Lo sapevate che....

FIONDATEVI CON TUTTE LE VOSTRE FORZE A FAR GIRARE LE NOTIZIE CHE VIA VIA SARANNO PUBBLICATE. BISOGNA CHE CI SI METTA INSIEME IN TANTI... INDISPENSABILE COINVOLGIMENTO TOTALE... ANZI: TANTISSIMI!!
GRAZIE franca

II PUNTATA
DOCUMENTAZIONE RACCOLTA PER LO SPETTACOLO in piena Tangentopoli:
“Settimo: ruba un po' meno!” (1992-95)

Debito pubblico Italia: 2 milioni di miliardi! Cerchiamo di capire insieme chi è responsabile del debito pubblico.

I dati che seguono li ho rilevati da: Repubblica, Unità, Europeo, Panorama, Espresso... e da alcuni libri: "Lo spreco" Gian Antonio Stella,
"Nomenklatura" di Sebastiano Messina, un giornalista di Repubblica, "Mi manda papà" di Locatelli e Martini... In più abbiamo l'onorevole Raffaele Costa... che dall' 85 denuncia al Parlamento e alla stampa gli sprechi di Stato che via via,va scoprendo: “L'Italia dei Privilegi”, “L'Italia degli sprechi” “La mia prima repubblica".
Cominciamo dall'alto, dal culmine della piramide: dal Quirinale residenza del Capo dello stato.
Perché parto da così lontano? (1992) Perché oggi non si riesce a sapere nulla al proposito. Si conosce solo quanto viene elargito dal Governo al Quirinale. Segretato, come vengono spesi i denari.

Per inciso diremo che come spesa al mantenimento del "Colle" noi siamo in testa alla classifica mondiale.

Dati dal 1992
on. RAFFAELE COSTA

COSTI DEI PALAZZI
Il QUIRINALE

Se me lo avessero raccontato, non ci avrei mai creduto…

Assegno in dotazione al Presidente: 4 miliardi esentasse.
206 miliardi di spese per la Presidenza.
Residenza estiva: Castel Porziano.
PERSONALE:
I dipendenti del Quirinale sono la bellezza di 796 e godono di una serie di benefici notevolissimi, rispetto al resto del pubblico impiego.
I loro ruoli sono suddivisi in:
186 commessi
163 assistenti tecnici
139 tecnici agrari
133 ragionieri e segretari
40 cacciatori e guardie forestali
Dei 225 dipendenti restanti non si conoscono i ruoli.
38 ore lavorative la settimana, dopo di che scatta lo straordinario.
Pensione Presidente: 100% dell'ultimo stipendio.
Le spese della presidenza della Repubblica non sono sottoposte al controllo della Corte dei Conti.

1500 stanze con accessori: 236 arazzi, 280 orologi, 295 tappeti, tra cui il tappeto più grande del mondo 300 metri quadrati. 900 posate d'argento, 600 piatti, migliaia di bicchieri di cristallo maneggiati da 50 camerieri in livrea, che si aggiungono ai 10 cuochi, in grado di allestire pranzi di gala per centinaia di persone.
Il nostro Presidente (n.r. Scalfaro) usufruisce anche della pensione maturata nei tre anni di attività giudiziaria e come parlamentare e quando poi andrà definitivamente in pensione gli spetterà anche l'indennità di senatore a vita, (di cui stanno godendo - è proprio il caso di dirlo anche Leone e Cossiga).
Oltre allo stipendio i lavoratori del Quirinale usufruiscono di indennità d'incarico, informatica (per i dipendenti delle carriere tecnico-informatiche e per coloro che fanno normale uso di video-terminali-elettronici, guida, caccia (chi lavora nelle tenute di Castel Porziano), cassa (direttore ufficio tesoreria, impiegati addetti alla cassa), di alloggio (chi non ha alloggio di servizio) lavoro festivo, notturno, straordinario, assegni famigliari e gratifiche che consistono in un assegno pari ad un quarto dello stipendio che viene distribuito tre volte all'anno: marzo, giugno e settembre.

(Mi piacerebbe sapere perché proprio in quei mesi).

