dopo le petizioni Presidente Prodi: oggi il piccolo Giuseppe...

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we shall overcome

LUGO 6 APRILE 2007

abbiamo pensato di inviare la nostra storia di mala giustizia, di dolore e violenza gratutita che ha causato un danno non quantificabile e neanche prevedibile in futuro alla bimba che avevamo in affidamento . Le inviamo in allegato alcuni documenti,un parere di persona estranea ma competente, questo per rendervi partecipi che le nostre paure per la salute della piccola non erano infondate, siamo solo un babbo e una mamma, ma con il cuore si vede e si sente oltre le teorie.
Questa vicenda è stata ai limiti del delirio ma quello che stupisce è che putroppo non è la sola in Italia, altri bimbi vengono trattati così senza apparenti motivi.Quello che anche è inaccettabile è che poi la responsabilità non è di nessuno : la piccola ha subito un trauma forse irreversibile, la nostra famiglia è stata anch'essa distrutta dal dolore e siamo certi che anche per la famiglia adottiva è stata un'esperienza assurda (da vedere poi cosa succederà in futuro).La piccola era una bimba serena, allegra, ora rischia la schizofrenia...la perizia fatta sono 79 pagine, pare un racconto dell'orrore. Ancora ci domandiamo ma perchè tanta violenza da parte di chi deve tutelare i bimbi? chi è responsabile ora dei danni subiti da tutti noi? chi in coscienza pensa a una bimba che poteva essere sana e che ora a neanche tre anni deve iniziare una psicoterapia infantile? Noi abbiamo atteso con pazienza giorni, mesi e poi ancora mesi in attesa che qualcuno decidesse del suo futuro, quando è arrivato il momento ci siamo dovuti prendere anche giudizi e colpe che non abbiamo.Quel 17/12/2005 non c'era nessun gioranlista, non puo' il pianto o la rabbia di una nonna (che a ragione chiedeva più umanita' nel passaggio) essere preso come pretesto per agire in modo sconsiderato e folle senza motivo. Ancora poi mi chiedo come mai quel giorno nessuno mi ha cercato nè a casa nè al cellulare che ho sempre acceso, la piccola era affidata a noi.
Ormai per la bimba si puo' solo sperare che l'affetto e le terapie l'aiutino ad elaborare i suoi due vissuti di abbandono. Noi però abbiamo il dovere di non fermarci, di far sapere che quanto accaduto non si deve ripetere e informare, chi è stato responsabile, delle conseguenze dei suoi atti, ci sono mancanze che causano dolori a catena di cui mai nessuno vuole farsi carico, almeno fare le adeguate riflessioni per non ripetere gli errori. Esistono giudici che verificano se ,con le loro disposizioni, hanno tutelato il bene supremo dei minori? Al tribunale di Venezia qualcuno saprà il male gratuito che ha fatto? ci chiediamo chi di quei giudici avrebbe il coraggio di guardare negli occhi una bimba che hanno traumatizzato. Chi risponde di tutto ciò? e il servizio sociale ,che mai è stato considerato, che responsabilità ha? con il suo silenzio, si è adeguato al TM. pur non condividendo nulla delle decisoni prese ma ...quale servizio sociale si oppone a un giudice? questo ci siamo sentiti rispondere sia dal nostro servizio sia da quello della famiglia adottiva.
Per ulteriori notizie, sul giornale La Stampa di lunedì 16/04/07 , c'è un articolo sulla nostra vicenda che può aiutare a comprendere ancora meglio la drammaticità della storia.
Con l'attesa che legga quanto inviato non per puntare il dito ma per collaborare a rendere migliore il nostro operato,
porgiamo un caro saluto e gli auguri di Buona Pasqua
brunella e luigi Moretti

per info:

Famiglia Moretti Luigi e Brunella (assoc papa giovanni xxiii)348/4766850 mail cf.santateresa@apg23.org
Avv.Lucrezia Mollica studio 024980602 cell. 3356606003 mail lucrezia.mollica@busacca.it
L’affidamento di Beatrice

