Avviso d'incendio - di Rossana Rossanda e Valentino Parlato

Oggi il manifesto si è vestito di nuovo, più pulito, più ordinato, più elegante. Non che a indossarlo sia un bel ventenne, abbiamo i nostri 37 anni, difficile definirci splendidi quarantenni, abbiamo più che rughe qualche livido. Viviamo nell'incubo di un debito pesante e siamo persino in «stato di crisi» con la cassa integrazione a rotazione. Ma siano inossidabili, questo è certo. E rilanciamo. Diceva un adagio spagnolo che un gentiluomo dev'essere sempre in condizione di incontrare il suo amore, la sua morte, il suo re. Eccoci pronti. Il nostro amore lo abbiamo un poco perduto di vista ma sta qui intorno da qualche parte. Con la nostra morte siamo avvezzi a batterci un paio di volte all'anno. L'attuale re si tratta di sbalzarlo da cavallo prima che lui sbalzi noi. Non ce la faremo da soli, ma dobbiamo metterci più sprint. A questo ci attrezziamo.
L'Italia va incontro ai tempi più oscuri da quando è nata la repubblica. Ha mandato spensieratamente a Palazzo Chigi un governo di fascistoidi, bugiardi e corruttori.

Fascistoidi non solo perché siamo il solo paese in Europa la cui Camera è presieduta da un ex missino e la capitale idem, ma perché il peggio della destra - razzismo, superomismo, arroganza, disprezzo per la democrazia, vaghe idee ma ostili alla Costituzione, populismo, «noi tireremo diritto», balle tipo trecentomila fucili pronti a sparare, il ricatto come metodo dei rapporti - sta dilagando senza fare scandalo, come se un po' di fascismo quotidiano fosse ovvio e comunque disinnescato. E poi, bugiardi, una cosa dicono oggi e ritirano domani, nella persuasione che basti affermarla due volte ergendo il petto perché sia vera. E corruttore il loro leader, scampato alla giustizia solo in grazia alle prescrizioni perseguite dai suoi avvocati, il più vanesio e ridicolo dei capi di stato del continente - e non è che ne manchino.
Al potere da poche settimane, questo governo ogni giorno ne tira fuori una - ha già ridetassato chi ha una casa per ingraziarsi chi qualcosa possiede e va strillando in tv che le pensioni costano il 60 per cento della spesa pubblica mentre sono pagate dai lavoratori fino all'ultimo euro. Agita la galera per l'affamato che riesce ad aggrapparsi fino alle nostre sponde e per chi non si presenta al lavoro nel pubblico impiego. Il premier vagheggia l'uso dell'esercito per le popolazioni del sud strette fra la discarica sotto casa e le forze armate che gli impongo di lasciarvela mettere, mentre dopo la prima devastazione voluta da Veltroni delle povere baracche di un campo romeno, abbiamo un pogrom spontaneo alla settimana. Alemanno ha giurato di far fuori da Roma tutti gli immigrati clandestini, cioè tutti quelli che non sono venuti con un contratto in mano, e Maroni insiste che chi non lo ha vada dentro da sei mesi ai quattro anni. Già succede in Francia, ha detto - e tutti zitti. Finché Sarkozy ha spiegato a Berlusconi che questa