Un tenente colonnello dei carabinieri in servizio al Quirinale percepisce 2 milioni al mese in più rispetto al pari grado che combatte contro mafia, camorra, delinquenza in Sicilia e altrove.
(Perché?)
Un semplice ragioniere dopo 15 anni di lavoro, intasca netti, 65 milioni l'anno, oltre due volte lo stipendio di un suo omologo ministeriale".
(Perchè?)

Ah… dimenticavamo il meglio: le PENSIONI.

I lavoratori del Quirinale dopo 35 anni di servizio percepiscono una pensione uguale all'ultimo stipendio e se il loro lavoro è stato "lodevole" anche "una tantum" (sei mensilità e mezzo) che il presidente può aumentare a sua discrezione".
Ma non è finita.
"Il Capo dello Stato può assumere personale evitando i pubblici concorsi. Può nominare per decreto i dipendenti della presidenza anche quando la loro nomina sia in sovra numero rispetto agli organici. Notate bene, tutte norme arbitrarie in netto contrasto con le disposizioni generali della pubblica amministrazione."
Ogni ex presidente della Repubblica ha a sua disposizione un'auto di rappresentanza, concessagli a vita dal Quirinale. Anche Francesco Cossiga beneficia dell'auto della presidenza della Repubblica, però, in quanto anche ex presidente del Senato, dispone di una seconda auto.
Ricordiamo che in Germania, al servizio del capo dello stato ci sono 150 dipendenti, in Portogallo: 200, in Spagna per la casa reale ci sono 543 addetti.
Negli Stati Uniti, sono a disposizione delle "autorità", quattro "auto blu", il re della Danimarca, sbriga le proprie faccende al volante della macchina personale e che il sindaco di Oslo quando esce dal municipio aspetta il taxi per tornare a casa... col freddo che fa!
Ma quelli sono esibizionisti del risparmio dei soldi pubblici. Insopportabili moralisti.

A 'sto punto rivogliamo il re!

GLI ENTI DISCIOLTI… (1992 DA VI: ruba un po’ meno)

Abbiamo a Roma due bei palazzotti, 300 impiegati, costo di puro stipendi annuo 12 miliardi,
dove ha sede l'Ispettorato Gestione Enti Disciolti.
Pensavo a un refuso. No, proprio disciolti!
Sono tuttora in vita 396 degli enti inutili soppressi nel 1956 ma ancora attivi (G.A.Stella). Siamo riusciti a perdere le tracce di 1160 opere d’arte prestate per mostre nel mondo intiero (anche capolavori del Tintoretto, del Guercino, del Veronese…) e che non si ritrovano più, tante da riempire almeno 5 musei! Ma abbiamo custodito per decenni il Consorzio idraulico per la difesa della sponda destra del Trebbia, la GIL (Gioventù italiana del Littorio), L'Ente Orfani di Guerra... che il più giovane ha 70 anni! La Società per l’educazione correttiva dei minorenni dell’antico Regno Sardo. L’Accademia dei gelati, il Comitato per la fiera del carciofo, l’Associazione Amici del flauto dolce. E per finire l'Ente per la distribuzione dei medicinali offertici dagli americani alla fine della guerra del '45... che se mandi giù un cachet... TAK morto secco!

GLI ENTI DISCIOLTI 2006

Ricette e ricoveri facili. Così lo Stato spende diecimiliardi di troppo

Sprechi d’Italia

L’ufficio enti inutili non riesce neppure a liquidare se stesso di Altiero Scicchitano (La Stampa)