Beatrice a 20 mesi, fu costretta dal tribunale dei Minorenni di Venezia a cambiare famiglia, due anni fa, poco prima di Natale. Era nella famiglia affidataria dall’età di 46 giorni, la madre aveva dichiarato di non volerla fin dalla nascita, il padre non l’aveva riconosciuta. Avrebbe potuto essere posta in adozione a rischio giuridico fin dalla nascita, in attesa che si fosse ben certi dell’abbandono da parte della madre naturale, invece, per lei come per tanti altri bambini nelle sue condizioni, si optò per l’affidamento in attesa del decreto di adottabilità.
Fu posta in affidamento, l’accordo tra la famiglia affidataria e i servizi riguardava un affidamento brevissimo, al massimo sei mesi. Ma il tempo passava e Beatrice restava nella famiglia affidataria, tanto che prima i servizi sociali che l’avevano in carico, poi un giudice onorario ipotizzarono un’adozione della bambina presso la famiglia affidataria, che si rese disponibile, essendosi profondamente affezionata alla bambina. La famiglia affidataria cominciò a chiedere di essere ricevuta dal giudice relatore (togato) per procedere sulla strada dell’adozione. Ma il giudice relatore non ricevette la famiglia e si manifestò contrario all’adozione, dicendo che la bambina aveva diritto ad una famiglia più giovane e dove ci fosse solo lei (nella famiglia affidataria c’era un bambino di 10 anni, sereno e allegro, già adottato, ma affetto da sindrome di down e una ragazza già maggiorenne).
Date le indicazioni discordanti ricevute a voce, la famiglia affidataria manda una lettera al Presidente del T.M. in cui espone la situazione della bambina e si offre sia per l’adozione legittimante (per cui ha i requisiti) che per l’adozione nei casi particolari. Non ottiene risposta.
Beatrice, in data 17 dicembre 2005 viene allontanata dai genitori affidatari e da tutto il suo mondo dopo solo due brevi incontri, all’interno dell’asilo nido, con i futuri genitori adottivi. Dopo 20 mesi, la sua intera vita. I genitori affidatari riceveranno risposta alla domanda di adozione legittimante e a quella secondo l’art. 44 dopo l’allontanamento della bambina, se risposta si può definire la frase “per la minore è stata trovata un’altra coppia adottiva”.
La bambina passa mesi di profondo dolore e depressione; con lei, anzi senza di lei, soffrono i genitori affidatari e i fratelli. Probabilmente soffrono anche i genitori adottivi, che ricevono l’indicazione di non contattare la famiglia precedente.
La famiglia affidataria avverte la profonda ingiustizia del terribile trauma inutilmente arrecato alla bambina che amava e per difenderla ricorre presso la Corte d’appello di Venezia che annulla il provvedimento del Tribunale per i minorenni, ritenendo più idoneo al superiore interesse della bimba un’adozione da parte della coppia affidataria, ma dato il tempo trascorso (altri 6 mesi) chiede una perizia nella quale uno psicologo/a verifichi lo stato dell’attaccamento tra la bambina e la famiglia adottiva e quella affidataria e venga comunque disposta una ripresa di contatti tra la bimba e i suoi primi genitori.
Ma la psicologa per fare la CTU (ossia la perizia) ha bisogno di altri tre mesi e, vista la bimba, che in 9 mesi nella nuova famiglia (dopo una crisi gravissima) vi si è inserita attraverso un’operazione psicologica chiamata di “diniego”, più grave della rimozione, ritiene pericoloso per la sua salute mentale riaprire una ferita che la piccola ha tentato di curare da sola negando il suo passato. Ritiene che la bambina, già abbandonata nel primo mese e mezzo di vita, poi riabbandonata, non riesca a sopportare altri traumi e si rifiuta di farle incontrare la famiglia affidataria, temendo che impazzisca. Letta la relazione della perita, in cui la famiglia adottiva appare molto adeguata e quella affidataria, che pure risulta aver svolto bene il suo compito, molto sofferente ed arrabbiata (ma come avrebbe potuto essere dopo simile vissuto?), la corte d’appello cambia orientamento e rigetta la domanda d’adozione degli affidatari, nonché la domanda di poter vedere la bambina pur lasciandola vivere dove si trova.
La perita stessa però conclude la sua perizia con la frase: “Tale constatazione (quella per cui non si è in grado di valutare come verrebbe ulteriormente compromessa la salute della bambina nel rivedere affetti che sono stati prodotto di “una scissione” e di “un processo di diniego”) provocherà ulteriore dolore agli appellanti, perché giustamente sentiranno ancora più forte l’ingiustizia commessa nei loro confronti e nei confronti della bambina”.
Agli appellanti verrà anche imposto di pagare la perizia.
Rimane la domanda: che ne sarà della bambina quando, crescendo, vorrà sapere da dove proviene? Che ne sarà del suo equilibrio psicologico futuro?
Forse la perizia psicologica ha evitato ulteriori danni alla bimba, ma di certo i danni sono stati fatti dal tribunale per i minorenni prima. Quando il giudice relatore non ha cercato di verificare lo stato della bambina nella famiglia in cui viveva prima di decidere a tavolino che per lei c’erano genitori migliori, quando ha negato ciò che proponeva una giudice onoraria senza nemmeno parlare con la coppia affidataria che chiedeva un incontro, quando ha predisposto un passaggio brusco della bambina su motivazioni inaccettabili.
Quanto dolore per questi errori! La corte d’appello aveva individuato degli errori, anche tecnici, nell’operato del Tribunale per i Minorenni: il fatto che la bambina non sia più spostabile, su indicazione di una perizia, non significa che il T.M. ha operato giustamente. E allora si individuino gli errori e chi ha sbagliato paghi, perché solo così finirà il gioco al massacro dei sentimenti dei bambini piccolissimi.

