RISPOSTA DI GIGI MALABARBA A VERGARA

Pubblichiamo con piacere la risposta del Sen. Gigi Malabarba a quanto scritto sul suo conto.
Caro Vergara,
vista la qualità del sito che ospita le sue osservazioni e più in generale comunque per rispetto dei cittadini, vorrei chiarire anche in questa sede il sottile e interessato veleno sparso il primo luogo dal gruppo L’Espresso-Repubblica sulle mie dimissioni da senatore in favore di Haidi Giuliani. Già il Corriere della sera del 20 luglio ha ospitato una mia replica ad un articolo di Gian Antonio Stella che riprendeva come buone le affermazioni del settimanale, che invece non ha ritenuto – alquanto scorrettamente – di voler pubblicare anche la mia versione dei fatti.I gruppi parlamentari e le mie dimissioni dal Senato, preannunciate ben prima delle elezioni perché sono rimasto fedele al principio della rotazione degli incarichi dopo cinque anni di legislatura, nulla hanno a che vedere con un contenzioso che attiene alla mia collaborazione con il partito della rifondazione comunista.Tale collaborazione, iniziata all’epoca del mio licenziamento quand’ero operaio Fiat nel 1998, si è conclusa con un saldo di 110.000 euro, come hanno scritto i ben informati rivelatori del ‘mercimonio’ tra il sottoscritto e la signora Giuliani, omettendo però di dire che contestualmente ho versato al Prc 76.748,20 euro quale contributo volontario da parlamentare per il 2006: entrambi gli atti sono registrati nel bilancio del Prc e all’Agenzia delle entrate. Punto.Se ci si è fermati a questa, chiamiamola così, buonuscita e non si è definita una nuova collaborazione col Prc non è per ragioni economiche, ma per il semplice fatto che la mia componente politica nel partito, quella di Sinistra Critica, non condividendo le scelte di partecipazione al governo, è stata emarginata e il suo principale esponente al Senato, Franco Turigliatto, espulso per non aver votato le politiche di guerra.I veleni fatti circolare dall’Espresso hanno anche una ragione ‘interna’, perché in quel Gruppo c’è chi difende a spada tratta l’operato del capo della polizia, Gianni De Gennaro, e mi ha in particolare antipatia per le mie campagne di segno opposto e che durano, guarda caso, dagli episodi del luglio 2001 a Genova, dove fu ucciso Carlo Giuliani. Poter gettare discredito su di me, sulla madre di Carlo e sul Prc che si batte per la Commissione d’inchiesta non gli è sembrato vero…Quanto al ‘debito con l’Inps’. Quand’ero già parlamentare la Fiat ha rinunciato a ricorrere in Cassazione per contestare la vittoria del mio ricorso contro il licenziamento perché evidente era la ragione politica e antisindacale del suo provvedimento. Sono stato così reintegrato e ho dovuto di conseguenza restituire un anno di indennità di mobilità percepito (il debito). Peraltro poi nel 2004 la mia fabbrica, lo stabilimento Alfa Romeo di Arese, ha chiuso definitivamente la produzione e il mio rientro è diventato ormai solo teorico.Credo che bisogna davvero prestare attenzione ai costi della politica, agli abusi e ai privilegi: dopo 30 anni di catena di montaggio mi sono sentito respinto dalla politica del ‘palazzo’ che mi ero ritrovato a frequentare, così come Franca Rame, Haidi Giuliani, Franco Turigliatto e anche altre brave persone che ci sono. Temo che ci sia qualcuno interessato a fare di tutte l’erbe un fascio per dire che tutti sono comunque uguali… Quando il nostro amico Gino Strada era nell’occhio del ciclone per tentare di restituire a Rahmatullah Hanefi la sua libertà, c’è chi ha messo in giro i conti di Emergency, facendo passare lui e la moglie per affaristi sulla pelle dei feriti di guerra. Ma le bugie per fortuna hanno le gambe corte.Spero di aver dato qualche elemento in più per capire la partita che stiamo giocando. E’ dura, ma contro i privilegi dei cosiddetti politici non abbiamo ancora perso.
Gigi Malabarba