"LODO ALFANO INCOSTITUZIONALE".

Lodo Alfano incostituzionale». Pm contro Berlusconi Il pm di Milano Fabio De Pasquale ha sollevato un'eccezione di costituzionalità del Lodo Alfano, la legge che blocca i processi per le 4 più alte cariche dello Stato. Lo fa nel processo sui diritti tv Mediaset che vede imputato, fra gli altri, il premier Silvio Berlusconi. -------------------------------------- Il buco di Catania Maria Novella Oppo CHISSÀ SE ORA IN TV si ricomincerà a parlare anche d'altro che non sia Alitalia. Per esempio, ci piacerebbe tanto vedere una bella inchiesta sul comune di Catania, così ben amministrato dall'ex sindaco Scapagnini (medico personale di Berlusconi, condannato per vari reati), che il suo debito è quasi quanto quello Alitalia. E, come Alitalia, pesa sulla testa (e nelle tasche) dei contribuenti, anche quelli (e sono la maggioranza degli italiani) che non hanno votato Berlusconi. Comunque, per ora, solo Floris ha osato fare il nome di Catania in tv, ma per rimandare tutto alla prossima puntata. Ce la farà? Nell'attesa, torniamo ad Alitalia, per dire che ieri pomeriggio su Sky è andato in onda l'ennesimo dibattito interruptus (da dirette sindacali). Dal dibattito niente di nuovo: le posizioni erano sempre le stesse, chiarite al meglio da Bruno Tabacci, che ha spiegato come gli amichetti della cordata si siano presi la polpa, mentre a noi contribuenti, di patriottico è rimasto il debito. E questo per merito di Berlusconi, l'amico di Scapagnini! Pubblicato il: 26.09.08 ------------------------------------------------------  


Commenti

Come se non bastessero i furbetti del quartierino (detti palazzinari o anche capitani coraggiosi...) mooolto esperti di trasporti che si aspettano, come novelli vassalli, dei benefici in cambio della fedeltà dimostrata a Berluscaz, ci si mette anche il volo Alitalia Fiumicino Albenga (meglio dire Fiumicino - Scaloja) messo da Scaloja ( che ha stanziato per questo, o meglio dire ha preso dalle casse dello Stato, e quindi dalle tasche nostre,un milione di euro) per andare direttamente da casa al Parlamento e viceversa. A noi Italiani costa 100 mila euro a settimana!!!

E chi paga l’indebitamento di circa 1 miliardo e duecento milioni di euro in cui versa la compagnia e chi paga i 300 milioni di “prestito-ponte” fortemente richiesto da Berlusconi prima delle elezioni per poter trovare – così disse lui – un buon compratore nostrano di Alitalia? Pagano tutti gli italiani,cioè noi, in quanto questi debiti – anzi, tutti i debiti, anche quelli che ancora non si conoscono – saranno a carico delle casse dello Stato, vale a dire dei cittadini contribuenti. A carico nostro saranno gli anni di cassa integrazione previsti per il personale in esubero. Mentre gli amministratori superpagati e responsabili, assieme alla politica, del disastro Alitalia, se ne vanno liquidati profumatamente e soprattutto impuniti.

La cosa peggiore è che nessuno dice nulla. Che non esiste un'autorità che controlli le attività di ministri che istituiscono i voli ( e non mi risulta che ci siano state richieste di chiarimenti sul volo istituito da Scaloja da nessun parlamentare) e le operazioni di questi ricchi "patrioti" per verificare l'esistenza di conflitti d'interesse che la loro partecipazione alla cordata comporta,per verificare se è lecito il comportamento del governo e dal commissario da lui pilotato che invece di fare una gara pubblica ha fatto una trattativa privata e solo negli ultimi giorni ha aperto al mercato ma con il limite, inposto sempre dal governo, che qualsiasi partner, anche esperto in materia, può parteciparvi in minoranza. Sia Berluscaz che Veltroni si sono lodati e imbrodati e si loderanno ed imbroderanno per gli esiti positivi mentre l'unico che è stato con il personale che protestava per il contratto capestro è stato Di Pietro.
Come è stato detto anche ad Anno Zero, se l’Alitalia non verrà data in mano a una seria società del settore fra qualche anno la questione si riaprirà.

