IN VENDITA tavole di Dario Fo - EVENTO ECCEZIONALE!

Dario si è occupato di una giovane stilista, di grande creatività e gusto, nostra cara amica Gentucca Bini. Nella scorsa stagione, Dario ha allestito la scenografia della sfilata di Gentucca con grandi dipinti del Mantegna, e curato la regia, davvero insolita, che vedeva indossatrici e indossatori sfilare saltando, ballando, ridendo... Un gran successo! Rifacendosi agli abiti della sfilata, davvero inconsueti e pieni di festosità, ha disegnato 12 bozzetti che ha poi elaborato per tradurli in altrettante incisioni litografiche a colori. Le 12 tavole in esacromia impresse su carta a mano intonsa rosaspina di Fabriano, sono raccolte in una cartella e numerate da 1 a 100, dimensione 51x37. Dario ha pensato di metterle in vendita per raccogliere fondi in sostegno alle famiglie dei militari colpiti dall’uranio impoverito. L’importo che abbiamo deciso per ciascuna cartella, contenente le 12 tavole, è di 250 €, (Più 10 DI SPEDIZIONE) pur consci che il loro effettivo valore sia da ritenersi assai superiore. Chi è interessato a contribuire a questa iniziativa, può inviare una e mail al seguente indirizzo: vittimeuranio@libero.it

UniCredit Banca MILANO PORTA ROMANA C

Corso di Porta Romana 132
Milano (MI)
Conto corrente n° 4968564 ABI CAB 1612 CIN E L’IBAN IT 35 E 0200801612000004968564 INTESTATO A COMITATO IL NOBEL DEI DISABILI 

(URANIO E DISABILI HANNO UN UNICO CONTO)

Un bacio a tutti franca

 


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Acquisto Tavole

Gentile Sig.ra Franca,
sono una dei 2.500 ragazzi presenti lo scorso fine settimana a Bellaria e vorrei ringraziare Lei e Suo marito per la bellissima sorpresa fatta a tutti noi. Eravamo tutti così emozionati di avervi ospiti!!
Facendo un giro in internet, ho scoperto il Suo blog e queste 12 Tavole, sa dirmi se ce ne siano ancora?
Sono una ragazza e lavoro "ufficialmente" solo da alcuni mesi, ma vorrei fare un piccolo sacrificio e comprarne una raccolta. Sarebbe per me come un grande tesoro!
La ringrazio sin da ora e Le auguro una buona serata!
Valentina

Morto un parà del Nembo «Un’altra vittima dell’uranio»

Il Tirreno, 11 luglio

24 anni, aveva svolto molte missioni di pace
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PISTOIA. E’ morto lunedì all’ospedale militare del Celio a Roma il caporal maggiore dei parà Domenico Currao. Aveva 24 anni ed era effettivo al 183º reggimento paracadutisti Nembo alla caserma Marini di viale Italia. Il giovane risiedeva a Vibo Valentia con i genitori Anna e Antonio, sottufficiale di Polizia penitenziaria, e la sorella Iliana.
Il giovane è stato ucciso da un tumore, per i familiari provocato per contaminazione da uranio impoverito. Hanno denunciato la vicenda sul sito internet www.vittimeuranio.com che da tempo di occupa del problema dei militari contaminati soprattutto in Serbia e Kosovo.
«Noi parenti - scrive la cugina sul sito - sosteniamo che la malattia sia dovuta all’uranio impoverito». Dalla caserma Marini nessun accenno ai legami tra la morte e le missioni. In una nota si precisa solamente che il caporal maggiore Domenico Currao era stato ricoverato presso il Policlinico Militare del Celio nel giugno del 2007, dove gli era stato diagnosticato un rabdomiosarcoma embrionario. Si tratta di un tumore maligno della muscolatura striata molto aggressivo e resistente, più tipico negli adolescenti.
Currao aveva partecipato a tre missioni all’estero: per cinque mesi in Kosovo nel 2003, per tre mesi in Sudan nel 2005, per un mese in Libano nel 2007. I funerali si sono svolti martedì scorso a Vibo Valentia con la presenza del comandante del del 183º reggimento paracadutisti Nembo, col. Massimo Mingiardi; di ufficiali, sottufficiali e paracadutisti del reggimento che hanno effettuato un picchetto d’onore in armi. I colleghi della Compagnia Leoni hanno trasportato il feretro coperto dal tricolore.

Tavole di D. Fo

Gentile Signora,
avevo acquistato tempo fa le 12 tavole di D.Fo e avevo, di conseguenza, ringraziato per la bellezza delle opere.
Vorrei invitare chi non lo avesse ancora fatto, o ha dei dubbi sulla qualità delle medesime, ad acquistarle, poiché sono molto più belle di come si vedono qui sul blog.
Quando le ho ricevute sono rimasto meravigliato dalla preziosità della carta, dai bei disegni multicolori e dall'accurata confezione in cui sono racchiuse, nella quale tuttora le conservo. Da notare che è tutto firmato a mano dal Maestro, anche gli allegati. Pertanto, oltre ad entrare in possesso di opere autografe di un premio Nobel, non bisogna, inoltre, dimenticare che l'importo versato, assolutamente non eccessivo, è, soprattutto, destinato a scopi benefici.
Cordiali saluti.
Francesco D. F.

per Francesco

Caro Francesco, mi piacerebbe poter comprare quelle tavole che vedo ogni giorno quando arrivo a questo blog, ma non posso e per banali motivi economici. Non le comprerei perchè sono di un premio Nobel e neppure perchè forse tra un po' di anni potrebbero avere un grande valore, le comprerei solo per la gioia di vedere la mano di Dario Fo nella mia casa insieme ai suoi libri e ai dvd degli spettacoli con Franca Rame. Sono contenta che tu le abbia e che tu abbia aiutato le persone vittime della mostruosità dell'uranio.
Cristiana

per Cristina da franca

cara Cristina, puoi inviarmi il tuo indirizzo? Corso di Porta romana 132 milano.
Un bacio franca

per Franca

Te lo mando per lettera domani, oggi non esco perché ho un po' di febbre.
un bacio anche a te
Cristiana

Per Franca

Ciao,
oggi abbiamo ricevuto le litografie, siamo molto contenti. Stiamo per uscire a comprare delle cornici per appenderle oggi stesso in sala e nel corridoio (la casa e' piccola ma lo spazio non manca)
Sono piaciute molto anche al nostro coinquilino. E' originario dell'Eritrea ed ha molti amici, quindi stiamo passando la voce.

Un caro saluto a te e a Dario

Linda e Rosario

p.s. Ho comunicato alla mia banca i dati corretti (non sono molto pratica con queste cose burocratiche). Ho chiamato la unicredit e sono riuscita a parlare con una signora molto gentile che si occupa dei rapporti con l'estero. Mi ha spiegato che per i bonifici effettuati dai paesi della comunita' Europea bisogna mettere anche lo SWIFT BIC/Clearing Code che e': UNICRITMM

DIPINTI DI DARIO

Vi ricordo che altri dipinti di Dario sono visbili nel nuovo canale YouTube:

Il canale per Dario si chiama :

DarioFoVideo

e all'interno c'è già il primo video: una bellissima sequenza di disegni, bozzetti, tavole, dipinti, schizzi di Dario, scelti da me e su musica di Vangelis. Ecco il link diretto (clikkaci su):

VIDEO DI DARIO FO

Oppure in questa seconda verione con diversa colonna sonora:

VIDEO DI DARIO FO 2a versione

Vi ricordo il canale con i video di Franca (clikkaci su):
FrancaRameVideo

Buon divertimento!

fabio greggio

Inconsistente io

Uff...le guardo e mi rammarico...Le guardo e mi vergogno...Sono come l'amica che sentendo di aver mancato aspetta di trovare il coraggio per farsi sentire e più aspetta e meno coraggio ha...
Volevo comprarle queste tavole, poi tra dentista e altre piccole cose ho dovuto aspettare...Vabbèh aspetterò la prossima paga.... ma c'è l'associazione Antropos e Mazzolari e quell'iniziativa per la scuola in sud Sudan....cosa faccio? Ok aspetterò il prossimo mese, una cosa alla volta...ma poi arriva la comunione di filippo,anzi arriva il mese delle comunioni...perchè gli inviti sembrano non finire, e io mi sento in colpa per non aver colto quella primissima occasione di esserci a Viareggio e comprare le tavole direttamente lì, magari senza far troppi calcoli cauti...perchè dare la parola e poi mancare è brutto... e per tanto tempo non ho neppure avuto il coraggio di entrare nel blog...che figurina!
Ora forse con il 730 a luglio...speriamo...ma ci sono i corsi estivi per i bimbi e ....costano na cifra....insomma...tutto questo per dire che mi sento inconsistente...ma non vorrei sembrare esagerata non è solo per questo... sono mesi che mi sbatto per una campagna di informazione sulle vittime dell'uranio nel metaverso e anche se ho cominciato ad usare questo mezzo a questo scopo,(quando nella second life italiana nessuno ancora parlava di fare cultura o informazione ma erano tutti lì a comprare territori virtuali per farne negozi e case, nell'illusione di un lucro facile), molto in anticipo rispetto a chi lo fa oggi per altri scopi, magari avendo alle spalle capacità tecniche conoscenze informatiche contratti aziendali eccetera,mi ritrovo dopo un anno esatto ancora con poche piccole vittorie...troppo poche e poco più di 50 euro raccolti...che se li mettevo io facevo prima...certo a giugno sarò nella mia città per una vera serata a parlare dell'uranio e a cercare di fare informazione intrattenendo, e questo senza il metaverso so che non lo avrei mai ottenuto...ma è poco... ed io mi sento inconsistente.
Un bacio a tutti gli amici del blog e a te..signora delle battaglie...ti ho conosciuta e volevo raccogliere un testimone...ma ci vuole una stoffa che evidentemente non ho.

