[STAMPA] DARIO E FRANCA : TRIONFA A UDINE LA MAGIA DEL TEATRO

 
Ovazione per il Premio Nobel e per la Rame in una serata sold out. Canovaccio immutabile con incursioni nell’attualità
 
Il re dei giullari è sul palco, in piedi, circondato dal pubblico. Un’ovazione. IL re tra il pubblico come tanti anni fa, quando Mistero Buffo andò in scena per la prima volta a Milano. Era il 1969. Tra il capannone di una piccola fabbrica dismessa dalle parti di Porta Romana, trasformata in una sala teatrale dove Dario Fo e Franca Rame si alternavano sul palcoscenico eseguendo monologhi di tradizione popolare, tratti da giullarate e fabliaux del medioevo, non solo italiani, ma provenienti da tutta Europa, e Giovanni da Udine sold out di ieri sera, c’è uno spettacolo epocale scritto e riscritto, tutto un teatro di narrazione destinato a raccontare la nostra storia e ci sono centinaia di migliaia di repliche, in palazzetti dello sport, chiese sconsacrate, sale cinematografiche, stadi, balere, festival prestigiosi e grandi teatri.
Mistero Buffo nacque per dimostrare che esiste un teatro popolare di grande valore, nient’affatto succube o derivato da testi della tradizione erudita, espressione della cultura dominante. Un pensiero audace sorretto da un uomo di genio è spesso destinato a cambiare il modo di fare le cose. E il suo autore e interprete, un «pittore prestato al teatro», che conosceva le regole prospettiche e architettoniche, praticava l’equilibrio delle linee, e studiava da ricercatore e filologo la storia delle tradizioni popolari, con la sua camminata mezza da cavallo, mezza da fenicottero e un “volto maschera” mutevolissimo, dopo quasi mezzo secolo è ancora lí, sul palcoscenico, a rappresentare da maestro l’arte dei giullari, se pur tradotti per i nostri tempi.
 
Qualche battuta aggiunta sull’attualità, necessaria, che rispetta la natura del teatro medievale ma che prende spunto dalla realtà vista e letta, quella realtà che è un testo di paradossi inimmaginabili perfino per il piú fine dei drammaturghi, che condisce le storie dei “misteri” perché i vizi degli uomini sono sempre gli stessi. Le allusioni dal palco arrivano con garbo, con lo spirito sempre brillante e quell’amore per lo sberleffo che il re lo mette a nudo con mano leggera. E cosí, puntuale, ecco la stoccata al Cavaliere: «Ci ha fatto il miracolo di andarsene». E anche il Papa entra nel calderone con la citazione su Bonifacio VIII che «parla come Marchionne» e «capisce che alla Chiesa servono le banche». Il testo poi e soprattutto la sua forma sono rispettati. Precede ogni monologo una spiegazione che pesca nella storia popolare e poi, solo a cose dette, parte la “giullarata”. L’importanza di comunicare con il pubblico è sempre il centro dello spettacolo. E si sente chiaramente che la rappresentazione cammina e respira allo stesso ritmo di quelli seduti ad ascoltare.
 
Fo e Rame sono soli, ma durante lo spettacolo il palcoscenico si riempie grazie alla loro interpretazione, di personaggi che hanno corpo e voce. È la grandezza di Mistero Buffo, che non è fatto di casualità arbitraria, bensì di metodo e stile. Poi ci sono gli interpreti, lui e lei, Dario e Franca, due pezzi unici che hanno tracciato un solco ora seguito da pochissimi altri, e che negli anni sono invecchiati acquistando sapienza attraverso i riti della gestualità e la pratica dell’equilibrio, diventando essi stessi un testo vero da ascoltare e da applaudire con commozione. Serata da ricordare. Honsell, Reitani e Lievi, in prima fila, applaudono. Magia, trionfo, standing ovation.