definendo Berlusconi come il 'famous impolitic Prime Minister'.
http://www.chinadaily.com.cn/world/2008-11/07/content_7184630.htm
possiamo aggiungere il Guardian e il brasiliano Estadao
http://www.guardian.co.uk/world/2008/nov/06/italy-barackobama
http://www.estadao.com.br/geral/not_ger273638,0.htm
Anche il Corriere della sera non scherza
«Iccona pop« o gaffeur seriale: per il mondo il premier è un istrione a volte spiazzante
Dai «cinesi bolliti» alle corna
Le battute di Silvio l'Incompreso
La gag su Rasmussen, Veronica e Cacciari. I finlandesi indignati per la leader «sedotta»
Berlusconi con Medvedev (Reuters)
Convinto che grazie a lui l'Italia sia «il Paese più simpatico del mondo», Silvio Berlusconi si è lanciato ieri in una delle battute che lo fanno ridere assai. E nella scia dell'astuta diplomazia internazionale di due ministri come Umberto Bossi e Roberto Calderoli che da anni chiamano i neri «bingo bongo», ha ieri salutato Barack Obama come uno «che è anche bello, giovane e abbronzato».
Come prenderà la cosa il prossimo presidente americano, al quale il nostro premier si era già offerto di «dare consigli» come usavano i barbieri col «ragazzo spazzola» non si sa. È da quando era piccolo che come tutti i neri sente spiritosaggini del genere: «cioccolato», «carboncino», «palla di neve»... Non ci avesse fatto il callo non sarebbe arrivato alla Casa Bianca. Certo, se il Cavaliere voleva «sdrammatizzare» il primo commento del «suo» capogruppo al Senato Maurizio Gasparri dopo l’elezione («Al Qaeda sarà contenta») non poteva scegliere parole più eccentriche. Fatti i conti col contesto internazionale, è probabile che Obama farà spallucce: boh, stupidaggini all’italiana. Da prendere così, come le barzellette da rappresentanti di aspirapolvere sui lager, i malati di Aids, i froci... L’importante è non prendere sul serio chi le racconta. Esattamente quello che hanno fatto, in questi anni, molti dei protagonisti della scena mondiale. Spesso spiazzati dalle sortite di un uomo che secondo Giuliano Ferrara è «un’opera pop».
Nessuno è mai stato stato così contento di se stesso e così spesso «incompreso» sulla scena mondiale. Basti ricordare quando disse al parlamento europeo che avrebbe proposto a un amico che girava un film sui lager nazisti di dare al socialista Martin Schulz la parte del kapò. Gelo in aula. Interrotto dopo lo stupore da urla d’indignazione. E lui: «Era solo una battuta per cui è scoppiato a ridere l’intero Parlamento. Un’osservazione di venti secondi poiché volevo allentare l’atmosfera... La vicenda è stata enormemente gonfiata dalla sinistra». In realtà, spiegò, «in Italia tengono banco da decenni storielle sull’Olocausto. Gli italiani sanno scherzare sulle tragedie per superarle...». E a quel punto si incazzarono ancora di più gli ebrei. Che difficile, farsi capire... Non lo capirono i ministri degli Esteri europei quando a una riunione a Caceres fece le corna a un collega durante la foto ufficiale: «Volevo far ridere un simpatico gruppo di giovani boy-scout». Non lo capirono i giornalisti russi il giorno che, già ustionati dal numero di cronisti assassinati a Mosca, restarono basiti per il modo in cui reagì alla domanda di una giovane reporter che aveva osato chiedere a Putin se avesse una relazione con una gentile signorina: fece finta di imbracciare un mitra e di dare una sventagliata. Non lo capì il danese Rasmussen quando spiegò che «è anche il primo ministro più bello d’Europa... Penso di presentarlo a mia moglie, perché è molto più bello di Cacciari... Secondo quello che si dice in giro... Povera donna».