per franca dg da francy e gargantua

Cara Franca dg, che bello rileggere uno dei tuoi commenti!!! La delusione che emerge dalle tue parole è la stessa che proviamo tutti noi dopo la batosta elettorale e con la piega razzista e autoritaria di questo governo: spero solo che si riesca in fretta a superare questo momento di smarrimento e che tutte le persone unite dagli stessi principi si possano ritrovare e unire e combattere. Allora si avranno tempi migliori. Credo che in una situazione del genere, la proposta di Franca di un mercatino come momento di incontro e di amicizia sia molto significativa e azzeccata. Spero proprio di rivederti presto...una buona occasione potrebbe essere proprio il mercatino!! sarai dei nostri vero? intanto, ti mando insieme a gargantua un grande bacio e un immenso abbraccio!!

per francy e garga

Quando mancano le parole basta dire grazie ci sarò.

come mai

Come mai avete spostato il post sulla fiera del libro,quello contentente la lettera di mandela e quello in cui è nata una bella discussione sugli autori palestinesi?
Grazie dell'attenzione.

www.ilterzostato.splinder.com

Uranio impoverito: la Cassazione archivia

Una battuta di arresto per le vittime dell'uranio impoverito. La corte di Cassazione ha archiviato ieri il ricorso della famiglia di Salvatore Vacca sostenendo che "le incertezze emerse nell'individuare un nesso causale tra la contaminazione da uranio impoverito ed il decesso di Salvatore Vacca, impediscono di sostenere le ragioni di una condotta omissiva da parte dei vertici dell'amministrazione militare e del ministero della Difesa riguardo alla produzione della morte del militare". Una motivazione che ricorda le sentenze dei processi sull'amianto e che non alimenta le speranze dei militari malati di vedere riconosciuta nè la causa di servizio nè le cure e i sostegni istituzionali del caso.

Da politica voceditalia.it:

Nessun responsabile per il decesso del militare

La Cassazione archivia il procedimento sulla morte di Salvatore Vacca

"Imposssibile sostenere la responsabilita' dei vertici militari"

Roma 5 mag. - La Corte di Cassazione ha confermato l'archiviazione della denuncia presentata dai familiari di Salvatore Vacca alla Procura di Cagliari.

Salvatore Vacca era un militare impegnato in una missione in Bosnia e deceduto dopo il rientro in Italia a causa di un tumore.
Il Gip del Tribunale di Cagliari, il 26 settembre 2005, aveva archiviato il fascicolo aperto per il reato di omicidio colposo nei confronti di ignoti, ritenendo che non ci fossero gli estremi per sostenere le responsabilità oggettive dei vertici dell'amministrazione militare per "condotta colposa impropria".

La Cassazione ha confermato che nessuno del ministero della Difesa sarà coinvolto in qualsivoglia processo. La Quarta sezione penale ha infatti giudicato inammissibile il ricorso presentato dai familiari di Vacca, ritenendo corretta la decisione del Gip, in quanto "le incertezze emerse nell'individuare un nesso causale tra la contaminazione da uranio impoverito ed il decesso di Salvatore Vacca, impediscono di sostenere le ragioni di una condotta omissiva da parte dei vertici dell'amministrazione militare e del ministero della Difesa riguardo alla produzione della morte del militare".

Sconcerto tra i familiari di Salvatore Vacca, che avevano giudicato "abnorme" la decisione del Gip, confortata invece, secondo la Suprema Corte "da attività investigativa approfondita con la collaborazione dell'amministrazion militare e dai risultati delle analisi dei reperti biologici estratti dal cadavere di Vacca".

Il ministro Arturo Parisi, pur esprimendo solidarietà ai familiari del militare deceduto, invita al rispetto delle decisioni della magistratura.
Le indagini comunque potranno essere riaperte in qualsiasi momento su richiesta della Procura, sollecitata dai faliliari delle vittime.

politica@voceditalia.it

Uranio impoverito: nessun processo ai vertici del Ministero

http://www.larena.it/ultima/oggi/nazionale/C.htm

ROMA , Martedì 6 Maggio 2008

Non ci sarà alcun processo ai vertici del Ministero della Difesa in relazione alla morte, a seguito di tumori, di militari italiani impegnati in missioni di pace all’estero durante le quali sarebbero entrati in contatto con l’uranio impoverito. Lo ha stabilito la Cassazione che ha confermato l’archiviazione della denuncia dei familiari di Salvatore Vacca - il caporalmaggiore di 23 anni della Brigata Sassari morto nel settembre 1999 per leucemia acuta, dopo 150 giorni dal rientro dalla Bosnia - presentata alla Procura di Cagliari. Il Gip, nel 2005, aveva archiviato il fascicolo per omicidio colposo aperto contro ignoti. Nell’ordinanza che metteva fine all’inchiesta si escludeva che ci fossero gli estremi per sostenere la responsabilità per «condotta colposa» dei vertici dell’Amministrazione militare. In particolare, la Cassazione ha dichiarato «inammissibile» il ricorso presentato dai parenti del caporalmaggiore di Naxis, Cagliari, contro l’archiviazione. I supremi giudici hanno ritenuto corretto il provvedimento del Gip che evidenziava come «le incertezze emerse sia sul piano fattuale che sotto il profilo epidemiologico, in ordine alla possibilità di individuare un nesso causale prevalente ed esclusivo tra la contaminazione da uranio impoverito ed il decesso di Salvatore Vacca, impediscono di sostenere che la condotta colposa omissiva dei rappresentanti di vertice dell’Amministrazione militare a abbia potuto avere una efficacia condizionante nella produzione della morte del militare». Senza successo i familiari del giovane hanno sostenuto che l’archiviazione era «abnorme» perchè aveva «un contenuto assolutorio adottato da un giudice, come il Gip, che non ha alcun potere in tal senso».
Ma la Cassazione ha risposto che l’operato del Gip è corretto. Ad ogni modo le indagini per la morte dei militari (quattro solo in Sardegna) - sottolinea la Suprema Corte - si possono riaprire «in qualsiasi momento su richiesta del Pm, sollecitato anche dai familiari delle vittime».

Una bella notizia! speriamo!

www.unità.it

Missioni all'estero, indennizzo ai militari caduti
Davide Madeddu

La battaglia per i "dimenticati" è stata vinta. Dopo le proteste, gli appelli inviati ai ministri della Difesa, arrivano gli indennizzi per i militari morti. Ossia coloro che si sono ammalati durante o alla fine delle missioni all´estero. Giovani che speravano di potersi costruire un futuro indossando la divisa e ponendosi al servizio degli altri e della pace e alla fine, hanno dovuto fare i conti con malattie devastanti. «Duecento mila euro invece dei 17mila euro del passato». Questa, secondo quanto spiega Falco Accame, ex ammiraglio e presidente dell´Anavafaf, l´associazione che si occupa di dare assistenza e supporto ai militari ammalati o alle loro famiglie, è la cifra che sarà corrisposta «come prevede un articolo della finanziaria nazionale» alle famiglie o ai militari che si sono ammalati o sono morti per cause di servizio.

