FRANCA RAME - [IL TERRIBILE RICORDO DI UN ABORTO] "IL DISORDINE DELLA MEMORIA"

Vorrei riuscire a proseguire con ordine nella progressione dei racconti, ma ho la testa strapiena di memorie che s’accavallano senza costrutto, visi ed episodi che appaiono per un attimo e altri che vorrei cancellare; fra tanto marasma mi è difficile trovare l’abbrivio giusto per evocare in modo logico e chiaro la sequenza dei fatti, migliaia di ore vissute in modo “esagerato”, le difficoltà, le meraviglie viste e toccate. Felicità da farmi tremare e disperazioni da farmi morire. Forse potrei concentrarmi su qualche emozione che profondamente m’è rimasta incisa. In verità sono due le emozioni importanti. La prima: “Dario, sono incinta.” Inutile spendere parole per raccontare le difficoltà che ci siamo trovati a gestire insieme quella situazione. Immaturi, impreparati in tutti i sensi; spaventati. Non in condizione di fare un figlio, senza contare mia madre, con i suoi pregiudizi sulla purezza, sulla castità prima del matrimonio.

 

.

 

Con noi figlie, non ha mai parlato di sesso... Per mia madre eravamo fatte come le bambole: finivamo sopra il pube. Per lei "sesso" era uguale ad osceno. Tanto per sintetizzare, mia madre, il didietro, lo chiamava "sedere"... e il davanti "sedere davanti". Bizzarro, no? Ma in tutto il quartiere era così, anche per le altre madri i sederi erano doppi: un rione di soli glutei…
Puntuale ogni sera, appena tornata da scuola, facevo i compiti. Ero diligente, una ragazzina proprio a modo, ero proprio brava, bravissima! Mi spiace non mi abbiate conosciuto allora, perché avreste di certo esclamato la vostra ammirazione: “Che bambina dolce, ubbidiente”… che mi son anche pentita!
Mia madre, come un fantasma, arrivava all'improvviso e con quell'espressione che hanno le mamme nei momenti solenni mi diceva con una voce possente come quella di un dio che spunta fra le nuvole: "Stai attenta bambina! Che gli uomini vogliono soltanto quella cosa là!"
Oh, non mi ha mai detto cosa! Una paura! Guai se un ragazzo mi veniva vicino... Gli gridavo: “Vai via!". Gli tiravo i sassi! "Vai viaaa! Non l'avrai mai!" - "Che cosa?" - "Non lo so!"
Vi dico la verità: per colpa di mia madre ho perso tanto di quel tempo! Le uniche cose sul sesso le ho sapute da una mia amica, una birichina tremenda... dodici anni. Era un po' che non la vedevo: "Sono molto stanca", mi fa. 
"Perché sei stanca? Cosa hai fatto?"  
"Ho fatto l'amore."  
"L'amore?! - che io manco sapevo cosa fosse - Cos'è l'amore? Cosa hai fatto?"
“L'amore ho fatto… con mio cuginetto... dieci anni... un imbranato!"
"Cosa avete fatto?!"
"Noi non sapevamo niente di quelle cose lì... sapevamo solo che i bambini nascono dalla pancia... e allora lui col suo coso... spingeva, spingeva! Ho avuto l'ombelico infiammato non so per quanto tempo!"
Tra la mia mamma "stai attenta" e l'ombelico infiammato, ero terrorizzata!
Tenevo sempre le mani qui sul ventre.
Dove ero rimasta? Ah sì: sono rimasta incinta.
Inutile spendere parole: ho abortito. Trenta mila lire (denari che abbiamo racimolato tra tutte le persone che conoscevamo) più la paura, e qualcosa addosso e negli occhi, che per mesi non m'ha lasciato. Di quell'ora passata in una specie di ambulatorio, non certo attrezzato per un intervento chirurgico, ricordo il freddo, il buio che c'era fuori, era notte, l'indifferenza e la tensione del medico e dell'infermiera
“Non gridi per favore, altrimenti non la opero”. C'era paura in quella stanza, la loro e la mia.  
In quel periodo per l'aborto si finiva in carcere. 
Oltre a quella paura c'era il terrore per l'intervento che affrontavo senza saperne assolutamente niente. L’unica cosa che sapevo con certezza è che non avrei avuto l’ anestesia.
Per me, e tutto per me, c'era anche il peso di quello che stavo facendo. 
Stesa sul lettino freddo pensavo a mia madre e ho veramente desiderato di morire. 
“Se ha paura se ne vada. Se grida, smetto e la caccio via.” Per anni quel “la caccio via” m’è rimbombato nel cervello facendomi arrossire e maledire la mia timidezza.
Non ho gridato.
Dolore.
Zitta. 
Sentivo le lacrime scivolarmi tra i capelli… non un lamento m’è uscito. Guardavo il medico… un pezzo di ghiaccio indifferente, che faceva il suo lavoro fischiettando sotto tono… “È uno cattivo” ho pensato.   Sicuramente ho inondato di lacrime Dario, che stava ad aspettarmi davanti al portone chiuso. M'ha abbracciata stretta-stretta. Stavamo male come due cani che avevano perso la strada di casa, in più io mi sentivo così colpevole, d'essere certa che non avrei più osato guardare negli occhi mia madre. Duemila anni di pregiudizi erano il pane quotidiano che molta gente ha mangiato. Io, con mia madre onestamente cattolica osservante e convinta, ne ho fatto indigestione. Per Dario era diverso.
Ho incontrato altre volte quel medico. Non ci siamo mai nemmeno salutati. Lui è diventato famoso. Ricchissimo. Dopo la legalizzazione dell'aborto ha fatto pure obiezione di coscienza. A parole. Nel suo studio faceva aborti a tutto spiano, nulla era cambiato nella sua attività abortista. Solo la tariffa: un milione.
 