E in ultima, mi è venuta in mente la bellissima figura che ha fatto Castelli ad Annozero quando ha dato dell'incompetente ad un giurista del calibro di Piero Schlesinger , solo perchè ha espresso un'opinione diversa dalla sua.
D'altronde questo atteggiamento ignorante e presuntuoso è comune a molti leghisti e nemmeno Castelli se ne sottrae.
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www.unità.it

Fronte del video di Maria Novella Oppo

Un jet da Roma ad Albenga
Ora e sempre Alitalia. Anche Santoro ha ricominciato da lì, dagli aerei e dalle belle hostess, nonché dalla bella olimpionica, inessenziale, ma nei secoli sempre fedele. O almeno si spera. Fatto sta che il conduttore di Annozero, ha confermato la sua abilità nell’allestire il teatro dell’informazione, con tutti i ruoli assegnati con cura, perfino con arte. E con notizie che guizzano come pesci nel mare di un’emozione cercata, alle volte fin troppo studiata. Non era facile, dopo un bombardamento mai visto, aggiungere qualcosa di nuovo a un pubblico già sfiancato dalle notizie. E qui possiamo citare la canzone di Lucio Battisti (ormai è come una Bibbia), che parla di «aggiungere un po’ d’amore a chi non sa che farne». Santoro però ha aggiunto un po’ di veleno, facendoci scoprire il volo Roma-Albenga, inutile ma comodo per Scajola, che abita in zona. Il ministro che lo ha voluto, qualche sera fa era in tv a fare le pulci ai piloti e ai sindacati, colpevoli della rovina di Alitalia. Ora ci sembra il caso che si ridimetta; tanto ci è abituato.

Scusate ma ci tengo a fare una precisazione ...sembra che l'esistenza di questo volo dipenda dalla presenza di Scaloja al governo...infatti c'è quando lui c'è e non c'è quando lui non c'è...insomma un volo ad personam come Gigi Malabarba, ex deputato di Rifondazione, che presentò un'interrogazione sul tema, ha affermato.Quindi un deputato di buona volontà c'è stato che ha detto qualcosa sulla faccenda.
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Tratto da : http://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Scajola
Il caso Alitalia
Scajola era ministro dell’Interno da qualche mese quando l'Alitalia affidò ai propri manager il compito di studiare l’istituzione di un volo quotidiano dall’aeroporto di Albenga (33 chilometri da Imperia, città natale del ministro e suo collegio elettorale) a quello di Roma Fiumicino, la nuova rotta, anche grazie all'interessamento del ministro, entrò in funzione Il 17 maggio 2002 e il nuovo collegamento venne presentato ufficialmente dall’amministratore delegato dell’Alitalia Francesco Mengozzi e dal ministro dell’Interno Claudio Scajola. Ma con la stessa velocità con cui era stato istituito, il collegamento diretto Albenga-Fiumicino venne soppresso dall’Alitalia poco dopo le dimissioni di Scajola dal Viminale. L’ex deputato di Rifondazione comunista Gigi Malabarba presentò una interrogazione parlamentare affermando che il massimo storico di passeggeri registrati su quel volo era stato di 18 unità. “Era un volo ad personam per il ministro Scajola”, sottolineò. Poco dopo il rientro di Scajola al governo, questa volta come ministro per l’attuazione del Programma (28 agosto 2003), ricomparve anche il volo ma non più tra le rotte di Alitalia ma bensì con Air One in regime di continuità territoriale con i contributi dello Stato: un milione di euro che il governo Berlusconi aveva messo a disposizione dei collegamenti aerei fra le aree più “decentrate”, ma anche il volo Air One in seguito venne cancellato nel 2007, quando Scajola non era più al Governo. Nel Governo Berlusconi IV Scajola è ministro delle attività produttive ed il volo Albenga-Fiumicino viene ripristinato