Il riconoscimento della cifra, una speciale elargizione già «concepita nel 1977» può essere considerato una vera e propria vittoria per le associazioni che assistono i militari. «Sino a qualche tempo fa - spiega Accame che da anni si batte per dare assistenza e aiuto ai familiari dei militari - l´indennizzo era di 17 mila euro e, in ogni caso, non arrivava ai 25mila euro, poco meno di cinquanta milioni di vecchie lire». Una situazione che da qualche mese è stata cambiata. «Il governo che è uscito, dopo le numerose proteste e appelli ha accolto le nostre richieste - dice Accame - e, benché ci siano ancora numerosi aspetti da chiarire e angoli da smussare un primo passo può dirsi compiuto». A beneficiare della speciale elargizione sono sia i militari che sono caduti sul campo «è il caso delle vittime di Nassyria, sia coloro che si sono ammalati al termine delle missioni». Giovani che, in molti casi, hanno scoperto di essere ammalati solamente al ritorno dalle missioni. È il caso del giovane caporal maggiore di Quartu Sant´Elena Valery Melis, morto dopo una lunga agonia o dell´altro militare Fabio Porru. Due storie simili che hanno visto poi i familiari di Valery Melis far causa al ministero della Difesa. «Sia chiaro che - aggiunge Accame - nella motivazione con cui viene erogato il contributo non si parla di uranio impoverito ma di stress provocato da combattimento». Un punto su cui la posizione dei rappresentanti dei familiari e quella istituzionale «continua a divergere».

Ricordando poi che la maggior parte di casi di militari colpiti da malattie sono «la Sardegna e la Puglia, dove solo recentemente sono stati concessi indennizzi a 20 giovani malati probabilmente di uranio impoverito» l´ex ammiraglio lancia un appello alle istituzioni per «evitare che ci possano essere militari malati di serie A, B, C o D». «Occorre che i risarcimenti avvengano alla luce del sole e si conoscano i criteri con cui vengono assegnati. Occorre inoltre un elenco dei nominativi in primo luogo dal ministero della Difesa per i militari». Perché, aggiunge « vi sono anche vittime facenti capo ad altri ministeri, ad esempio al ministero dell'Interno (polizia di Stato) e al ministero degli Esteri (personale civile in missione all'estero)». Cita anche alcuni casi il presidente dell´associazione: «Vi sono anche persone facenti capo alla presidenza del Consiglio, civili, cosi come il professor Giovanni Caselli inviato dalla presidenza del Consiglio nei Balcani (deceduto) e anche personale facente capo ai servizi segreti anch'essi dipendenti della presidenza del Consiglio, come il capitano Antonio Caruso (deceduto)». Partendo da questi altri dati, Accame spiega che «occorre anche stabilire da quando decorrono i primi casi, Si sono ammalati alcuni reduci della guerra del Golfo (1991), reduci della Somalia (1993), militari e civili che hanno operato nei poligoni e nei depositi. Il primo caso in Sardegna e' stato quello di Giuseppe Pintus del 1994. Vi sono molte famiglie che si sono dovute sobbarcare le spese delle cure e purtroppo anche dei funerali».

Falco Accame poi chiede anche trasparenza sulla famosa guerra dei dati che, l´estate scorsa aveva contrapposto la sua associazione al ministero della difesa. «recentemente il ministero della Difesa ha parlato di 77 casi di morte ma secondo altre fonti sarebbero all´incirca 150 - dice - metre il numero dei malati oscilla tra alcune centinaia e 2000». Storie drammatiche dove, la tragedia della malattia si unisce ai probelmi di natura economica. «Non è certo un caso che, molto spesso, i parenti di un malato ipotechino la casa per poter garantire le cure e alla fine si trovino a non avere neppure i soldi per pagare il funerale del parente morto».

Pubblicato il: 20.05.08
Modificato il: 21.05.08 alle ore 10.43

Tavole di Dario

Gentilissima Sig.ra Franca,
volevo sapere se sono ancora in tempo per partecipare all'acquisto delle tavole di Dario Fo.
Grazie del Suo impegno e disponibilità.
Tommaso

Per Tommaso da redazione

 

Caro Tommaso, le tavole sono ancora disponibili. Potrà riceverle inviando una mail con il suo indirizzo seguendo le indicazioni che sono state aggiornate nel post sopra.
Grazie della sua partecipazione.
Cordiali saluti

La redazione

appello contro le centrali nucleari

Messaggio della Lista di Posta elettronica della Societa' Chimica Italiana.
***************************************************

Cara/o collega,
nei mesi scorsi era stato fatto circolare un appello sull'energia rivolto al governo Prodi
Poiché il governo Prodi è caduto e nel frattempo il problema dell'energia si è ulteriormente aggravato, abbiamo pensato di lanciare un nuovo appello che puoi trovare sul sito

http://www.energyforfuture.net

oppure sul sito

http://www.energiaperilfuturo.it

rivolto a chi aspira, con le prossime elezione, a prendere la guida del Paese.
Se sei d'accordo col nuovo appello, lo puoi firmare e puoi invitare chiunque a firmarlo, con la seguente avvertenza:
Scegli, secondo il tuo stato, di firmare l'appello:

- come docente universitario/ricercatore/industriale ecc. che ha una qualche competenza/interesse riguardo il problema energia; in tal caso, devi aprire il link di destra nella pagina iniziale. Pregherei di esplicitare in modo chiaro e conciso l'ente di appartenenza.

- come cittadino che, pur non avendo specifiche competenze, appoggia l'appello; in tal caso, devi aprire il link di sinistra nella pagina iniziale.

Appena l'appello sarà firmato da un numero sufficientemente grande di persone, ne daremo notizia ai mezzi di comunicazione e lo faremo pervenire ai candidati leader.

Grazie e cordiali saluti,

Prof. Michele A. Floriano
Dipt. Chimica Fisica "F. Accascina", Univ. Palermo
Viale delle Scienze, Parco d'Orleans, Ed. 17
90128 Palermo
tel. 091-6459850 fax 091-590015

****************************************
SCI-list avvisi ha 3461 iscritti al 19/03/2008.
Per problemi relativi alle iniziative divulgate
rivolgetevi a chi ha firmato la mail.

Per problemi relativi alle iscrizioni rivolgetevi a:
Carla Ricci
carla.ricci@sci.mysam.it
Viale liegi 48C 00198 roma
tel 06 8549691/8553968

Per ogni problema relativo al funzionamento della lista
rivolgetevi al postmaster:
Claudio Della Volpe
Claudio.DellaVolpe@ing.unitn.it
devol@argon.ing.unitn.it
+39(0)461882409

Non solo Vicenza

In contemporanea col progetto di raddoppio della base di Vicenza, anche in Sardegna sta per prendere il via l'ampliamento della base di Quirra, proprio nella zona dove da anni si segnalano sospetti casi di tumore fra la popolazione locale, forse legati a sperimentazioni con proiettili all'uranio impoverito.
Quello di Quirra è il poligono interforze (è gestito da aereonautica, esercito e marina) più grande d'Italia e vi si svolgono sia gli addestramenti che le attività di tipo sperimentale.
Il progetto comprende la costruzione, affidata a un consorzio pubblico - privato, di un grande aereoporto, in visione di uno sviluppo aerospaziale relativo a velivoli (bellici) di nuova generazione.
Si parla di pace e, silenziosamente, si prepara la guerra?

Tavole di D. Fo

Gentile Signora,
nei giorni scorsi ho ricevuto le tavole di Dario Fo e, devo dire, sono più belle di quanto pensassi, inoltre, con mia grande sorpresa, sono tutte firmate a mano, allegati compresi, dal Maestro.
Specifico che il motivo principale che spinse me e mia figlia all'acquisto è stato innanzitutto quello umanitario, ma non mi aspettavo di ricevere delle così magnifiche tavole.
Per il momento non ho intenzione di incorniciarle, preferisco conservarle gelosamente nella loro confezione, forse lo farò in seguito.
Ringrazio Lei e Dario per la generosità e saluto cordialmente.
Francesco D. F.

per Francesco D. F. da franca rame

Gentile signor Francesco, grazie per il suo messaggo. devo chiarire che le litografie sono numerate da 1 a 100 e firmate a mano, perché così si deve fare. La firma a mattita garantisce l'autenticità dell'opera (non sono stampe). mi fa piacere che lei le abbia aquistate. il giusto prezzo sarebbe di almeno 1.500 euro (ora... tra qulche anno potrebbero superare anche 10.000 euro, mi creda).
abbiamo lasciato una cifra inferiore al loro valore per dare la possibilità a chi non ha grandi mezzi di avere in casa una serie di disegni preziosi, in quanto insoliti per Dario (ha creto figurini di abiti ma solo per i costumi teatrali delle nostre commedie). Vada sul nostro sito, clicchi nell'archivio "disegni" sono oltre 7000... potrà così ammirare quasi tutta la produzione pittorica di Dario... che ancora oggi, mi emoziona. Peccato che i nostri blogger non abbiamo recepito l'offerta... abbiamo venduto pochissime copie. pazienza!
un abbraccio
franca

Le violenze impunite- G. D'Avanzo

http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/g8-genova-2/notte-democrazia/notte-democrazia.html
17/3/2008

Una Firma per Marco

Carissima Franca, ti chiedo una grande cortesia. Una mia amica, Angela; ha dato vita ad una raccolta firme, per aiutare Marco Diana, una vittima dell'uranio impoverito, che chiede di poter avere (adesso che è ancora vivo), un riconoscimento, anche morale, su quanto gli è accaduto!!!
Chiedo a te a Dario e a Jacopo di dare visibilità, nei vostri blog, a questa iniziativa. In una lettera inviata al Presidente Napolitano, chiediamo che venga restituita a Marco Diana la propria dignità di uomo indipendente, chiediamo che gli venga dato e restituito quello che gli spetta, in termini economici e morali.
inserisco qui il link per firmare:

http://www.firmiamo.it/marcodiana

e inserisco il link al mio blog dove ho pubblicato la lettera della mia amica Angela, la prima firmataria dell'iniziativa:

http://lafatablu.spaces.live.com/

spero che tu possa aiutarci a dare visibilità a chi troppo spesso non ha voce
...grazie
un abbraccio
Franca ( alias janas)

A Rai.tv Marco Paolini sull'uranio impoverito

RAI/ MARCO PAOLINI FESTEGGIA IL COMPLEANNO SUL WEB
04-03-2008 15:22
In scena su Rai.tv i cinque monologhi del 2003 di 'Report'

Roma, 4 mar. (Apcom) - Domani, nel giorno del suo compleanno, Rai.tv, il video portale della Rai, festeggia l'attore Marco Paolini riproponendo i monologhi del 2003 nati dalla collaborazione con Milena Gabanelli per la trasmissione 'Report'.

I cinque racconti brevi 'U.238', 'Trecentosessanta lire', 'Binario illegale', 'Bhopal' e 'Cipolle e libertà' - per la regia di Davide Ferrario - affrontano i più disparati argomenti: dal viaggio autobiografico nell'Italia conosciuta stazione dopo stazione, attraverso i ricordi di un bambino cresciuto sui treni, alla vicenda dell'uranio impoverito in relazione alle missioni militari in Kosovo e Bosnia.

Disegni di Dario Fo per vittime dell'uranio impoverito

http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=90202

Disegni di Dario Fo per vittime dell'uranio

di Redazione (redazione@vita.it)

22/02/2008

La raccolta fondi promossa dalla moglie Franca Rame

Disegni e stampe di Dario Fo in vendita per raccogliere fondi da devolvere alle vittime dell'uranio impoverito. Questa l'originale iniziativa di Franca Rame che avra' luogo, come ha annunciato oggi, in occasione della lezione-spettacolo su Leonardo Da Vinci che Dario Fo terra' il 24 febbraio all'Auditorium Parco della Musica di Roma.

"Spero di riuscire ad ottenere dalla direzione dell'Auditorium - ha spiegato la Rame - un piccolo spazio dove poter raccogliere, attraverso la vendita di alcuni disegni e stampe di mio marito, dei fondi per le vittime dell'uranio impoverito". Franca Rame ha ricordato come "moltissime famiglie hanno perso i propri cari, militari reduci da missioni all'estero, e non ricevono alcun aiuto da parte dello Stato e del ministero della Difesa. Questo perche' - ha concluso la Rame - l'uranio impoverito non e' riconosciuto come causa di servizio" .

Il Kosovo, una questione scottante in un Paese distratto

Ho la necessità di esprimere un dubbio e una preoccupazione che , come tarli, mi lavorano nella mente, e nello stesso tempo intendo suscitare una questione scottante dei nostri giorni.
Ci troviamo in una incerta situazione istituzionale di transizione fra il caduto governo Prodi e le elezioni del nuovo esecutivo. L'opinione pubblica è disillusa e disorientata, imbambolata dalle alchimie delle alleanze e dei programmi elettorali; nel frattempo la libertà delle donne subisce un attacco di sapore grottesco e antistorico con la messa in discussione della legge 194. E mentre i riflettori sono accesi su questi accadimenti cosa avviene?
Che in sede internazionale l'Italia sta tranquillamente legittimando la proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, fra la disattenzione generale dei cittadini e dei partiti, quasi che tale legittimazione sia una presa di posizione scontata, non discutibile e in qualche modo "buona".
Dirò chiaramente che non concordo con questa legittimazione, e comunque, al di là del giudizio personale, non credo di essere un marziano se sostengo che la delicatezza di un'adesione a un atto non suffragato dall'Onu necessiterebbe da tutti almeno maggior attenzione, in vista delle conseguenze a livello europeo, e non solo, che porterà inevitabilmente.
Temo che stiamo entrando sempre più a cuor leggero, senza un dibattito fra le parti politiche e con una notevole dose d'incoscienza, in un ginepraio senza fine, aggiungendo problemi ad altri problemi, pericoli ad altri pericoli, morti ad altri morti.
E per questo, a mio avviso, sarebbero necessari attenzione, realismo, prudenza e senso di responsabilità. Qualità che non vedo rappresentate adeguatamente.
Come non vedo un dibattito significativo sulla questione.
Che non sia un alibi per dire, un giorno: "Non mi sono accorto di quanto stava accadendo".

Per Garga da redazione

Caro Garga,
il Kosovo, o per meglio dire la Kosòva, è una terra crocevia di paradossi.. Di fili intricati che gli attori internazionali hanno sepre districato solo in apparenza: da Tito in poi, le soluzioni prese per risolvere il problema Kosovo non hanno fatto altro che premere il coperchio sopra i problemi, aumentando la pressione e portando all'inevitabile espolosione.
Oggi, in soldoni, ci troviamo più o meno così:
La Risoluzione ONU 1244 presa al termine del conflitto rimane applicata in parte,
L'intervento dell'UE si deve rafforzare sia in campo civile che militare
Il nazionalismo serbo serpeggia sempre meno silenziosamente: si teme un escalation, e io personalmente temo il ritorno alla ribalta dicriminali diguerra come  Mladic e Karadzic
L'"Albanesità" dei kosovari  albanesi (che guardano comunque sospettosi l'Albania...) è stata riconosciuta a livello internazionale, anche per i soprusi subiti in passato, e vorrebbe far passare il PERICOLOSISSIMO concetto di nazione etnica. Se questo viene accettato, aprono le danze: Ossezia, Transnistria, Baschi, Georgia e via così...
Soluzioni? Difficile, forse uno stato federato, come il Belgio, con ampi poteri alla serbia e al Kosovo, ma senza secessione. E magari con un occhio dell'UE!
 

sono preoccupata

Riporto questo articolo che a mio giudizio traccia linee di fondo che chiariscono come non sia per nulla scontata e indiscutibile la dichiarazione di indipendenza del Kosovo.

“Kosòva” indipendente. E l'Europa? -
19-2-08

di Gennaro Carotenuto - da www.gennarocarotenuto.it

Il Kòsovo indipendente, anzi la Kosòva , visto che la lingua ufficiale è l'albanese, è uno Stato che deve la propria indipendenza, anzi la propria invenzione, agli Stati Uniti e deve e dovrà la propria sopravvivenza agli aiuti internazionali. Ha due milioni di abitanti, come la Slovenia e la Macedonia. Per sopravvivere, anni fa, quest'ultima vendette a Taiwan il riconoscimento. Skopje è praticamente l'unico stato europeo ad aver disconosciuto la Cina popolare, per riconoscere Taiwan in cambio di un miliardo di dollari. Soldi indispensabili ad uno Stato senza economia.

Il Montenegro ha 600.000 abitanti ed è il porto franco di mille contrabbandi. La Bosnia ne ha quattro milioni ed è da escludere che Sarajevo, la capitale di un paese che conta gli stessi abitanti della
Puglia, possa tornare ad ospitare i giochi olimpici. Di questi quattro milioni domattina un terzo potrebbero andar via, forse per riunirsi a Belgrado.

La Croazia invece di abitanti ne ha 4.5 milioni. Allargando lo sguardo, la Bulgaria e anche l'Austria mitteleuropea hanno gli stessi abitanti della Lombardia; l'Ungheria ne ha 10 milioni come la Grecia e la
Repubblica Ceca. Più o meno come la Serbia prima della secessione kosovara. L'altra metà della Grande Albania, quella di Tirana, ne ha tre. Vuol dire che le due albanie hanno insieme gli abitanti della Slovacchia o della sola provincia di Napoli.

Il verbo balcanizzare non potrebbe sintetizzarsi meglio. Paesi ricchi e poveri, stabili o in via di ulteriore frammentazione, con storia millenaria o inventati per motivi geopolitici o mafiosi o perché
necessari a costruire una base della Nato, sono tutti Stati in vendita. Stati rissosi su piccoli temi e docili sui grandi e con i grandi.

La festa di Pristina è presentata come il coronamento di un sogno, quello dell'indipendenza dei kosovari. Ma è un sogno che ha ben poco a che vedere con un concetto fondativo della nostra modernità: quello di autodeterminazione dei popoli. Ciò che autodeterminazione significava nel XIX secolo, ovvero l'invenzione della nazione, un popolo accomunato da un'unica origine per cultura, lingua, costumi e territorio, come elementi identificativi di un percorso che assicurava alla Nazione libertà, indipendenza e benessere comune, sia quando questa era unione (come nel caso dell'Italia, o della Germania e poi della Yugoslavia) sia quando era secessione da un impero decadente, come per l'Ungheria o la Grecia , oggi non significa più nulla.