In Italia esiste un ente creato apposta per sopprimere gli enti inutili. Si chiama Iged – Ispettorato generale per la liquidazione di enti disciolti - e da cinquant’anni esatti fa il suo sporco lavoro con apparente calma. I primi seicento enti inutili furono dichiarati tali nel 1956. Nel tempo se ne sono aggiunti fino a un totale di ottocentoventisette.
L’Iged è riuscito a chiuderne settecentouno. Gliene restano centoventisei, più altri dodici commissariati per gravi pendenze economiche. Totale: 138. Anzi, 139.
Il centotrentanovesimo è proprio l’Iged, la cui inutilità è stata stabilita nel 2002. Da allora l’Iged è faticosamente impegnato nella liquidazione di se stesso, e per chi si fosse perso per strada, il riassunto è il seguente: l’ente che elimina gli enti inutili è un ente inutile.
Ogni governo di cui si abbia memoria si è solennemente assunto l’incarico di ingaggiare una guerra senza quartiere agli sprechi.
Il grido di battaglia è il medesimo per tutti: ora basta, risolviamo il problema degli enti inutili. Questi ormai mitologici enti inutili sono soprattutto eredità del Ventennio fascista, moltiplicati dalla mania corporativistica. L’esempio più clamoroso, che non c’entra con le corporazioni ma con il fascio sì, è la Lati, le Linee aeree transcontinentali italiane. Venne fondata da Benito Mussolini su imbeccata di Italo Balbo, aviatore provetto. La Lati venne inserita nell’elenco dei seicento enti inutili stilato nel 1956. Ma mezzo secolo più tardi la liquidazione non è ancora conclusa.
Si comincerà dunque a capire perché l’ente che elimina gli enti inutili è un ente inutile. E non solo: anche costoso. Uno studio della Confesercenti dello scorso anno rilevò che l’Iged, con quattordici uffici, quattordici dirigenti e un centinaio di funzionari costava allo stato una cinquantina di milioni di euro (cento miliardi di lire) l’anno. Erano più o meno i numeri di cui venne in possesso nel 2002 il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, allorché intraprese la solita guerra. La soluzione finale scelta da Tremonti fu quella di constatare l’inutilità, se non la dannosità, dell’Iged. Le numerose pratiche ancora aperte dovevano passare alla Fintecna, società esterna controllata dallo Stato.
Ma l’Iged procede con i tempi che le sono riconosciuti. Per ora ha cancellato quattro dei suoi quattordici uffici e quindi, per chi si fosse di nuovo perso per strada, il secondo riassunto è il seguente: l’ente inutile che non riesce a eliminare gli enti inutili non riesce come ovvio a eliminare se stesso. Chiunque si immagina che in queste decine di enti inutili lavorino decrepiti impiegati con la visiera, che aggiornano regi decreti contenuti in faldoni polverosi e trascorrono le giornate nei seminterrati dei ministeri. E il ventisette del mese ricevono la busta paga. Non è così. Gli enti inutili non hanno dipendenti, e non hanno sedi. Perlomeno non hanno sedi funzionanti. Se non si riesce a liquidarli in certi casi dipende proprio dal fatto che si deve decidere una nuova destinazione della sede stessa, oppure la sua vendita a privati, chiamata in burocratese «cartolarizzazione». A impedire la liquidazione definitiva (l’uso dell’aggettivo «definitiva» sarebbe altrove inutile come gli enti in questione) sono sempre cavilli, pendenze, posizioni pensionistiche da definire. Vale la pena di ritirare in ballo la vicenda della Lati - le linee aeree di Balbo destinate a collegare l’Italia col Sudamerica – perché è esemplare. La Lati continua a esistere, senza sede e senza dipendenti, dal momento che rimane in piedi un’allucinante vertenza col governo brasiliano a proposito di un terreno del valore di circa quindicimila euro. Non si riesce a stabilire a chi appartenga il terreno, se a noi o al Brasile, e la Lati sopravvive.
Nell’ultima relazione trimestrale della Fintecna (che cerca poco a poco di sostituire l’Iged), del 30 giugno 2006, è riportata la vicenda dell’«Encc», il misterioso «Ente
nazionale carta e cellulosa», da undici anni in attesa di sepoltura.
Un avvocato, però, reclama parcelle arretrate per la somma di ventuno milioni di euro, quaranta miliardi di lire, e le esequie non si celebrano. L’Istituto «Bruno Leoni » di Torino ha recentemente illustrato la vicenda dell’Onpi, l’Opera nazionale pensionati d’Italia. Anch’essa è in liquidazione e anch’essa resiste per via di alcune posizioni previdenziali rimaste in sospeso. Questo non impedisce allo Stato di cancellare in «contributo ex Onpi», una trattenuta mensile «su ciascun rateo di pensione» di un centesimo di euro, riconversione delle precedenti venti lire. I nostri pensionati, per spiegarci, ogni anno versano tredici centesimi (dodici mensilità più tredicesima) all’ex Onpi per un totale annuo di due milioni e mezzo di euro, poi girati all’erario.
Il casino è totale. Decifrando le carte dell’ispettorato, si arriva a capire che l’Inpdap avanza crediti dall’ex Enpas, il quale ex Enpas ne vantava a sua volta dall’ex Enpdedp, che non è un partito di minoranza ma l’(inutile) «Ente nazionale di previdenza dei dipendenti da enti di diritto pubblico». Però, secondo l’Enpas, l’Enpdedp ha già versato 3 milioni e 200 mila euro, mentre l’Enpdedp sostiene di averne versati 15 milioni e 700 mila.
Se al garbuglio si aggiunge che, sempre stando ai calcoli della Fintecna, «la definizione delle pratiche del personale degli enti in liquidazione potrebbe comportare oneri... stimati in circa 370 milioni di euro», si comincia a capire la ragione per la quale in Italia esistono ancora la «Cassa conguaglio zucchero» e l’«Orfanotrofio militare di Napoli».
Non s’è mai capito quale contagio intestinale affliggesse la zona in cui lavorava il medico dell’azienda sanitaria 5 di Napoli che è riuscito a far spendere al servizio sanitario nazionale 3 miliardi di lire in clisteri. Correva l’anno 1998, correvano le prescrizioni, si spendeva a palla. La musica non è cambiata: il business promette bene, visto che il 18% della spesa sanitaria (90 miliardi quest’anno) finisce in farmaci.