Franca Rame, Dario Fo, Una vita all’improvvisa, Milano, Guanda, 2009.
 

Commenti

Carissima Franca, ho vissuto la tua stessa esperienza ma da sola anzi con la mia Amica da una vita.
Tu avevi Dario, ma quante di noi sono state abbandonate nel momento del bisogno da chi ne aveva fatto un solo bisogno fisiologico.
Il dolore di quella esperienza e' come una cicatrice chirurgica nell'anima, ma non perche' come dice la Chiesa, ho ucciso una vita, bensi' dall'ipocrisia di quei medici macellai che ti trattano come Puttana ma che dopo la legge si sono sentiti tutti timorati di Dio.
Buona Pasqua alla tua NOBEL famiglia che ha tutta la mia stima e rispetto.
Marinella da Durban Sudafrica

altri anni. stessa storia. avevo da poco compiuto i miei 18 anni e avevo vissuto, assieme a tante altre donne e alla mia ingenuità, le battaglie per la 194 perché fin da ragazzina ho pensato che fosse nostro diritto di essere madri e padri consapevoli. perché quella legge apriva le porte non solo alla legalizzazione dell'interruzione di gravidanza ma rinsaldava la volontà di un processo verso una presa di coscienza dell'importanza dell'educazione sessuale, della conoscenza del proprio corpo e della propria volontà di divenire genitori. quella legge, infatti, era la naturale conseguenza di un'altra legge che pochi ricordano, la 405/75 che istituì i consultori nell'ambito di un quadro di sviluppo socio culturale.
e ricordo con piacere quelle manifestazioni colorate, ricche di patos e di ... magia per me ragazzina che iniziavo ad avvicinarmi al mondo e a cercare di capirlo
erano i miei 16/18 anni gli ultimi anni di liceo trascorsi da studente appassionata e partecipe. la brava ragazza alla franca rame. e come lei con una madre che non mi ha parlato mai di niente. in casa la parola sesso non veniva pronunciata nonostante i miei fossero due atei convinti, due comunisti ... "sentimentali", li definirei oggi io.
anche in casa mia il sesso era argomento tabù. non avrò avuto due sederi ma "sono diventata signorina" e ho "avuto le mie cose". che "cose" poi fossero ho dovuto scoprire da sola quando sono arrivate!
eppure col sesso io i miei incontri li avevo già avuti!
e i miei lo sapevano. incontri con il lato marcio della sessualità, molestie che mi hanno perseguitato nella delicata fascia dell'innocenza, dai 10 ai 12 anni. e allora perché non parlarmene, perché continuare a stendere un velo di finto pudore?
ma la cultura dominante era questa e mia madre nonostante la sua storia di donna più emancipata di altre ne era rimasta succube.
io ne ho scontato le conseguenze trasformandomi da una bambina aperta e allegra in una ragazzina timida e aggressiva al tempo stesso, per tenere lontano quel mondo maschile che mi aveva fatto troppo male. poi a 18 anni il mio primo amore, un amore pulito, bello, semplice. un ragazzo della mia età che ha saputo prendermi per mano e avvicinarmi all'amore fisico con naturalezza e spontaneità. fu bellissimo
ma anche ingenuo
perché nonostante l'uso di "copertura assicurativa", come la chiamavamo, restai incinta. era l'estate del 1981. l'anno della mia maturità. come per franca i ricordi e le emozioni e le paure si intrecciano si annodano si confondono.
