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Aggiornato: 1 ora 28 min fa

Ora prosumers e rinnovabili sono legge in Europa

1 ora 39 min fa

Stanotte il Parlamento Europeo ed il Consiglio UE – l’altro co-legislatore europeo – hanno raggiunto l’accordo sulla direttiva per le energie rinnovabili che guiderà lo sviluppo del settore fra il 2020 ed il 2030. Il target di rinnovabili da raggiungere a livello UE entro quella data è pari al 32%, con la possibilità di alzarlo ulteriormente (ma non di abbassarlo) nel 2023. Un ottimo risultato, dato che sia la proposta legislativa della Commissione Europea sia la posizione iniziale del Consiglio UE erano ferme ad un misero 27%.
La direttiva riconosce il diritto dei cittadini e delle comunità per l’energia ad autoprodurre, autoconsumare, stoccare l’energia rinnovabile, e a vendere quella in eccesso ad un prezzo pari come minimo al valore di mercato.

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Le ricette di Angela Labellarte: biscotti della mamma

7 ore 27 min fa

Ingredienti

Farina 500 gr.
Zucchero semintegrale 150 gr + zucchero per spolverizzare
Olio EVO 100 gr.
Uova 2
Latte tiepido 100 ml.
Lievito per dolci 1 bustina (14/16 gr)
Buccia di 1 limone non trattato


Preparazione

Mescolate la farina setacciata con lo zucchero e con il lievito e ponete il tutto su una spianatoia. Aggiungete la buccia del limone non trattato e fatta una fontana al centro aggiungete l’olio e le uova. Iniziate a mescolare e man mano aggiungete il latte tiepido fino a ottenere un impasto omogeneo senza comunque lavorarlo troppo.
Date ai biscotti la forma che preferite (qui abbiamo prima fatto dei salsicciotti e poi li abbiamo tagliati in pezzi da 2 cm e leggermente schiacciati). Mettete i biscotti su una teglia da forno. Spennellateli con latte freddo e spolverizzateli con lo zucchero semintegrale.
Infornate in forno preriscaldato a 180° per 15 minuti.
Questi biscotti sono perfetti per la prima colazione o per la merenda dei bambini e si conservano a lungo in una scatola di latta o in un vaso di vetro.

N.B.: al posto dell’olio si può utilizzare il burro.

Tempo di preparazione: 30 minuti

Ph: Angela Prati

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Cannabis “legale” e “terapeutica”: facciamo chiarezza

7 ore 56 min fa

Sono parole di Arianna Capri, vicepresidente di Federfarma Verona.

“Tanta confusione a danno dei pazienti. Va puntualizzato che solo nelle farmacie si possono trovare medicinali e preparati curativi a base di cannabis: attenzione alle proposte poco chiare o ingannevoli”. Sono queste le parole con cui Arianna Capri, vicepresidente di Federfarma (Federazione nazionale dei titolari di farmacia italiani) Verona, punta a distinguere le forme commerciali di canapa “di recente liberalizzazione che non presentano alcuna specificità di carattere farmaceutico ad uso medico”, la cosiddetta canapa light, “dalle varietà botaniche della pianta che possono avere effetti terapeutici/curativi”. E ribadisce che “la cannabis medicinale può essere erogata esclusivamente dalle farmacie ospedaliere e di comunità capillarmente distribuite sul territorio”, mentre “la cannabis acquistabile fuori dal canale delle farmacie non ha alcun effetto terapeutico definito”.

Thc e Cbd, nella cannabis terapeutica concentrazioni più alte
“Fare chiarezza sui preparati a base di cannabis ad azione terapeutica e sulla loro dispensazione è un nostro dovere, in primis per non creare false aspettative o insinuare dubbi nei pazienti veramente bisognosi di cure e nelle loro famiglie che vivono quotidianamente drammi reali”, continua Capri. “Una prima puntualizzazione deve essere fatta in merito alla concentrazione dei principi attivi quali il Thc (tetraidrocannabinolo) e Cbd (cannabidiolo), presenti in concentrazioni utili all’attività terapeutica solo nei medicinali. Infatti, mentre nei prodotti commercializzati nei punti vendita di recente apertura la concentrazione di Thc deve essere per legge inferiore allo 0,6%, nei medicinali preparati nelle farmacie la concentrazione è compresa mediamente tra 7 e 22% e la concentrazione di Cbd (cannabidiolo) raggiunge il 10%”. Non solo. Va inoltre precisato, continua la vicepresidente di Federfarma Verona, che “il rapporto Thc/Cbd nelle specie a uso medicinale è variabile, cosicché il medico può avere facoltà di specificare al farmacista che realizza il medicinale la composizione in Thc e Cbd in base all’effetto terapeutico che desidera ottenere per il singolo paziente”.