E poi non lo capì il giornalista del Times: «Nel bel mezzo del discorso di Chirac in Canada, Berlusconi si è alzato e ha cominciato a distribuire orologi agli altri leader, con un delizioso sprezzo politico». Non lo capirono i palestinesi quando ammiccò: «Arafat mi ha chiesto di dargli una tivù per la striscia di Gaza, gli manderò "Striscia la notizia"». E non lo capì il cronista del giornale russo Kommersant durante la visita di Berlusconi e Putin allo stabilimento Merloni di Lipetsk: «Il premier italiano era particolarmente attivo ed era chiaro che aveva un obiettivo: non sarebbe stato contento se non fosse riuscito ad avvicinarsi ad un gruppo di operaie. Poi rivolto a Putin: "Voglio baciare la lavoratrice più brava e più bella". Aveva già individuato la sua vittima. Si è avvicinato a una donna grande come la Sardegna e con tutto il corpo ha fatto il gesto tipico dei teppisti negli androni bui dei cortili, quando importunano una ragazza che rincasa. Lei s’è scansata ma il signor Berlusconi in passato deve aver fatto esperienza con donne anche più rapide di questa: con due salti ha raggiunto la ragazza e ha iniziato spudoratamente a baciarla in faccia».
Che male c’è? È estroso. Macché: non lo capiscono. Come quella volta che spiegò: «Mi accusano di aver detto che i comunisti mangiano i bambini: leggetevi il libro nero del comunismo e scoprirete che nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi». Non l’avesse mai fatto! Immediato comunicato del ministero degli Esteri cinese: «Siamo contrariati da queste affermazioni infondate. Le parole e le azioni dei leader italiani dovrebbero favorire la stabilità e lo sviluppo di relazioni amichevoli tra la Cina e l’Italia». Uffa, era una battuta... Sul cibo, poi... «Rimpasto? No, grazie, non mi occupo di paste alimentari... Poi, dopo la visita in Arabia Saudita, mangio solo riso in bianco...». E si indispettirono i sauditi. Uffa, che permalosi... Il massimo lo diede sulla sede dell’agenzia alimentare europea che rischiava di finire a Helsinki: «Parma sì che è sinonimo di buona cucina, mentre i finlandesi non sanno nemmeno cos’è il prosciutto. Come si può pensare di collocare questa agenzia in un Paese che forse va molto fiero della renna marinata o del pesce baltico con polenta? Per portare l’Agenzia a Parma ho rispolverato le mie doti di playboy con la presidente finlandese Tarja Halonen». Ed ecco l’incidente diplomatico. Con tanto di protesta ufficiale e convocazione dell’ambasciatore italiano: come si permetteva? Immediata rappresaglia delle associazioni dei produttori finlandesi: «Non compreremo più vini e oli italiani». E lui: «Ho fatto solo una battuta di galanteria. C’è una mancanza di sense of humour...». In fondo si tratta di strategia internazionale. «Cazzeggio strategy», diciamo. Mica le capisce, certe reazioni. Lui, quando a un vertice è saltata fuori la storia che è bassotto mica se l’è presa. Si è tolto una scarpa, l’ha messa sul tavolo e l’ha mostrata a tutti: «Visto? Non ce li ho i tacchi alti. È che mi dipingono così».
