COMUNICATO STAMPA "A VICENZA FERITA LA SOVRANITA' E LA DEMOCRAZIA!"

COMUNICATO STAMPA di Luisa Morgantini Vice Presidente del Parlamento Europeo Roma, 1 Ottobre 2008 E' davvero una pena la decisione da parte del Consiglio di Stato di accogliere la richiesta di sospensione della consultazione popolare sulla costruzione della Base americana a Vicenza. Una pena per l'arroganza e la cancellazione della democrazia. Sono stata ieri a Vicenza e ho visto con i miei occhi la base: l'ho guardata dal belvedere e appariva come una ferita aperta di una città, consegnata nelle mani di un altro paese, un luogo di cui perdiamo la sovranità e dove troveranno - come dice ipocriticamente il Commissario Costa - riposo, i soldati di ritorno dalle missioni in Iraq e in Afghanistan, dove però non vanno a riposare ma a bombardare e uccidere troppo spesso civili. Sono anche entrata nell'area destinata al 'riposo del guerriero' e ho avuto una sensazione di morte: ho visto gli uomini e le donne dell'aeroporto civile che sarà dimesso e che non avranno più il loro lavoro, e i 15 studenti da pilota che devono interrompere il loro corso e gli hangar e gli aerei inutilizzati, di corsa li stavano portando ieri a Thiene, perchè da Dal Molin hanno avuto l'ordine di non sollevarsi più in volo. Sono andata nella tenda di No dal Molin, un laboratorio di democrazia e di volontà di cittadini e cittadine di Vicenza che non vogliono né una città militarizzata né l'inquinamento della quarta falda acquifera più grande d'Europa proprio sotto la base. Concordo con le parole del Comitato del Presidio No dal Molin, di Cinzia Bottene e delle altre donne e uomini del Presidio: stiamo assistendo ad una drammatica emergenza democratica che cancella il legittimo diritto previsto costituzionalmente dei cittadini di esprimere liberamente la propria opinione e decidere del proprio territorio e della propria vita. Vale comunque la pena andare avanti perché la battaglia del Presidio No Dal Molin è giusta perché difende la terra da disastri ambientali e da città militarizzate. Tutta la mia solidarietà alle donne e agli uomini del No Dal Molin e la mia adesione alla manifestazione di questa sera e di tutti i giorni a venire. Per informazioni: Luisa Morgantini + 39 348 39 21 465 o Ufficio + 39 06 69 95 02 17 luisa.morgantini@europarl.europa.eu ; www.luisamorgantini.net ;


Commenti

www.nodalmolin.it

02/10/2008 fonte: Presidio Permanente

Dodicimila in Piazza. La risposta al Consiglio di Stato Una manifestazione senza precedenti con dodicimila persone che, poche ore dopo la sentenza del Consiglio di Stato, riempono il centro cittadino con migliaia di fiaccole. Vicenza il 5 ottobre decide: il referendum si farà comunque.

Leggi anche gli articoli de Il Giornale di Vicenza:
Il Consiglio di Stato blocca il referendum: «È irrealizzabile»

Piazza dei Signori con pochi vessilli ma tante famiglie

Ma il sindaco si ribella: «Voteremo lo stesso»

Piazza dei Signori che rispende alla luce di migliaia di fiaccole; un'immagine commovente, per chi ama Vicenza. Dodicimila persone – «una manifestazione senza precedenti, almeno diecimila in piazza», secondo Repubblica online – hanno risposto in questo modo all'atto di arroganza e autoritarismo del Consiglio di Stato.

Nel primo pomeriggio era arrivata la notizia da Roma: il Consiglio di Stato ha bocciato il referendum previsto per domenica 5 ottobre perché «ha per oggetto un auspicio del Comune al momento irrealizzabile». La democrazia annullata con una sentenza che non permette ai vicentini di esprimersi sul futuro dell'aeroporto Dal Molin. A gioire subito coloro che dell'imposizione hanno fatto la propria religione, con il governatore del Veneto Giancarlo Galan in testa a dichiarare che questa è la sconfitta di Vicenza. Ma nella città berica non c'è rassegnazione, ma rabbia e indignazione; e, in poche ore, il tam tam degli sms porta in piazza migliaia di persone, come mai si era visto prima.