Cannabis terapeutica, ecco chi può avere la prescrizione
“L’uso medico della cannabis costituisce un trattamento sintomatico di supporto ai trattamenti standard come nei casi di sclerosi multipla per il trattamento della spasticità e in poche altre ben definite gravi patologie”, conclude Capri. “La prescrizione viene fatta dal medico quando riconosca la necessità dell’utilizzo anche in casi non riconducibili alle indicazioni prescrittive sopra menzionate, su consenso informato del paziente. La discrezionalità di accesso alla terapia con medicinali a base di cannabis è quindi di competenza esclusiva del medico”.

 

INDICE INCHIESTA CANAPA

Cannabis “legale” e “terapeutica”: facciamo chiarezza

Cannabis light “bocciata” dal Consiglio superiore di sanità

Ma questa è marijuana?!? Sì ma senza THC! (VIDEO)

Cannabis per uso terapeutico: realtà dal 2006. Ma serve la prescrizione medica

Tetraidrocannabinolo e cannabidiolo: come agiscono

Lo giuro, non è una canna vera! (VIDEO)

Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

Canapa legale: cosa dice la circolare del Ministero sulla cannabis

Le proprietà nutritive della canapa (VIDEO)

Le stupefacenti proprietà nutritive della canapa nell’alimentazione quotidiana

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Ikea vieta la plastica monouso entro il 2020, e non solo

8 ore 1 min fa

Ikea vieterà i prodotti di plastica monouso nei suoi negozi e nei suoi ristoranti dal 2020, anno entro il quale punta a usare solo materiali rinnovabili e riciclabili per i suoi prodotti.
Insieme alla graduale eliminazione della plastica non riciclata, l’azienda implementerà altri cambiamenti sulle materie prime che vanno da una colla più verde nei pannelli truciolari e più cibo vegetariano nei suoi ristoranti.

“Diventare veramente circolari significa soddisfare i mutevoli stili di vita delle persone, prolungare la vita di prodotti e materiali e utilizzare le risorse in modo più intelligente – sostiene Lena Pripp-Kovac, Sustainability Manager del gruppo svedese. Per mettere in pratica questi principi progetteremo tutti i prodotti fin dall’inizio per essere riutilizzati, riparati, riqualificati per altri usi, rivenduti o riciclati”.
“Il cambiamento sarà possibile solo collaborando e coltivando l’imprenditorialità – aggiunge il CEO del gruppo Torbjörn Lööf – Siamo impegnati nel guidare questo processo lavorando tutti insieme, dai fornitori di materie prime fino ai nostri clienti e partner”.

L’iniziativa ‘verde’ rientra quindi in una più ampia strategia di sostenibilità, in cui il colosso si impegna a lavorare sulle materie prime e in maniera più ampia, a fare consegne a domicilio a zero emissioni entro il 2021, ad aumentare l’offerta di piatti vegetariani in mense e ristoranti, a usare solo energia rinnovabile e materiali riciclati entro il 2030.

L’obiettivo sarà quello di ridurre l’impatto climatico dei negozi e di altre attività dell’80% in termini assoluti entro il 2030 rispetto al 2016. Attualmente il 60% della gamma IKEA si basa su materiali rinnovabili, mentre quasi il 10% contiene materiali riciclati.

Un piano che sortirà effetti positivi anche per le nostre imprese dell’indotto e fornitrici, dato che l’Italia è uno dei principali fornitori di mobili, componenti e impianti del gruppo svedese, portando questa aumentata sensibilità anche nelle richieste di fornitura e sensibilizzando anche i partner.