Gian Antonio Stella
07 novembre 2008
http://www.corriere.it/politica/08_novembre_07/battute_incompreso_berlusconi_obama_stella_5a418012-ac96-11dd-8da9-00144f02aabc.shtml
A proposito di Russia, parliamo un po' di gas anzi di biogas
Rifiuti per produrre energia. Una strada ancora poco battuta in Italia, ma che potrebbe rappresentare un tassello importante nel difficile panorama energetico nazionale, dipendente dalle importazioni di gas e piu' esposto di altri alle conseguenze delle oscillazioni del prezzo del petrolio. Se questa risorsa fosse ben utilizzata, potrebbe arrivare a coprire il 10% della domanda nazionale di gas. Basti dire che 25mila tonnellate di rifiuti, opportunamente trattati, possono alimentare un generatore della potenza di un megawatt, in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di circa 2.500 famiglie. Lo snodo di questo processo e' il biogas. La chiave per realizzarlo, la raccolta differenziata. Ad accendere i riflettori su questa opportunita' e' un rapporto di Legambiente, presentato oggi a Rimini ad 'Ecomondo'. La decomposizione dei rifiuti organici produce biogas, ricco di metano. Per poterlo 'estrarre' bisogna mettere in atto un processo biochimico, detto 'digestione anaerobica', capace di trasformare scarti urbani, forestali, dell'industria agroalimentare, effluenti zootecnici e fanghi di depurazione. Secondo le stime di Legambiente, se l'Italia utilizzasse appieno questa risorsa, potrebbe ottenere 8 miliardi di metri cubi di metano l'anno: il 10% del proprio fabbisogno. E tagliare la Co2. Ma in Italia l'impiego del biogas e' limitato. In realta' la produzione complessiva colloca il Belpaese al terzo posto in Europa, ma e' il rapporto rispetto alla popolazione che lo fa finire in basso nella classifica. Nel 2006 la produzione di energia da biogas si e' attestata in 353,8 ktep (chilo tonnellate di petrolio equivalente): in termini elettrici, circa 4 terawattora. La Germania ne ha prodotti 1.923,3. La produzione italiana, pero', e' di 6,1 tep per mille abitanti, mentre quella tedesca e' di 23,3, quella inglese di 28,1 e quella danese di 17,4 per mille abitanti. La raccolta differenziata e' il passaggio indispensabile, a monte, per produrre di biogas. Attraverso il trattamento dei rifiuti e la produzione di biogas, l'Italia potrebbe coprire circa il 10% del proprio fabbisogno di gas naturale. E' quanto emerge da un rapporto di Lebambiente, presentato oggi alla fiera Ecomondo di Rimini. Lo studio spiega, infatti, che dai rifiuti e dalle biomasse di origine agroindustriale si stima di poter ottenere 8 miliardi di metri cubi di metano all'anno. Eppure, rimarca l'associazione, l'Italia trascura quest'opportunita' e gli scarti organici, senza raccolta differenziata, finiscono in discarica contribuendo all'aumento dell'effetto serra. Opportunamente trattati attraverso un processo definito di 'digestione anaerobica', scarti urbani, forestali e dell'industria agroalimentare, effluenti zootecnici, fanghi di depurazione, rappresenterebbero una risorsa. ''Si continua, invece, a parlare con insistenza della necessita' di tornare all'energia nucleare: una fonte insicura, costosa e inquinante'', afferma Legambiente. Un altro fronte e' quello del biometato: le auto alimentate a biometano - sostiene l'organizzazione - percorrono tre volte la distanza coperta da auto alimentate a biodiesel e piu' del 50% della distanza se il confronto avviene con il bioetanolo. Fonte (ANSA)
Incontinenza: Mi son...rott e dico tutto quello che penso
''Li conoscevamo gia' ma non pensavamo fossero cosi' tanto imbecilli''. Cosi' il premier Slvio Berlusconi ha risposto ai cronisti italiani che gli chiedevano il suo stato d'animo dopo la lettura dei giornali e le tante critiche piovutegli addosso per le sue parole su Barack Obama.
In serata, dopo una cena con Vladimir Putin e' rientrato in albergo. Qui ha rincarato la dose. ''Perche'? C'e' qualcuno che ha obiettato? Uno puo' sempre prendere la laurea del coglione quando vuole. Se uno vuole prendersi una laurea pubblica, ogni occasione e' buona'', ha detto nella hall del grande albergo del centro che lo ospita.
Il premier appare disteso e rilassato, per nulla impensierito dal putiferio esploso in Italia. Anzi, il suo e' uncontrattacco in piena regola. ''Mi sono veramente rotto e dico tutto quello che penso'', ha aggiunto. Quanto alle critiche, ha detto, ''ormai ci abbiamo fatto l'abitudine''.
