COPENHAGEN 8/11/2009: DARIO FO E FRANCA RAME IN CONFERENZA AL MUSEO NAZIONALE

Per non dimenticare Copenaghen

COPENAGHEN - E' partito ufficialmente il vertice storico che per due settimane vedrà i rappresentanti di 192 paesi al capezzale del clima. A 'suonare la campanella' il segretario generale della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici, Yvo de Boer, il primo ministro danese Lars Loekke Rasmussen, il sindaco di Copenaghen Ritt Bjerregard e il presidente del Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc), Rajendra Pachauri. Il Bella Center, sede del vertice è preso d'assalto dai delegati: quindicimila la capienza massima del centro conferenze ma le richieste sono state più del doppio, circa 34mila, e 15mila delegati sono rimasti fuori. Un summit che vede per la prima volta la presenza di 103 tra premier e capi di stato.

Usa, India e Cina insieme a Brasile e Sudafrica saranno i protagonisti di queste due settimane. Di estrema rilevanza la presenza del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha annunciato la sua partecipazione alla chiusura dei lavori, quando si prenderanno le decisioni finali.

CINA, PICCO EMISSIONI NEL 2030

Le emissioni di gas inquinanti della Cina, che insieme agli Stati Uniti e' in testa alla classifica dei Paesi inquinatori, raggiungeranno un picco tra il 2030 ed il 2040 e solo dopo cominceranno a diminuire. Lo ha sostenuto il ministro per la scienza e la tecnologia della Cina, Wan Gang, in un' intervista al quotidiano britannico Guardian ripresa oggi da numerosi giornali cinesi. La Cina, ritenendosi un Paese ''in via di sviluppo'', rifiuta di fissare obiettivi precisi e vincolanti per la riduzione delle emissioni, che vengono invece richiesti ai Paesi industrializzati. Ciononostante Pechino, che sara' rappresentata dal premier Wen Jiabao al vertice sul clima di Copenaghen, appare determinata a ridurre le emissioni. ''. Non bisogna permettere a questa polemica poveri-ricchi - scrive in un editoriale il quotidiano China Daily - di impedire che due settimane di colloqui di Copenaghen sfocino in un nuovo accordo globale sul clima che succeda nel 2013 al protocollo di Kyoto''. Nell' intervista, Wan sostiene tra l' altro che l' obiettivo della conferenza internazionale che si apre oggi nella capitale della Danimarca deve essere quello di ''stabilire un quadro di riferimento per il trasferimento di risorse e tecnologia...piuttosto che bloccarsi sulle cifre''. La Cina ottiene oggi dal carbone circa il 70 per cento dell' energia che consuma mentre le energie pulite e alternative coprono l' 8-9 per cento del consumo, una percentuale che Pechino si propone di portare al 15 per cento entro il 2020.

dell'inviata Elisabetta Guidobaldi

COPENAGHEN - Una ventata di ottimismo scalda l'inverno danese alla vigilia dell'apertura del vertice Onu sul clima a Copenaghen. La macchina è partita. Ancora i segni dei preparativi sui pavimenti. Stand che si stanno ancora allestendo al Bella Center. Code di un'ora e mezzo per passare i metal detector e arrivare a ottenere il passi. La previsione è di un vertice molto affollato: si parla di 15.000 delegati e 103 tra capi di stato e premier.

E a poche ora dal via a uno dei più attesi vertici sul clima arrivano le parole di esortazione del Papa sulla necessità di "uno sviluppo solidale", soprattutto a favore delle future generazioni, e quelle del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon che si è detto ottimista sugli esiti del vertice e sulla possibilità di un accordo sottoscritto da tutti gli stati membri, sembrano rappresentare non solo un augurio formale: l'annuncio di ieri della presenza di Barack Obama alla sessione finale del vertice, quella in cui sarà necessario stringere concretamente sugli accordi, ha fatto alzare le quotazioni di una conclusione positiva. 'L'appello di Benedetto XVI alla vigilia della Conferenza di Copenhagen ha centrato un aspetto fondamentale dell'impegno per il clima e per l'ambiente: la sua dimensione etica" ha affermato il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, sottolineando come il Pontefice abbia collegato i due temi chiave dell'appuntamento Onu: il rispetto per la natura e l'esigenza di uno sviluppo solidale".

Certo i problemi sono tutti sul tappeto, a cominciare dal nodo del valore vincolante degli accordi, che vede scettici, o addirittura contrari, alcuni grandi paesi come Cina, Brasile, Sud Africa e India. E a questo oggi si aggiunge una stima delle risorse finanziarie con cifre da capogiro: secondo Yvo de Boer, segretario esecutivo della convenzione dell'Onu sui cambiamenti climatici, serviranno una decina di miliardi di dollari ogni anno per i prossimi tre anni per rispondere ai bisogni più urgenti dei paesi più vulnerabili nel far fronte ai cambiamenti climatici. "Per questo - ha spiegato - serve un rapido sblocco dei finanziamenti". Anche perché "da qui al 2020, o al 2030 saranno necessarie cifre molto più significative, nell'ordine di centinaia di miliardi di dollari". E chiede di fare in fretta, almeno sul raggiungimento degli accordo lo stesso Ban Ki-moon, secondo il quale occorre "non perdere tempo, perché - ha detto - tutti i governi del mondo sono d'accordo sul fatto che la temperatura media del pianeta non deve aumentare di oltre due gradi".

Che al fondo delle intenzioni dei governi vi sia una reale unità di intenti il segretario generale dell'Onu ne è convinto. Così come è convinto che il summit di Copenaghen si concluderà con "un accordo firmato da tutti gli stati" membri dell'Onu: "Sono molto ottimista su Copenaghen. Raggiungeremo un accordo e credo che sarà sottoscritto da tutti i paesi dell'Onu e che sarà storico", ha detto aggiungendo di ritenere che "tutti i capi di stato e di governo sono d'accordo sull'obiettivo di combattere il riscaldamento del clima". I paesi Ue si propongono di avere un ruolo centrale alla conferenza: "Saremo convocati tutti i giorni come consiglio Ambiente Ue", ha detto il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo. "Ormai tutti sappiamo che si lavora su una decisione politica vincolante che poi sarà sviluppata nel 2010 in un trattato vero e proprio". "L'Italia - ha detto ancora il ministro - sta con l'Ue, poi discutiamo, ma andiamo con un disegno condiviso".

Fonte:(ANSA)

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