Positivo il commento di Giuseppe Ungherese, della campagna Inquinamento di Greenpeace sull’iniziativa annunciata dalla multinazionale – ovvero l’eliminazione entro il 2020 di tutta la plastica monouso presente nei suoi prodotti venduti in tutto il mondo, ma anche il ripensamento delle sue produzioni secondo i principi dell’economia circolare, con l’obiettivo di utilizzare solo energia rinnovabile e materiali riciclati entro il 2030.

«La decisione di Ikea di rimuovere la plastica monouso dai suoi negozi è un passo importante nella giusta direzione. È giunto il momento anche per altre multinazionali di fare lo stesso e di ridurre drasticamente la quantità di plastica usa e getta immessa sul mercato. Ogni minuto che passa, nei mari del Pianeta finisce l’equivalente di un camion pieno di plastica, un quantitativo inaccettabile di rifiuti che ha raggiunto anche località remote come l’Antartide, l’Artide e il punto più profondo dell’oceano, la Fossa delle Marianne. Ikea ha dunque deciso di intervenire nel modo giusto, andando a ridurre l’inquinamento da plastica alla radice, anche se ci auguriamo che l’iniziativa non si limiti semplicemente alla sostituzione con bioplastiche o altri materiali comunque dannosi per l’ambiente», afferma Ungherese nel comunicato.


Fonti:

http://thenexttech.startupitalia.eu/66573-20180611-ikea-verso-la-circolarita-entro-2020-solo-materiali-rinnovabili
https://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/comunicati/Plastica-Greenpeace-Bene-annuncio-Ikea-altri-grandi-marchi-seguano-lesempio/

Foto di copertina:

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:IKEA_Flags_Alam_Sutera,_Indonesia_RT.jpg
By Rantemario [CC BY-SA 4.0], from Wikimedia Commons

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Salviamo le api…

8 ore 12 min fa

Le api ci danno un servizio inestimabile, di valore ambientale e di valore strategico per la società, sono parte di un modello di produzione sostenibile nel contesto rurale, un pregevole esempio di occupazione verde per la conservazione della biodiversità e dell’equilibrio ecologico. La produzione agricola necessita in modo vitale dell’impollinazione. Le difficoltà e perdite che il settore vive in tutto il mondo sono causate da vari fattori concomitanti: le malattie delle api, l’indebolimento del loro sistema immunitario, il cambio climatico, le modificazioni d’uso del suolo e l’aumento delle monocolture che determinano mancanza di risorse mellifere per le api (i fiori!), nonché l’uso di prodotti fitosanitari tecniche agricole non sostenibili. Con il rischio che l’Apis mellifera divenga una specie in via di estinzione, insieme con tutti gli insetti impollinatori.
Da Lifegate.

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Cannabis light “bocciata” dal Consiglio superiore di sanità

8 ore 13 min fa

Si vieti di vendere la cannabis light.

E’ questo, in sintesi, il parere espresso dal Consiglio superiore di sanità (Css), l’organo di consulenza tecnico scientifica del Ministro della salute, in riferimento ai “prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa” a basso contenuto di Thc acquistabili in diversi punti vendita (tabaccherie, canapa shop, ma anche distributori self service) in tutta Italia. Il Css spiega che “non può essere esclusa la pericolosità della cannabis light'”, e che pertanto devono essere  attivate, “nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti”.

Livelli di Thc non trascurabili

Secondo il Css, come riporta in un articolo l’Adnkronos, “la biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, ndr) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine”.

Rischi ancora da valutare

E ancora, continua Adnkronos, secondo il Css non pare in particolare “che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, così da evitare che l’assunzione inconsapevolmente percepita come ‘sicura’ e ‘priva di effetti collaterali’ si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)”.

Dossier più ampio

Come spiega Roberta Siliquini, presidente del Consiglio superiore di sanità, i pareri espressi in merito alla cannabis light fanno parte di un dossier più ampio sull’argomento che può dar luogo anche a ripercussioni legislative: tocca ora al ministro della Salute trasmetterlo ad altri soggetti, secondo quello che riterrà più opportuno fare.