Anzi l'autodeterminazione di popoli, sempre più frammentati, nel XXI secolo significa esattamente l'opposto: dipendenza. Come può un paese grande come una provincia decidere delle proprie infrastrutture, se nazionalizzare o privatizzare una banca, se partecipare o meno ad un'alleanza militare o a una guerra? Popoli che hanno sempre convissuto hanno deciso di smettere di farlo indottrinati a pensare che l'altro fosse il problema. Sono stati indotti a pensare che in una comunità coesa avrebbero risolto i problemi ed invece si sono rinchiusi in una piccola gabbia. Stati piccoli, spesso senza accesso al mare né a risorse energetiche (come la Kosova ), possono solo sottostare a grandi decisioni prese altrove. E' questo il nuovo concetto di autodeterminazione espresso dalle piccole patrie etniche, nei Balcani e altrove. Un inganno.

Le grandi potenze, soprattutto gli Stati Uniti, ma anche la Russia e qualunque soggetto locale o esterno, avranno convenienza a giocare con i particolarismi delle piccole patrie. Inizia così una mano pericolosa. Adesso che il vaso di Pandora delle rivendicazioni è stato aperto nella Kosova, dal Kashmir in India a Santa Cruz in Bolivia all'ex-Unione Sovietica, saranno le grandi potenze, secondo i loro disegni a scegliere alcune piccole patrie e trasformarle in casi mediatici. Basteranno pochi TG per far trepidare il mondo per alcuni popoli oppressi dimenticandone ad arte altri. Sui curdi, sui tibetani, il silenzio continuerà ad essere assordante.

L'AGENDA DELL'EUROPA

Allargando lo sguardo all'Europa, all'Unione Europea, solo la fantasia del ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner può far passare per un successo dell'Unione quella che è al contrario una tragedia: "ognuno è libero di fare la scelta che vuole circa il riconoscimento dello Stato del Kosovo". Ovvero l'Europa, una volta di più, non è riuscita a decidere per risolvere un problema geopolitico proprio e si è spaccata. La decisione l'hanno presa altri, ma "il problema - ha riconosciuto il Ministro degli Esteri italiano, Massimo D'Alema - è nostro".

I quattro grandi riconosceranno l'indipendenza della Kosova, ma quasi la metà degli Stati dell'Unione non lo faranno, almeno per ora. Germania e Italia la riconoscono per cattiva coscienza, per i troppo precoci riconoscimenti del 1991 e per la guerra del 1999, ma soprattutto perché messi di fronte al fatto compiuto da Washington con cui pensano sia inutile aprire un conflitto su questo tema. L'Europa dei veti, l'Europa dell'unanimismo di facciata, l'Europa manovrata dai Tony Blair, è l'Europa incapace di scrivere la propria agenda necessaria.

Non sappiamo cosa avrebbe scelto di fare Aldo Moro. Se avrebbe pagato per mantenere la Kosova con la Serbia o avrebbe pagato per dividerla. L'Europa oggi paga senza poter scegliere. Nel caso kosovaro sono gli Stati Uniti a scriverne l'agenda e ad aver convenienza -in sinergia con Londra- in un'Europa che si esprime con 27 voci dissonanti. E non è un caso che l'Europa divisa che fa gioco agli anglosassoni e va in ordine sparso sul Kosovo, sia proprio l'Europa delle (piccole) patrie, come viene definita e voluta dalle destre più recalcitranti.

Perfino la grande Germania degli 80 milioni di abitanti, e terza potenza economica del mondo, che non ottenne il seggio all'Onu dopo l'89, cos'è più oggi senza un'Europa in grado di decidere? Nel mondo della Cina, dell'India, del Giappone, del Brasile, del Messico, dell'Indonesia, perfino la grande Germania è solo una piccola patria in balia delle decisioni altrui.

preoccupazioni condivise anche da autorevoli commentatori

Cara Cristiana,le nostre preoccupazioni sono condivise anche da autorevoli commentatori europei esperti di questioni balcaniche, come testimonia l'articolo tratto dal mensile di Ignacio Ramonet che riporto poco sotto.

Vorrei però prima ricordare che proprio nei Balcani i nostri soldati furono mandati allo sbaraglio, senza informazioni nè protezioni sul pericolo dell'uranio impoverito, abbondantemente usato in quel conflitto. E centinaia di ragazzi hanno pagato e stanno pagando per avere fatto il loro dovere, per avere obbedito agli ordini di comandanti irresponsabili o peggio. Oggi, se non sono morti, sono ancora abbandonati da quello stesso Stato che colpevolmente li ha sottoposti all'esposizione a gravi malattie.

Da "Le monde diplomatique" di gennaio 2008

Effetto domino del possibile distacco dalla serbia.
Il Kosovo, vaso di Pandora delle frontiere balcaniche

Statuto del Kosovo, impasse politica in Bosnia-Erzegovina... Tutti gli elementi di una nuova crisi regionale sembrano presenti: essi sanzionano il fallimento delle politiche condotte negli ultimi quindici anni dalla «comunità internazionale». In un contesto così degradato, rinasce la vecchia idea di ridefinizione dei confini balcanici. Mentre si rimescolano popolazioni, minoranze e rivendicazioni, questo approccio rischia di far sprofondare la regione nel caos.