è una disposizione mai applicata una volta, non essendosi trovato un Pm che abbia la faccia di chiederla. E poi, osservano coraggiosamente i democratici, è più facile cacciare gli immigrati senza processo che con, e cacciarli in fretta è quel che conta. Con l'amico Sarkozy il nostro presidente avrebbe già cambiato a fine settimana le nostre cosiddette missioni di pace in esplicite missioni di guerra per far contento l'amico Bush se proprio l'altro ieri Obama non avesse vinto le primarie dei democratici e va a capire se non lascia Iraq e Afghanistan per primo. E sempre Berlusconi avrebbe già fissato il viaggio dall'amico Olmert se questi non fosse sulla via dell'uscita anche lui per corruzione.
Sarebbe un governo pessimo come altri, se ci fosse una opposizione come altre, che non si felicitasse con il premier ogni due giorni, ricevendo in cambio congratulazioni per le sue buone maniere. Ratzinger, che da giovane ne ha viste altre, fa sapere di essere tutto contento per il «clima» che vige oggi in Italia. Trovarne uno che alle prodezze della Lega sbotti: Ma questa è una vergogna! No, uno c'è, Massimo Cacciari, ora che i serenissimi vogliono impedire un quartiere per i sinti, ancorché siano italiani e paghino le tasse da decenni. Ma non c'è una società civile che scenda in piazza a dire: Questo è troppo. Basta qualche decina di leghisti a Mestre per bloccare un cantiere, perché Venezia dorme, non vede, non sente.
Questo è il guasto profondo, e in atto da tempo. La tempesta elettorale ha solo reso evidente un processo di egoismo, e incarognito, che ha portato l'Italia a essere il solo paese d'Europa che ha tutta la destra al governo e tutta la sinistra fuori dal parlamento. Non ce ne sono altri. E se questo è successo, qualche responsabilità l'avremo avuta pure noi nel nostro piccolo. Per distrazione, per sufficienza, perché «rivoluzione o niente», per stanchezza - siamo in campo da quasi quarant'anni, troppo modesto distributore di contravveleni.
Il peggio che avviene nelle situazioni simili alla nostra è il pensare di non farcela, che tanto tutto è inutile, vero motivo della disaffezione di chi scrive e di chi legge, mentre le piccole ferite che ognuno si sente bruciare sulla pelle a forza di tirare la carretta non aiutano a liberarsi dai vecchi vizi e dai vecchi vezzi. Come potrebbe essere diverso con l'aria che tira? Anche il manifesto ha avuto le sue linee d'ombra, i suoi momenti di spleen.
Ma non c'è più tempo per lo spleen. Si sente puzza di fuoco, mettiamo fuori il cartello «Avviso di incendio!» come Walter Benjamin nella repubblica di Weimar, era il 1926. Non fu molto ascoltato. Noi abbiamo meno genialità ma più lettori di quel profetico infelice. E avvertiamo compagni ed amici - si diceva una volta - che chi ha adesso le redini del paese non farà prigionieri, come ebbe a dire Previti. A lui non è andata bene. Perché non vada bene ai suoi consoci, il manifesto riparte ancora una volta.
Dateci una mano.