Per saperne di più vedi gli articoli e i video della nostra Inchiesta sulla Canapa:

Cannabis “legale” e “terapeutica”: facciamo chiarezza

Ma questa è marijuana?!? Sì ma senza THC! (VIDEO)

Cannabis per uso terapeutico: realtà dal 2006. Ma serve la prescrizione medica

Tetraidrocannabinolo e cannabidiolo: come agiscono

Lo giuro, non è una canna vera! (VIDEO)

Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

Canapa legale: cosa dice la circolare del Ministero sulla cannabis

Le proprietà nutritive della canapa (VIDEO)

Le stupefacenti proprietà nutritive della canapa nell’alimentazione quotidiana

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Non è la solita pubblicità progresso

8 ore 48 min fa

I buoni motivi sono almeno tre e ce li spiega con ironia e intelligenza Jacopo Verardo, 15 enne disabile, giocatore di hockey in carrozzina nella squadra dei Friul Falcons. È stato lui a ideare e interpretare, per Parent Project Onlus, lo spot “Non è la solita pubblicità progresso”.

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A che gioco stiamo giocando?

Gio, 06/21/2018 - 05:10
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“Fui assalito da un desiderio spasmodico di rischiare; forse dopo aver provato così tante sensazioni, l’animo non si sente sazio ma eccitato da esse, ne chiede sempre più altre, sempre più intense, fino alla totale estenuazione”: sono parole di Dostoevskij, scritte nell’ormai lontanissimo 1866 e ancora tragicamente attuali.

Attuali al punto che all’interno del “Contratto per il Governo del Cambiamento” il Movimento 5 Stelle ha previsto una serie di interventi restrittivi riguardanti il gioco d’azzardo per contrastare il fenomeno della ludopatia (patologia legata al gioco): si parla di divieto assoluto di pubblicità e sponsorizzazioni, aumento della distanza minima dei punti di gioco dai luoghi sensibili come scuole e centri di aggregazione giovanile, obbligo all’utilizzo di una tessera personale per prevenire l’azzardo minorile; imposizione dei limiti di spesa; tracciatura dei flussi di denaro sospetti e altro ancora.

Gioco o non gioco?

E’ notizia di qualche mese fa quella del sacerdote di Spinea (Ve) indagato per appropriazione indebita in quanto ha usato i soldi della parrocchia per giocarseli al Casinò. Parliamo di una bella cifra: 500mila euro.

Il caso ha fatto scalpore perché si tratta di un sacerdote e i soldi erano quelli delle elemosine, destinati ai poveri della parrocchia; altrimenti sarebbe stata una delle mille storie di ludopatia che nel nostro Paese sono all’ordine del giorno e non fanno quasi più notizia.

Tutti abbiamo visto nei vari bar, tabaccherie, ecc. persone di qualsiasi età o ceto sociale con il naso alzato verso il monitor che dava le estrazioni del Lotto oppure abbiamo sentito il rumore delle slot machines costantemente in funzione.

Non c’è niente di male a giocare al Superenalotto, alzi la mano chi non ha mai fantasticato su quello che avrebbe comprato dopo una vincita milionaria o non ha mai acquistato un gratta e vinci.

Ben altro discorso è quando si parla di quello che sul sito del Ministero della salute è indicato come Disturbo da Gioco d’Azzardo, una patologia che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare o fare scommesse in denaro: la “ludopatia” è un vero e proprio disturbo psichiatrico che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito tra i “disturbi delle abitudini e degli impulsi”.

La lingua inglese distingue due significati per la parola “gioco”: play, in cui spiccano la capacità e l’abilità del soggetto, e gambling, in cui prevalgono l’azzardo e il fine di lucro.

Come da letteratura internazionale esistono 3 tipi di giocatori:

Tipo 1: giocatori con normale struttura di personalità, condizionati nel comportamento, ossia contaminati solo dal gioco d’azzardo.

Tipo 2: giocatori emotivamente vulnerabili (con disagi precedenti, altre dipendenze, disturbi d’ansia, ecc.).

Tipo 3: giocatori impulsivi antisociali. Ogni giocatore problematico o patologico prima di ammalarsi era un giocatore sociale, occasionale o abituale, che giocava per puro divertimento. E quando cade nella dipendenza da azzardo ogni giocatore non ha più possibilità di scelta e controllo, e quindi di giocare in modo responsabile. La perdita di controllo caratterizza il disturbo.