di Jean-Arnault Dérens*
La probabile indipendenza del Kosovo rischia di avere gravi conseguenze regionali. Essa sarà vista come un precedente dai serbi di Bosnia-Erzegovina, i quali rivendicano anch'essi il proprio diritto alla secessione da uno stato che non ha mai veramente funzionato. Inoltre potrebbe scatenare un'ondata di destabilizzazione a catena, in particolare in Macedonia e nel Montenegro, che rischia di rimettere in questione tutte le frontiere dei Balcani. Che queste frontiere siano un tabù superabile, come suggeriscono con insistenza «esperti» e diplomatici, sempre più numerosi? Le guerre degli anni '90 si sono fatte in nome dei «grandi» stati, della «Grande Serbia» o della «Grande Albania»...È forse giunto il momento di riprendere una ad una tutte le rivendicazioni territoriali e di definire nuove frontiere finalmente «eque» , poiché coinciderebbero con la ripartizione etnica delle popolazioni? Occorre forse ridisegnare la carta dei Balcani per garantire finalmente una pace durevole alla regione e, di conseguenza, all'Europa intera? Questa idea, non nuova, risorge regolarmente. Nel 2001, durante il conflitto in Macedonia, l'editorialista Alexandre Adler suggeriva di ricorrere alla «chirurgia più che all'omeopatia» (1) e di suddividere questa repubblica post-jugoslava tra regioni albanesi e macedoni. Sempre nel 2001, Lord David Owen, già co-presidente della Conferenza internazionale sulla ex-Jugoslavia, aveva esposto il proprio piano di redefinizione delle frontiere balcaniche (2).
Stessa posizione quella di Arben Xhaferi, figura storica del nazionalismo albanese in Macedonia, che reclamava la creazione di stati «etnici».(3) Di fronte al fallimento dei negoziati sul futuro del Kosovo e all'impossibilità di giungere a un compromesso serbo-albanese, è riapparsa l'idea di una partizione della provincia, a lungo ritenuta impensabile dalla «comunità internazionale». Wolfgang Ischinger, il diplomatico tedesco che rappresenta l'Unione europea all'interno della troika diplomatica (un americano, un europeo, un russo) incaricata di condurre i negoziati sul Kosovo, riteneva, nello scorso agosto, che non si dovesse scartare nessuna opzione che fosse l'esito di un accordo tra le parti implicate: se Belgrado e Pristina fossero riuscite ad accordarsi su una suddivisione del Kosovo, l'Unione europea non avrebbe avuto che da approvare questa scissione! Questa idea ha il vantaggio del puro buon senso: se certe popolazioni non vogliono vivere insieme, tanto vale dividerle, a costo di dovere prevedere spostamenti «limitati» di popolazioni per far coincidere le nuove frontiere con la ripartizione etnica delle comunità... Mettiamo per un attimo che i piani degli apprendisti stregoni funzionino, che una conferenza internazionale dia il suo accordo per un nuovo tracciato, pacificamente negoziato, delle frontiere dei Balcani occidentali su basi etniche. Bisognerebbe prevedere una unificazione di tutte le regioni in cui gli albanesi sono maggioritari, ossia l'Albania, il Kosovo, il quarto nord-occidentale della Macedonia, ma anche la valle di Presevo nel sud della Serbia, e le frange orientali del Montenegro. Terribilmente amputata, la Macedonia non sarebbe più che uno Stato di retroguardia, a meno che le correnti pro-bulgare avessero la meglio e che il paese si ricongiungesse con il suo vicino orientale. Di sicuro si porrebbe la questione delle minoranze in Albania; i greci del sud del paese potrebbero chiedere di essere ricongiunti con la Grecia, mentre gli albanesi espulsi dopo il 1945 dall'Epiro del nord, greco - una regione che gli albanesi chiamano Cameria - non mancherebbero di ricordare i propri diritti concultati. Il Montenegro potrebbe chiedere compensazioni nella regione di Shkodra, dove vivono ancora minoranze serbo-montenegrine, e la Macedonia reclamerebbe il ricongiungimento dei villaggi serbi nelle vicinanze dei laghi di Ohrid e Prespa. Ovviamente i serbi di Bosnia-Erzegovina si ricongiungerebbero con la madre patria, segnando la fine della Bosnia, tanto più che i croati dell'Erzegovina occidentale, della Bosnia centrale e di Bosanska Posavina (Orasje, Odzak) si ricongiungerebbero con la Croazia. Tutt'al più rimarrebbe un micro stato musulmano-bosniaco, riunito intorno a Sarajevo, Zenica e Tuzla. Insomma, si attuerebbe il piano di spartizione della Bosnia-Erzegovina abbozzato fin dal 1991 da Franjo Tudjman e Slobodan Milosevic (4). Certamente la Bosnia difenderebbe l'enclave orientale di Gorazde e reclamerebbe il ricongiungimento del Sangiaccato di Novi Pazar (si legga l'inserto), oggi diviso tra Serbia e Montenegro (5).
Una «macedonia» di popoli e di rivendicazioni contraddittorie È evidente che lo stato montenegrino non manterrebbe le sue frontiere attuali. Oltre alla secessione delle regioni albanesi e bosniache, dovrebbe far fronte a quella delle regioni serbe. Poiché le popolazioni bosniache e serbe sono spesso mescolate, una qualche guerra sarebbe inevitabile per arrivare a spostamenti di popolazioni che consentano di definire una frontiera accettabile. La Croazia otterrebbe le bocche di Cattaro, che furono ricollegate al Montenegro solo nel 1918. Insomma il Montenegro ritornerebbe alle sue frontiere della metà del XIX secolo. Anche la Serbia si ritroverebbe in una situazione paradossale. Amputata delle sue zone albanesi e bosniache, ma accresciuta del territorio della Repubblica Srpska di Bosnia-Erzegovina e delle zone serbe del nord del Montenegro, dovrebbe confrontarsi con il rompicapo della Voivodina. In questa regione autonoma del nord del paese, una ventina di minoranze rappresentano ancora quasi il 50% della popolazione.
Gli ungheresi formano la principale comunità (circa trecentocinquantamila persone) e i comuni di Subotica, Senta, Kanhiza andrebbero certo all'Ungheria, a meno che la Voivodina non proclami la sua indipendenza, diventando un isolotto di multietnicità in questi Balcani impazziti...
Poiché i rimaneggiamenti di frontiere non risparmierebbero i paesi già membri dell'Unione europea, la questione delle minoranze in Grecia non riguarderebbe soltanto gli albanesi. I musulmani - turchi e pomaki - della Tracia occidentale chiederebbero il loro ricongiungimento, rispettivamente alla Turchia e alla Bulgaria, e l'annullamento degli accordi di Losanna del 1923 (6). Anche la questione degli slavi della Macedonia greca, argomento tabù nello stato ellenico, dovrebbe essere riaperta. Per quanto la riguarda, la Slovenia otterrebbe soddisfazione nei conflitti micro-territoriali che la oppongono alla Croazia (7).
Essa reclamerebbe l'annullamento dei plebisciti del 1918 (8) e si allargherebbe nella Carinzia austriaca, dove vivono tuttora minoranze slovene. Per il suo atteggiamento positivo nella gestione di conflitti regionali, Lubiana potrebbe ricevere parte del Friuli italiano, e forse la città di Trieste (in sloveno, Trst) (9). Certo, questa vasta rettifica delle frontiere lascerebbe da parte le rivendicazioni di alcune minoranze: che fare, infatti, dei gorani del Kosovo, dei ruteni della Slavonia orientale croata o degli aromanni di Macedonia, Albania e Grecia? Quanto ai tre-quattro milioni di rom che vivono nei Balcani occidentali, essi rimarranno ciò che sono sempre stati, un popolo senza stato.
È poco probabile che queste rettifiche di frontiere siano attuabili senza contestazioni, le quali sarebbero all'origine di conflitti armati di media intensità. Il ristabilimento della pace sarebbe affidato a truppe europee. In compenso gli inevitabili spostamenti di popolazioni vanno considerati non come un danno collaterale ma come l'obiettivo centrale dell'intero processo. Questi spostamenti si svolgerebbero sotto la supervisione dell'Alto Commissario delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr) con il contributo di numerosissime Ong. Il bilancio dell'aiuto umanitario urgente concesso ai Balcani occidentali sarebbe di gran lunga superiore a quello sbloccato durante la crisi dello tsunami del dicembre 2004. Questo scenario può apparire stravagante, ma vari dossier sono già aperti, si tratti del futuro della Bosnia-Erzegovina o della «questione nazionale albanese». I fautori dell'indipendenza del Kosovo sottolineano che questa soluzione non deve valere come precedente, ma si tratta di un pio desiderio: la soluzione che sarà data alla questione avrà valore di precedente se sarà considerata come tale da chi sostiene altre rivendicazioni nazionali. L'idea che certe modifiche di frontiera potrebbero risolvere tutte le questioni nazionali poggia su una illusione di base, cioè che esisterebbero frontiere «giuste» perché etniche. In realtà, tutte le frontiere - non solo nei Balcani - sono creazioni storiche, il risultato di rapporti di forze politici e militari. Non esistono né frontiere «giuste», né frontiere «naturali». L'uso del termine «Balcani» si generalizza nel corso dell'Ottocento, con una forte carica ideologica. Mentre l'impero ottomano, «l'ammalato d'Europa», si sgretola poco a poco, le rivendicazioni contraddittorie dei popoli cominciano a scontrarsi. I Balcani diventano sinonimo di complessità nazionale, di infiniti conflitti, di conflagrazione e di frazionamento. La «balcanizzazione» dà senso ai Balcani e diventa il primo segno identitario di questo pezzo d'Europa. Il concetto di Balcani è ideologico ancora prima che geografico. In questa «macedonia» di popoli, di aspirazioni e di rivendicazioni contraddittorie, le frontiere sono state aspramente contese. L'emergere degli stati e la delineazione delle frontiere sono un fenomeno che segna l'entrata dei Balcani nella modernità politica.
Questi nuovi arrivati si sono basati in generale su una idea nazionale dello stato, secondo modelli usciti dalla specifica esperienza storica dell'Europa occidentale, che essi riprendono adattandoli. La Grecia e la Serbia, nel primo Ottocento, si sono fondate su una «pulizia etnica», sull'espulsione o l'assimilazione di popolazioni ritenute allogene, in particolare per la loro religione: i «turchi» (ossia i musulmani, che fossero slavi, albanesi o turcofoni) furono espulsi dai nuovi stati. La definizione delle frontiere figurava come un modo di mettere ordine nella «confusione» balcanica, di farla rientrare in un ordine europeo ideale, fondato sulla coincidenza tra popoli, frontiere e stati.
La diversità delle identità linguistiche, «nazionali» e confessionali che caratterizzava i Balcani si è poco a poco ridotta.
Il processo si è accelerato durante le guerre jugo-slave della fine del 900: la presenza serba è stata drasticamente ridotta in Croazia (dal 12% al 4% circa della popolazione totale del paese), il mosaico bosniaco si è trasformato in larghe zone mono-etniche, ciascuna delle quali controllata da una delle tre comunità del paese. Negli ultimi due secoli, gli stati più potenti - Austria-Ungheria e Russia, ma anche Francia, Gran Bretagna e Italia - si sono battuti per allargare le proprie zone d'influenza sulle rovine dell'Impero ottomano sostenendo, e persino esacerbando le rivendicazioni nazionali dei popoli dei Balcani. Le politiche degli stati sono riprese dai giornalisti o dai viaggiatori che solcano la regione. Negli anni trenta, la scrittrice britannica Rebecca West prendeva in giro le posizioni «umanitarie e filantropiche» di questi osservatori che abbracciano le varie cause nazionaliste: «I bulgari dei fratelli Baxton e gli albanesi di cui Miss Durham si era fatta la campionessa ricordano molto il quadro del bambino Samuel dipinto da sir Joshua Reynolds» (10).
Pedine europee nel nuovo scontro russo-americano Certi momenti chiave segnano la progressiva definizione delle frontiere.
In primo luogo, nel 1878. La «grande crisi d'Oriente» trovò un primo epilogo con il trattato di Santo Stefano, che prevedeva la creazione di una «grandissima Bulgaria», sotto protettorato russo. Questo progetto che ledeva la Serbia e la Romania, suscitò una levata di scudi e fu annullato alcuni mesi dopo al congresso di Berlino, che concesse un mandato all'Austria-Ungheria sulla Bosnia-Erzegovina e sul Sangiaccato di Novi Pazar.
Le guerre balcaniche degli 1912-1913, poi la prima guerra mondiale, scandirono l'altro momento fondamentale di questa immensa partita di poker territoriale. Nel 1918, la Serbia e la Romania ricevettero immense gratificazioni per il loro impegno a fianco degli Alleati: la dinastia serba dei Karageorgevic ebbe la possibilità di creare il nuovo regno dei serbi, croati e sloveni, antenato della Jugoslavia, mentre Bucarest formava la «Grande Romania». Nonostante i principi wilsoniani proclamati all'uscita del primo conflitto mondiale, questi stati non hanno tenuto alcun conto del diritto dei popoli a disporre di sé e hanno integrato un gran numero di gruppi messi nella situazione di minoranze nazionali. Il Komintern vedeva nella Jugoslavia reale, negli anni venti, una nuova «prigione dei popoli». Vero è che lo stato centralizzato creeato sotto il regno dei Karageorgevic aveva poco a che vedere con i sogni romantici di unione dei popoli slavi del sud, o «jugoslavi» (11). Le frontiere interne della Jugoslavia socialista e federale, disegnate nel 1945, furono «il compromesso meno cattivo possibile», secondo le parole del principale responsabile della loro definizione, il futuro dissidente Milovan Gilas. Il sistema jugoslavo poggiava su una dissociazione tra la cittadinanza e la nazionalità, ereditata dal pensiero austro-marxista dell'inizio del XX secolo (12). Si era cittadini della propria repubblica federata di residenza (e della federazione socialista), pur appartenendo alla comunità nazionale di propria scelta: nei censimenti jugoslavi, la dichiarazione di nazionalità era libera. L'esperienza balcanica dimostra che le aspirazioni dei popoli diventano rivendicazioni degli stati solo a prezzo di conflitti incessanti.
Nel Kosovo, due ambizioni nazionali esclusive e antagoniste sullo stesso territorio possono trovare due tipi di soluzioni soltanto: la vittoria di un popolo sull'altro - che suscita immancabilmente frustrazioni e desiderio di rivincita - o l'intervento di forme nuove di coesisenza politica e di co-sovranità. Tuttavia, il quadro europeo dovrebbe condurre a inventare forme politiche nuove che consentano di superare i conflitti territoriali e di frontiera. L'intervento delle «grandi potenze» è fondamentale per capire la formazione progressiva delle frontiere balcaniche. Da questo punto di vista, la storia balbetta: la questione del Kosovo è diventata la posta in gioco nel vasto braccio di ferro planetario che si gioca tra Russia e Stati uniti. In questa lotta di titani, va da sé che gli interessi reali degli albanesi, dei serbi e di tutte le popolazioni che vivono nel Kosovo rischiano seriamente di essere dimenticati.
Voler risolvere le questioni balcaniche con nuove suddivisioni territoriali aprirebbe una pericolosa spirale. Ormai, davanti alle rivendicazioni dei popoli, si dovrà essere in grado di immaginare risposte che non siano quelle delle spartizioni territoriali.