In merito ai rapporti con gli Usa ha aggiunto: ''avete visto come sono stato accolto dal presidente Bush? La stessa cosa avverra' con la nuova amministrazione''. E a proposito del rapporto con il prossimo inquilino della Casa Bianca, Berlusconi ha detto: ''Sono sicuro che avremo modo di collaborare, cosi' come abbiamo fatto con Clinton, grazie all'amicizia che abbiamo con il partito democratico e con Nancy Pelosi''.
Insomma, il premier e' convinto che con Obama ''lavorera' benissimo'', a partire dall'incontro che avra' il prossimo 15 novembre a Waschington in occasione del G20 sulla crisi finanziaria internazionale.
L'ultima battuta scherzosa e' rivolta ai cronisti: ''Non fatevi tentare dalle tentazioni della notte di Mosca che sono infinite. Fate i bravi e se invece non fate i bravi, tenete almeno alta... la bandiera dell'Italia''. Fonte:(ANSA)
Osteria numero mille
paraponziponzipò
la bandiera fa scintille
paraponziponzipò
forse si intendeva l'asta
forse è il caso di dire basta
damela a me biondì na
damela a me biondàaaaa...
Berlusconi fa molto ridere ma ...
Questo scritto di Moni Ovadia mi ha fatto ridere, il consiglio che da a Berluscaz su come imparare l'arte del sapere far ridere (perchè far ridere è un'arte) dovrebbe fare riflettere il nostro nano nazionale (oltre a Brunetta) che più di tanto però non può rialzarsi...
http://www.unita.it/news/75344/berlusconi_unaltra_figuraccia
Berlusconi? Un'altra figuraccia
di Moni Ovadia
Ho scritto già diverse volte che una differenza sostanziale fra il far ridere e il saper far ridere. Berlusconi fa molto ridere, ma non ha la più pallida idea di come si sappia far ridere. Noi non parliamo del risus ≪che≫ abundat in ore stultorum, parliamo del ridere vertiginoso che fonda un’identità rischiosa come per esempio quella ebraica del deserto o della diaspora bimillenaria. Solo una profonda cognizione del dolore permette di ridere sull’orlo della propria tomba e sull’orlo dell’abisso del male assoluto.
Berlusconi è un uomo che ha dedicato la vita alla narcisistica glorificazione della propria mediocrità, che produce fiumi di danaro senza scrupoli morali. Che cosa può capire di lager, di persecuzioni e di umorismo urticante che ci fa accedere alla filosofia del paradosso. E' meglio che si limiti a raccontare storielle su tette e chiappe che sono la sua grande specialità.
Eviterà cosi di fare figure miserabili che feriscono e rendono volgare ciò che dovrebbe essere sacro.
Lui e il più grande comico involontario che questo paese abbia avuto nella sua storia repubblicana.
Quando lui racconta le sue storielle goffe, c’è una folla intorno a lui che ride, ma questa e solo l’apparenza perchè quello non è un ridere autentico, è un atto di miserabile servilismo. Personalmente in quanto educato all’umorismo ebraico che sgorga da un sapere altissimo e profondo, preferisco non dare sentenze senza appello per un uomo.
C’è sempre tempo e modo di capire, quindi se il nostro presidente del consiglio vuole crescere in quest’arte, frequenti i teatri dove ci sono grandi affabulatori e narratori. Una cura intensiva di Dario Fo nei suoi momenti migliori potrebbe compiere il miracolo.
Se intendesse seguire il modesto consiglio di un saltimbanco quale sono io, assista a quegli spettacoli con un sapiente travestimento. Non riconosciuto, senza guardie del corpo e senza folle plaudenti, finalmente troverà in se, quell’uomo fragile che è la parte migliore di noi tutti e persino la sua parte migliore.
19 gennaio 2009