Ricette facili
Ci sono i medici dalla penna fulminea. Entri, ti siedi, e loro cominciano a scrivere: la Corte dei Conti ha denunciato 560 «grafomani», camici bianchi che si son fatti notare per frequenza e quantità delle loro prescrizioni. Poi ci sono quelli che continuano a prescrivere medicinali di marca ignorando gli equivalenti generici: stesso principio attivo, stesso effetto, risparmio medio 20%. Eppure i generici valgono appena l’1,5% della spesa farmaceutica: un centinaio di milioni. Tanto la differenza - a seconda delle esenzioni - la paga lo Stato o chi si presenta in farmacia.
E forse non è un caso che tra i reati più diffusi nella Sanità, la Corte dei Conti segnali il comparaggio:regali o denaro elargiti generosamente dalle case farmaceutiche ai medici purché si ricordino di loro e aumentino le prescrizioni di questa o quella specialità. 2004: nella sola Lombardia, 564 medici che hanno provocato un danno erariale di 25 milioni e mezzo di euro prescrivendo medicine dopo aver preso regali delle case farmaceutiche. Per i giudici si tratta di una piaga peggiore delle tangenti sugli appalti sanitari e delle fatture false.
Febbre da farmaci. In Italia ogni anno si contano 478 milioni di ricette, otto a testa: costo procapite 204,6 euro. La politica ha cercato di mettere un freno indicando tetti di spesa, le regioni se ne infischiano. Nel 2005 il Lazio ha sforato di 520 milioni, la Sicilia di 323, la Campania di 273. Lo Stato ha speso un miliardo e mezzo più di quanto programmato. E fatica a tenere i conti: quando l’Agenzia italiana del farmaco ha confrontato i dati delle 18mila farmacie con quelli inviati al Ministero dalle Asl ha scoperto un buco di 500 milioni solo nel quarto trimestre del 2005.
Il cervellone non basta. C’è chi trova all’ospedale la sistemazione estiva per il nonno di casa. L’Osservatorio della Terza Età ha calcolato che il «parcheggio anziani» - spesso ricoverati con pretesti - costa 18 milioni di giornate di degenza l’anno: il conto sfiora i 6 miliardi. Alla faccia del Drg, il Diagnosis relate group, sistema introdotto nel 1995 per razionalizzare la spesa.
Per ogni malattia tanti giorni di ricovero, tanti medicinali, tante lenzuola, pranzo cena colazione, esami clinici, e tanto è il rimborso dovuto. Il Procuratore generale della Repubblica Mario Blandini dice che l’uso «improprio» del Drg costa allo Stato 5 miliardi l’anno.
Listino prezzi. Difficile, d’altra parte, stabilire quanto si dovrebbe spendere quando non c’è un valore di riferimento. Quanto costa togliere un’appendice? Dipende. In Toscana 2.200 euro, a Milano 2.527 (si sa, il centro è caro), in Umbria 5.549. E un posto letto in ospedale? In provincia di Reggio Calabria ci sono le Asl da record. La più economica: l’ospedale di Gerace si accontenta di 30mila euro l’anno. E quella più cara: un anno al Pentimalli di Palmi costa 462.500 euro, salute a cinque stelle. Un ricovero in Friuli costa in media tremila euro, in Val d’Aosta quasi cinquemila.
Un parto naturale in Trentino costa 1.700 euro, in Emilia 697. In Campania un parto sì e uno no i medici scelgono di intervenire con il cesareo, percentuale che non trova uguali nel mondo. Sarà una combinazione, il ministero della Salute lo paga 1000 euro più del parto naturale.
Tac da record. Altri dati curiosi: l’Italia ha il record mondiale delle Tac, 40 milioni di esami l’anno. Ma c’è chi architetta imprese più complicate: al Policlinico Umberto I di Roma ha fatto rumore il caso dei quattro funzionari che hanno fatto acquistare all’istituto apparecchiature radiologiche di ultimo modello.
Nessuno li ha mai utilizzati. La Corte dei Conti ha valutato un danno allo Stato di due milioni. La vicenda fa il paio con quella del Policlinico di Bari: una struttura fantasmagorica, nei fatti svuotata. Mancano attrezzature, e nel mega ospedale da 30 padiglioni ne funzionano solo cinque. Bisognerebbe mettere i baresi in contatto con i calabresi di Gioia Tauro, dove si favoleggia del mitico ospedale che giace nella piana inutilizzato pure se è dotato di macchinari e sale operatorie completi.
Il ticket privato. Di fronte a tante mancanze, i bisognosi di cure finicono col rivolgersi al privato: tra il 2005 e il 2006 un milione 800mila malati italiani sono stati ricoverati in case di cura private. Il servizio è garantito, però i ricoveri nel privato costano allo Stato 4 miliardi più del servizio equivalente in una struttura pubblica. Denaro che con una programmazione migliore sarebbe risparmiato.
Marco Sodano, Raphael Zanotti, Mattia Feltri