la 194 era già legge e mi rivolsi al consultorio di quartiere. segui l'iter previsto dalla normativa con a fianco il mio ragazzo che non mi lasciò mai sola. per mia fortuna. perché mia madre, che sesto senso hanno le madri!, se ne accorse e reagì come mai mi sarei aspettata, infamandomi per la mia leggerezza nel concedere una "cosa" così preziosa e per dover arrivare ad abortire. quel povero bambino!
mi disse che non ne avrebbe fatto parola con mio padre - che forse avrebbe capito molto più di lei ma oggi è troppo tardi per saperlo - e continuò per anni a guardarmi con un tono di rimprovero negli occhi ogni volta che qualcuno sfiorava l'argomento.
sono occhi che non dimentico
come le parole delle donne che erano sedute assieme a me su due lunghe panche in un corridoio che faceva da anticamera alla sala operatoria. ognuna con la sua storia. ognuna con le proprie paure.
io scelsi l'anestesia generale per non ricordare. penso sia stata una buona scelta perché a dispetto di quanti sostengo che l'aborto venga affrontato con troppa facilità io credo che sia una delle esperienze più travagliate che una donna possa trovarsi a vivere. ed ho avuto la fortuna di poter affidarmi ad una struttura medica, legale, appositamente attrezzata e a un minimo di supporto psicologico all'interno dei consultori. ma fuori da tutto questo restava l'antico retaggio culturale
e non dimentico gli occhi delle donne della camerata dove fui portata dopo l'intervento. non ero nel reparto IVG ma in una stanza di donne che dovevano sottoporsi a raschiamenti o altri interventi all'utero che non avevano niente a che vedere con l'aborto. lì ho subito un secondo processo, dopo quello di mia madre. un processo corale.
erano come uno stuolo di oche che beccano un pulcino estraneo. un dolore tremendo fatto di vergogna rabbia impotenza.
era il 16 settembre 1981
poi come è strana la vita
sedici anni dopo, il 16 settembre 1997 nasceva mio figlio, voluto desiderato amato. la luce dei miei occhi.
a lui ho voluto raccontare la mia storia
perché sapesse che è importante conoscere, capire, rispettare gli altri e il mondo che ti circonda ma è altrettanto importante esigere il rispetto di noi stessi e del nostro pensiero nei limiti della legalità e della pacifica convivenza con il nostro simile.
ma questa italia è strana
dopo anni di applicazione della legge 194 e di una riduzione drastica degli aborti clandestini e poi di quelli legali grazie alla diffusione della consapevolezza, dobbiamo ancora tornare a parlare di storie antiche, far riemergere vecchi dolori per ricordare, a chi ha già dimenticato, la storia di molte noi donne.
e di questo cosa dico a mio figlio?!

Antonella Giannoni

Nessuno può decidere al posto nostro tranne la Natura, ne i medici ne la chiesa ne lo stato.
So solo che mi dispiace enormemente per quelle madri che hanno deciso di non esserlo ed hanno sofferto per la loro decisione.

Natura

Pray God for our nation as we explore these fights in court over fetus removal in the months to come. Take part in discussions at the chapel and in the network around these issues as reported at Online Dissertation Help UK. Above all, in the event that you truly care about this, become socially associated with genuine ladies who are confronting emergency pregnancies. Be the hands and feet, the psyche and adoring heart of Christ, who came to give trust and copious life.