LETTERA SCRITTA DA JACOPO FO AL PRESIDENTE DEL SENATO PIETRO GRASSO

 

22-09-2013

 

Gentile Presidente del Senato Pietro Grasso,

le scrivo per ringraziarla per il discorso da lei tenuto in Senato per commemorare mia madre.
Sono restato sinceramente stupito sia per i contenuti, fuori dalla retorica commemorativa, sia per il tono privo di formalismo, sia per il fatto che Lei abbia voluto fare uno strappo formale alla tempistica prevista dal protocollo.
Si tratta dell’unico caso nel quale la mia famiglia abbia ricevuto dalle istituzioni italiane un segno di stima e, addirittura, di affetto.
Sinceramente non me l’aspettavo proprio…
Il fatto che mia madre si sia sempre impegnata a dire quel che pensava e a fare ciò che credeva giusto, senza preoccuparsi delle conseguenze, l’ha portata a scontrarsi con i molteplici e assillanti poteri italiani, provocando reazioni stizzite e a volte violente da parte di chi, a destra e a sinistra, considerava la politica scontro da stadio o strumento per servire interessi personali.

Mi rendo conto che queste mie parole rischiano di essere formali, proprio mentre la ringrazio del suo non essere stato formale.
Le voglio quindi raccontare una storia che pochissimi conoscono, accaduta negli anni ‘80.
Mia madre aveva la passione del gioco delle carte, che per fortuna praticava con moderazione, parsimonia e leggendaria fortuna… Ma questo la portava a frequentare a volte ambienti diversi da quelli che le erano abituali. Una sera si trovò ad ascoltare casualmente una conversazione tra due fotomodelle che non si erano accorte della sua presenza. Dalle poche parole che intercettò comprese che stavano parlando di un Ministro democristiano che sarebbe partito di lì a poco per Città del Messico e del fatto che gli era stata preparata una trappola grazie a una ragazza estremamente attraente e una stanza d’albergo dove erano state nascoste delle telecamere.
Mia madre la mattina successiva telefonò alla segreteria del Ministro e disse che, se il Ministro stava per partire per il Messico, era meglio che prima parlasse con lei. Dopo pochi istanti il Ministro in persona richiamò preoccupato. In effetti lui stava per partire per il Messico ma si trattava di un viaggio riservato, per questioni molto delicate di politica estera. E lui si chiedeva come potesse una nota estremista di sinistra sapere di questo suo viaggio… Cosa stava succedendo?
Mia madre gli raccontò della ragazza avvenente e delle telecamere nascoste.
Giorni dopo il Ministro le ritelefonò ringraziandola e le disse che in effetti nell’hotel che lo ospitava in Messico, aveva incontrato una fanciulla che si era mostrata particolarmente disponibile e ovviamente lui l’aveva evitata. Il Ministro le chiese poi: “Ma lei perché mi ha avvisato? Qual è il suo interesse in questa storia?”
Mia madre rispose: “Non sopporto gli imbrogli.”
Non ci furono poi altri contatti tra mia madre e il Ministro… Ma per una decina di anni mia madre ha ricevuto un cesto di dolciumi ogni Natale, inviato da un anonimo ammiratore, insieme ad un bigliettino criptico: “Saluti dal Messico”…
E mia madre non ha mai voluto dire neppure a me il nome di questo Ministro.
Questo aneddoto racconta molto bene l’etica di mia madre: opporsi a ciò che non è giusto a prescindere da qualunque considerazione di convenienza. Il fine non giustifica mai i mezzi.
Questa coerenza l’ha fatta amare da moltissimi, ma le ha anche creato molti guai con persone potenti, molti colpi, esclusioni e calunnie…

Ecco perché il suo discorso è stato per me particolarmente importante e gradito, un segno che qualche cosa comunque sta cambiando.

Grazie Signor Presidente
E auguri.
Jacopo Fo

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