Vi siete divertiti? Piangete?
A domani…

Commenti

E chi lo spiega a mia nonna che dopo una vita di lavoro prende sì e no 400 euro di pensione? Veramente senza parole...
Veramente, come dire, sublime la società per l’educazione correttiva dei minorenni dell’antico Regno Sardo.
Un saluto alla super meravigliosa franca!
Baci francy

sei simpatico francy... leggi il blog di domani... ma non farlo vedere a tua nonna, mi raccomando!
un abbraccio
franca

Franca, mi permetto di darti del tu, grazie davvero per tutto quello che stai facendo,per il CUORE e l'ENERGIA che metti in questa attività, come del resto hai sempre fatto anche in passato.
Sei eccezionale!!!!Ho finito la collezione dei dvd della Fabbri e finalmente ho potuto vedere le commedie più vecchie, che non avevo mai visto perché non ero ancora nata, ma che avevo solo letto.
Sei di una tale profondità e sensibilità...sei unica
Un modello per noi donne!GRAZIE
Sto facendo girare mail il più possibile sugli sprechi, perché la gente deve sapere, deve prendere coscienza di quello che ci sta capitando intorno! Dobbiamo mobilitarci veramente in TANTI!!!!!!!!!!!
Con tanta stima, ma tanta tanta davvero
Un abbraccio forte forte
Fra