Perché questa manifestazione ha un qualcosa di straordinario; di fronte all'arroganza di un Governo che mette in campo tutti gli strumenti per calpestare la democrazia, i vicentini continuano ad avere la forza di indignarsi. Ed ora che Vicenza è tornata in piazza, dimostrando la sua vocazione maggioritaria contro la nuova base statunitense, ad essere piccoli piccoli sono coloro che questa consultazione hanno voluto farla annullare, ricorrendo prima al Tar e poi all'amichevole Consiglio di Stato. Piccoli, nella loro arroganza: perché la democrazia si può calpestare, ma rinasce sempre; stupidi, nella loro ostinazione, perché il loro voler impedire ai vicentini di costruire il proprio futuro li ha resi insignificanti all'interno di una città che non ha alcuna intenzione di accettare quest'imposizione.

In piazza c'erano le famiglie, e tutti i gruppi che si oppongono al progetto statunitense; c'erano gli assessori, e il Sindaco. C'era Vicenza, che domenica farà comunque la propria consultazione popolare. A renderla possibile saranno centinaia di volontari che raccoglieranno le schede nei gazebo di fronte ai seggi. Vicenza, il 5 ottobre, decide. Alla faccia di chi vuol schiacciare con l'autoritarismo la sua dignità.

Non so se qualcuno può rispondere a qualcuna di queste domande:
Per quale motivo l'Italia dovrebbe consentire agli statunitensi di avere una ulteriore base operativa in Italia proprio in Veneto (cioè verso oriente) e non in Piemonte?
Forse potrebbe essere una volontà in linea con la guerra preventiva intrapresa dagli americani?
Potrebbe avere qualcosa a che fare con l'obiettivo statunitense di controllare le risorse energetiche mondiali?
Fonte: (Limes QS 1/2007, i quaderni speciali di Limes, rivista italiana di geopolitica, parte I, Alberto Garrido: Con l’asse dell’etanolo Bush e Lula accerchiano Chávez)

Non ci è dato di saperlo ne possiamo sapere se sono solo ipotesi, ma anche se così non fosse perchè proprio in Veneto e non in Puglia visto che dovrebbe servire solo a far riposare i militari che tornano dal mediooriente?

O forse il Veneto è più vicino all'est europeo ed alla Russia e la Russia magari si sta proponendo una guerra per ricontrollare i territori dell'est Europeo che facevano parte del suo impero?
Con gli statunitensi al declino infatti, l'iniziativa geopolitica ritornerebbe nelle mani di Mosca, che vuole essere considerata di nuovo una grande potenza, soprattutto in quella che considera la sua area di influenza o il suo cosiddetto estero vicino.
Fonte: (Limes QS3/08, i quaderni speciali di Limes, rivista italiana di geopolitica, Russia contro America peggio di prima).

Come farà l'Italia a conciliare i suoi legami con gli statunitensi con la necessità di continuare a ricevere energia e gas dalla Russia visto che è la Russia che le fornisce a gran parte dell'Europa?

Con il petrolio che si sta esaurendo come si concilierebbe una eventuale chiusura del rubinetto del gas all'Italia da parte dei Russi?

A questo punto sorge un'altra domanda alla quale qualcuno dovrebbe rispondere in questo paese:
L'Italia fa parte dell'Europa oppure fa parte di America o Russia a seconda della convenienza?

E soprattutto la base di Vicenza è una questione solo Italiana o a questo punto è diventata una questione Europea o nella peggiore delle ipotesi mondiale?

Non credo che si possa ridurre ad una questione comunale, e mi chiedo in Europa sono favorevoli?

I capi dei vari governi interessati vogliono rendersi conto o no che in un mondo GLOBALIZZATO e dove è IN ATTO L'ESAURIMENTO DELLE RISORSE è ormai impensabile ed inutile pensare alle guerre sperando di risolvere così i problemi e continuare a sprecare denaro per armamenti e basi militari?