29.09.08 - Berlusconi for President

D’Alema ritiene che “Se si arrivasse a un sistema presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica della Stato perché ci sarebbero quei pesi e quei contrappesi che consentirebbero anche a lui di governare meglio il Paese”.
Cito da “La Repubblica” (29 settembre) che fa seguire alla pre-certificazione di D’Alema per l’eventuale candidatura al Quirinale, l’entusiastica approvazione di Bossi (“Noi lo voteremo”) ma poi prosegue con una contestuale notizia politica (stesso giorno, stesse ore): “Intanto Berlusconi lancia un minaccioso avvertimento in attesa che la Corte Costituzionale giudichi il Lodo Alfano 'Se non passasse, allora ci sarebbe da fare una profonda riflessione su tutto il sistema giudiziario e su tutto ciò che abbiamo visto accadere recentemente a Milano'”. Una minaccia non da poco che altrove bloccherebbe la normale vita politica.
Restano perciò due domande inevitabili.

La prima: Quale leader politico candiderebbe spontaneamente il numero uno del Partito avverso, motivando con il fatto che se ci sarà il sistema presidenziale, tutto sarà garantito da pesi e contrappesi? Neppure Gandhi ha avuto un trattamento così signorile e pre-garantista dai suoi oppositori.
Spalanca le porte all’avversario prima ancora che si candidi e assicura sulla perfetta, equilibrata legge sul presidenzialismo prima ancora che quella legge ci sia. E’ un comportamento che sta tra l’imprudente e il profetico (“In verità vi dico che Berlusconi passerà dalla cruna dell’ago del Quirinale”) ma non ha niente di politico ed è privo di somiglianza con fatti e persone di ogni altra democrazia.

La seconda domanda è: Se la presidenza della Repubblica è un concorso per titoli, quali saranno i titoli che, data una buona legge che non esiste ma si può sempre sognare, qualificano Berlusconi come un buon candidato a cui persino l’opposizione può offrire una pre-certificazione?
Forse l’avere dichiarato il pluriomicida Mangano eroe nazionale? Forse la lunga e leale amicizia con Previti e Dell’Ultri? Forse il numero di imputazioni totalizzate o il numero di non condanne per prescrizione o per tempestivi cambiamento delle leggi? Forse per avere dato del “Kapo” all’eurodeputato tedesco Schultz o avere autorizzato l’eurodeputato Borghezio (alleato di governo) a esibirsi con i nazisti sulle piazze tedesche? O forse il conflitto di interessi che si fa sempre più vasto e radicato?

Urge risposta. Per esempio: E’ un equivoco del giornalista?
Però, se ciò che scrive “Repubblica” è vero, diremo in piazza, il 25 ottobre, al popolo Pd: “BERLUSCONI FOR PRESIDENT”?

Furio Colombo

http://temi.repubblica.it/micromega-online/290908-berlusconi-for-president/

29 settembre 2008, in Marco Travaglio
I padrini ricostituenti

Ora d'aria
l'Unità, 30 settembre 2008

Al Tappone ha voluto festeggiare il suo 72° compleanno nel solco della tradizione: raccontando balle. Ha fatto la solita lista di processi a suo carico, esagerando un po’ (“100 procedimenti, 900 magistrati che si sono occupati di me e del mio gruppo, 587 visite della polizia giudiziaria, 2500 udienze, 180 milioni di euro per le parcelle di avvocati e consulenti”) e senza rendersi conto che anche un decimo di quelle cifre in qualunque altro paese avrebbe catapultato il premier, se non in galera, almeno fuori da Palazzo Chigi. Ha ripetuto di essere “sempre stato assolto”, mentre ha avuto 6 prescrizioni perché lui stesso ha dimezzato i termini di prescrizione (controriforma del falso in bilancio e legge ex-Cirielli) e 2 assoluzioni perché “il fatto non costituisce più reato” in quanto lui stesso l’ha depenalizzato (sempre il falso in bilancio). Ha raccontato che la legge Alfano è “comune ad altri Paesi europei”, mentre non esiste democrazia al mondo che preveda l’immunità per il premier (Grecia, Portogallo, Francia e Israele la contemplano solo per il capo dello Stato). E s’è dimenticato di spiegare come mai, appena passato il Dolo Alfano, il suo avvocato on. Niccolò Ghedini annunciò che lui non l’avrebbe usato perchè voleva essere assolto, mentre ora pretende di applicarlo pure al coimputato Mills con la sospensione urbi et orbi del processo.

