Uranio Impoverito
Notizie e iniziative contro l'uso di Uranio Impoverito
Di Antonietta M. Gatti
Ieri è morto Fabio Maniscalco, di professione archeologo.
Ma ieri non è morta solo una persona di 43 anni per una rara forma di adenocarcinoma del pancreas: è morto un eroe dei nostri tempi, ed io gli voglio rendere merito. Io voglio che la sua morte lasci un segno nella nostra esistenza.
Come tanti altri soldati, Fabio è stato in “missione di pace” nei Balcani (1995-97), ma al di là dei suoi compiti ha cercato di portare la sua cultura di archeologo in quei luoghi bombardati. Ha cercato di dare un contributo costruttivo, di salvaguardia della storia e del nostro passato in un territorio segnato dall’odio e dalla distruzione.
Il suo lavoro di censimento e di verifica su monumenti e reperti museali in una nazione che cercava faticosamente di uscire da una odiosa guerra etnica voleva essere un segno di ricostruzione, di speranza.
Questa voglia di dare speranza l’ha condotto poi in altri teatri bellici, sempre per recuperare pezzi di storia evitando che la cecità umana li spazzasse via.
Non vorrei scriverlo, ma forse questa speranza è morta con lui. All’interno di questa tragedia, c’è un aspetto inquietante, una beffa del destino, perché la sua morte è da ascrivere alle attività che ha svolto in quei territori.
Io non l’ho mai conosciuto di persona. Ho sempre parlato con lui per telefono perché quando mi ha cercato era già ammalato. Ammalato al di là di ogni possibilità di salvataggio. Con voce ferma, senza tradire la paura della morte, mi ha chiesto se potevo e se volevo analizzare una sezione del suo corpo: un pezzo di quel tessuto malato che gli era stato asportato ma che aveva già messo delle radici profonde in tutto il suo essere.
Dario si è occupato di una giovane stilista, di grande creatività e gusto, nostra cara amica Gentucca Bini. Nella scorsa stagione, Dario ha allestito la scenografia della sfilata di Gentucca con grandi dipinti del Mantegna, e curato la regia, davvero insolita, che vedeva indossatrici e indossatori sfilare saltando, ballando, ridendo... Un gran successo! Rifacendosi agli abiti della sfilata, davvero inconsueti e pieni di festosità, ha disegnato 12 bozzetti che ha poi elaborato per tradurli in altrettante incisioni litografiche a colori. Le 12 tavole in esacromia impresse su carta a mano intonsa rosaspina di Fabriano, sono raccolte in una cartella e numerate da 1 a 100, dimensione 51x37. Dario ha pensato di metterle in vendita per raccogliere fondi in sostegno alle famiglie dei militari colpiti dall’uranio impoverito. L’importo che abbiamo deciso per ciascuna cartella, contenente le 12 tavole, è di 250 €, (Più 10 DI SPEDIZIONE) pur consci che il loro effettivo valore sia da ritenersi assai superiore. Chi è interessato a contribuire a questa iniziativa, può inviare una e mail al seguente indirizzo: vittimeuranio@libero.it
UniCredit Banca MILANO PORTA ROMANA C
Corso di Porta Romana 132
Milano (MI)
Conto corrente n° 4968564 ABI CAB 1612 CIN E L’IBAN IT 35 E 0200801612000004968564 INTESTATO A COMITATO IL NOBEL DEI DISABILI
(URANIO E DISABILI HANNO UN UNICO CONTO)
Un bacio a tutti franca
di Antonietta M. Gatti
Anche dopo la seconda guerra del Golfo alcuni soldati americani tornano a casa ammalati. Dal 1991 non è cambiato niente e non hanno capito niente. O, forse, non hanno voluto capire niente. Ormai non si possono più nascondere questi strani sintomi che possono portare anche alla morte. Si è detto che i soldati hanno sviluppato una nuova sindrome denominata del Golfo semplicemente perché quello è il luogo dove la patologia è iniziata. E’ certo che anche soldati di altre coalizioni abbiano sviluppato patologie, ma non ci sono statistiche: meglio non parlarne.
In Italia ormai è dato per assodato che anche i nostri soldati, in missione di pace, si sono ammalati di quella che è stata definita la Sindrome dei Balcani. Non si è potuto dare lo stesso nome di quella sviluppata in Iraq per ovvi motivi geografici, ma anche perché i sintomi sono talvolta diversi. Per esempio, i soldati italiani non hanno sviluppato sintomi neurologici, come alcuni dei soldati americani o inglesi.
La stampa, pur di trovare un colpevole, si è arrampicata sugli specchi trovando ragionevole puntare il dito sull’uranio impoverito. Si sa che quel metallo di scarto era stato buttato in grande quantità nei Balcani, quindi lui era, doveva essere, il maggior indiziato, vista la correlazione radiazione-cancro acquisita dopo Hiroshima. C’è un piccolo problema: l’esposizione radiogena di ogni soldato non è stata verificata. C’è poi un altro problema: se si vuole applicare il principio di “causa-effetto” occorre essere certi che il tempo intercorso fra lo stimolo e l’effetto sia adeguato, cioè non è possibile che l’effetto si manifesti dopo un tempo troppo lungo.
Roma, 28/11/2007
Egregio Ministro,
mi rivolgo a Lei, nella consapevolezza della Sua grande sensibilità verso le vittime dell’uranio impoverito e inquinamento bellico, dimostrata, non da ultimo, durante la Sua audizione in commissione d’inchiesta.
Da quando sono venuta a conoscenza del problema ad oggi ho cercato, assieme a molti altri, di percorrere ogni strada affinché questi militari ottenessero il giusto riconoscimento, ma soprattutto ho voluto essere al fianco delle persone, nella condivisione delle sofferenze e degli oneri. Ho conosciuto famiglie paralizzate dalla malattia, che per garantire cure mediche adeguate hanno venduto case, auto e proprietà, avventurandosi in viaggi di fortuna da una parte all’altra dell’Italia.
Molto spesso si tratta di famiglie non facoltose, che si accollano interamente le spese per terapie e farmaci nella speranza di alleviare le pene di una patologia il cui decorso è tragicamente fatale nella maggioranza dei pazienti. Numerosi i casi in cui oltre alla sofferenza per la scomparsa del marito o del figlio ci si trova di fronte alla condizione di non poter provvedere neppure alle spese per la lapide.
Una volta seppellito il proprio caro, il calvario non finisce. Ha inizio infatti una lunga trafila burocratica per vedersi riconosciuti diritti minimi: chi per la reversibilità della pensione, chi per la causa di servizio. Anni di attesa, che spesso finiscono in una risposta negativa. Ma i figli sono da allevare, la vita domestica deve procedere, i debiti contratti per le cure vanno onorati.
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