Secondo alcune stime del Ministero della Salute, (che ha anche istituito un Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave) più della metà degli italiani gioca: una percentuale compresa tra l’1,3% ed il 3,8% della popolazione rientra nel novero dei giocatori “problematici” e un’altra che varia tra lo 0,5% e il 3,2% rappresenta invece il gruppo dei cosiddetti giocatori “patologici”. “Una emergenza sociale in piena regola” così la definisce il Codacons “dipendenza patologica da gioco, malattia che porta i giocatori alla rovina, distruggendo affetti, attività economiche e intere famiglie”.

Per l’Associazione Movimento No Slot “l’azzardo è un’industria e un business che invece di creare valore lo brucia, lo consuma desertificando legami sociali e dissipando il risparmio. (…) Anche quello legale, offerto dallo Stato, va perciò chiamato con il suo nome che non è “gioco” e non è “abilità”. L’azzardo è azzardo, genera crescente povertà, sofferenza. Ed è, in modo sempre più manifesto, una questione di salute pubblica, di legalità e di malessere familiare e sociale”.

I numeri del gioco d’azzardo legale

Qualunque slot machine, ogni punto scommesse, tutte le possibilità di gioco on-line, ciascuna estrazione del Lotto, ecc., esistono perché autorizzate da una concessione pubblica. I fatturati e i profitti delle aziende concessionarie crescono in proporzione all’aumento di consumo di azzardo. E il dilagare dell’offerta di gioco lecito moltiplica le possibilità di cadere nella dipendenza patologica: la sfida alla fortuna può rappresentare per molti italiani, bersagliati da continui stimoli pubblicitari, una potenziale via d’uscita dalle loro difficoltà.

L’Italia è un Paese in preda al gioco, capace nel 2016 di generare una raccolta (giocate) di 96,1 miliardi di euro. Di questi 76,70 sono vincite dei giocatori e 19,5 miliardi di euro sono perdite così ripartite: 10,5 miliardi di euro di introiti fiscali per lo Stato e 9 miliardi di ricavi per le aziende concessionarie.

La panoramica dell’offerta di gioco legale comprende 92 concessionari autorizzati al gioco a distanza per un totale di quasi 300 (299) canali internet, 3 canali televisivi e 11 canali telefonici. 418mila sono le slot machine presenti sul territorio italiano: 3 per ogni bar, 1 ogni 143 abitanti.

Non c’è popolazione in Europa che dissipi in azzardo quanto quella italiana: lo 0,85% del PIL. Il doppio di quella francese (0,41) e più del doppio di quella tedesca (0,31).Un Paese che paga enormi costi sociali, economici e sanitari, stimati nel 2012 tra i 5-6 miliardi di euro. (Dati tratti dalla pubblicazione: Mettiamoci in gioco, I costi sociali dell’azzardo, 2012)

Una curiosità: il Comune italiano nel quale si spendono più soldi nel gioco d’azzardo è Caresanablot, in provincia di Vercelli. I suoi 1.133 abitanti nel 2016 sono riusciti a giocare 24.228 euro a testa (ipotizzando che a giocare siano stati solo i residenti nel paese), come rivela la classifica messa a punto dal sito di Gedi-Quotidiani. Significa oltre 27 milioni di euro spesi in totale e più di 75 mila euro ogni giorno.  

Probabilmente la spiegazione è semplice: in paese c’è una grande sala slot e giochi dal nome scontato di Las Vegas, e Caresanablot è attraversato da una statale che collega le provincie di Vercelli, Novara e Biella e quindi facilmente raggiungibile dai pendolari del gioco.

Caresanablot è un caso estremo, ma non unico. Ci sono nove Comuni italiani in cui si spendono più di 10 mila euro all’anno a testa nel gioco d’azzardo e di questi cinque sono in Lombardia e tre in Piemonte. Ad accomunare queste località è prima di tutto l’alta densità di apparecchi per il gioco: a Caresanablot che ne sono 65 ogni 1.000 abitanti e ad Andalo Valtellino, terzo per soldi spesi da ogni abitante, addirittura 85,5 ogni 1.000 persone.

In cima alla classica regionale c’è la Lombardia seguita da Lazio, Veneto ed Emilia Romagna.

Se in tutta Italia i soldi persi al gioco sono stati nel 2016 quasi 19 miliardi e mezzo (circa 320 euro per ogni italiano, dai neonati agli anziani), nei primi sei mesi del 2017 (ultimo dato disponibile) il trend sembra confermarsi: 9 miliardi e 400 milioni.