Per fortuna esiste ancora un giudice a Milano, anzi parecchi: per esempio quelli del processo Mediaset (D’Avossa, Guadagnini e Lupo), che hanno accolto la questione di incostituzionalità dell’Alfano proposta dal pm Fabio De Pasquale, inoltrandola alla Corte costituzionale perché la porcata venga dichiarata illegittima. Cioè nulla. I testi di De Pasquale e del Tribunale, sono la più plateale smentita alle balle del Cainano, sulla scorta di quel documento eversivo che è la Costituzione. Secondo il pm, l’Alfano la viola in quattro punti. 1) Se l’art. 3 statuisce l’eguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge e dunque l’art.112 prevede l’azione penale obbligatoria, non si vede come si possano sospendere i processi a carico delle 4 alte cariche dello Stato senz’alcun vaglio sulla gravità dei reati commessi né alcun filtro sull’opportunità di una scelta tanto pesante. Già bocciando il lodo Maccanico-Schifani, la Consulta aveva contestato il carattere generale e automatico della norma, ma Alfano se n’è infischiato e l’ha riproposta tale e quale. 2) Per l’art. 136, le leggi dichiarate incostituzionali sono nulle, dunque non si possono ripresentare: nullo lo Schifani, nullo anche l’Alfano. 3) La figura delle 4 “alte cariche”, per la nostra Costituzione, non esiste. Esse hanno diverse fonti di legittimità:il presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune più i presidenti di Regione; i presidenti delle Camere sono eletti dalle Camere; il premier è nominato dal capo dello Stato. Accomunarli nello stesso calderone impunitario non ha alcun senso. 4) Per derogare al principio costituzionale di eguaglianza, occorre una legge costituzionale: infatti sono articoli o leggi costituzionali a stabilire trattamenti speciali per ministri, capo dello Stato, giudici costituzionali e parlamentari. L’Alfano è una legge ordinaria, dunque non vale.

De Pasquale cita i lavori della Costituente, dove nel 1947 si discusse se immunizzare il Presidente della Repubblica (non certo quelli del Consiglio o delle due Camere) per reati comuni commessi fuori della sua funzione. L’on. Bettiol la propose, ma fu bocciato a larga maggioranza. Calosso obiettò: “Non vedo la necessità di costituire al Capo dello Stato una posizione speciale. Abbiamo una magistratura che è sovrana ed è uno dei poteri dello Stato… Persino presso certi popoli coloniali è possibile chiamare dinanzi al giudice il governatore”. Il grande Mortati rivelò: “Si è omessa intenzionalmente ogni regolamentazione della responsabilità ordinaria del Presidente. E’ una lacuna volontaria della Carta costituzionale”. Il presidente dell’Assemblea, Meuccio Ruini, tagliò corto: “Meglio una lacuna che un privilegio troppo grande per il Presidente, il quale è sempre cittadino fra i cittadini, anche se ricopre il più alto ufficio politico. Non ammetterei che per 7 anni il Presidente della Repubblica non rispondesse alla giustizia del suo Paese”. Altri tempi, altri padri costituenti. Poi arrivarono i padrini ricostituenti a spiegarci che la legge è uguale per tutti, tranne quattro

RICERCA · Oggi sit-in al ministero della Funzione pubblica
I precari contro Brunetta: «L emendamento va ritirato»
Stefano Milani
ROMA