Se vogliamo far fronte alle emergenze energetiche innanzitutto:

ELIMINIAMO GLI SPRECHI OVUNQUE NEL MONDO!

Natura

A proposito di risorse energetiche ed eliminazione degli sprechi riporto un piccolo articolo di Monica Marelli (D, LaRepubblica)

Esplode di nuovo la corsa alla Luna. In gara scendono i veterani Stati Uniti firmati Nasa ma anche la Germania, la Cina, l'India,
il Giappone e l'ex Unione Sovietica: tutti con squadre di ricercatori che lavorano per una nuova era di conquista. Gli Usa hanno annunciato una spedizione con astronauti per il 2020 mentre il Giappone l'anno scorso si è portato avanti con la missione Kaguya: tre satelliti dotati dei più sofisticati strumenti hanno scandagliato la superficie, analizzato il campo gravitazionale e fotografato in dettaglio i crateri per preparare i futuri piani di atterraggio dell'equipaggio umano. Subito dopo è entrata in orbita la Cina: fra due mesi la sonda Chang'e-1 terminerà la missione e gli scienziati inizieranno l'analisi delle immagini tridimensionali dei poli. Come mai tanto interesse? La risposta è in un elemento che potrebbe essere la fonte energetica del futuro: l'elio-3. Si tratta
di un gas proveniente dal Sole che, arrivando fino alla Luna come una brezza, ne impregna il terreno, fino al massimo di 10 metri
di profondità. Sarà sufficiente mescolarlo al deuterio (un atomo
di idrogeno con un neutrone in più) e accendere la reazione di fusione nucleare che, a differenza di una fissione nucleare in cui i nuclei non si fondono ma si spaccano, produrrà energia "pulita", cioè senza scorie radioattive. Secondo gli scienziati dell'Istituto Planetario di Geoscienze degli Stati Uniti, bastano 25 tonnellate
di elio-3, facilmente trasportabili a bordo dello Shuttle, per soddisfare la richiesta di energia elettrica negli Usa per un intero anno. L'estrazione non è semplice: ci vogliono 200 milioni
di tonnellate di terreno lunare per estrarre 1 tonnellata di elio-3.
I ricercatori hanno ipotizzato che la Luna possa "contenerne" almeno 10 volte la quantità di energia estraibile attualmente
da tutti i combustibili fossili terrestri.

Evitare di riempire il pianeta di scorie nucleari indistruttibili si può, basta volerlo!

Natura

SYDNEY, 2 OTT - Mangiare carne di canguro potrebbe limitare il riscaldamento climatico: lo suggerisce un rapporto scientifico che ha ricevuto l'approvazione del piu' alto consigliere del governo australiano in materia di politica ambientale. L'autore del rapporto, il professor Ross Garnaut, sottolinea che le flatulenze dei marsupiali contengono ridotte quantita' di metano, grazie a un particolare batterio che si trova nel loro apparato digerente. Per contro, bovini e ovini sono responsabili del 67% delle emissioni di gas a effetto serra in Australia. Secondo lo studio, basterebbe quindi sostituire tale bestiame 'tradizionale' con i canguri. Nel suo rapporto di 600 pagine, Garnaut propone altresi' di introdurre un sistema di licenze in funzione delle quantita' di di gas emesse. Cio' farebbe aumentare i prezzi della carne bovina e ovina, inducendo cosi' gli australiani a modificare le loro abitudini alimentari. La carne di canguro, meno cara, tornerebbe sulle tavole dell'isola, dove - ricorda lo scienziato - era stata per molto tempo il cibo principale. Secondo uno studio citato nel rapporto, entro il 2020 il numero di bovini e ovini potrebbe essere ridotto, rispettivamente, di 7 milioni e di 36 milioni; mentre quello dei canguri salirebbe da 34 a 240 milioni.