La cifra negli ultimi undici anni è costantemente cresciuta, con un aumento del 60% dal 2006 al 2016. Le perdite provocate dalle slot machine sono aumentate invece del 170%.

(Nella seconda parte, di prossima pubblicazione, l’indagine si occuperà della pubblicità del gioco d’azzardo)

Ricerca e fonti a cura di Alessandra Colaiacovo 

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La ricerca dei tartufi e la sostenibilità ambientale (VIDEO)

Gio, 06/21/2018 - 04:49

Se si tagliano gli alberi muore l’habitat dei tartufi.
Ne abbiamo discusso con Alessandro Benvenuti, che nelle Marche ha creato tartufaie controllate e certificate, dove è impossibile disboscare.

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L’Oms toglie la transessualità dalla lista delle malattie mentali

Gio, 06/21/2018 - 04:35

LA TRANSESSUALITA’ non è più classificata dall’Oms come malattia mentale.
“L’incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell’International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle ‘condizioni di salute sessuale'”, spiega l’Organizzazione mondiale della sanità, sottolineando che “è ormai chiaro che non si tratti di una malattia mentale e classificarla come tale può causare una enorme stigmatizzazione per le persone transgender“.

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Carta fatta con la pupù degli elefanti

Gio, 06/21/2018 - 02:41

La carta ecologica al 100% prodotta da…. cacca di elefante! Un’idea sostenibile nel rispetto dell’ambiente, oltre ad aver sviluppato una nuova forma di micro credito e convivenza tra uomo e animale in questo piccolo Paese.

 

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Fabrizio De Andrè parla dei Rom

Gio, 06/21/2018 - 02:28

 

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Solstizio d’Estate alla Pietra Calendario di Gela

Mer, 06/20/2018 - 08:51

Scoperta nel 2016 da un gruppo di appassionati, la Pietra Calendario di Gela è tra i monumenti preistorici più importanti in Italia. Il sito di contrada Ponte Olivo, ufficialmente riconosciuto il 18 marzo del 2017 dall’Istituto Nazionale di Astrofisica e Archeo-Astronomia e dall’Ordine dei Geologi Sicilia, si trova a pochi km dal centro di Gela, inserito in un contesto archeologico di grande rilievo, tra la monumentale necropoli del bronzo medio-finale di Dessueri e gli insediamenti dell’età del rame di Ponte Olivo.

La Pietra Calendario, ribattezzata dai giornali inglesi e americani la piccola Stonehenge, viene datata tra il IV ed il III millennio a.C. e veniva utilizzata dalle popolazioni preistoriche per misurare le stagioni e determinare il momento in cui avviare la semina e il raccolto. Il 21 giugno e il 21 dicembre, in occasione del solstizio d’estate e del solstizio d’inverno è possibile assistere, da un punto di osservazione privilegiato, a un fenomeno unico. Il sole attraversa il foro realizzato dai nostri antenati su di un lastrone di arenaria naturalmente orientato, dando vita a un incredibile spettacolo di luce.

IL PROGRAMMA

Ore 18:30 raduno partecipanti presso il piazzale antistante l’Hotel Sileno (Gela)

Ore 19:00 aspettando il Solstizio, contrada Ponte Olivo.
– Saluto delle Istituzioni che sostengono e patrocinano l’iniziativa
– Incontro con gli scopritori della Pietra Calendario

Ore 20:20 Solstitium! Il sole attraversa la Pietra Calendario

Ore 20:40 Live The Cliffs Celtic: musica e spettacolo.
In contrada Ponte Olivo parcheggio gratuito e punti di ristoro a pagamento
Clicca qui per l’evento su Facebook!

 

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La semina della speranza

Mer, 06/20/2018 - 04:16

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Plastics Strategy: pronto a cambiare il tuo rapporto con la plastica?

Mer, 06/20/2018 - 02:46

 

La vita scorre così velocemente che non abbiamo sempre il tempo di pensare all’impatto delle piccole, quotidiane scelte che facciamo – come usare una tazza di caffè da asporto con un coperchio di plastica o accettare una cannuccia con la nostra bevanda.