"Uranio, un'altra vittima ed un Nobel sfumato"

Dal sito www.rivistaonline.com
di Sara Dellabella

Dieci giorni fa, all'età di 43 anni si spegneva il Prof. Fabio Maniscalco, ricercatore e candidato al prestigioso premio Nobel per la pace 2008, premio che non ritirerà mai. L'ufficiale avveva prestato servizio nei Balcani tra il 1995 ed il 1997 come addetto stampa, continuando le sue ricerche archeologiche nelle zone di guerra, un lavoro che fin dai suoi esordi gli avevano guadagnato la fama tra le personalità della scienza e del mondo accademico. Alla scoperta della malattia, Maniscalco denunciò lo stato di salute dei militari in missione all'estero attraverso una intervista rilasciata a Striscia la notizia insieme a Dario Fo e Domenico Leggiero. Attualmente sono stati riconosciuti 163 casi di decesso per esposizione all'uranio impoverito, 2540 i casi accertati.

Fabio Maniscalco è morto per un endocarcinoma al pancreas. La Dottoressa Gatti, da anni si occupa di analizzare i tessuti dei soldati ammalati, in questo caso con l'ufficiale ebbe solo un contatto telefonico, durante il quale le venne fatta richiesta di analizzare un pezzo di tessuto asportato. In una lettera la dottoressa spiega con estrema semplicità gli effetti delle bombe moderne "hanno due effetti: uno immediato (il soldato o il civile viene colpito direttamente, quindi è ferito o muore) ed uno è ritardato. Gli effetti delle esplosioni, le polveri rimangono anche dopo le firme dei trattati di pace". Le analisi sui tessuti di Maniscalco hanno portato alla luce metalli pesanti e polveri d'oro legate ad altri metalli. L'ipotesi più accreditata è che una bomba abbia colpito un museo generando una combustione incontrollata con i metalli presenti nello stesso. Una parte del lavoro di ricerca dell'Ufficiale per una sorte amara e beffarda ha finito per contaminarlo. L'amore per l'archeologia ha finito per legarsi alla sua fine, rendendolo agli occhi di molti un eroe romantico dei nostri tempi.

La senatrice Franca Rame ha sottolineato in un tono rammaricato che la notizia di questa scomparsa è stata cestinata, "non l'ha ucciso un proiettile, ma le micropolveri di uranio. Le vittime dell'uranio hanno una colpa in più, quella di essere scomode alle istituzioni: vengono abbandonati da vivi e dimenticati da morti". Proprio stamani si chiude il lavoro della commissione monocamerale di inchiesta sugli effetti dell'uranio. La chiusura anticipata della legislatura non ha permesso di approfondire l'indagine su quei punti che la commissione aveva individuato per cercare un po' di luce in questa vicenda.

Per Francy da redazione

Grazie per la segnalazione...
Questo è quanto abbiamo ottenuto dal nostro comunicato stampa... se non ci fosse stata la valorosa Sara della Bella la notizia sarebbe stata ancora cestinata!!!!!!!!!
redazione

Franca Rame con Rita Borsellino

Rita Borsellino è nata a Palermo il 2 giugno 1945. E' laureata in Farmacia, sposata e madre di tre figli. Il suo impegno politico inizia dopo la strage di via D'Amelio dove perse la vita il fratello, il giudice Paolo Borsellino.

E allora, infatti, che da mamma e farmacista, riservata e dedita alla famiglia, Rita Borsellino diventa un personaggio pubblico: tiene incontri e conferenze e inizia a lavorare nel sociale per costruire e rafforzare la coscienza antimafia in Sicilia e in tutto il Paese.

Con l'Arci ha dato vita alla Carovana Antimafia e con don Luigi Ciotti all'Associazione Libera contro le mafie, di cui è stata vicepresidente fino al '95 e presidente onoraria fino allo scorso inverno quando ha deciso di candidarsi come presidente dell'Unione alle regionali in Sicilia contro Salvatore Cuffaro. Non ce l'ha fatta per 300 mila voti nonostante una campagna partecipata in cui per la prima volta, il programma è stato scritto insieme, da partiti e società civile organizzata dentro quelli che Borsellino ha chiamato cantieri per il programma e che ancora oggi vivono sul territorio per elaborare proposte politiche e supportare lattività di Rita Borsellino dentro il parlamento regionale dove siede come parlamentare.

Il risultato di Rita Borsellino può comunque considerarsi un successo: è stato il candidato di centrosinistra più votato nella storia della Sicilia con oltre un milione di consensi ed attorno al suo nome (scelto con le primarie) si è ritrovata tutta lUnione.

Per sostenere la sua candidatura sono nati in tutta lisola anche 200 comitati spontanei, realtà che in parte ancora oggi continuano ad esistere e a fare da raccordo tra le esigenze del territorio e la vita dell'Ars. Anzi è proprio da questo fermento che nato il movimento UnAltra storia. Un movimento che in nome del cambiamento vuole mettere insieme i partiti dellUnione, la società civile organizzata siciliana e i giovani.