Commenti

Come Rascel cantiamo:"E' arrivata la bufera!"... E tutto cambiò!

11/6/08
di Nadia Redoglia - Megachip

Dal disegno di legge sulla sicurezza, recente opera del neo governo, traspare senz'altro la volontà di fare quel tutto e subito tipico di chi, non sapendo da che parte cominciare per unire il pranzo con la cena, agisce come la massaia alla prese con insufficienti avanzi per formattare porzioni, ma buoni da riciclare per una frittatona, avendo a disposizione qualche uovo.
Le intenzioni sarebbero pur buone - parliamo dei nostri legislatori, più che di massaie - perché il ddl tratta di sicurezza per tutelare i soggetti cosiddetti deboli, entra nel merito di quella microcriminalità vessatoria che riempie, dolorosamente, gli spazi di adolescenti di buona indole, punisce quei ‘bastardi' che imbrattano, sfregiano, deturpano beni comuni e condominiali per cui ci siamo svenati a rifar facciate, raddoppia le pene per quegli altri ‘bastardi' che si mettono al volante nonostante siano ubriachi fradici, incuranti di centrare, a guisa di icone da play-station, coloro che viaggiano sulla loro stessa strada e altre quotidianità che insultano e violentano l'esistenza del cittadino di buona volontà.
Utilizzando ancora metaforicamente la frittata, fino a qui apprezzabilissima, nel ddl si incomincia ad avere qualche perplessità quando ci accorgiamo che la massaia -ma anche i nostri legislatori- proseguono ad aggiungere ingredienti non proprio armonici con l'omelette e neppure compatibili con la cottura e ciò scatena dubbi specie quando si coglie il complicare gli affari semplici e il semplificare affari complessi.
Prendiamo un ingrediente a caso ovvero, trattando il ddl sulla sicurezza più che la frittata, l'articolo 9.Questo introduce il reato di clandestinità già descritto e contemplato dal vigente decreto legislativo 286/98. Si è stabilito che per i clandestini venga previsto l'arresto da 6 mesi a 4 anni (Napolitano ha già fatto sapere che non potrà sottoscriverlo perché questo disegno non può essere oggetto di decreto, ma per tutti noi,di fatto, allo stato c'è e a questo, per ora, ci dobbiamo attenere). I magistrati ordinari, giustamente, eccepiscono il surplus di lavoro che ne deriverebbe e, pertanto, la fisiologica impossibilità a smaltirlo, senza contare che, anche in caso di miracoloso smaltimento, dove verrebbero reclusi i condannati, visto che i luoghi di detenzione sono già allo straripamento? Ed ecco il ministro delle semplificazioni (mica per niente ad hoc istituito) intervenire alla bisogna che, bontà sua, così si esprime:”I giudici togati stiano tranquilli.
Quelli di pace, per fortuna, hanno raccolto la sfida" Sfida di qual tenzone -ci scusi signor ministro-? Vorremmo farle notare che i giudici di pace sono quei laureati in legge, già abilitati alla professione forense, già notai, già dirigenti di cancelleria, già in ogni caso -ché non possono essere dipendenti pubblici o privati- preposti a giudicare, oltre che in civile, reati da microconflittualità tra privati, comminando esclusivamente pene pecuniarie e/o sanzioni paradetentive come arresti domiciliari e/o lavori di pubblica utilità.
Il disegno di legge sulla sicurezza prevede arresti da 6 mesi a 4 anni, mica sanzioni da giudici di pace (gdp). Se si pensa di attuare questa strategia occorrerà scegliere giusto tra due opzioni: il modificare le competenze del giudice di pace o il commutare le pene dei clandestini. Nel primo caso i gdp acquisirebbero lo stesso potere dei magistrati ordinari. Si ammetterà che ciò sarebbe un po' esagerato, vero?. Optando per la scelta 2 rimarrebbe solo la commutazione in pena pecuniaria, data l'impossibilità degli arresti domiciliari ché il clandestino domicilio non ha, per non parlare dei lavori socialmente utili che lo renderebbero tout court -ancora- lavoratore in nero. La pecunia, ove il reo la possedesse, sarebbe frutto solo di attività malavitosa giacché il clandestino, in quanto tale, non può ottenere pecunia da lavoro onesto, dal che se incassassimo da lui, la figura dei papponi non ce la toglierebbe nessuno, inoltre come la metteremmo con gli appelli al Tribunale ordinario dei condannati dal giudice di pace? Roba da “ciò che non fu in primo grado ce lo ritrovammo tutta nel secondo” a meno che non si vogliano eliminare pure gli altri due gradi di giudizio che ad oggi non ci parrebbero proprio esclusiva del semplificatore istituzionale.
Ci consenta signor ministro, nel suo bene -eppur nel nostro- un consiglio: si opponga a chi le ha imposto un dicastero sulle semplificazioni, insista sul chiedere un dicastero esclusivamente ‘semplice' che di suo ha già ben donde su cui riflettere.
http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=...

Ora d'aria
l'Unità, 17 giugno 2008

A questo punto, con un piccolo emendamento, si potrebbe invertire l’ordine dei fattori. Le prostitute vanno a pattugliare le strade e le discariche, almeno di notte, per la gioia dei clienti e di qualche parlamentare e dirigente televisivo. I militari, più utilmente, vanno a presidiare i tribunali di Milano, di Napoli e tutti gli altri che stanno processando o potrebbero processare Berlusconi e la sua band, pronti a irrompere in aula armi in pugno per deportare i giudici a Guantanamo o in un carcere egiziano, sulla scia di Abu Omar. Oppure per espellerli con foglio di via e accompagnamento alla frontiera in quanto togati clandestini. O magari per smaltirli in appositi inceneritori come magistrati tossico-nocivi, nell’ambito della nuova Giustizia differenziata: i suoi reati sono meno reati degli altri, i suoi processi sono meno processi degli altri.

PER LEGGERE IL RESTO CLICCA QUI

CAMILLERI LEGGE CAMILLERI (VIDEO)
Dieci poesie "incivili"

Una feroce satira contro il fascismo strisciante di Berlusconi, Fini e Bossi e la non opposizione di Veltroni

(16 giugno 2008)

Prodotto da micromega

Dieci poesie "incivili"