Fonte: (ANSA-AFP) DIG

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BASE DI VICENZA
Paolo Costa filo Usa, i democratici: «Lasci il partito»

Bufera nel Partito democratico vicentino dopo l'intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera da Paolo Costa, commissario del Pd per il Dal Molin, in cui ha annunciato che l'area dell'aeroporto di Vicenza è da ieri «consegnata al comandante militare italiano della base che la rende disponibile agli Stati Uniti», e aggiungendo che «sull'area varranno sia il diritto italiano sia quello americano». Il Pd di Vicenza ha preso così carta e penna e ha scritto una lettera indirizzata all'europarlamentare e, per conoscenza, anche al sindaco vicentino Achille Variati e al segretario Veltroni. Oggetto della missiva: richiesta di dimissioni. Invitando Costa, si legge nella lettera, «a un atto di coraggio: lasciare l'incarico di commissario per il Dal Molin, oppure lasciare il nostro partito», vista «la sua forte contrapposizione alle scelte del Pd a Vicenza».

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/01-Ottobre-2008/art16.html

Se posso permettermi di intervenire. Non sono un esperta conoscitrice del neonato partito democratico (anche perchè non c'è stato il tempo) ma mi sembra che anche il suo segretario sia filoamericano, correggimi se sbaglio...quindi non capisco il perchè di questa richiesta di dimissioni dal partito. Chi può spiegarmi il perchè?
Vorrei capire se sono io ad avere le informazioni sbagliate o le ha chi ha chiesto le dimissioni dal Pd dell'europarlamentare, sarebbe anche utile per costoro per capire effettivamente se quello sia realmente il "loro" partito o hanno semplicemente sbagliato a collocarvisi.

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Un golpe amministrativo
Marco Revelli

Il primo di ottobre del 2008 sarà ricordato - se ci sarà ancora capacità di memoria - come un giorno nero. E non solo perché, come è sulle prime pagine di tutti i giornali, fa parte della successione frenetica di momenti in cui è andato giù buona parte dell'asse portante dell'economia «globale», ma anche perché è, insieme, il giorno in cui è andato giù un altro bel pezzo della nostra democrazia «locale». La decisione del Consiglio di Stato di bloccare il referendum indetto a Vicenza sulla questione del Dal Molin è, da ogni punto di vista, un vulnus gravissimo. Il sintomo di un male mortale. Equivale, per molti versi, a un colpo di stato amministrativo, che priva i cittadini di uno strumento fondamentale di espressione e di partecipazione.
Un pezzo di territorio è sottratto, manu militari , alla sua popolazione cui viene impedito fin anche di manifestare con lo strumento del voto la propria volontà. E mentre un organo dello Stato opera questa avocazione, dichiarandolo indisponibile ai propri cittadini, in quanto fuori della loro competenza, un altro organo, il Commissario governativo, lo rende disponibile e lo destina, con iniziativa unilaterale, a una «potenza straniera», come si sarebbe detto un tempo.
E al peggiore degli usi: quello bellico. Difficile non vedere in tutto ciò un segno dei tempi. Non tanto, o comunque non solo, il carattere intrinsecamente autoritario e fascistoide di un governo e dei suoi metodi spicci (saremmo ancora nel campo delle contingenze suscettibili di mutare), ma una sorta di dinamica regressiva «di sistema». Di un intero «ordine delle cose» che si va componendo - e stringendo - intorno a noi, in una logica di chiusura di spazi e di violazione di valori fino a ieri solidi e indiscutibili. Difficile non ricollegare la pronuncia del Consiglio di Stato su Vicenza, con la contemporanea presa di posizione dell'avvocato dello Stato al processo per il massacro della scuola Diaz a Genova, secondo cui sarebbe assurdo parlare - a proposito di ciò che successe in quella notte del luglio 2001 - di «sospensione della democrazia». O con l'osceno atto di razzismo di Parma, coperto da un'omertà istituzionale scandalosa. E l'elenco s'allunga ogni settimana, a disegnare le tessere di un mosaico che lascia intravvedere, man mano che si va completando, scenari da anni trenta, e il profilo di un Paese irriconoscibile. Sarà bene prenderne atto, con la drammaticità che la cosa richiede.
La crisi, che va precipitando, travolge con le montagne di carta straccia finanziaria e con i risparmi di tutti noi, anche quel poco di civiltà e spirito democratico che dai travagli dei Novecento si era prodotto. Genera, anziché ritorno alla ragionevolezza e alla solidarietà tendenze a una nuova barbarie, fatta di paura, indifferenza, rabbia impotente e aggressività, in basso, e di arroganza, dominio, disprezzo delle regole e dei diritti, in alto. Senza trovare, davanti a sé, barriere di protezione. Sistemi di allarme. Capacità di reazione. In una parola: opposizione. Quella dei momenti di emergenza. Quella che permetterebbe di rialzarsi dopo le grandi cadute. Non certo i giri di valzer intorno al dialogo riuscito o mancato tra maggioranza e minoranza.
Non certo le dispute da cortile tra i frantumi della vecchia sinistra. Non questo chiacchierare e accapigliarsi sulla tolda del Titanic, cui si assiste in questi giorni. Forse è tardi. Forse non ci sono più né gli uomini né le parole, per stare all'altezza dei rischi attuali. Ma se un residuo di capacità di reazione sopravvive, se ancora c'è la disponibilità a mettersi in gioco su questioni elementari di democrazia e di giustizia, sarebbe bene mostrarla, da qualunque parte delle disparate sinistre si stia. Se non ora, quando?