Niente più controlli sui farmaci contraffatti o sui cibi contaminati (come il temibile latte cinese alla melamina che tanto ha allarmato in questi giorni le nostre tavole), o sui virus influenzali e sulle nuove patologie esotiche, o ancora sul vaccino contro l'aids o quelli contro le malattie esantematiche. All'Istituto superiore della sanità lanciano l'allarme: se passa l'emendamento «ammazza precari» ideato dal ministro Brunetta e inserito nella prossima finanziaria, a circa 700 lavoratori precari dell'Iss sarà dato il benservito e la salute degli italiani va a farsi benedire. Dato allarmante, ma non per il titolare della Funzione pubblica che fa spallucce e il massimo della sua magnanimità è far slittare il provvedimento di sei mesi, allungando solo l'agonia dei precari.
Ma questo dell'Iss è solo l'ultimo di una lista lunghissima di enti pubblici a rischio paralisi, e che in questi giorni sono mobilitati contro l'emendamento che blocca la prevista stabilizzazione dei precari della Pubblica amministrazione, università e ricerca. Ci sono i dipendenti dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), il 30% di loro rischia di restare a casa da gennaio: 250 posti di lavoro in fumo e altre 350 assunzioni bloccate per i prossimi quattro anni. E non importa se anche grazie al loro lavoro e professionalità hanno consentito all'Italia un ruolo da protagonista nelle attività di ricerca di punta in ambito internazionale, non ultima la costruzione dell'Lhc, strumento fondamentale per il proseguimento dell'indagine fisica nel mondo. A Brunetta tutto questo non interessa. Come non interessa la ricerca sulla difesa dell'ambiente dell'Ispra. «A rischio - denuncia un giovane lavoratore dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale - anche il monitoraggio ambientale di coste e acque, le attività di difesa del suolo e le istruttorie per la bonifica dei siti inquinati». Dei 1500 lavoratori la metà sono precari. In particolare, a novembre scade il contratto di lavoro a 150 dipendenti a tempo determinato, nonostante abbiano maturato il diritto alla stabilizzazione avendo superato un concorso pubblico. Destino analogo spetterà anche ai ricercatori precari del Cnr. Ieri in 200 hanno occupato la sede di piazzale Aldo Moro per manifestare tutto il loro dissenso. «Solo al Cnr - dice il segretario nazionale della Uil Ricerca, Amerigo Marasci - sono 700 i precari in graduatoria per la stabilizzazione, dopo aver già sostenuto dei concorsi, e che rischiano dunque il posto; a questi si aggiungono altri 1500 precari che invece sarebbero rientrati nelle procedure di stabilizzazione con la Finanziaria del 2008». Complessivamente i posti a rischio sarebbero circa 7.000. Ma ieri è stata una giornata calda in diversi istituti di ricerca, inchiodati sotto la spada di Damocle del ministro Brunetta. All'Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori) sono 300 i lavoratori che rischiano il posto, all'Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) oltre 400, così come all'Inaf (Istituto nazionale di astrofisica) che minacciano: «o il Governo ritira i provvedimenti antiprecari, o noi sospendiamo il servizio h24 di sorveglianza sismica e vulcanica (monitoraggio dell'Etna, Vesuvio e Stromboli, ndr ) per la Protezione civile». Non solo, sono pronti a «bloccare tutta la ricerca sulle nuove tecnologie energetico-ambientali previste dall'accordo di Kyoto». All'Inran (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) in pericolo ci sono 80 posti, quasi la metà dei dipendenti totali. In stato di mobilitazione, ormai da diversi giorni, ci sono anche i precari dell'Istat che insieme a tutti gli altri si ritroveranno oggi per il primo presidio unitario.
L'appuntamento è per le 10 davanti Palazzo Vidoni, a corso Vittorio Emanuele a Roma, sede del ministero della Funzione Pubblica, dove insieme alle diverse sigle sindacali faranno sentire la loro voce. I manifestanti indosseranno magliette con su scritto «sono un precario a spasso». «Se si mandano a casa i precari, l'Italia si scollegherà dall'Europa e dai suoi programmi di ricerca, perché non sarà più possibile accedere a quelle risorse» dice Maura Liberatori, responsabile alla ricerca nella segreteria della Flc-Cgil del Lazio. Quello che chiedono è semplice: il ritiro immediato dell'emendamento articolo 37 bis ddl 1441 dalla Finanziaria 2008. Lo vogliono i lavoratori, lo pretendono i sindacati. «Il governo - dice il segretario nazionale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo - ha deciso di posticipare di sei mesi l'entrata in vigore dell'emendamento, che scatterà dunque dal 1 luglio 2009. Nel frattempo si effettuerà un monitoraggio sui precari della Pubblica amministrazione, università e ricerca per decidere quali far procedere alla stabilizzazione». Una misura che il leader sindacale boccia senza appello: «Diciamo no anche perché in questi mesi si creerà una situazione di estrema incertezza tra i lavoratori».