Ha fatto scalpore il distacco da una famiglia italiana che l’ha ospitata per tre mesi all’anno di una bimba bielorussa di 10 anni. La vicenda avrebbe meritato diverso ascolto per le violenze subite dalla bambina, ma nessuno degli Italiani che criticano i Bielorussi, provvede a stabilire per legge che quando un neonato viene lasciato in ospedale deve essere posto subito in adozione a rischio giuridico (ci dovrebbe essere un elenco di famiglie disposte al rischio giuridico in ogni tribunale per i minorenni) e se si trovano solo famiglie affidatarie disposte a raccoglierlo, l’affidamento si deve trasformare in adozione quanto prima. Non si possono lasciare i bambini in affidamento per anni e poi invocare la rigida divisione dei due istituti per porli in adozione. Tutto ciò porta solo a bambini traumatizzati, soprattutto se alla base di queste storie ci sono lunghe serie di inadempienze formali e sostanziali, come spesso accade.
La legge 149/01 va precisata su questo punto, ma chi compie gravi inadempienze, chi lascia per mesi e spesso anni in affidamento un bambino e poi gli fa cambiare famiglia come se fosse un oggetto (o peggio, perché per gli oggetti è previsto il diritto di usucapione), compie un enorme sopruso che la società deve riconoscere e punire. Solo così altri non commetteranno lo stesso errore.

Carla Forcolin

Cara Carla,
da alcuni anni seguo situazioni di figli sottratti alle loro famiglie ed ai loro genitori. Mi sono trovato davanti ad una realtà che supera i peggiori film dell'orrore. I giudici dicono che prendono le decisioni in base a quello che riferiscono i Servizi Sociali, questi ultimi affermano che loro si limitano a riferire quello che vedono, ma poi la responsabilità è del giudice.
Alla fine ti rendi conto che è un sistema di complicità ed indifferenza, tutto sulla pelle degli altri, dei minori e delle loro famiglie.
Nessuno di loro è mai stato sanzionato per gli abusi commessi, per le sofferenze ed i danni inflitti a bambini indifesi ed alle loro famiglie. Poi senti la loro ipocrisia quando dicono che agiscono nel supremo interesse del minore....
La lista degli abusi è troppo lunga, la Commissione Parlamentare sull'Infanzia ha il dovere di agire, indagare su questi misfatti, proporre una riforma e riqualificazione dei Servizi Sociali e dei Tribunali dei Minorenni, la sua presidente Sen. Anna Serafini (Alias moglie di Piero Fassino) ha altro a cui pensare che occuparsi della tutela dei minori, intanto questi piccoli soffrono nelle strutture segrete. Sarebbe interessante anche avere delle cifre sul giro d'affari che ruota attorno a questi abusi. A me risulta che un Comune paga circa 3.500 Euro al mese per ogni bambino ricoverato in queste strutture.
Un Cordiale saluto.
Giorgio Galofaro
giorgio.galofaro@hotmail.com
www.papaseparati.org