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/02-Ottobre-2008/art6.html

Sto con i cittadini di Vicenza
di Giulietto Chiesa, Parlamentare europeo

Peggio che inutili, dannosi per la democrazia sono quegli istituti dello Stato di Diritto che, impugnando la lettera della legge come una clava contro i cittadini, ne violano lo spirito. Viviamo in tempi in cui le regole e la stessa legge fondamentale dello stato sono violate ad ogni passo. Violato è l'articolo 11 della Costituzione. Per questo sono con i cittadini di Vicenza che faranno la consultazione popolare nonostante il decreto di organi burocratici lontani anni luce dalla sensibilità della gente.

DAL MOLIN Dopo il referendum il sindaco incalza
Vicenza dice no alla base: «Ora il governo ci ascolti»
Orsola Casagrande
VICENZA

Alla fine, è quasi mezzanotte, il sindaco di Vicenza, Achille Variati, prende in mano il microfono. «Quello a cui abbiamo assistito - dice - è uno straordinario esempio di democrazia. Ora il governo ci ascolti. Perché è un messaggio che non parla solo alla città ma anche all'intero paese e che fa capire quanto sia sbagliato non permettere alla gente di espimersi su ciò che li riguarda. I miei cittadini - conclude - sono stati costretti a esprimersi votando sui marciapiedi invece che nelle scuole che sono state negate».
Domenica a Vicenza hanno votato nella consultazione autogestita ventiquattromila persone, il 28,56% degli aventi diritto. Una prova straordinaria di democrazia, come la definisce anche Cinzia Bottene, consigliera comunale di Vicenza Libera. Una risposta straordinaria a chi, nel governo, pensava di poter imbavagliare i cittadini. Il 95% dei votanti si è espresso contro l'uso militare dell'area del Dal Molin che gli americani con il placet del governo italiano vorrebbero trasformare in base militare. Miopi e volutamente tali, i signori della guerra hanno subito voluto commentare i risultati della consultazione popolare. E hanno sottolineato con scherno quella che per loro è stata una bassa partecipazione.
«Variati dovrebbe dimettersi», dicevano quelli del comitato per il sì alla base. E il governatore del Veneto, Giancarlo Galan, non ha perso l'occasione per tornare a criticare e sbeffeggiare Variati e la «sua giunta del no». Commenti che rivelano lo sprezzo di questi governanti o sedicenti tali per la gente. Per i cittadini, per la democrazia, per il diritto a esprimersi nessun rispetto.
Ma in questo senso ancora più esemplari (e vergognose) le parole del commissario straordinario per il Dal Molin Paolo Costa. «I risultati sono - scrive il commissario in un comunicato stampa - coerenti con le mie attese. Ma fa piacere vedere certificato, sebbene in maniera impropria, che il 72% dei vicentini non si oppone al rispetto degli impegni assunti dall'Italia in sede internazionale con la decisione di ampliare la base Usa a Vicenza. Adesso, - continua - e in nome della democrazia garantita e garante dello stato di diritto, mi attendo che l'istituzione comune riprenda un cammino di leale collaborazione con le altre istituzioni dello stato».
Cinzia Bottene risponde al commissario sottolineando che «sorprende che chi ha definito inutile una consultazione comunale in spregio della democrazia oggi si appropri di quel 72% che non ha votato sostenendo che è a favore della base Usa. Ancora una volta Costa truffa la gente». Il sindaco Achille Variati si limita a commentare che «chi vuole criticare questa giornata di democrazia organizzi un'altra consultazione e porti altrettanti vicentini a votare».