Il 43% di tutti i rifiuti marini che inquinano i nostri oceani è costituito da soli 10 tipi di oggetti in plastica monouso; contenitori per alimenti, tazze e coperchi per bevande da asporto, cotton fioc, posate (compresi piatti, agitatori e cannucce), palloncini e bastoncini per palloncini, pacchetti e involucri, bottiglie per bibite, mozziconi di sigarette, prodotti sanitari e borse per il trasporto. Non appena abbiamo finito di usare questi oggetti, spesso finiscono nel mondo naturale; lavato sulle spiagge o immerso nei nostri oceani. Questa spazzatura ha un impatto negativo sugli ecosistemi, sulla biodiversità e persino sulla salute umana. Questo non può continuare.

Dobbiamo essere pronti a cambiare il modo in cui pensiamo alla plastica monouso. L’iniziativa di plastica monouso fa parte del più ampio programma dell’UE sull’economia circolare, tra cui la prima Strategia Plastics al mondo: una spinta a livello UE per aumentare la consapevolezza sui rifiuti di plastica e la nostra transizione verso un’economia circolare più sostenibile. La campagna di sensibilizzazione è stata lanciata per accompagnare e promuovere nuove misure per affrontare il problema alla radice della sua causa, compresi obiettivi di riduzione e raccolta, obblighi per i produttori e misure di sensibilizzazione.

 

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Ma questa è marijuana?!? Sì ma senza THC!

Mer, 06/20/2018 - 02:18
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Di seguito l’indice di tutta l’inchiesta di People For Planet sulla nuova canapa legale

Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

Canapa legale: cosa dice la circolare del Ministero sulla cannabis

Le proprietà nutritive della canapa (VIDEO)

Le stupefacenti proprietà nutritive della canapa nell’alimentazione quotidiana

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Maggiore il numero delle donne ai vertici, minore la corruzione

Mer, 06/20/2018 - 02:11

Quote rosa? Per alcuni è “no grazie”. Il Governo Conte si piazza terzultimo per la presenza delle donne ma il tema rimbalza tra retorica politically correct e retorica anti-politically correct.

L’indagine cross-country condotta su oltre 125 paesi e pubblicata sul Journal of Economic Behavior and Organization  ha rilevato che la corruzione è più bassa negli Stati dove la percentuale della presenza delle donne in Parlamento è maggiore. Un trend che si riconferma nella gestione della politica locale.  

Il Journal of Economic Behaviour and Organization pubblica studi multidisciplinari che indagano le decisioni economiche, l’organizzazione e il comportamento in relazione a tutti gli aspetti dell’economia mondiale. Numerose sono le collaborazioni con testate altrettanto autorevoli, come quella con Helyion, rivista open source di Elsevier. Ma lo studio gode di un’ulteriore garanzia. I ricercatori si sono avvalsi di variabili di controllo (incluse quelle economiche, culturali e istituzionali) e della cosiddetta ‘analisi delle variabili strumentali’, una tecnica statistica che tiene conto di un fattore importante nella lettura dei dati: la casualità.

Secondo uno dei ricercatori, Sudipta Sarangi, professore di economia e capo dipartimento del  Virginia Tech, lo studio «sottolinea l’importanza dell’empowerment delle donne, la loro presenza nei ruoli di leadership e la loro rappresentanza nel governo».

Quante sono le donne nel Governo Conte?
11 donne su 64 membri. La percentuale femminile dell’attuale legislatura giallo-verde è 17,9% contro il 27-29% (dati Openpolis) della scorsa legislatura del PD, che ha registrato l’esecutivo più “rosa”: 8 ministri su 16 erano donne.

‘Quote rosa’ è una di quelle espressioni che si dice sorridendo, stringendo un po’ gli occhi. Con fiducia, se si fa parte dei femministi ortodossi, vecchio stampo. Con sufficienza, se si rientra in quel femminismo contemporaneo e un po’ atipico, diremo eterodosso, contrario alle quote rosa perché insofferente al politically correct di cui sono intrise. (Sul ‘rosa’, del resto, i clichés si sprecano). 

Così è per Matteo Salvini, che in una recente intervista per la rivista Grazia ha dichiarato di non amare le quote, di essere «contrario al concetto stesso di riserva che sia per le donne, gli uomini o i bambini», di avere troppo rispetto per le tutte le donne per riservare loro quote speciali.