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/02-Ottobre-2008/art29.html

Pecorella? beh se il Pd lo appoggia...(non so quello che farà Italia dei valori) è una vergogna e chiamarlo partito d'opposizione è una follia. Ma allora che senso ha la manifestazione del 25 ottobre, se poi apre al Pdl che forse presenterà Pecorella? Il Pd continua il suo comportamento schizofrenico verso il governo.
Veltroni dovrebbe dire in modo chiaro che la sua candidatura non sarà accettata! Certo che se poi c'è anche Violante come possibile candidato...andiamo sul sicuro!

www.unita.it

Rai e Consulta, il Pd apre al Pdl. Spunta il nome di Pecorella

Il Pdl indichi un candidato alla Corte Costituzionale che il Pd si impegna a votare ma poi eleggano Leoluca Orlando alla presidenza della Vigilanza. Walter Veltroni si rivolge così al centrodestra per superare lo stallo istituzionale in vista della riunione della capigruppo congiunta di martedì pomeriggio.

Il segretario del Pd ha ribadito che «non possiamo accettare il fatto che arbitrariamente la maggioranza pretenda di scegliere il candidato dell'opposizione. Io sono critico verso Di Pietro però la sua è una forza democratica, eletta in Parlamento, verso la quale non si può mettere una pregiudiziale». Dal momento che «il tempo sta per scadere - suggerisce Veltroni - il Pdl ci dica qual è il loro candidato alla Corte Costituzionale e noi lo voteremo ma loro votino Orlando. In 24 ore la situazione si può risolvere» se non fosse per la «resistenza del presidenza del Consiglio» che ha preso «una impuntatura infantile che bisogna rimuovere. Mentre tutti gli altri esponenti della destra con cui ho parlato al telefono mi hanno detto di essere d'accordo».

In vista della conferenza dei capigruppo di Camera e Senato prevista per il tardo pomeriggio e che dovrebbe portare alla convocazione delle sedute di voto per l'elezione sia per la Consulta che per la presidenza della commissione di Vigilanza Rai, la maggioranza berlusconiana si riunisce a porte chiuse. E dalla riunione trapela un nome solo, già circolato informalmente nell'ultima settimana, il nome di Gaetano Pecorella.

È lui, l'ex avvocato-principe del collegio legale di Silvio Berlusconi, già deputato e consigliere giuridico di Forza Italia e soprattutto colui che ha ispirato la legge che infatti porta il suo nome, una delle leggi ad personam più contestate del passato governo Berlusconi che è stata sonoramente bocciata dalla Corte Costituzionale. Seguendo, evidentemente, la ormai consueta "logica omeopatica", sarebbe ora lo stesso Pecorella ad assurgere a giudice costituzionale, prendendosi una bella rivincita. O forse più di una.

Ora d'aria
l'Unità, 18 ottobre 2008

L’altro giorno, grazie a Gian Antonio Stella, abbiamo scoperto che Cesare Previti è ancora iscritto all’Ordine degli avvocati di Roma, due anni e mezzo dopo le condanne definitive per Imi-Sir (6 anni) e Mondadori (1 anno e mezzo). Comprava i giudici e le sentenze, ma chi se ne frega. Evidentemente Cesarone, pur lontano dai riflettori, continua a contare parecchio. Lo dimostra il candidato scelto dal Pdl per la Corte costituzionale al posto dell’impresentabile (nel senso etimologico del termine) Pecorella. Si chiama Giorgio Spangher, ha 64 anni, è un avvocato triestino, insegna Procedura penale alla Sapienza ed è stato membro laico del Csm dal 2002 al 2007 in quota FI. Anzi, in quota Previti.