Rimane invece il dato di quei ventiquattromila cittadini che a votare ci sono andati. Fin dalle prime ore della mattina, con code in alcuni dei seggi improvvisati sui marciapiedi. I gazebo allestiti in due e due quattro, con centinaia di volontari che si sono improvvisati scrutatori e osservatori per garantire il regolare svolgimento delle operazioni di voto. E poi alla sera, al media center allestito in piazza Castello, centinaia di vicentini hanno deciso di buttare un occhio per vedere come andava lo spoglio. «E' stata davvero una prova straordinaria di democrazia - dice ancora Bottene - in un momento in cui gli spazi di democrazia vengono sempre più ristretti». La partecipazione è stata «incredibile specialmente se pensiamo che è stato tutto organizzato in tre giorni. I cittadini - conclude - hanno dimostrato grande civiltà e voglia di partecipare. A Vicenza si sta sperimentando con in fatti quello che tanti esprimono solo a parole: federalismo, autonomia locale e democrazia partecipata».
Il dopo consultazione è tutto da costruire. Ma per il sindaco Variati «né il governo né gli americani potranno ignorare il parere dei cittadini vicentini. Cosa succederà ora? - insiste - possiamo riprendere il dialogo oppure possiamo essere ignorati. Ma se fossimo ignorati non vorrei che le prossime risposte arrivassero anziché dal sindaco, dal prefetto e dal questore di fronte a disordini».

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/07-Ottobre-2008/art43.html

Le accuse di un veterano americano: nel 1991 sganciammo una bomba atomica in Iraq - 09/10/08

(681 letture)

di Alessio Marri - Megachip

Mancherebbe la “pistola fumante”, ma le prove sembrano supportare le sue gravissime accuse. Jim Brown, veterano della prima Guerra del Golfo, non ha dubbi: negli ultimi giorni del febbraio 1991, l'aviazione americana, proprio al termine del conflitto che non sovvertì forse volutamente il regime del Raìs Saddam Hussein, sganciò tra Bassora e i confini dell'Iran una bomba atomica della potenza di cinque kilotoni.

A raccogliere le sconvolgenti dichiarazioni Maurizio Torrealta, giornalista responsabile del settore inchieste per Rainews24 e autore di straordinari documentari tra i quali “Falluja, la strage nascosta” dove si denunciò per primi l'impiego da parte dell'esercito statunitense di armi chimiche ai danni della popolazione irachena. “Non possiamo da soli verificare definitivamente l'autenticità delle dichiarazioni, vista la complessità delle indagini – ha chiarito all'inizio della conferenza stampa svoltasi presso la sede nazionale dell'Fnsi, la federazione nazionale dei giornalisti italiani – ma le ricerche, che auspichiamo vengano approfondite dagli organismi internazionali predisposti, si muovono in questa direzione”. Diversi sono infatti gli elementi che comprovano le agghiaccianti affermazioni dell'ex soldato Brown, ingegnere degradato per la sindrome del Golfo dal rango di quarto livello al terzo e, infine, congedato con onore per l'impossibilità di svolgere le sue funzioni. Un dato su tutti: le rilevazioni effettuate dal Centro sismologico internazionale proprio in quell'arco temporale durante il quale secondo Brown si sarebbe svolto l'attacco. Infatti il 27 febbraio alle ore 13:39 nella zona circostante Bassora ai confini con l'Iran, una scossa sismica pari ai 4,2 gradi della Scala Richter è stata registrata dai sismografi del Csi. Esattamente lo stesso livello di magnitudo causato da l'innesco e l'esplosione di una bomba atomica di quella potenza.