Non distante Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e alleata (per lo meno durante la campagna elettorale) di Salvini:

«Già nel verbo riservare c’è una resa culturale: non siamo una riserva, considero le quote rosa un’offesa alle donne. Anzi, siamo l’avanguardia della società. Facciamo la rivoluzione del merito, saranno gli uomini ad avere bisogno delle quote azzurre».

Prima che la legge bipartisan sulle quote rosa fosse approvata nel 2011, la situazione era la seguente: nel 2010 si registravano 4.346 membri degli organi sociali delle aziende quotate, di cui il 92,4% erano uomini. Sebbene la situazione sia migliorata, le quote rosa non sono bastate a garantire alle donne un miglioramento in termine di qualità del lavoro e di potere decisionale all’interno delle aziende. (Molto, inoltre, si potrebbe dire a proposito del fatto che la supremazia maschile sul lavoro viene combattuta nei Cda e non in altre sedi lavorative).

La rivoluzione passa (anche) dal diritto alla mediocrità
Su un piano sociale, mediatico, c’è della verità nelle parole della Meloni, ma questo vale soprattutto per la pars destruens della retorica del politically correct, ossia la tendenza a trattare la donna come esemplare di una minoranza vessata.

Tendenza errata, perché le donne non sono affatto una minoranza (in Italia il rapporto è di 94,9 uomini ogni 100 donne).

Tendenza pericolosa, dal momento che il complesso di sentirsi parte di una categoria minoritaria o svilita troppo spesso inibisce il pensiero libero e instilla l’ossessione della meritocrazia. E qui subentra la retorica dell’anti-politically correct, perché difficilmente si troverà un’affermazione più claustrofobica, competitiva e insopportabilmente declamatoria del «Facciamo la rivoluzione del merito, saranno gli uomini ad avere bisogno delle quote azzurre».  

Perché mai una donna dovrebbe sentirsi in dovere di fare la rivoluzione?
E perché una donna dovrebbe volere adempiere alla propria professione nel miglior modo possibile per ragioni che non pertengano esclusivamente alla sua volontà, sua soltanto, di fare ciò che vuole? Dare il meglio, competere, crescere, oppure dimostrarsi mediocre. Né più né meno.

È ormai ovunque il messaggio che se soltanto si desse l’opportunità alle donne di agire, agirebbero meglio degli uomini, messaggio tanto più avvilente quanto più motivato da un anelito di giustizia. Come se la legittimità del diritto di una donna ad avere le stesse opportunità di un uomo dipendesse dalla qualità con cui essa eserciterebbe tal diritto e dai risultati che dimostrerebbe.

Niente di più ricattatorio.

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Yosemite. Riapre Mariposa Grove

Mar, 06/19/2018 - 09:58

Il sito ospita 500 esemplari dell’albero gigante: era chiuso da 3 anni. Interventi per ridurre l’impatto ambientale del turismo: ora si posteggia a 2 miglia. Piantate migliaia di specie vegetali native per ricreare il sottobosco dove c’era il cemento.

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Tutto quello che credi di sapere sui rom è falso

Mar, 06/19/2018 - 09:22

Quanti sono in Italia? Cosa significa la parola “rom”? Sono davvero nomadi? Quanti soldi gli “regaliamo”?
Commenti sul blog di Salvini, fatti di cronaca (a volte manipolati) e disinformazione a parte, forse gli italiani sanno poco dei rom. Eppure secondo un rapporto del 2014 del Pew Research Center i rom sono la minoranza più discriminata d’Europa. Non c’è alcun dubbio che il vecchio continente, infatti, abbia un’idea negativa delle minoranze, Italia in testa. Dove secondo il Terzo Libro bianco sul razzismo gli atti discriminatori contro i rom sono passati da 11 episodi nel 2011 a 171 nel 2014.

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Domotica, tra sogno e realtà (Infografica)

Mar, 06/19/2018 - 03:08

Sapevi che puoi far aprire e chiudere automaticamente le finestre? Regolare la temperatura degli ambienti? Accendere a distanza l’impianto di irrigazione? E’ la nuova frontiera della casa domotica.
In questa infografica mostriamo alcune applicazioni pratiche.

Clicca qui per vedere l’infografica più grande

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