Per 5 anni si battè come un leone contro i migliori magistrati d’Italia, da quelli di Palermo a quelli di Milano. Ma fu nell’estate del 2003 che gettò la maschera: il ministro Castelli aveva appena ricevuto la relazione, ancora top secret, dei suoi ispettori che proponevano di punire i pm Colombo e Boccassini perché rifiutavano di mostrare a Previti e Berlusconi il fascicolo 9520/95 coperto da segreto (obbedivano alla legge). Spangher lavorò di sponda: come presidente della I commissione del Csm, che segue le procedure di trasferimento, attivò una pratica per cacciare Colombo e Boccassini da Milano per “incompatibilità ambientale". Intanto un sedicente "Comitato per la Giustizia" li denunciava alla Procura di Brescia per abuso d’ufficio (sempre per aver tenuto segreto un fascicolo segreto). Fu allora che, grazie a un giornalista, si scoprì il perché della solerzia spangheriana: il professore, oltreché membro del Csm, era anche un consulente retribuito dei coimputati di Previti e Berlusconi nel processo Imi-Sir/Mondadori, avendo firmato per le loro difese ben tre pareri "pro veritate" contro i magistrati milanesi. Conflitto d’interessi? "Ma no, ho dato quei pareri - si difese l’interessato - senza guardare le carte". Una barzelletta.

I primi due pareri, stilati per conto degli eredi di Rovelli e di Giovanni Acampora (poi condannati per corruzione giudiziaria), portano le date del 16 luglio e del 4 ottobre 2001, quando le difese speravano di far annullare il rinvio a giudizio di tutti gli imputati in base alla sentenza della Consulta che aveva annullato alcune tappe dell’udienza preliminare. Spangher diede manforte, scrivendo che su tutti gli atti del gup pendeva un "vizio assoluto e oggettivo". Dunque s’imponeva l’annullamento del rinvio a giudizio e "la regressione processuale per tutti gli imputati" alla casella di partenza: nuova udienza preliminare. Il Tribunale fu di diverso parere e il 23 novembre 2001 salvò gli atti cambiandone la motivazione. Sfumata la speranza di azzerare il processo, partirono le manovre per farlo trasferire da Milano a Brescia, con la legge Cirami. Anche sul legittimo sospetto Spangher, consulente multiuso, si diede da fare: nuovo parere del 23 maggio2002, sempre a favore del figlio e della vedova di Rovelli: "Ho esaminato le richieste dei signori Rovelli nonché di Berlusconi, Verde, Pacifico, Previti... Sull’intero Tribunale di Milano grava un legittimo sospetto non eliminabile con normali misure".

Il professore si avventurava poi in spericolati paralleli fra la Milano del 2002 e l’Italia dei "procedimenti post-bellici ai collaborazionisti" col fascismo. Descriveva una Milano in preda a moti pre-insurrezionali: "lacerazione e frattura del tessuto sociale, istituzionale, politico ed economico", in cui "agli imputati è impossibile esplicare pienamente i diritti processuali". Colpa del “Resistere, resistere, resistere” di Borrelli, dei girotondi e addirittura del "contrasto istituzionale del ministro con il Csm". Dunque i processi dovevano passare a Brescia: "Nell’interesse di tutti", beninteso. La Cassazione smentì ancora una volta le sue tesi. Ma Spangher intanto aveva già traslocato a Palazzo dei Marescialli. Qui, il 15 luglio, la VI commissione discuteva del segreto opposto dai due pm agli ispettori sul fascicolo 9520/95. E tirava aria di sconfitta per Previti & C. Così il consigliere-consulente fece arrivare dal ministero la relazione ispettiva contro i due pm. Una manina gentile ne recapitò subito copia al Giornale, che l’indomani la pubblicò in esclusiva. Castelli non gradì e prese le distanze. Rognoni, vicepresidente del Csm, criticò il conflitto d’interessi di Spangher, che alla fine non partecipò al voto del Csm sull'ispezione a Milano. Ora potrebbe diventare giudice costituzionale, al posto di Romano Vaccarella (già avvocato civilista di Previti). La domanda è: alla Corte costituzionale c’è un seggio riservato a Previti, come i banchi ex voto delle chiese, o si può nominare anche uno che non abbia lavorato per Cesare?