Contemporaneamente i casi di tumori, malformazioni e leucemie nella zona sarebbero cresciute esponenzialmente. Jawad Al Alì, responsabile del Reparto oncologico dell'ospedale di Bassora, intervistato da Torrealta, mostra durante il documentario i dati frutto delle ricerche: dai 34 casi di tumori del 1989 si è passati agli oltre 600 degli ultimi anni. Moltissimi all'interno delle stesse famiglie, un fenomeno assolutamente fuori dal comune. “Abbiamo assistito a una rarissima forma di slittamento dell'età legata a particolari tumori, bambini sotto i dieci anni affetti da malattie e malformazioni inspiegabili”. In scena, mentre Torrealta lo intervista, decine di immagini strazianti di donne e bambini vittime delle radiazioni. L'utilizzo, in più sedi accertato, di proiettili all'uranio impoverito, dal comprovato contagio radioattivo del suolo e delle risorse idriche, non mina comunque l'impianto accusatorio. Secondo Brown infatti piccole testate nucleari sarebbero state impiegate anche nei primi giorni di marzo del 2002 in Afghanistan.

Facendo un passo indietro e ricontestualizzando le strategie militari ai primi anni Novanta torna alla mente la celeberrima “dottrina dell'ambiguità calcolata” varata dal segretario di stato americano James Baker e fortemente appoggiata dall'amministrazione repubblicana capeggiata da Bush padre.

Durante “Desert Storm” l'impiego di bombe atomiche non era affatto scartato a priori: “Il presidente non esclude l'impiego di armi nucleari – disse Baker in un'infuocata conferenza stampa - ma la considera semmai un'opzione credibile”.

Forti dubbi invece sorgono sulle motivazioni plausibili che possano giustificare un tale atto di barbarie. Rainews24 prova a suggerirne una: mancano pochi giorni al ritiro definitivo delle truppe americane quando un missile Scude iracheno colpisce una base americana uccidendo una ventina di soldati ferendone una ottantina. In seguito a quell'incursione, in un'ottica da mera e semplice vendetta, ebbe luogo una delle stragi più cruente e spietate degli ultimi venti anni: “l'autostrada della morte”. Sull'Highway 80, che unisce il Kuwait alla provincia irachena di Basra, vennero rinvenute le carcasse di migliaia di veicoli carbonizzati. Tra le migliaia di morti soldati in ritirata ma soprattutto civili sfollati inermi alla ricerca di un rifugio sicuro. Forse l'attacco nucleare potrebbe rientrare nella stessa malsana logica di morte.

Di fronte alla tesi che si trattasse in realtà di bombe “Blue-82”, la cosiddetta madre di tutte le bombe, simile ad una piccola testata nucleare, il veterano Brown ha ribattuto energicamente: “A differenza dell'attacco svoltosi nel '91 che colpì il sottosuolo, le blue-82 necessitano di ossigeno per causare l'esplosione”. Le rilevazioni del Csi confermano quest'ipotesi, l'impatto avvenne tra 0 e 33 km sottoterra. Di fronte a un certo grado di diffidenza Brown conclude svelando la propria fonte: “Ho fondato un associazione che conta circa trecento veterani, la “GulfWacth IW”, da lì ho tratto queste informazioni, da lì ne ho ricevuto conferma”.

Il documentario, intitolato “Le accuse del Veterano: la terza bomba nucleare” andrà in onda su Rainews24 alle ore 20 di Giovedì 9 ottobre e su RaiTre alle ore 5:30 di Venerdì 10 ottobre.

http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=...