La sua esperienza e la sua sfida per il cambiamento in Sicilia è stata raccontata dai maggiori quotidiani e periodici europei, e in diversi libri. Suoi contributi e testimonianze sono contenuti in: Nonostante Donna. Storie civili al femminile, a cura di M.De.Luca, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1996; La fatica della legalità. Atti del Corso in memoria di G. Falcone, Lucca 1999; I ragazzi di Paolo. Parole di resistenza civile. Edizioni Gruppo Abele, Torino 2002; Fare memoria. Per non dimenticare e per capire; EditorePacini Fazzi, 2002; Rita Borsellino - Il sorriso di Paolo EdiARGO Ragusa, 2005

Tra i riconoscimenti più significativi che le sono stati assegnati quello che ogni anno il periodico carcerario Nonsolochiacchiere di Rebibbia assegna a chi si particolarmente impegnato per il miglioramento del sistema della giustizia.

Rita Borsellino è inoltre presidente dell'Associazione Piera Cutino guarire dalla talessamia Onlus con sede a Palermo. L'associazione ha tra i propri obiettivi fondanti quello di migliorare lassistenza ai pazienti affetti da emoglobinopatie; rendere più agevole il soggiorno dei familiari; potenziare la ricerca scientifica nel settore della Terapia genica e del Trapianto in utero; dar vita ad un padiglione ex novo in grado di ospitare per intero i locali della Divisione di Ematologia II con Talassemia dellOspedale V. Cervello di Palermo; realizzare un Polo di eccellenza per la ricerca con nuove apparecchiature di laboratorio, introducendo nuovi ricercatori e sviluppando gli attuali contatti con Universit e laboratori Internazionali.

IMPORTANTE: per FRANCA e REDAZIONE da LUISA LOFFREDO

Carissima Franca,
so che hai moltissimi impegni...ma volevo solo dirti che se può essere utile per la RACCOLTA FONDI PER GLI INVALIDI e VITTIME URANIO IMPOVERITO, il mio Rettore mi ha dato la piena disponibilità; l'Università dell'Aquila, se tu vuoi, e quando vuoi, ha il tempo e l'intenzione di mettersi a disposizione: postazione banchetto, pubblicità, risonanza mediatica...
io credo che da questa piccola idea, possa nascere un gran regalo: una grande opportunità per far ancora del bene...e far del bene è la tua vita!
Parlandone con lara e francesca ho proprosto come occasione la "perdonanza", in quanto questa manifestazione si svolge ad agosto e richiama molte personalità.
spero di non disturbarti con queste mie mail (quelle che ti ho inviato in senato)
ci metto il cuore
ti abbraccio
luisa loffredo

ps: sono molto ottimista per questa idea, per la quale avrei l'appoggio di tutto il corpo professori...
...altro che episodio della sapienza...TU non solo hai, MA SEI IL DIRITTO DI PENSARE LIBERAMENTE!
...ed agire col cuore...

FRANCA RAME CON RITA BORSELLINO

Dimissioni Cuffaro. Dichiarazione di Rita Borsellino.

Palermo 26 gennaio 2008. “La decisione del governatore Cuffaro è un atto dovuto nei confronti della Sicilia e i siciliani. Adesso si apre una fase decisiva per l’isola e il suo futuro in cui ognuno deve fare la propria parte”. Rita Borsellino commenta così la decisione del presidente della Regione.

“La Sicilia ha avuto progressivamente in questi anni una caduta verticale in tutto: dal punto di vista sociale, economico, di qualità della vita e visibilità nazionale e internazionale. Una crisi così profonda da indurre pezzi della società e settori importanti come quelli del mondo imprenditoriale a innescare un cambio di rotta radicale.

La politica deve fare lo stesso raccogliendo i segnali che partono dalla società e riformandosi dall’interno.

Il prossimo governo regionale può e deve essere il governo dello svolta, quello capace di raccogliere i segnali positivi che arrivano dalla società e che chiedono uno sviluppo etico e legale, una politica lontana da clientele e favori, pari opportunità per tutti.

La fase che si apre sull’isola è fondamentale. Esistono le condizioni per determinare il cambiamento. Ognuno in questo momento deve fare la propria parte senza tirarsi indietro”.

Carnevale: il potente stava in basso come l’uomo comune

Da pag 20 dell’unità di oggi.
(……..) Quest’anno il Carnevale durerà dal 25 gennaio al 5 febbraio. Una festa che è stata per secoli il momento sublime dell’inversione dei ruoli, del trapasso delle fasi lunari, del passaggio dalla rigidità dell’inverno alla sensualità della primavera, dell’ebbrezza sfrenata e della follia, della blasfemia e dello scherno di Dio. Il Carnevale è un pezzo della storia della religione e il riso carnevalesco la prima bestemmia. Nel libro (Psicologia storica del Carnevale - curato da Fabrizio Desideri - postfazione di Massimo Cacciari - Bollati Boringhieri) Florens Christian Rang ricostruisce la genealogia della festa carnevalesca e ne scova l’origine lasciandosi guidare dagli orientali nella Caldea. “la terra madre della nostra religione”. In un’antica epigrafe babilonese, scritta verso il 3000 A,C. dal principe Gudea di Lagash, si parla infatti di una festa in cui l’ancella prendeva il posto della signora, lo schiavo incedeva con il rango del signore e “il potente stava in basso come l’uomo comune”.

FRANCA RAME CON RITA BORSELLINO

Palermo 5 febbraio 2008. Crescono e arrivano a quota 300 le adesioni all’appello lanciato da Vincenzo Consolo e consultabili sul sito internet www.ritaborsellino.it. Tanti i siciliani ma anche i nomi di intellettuali e artisti nazionali. Tra le firme di queste ore quella dell’attore Luigi Lo Cascio, del disegnatore Altan, dell’attrice Serena Dandini, dello scrittore Carlo Lucarelli, di Dario Fo e Franca Rame, delle scrittrici Lidia Ravera e Clara Sereni e dei registi Aurelio Grimaldi e Marco Tullio Giordana. Tra i siciliani anche numerosi scrittori come Marcello Benfante e Sandra Rizza e artisti come i registi di Playmaker.
Ma a crescere sono anche le iniziative spontanee a sostegno della candidatura di Rita Borsellino: lettere inviate al segretario nazionale del Pd Walter Veltroni, creazione di siti web e petizioni popolari.
A riorganizzarsi sono anche gli studenti fuorisede di Ritaexpress mentre i comitati spontanei sono consultabili sul sito www.ritaborsellino.it

Rita Borsellino:una speranza di riscatto per la Sicilia...

...così come vorremmo ci fosse anche per la Calabria.
E' inammissibile che il PD,pur di sfruttare i voti di Loiero (uno dei suoi 45 saggi),alla luce degli ultimi drammatici eventi che hanno ancor più affossato la già minata credibilità del consiglio regionale più inquisito d'Italia,perseveri nel suo "colpevole silenzio".
E' quantomai strano che Veltroni vada in Sicilia a parlare di temi come il rinnovamento politico del partito che rappresenta, presentandosi come emblema del vero cambiamento, e non venga tra i cittadini calabresi a dire chiaramente cosa intende fare con la questione Calabria.
Di fatto, registriamo che Loiero (sostenitore della corrente "Democratici davvero"di Rosy Bindi, nelle primarie del PD)resta abbarbicato alla poltrona, dopo aver superato "indenne" il Loiero bis, ter e quater...e dopo aver ricevuto un rinvio a giudizio ed un avviso di garanzia (la perquisizione di stamattina, di fatto vuol dire proprio questo)nei quali i resti contestati sono di una gravità estrema.
Così come registriamo che resta al suo posto l'assessore Michele Tripodi (PDCI) e altri della sinistra/sinistra radicale, mentre i suoi futuri alleati di Sinistra Democratica, Mussi e Salvi, ne hanno chiesto a più riprese l'immediato scioglimento (del consiglio regionale).
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"Chi non consce la verità è uno sciocco, ma chi conoscendola la chiama menzogna, è un malfattore".
(B. Brecht)

Petizione "Scioglimento del Consiglio regionale della Calabria"

Al Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano

I sottoscritti cittadini,
considerando che l'attuale Consiglio Regionale calabrese, eletto nell'aprile del 2005, costantemente rimbalzato alle cronache nazionali perché prevalentemente caratterizzato da soggetti inquisiti, indagati, rinviati a giudizio e condannati;
considerando che in Calabria il forte sodalizio tra politica,'ndrangheta, imprenditoria e massoneria deviata, ha evidenziato la necessità di avere Amministrazioni costituite da persone capaci di amministrare la cosa pubblica con assoluta trasparenza e con il rifiuto di qualsiasi contiguità o collusione con ambienti di malaffare;

chiedono

lo scioglimento del Consiglio Regionale della Calabria.

Firma

http://www.firmiamo.it/index.php/scioglimentoconsiglioregionaledellacalabria

Franca Rame con Rita Borsellino

Nuove norme in maniera di interventi contro la mafia e la criminaità e di misure di solidarietà in favore delle vittime a tutela rafforzata e delle vittime di gravi resti:

http://www.ritaborsellino.it/doc/NuoveNormeVittimedireato-MafiaRacketUsura.pdf

baciiiiiiiiiiiii a tutte!