[DISABILI] QUESTA MANOVRA ECONOMICA MI FA SCHIFO!

Noi non ci stiamo più è il grido di 12 mamme a rappresentanza di tante altre che hanno un figlio con varia disabilità.L’attuale manovra economica prevista dal Governo non fa altro che penalizzare questa parte della popolazione che le ultime stime calcolano in circa 2 milioni e 600 mila persone.Parlare di spesa improduttiva riferendosi allo stato sociale non è accettabile soprattutto quando l’Italia stessa ha sottoscritto la Convenzione ONU del 2006 che sancisce i diritti dei disabili in quanto PERSONE. . Non si può parlare di improduttività quando la disabilità dà lavoro a tanti operatori sanitari, insegnanti, educatori, per non parlare di tutte le aziende produttrici di ausili, nonché le stesse case farmaceutiche. Queste mamme non ci stanno più a continuare a sacrificarsi per rendere la vita del proprio figlio il più dignitosa possibile e per salvaguardare il bene psicologico ed affettivo della famiglia. Per questo hanno scritto una lettera al Presidente Napolitano, quale rappresentante di tutti i cittadini italiani e quindi anche del loro figlio. La speranza è di avere un segnale a dimostrazione che non tutta la politica è sorda alle esigenze dei più fragili, proiettata solo sulla redditività standard dei normodotati e non sullo sviluppo e promozione di tutte le risorse disponibili presenti nella comunità. Giovedì 3 giugno, sulla scia dei festeggiamenti per il 64° compleanno della Repubblica Italiana e della democrazia, queste mamme, in rappresentanza della disabilità ed espressione più vera del significato di famiglia, saranno fuori dal Quirinale per poter parlare con il Presidente Napolitano. La persona con disabilità non è solamente qualcuno al quale si dà, ma deve essere aiutato a divenire colui che dà, nella misura delle sue possibilità Gruppo MAMME H (in rappresentanza Marina Cometto 338.3686730 Gabriella La Rovere 329.9525891)

 

Il dottor Luca Faccio, nonostante la sua grave invalidità, è
un difensore senza tregua e senza vacanze delle
persone disabili. Ha visto prestissimo, come un
bravo metereologo, lo spostarsi del nuvolone
malevolo dei tagli e dei blocchi di risorse dal cielo
degli evasori e degli abbienti per incombere sul
cielo di chi non ha via di scampo perché è
bloccato da una malattia, da un modesto posto
fisso oppure ha necessità di ricorrere, per la
salute e la sopravvivenza, per i propri anziani e i
propri bambini, al sostegno dei governi locali. Ma
le risorse per quel sostegno, in misure enormi
(10 miliardi su 24) sono appena state sottratte a
Comuni e Regioni, bloccando ogni attività sociale
e solidale "sul posto", cioè l'unico luogo a cui la
maggioranza dei cittadini sa e può rivolgersi.
L'autore della lettera, che adesso suona
giustamente come una appassionata protesta,
aveva tentato da tempo un percorso diverso, non
violento, intelligente. Aveva scritto a Tremonti e
ai suoi assistenti per spiegare che la condizione
dei disabili è un estremo abbandono, appena
lambito da piccolissime cifre. Aveva ammonito i
presunti maghi della finanza che popolano il
mondo intero intorno a Tremonti sul rischio di
considerare i disabili come una categoria (tipo i
farmacisti o i notai) invece che una grave,
delicata e mai veramente affrontata condizione
della vita. I suoi tentativi, che non tenevano conto
della politica ma del dolore e della solitudine di
tanti, sono caduti nel vuoto, come cadrà
l'ammonimento di questa ultima lettera. D'a l t ra
parte dare un colpo punitivo ai disabili, cittadini
abbandonati da sempre, con una legge che
dovrebbe tagliare i privilegi è una mossa
disumana, improvvisata, sbagliata che fa luce su
tutta la pessima manovra. Non salva il paese.
Salva a malapena il governo.
P.s . In questa pagina, ieri, nel testo "Gli zingari
che mascalzoni" c'era un errore di cui mi scuso.
Ho scritto: "Cito dal blog del leghista Daniele
Sensi". Segue una frase insultante sui Rom. La
frase è leghista, ma non di Daniele Sensi che nel
suo blog lavora a documentare questo folle
momento italiano. Ringrazio Sensi per avermelo
fatto notare, mi scuso e gli auguro di continuare
il suo buon lavoro.

Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano